domenica 11 agosto 2013

Il «Diritto internazionale»? Tutti «fregati»! (Alberto B. Mariantoni)

Inutile nascondercelo: con la decisione unilaterale, da parte degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, di attaccare militarmente l’Iraq (uno Stato fondatore e membro delle Nazioni Unite), con l’esplicito intento di rovesciarne il Governo (governo che - senza avere in nessuna maniera minacciato o compiuto atti ostili nei confronti di altri paesi – è pretestuosamente accusato di poterne sicuramente compiere in futuro!), siamo alla completa rimessa in discussione del concetto di «Diritto internazionale», quale era stato enunciato nel 1945 dai paesi vincitori del Secondo conflitto mondiale e fatto applicare, all’insieme degli Stati del Globo, nel corso degli ultimi 58 anni.

Dal 20 Marzo 2003 in poi, quindi – come è stato giustamente sottolineato dal Presidente russo, Vladimir Putin – “nessuno Stato al mondo potrà più sentirsi al sicuro all’interno delle sue frontiere”. In modo particolare, se i diversi Stati del nostro pianeta non avranno anticipatamente e precauzionalmente ricevuto l’autorizzazione o il consenso ad esercitare il loro potere e/o le loro prerogative da parte degli attuali “padroni del mondo”!



In altre parole, negli ultimi 58 anni, gli Stati Uniti ed i loro alleati – facendo finta di essere i perfetti alter ego dei regimi fascista italiano, nazional-socialista tedesco e militarista-giapponese che avevano combattuto e sconfitto – hanno scherzato!

Hanno scherzato e.. ci hanno fregato a tutti: sia coloro che credevano nel “diritto della forza”, sia coloro che credevano nella “forza del dritto”.

Dalla suddetta fatidica data, infatti, chi credeva o continua a credere nel “diritto della forza” non avrà più motivo di avere remore o complessi, in merito. E chi credeva o continua a credere nella “forza del dritto”, non avrà più illusioni.

La raisons du plus fort – ammoniva La Fontaine – est toujours la meilleure. Ce n’est pas la plus juste, mais c’est toujours la meilleure”!

Questa, purtroppo, è stata, è e, quasi sicuramente, continuerà ad essere la più appropriata “chiave di lettura” della storia dell’umanità.

Intendiamoci: è triste e deludente doverlo constatare, ma una tale situazione – per quanto scioccante e sconcertante – possiede comunque il pregio della chiarezza.

A partire dal 20 Marzo 2003, infatti, tutti coloro che nel mondo vorranno davvero rivendicare (o continuare a difendere) la libertà, l’indipendenza, l’autodeterminazione e la sovranità politica, economica, culturale e militare dei loro Stati, ovvero sentiranno il bisogno di liberare i loro Popoli e le loro Nazioni dalle opprimenti catene della loro iniqua schiavitù, non potranno più appellarsi al diritto. Dovranno, al contrario, assolutamente armarsi e tentare - con qualsiasi mezzo - di rendersi tecnologicamente insuperabili e militarmente invincibili, prima ancora di incominciare ad affermare o ad esternare quei loro sacrosanti aneliti.

“Si vis pacem, para bellum” (se vuoi la pace, prepara la guerra), affermavano i Latini!

In ogni caso, non è certo con le rumorose, goliardiche e policrome «sfilate pacifiste» contro la guerra che si potrà impedire al più forte di essere tale e di poter continuare all’infinito a calpestare e deridere impunemente il diritto e la giustizia.

Il grande Platone (-428/-348) d’altronde, nel suo tempo, l’aveva già capito: è “la forza (che) fa il diritto, poiché la giustizia è (sempre) l’interesse del più forte” («La Repubblica», I, XII, 338c).




Alberto B. Mariantoni

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