martedì 27 agosto 2013

Il vero Bush jr. (Alberto B. Mariantoni)

Nato un 6 Luglio del 1946, a New Haven (Connecticut) ed alternativamente chiamato «Dubya» (pronunciare: «Dobià» = lo «stupido»), «Dumbass» («Dombàss» = «l’asino scemo»), «el-Chimpy» («el-Cimpi» = lo «scimpanzé») o «Bananaboy» («bananaboi» = il «ragazzo-banana»), George Walker Bush jr. non è soltanto la tipica «marionetta» del gioco americano del potere… Come precisano le decine e decine di siti internet a lui dedicati negli USA (per sincerarsene, basta inserire il nome George W. Bush sulla finestra web di un qualunque motore di ricerca, e cliccare!), l’apparentemente scaltro e feroce «lupo» di Washington, è soprattutto un particolare, inconsueto, desolante ed affliggente «caso umano»! Dalle pagine Web in questione, ad esempio, si apprende che, in passato, l’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America è stato un patetico ed inveterato tossicomane (cocaina), nonché un incallito e commiserevole alcolista (whisky, qualità «Bourbon» + birra, marca «Lone Star»). O se si preferisce, un prostrato e psicolabile personaggio che a stento, verso la metà degli anni ‘70 - dopo avere subito un paio di arresti per guida in stato di avanzata ubriachezza, uno specifico fermo per detenzione abusiva di stupefacenti e numerose terapie intensive di disintossicazione presso dispendiose e confidenziali case di cura specializzate – sarebbe riuscito, in fine, apparentemente, a separarsi dall’increscioso ed inquietante stato di «duplice dipendenza» nel quale era sciaguratamente e miserevolmente sprofondato.
«Brain»: il «Cervello»!


«Povero diavolo», senza spina dorsale, per gli uni e «nullità ambulante», completamente plagiato dalla madre, per gli altri…, il cinquantaseienne «instabile», «influenzabile» e senz’altro «ricattabile» figlio «bischero» di George Herbert Walker Bush e Barbara Pierce, nel corso della sua travagliata esistenza – sempre secondo i siti che lo descrivono – non sarebbe mai stato un’ «aquila»… Così, almeno, sembrano «inquadrarlo» e ricordarlo i suoi innumerevoli ex compagni di scuola che lo hanno ben conosciuto, sia alla Philips Andover Academy del Massachussets, sia alla Yale University, sia alla Harvard Business School. Questi ultimi, infatti, continuano a conservare di lui l’immagine dell’insperata e provvidenziale «macchietta» della classe. Il classico «zimbello» a cui - tra costanti derisioni e quotidiane sarcastiche parodie – era spontaneo attribuirgli il caustico e rivelatore epiteto di «brain» (il «cervello»): cioè, lo «scemo del villaggio»!
Un «pierino» pistonato

Considerato da tutti come un ex «pietoso studente» ed un congenito e persistente «scaldabanchi», il giovane Bush, precisano i suoi antichi colleghi, è comunque riuscito – malgrado l’ininterrotta e ricorrente media del “C” (cioè, l’indispensabile sufficienza…) riportata ogni anno nei suoi tortuosi e problematici studi - a raggranellare due irrilevanti e marginali «diplomini» (quello di semplice «bachelor in storia» e quello in «gestione commerciale delle aziende») per il cosiddetto «rotto della cuffia»: grazie, cioè, alle pressanti e determinanti «intercessioni» (ed alle cospicue ed allettanti «strenne»?) di suo padre (uomo della CIA ed, all’epoca, influente membro del Congresso ad Huston, nel Texas) ed alle convincenti «sollecitazioni» e persuasive «inframmettenze» di alcuni sovrastanti ed influenti «amici» della sua «particolare», «servizievole» e « super ammanigliata» famiglia. Non parliamo del suo servizio militare…
Il «soldatino» di piombo

«Raccomandato di ferro» e classico «imboscato» per definizione, il nostro «Dumbass» - sempre secondo le medesime fonti - sarebbe addirittura riuscito, grazie ai puntuali e risolutivi «maneggi» organizzati dal suo intraprendente genitore, ad evitare la «guerra del Viet-Nam» ed a farsi indebitamente e provvidamente arruolare (nonostante, cioè, la negativa valutazione del 25% che gli era stata affibbiata, nel corso delle rituali prove attitudinali!), a partire dal 28 Maggio del 1968, nei ranghi del 147° «Fighter-Interceptor Group» della Guardia Nazionale Aerea del Texas: un distaccamento territoriale dell’aviazione statunitense che, in quell’epoca, era acquartierato ad Ellington, un sobborgo di Huston. Quindi, praticamente, a «due passi» da casa sua… Inoltre, dopo la sua nomina a Tenente pilota di F-102 (ultimo in graduatoria, naturalmente!), sarebbe ugualmente riuscito, con le medesime complicità, a ridurre sensibilmente ed impunemente la durata di quel suo già facilitato ed agevolato servizio militare! In altri termini - come confermano Walter V. Robinson (del giornale «Globe» di Ustin, Texas, in un articolo del 23.Maggio 2000) ed alcuni dei suoi ex superiori (in particolare, i Tenenti Colonnelli Turnipseed e Kenneth K. Lott ) – l’attuale «bellicista Yankee» della 25° ora, su i 6 anni previsti dalla sua normale ferma (1968-1973) - tra «licenze speciali» per pretestuosi ed enigmatici motivi elettorali, «trasferimenti bidone» (come quello presso il 187° Tactical Recon Group di Montgomery, in Alabama, dove nessuno dei suoi presupposti colleghi, tra il Settembre ed il Novembre 1972, l’ha mai incontrato, né conosciuto!), «semi-diserzioni» (come quella che lo vide ingiustificatamente «scomparire nel nulla» dalla base aerea di Houston, dal Novembre 1972 all’Aprile del 1973, e che gli costò soltanto 36 giorni di arresti disciplinari…) ed «esoneri militari» (congedato il 30 Luglio 1973, con otto mesi di anticipo sulla data prevista, con la scusa della sua annunciata iscrizione alla scuola commerciale di Harvard…) – ne avrebbe adempiuto, in definitiva, soltanto 3 e mezzo! Tempo perso ugualmente, tentare di spulciare il resto del suo «curriculum vitae», per scovargli una qualunque «dote» positiva.
Un «disastro» nel lavoro

Psichicamente «scombinato» ed estremamente «maldestro» nella vita,, il nostro incoerente ed inconcludente «Bananaboy», prima di realizzare - con l’immancabile sostegno di papà George Herbert Walker sr. (e della CIA!) - alcuni «miracolosi» e redditizi «Insider Business Deals» (che gli permetteranno improvvisamente di diventare ricco, membro dell’Eastern Establishment e, quindi, «candidato papabile» e «disponibile» per i suoi futuri «sponsor» ed attuali «patrocinatori»…), non riuscirà ad azzeccarne «una»… Come sottolineano i numerosi e variegati siti che ci siamo presa la briga di andare a consultare, il «lavativo » e «perditempo» George W. jr. - su pressione soprattutto della madre Barbara - tenterà invano, tra il 1975 ed il 1980, di trovarsi un qualunque impiego o una qualsiasi formale occupazione, sia per scoprire l’ebbrezza di una possibile indipendenza economica che per cercare di dare un senso alla sua, fino ad allora, sbandata e sconsiderata esistenza. Ogni volta, però, i suoi diversi e consecutivi tentativi (dapprima, in America Centrale, come «scopritore/segnalatore» di allevamenti ad alto rendimento e, successivamente, ad Houston, come «consigliere» di un’associazione sportiva ed artistica afro-nord-americana denominata «Professional League of the United Leadership»; come «insegnante» di baseball e di lotta libera in un carcere dipartimentale; come «organizzatore/animatore» di escursioni per giovani delinquenti in via di reinserimento sociale; come «piccolo impresario» locale («landman»); come «intermediario» fondiario; come «negoziante» di minerali; come «procacciatore» di investimenti per progetti di perforazione di pozzi petroliferi, ecc.), si risolveranno con un rituale e laconico «nulla di fatto». Lo stesso dicasi dei suoi supplementari ed infruttuosi tentativi di potersi in qualche modo inserire ed affermare nel campo della «politica» («aspirante deputato», sarà sonoramente sconfitto nella 19° circoscrizione del Texas, nel 1978) o in quello degli «affari». Campo, quest’ultimo, che lo vedrà, da un punto di vista morale, addirittura ulteriormente «sprofondare» nel poco esaltante ruolo di mediocre «truffatore» e di volgare e squalificato «bancarottiere»!
Un «fallito» negli affari

All’inizio degli anni ‘80, infatti, il nostro Bush jr. (che, in quel momento, disponeva di soli 20 mila dollari!) - grazie ai «privilegiati links» di suo padre (in quel momento Vice-presidente degli Stati Uniti, con Reagan!); grazie ugualmente alle relazioni economiche del suo amico James Bath (che lo metterà in contatto, sia con Salem Bin Laden - fratello di Osama - che con Khaled Bin Mafouz, cognato di Salem e di Osama, banchiere della famiglia reale saudita ed, a tempo perso, responsabile di due O.N.G., la «Relief» e la «Blessed Relief», che gli attuali servizi del FBI sospettano fortemente di essere due «coperture» per le attività finanziarie »sommerse» di al-Qa’ida…); e grazie soprattutto ai 4,7 milioni di dollari che alcuni «amici» di famiglia accetteranno obtorto collo di mettergli comunque a disposizione – penserà bene di lanciarsi nel campo della «libera impresa», costituendo, per l’occasione, una pretenziosa e squinternata compagnia petrolifera: la «Arbusto Energy, Inc.». Una società, maldestramente diretta e incompetentemente amministrata che, nell’arco di qualche mese, dopo avere sconsideratamente dilapidato la maggior parte del suo capitale (soprattutto, in «argent de poche» ed in faraoniche spese di «rappresentanza» per il nostro Junior!) sarà inevitabilmente costretta a «depositare i bilanci» ed a dichiarare «completo fallimento». «El-Chimpy», però, non si scoraggerà affatto. E - da una «bancarotta» all’altra - con l’usuale e puntuale «sostegno» dei soliti «amici» del suo influente ed indulgente genitore, cambierà nome alla «Arbusto» (che in spagnolo vuol dire «Bush», appunto!) e rilancerà sul mercato le già disastrate «strutture» della sua precedente «azienda», con il «fantasioso» e senz’altro «originale» nome di «Bush Exploration»: un’altra «società bidone», artatamente rabberciata (e finanziariamente sostenuta dai «quattrini» dei già citati Mafouz e Bin Laden!), per poterla, in un secondo tempo, magari proporre e «rifilare», sull’orlo del solito «disastro» generalizzato, alla «Spectrum 7 Energy Corporation». In questo caso, una modesta compagnia petrolifera che apparteneva, in quell’epoca, a due fedeli ed ignari militanti del partito repubblicano (nonché spontanei ed indefessi sostenitori del tandem presidenziale Reagan/Bush sr.), William DeWitt e Mercer Reynods.
Da «truffatore« ad «insider trader»

Non contento, in appena due anni di confuso e sconsiderato esercizio commerciale, di avere fatto perdere alla «Spectrum 7» più di 400 mila dollari, il nostro caro «Dubya» - attivamente coadiuvato e sostenuto dai «soliti noti» - riuscirà a «convincere» i suddetti DeWitt e Reynolds a cedergli «spontaneamente» (per qualche centinaio di migliaia di dollari…) una cospicua fetta del pacchetto azionario della famosa squadra di baseball «Texas Rangers » di cui, questi ultimi, erano proprietari (operazione che, da li a qualche anno, tra il 1988 ed il 1994, darà la possibilità, al nostro Junior, di impadronirsi della gestione sportiva e commerciale dell’equipe e, successivamente, di intascare - con la svendita a sorpresa delle sue «quote» - la mirabolante somma di più 15 milioni di dollari!). Questo, naturalmente, prima di essere riuscito – come di consueto - a «ridurre sul lastrico» la povera «Spectrum 7 Energy Corporation» e fatto in modo che quell’inesperta e sventurata società, verso la fine del 1986, fosse finanziariamente acquistata e commercialmente «assorbita» dalla «Harken Energy», una più importante e leggermente più credibile società petrolifera della regione. Quel «benvenuto» e «salutare salvataggio» (così lo definisce lo stesso Bush jr. nella sua auto-biografia ufficiale!), però, secondo i biografi non autorizzati dell’attuale Presidente americano, ha soprattutto l’aria di rassomigliare stranamente ad un «insider business» o ad un «delitto d’iniziati»… Un’operazione affaristica di stampo criminale, cioè, che avrebbe permesso al nostro Junior (con «l’aiuto» di chi sappiamo…) di ottenere una serie di benefici economici personali, a detrimento della società di cui, fino ad allora, faceva parte e/o era parte integrante. In tutti i casi, l’assorbimento della «Spectrum 7» da parte della «Harken», frutterà ufficialmente all’ex «village idiot», all’incirca 227 mila dollari (in realtà, più 600 mila dollari, di cui 373 mila in «covered cash»!), per il riacquisto delle quote azionarie che Junior possedeva nella «Spectrum 7». Gli farà ugualmente ottenere uno statuto di «consulente speciale» (sic!) presso la Harken, debitamente assortito da una retribuzione annua di all’incirca 120 mila dollari. Gli darà altresì la possibilità di acquistare delle azioni dalla Harken con lo sconto del 40% sui valori nominali di mercato. E gli permetterà, in fine, di accedere al consiglio di amministrazione della Harken ed a tutta una serie di «prestiti« a tasso «agevolato» (e mai restituiti…) da parte della medesima compagnia, ufficialmente per un totale di 180'375 dollari (in pratica, 341 mila dollari!). Come pretendono le diverse fonti Web da noi consultate, i responsabili della Harken Energy, non potevano fare altrimenti… Anche perché, nel frattempo (1989), l’ex Vice di Reagan e padre di Junior., era diventato il 41° Presidente degli Stati Uniti d’America. Una «chance» che il nostro George jr. non mancherà affatto di sfruttare a fondo e di «capitalizzare» dettagliatamente a suo personale vantaggio. Sarebbe troppo lungo e senz’altro fuori tema raccontare nei dettagli l’insieme degli «insider business deals» di cui il nostro «Chimpy» si sarebbe reso responsabile durante la permanenza a Washington del suo caro «daddy». Lo stesso dicasi delle «tasse non pagate» e degli altri innumerevoli «imbrogli» ed «espedienti» che in quell’epoca lo avrebbero contraddistinto. Limitiamoci, pertanto, a citare soltanto «les tours de passe-passe» più significativi… Nel Gennaio del 1990, la Harken (che ne aveva le «scatole piene» di Junior e minacciava probabilmente di rivelare al gran pubblico i suoi onerosi «insospesi»…) si vede improvvisamente rinviare un succulento «ascensore»… Un contratto esclusivo di trivellazione nel Bahrein, sul quale avevano già messo gli «occhi», sia l’Amoco che la Esso. E quel «contratto» lo riceverà direttamente e «spontaneamente» dalle mani stesse dello sceicco del paese, Salman Al-Khalifa: un personaggio che le cronache dell’epoca davano giudiziariamente quasi per «spacciato» (ed invece, è ancora in «sella»… 12 anni dopo!), per la sua presunta implicazione nei traffici «poco chiari» della famosa banca BCCI. Una banca internazionale che – oltre al riciclaggio di denaro sporco in provenienza dai flussi illegali di droga – era ugualmente accusata, in quel periodo, di aver contribuito al successo dell’operazione «Iran-Contra» (danaro per i Contras del Nicaragua, proveniente dalla vendita illegale di armi all’Iran), voluta dall’Amministrazione Reagan/Bush sr. Lo sceicco Khalifa poteva rifiutare un tale favore al figliuolo del suo vecchio «complice» ed amico Bush sr.? Siamo nel Giugno del 1990. Le persone «bene informate» - come il Presidente degli Stati Uniti d’America ed il suo Staff ravvicinato - conoscono perfettamente ciò che sta per accadere nel Vicino oriente. E principalmente, nella zona del Golfo arabo-persico. Le coperture ottiche, sonore e radar statunitensi, allora assicurate nella zona del Golfo dai satelliti spia del tipo «Key Hole», «Lacrrosse», «DPS Block-14», «Vortex», «Magnum», ecc., avevano avuto modo di fornire i probanti elementi di lettura della situazione, dettagliando, ora per ora, alla Casa Bianca, i dati relativi all’avvicinamento scaglionato di all’incirca 8 divisioni irachene che Baghdad stava segretamente ammassando, a piccoli contingenti, nel Sud del paese (concentramento che sarà completato il 25 Luglio successivo), per lanciare la sua ormai programmata invasione del Kuwait. In altri termini, Washington sapeva benissimo che una guerra stava per scoppiare nella regione del Golfo… E sapeva ugualmente che – non appena quel conflitto avrebbe cominciato – il valore delle azioni della maggior parte delle società petrolifere avrebbe subito un sonoro contraccolpo e, quindi, un notevole deprezzamento… Ecco, dunque, il nostro «Chimpy» - con un tempismo da Guinness dei Records - vendere repentinamente il 60% delle azioni che «possedeva» presso la Harken. Risultato: un incasso netto, per Junior, di 848'560 dollari; mentre per la Harken, dopo il 2 Agosto del 1990 (data dell’invasione irachena del Kuwait), quasi la rovina… Cioè, la svalutazione del 25% del valore nominale delle sue azioni! Il resto, lo conosciamo… Essendo riuscito a tenere «l’acqua in bocca» sulle feconde «imbeccate» del padre ed a fornire, ai «padroni del vapore» statunitense, tutte le prove della sua interessata e servizievole «versatilità» e «docilità», nel Novembre del 1994, il nostro «Dubya», da ex ultimo della classe, si ritroverà addirittura sullo scanno di Governatore del Texas. Carica che conserverà facilmente anche dopo le elezioni del 1998. Poi, il «salto finale»: nel Novembre del 2000, eccolo, in fine, alla Casa Bianca! Evviva la democrazia: the right man to the right In modo particolare, per andare teatralmente a giocare il ruolo di «testa di turco» di servizio e di utile «paravento» degli indicibili piani di «rilancio» dell’economia americana. Un’economia che – nonostante tutti gli sforzi – non funziona e continua a non funzionare, poiché da quando ha cominciato ad operare non ha mai funzionato ed ha dovuto, ogni volta, nel tempo, inevitabilmente ed invariabilmente alimentarsi e sostentarsi, a colpi di «rapine», «estorsioni», «massacri», «espropriazioni territoriali indebite» e «guerre pretestuose e criminali», sia sul continente americano che nel resto del mondo. Il tutto, naturalmente, ogni volta, in nome del «bene», dei «principi», del «diritto» e della «morale»!

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