venerdì 23 agosto 2013

La guerra dei mondi (Carlo Terracciano)

Re Virara
“Si dice che siamo entrati nell’Era della Distruzione. E’ vero?
Yudhishthira:
“Vedo sorgere un altro mondo in cui re barbari sovrastano un mondo corrotto e vizioso.
Degli uomini malaticci, spaventati, duri, vivono vite miserabili. Già incanutiti a 16 anni si congiungono carnalmente come animali. Le loro donne, perfette puttane, si vendono con bocche avide. Vacche magre e sterili. Alberi rachitici, senza vita. Niente più fiori, niente più purezza.
Ambizione, corruzione, commercio. L’Era di Kaly. L’Epoca Nera.
Campagna deserta, città insediate dal crimine. Bestie che bevono sangue e dormono nelle vie.
Acque risucchiate dal cielo. Terra bruciante, ridotta in ceneri morte. Il fuoco devasta alimentato dal vento; il fuoco trafigge la terra, spacca per largo il mondo sotterraneo.
Vento e fuoco bruciano il mondo.
Nuvole immense si ammassano. Blu, gialle, rosse si inalberano quali mostri marini su città in rovina. Sferzata dalla folgore cade la pioggia: la pioggia cade ed allaga la Terra.
DODICI ANNI DI TEMPESTA.
Le montagne squarciano le acque. Non vedo più il mondo!
Allora, quando resta soltanto un mare grigio, privo di uomini, di animali, di alberi, il Creatore beve il vento terribile e si addormenta.
(Profezia di Yudhishthira nel “Mahabharata”)




L’ 11 di settembre dell’anno 2001 dell’era cristiana segna, senza dubbio alcuno, una svolta epocale nella Storia; sia di quella più recente, dall’implosione dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, sia degli ultimi due secoli, che videro l’affermazione ed il trionfo del modernismo, del materialismo scientista-tecnologico, ed infine del Mondialismo e della globalizzazione in tutte le sue proteiformi manifestazioni. L’abbattimento dei suoi simboli , economici, politici e militari, il colpo portato a questo Potere Globale americanocentrico, nel cuore stesso dell’impero statunitense, sull’asse New York – Washington, è equiparabile in termini bellici alle scintille scatenanti i due conflitti mondiali del secolo ventesimo; in termini ideologici e politici all’abbattimento della Bastiglia ed alla Rivoluzione Francese del 1789, quella che ha spianato dottrinalmente e praticamente la strada alla presa del potere da parte della borghesia, dapprima europea e poi mondiale.

REALTA’ E RAPPRESENTAZIONE
E’ stato più volte ripetuto che l’abbattersi degli aerei dirottati sulle torri gemelle del World Trade Center (il Centro del Commercio Mondiale), come rapaci d’acciaio, tra esplosioni e fiamme, fino al crollo verticale degli edifici colpiti, “sembrava un film…”. La casuale (?) presenza delle telecamere durante il primo impatto e soprattutto il secondo, ha riportato alla mente dei miliardi di persone che vi hanno assistito quasi in diretta le immagini pirotecniche di tanti film “catastrofici” di Hollywood. Si noti, per inciso, come l’attacco a Washington, la capitale federale, al Pentagono cioè il centro del potere strategico della superpotenza mondiale, sia stato visto e “sentito” molto meno di quello alle Twin Towers; cioè nel cuore di Manhattan, nel centro di New York, la vera capitale planetaria del denaro e dell’ american way of life. Ed anche sede di quell’ONU oramai ridotto alla funzione di zerbino delle decisioni politiche della superpotenza USA. Questo nonostante il fatto che il secondo attacco , dal punto di vista militare, della difesa e dell’intelligence, avrebbe dovuto rappresentare uno smacco ben più grave all’immagine degli Stati Uniti quale potenza mondiale egemone. L’America è il paese della “realtà come rappresentazione”, quello cioè nel quale maggiormente la seconda ha preso il sopravvento sulla prima. Il potere degli USA sui vari popoli è stato sì imposto nei secoli con gli interventi armati, le guerre d’occupazione e di annientamento, il ricatto politico, lo strangolamento economico, ma prima e dopo esso si è aperto la via e si è consolidato attraverso un imponente apparato mediatico che, quasi a senso unico, ci ha offerto una RAPPRESENTAZIONE IDEALE dell’America Felix, la Patria del Progresso con le “P” maiuscole, il regno delle opportunità per “tutti gli uomini di buona volontà”, il Paese della Libertà, della Tolleranza, dell’Eguaglianza, e via elencando ed osannando. Libri, giornali, radio, televisione, internet, ma soprattutto il Cinema, “l’arma più forte” come la definì Mussolini, ci avevano offerto per un secolo non l’America reale, ma quella virtuale: l’immagine dell’America, come DOVEVANO rappresentarsela i sudditi, interni ed esterni, dell’impero a stelle e strisce. Oggi, finite le stelle, rimangono solo le strisce. Le striate della distruzione, della crisi economica, dell’isteria di massa, della FINE DEL “ MITO AMERICA”. Nel “paese di Bengodi” della rappresentazione, dell’illusione di celluloide, sicura di sorvolare “via col vento” in poppa ogni avversità, perché in fondo...“domani è un altro giorno”, l’abbattersi della realtà in diretta TV ha mandato in frantumi per sempre non solo e non tanto i fragili simboli del Potere e dell’opulenza, ma soprattutto l’immagine stessa di sicurezza, potenza, invulnerabilità che, in oltre due secoli, gli americani si erano costruita artificialmente, sulla disperazione, sulla miseria, sul sangue di miliardi di uomini e donne di tutto il pianeta. Gli Stati Uniti d’America, con due guerre mondiali e decine e decine di interventi armati diretti e non, hanno privato nazioni, popoli e continenti interi della propria libertà, della dignità, della loro stessa memoria storica. Chi non si adeguava al modello americano di vita, alla “visione del mondo” impostagli, al “Destino Manifesto” chiaramente…voluto da Dio, era per ciò stesso condannato ad “uscire dalla Storia”. Quando non addirittura dall’esistenza, come accadde a milioni e milioni di vittime del genocidio e dell’ etnocidio, perpetrato dagli eserciti del “Secondo Israele” (sempre in collaborazione con il primo, il “Fratello Maggiore”) nell’ottica del fondamentalismo cristiano protestante, al cui confronto ogni altro “fanatismo integralista” è solo una pallida copia. L’11 settembre la “fabbrica dei sogni” dell’immaginario collettivo americano ed occidentalista è entrata in crisi perché superata da una realtà, anche im/mediatamente visiva e altamente simbolica, imprevedibile e inimitabile persino dagli apprendisti stregoni dalla fantasia più scatenata. Il sogno americano, sbattendo il muso sul Reale si è trasformato in incubo. Un incubo ad occhi aperti da cui è impossibile sfuggire nel sogno oppiaceo dell’autorappresentazione gloriosa di sé.

LA GUERRA DEI MONDI ESCE DALLO SCHERMO
Restiamo nel campo cinematografico. Cinquanta anni or sono usciva in America “War of the Worlds”, “la Guerra dei Mondi”, tratto dall’omonimo romanzo di H.G. Wells, uno dei più famosi film di un filone fantascientifico-catastrofico arrivato fino ai giorni nostri (si pensi al ridicolo “Indipendence Day”). Il suo remake programmato ai nostri giorni è stato sospeso dopo gli attacchi di settembre. La realtà ha sconfitto l’immaginazione con largo anticipo. Come sempre l’attacco all’America ed al mondo era portato, proditoriamente, ai “pacifici cittadini” dagli aggressivi ALIENI; in questo caso gli sfruttatissimi marziani, evidentemente non ancora convertiti, come i “pellerossa” nell’America pre-colombiana, in pacifici new-age, dal bonismo politically correct degli anni ‘80/90. Per combattere l’invasore si ricorre a tutti i mezzi, compresa la bomba atomica [della serie: “non siamo noi i guerrafondai, sono loro che sono…”marziani”]. Ma sarà la provvidenza (divina ?) a salvare il mondo sotto forma di batteri! Quando si dice il caso… I marziani infatti rimangono vittime, nonostante la loro superiorità e la sorpresa, degli invisibili microbi ai quali invece gli organismi umani sono assuefatti. E’ quasi superfluo ricordare che siamo negli anni del secondo dopoguerra, della Guerra Fredda, della vittoria di Mao in Cina e dell’intervento americano in Corea, ecc… Uno scenario politico internazionale ben lontano da quello contemporaneo. Fa una certa impressione quindi rileggere quelle pagine e rivedere quelle immagini alla luce degli avvenimenti contemporanei: città distrutte da un misterioso attacco alieno, ventilato ricorso alla bomba atomica e a strumenti di distruzione di massa che sembravano un superato retaggio della Guerra Fredda dopo il crollo dell’impero dell’Est, batteri killer. A confronto “Without warning: terror in the towers” del 1993 con George Clooney, tradotto in Italia con un profetico “Attacco all’America”, è un instant-movie meno coinvolgente, nonostante riguardi proprio l’obiettivo già colpito otto anni prima. E la Casa Bianca chiede ora aiuto ad Hollywood per rilanciare l’immagine degli Usa.

THE CLASH OF CIVILIZATIONS
Da sempre gli americani “vincono” sul grande schermo anche le guerre che perdono nel mondo. Ma stavolta quella scoppiata da pochi mesi nel centro dell’ impero capitalista, nelle capitali atlantiche dell’Occidente, è veramente una GUERRA DI MONDI, uno SCONTRO DI CIVILTA’, anche se non esattamente nel senso datogli dal fondamentale testo di Samuel P. Huntington. Per lo scrittore trilateralista infatti, dopo il brevissimo periodo del potere unipolare americanocentrico successivo all’implosione sovietica, il XXI secolo sembra avviarsi verso il policentrismo pluricontinentale, incentrantesi attorno ad alcuni macro-concentrazioni su base geopolitica ed etnoculturale: atlantica (con l’assimilazione tout-court dell’Europa occidentale all’atlantismo), slavo-ortodossa, sino-nipponica confuciana, indiana, islamica e, forse in un futuro non certo prossimo, anche latino-americana o africana. Le crisi internazionali attuali, le guerre principali (Balcani, Cecenia, Afghanistan, Kashmir, Corno d’Africa, Timor Est ecc.) non sarebbero quindi che “conflitti di frontiera”, frizioni tra “placche continentali geopolitiche”, in assestamento e delimitazione di sfere d’influenza; un poco sul modello della “deriva dei continenti” della geotettonica del pianeta. Terremoti politico-militari lunghe le faglie della storia e della geografia. Si badi bene che qui si parla di “Culture”, di “Civiltà” in senso lato, solo in parte di fedi religiose e tuttalpiù di etnie e non di razze o sistemi politici. I contestatori dell’ Huntington (assurto agli “onori” della mondanità giornalistica proprio dopo la crisi mondiale dell’11 settembre), rigettano questa visione polemologico-policentrica di un’attualità che smentisce le tesi di Fukuyama sulla “fine della Storia”, anche se con qualche precisazione che faremo di seguito.

ISLAM "AMERICANO" E ISLAM RIVOLUZIONARIO
E lo fanno in base alla presunzione di una pretesa alleanza di nazioni, tutte unite contro il “terrorismo internazionale”, governi di paesi islamici compresi. Si tratta ovviamente di un falso problema, pura propaganda. E’ infatti palese e quotidianamente suffragato dai fatti che le masse arabo-islamiche, seppur non univocamente favorevoli ai talibani o a Bin Laden, sono certamente coscienti dell’aggressione americana in terra islamica, (il Dar al- Islam contro il Dar al-harb, il “Territorio della Guerra”), e dei veri motivi dell’intervento afghano e della politica USA nella penisola arabica. La crisi interna tra corrotti governi filo-occidentali e masse è un altro dei frutti dello scontro internazionale. “La tragedia dei mussulmani –diceva l’Imam Khomeini – è di avere a che fare con governi ignobili. La tragedia del mondo intero consiste nell’essere oppresso da chi si atteggia a difensore della pace e si proclama paladino delle masse” (Discorso ai fedeli , Teheran, 1981). Con venti anni di anticipo il leader della Rivoluzione Islamica Iraniana e creatore della prima vera Repubblica Islamica basata sulla Sharia, anticipava le tesi di Osama Bin Laden sui governanti corrotti, specie i sauditi, e sull’ONU, oramai ridotto al ruolo di notaio e avvocato difensore dell’imperialismo capitalista NEL e SUL mondo. In questo senso si può dire che il rivoluzionario saudita ha raccolto la fiaccola della Rivoluzione Islamica Mondiale nel nuovo secolo.

ASPETTI GEOPOLITICI DELL’AGGRESSIONE AMERICANA
La tesi dei punti di frizione dell’autore di “The Clash of Civilisations and the Remaking of World Order” si sposa perfettamente con quelle di Chalmers Johnson del “Blowback”, quando l’altro autore americano delineava i possibili scenari precedenti “Gli ultimi giorni dell’impero americano”. E’ significativo in tal senso che la reazione statunitense al crollo delle Torri della Babele economica mondiale si sia scaricata nel centro Asia, in Afghanistan, sul “tetto del mondo”, PROPRIO alla confluenza delle maggiori civiltà e culture dell’Eurasia, tutte prima o poi in competizione con quello americana-nordatlantica: l’Islamica in primis, l’Indiana, la Cinese, l’Iranica-shiita e gli staterelli turcofoni della Confederazione degli Stati Indipendenti (C.S.I.), ex appartenenti all’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), cioè la Russia slava-ortodossa-turanica e islamica. Come abbiamo già scritto altrove [vedi: “ Dal cuore d’America a quello d’Eurasia”], l’Afghanistan rappresentò appunto l’inizio del tracollo della Russia che aveva fallito nel suo tentativo di rompere l’accerchiamento del Rimland all’Heartland siberiano centro-asiatico. E’ una vera ironia della Storia constatare oggi come l’America, nel suo speculare e contrario tentativo di penetrare dal “Mare” verso la “Terra”, dall’ Anello Marginale esterno a quello Interno e quindi al “Cuore Continentale” dell’Eurasia, si sia impantanata nelle stesse gole e montagne, rimanendo invischiata in un nuovo Vietnam, ma le cui conseguenze saranno ben più gravi e durature se non esiziali per la superpotenza capitalista. Sia per il coinvolgimento di decine di nazioni e miliardi di uomini, di contrapposizioni di fedi e politiche, sia per il VERO motivo dell’intervento USA, oltre gli aspetti geostrategici: il controllo delle fonti energetiche del secolo, i ricchi giacimenti dell’Asia centrale, del Caspio, oltre che il mantenimento di quelli del Golfo Persico, fino all’ultimo barile svenduto a Washington in cambio del sostegno politico e militare ai regimi corrotti dell’area.

CRISI GLOBALE e GUERRA IMPERIALISTA
La crisi economica e finanziaria da New York a Los Angeles era già in atto ben prima degli attacchi suicidi e della seguente crisi di isteria collettiva che sta spazzando l’America da un oceano all’altro. In questo senso la tragedia americana è servita perfettamente all’Amministrazione Bush; quando ancora i militanti martiri stavano dirottando gli aerei, già i propagandisti governativi dirottavano l’attenzione dell’opinione pubblica interna ed internazionale verso Osama Bin Laden, il “terrorismo islamista”, l’Afghanistan. Una sintonia così immediata e perfetta, anche con la destra sionista impegnata a smantellare la resistenza islamica in Palestina, da non poter che suscitare il fondato sospetto di una regia occulta, interna ed esterna agli USA, per riguadagnare le posizioni perdute e mantenere il ruolo egemonico mondiale. Come tutti gli imperialismi quello statunitense ha un VITALE BISOGNO DI “NEMICI PUBBLICI”, oggettivi o soggettivi che essi siano, per giustificare le sue guerre d’aggressione per l’accaparramento delle risorse mondiali e dei mercati. E Bin Laden rappresenta la sintesi perfetta: arabo, islamico e rivoluzionario sul sentiero tracciato dal khomeinismo (nonostante le divergenze evidenti tra i due sistemi islamici). Egli è saudita, ma nemico giurato di quei governanti filo-USA che detengono le città sante di Mecca e Medina e il “santo petrolio” motore del mondo: la Pietra Nera dell’Islam e “l’oro nero” per gli occidentali, ampiamente presente anche in quell’Afghanistan dove gli strateghi del Pentagono e della CIA piantarono i semi della rovina per la Russia di ieri e per l’America di domani. Ma l’intervento militare, i bombardamenti terroristici indiscriminati sulla popolazione fra le più misere della terra, la propaganda tendente, come sempre, a personalizzare e criminalizzare il nemico di turno (Hitler, Stalin, Mao, Fidel Castro, Khomeini, Saddam Hussein, Milosevic e appunto Bin Laden), stanno cominciando a provocare una serie di reazioni a catena che avranno effetti micidiali sulla stessa superpotenza scatenante, ben più gravi e decisivi del colpo economico, psicologico e d’immagine subito l’11 settembre. E questo a prescindere dall’esito positivo o negativo per gli States della guerra sulle desolate montagne e vallate afghane. Intanto, come nel caso iracheno, un tracollo dell’Afghanistan favorirebbe soltanto gli stati del centro Asia, necessariamente alla fine rivali dei Washington, specie poi se le truppe d’invasione finiranno intrappolate in una guerriglia di lunga durata.

IL “NUOVO SALADINO” E I SUOI MODELLI
Ma soprattutto la propaganda di Bush e del suo staff ha già trasformato Osama Bin Laden in un Eroe degli oppressi, nel “Nuovo Saladino” che libererà i luoghi santi dell’Islam, in un esempio, in un giustiziere difensore dei poveri e degli oppressi, i “diseredati della Terra”, per dirla con l’Imam Khomeini. E già il mito dilaga oltre i confini del mondo arabo-islamico, in Africa, in Asia, in America Latina, nelle bidonville come nelle università e financo nel cuore dell’occidente materialista: nelle periferie anonime e degradate, fra immigrati senza più identità di Parigi, di Londra, di Berlino, di Torino e Milano. Al di là delle differenze ideologiche, politiche e religiose i giovani d’Eurasia e d’Africa mostrano simpatia per la causa dei più deboli e soprattutto odio e disprezzo per gli americani e per i governi asserviti che sostengono l’aggressione imperialista, fino a sacrificare i propri uomini per gli interessi della Superpotenza neocoloniale. Una storia che si ripete. E’ stato notato come alcuni aspetti del moderno Islam Rivoluzionario, quale ideologia forte di mobilitazione delle masse oppresse e sfruttate, richiami i regimi totali dell’Europa tra le due guerre mondiali: il Fascismo, il Nazionalsocialismo, il Comunismo di Lenin e Stalin fino alla variante Maoista e Castrista. Comunque vada a finire Bin Laden ha già vinto la sua battaglia mediatica: o vincitore o martire in nome della fede e quindi esempio per milioni e milioni di uomini. Perché al di là del personaggio, quello che le masse islamiche avvertono è che siamo di fronte ad una svolta epocale e senza ritorno che ha già una data d’inizio: appunto l’11 settembre 2001. Il leader islamico rivoluzionario ha perfettamente ragione affermando nelle sue interviste come l’America non abbia ancora compreso il vero significato e la portata degli eventi in corso. Forse non sarà lui il barbuto profeta che, secondo la profezia, apparire al lato della Kaaba, accanto alla Pietra Nera incastonata d’argento, come Madhi, l’Atteso, l’Inviato; colui che dal luogo più santo della storia del suo popolo lancerà le masse islamiche alla rivolta e al riscatto contro “gli empi”, e per primi i satrapi corrotti all’interno dell’Umma Islamica. Ma il solco è ormai tracciato. E Osama Bin Laden e i suoi emuli hanno dimostrato che “il vento della Fede e il vento del cambiamento stanno soffiando per estirpare il male dalla penisola di Muhammad, la Pace sia con Lui”. (dal proclama videoregistrati di O. b. Laden, dopo l’attacco USA all’Afghanistan).

NUOVE SFIDE E VECCHI SISTEMI
Oggi più di allora l’esito del confronto mondiale avrà conseguenze generalizzate e durature per un pianeta già in buona parte globalizzato dal Progetto Mondialista che i potentati economici, partendo dalla base fino ad ieri inviolata dell’America, vogliono imporre a tutti i popoli e su tutti i continenti. La richiesta americana di avere l’approvazione e l’appoggio mondiale “contro il terrorismo islamico” all’operazione enduring freedom (cioè la completa libertà d’azione senza limiti di tempo e di spazio), sarebbe ridicola data la sproporzione di mezzi tra le parti in causa; se non fosse invece altro che una proposta di “partenariato” con gli USA, per accelerare e portare a compimento il processo di Globalizzazione, sempre americanocentrica ma non più totale. Un ruolo da riconquistare e mantenere in futuro, accaparrandosi una posizione strategica decisiva nel cuore dell’Eurasia e i relativi nuovi giacimenti energetici, da sottrarre alle potenze regionali sia di vecchia data che emergenti. “Globalizzazione è il nome che diamo a cose come internazionalismo, colonialismo, modernizzazione, quando decidiamo di sommarle ed elevarle ad avventura collettiva, epocale, epica…Qual è il propellente della globalizzazione? I soldi. Forse non è inutile ricordarlo: ridotta all’osso e privata degli orpelli, la globalizzazione è una faccenda di soldi” (Alessandro Baricco, “Il denaro dietro a tutto”). Nel “Grande gioco” dell’Asia centrale si deciderà nei prossimi mesi e il dominio del mondo per il secolo appena all’inizio e il destino stesso del Mondialismo: cioè del Progetto Globale del Capitalismo nella sua estrema fase imperialista, che utilizza l’armata angloamericana (+ le truppe coloniali degli stati vassalli) per il raggiungimento delle posizioni strategiche e l’accaparramento delle fonti energetiche. E sempre gli Stati Uniti decideranno CHI dovrà esser designato volta a volta come il Nemico di turno, DOVE colpire, QUANTO tempo impiegare. A dieci anni dall’attacco all’Iraq, l’ “Invincibile(?) Armata” a stelle e strisce è ancora in Arabia e nel Golfo Persico, motivo principe della lotta rivoluzionaria nella penisola del petrolio. L’installarsi permanente degli USA anche sul tetto del mondo, nel cuore d’Eurasia e al Caspio, nuovo Eldorado petrolifero, sarebbe decisivo. Ma un fallimento di tale intervento, come dimostra l’esempio sovietico più che il Vietnam, sarebbe disastroso per Washington, in piena crisi economica e dopo lo smacco internazionale degli attentati. Sarebbe davvero l’inizio della fine dell’impero americano. E rappresenterebbe anche la pietra tombale della globalizzazione unipolare, peraltro oramai superata, rimettendo in gioco le grandi e medie potenze dell’area eurasiatica, con sviluppi imprevedibili. Per non dire del mondo islamico da Rabat a Giakarta e dello stesso assetto mediorientale da Gerusalemme alla Mecca. Su questo esito disastroso e per niente improbabile contano sia i nemici dell’America sia gli infidi, provvisori “alleati nella lotta al terrorismo”, che si ripromettono di trarre dalla situazione bellica tutti i vantaggi immediati contro un nemico comune (indiani e pakistani in Kashmir, cinesi nel Sinkiang, uzbeki e tagiki nei rispettivi paesi e ai confini, russi in Cecenia e Asia centrale, come anche i turchi nell’area di lingua e cultura turaniche). La sconfitta, lo smacco di Washington aprirebbero la strada alla politica espansionistica delle potenze regionali, quattro delle quali, per inciso, dotate di armamento nucleare, mentre altre due sono sospettate di prepararlo.

OLTRE IL VECCHIO ORDINE MONDIALE…
Ma a prescindere da tutte le suddette considerazioni di ordine geopolitico, strategico, economico, la crisi mondiale innescata l’11 settembre assurge a svolta epocale paradigmatica. Un ciclo della Storia del mondo si chiude e un Mondo Nuovo appare all’orizzonte. Il crollo in polvere dei simboli del Potere economico e militare, ad un superiore livello “intuitivo” e simbolico, non è che l’inizio di un crollo ben più catastrofico e dilazionato nel tempo e nello spazio: quello del VECCHIO ORDINE MONDIALE, finora definito “ MONDO MODERNO” in contrapposizione all’Ordine Tradizionale travolto negli ultimi secoli. Quello che l’Europa giudeo-cristiana ha esportato nel “Nuovo Mondo” e quindi in Asia, in Africa, nel Sudamerica, in Australia, ovunque, fino al più remoto villaggio del Sud del mondo, nella giungla più recondita. E’ il mondo del materialismo, del laicismo, dello scientismo e della tecnologia elevati a nuovi idoli della credenza popolare. E’ il mondo degli “Immortali Principi dell’89”, dell’Illuminismo, dell’egalitarismo che, rimossi Dio dai Cieli e i re dai troni, ha imposto la democrazia borghese come feticcio per le masse, asservite invece alla plutocrazia capitalista senza volto né anima, a sua volta frutto perverso del biblismo giudeo-protestante, oramai disvelato di ogni mascheramento etico religioso.
L’intellighentia modernista occidentale nel suo delirio di onnipotenza, nel suo recondito razzismo dello Spirito aveva creduto nell’assolutezza, nell’univocità ed eternità progressista del proprio modello “culturale”; aveva creduto e fatto credere al mondo nell’ unidirezionalità della Storia, nell’eterno Progresso verso un mondo unico e perfetto, stampato sul modello più tecnologicamente avanzato ed economicamente ricco: gli Stati Uniti d’America. Era solo questione di tempo. Il resto del mondo, i paesi “arretrati”, i popoli “primitivi” o quelli “appena usciti dal Medioevo” (periodo storico inventato dai cattedratici e comunque caricato di ogni aspetto negativo e demonizzante), non avrebbero potuto far altro che seguire, volenti o nolenti, il progresso come inteso nella parte atlantica della Terra.

…IL TRAMONTO DELL’OCCIDENTE
I grandi pensatori europei della Tradizione, da Evola a Guènon, da Nietzsche a Spengler, per non citare che i nomi più noti, hanno più volte parlato della “crisi”, del “tramonto”, della “disintegrazione” e della “rivolta” riferendosi al Mondo Moderno ed al suo complesso di (dis)valori. Per questo motivo sono stati emarginati, discriminati, talvolta perseguitati o travisati dalla “cultura” ufficiale, scherniti e derisi dagli intellettuali funzionali ai poteri forti dominanti, tacciati di passatismo, nostalgismo del passato, reazionarismo o peggio. La crisi mondiale attuale, quasi coincidente con l’inizio secolo e millennio, sta dimostrando tutta la validità delle loro analisi e delle critiche ad un “mondo moderno”, risultato tanto fragile e transeunte quanto era stato arrogante e presuntuoso sulla sua tenuta e durata.

Il 2000 d.C. E’…
Già quando parliamo di “Terzo Millennio”, di 2001, noi occidentali utilizziamo un calcolo temporale che non appartiene a tutto il mondo, ma che semmai abbiamo imposto con secoli di colonialismo. Noi parliamo cioè di 2000+1 anni dalla (presunta) nascita di Gesù il Nazareno, il Rabbi ebraico poi assurto, grazie a Paolo di Tarso, a divinità dell’Europa appunto “cristianizzata”; e tra l’altro sappiamo che si tratta di un falso storico, di una data sfalsata almeno di 6-10 anni dalla presumibile realtà. Ma il nostro 2000 è il 2753 dalla fondazione di Roma, il 6236 degli egizi, il 5760 dalla creazione del mondo secondo il Giudaismo Ortodosso, il 4698 anno del Dragone del calendario lunare cinese, il 2544 dei buddhisti e il 1923 induista, il Y2K (Year 2 Kilobyte) del linguaggio informatico e, ovviamente, il 1421 dell’Egira, l’anno in cui Maometto lascia la Mecca per Yatrib, la futura al-Medina. E via di seguito. E’ anche il 5119° anno del Grande Ciclo Maya, che si concluderebbe tra una ventina d’anni con…la fine di questo mondo! I popoli da noi europei conquistati nei secoli passati ed oggi oggetto del neocolonialismo americano d’impronta protestante non hanno conosciuto la “modernizzazione”, se non come modello importato ed imposto dall’esterno. E chi, come i nativi precolombiani dell’attuale America non seppe o non potè adeguarsi a questo modello fu letteralmente spazzato via con uno dei genocidi più estesi della storia, oppure ridotto in schiavitù e privato delle proprie radici religiose e culturali che solo oggi , a fatica, riscopre; è il caso dei Maya, degli Incas, delle popolazioni del centro e sud America che ebbero la “fortuna” (!) di sottostare a spagnoli e portoghesi piuttosto che ai WASP sterminatori del nord del continente. L’Islam o l’Induismo, solo a mò d’esempio, non hanno avuto la Riforma Protestante e la Controriforma Trentina, le guerre di religione, la caccia agli “eretici” e l’Inquisizione, l’Illuminismo e la Rivoluzione Francese, il Calvinismo protestante e tutti i vari “ismi” che costellarono la nostra storia. Molti di questi popoli, pur accettando, subendo o abbracciando la modernità tecnologica d’Occidente, seppero preservare a lungo tradizioni e civiltà avìte: come il Giappone fino alla fine della II Guerra Mondiale e all’olocausto atomico, come l’India fino ancora ai nostri giorni, come il mondo islamico, dal risveglio iraniano in poi. Queste nazioni che opposero al colonialismo europeo i suoi stessi strumenti per la lotta di liberazione, nazionalismo e comunismo, modernizzazione tecnica e sistema economico capitalista, hanno oggi sotto gli occhi gli effetti deleteri, devastanti, disintegranti del modernismo occidentale, della corruzione dei costumi, della crisi economica, della miseria sociale, della guerra, del disastro ecologica; in una parola gli effetti perversi della Globalizzazione. E hanno capito che la soluzione dei loro problemi sta nelle proprie radici, nel passato proiettato però al futuro, in quanto per loro è rimasto fondamentalmente sempre il presente. Mentre l’attuale presente non è che un breve arco di tempo della dominazione straniera che, come già più volte in passato, è destinata a non avere futuro.

LA FINE DEL MITO PROGRESSISTA
Anche in Occidente, in Europa, la modernizzazione è sempre più oggetto di critica, e i suoi effetti catastrofici sull’ecosistema, sull’economia, sulla pacifica convivenza, sui valori autentici della vita, sui rapporti familiari e sociali come sulla stessa psiche dell’uomo d’oggi, sono sotto gli occhi di tutti. Il “Progresso”, tanto esaltato per due secoli, sta generando tali e tante mostruosità da farci oramai reputare ben più che possibile, probabile la stessa estinzione del genere umano e del medesimo pianeta che ha avuto la sfortuna di ospitarlo. Le stesse grandi concentrazioni abitative e lavorative umane, le metropoli moderne trasformatesi in megalopoli, si avviano a divenire necropoli, tombe per milioni di disgraziati che già oggi trascinano una miserevole esistenza nelle sue baraccopoli del Sud del Mondo. La crisi di New York, modello idealtipico della concentrazione urbana moderna, ha del resto dimostrato tutta la fragilità di queste concentrazioni, delle sue costruzioni vertiginose, delle sue masse sradicate ed isteriche, che passano dall’esaltazione al terrore nel volgere di un giorno. Non si stanno forse avverando sotto i nostri stessi occhi, in questi giorni, le profezie del Mahabharatha, di Yudhishthira al Re Virata sui tempi ultimi? La verità è che il “modernismo”, il materialismo d’Occidente con i suoi falsi idoli demo-borghesi e il suo sistema economico stanno franando con la stessa velocità delle Twin Towers, il cui collasso ha rappresentato simbolicamente l’inizio della fine nella Babele della Globalizzazione. I grandi spiriti dei secoli passati che abbiamo citato, da Nietzsche ad Evola avevano lucidamente previsto quanto si sta avverando sotto i nostri occhi. Il sociologo di origine russo-komi poi trasferitosi negli USA, Pitirim Alexandrovich Sorokin, nella sua monumentale opera su “La Dinamica sociale e culturale” ha descritto le varie fasi di passaggio nella Storia, sotto forma di sinusoide, di onde ritornanti: la fase IDEAZIONALE, quella SENSISTICA e quella di passaggio IDEALISTICA. E’ arrivato “…il tramonto della fase Sensistica della cultura occidentale ed il periodo di transizione in cui la società occidentale sta entrando con la tragedia, le guerre, le rivoluzioni, lo spargimento di sangue, la distruzione, la crudeltà e le altre caratteristiche di tale transizione…La grande crisi della cultura sensistica ci sta innanzi nella sua cupa realtà; questa cultura si sta suicidando davanti ai nostri occhi. Anche se non dovesse finire nel corso della nostra vita, ben difficilmente potrà riprendersi dalla perdita delle sue forze creative e dalle ferite dell’autodistruzione”. Le profetiche anticipazioni dell’ultimo volume pubblicato caddero nel ’41 con l’attacco giapponese a Pearl Harbour, per molti versi e anche a torto paragonato all’attacco kamikaze alle Torri. Quelli a cui assistiamo sono gli ultimi fuochi di un mondo morente. Fuochi fatui di cimitero.

E’ LA FINE ANTICIPATA DELLA GLOBALIZZAZIONE.
Solo pochi mesi prima dell’11 settembre lo storico Harold James aveva annunciato “The End of Globalization”, in parallelo con gli anni Venti della Grande Depressione e del protezionismo americano che riciclava la propria economia in una prospettiva bellica; proprio come oggi l’economia di guerra cerca di allontanare lo spettro recessivo e dirottare l’attenzione delle masse disorientate e spaventate dal disastro interno alla “guerra patriottica”, peraltro in buona parte rovesciata sulle spalle delle “truppe coloniali” degli stati satellite. “Il Sud contro il Nord, il resto del mondo contro l’Americanismo – scrive il James - la crisi della Globalizzazione si spiega con le controrelazioni sociali e politiche a questo. La paura uccide la globalizzazione” E infatti, a soli pochi mesi di distanza da questa profezia, la Globalizzazione americanocentrica, il progetto Mondialista dell’ One World, che doveva durare all’infinito (e secondo il nippo-americano Fukuyama, farci “uscire dalla Storia”) si è spento in appena un decennio: dal crollo del Muro di Berlino a quello delle Torri di New York. E’ tutta una simbologia di distruzione e di macerie che ci introduce al futuro ed allo scontro tra il Vecchio (dis)Ordine Mondiale e la Nuova Società Ideazionale, basata sui Valori spirituali al posto dei materiali, sulla qualità invece che sulla quantità, sulla gerarchia, l’Onore, il Sacrificio di élites guerriere e sacrali.

TRADIZIONI CONTRO PENSIERO UNICO
Non è solo l’Islam Rivoluzionario a levarsi contro l’Occidente “modernista” che tramonta nel caos. In India un miliardo di uomini e donne vivono quotidianamente la propria tradizione, pur in una società che usa la macchina, il computer e che possiede l’atomica. Il risveglio induista che si lascia alle spalle il gandhismo e riscopre Chandra Bose, si traduce nella presa del potere da parte del BJP, ma anche nella oceanica partecipazione ai riti del Kumba Mela, come nella ricerca di una “via indiana” alla modernizzazione nel rispetto della Natura e delle tradizioni. Un altro miliardo e trecento milioni di asiatici, i cinesi, esaurita l’ondata dell’ideologia marxista/maoista e pur in pieno boom consumistico, riscopre i valori trimillenari della Grande Cina, dell’Impero di Mezzo, tra Taoismo, Confucianesimo e Buddhismo, come del resto accade in molti altri paesi del sudest asiatico. Dall’altra parte del mondo, nell’America centro-meridionale, selvaggiamente oppressa e sfruttata dalla dominazione yankee del nord, si riscoprono le culture precolombiane e la dignità delle proprie radici precristiane, coniugate ad un rinato orgoglio nazionale per la propria cultura di mezzo millennio fa: Cuba, il Venezuela, il Perù, il Chiapas messicano, gli Indios amazzonici, (senza dimenticare i cosiddetti “pellerossa” nordamericani). Ed è solo l’inizio. Persino Israele, nata laica e socialista, sulla spinta della migrazione askenazita dell’Europa orientale e dei Bund socialisti-sionisti, con i suoi kibbuz sul modello dei kolkoz e sovkoz dell’URSS (il primo stato a riconoscere Israele nel 1948, contro le monarchie arabe reazionarie e filo-occidentali), persino Israele si sta sempre più rivolgendo all’ortodossia giudaica trasformando Heretz Israel in uno dei paesi più integralisti religiosi del mondo. Del resto la sua stessa esistenza non può che autogiustificarsi sui testi delle “Sacre Scritture”, della Bibbia e del Talmud. E questo è uno e non l’unico dei motivi di disaffezione degli ebrei americani laicizzati, integrati, liberals, rispetto ai correligionari dell’altra parte del mondo. Un contrasto radicale che potrebbe rappresentare una delle chiavi di lettura degli ultimi tragici fatti di New York. E nella Russia post-sovietica, come negli altri paesi slavi balcanici o in quelli caucasici, Ortodossia ed Impero rappresentano oggi non un vago nostalgismo per un passato glorioso, ma una realistica proposta di aggregazione comunitaria e di rilancio nella Welpolitik, nella Grande Politica Mondiale. A questa inversione epocale di tendenza si oppongono le forze del passato, gli ideatori della globalizzazione, i creatori del Mondialismo planetario, gli ideologi dell’One World, LE FORZE DI PRIMA DELL’11 SETTEMBRE 2001. Gli Stati Uniti d’America, ovviamente, con gli altri paesi anglofoni della talassocrazia mondiale: Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda (potremmo chiamarli: “la Banda dei Cinque di Echelon”); l’Europa occidentale atlantica fino alla Turchia, cioè le COLONIE dell’imperialismo statunitense dalla II Guerra Mondiale in poi, ed il Giappone anch’esso vinto, occupato e domato. Sono i paesi della TRILATERAL, quelli del Nord ricco contro il resto del Mondo, che vivono sulle spalle dei “diseredati della Terra”: gli sfruttati, i poveri, gli emarginati, derubati delle loro enormi ricchezze naturali e tenuti alla catena dal debito mondiale, dall’ideologia modernista ancora dominante i media e, quando ciò non basta, dal terrore delle armi, dalla guerra di annientamento, dai bombardamenti e dal blocco economico: proprio come l’Afghanistan alla fine del 2001.

IL MIGLIOR AMICO DEGLI INDIANI
“L’esercito americano – disse il generale George A. Custer nel 1870 – è il miglior amico degli indiani”. Spontanea la considerazione che “con amici simili si può fare a meno dei nemici”…! E sull’immutata ed immutabile linea di condotta della politica interna ed estera USA, George Bush Jr. si proclama il primo amico degli arabi e degli islamici. Ma sarebbe tuttavia errato pensare che l’attuale conflitto, ora concentrato nel cuore d’Eurasia, ma in rapidissima propagazione al mondo intero, sia un “conflitto di Civiltà” esattamente nel senso inteso da Huntington; cioè una semplice frizione d’assestamento tra blocchi di civiltà culturalmente e geopoliticamente intese. Anche se dobbiamo ripetere qui la considerazione geopolitica di cui sopra: l’Afghanistan preso di mira dall’aggressione USA non è solo il primo passo della penetrazione dell’Heartlan eurasiatico da parte della talassocrazia. In quel punto tra Pamir e Kasmir, convergono i confini delle unità culturali e geopolitiche delle aggregazioni di civiltà del Vecchi Mondo: la russa ancora presente negli stati della CSI, l’Iran shiita, il mondo islamico sunnita, gli stati turcofoni, la Cina e l’India, e quindi l’ultimo venuto, l’Occidente atlantista con le truppe anglo-americane. Sembra quasi che sul “Tetto del Mondo” si siano dati appuntamento i soggetti che Huntington designa quali protagonisti del nuovo mondo multipolare del secolo e del millennio che iniziano. In verità nei prossimi mesi ed anni si deciderà il TIPO stesso di Civiltà del futuro, i nuovi modelli comunitari: come sessant’anni or sono, si combattono, in una guerra geopolitica, ideologica ed economica per l’assetto mondiale, DUE VISIONI CONTRAPPOSTE ED IRRIDUCIBILI DEL MONDO, due Weltanshaung autoescludentesi. Solo uno dei protagonisti è mutato: il perdente di ieri, l’Europa, che oggi obbedisce al suo vincitore di allora, gli USA, contro il nuovo mondo tradizionale e rivoluzionario. Ma si badi bene: non è neanche tanto una guerra dell’Occidente contro l’Oriente, né tantomeno un conflitto fra Cristianità ed Islam. Perché la verità è che ad occidente, sia l’America che l’Europa (ed escludiamo il Giappone per ovvi motivi), NON sono più “cristiane” da moltissimo tempo, almeno due secoli, qualunque sia poi il senso ed il valore da dare a questa qualificazione religiosa e culturale. Anzi le chiese cristiane occidentali, nel secolo appena trascorso, hanno operato contro i regimi nazionali e popolari di tutta l’Europa, favorendo oggettivamente l’affermazione del modello di vita americano, consumista, materialista e sostanzialmente agnostico se non ateo. Il fondamentalismo protestante poi non solo è all’origine della stessa nascita dell’accumulazione capitalistica moderna, come dimostrato da Weber, ma è quanto mai funzionale alla sua diffusione planetaria; ne rappresenta la giustificazione ideologica e la proiezione messianica. Proprio quando si accusano gli islamici di “fanatismo integralista” ecc…è il presidente Bush, al cospetto del Congresso riunito, della nazione e del mondo, ad arruolare Dio nell’esercito statunitense, a metterlo alla testa della sua armata contro i Talebani e Osama Bin Laden.

ÉLITES E CONTRO-ÉLITES
La “GUERRA DEI MONDI” è oramai tra le avanguardie rivoluzionarie della Tradizione, nelle sue multiformi espressioni storico-culturali, e le gerarchie dirigenti del Mondialismo; le teste pensanti e gli agenti del Capitalismo, del materialismo, dell’imperialismo, in una parola del progetto (oramai fallito) di dominio globale delle élites possidenti, apolidi e cosmopolite, indottrinate al Pensiero Unico dagli occulti manovratori del mondo. Gli Stati Uniti del Nord dell’America e del Mondo sono il santuario ritenuto inviolabile e il braccio armato, nonché la sede privilegiata ed il rifugio sicuro di questo Progetto plurisecolare che ha sconvolto la Terra e tutti i popoli fin nelle più solide radici. Dal covo inviolato e sicuro di moderni pirati e corsari, i fomentatori e sponsors del vero Terrorismo Internazionale erano certi dell’impunità; ma solo fino ad ieri, solo fino all’attacco ai loro simboli e miti più amati. Se mai si dovesse un giorno scoprire che interi settori dell’apparato interno americano e/o sionista hanno fatto parte di questo complotto o lo hanno lascito compiersi, non sarebbe per ciò meno grave il colpo autoinferto all’America e a tutto quanto essa rappresenta nel mondo. Al contrario ciò dimostrerebbe ancor più il grado di corruzione e disintegrazione interne al Potere Mondialista, negli stessi luoghi deputati alla sua gestione sul pianeta. Il vero inizio della fine per ogni impero della Storia nasce dall’incapacità e dalla corruzione che colpisce i vertici dello Stato per poi espandersi come un cancro a tutte le sue membra.
Sud del mondo contro Nord opulento, diseredati della Terra contro privilegiati, campagne contro città, esplosione demografica contro culle sempre più vuote, famiglia tradizionale contro ribaltamento dei ruoli, donna come sposa e madre contro femminismo e donna-oggetto del consumismo. E ancora Fede contro agnosticismo e crisi identitaria, Spirito contro materia, "“Sangue contro oro”, guerrieri e martiri-kamikaze della Fede e della dignità nazionale contro truppe di (as)soldati e mercenari dotati di armi ultra sofisticate, ma vuoti di ogni ideale e interessati solo al soldo ed al bottino. Imperialismo neocolonialista contro lotta di liberazione nazionale, sociale e culturale. Ecco in estrema sintesi il conflitto epocale apertosi all’inizio del nostro XXI secolo. L’Occidente “americano”può anche vincere questa battaglia, in Afghanistan o nella penisola arabica, ma è DESTINATO A PERDERE LA GUERRA, e con lui i suoi momentanei ed infidi alleati, perché la sua sconfitta globale e totale È NELLA NATURA IRREVERSIBILE DEI CICLI STORICI. La Storia, lungi dall’esser finita col lampo accecante e futile della globalizzazione, ha voltato pagina e sta tornando nelle mani degli uomini, dei popoli, dei continenti espropriati per secoli del proprio futuro. La disparità dei mezzi in campo sembrava rendere improponibile il confronto. Al contrario l’11 settembre di New York ha dimostrato quanto fragile sia il mondo moderno con tutta la sua tecnologia sofisticata, con le sue aberranti megalopoli, i suoi “grattacieli”, simboli appunto della ubris più blasfema, mostruosi alveari lanciati a sfidare il Cielo, il divino.

MITRA E CORANO
La Fede fino al sacrificio, l’iniziativa dei singoli, la prospettiva del Paradiso, il desiderio di riscatto dopo secoli di umiliazioni, ha abbattuto i Giganti dai piedi d’argilla, dalle strutture d’acciaio, vuote all’interno, come i suoi ideatori e costruttori. E si badi bene: è una fede che ben poco ha a che vedere, psicologicamente, con quella dei secoli che furono. Ben l’aveva compreso l’Imam Khomeini, uno dei più grandi rivoluzionari e degli spiriti più lungimiranti del Novecento. E’ una fede, un mondo tradizionale che ha già conosciuto l’impatto devastante con il Mondo Moderno, contro cui si è rivoltato. I presunti attentatori di N.Y. e Washington, come i martiri palestinesi dell’Intifada, come tanti altri combattenti in ogni angolo del globo, erano e sono giovani, istruiti, benestanti, profondi conoscitori dell’America e della vita occidentale, dotati delle tecnologie più moderne offerte dal più avanzato consumismo. Usano cellulari e computer, navigano in “rete” e utilizzano carte di credito, pilotano aerei e automobili; ma ben diverso è lo spirito che li anima e il mondo futuro cui tende il loro spirito inquieto e ribelle. La Nuova Via alla Tradizione coniuga le Sacre Scritture ed Internet, il Corano ed il kalasnikov, in una parola TRADIZIONE e RIVOLUZIONE, che poi sono etimologicamente sinonimi: tradere=trasmettere, rivoluzione= re-volvere, tornare alle Origini, alla Mecca, a Gerusalemme, a Thule, ad Asgard, ovunque sia il Polo Spirituale di ogni manifestazione dello Spirito nella Storia. In uno scontro di Civiltà così totale ed onnicomprensivo non esistono più confini, com’è stato subito chiaro dopo la crisi americana. Nel mondo globalizzato anche la guerra, oltrechè totale per la popolazione sia civile che in divisa, non può che essere globale, planetaria. Non esistono limiti temporali, fino all’annientamento totale di una delle due parti in lotta. Tutto è concesso, tutto permesso: senza più pudore l’occidente, “pacifico”, rispettoso dei diritti dell’individuo, umanitario, democratico ecc…ecc…getta improvvisamente la maschera. Senza infingimenti ipocriti prospetta l’uso della bomba atomica e dei mezzi di distruzione di massa, mentre i nemici interni del Sistema usano l’arma chimica indiscriminatamente. Si ammette senza fare una piega l’uso della tortura per i prigionieri al fine di evitare attentati. La censura preventiva e la criminalizzazione di ogni voce di dissenso appare una logica, naturale conseguenza dello stato di guerra contro un nemico invisibile, immaginario, virtuale: il mondo allucinante di controllo totale della popolazione dell’orwelliano “1984” ha fatto scuola ed è stato di gran lunga superato dalla cronaca. La realtà americana ha superato ogni oltre immaginazione le più cupe profezie totalitarie della Russia staliniana. Le obsolete divisioni politiche e sociali, familiari e nazionali del passato non hanno veramente più senso, se mai lo ebbero negli ultimi secoli del modernismo trionfante. Cosa sono oggi “destra” e “sinistra”, borghesia o proletariato, nazionalismo e internazionalismo? Terminologie desuete, parole di un mondo passato da pochi anni soltanto, ma che ci sembra appartenere a società sepolte dalla polvere dei secoli e millenni. I mercenari collaborazionisti dell’occupante siedono accucciati “a destra” e “a sinistra” del trono del padrone di turno.

CONTRO IL FALSO PATRIOTTISMO
La Patria del futuro non ha niente a che spartire con le isterie xenofobe e guerrafondaie sollecitate dal Potere sull’onda dell’emozione transeunte; essa torna ad essere quella “dove si combatte per la stessa Idea”, per la medesima visione del mondo. I soldati volontari delle nazioni occidentali non appartengono più alle rispettive nazioni, non servono gli interessi nazionali: sono le truppe coloniali del Potere mondialista, marciano dietro la bandiera stellata e obbediscono agli ordini della NATO e dell’America, impartiti in inglese. E’ la polizia internazionale del potere capitalista globale, delegata a mantenere con ogni mezzo l’Ordine mondialista contro i ribelli o solo i riottosi, a qualunque popolo essi appartengano. Siamo alla teorizzazione della “guerra sporca”, del delitto internazionale impunito, nel nome del nudo interesse dei dominatori. La famiglia occidentale è una pietosa sopravvivenza di una nobile “funzione” del passato, tra romanticismi da telenovelas e prosaica unità di produzione-consumo nella società capitalista del terziario avanzato. La borghesia e il proletariato si trasferiscono dalle nazioni d’Occidente al confronto Nord-Sud. E così via. Purtroppo in questo quadro mondiale tragico ed affascinante insieme noi europei, e a maggior ragione noi italiani siamo destinati ad essere spazzati via dalla tempesta che si sta per scatenare. Mandati allo sbando ed al macello da una classe politica e intellettuale irresponsabile, corrotta e criminale, asservita come pochi ai Poteri Forti economici e politici dell’internazionale del Capitale, in questo Dramma planetario ci siamo assunti il ruolo infame dei sicofanti, dei mercenari prezzolati, mandati a reprimere la giusta rivolta dei diseredati per conto dei banchieri affamatori. Militari felloni, già implicati nei depistaggi, negli abbattimenti di aerei civili, nelle stragi di stato per conto dei loro “atlantici comandanti”, si pavoneggiano in TV e sui giornali, tenendosi ben riparati dietro le bocche dei cannoni, i missili, i bombardieri statunitensi, mentre politici senza più remore e ritegno esaltano il servilismo e l’intervento persino in nome della “resistenza” e/o della “Repubblica Sociale”! Gli Dei accecano quelli che vogliono portare alla perdizione. Complimentiamoci per la Loro saggezza.

PRENDER POSIZIONE
Per quanto riguarda gli ultimi spiriti liberi, le restanti menti lucide di questo disgraziato paese, la scelta del fronte è scontato, obbligatorio, irreversibile e non discutibile con qualsivoglia capzioso cavillo o distinguo; tantomeno con un pilatesco “né con l’uno, né con l’altro”! Del resto la totalità epocale della Crisi non permetterebbe, neanche volendo, di tirarsi fuori dallo scontro tra Mondialismo e Civiltà. “Fermate il Mondo, voglio scendere!”, recitava una simpatica battuta del passato. Impossibile farlo oggi in questo treno mondiale, senza freni né regole, lanciato a velocità sempre più folle sul binario morto del progressismo, del materialismo, della globalizzazione dei mercati e dei cervelli. Un treno abbandonato a sé dagli stessi macchinisti che ora cercano di salvarsi dal deragliamento sacrificando i passeggeri. “Razze di servi, di fuori-casta e di barbari si renderanno padroni…I capi che regneranno sulla Terra, come nature violente si impadroniranno dei beni dei loro soggetti. Limitati nella loro potenza, i più sorgeranno e precipiteranno rapidamente. Breve sarà la loro vita, insaziabili i loro desideri, ed essi saranno spietati. I popoli dei vari paesi, mescolandosi ad essi, ne seguiranno l’esempio”. Così l’Età Oscura, il Kali-yuga predetto dal Vishnu-purâna, che Julius Evola pose in appendice all’edizione di “Rivolta contro il mondo moderno”. Ma quando tutto sembrerà perso sarà un aspetto dell’Essere Divino “esistente per la sua propria natura spirituale secondo il carattere di Brahman, che è il Principio e la Fine” a scendere sulla terra. “Sulla Terra ristabilirà la Giustizia: e le menti di coloro che saranno vivi alla fine dell’Età Oscura verranno destate e acquisteranno una trasparenza cristallina. Gli uomini così tramutati in virtù di tale speciale epoca costituiranno quasi una semenza di esseri umani [nuovi] e daranno nascita ad una razza che seguirà le leggi dell’Età Primordiale (Krta-yuga)”.

L’ 11 SETTEMBRE 2001 DELL’ERA CRISTIANA? UN BUON INIZIO!




Firenze, 11.XI.2754 a.U.c.

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