lunedì 23 dicembre 2013

American Beauty (John Kleeves)

 Un film molto "americano"

Prima di trattare qualunque film americano bisogna sapere cosa è Hollywood. Ciò è spiegato, che io sappia per la prima volta, nel mio libro I Divi di Stato, Edizioni Il Settimo Sigillo, Roma, 1999, cui devo rimandare. I concetti fondamentali comunque sono i seguenti. Hollywood è una filmografia di Stato, controllata copione per copione, inquadratura per inquadratura e battuta per battuta dal Ministero della Propaganda statunitense, che si chiama USIA ( United States Information Agency ), ente istituito nel 1953. Ciò è perché gli USA non sono una democrazia come la gente crede ma una dittatura vera e propria, anche se speciale : sono una dittatura dell’imprenditoriato. La differenza rispetto alla filmografia di uno Stato totalitario tradizionale, come era ad esempio quella dell’URSS della dittatura del proletariato, è che nel contempo Hollywood deve anche ricavare profitti, e cioè produrre lavori commercialmente validi, da vendere per soldi e non da distribuire gratis come depliant pubblicitari; altra differenza è la preoccupazione di nascondere tale status. Così tutti i film sfornati da Hollywood dopo il 1953 vanno letti in tale chiave ; tutti cioè, oltre a mirare a fare cassetta, hanno anche un contenuto ideologico preciso e approvato dall’USIA, la quale può in aggiunta avere imposto degli spunti propagandistici ad hoc dove la trama si prestava. 
Ciò vale anche per film che a prima vista sembrerebbero innocui, inadatti allo scopo, e cioè sostanzialmente per i film di ambientazione americana " civile " e contemporanea, che siano drammatici, comici o delle commedie. L’obiettivo fisso dell’USIA con questi film è di evitare che, narrando la storia, non finiscano per rivelare l’esatto " tono " della società americana, la reale profondità e irrimediabilità dei suoi mali, cosa che invece è da nascondere, travisare o camuffare ; poi se c’è la possibilità e se se ne avverte l’esigenza possono essere fatte inserzioni di qualunque tipo e su qualunque argomento. Sono benvenuti i film che portano critiche secondarie o superficiali a tale società, perché una critica che sfiora l’obiettivo poi lo protegge : se di un tizio si dice solo che alla cerimonia aveva una cravatta di cattivo gusto non si va a pensare che per il resto poteva anche essere in mutande, come magari era essendo allora quella l’osservazione da fare. Ancora più benvenuti i film che trattano apertamente certe topiche negative della società americana, però travisandole artatamente, facendo cioè in modo di suggerire spiegazioni che all’ultimo le assolvono. Film del genere permettono poi di dire che il sistema tollera critiche, che è " democratico ". A tutto ciò a Hollywood non ci sono eccezioni ; non possono esserci. American Beauty appartiene alla categoria dei film falsamente critici. Difatti puntella il sistema americano ma, per esempio, sul Resto del Carlino del 18 gennaio 2000 ( tre giorni prima dell’uscita del film in Italia ) un tale Andrea Martini, che suppongo un critico cinematografico di mestiere, gli attribuisce una " aria pungente da satira sociale ". La trama è la seguente, tenendo conto come al solito che i film di Hollywood sono realizzati normalmente in più versioni, che differiscono per dettagli più o meno significativi allo scopo di renderli adatti - soprattutto proprio dal punto di vista propagandistico - alle varie aree culturali del mondo. Parleremo quindi della versione diffusa in Italia, col doppiaggio relativo.

La trama del film

American Beauty

Prodotto nel 1999 da
Dreamworks Pictures
- soggetto di Alan Ball
- regia di Sam Mendes
con
Kevin Spacey (Lester Burnham)
Annette Bening (Carolyn Burnham)
Thora Biech (Jane Burnham)
Chris Cooper (Frank Fitts)
Allison Janney (Barbara Fitts)
Wes Bentley (Ricky Fitts)
Mena Suvari (Angela)

La storia è ambientata a Los Angeles, ai tempi nostri, in un quartiere residenziale periferico tipico della classe media americana : strade larghe e diritte su cui si affacciano tante ville, unifamiliari ma grandi e su due piani, di bell’aspetto elaborato e circondate da uno scoperto erboso con alberelli e formazioni arbustive curate alla perfezione. In una di queste grosse case di bambola ( la via si chiama anche Robin Hood Trail ), con in giardino dei cespugli di rose American Beauty, abita la famiglia Burnham, padre Lester di 42 anni, madre Carolyn e figlia unica Jane di 17 anni; accanto si è recentemente trasferita la famiglia Fitts, padre Frank sui 50 anni, madre Barbara e figlio Ricky di 20 anni. La voce di Lester fuori campo commenta i suoi ultimi giorni di vita, prima di essere ucciso da Frank Fitts. In quei giorni i conflitti che ognuno dei protagonisti aveva accumulato con sé stesso, con i familiari e con la società erano esplosi in una reazione a catena, innescata dalla perdita del lavoro da parte di Lester. La famiglia comincia a sgretolarsi. La moglie, mediatrice immobiliare impegnata e yuppy ma di scarso successo, ha una avventura con l’ammirato concorrente-collega Buddy Kane, che appunto ha il vento in poppa, e che però in breve la lascia per il timore di rendere il proprio divorzio in corso ancora più finanziariamente rovinoso ; la figlia, che covava il solito rancore adolescenziale con annesso desiderio di evasione, rompe gli indugi e si mette col tenebroso Ricky, che dalla finestra di fronte la filmava di notte con una telecamera. Lester in realtà è il meno scosso. Con un cinico ricatto ottiene una buonuscita di 60.000 dollari, pari a un anno di stipendio, e cerca e trova subito un lavoro dequalificato, e cioè come inserviente in un chiosco tipo MacDonald’s, pagato con la minimum wage ( salario minimo ) di 5.25 dollari all’ora. Comincia a pensare di concedersi finalmente dei piaceri proibiti ; la sua attenzione è sempre più attratta da Angela, una compagna di scuola della figlia già ammirata come reginetta delle cheer leaders dell’high school e che ogni tanto capita in visita ; si compra una rossa spider Pontiac Firebird del ’70 ; e inizia a fumare spinelli che gli vende Ricky. La famiglia di Ricky, anch’essa nonostante le apparenze, non ha meno problemi e di qui verrà la fine di Lester. Frank Fitts è un colonnello dei Marines in pensione che alla fine del film scopriamo aver silenziosamente lottato per tutta la vita contro la propria omosessualità, riversando le proprie angosce sulla moglie, oramai ridotta ad una larva senza volontà, e su Ricky, avendolo portato a rifugiarsi nella droga e a diventarne, appunto, spacciatore. Quando vede in un filmato girato involontariamente da Ricky il bel vicino Lester che fa ginnastica nudo nel garage le sue difese, che presumibilmente avevano resistito per tutta la vita, crollano e non riesce a reprimere una avance inequivocabile. Lester naturalmente rifiuta, anche se con garbo, da uomo di mondo, ma poco dopo Frank Fitts, umiliato dalla situazione e inorridito di sé stesso, ritorna e gli spara una revolverata in testa mentre seduto al tavolo di cucina contempla una foto incorniciata della sua famiglia, quella dei tempi felici. Al rumore accorrono Jane e Ricky, i Bonnie e Clyde in pectore che in una stanza superiore stavano progettando di fuggire insieme a New York, dove lui conosceva spacciatori che lo avrebbero introdotto nel giro, e Angela, la Lolita cresciuta, anch’essa al piano superiore dove in altra stanza attendeva il ritorno di Lester decisa a concedergli la verginità ; nello stesso momento rincasa Carolyn, reduce dall’ultimo incontro con Buddy, ed è the end.

L’irrilevanza sociale dell’argomento

La realtà sociale degli USA è evidenziata dalle seguenti poche cifre : da 40 a 60 milioni di poveri a seconda delle stime ( del governo o di istituti privati ), persone che non hanno sussidi, non hanno assistenza medica, non maturano una pensione ; 1 bambino su 4 cresce in povertà ; disoccupazione ufficialmente del 7.6% ma ufficiosamente del 12%, con una parte rilevante degli occupati che percepisce la minimim wage ; 4 milioni di homeless senza lavoro, dei quali ogni inverno ne muoiono regolarmente circa 1.000 per il freddo ; 8 milioni di homeless con lavoro ( sono i migrant workers, lavoranti agricoli stagionali che vivono praticamente nella vecchia auto, o pick up, con cui si spostano assieme alla famiglia da una piantagione all’altra ) ; 1 milione di street kids, dei quali ogni anno ne muoiono circa 5.000 per percosse, stenti o malattie, essendo frettolosamente fatti seppellire in tombe anonime dalle autorità municipali ; 3 milioni di famiglie che vivono in roulottes chiamati trailers ; 27 milioni di alcolizzati, molti dei quali rientrano anche nei 25 milioni di tossicodipendenti ; 35-40.000 omicidi e 30-35.000 suicidi all’anno ; 2.000.000 di detenuti, pari a un quarto dell’intera popolazione carceraria mondiale, con 4.000 in death row ( in attesa dell’esecuzione capitale ). Moralmente la situazione è abbietta, e per fare pochi esempi : c’è libertà di licenziamento e cos? tutti i lavoratori dipendenti americani, che siano operai, impiegati o dirigenti, scodinzolano da mattina a sera come tanti setter ; c’è una miriade di occupazioni umilianti, distruttive della personalità ( uomo-bersaglio alle fiere, latore di messaggi canori, ecc ) ; i ricchi hanno libertà di reato nei confronti dei poveri, invero anche di omicidio ( i ricchi - de facto - sono incriminati solo per reati verso i loro pari, o l’Amministrazione ) ; sono legali pratiche come la vendita di figli e di sangue, sperma e organi non vitali ; per gli americani ricchi organi vitali sono reperiti nel Terzo Mondo col beneplacito del governo, che è il governo dei ricchi ; in piantagioni del Sud sta tornando la schiavitù, questa volta nei confronti di chicanos. E’ questa combinazione di miseria e abbiezione che spiega il fatto che il 20% della popolazione adulta americana presenta turbe psichiche da gravi ( ossessioni ) a gravissime ( schizofrenia ), come calcolato dal National Institute of Mental Health ; non per niente ci sono tanti e così orrendi serial killers negli USA, in effetti da 80 a 100 in attività in ogni dato momento. American Beauty non offre squarci illuminanti su niente di tutto ciò. Critica certamente la società americana, ma sceglie un obiettivo secondario : la classe media e le sue magagne. Dell’uomo in mutande e cravatta ci dice che ha una brutta cravatta. Il tema del film infatti è l’intreccio di problemi, angosce e frustrazioni personali che stanno dietro l’aspetto solare della classe media americana, e che continuano a crescere all’ombra delle sue villette da fiaba sino a che un innesco qualunque provoca una reazione a catena esplosiva. Oppure il tema è la vera vita, la natura umana con i suoi pregi e le sue eterne debolezze, che inevitabilmente pulsa sotto l’enorme peso delle restrizioni, delle convenzioni e dei compromessi imposti dalla società americana a chi vuole essere " in ". Oppure - c’è sempre da discutere su queste cose - il " messaggio " è che il ceto medio americano, il ceto delle villette coi bei roseti, è un Truman Show dove nessuno è come sembra, dove tutti ricoprono ruoli che non sono i loro, come il Lester cui il licenziamento dopo 14 anni di lavoro alla redazione di un giornale fa emergere la vera anima da ribelle gaudente, da hippy , come il Frank Fitts cui basta vedere il sunnominato nudo per arrendersi infine alla propria natura di cocksucker ( " ciucciacazzi " ) nato, l’accusa preferita che portava al figlio perché pensava sempre a sé stesso, e cos? via come gli altri tutti, da Ricky a Jane a Carolyn a Angela a Buddy. In ogni caso sono tutte cose vere e si può certamente farci un film sopra. Rimane il fatto che neanche questa volta la verità sull’America salta fuori.

La presenza dell’USIA

Ciò non basta a far palpare la presenza dell’USIA nel film : esso omette di evidenziare certi mali clamorosi perché il suo soggetto è un altro, il che è già un risultato si, ma non si può dire che sia voluto, cercato. Dove invece la presenza dell’USIA è inequivocabile è nel trattamento del medesimo e innocuo soggetto che è stato scelto. Le vicende degli esponenti del ceto medio americano del film infatti sono state messe in modo tale da ottenere precisi risultati di falsificazione, di travisamento di certe topiche inquietanti della vera realtà americana, il che si chiama propaganda, propaganda culturale. Le falsificazioni ed i travisamenti sono stati inseriti nella costruzione dei ritratti dei protagonisti e sono i seguenti. 1) A Lester capita uno di quegli incerti che negli Stati Uniti portano quasi immancabilmente alla rovina totale, che equivalgono a sentenze di morte : è licenziato da un lavoro altamente qualificato quando aveva una età superiore ai 36 anni ( è circa questo il limite ). Normalmente queste storie vanno nel seguente modo : per cominciare l’uomo subisce uno stress che ammazzerebbe un cavallo ( perde l’autostima ; si sente tradito ; ogni certezza crolla ) ; cerca per mesi, o per anni, un lavoro analogo, adatto al suo livello ; immancabilmente non lo trova e dopo o non lavora mai più oppure con uno sforzo supremo si adatta a occupazioni dequalificate, umilianti ; in ogni caso il reddito crolla, non può più pagare né l’assicurazione sanitaria né il mortgage ( mutuo bancario ) sulla casa e perde entrambi ; va a vivere in un trailer scassato in estrema periferia o diventa homeless del tutto, scivolando sempre più nell’alcolismo, nelle droghe, nei disturbi mentali ; se aveva moglie e figli li aveva di norma già persi all’inizio dell’incubo o li trascina nel degrado. Niente di tutto ciò con Lester. Niente stress, niente pianti, niente recriminazioni, niente ricerca di occupazioni degne. Perché ? Perché la regia lo ha costruito come un uomo che non aveva mai creduto in ciò che faceva, che sino allora aveva ricoperto un ruolo che non era il suo e che accoglie il licenziamento quasi con sollievo perché gli da la possibilità di vivere come davvero voleva, ai margini della società e pronto a coglierne le più succose occasioni, che di norma sono gratis. La regia si affretta anche a puntualizzare che l’insoddisfazione di Lester come redattore del giornale dipendeva solo da lui e non magari dal lavoro, in altre parole dalla società : il lavoro pagava bene, 5000 dollari al mese invero, ma comportava troppe responsabilità. Lester giustifica infatti così la sua richiesta di un posto di garzone da Smiley’s : " Cerco il livello di professionalità e responsabilità più basso possibile ". E’ lo stesso accorgimento - caro all’USIA in effetti - usato nel film Un giorno di ordinaria follia ( Falling Down, del 1993 ) : " Non sono io che ho perso il lavoro " dice il neo licenziato Bill-Michael Douglas che si appresta a fare una strage in città, " è il lavoro che perso me ". C’è una ulteriore apologia al sistema, questa ancora più obliqua : il consulente aziendale Brad Dupree aveva deciso il licenziamento di Lester non perché lui Brad era lo strumento di una società spietata e iniqua ma proprio perché aveva capito il soggetto, sino allora forse inappuntabile ma di natura un ribelle, inaffidabile per la ditta ; Lester dimostra subito quanto avesse ragione estorcendogli 60.000 dollari di liquidazione con la minaccia di inventare nei suoi confronti una denuncia per molestie omosessuali. Per inciso l’impressione che in un modo o nell’altro sia facile ottenere una buona liquidazione negli USA è falsa : di norma uno se ne va in bolletta perché il contratto di assunzione che era stato fatto firmare esclude buonuscite e i ricatti non sono così facili. Quindi a Lester non capita nessuno dei tipici drammi esposti sopra. Magari perché muore subito, ma fatto è che non capita. Di perdita dell’health insurance ( assicurazione sanitaria ) non si parla. C’è un accenno al mortgage ( mutuo ) che sarà difficile continuare a pagare ma non ci sono sviluppi e poi la moglie ha pur sempre il suo lavoro di mediatrice immobiliare : pagherà lei, pensa lo spettatore. C’è un accenno al disfacimento della famiglia : Carolyn corre subito nel letto di Buddy, che dovrebbe essere l’inizio del tutto, ma rimane appunto accennato. Jane addirittura pare confermare l’esattezza della sentenza inflitta al padre dalla società : lo aveva sempre ritenuto un egoista ed un irresponsabile, un padre che anziché parlare e riparlare con lei sbarlocchiava le sue amiche, e il suo licenziamento non fa che fortificarla nella decisione di lasciare quella famiglia inadeguata. 2) Con la figura di Frank Fitts siamo in piena USIA. Chi sono i Marines? Sono come tutti i militari americani di qualunque Arma. E’ gente che si arruola per la paga e per la buona pensione che volendo arriva dopo appena 20 anni di servizio : dei mercenari. Sembrerebbe niente di troppo disonorevole - sono dei " professionisti " - ma vediamo cosa devono fare questi uomini per la tale paga. Gli USA non sono la Svizzera, ma una potenza neo coloniale in piena attività, che tiene sotto il tallone moltissimi Paesi e che ogni giorno compie azioni sanguinose in una parte o nell’altra del mondo ; se non è una guerra dichiarata che fa migliaia di morti come a Panama nel 1989 o in Yugoslavia nel 1999, o che ne fa addirittura centinaia di migliaia come in Iraq nel 1991, allora è un bombardamento " preventivo " di una fabbrica di armi chimiche ( in realtà magari un pastificio ), è una incursione di commandos in un porto " nemico " per far saltare un mercantile che trasporta cibarie, è un mitragliamento da elicotteri di contadini guatemaltechi in sciopero contro la Multinazionale USA che li fa lavorare per niente nelle sue piantagioni, è una azione di counterinsurgency contro partigiani indipendentisti, è una assistenza logistica alle grosse formazioni di banditi ( p.es. Contras, UCK, Ceceni ) create dagli USA per qualche scopo, è una mano da dare a qualche governo " amico " per reprimere una ennesima rivolta popolare, e così via. Chi deve fare tutte queste cose, che implicano sempre dei massacri più o meno grandi di civili incolpevoli, sono i militari americani, loro in carne e ossa, che lo fanno non per gli " ideali " o perché coscritti, ma appunto per la paga. I militari americani così sono giusto dei sicari, degli assassini prezzolati, e della specie peggiore perché loro su ordine uccidono anche donne e bambini, e in qualunque numero sia richiesto ( dal 1945 al 1990 gli USA si sono resi responsabili della morte di circa 30 milioni di civili nel mondo ; di questi circa 12 milioni sono stati uccisi direttamente da militari americani ). Il pubblico internazionale non deve avere questa percezione. Inoltre c’è la necessità di offrire una spiegazione che paia verosimile per i massacri che lo stesso pubblico sa essere compiuti ogni tanto dai militari americani, qua e la per il mondo ( America Latina, Haiti, Somalia, Vietnam, dappertutto ). Ecco la soluzione che salva capra e cavoli : molti giovani americani si arruolano non giusto per la paga, ma perché purtroppo sono di natura violenta o addirittura nazista, e sono proprio loro i responsabili delle efferatezze che ogni tanto vengono alla ribalta. Ed ecco il consolidato stereotipo hollywoodiano del soldato, del sottufficiale o dell’ufficiale americano violento, fanatico delle armi e quasi sempre con più o meno aperte simpatie naziste, che è tollerato di fatto dai buoni e democratici superiori fra le disapprovazioni a parole o ammiccate perché i nemici là fuori ( i comunisti, i terroristi, i trafficanti di droga, eccetera ) sono spietati ed elementi del genere fanno comodo ( magari salvano vite di soldati americani buoni ). Questi individui comunque, può aggiungere l’USIA in certe circostanze o momenti politici, anche se tollerati nelle Forze Armate americane rimangono dei malati, perché il nazismo è una ideologia degenere : ecco che gli si possono attribuire delle perversioni, una delle migliori essendo quella dell’omosessualità perché nella memoria collettiva mondiale ci sono ancora le torbide tendenze di qualche famoso ufficiale delle SS ( non bisogna dimenticare che molti Autori americani hanno pubblicato biografie su Hitler dipingendolo - fra le altre cose - come un omosessuale represso ; non era vero ma la diffamazione è rimasta ). Frank Fitts è il prodotto di tali ragionamenti della United States Information Agency. E’ un vecchio ufficiale dei Marines il cui ideale era sempre stato quello di essere un John Wayne o un Clint Eastwood del Corpo, ma era segretamente un nazista e - naturalmente - un ciucciacazzi. Le solite balle ideologiche dell’USIA, ma è magistrale, davvero da segnalare, il modo in cui la regia ha abbinato le due cose, diffamandole in parallelo. Frank è irresistibilmente attratto da entrambe, ma di entrambe si vergogna con pari intensità ed è deciso a tenerle nascoste in modo ugualmente strenuo. Ha combattuto con la sua omosessualità per tutta la vita e così ha fatto con la sua attrazione per il nazismo : non ne parla mai e non ne tiene in casa nessuna traccia materiale ; solo, in una teca di souvenir personali che è tabù per chiunque, un piatto di ceramica anonimo e bianco ( un normale piatto per secondi in effetti ) che sul centro del retro porta - sconvolgente rivelazione, estremo abominio - una piccola croce uncinata nera: quando scoprirà che Ricky lo ha toccato, che lo ha visto dietro, lo assalirà a pugni ( a pugni, suo figlio ). 3) Barbara è la moglie di Frank. E’ una donna distrutta, priva oramai di qualunque volontà, all’ultimo stadio della depressione e presumibilmente a un passo dal ricovero. Ad averla ridotta così sono state le psicosi del marito suggerisce il film. Ma mettiamoci nei panni nella vera moglie di un vero colonnello dei Marines. Un colonnello operativo dei Marines, come è lasciato supporre il duro Frank, nella sua carriera ha certo partecipato a missioni cruente all’estero, diciamo mediamente a 5. Cosa ha fatto tale colonnello nelle sue "missioni " ? Ha ucciso dei civili ? Ha torturato prigionieri ? Ha seminato mine camuffate da bamboline ? Ha fatto il tenente Calley, che ha falciato 62 vecchi, donne e bambini a My Lai, o ha fatto il capitano Ernest Medina, che ha ucciso per divertimento un ragazzino di 12 anni? Qualcuna di queste cose sicuramente l’ha fatta e la moglie lo sa. Magari non credeva che quello fosse il mestiere quando ha sposato il suo giovane ma ora lo conosce : questa donna o ha due dita di pelo sullo stomaco o la sua psiche comincia a rimuovere la realtà sino ad annullare sé stessa. Se la moglie di un colonnello americano in pensione è nel baratro questo è, direi 9 volte su 10, il motivo. Ma la regia propone le ossessioni omosessuali del marito. 4) Nei personaggi di Carolyn e di Angela non sono inserite delle artificiosità allo scopo di fare falsi suggerimenti sulla società americana. Quando aveva sposato Lester Carolyn era una ragazza birichina e poi si è alienata dal marito e dalla figlia - dalla vita - cadendo nella trappola della classe media, e cioè dei suoi valori ( il successo ) e del suo conformismo ( tutte le sere cena familiare al lume di candela e pallosissima musica da camera ; naturalmente è lei che coltiva le rose American Beauty in giardino ), ma rimane profondamente insicura ( al primo infortunio della vita corre da Buddy ). Si, la grande maggioranza delle donne di mezza età del ceto medio americano è così. Angela è una adolescente bella e provocante, prima cheer leader dell’high school (posizione ambitissima e invidiatissima dalle liceali americane : è una consacrazione di bellezza e una promessa di successo nella vita - e cioè subito marito bello e ricco ) e oggetto dell’ammirazione maschile dall’età di 12 anni ( lo dice lei nel film - perché il regista vuole evocare la figura di Lolita ). A lei piace questa ammirazione, soprattutto se è torbida, anche bavosa, ma non è sicura di avere una personalità all’altezza del ruolo di primadonna che si sente ripetere da sempre, tanto è vero che sino allora aveva evitato lo show down con un uomo. Anche lei un personaggio reale della società americana, frequente almeno quanto lo sono le cheer leaders liceali. L’unica satira eseguita dal film sulla società americana consiste in questi due personaggi, perché veri. Ma lascio stabilire a voi quale sconvolgente e ultra graffiante satira, rivelatrice di chissà che, sia mai questa. 5) Ancora male intenzioni invece nei personaggi di Ricky e Jane. Ecco come si formano i criminali negli USA lascia supporre il film : Ricky vista la famiglia non ha necessità economiche ma diventa criminale ( comincia come spacciatore di spinelli poi farà carriera) perché rovinato dalle psicosi del padre ; Jane allevata dal padre che ha è priva di guida morale e accetta tranquillamente un futuro da complice di Ricky, forse da criminale attiva anch’essa. Invece, la criminalità negli USA non viene dalle mele marce della classe media ma da quelle buone dei diseredati. Riassumendo con il film si è fatto questo : a parte il soggetto della classe media, si è scelto di costruire dei personaggi che nella realtà americana esistono certamente ( ci sono dei Lester, dei Frank, eccetera ), che sono quindi verosimili, ma che sono anche estremamente rari e assolutamente non significativi, allo scopo preciso di poter veicolare certe falsità concettuali, falsità che sono oramai da considerare dei classici della propaganda USIA via Hollywood e che appartengono alla famosa serie di " Tutte le colpe americane a... ", della quale abbiamo appunto rivisto le puntate :
1) tutte le colpe delle Forze Armate a elementi come Frank ;
2) tutte le colpe dei licenziamenti a elementi come Lester ;
3) tutte le colpe della criminalità a elementi come Ricky. La propaganda quindi è nei personaggi stessi, nella trama.
Per quanto riguarda gli inserti propagandistici ne ho rilevato uno solo : vendendo marijuana a Lester Ricky dice che è un tipo speciale ottenuto geneticamente dal governo e che ha il pregio di non indurre la paranoia. La precisazione non è necessaria alla trama ; è gratuita ed ha un significato politico. E’ una denigrazione dei contestatori americani, degli hippies, più numerosi in passato ma ancora presenti, che trovano sempre intenzioni nascoste e cattive dietro le azioni del loro governo ; sono notori consumatori di marijuana ed ecco il motivo della loro dietrologia : è in realtà paranoia. Perché il governo USA ha compiuto sforzi per modificare geneticamente la marijuana, può chiedersi lo spettatore? Appunto per togliergli tale difetto ; a fin di bene ( la marijuana induce davvero col tempo la paranoia ? Ma no ). E’ probabile che ci siano altri inserti, ma non sono riuscito a rilevarli probabilmente perché nascosti in dettagli della cui significatività politica non sono al corrente.

Il ruolo di Steven Spielberg e degli altri ebrei

Qualcuno potrebbe osservare che il film è stato prodotto dalla Dreamworks, il cui proprietario è tale signor Steven Spielberg, e quanto sopra potrebbe essere farina del suo sacco : Spielberg infatti ha curato la regia di alcuni dei film americani più carichi di propaganda degli ultimi anni ( p.es. Saving Private Ryan ; Amistad ; Schindler’s List ). Si, Spielberg è uno dei massimi persuasori occulti di Hollywood, uno di quelli che meglio riescono a conciliare le esigenze di cassetta con quelle propagandistiche, ma non lo fa né di sua iniziativa né da solo. Perché dovrebbe ? Sarebbe una fatica in più. Lo fa perché è l’USIA a chiederglielo, come lo chiede a chiunque voglia lavorare a Hollywood, ad ognuno a seconda delle sue capacità e raggio di azione ; e lo fa assieme allo staff di esperti che gli affianca l’Agenzia. Magari Spielberg è anche personalmente d’accordo con tutto ciò, anzi lo è sicuramente visti i risultati brillanti, ma rimane il fatto che il contenuto ideologico di un film hollywoodiano ricade per legge nelle competenze dell’USIA, e ciò per l’atto costitutivo della medesima del 1° Agosto 1953, ratificato dal Congresso ( vedi il mio Divi di Stato, Ed. Il Settimo Sigillo, Roma, 1999 ). Stessa risposta a chi sostiene una decisiva e perniciosa influenza degli ebrei nella cinematografia americana ed a questa attribuisce esiti come quelli appena visti. A Hollywood ci sono certamente moltissimi ebrei - anche Spielberg lo è - ma non comandano loro ; a Hollywood comanda l’USIA. Ciò che fanno gli ebrei di Hollywood è assecondare con particolare zelo la medesima allo scopo - al solito - di lucrare vantaggi. In ciò sono anche favoriti dall’obiettivo parallelismo esistente fra la mentalità ebraica e quella americana, che è giudaizzante ( gli americani sono in rilevante parte circoncisi, per esempio ). Nel realizzare questo film Spielberg, giusto in quanto ebreo, si è probabilmente presa questa sola libertà : potendo scegliere, ha fatto entrare un altro ebreo a Hollywood, il regista Sam Mendes. Si sa che gli ebrei si aiutano tra di loro, anzi solo tra di loro. Fra l’altro è il motivo dei tanti ebrei a Hollywood : sono stati fra i primi e uno ha tirato l’altro. Mendes è un regista teatrale inglese di 34 anni, ebreo probabilmente di ascendenza portoghese, che si è messo in luce con un remake di Cabaret e con The Blue Moon, buon successo londinese poi replicato a Broadway con Nicole Kidman : Spielberg lo ha notato, sa che l’USIA sta cercando nuovi Registi di Stato ( vedi il ripescaggio di Terence Malik con La sottile linea rossa ) e lo ha preso a bordo. En passant Spielberg ha dato una mano anche all’attore ebreo Scott Pakula ( serie televisiva Quantum Leap ), probabilmente bisognoso, affidandogli una comparsata all’inizio del film ( ma forse in versioni distribuite in altri mercati Pakula appare ancora ).

Il film come film

Per quanto riguarda una valutazione puramente filmica del lavoro, non è il mio mestiere. Posso dire le mie impressioni se interessano, che sono queste. Un film di maniera come pochi, un vero prodotto industriale ottenuto miscelando ingredienti standard in base a una ricetta ; fra poco anche McDonald’s si metterà a fare film del genere. A parte le necessità della propaganda, una galleria di personaggi che sono puri stereotipi senza un grammo di originalità, di vera anima ( Carolyn la moglie perbenista, Lester il criptoribelle, Jane l’adolescente ingrugnita, Angela la lolita, Ricky il giovane bruciato, eccetera ), descritti attraverso sintomi ricavabili dal più elementare manuale di psicologia (cene al lume di candela per Carolyn, spinelli per Lester, complesso del seno piccolo per Jane, eccetera ). Si è cercato un elemento subliminale capace di fare da sottofondo al film, per cucirlo nel subconscio dello spettatore, e lo si è trovato nelle rose American Beauty, che sono di un rosso sangue molto carico : le coltiva Carolyn ; nelle fantasie di Lester Angela nuda è sempre circondata di loro petali ; lo sparo omicida di Frank fa comparire sullo schermo un turbine dei medesimi al rallentatore ; il capo di Lester lascia sul tavolo un lago di sangue dello stesso colore, come un petalo enorme. Idea carina ma non è molto, e chissà se è di Mendes e non della volpe Spielberg o magari di uno psicanalista dell’USIA. In complesso un film non brutto, non insopportabile - è appunto un prodotto industriale - ma neanche che valga la pena di vedere a pagamento. Nonostante ciò la sala in cui l’ho visto ai primi di febbraio era piena e mi sono chiesto il perché. Risposta immediata : l’orrenda macchina pubblicitaria di Hollywood, che in Italia è assecondata dal governo fantoccio locale. Ogni nuovo film americano qui è altrettanta Buona Novella : abbiamo tanti articoli di quotidiani, di settimanali, di mensili ; tanti ricchi servizi su locandine e riviste specializzate; e soprattutto tante notizie nei telegiornali di Stato e di Berlusconi, annunciate da mezzibusti giubilanti. In queste immancabilmente si informa dei guadagni iperbolici già realizzati dal suddetto film nella sua uscita americana e magari si mostrano immagini di file ai botteghini ( informazioni e immagini la cui attendibilità è dubbia dato che provengono da Hollywood ). American Beauty è stato infilato anche nelle parole crociate : il paginone centrale con la "Caccia ai quattro " della Domenica Quiz del 6 febbraio 2000 era dedicato proprio al medesimo. Il gioco è fatto : come al cane di Pavlov agli italiani è venuta la bava dal desiderio di vedere il nuovo film.

Pettegolezzi di viaggiatore

Termino con dei commenti da turista su alcuni aspetti della vita americana che capita di vedere nel film. Le villette americane sono effettivamente così, graziosissime a vedersi, da fiaba addirittura ; ma sono fatte di legno e cartone pressato, ottenute intelaiando pali squadrati da 10X10cm in verticale e in orizzontale e inchiodandoci sopra col martello pannelli prefabbricati ; i solai sono assiti coperti di moquette e i tetti sono di bitume pitturato a tegole ; eventuali ornamenti sono in gesso, stucco, PVC. Si erigono in non più di due settimane, non durano più di 30 anni e un uragano che in Italia farebbe pochi danni le distrugge completamente ; inoltre si riempiono di insetti (donde il topos americano dei roaches, scarafaggi ) e sono soggette a incendi. I bagni non hanno bidet, per quanto pretenzioso sia il villone ; l’accessorio è praticamente sconosciuto negli USA ( da cui il pratico consiglio : intimità solo con americane appena uscite dalla doccia, anche se sono rinomatissime star ). Perché quando Jane si spoglia non chiude le imposte ? Perché queste case hanno imposte finte, inchiodate ai lati dell’apertura ( sono lamiere di alluminio preverniciate e stampate alla pressa ). Le cenette di Carolyn al lume di candela sembrano il massimo del lusso, ma pensate a quello che c’è nei piatti, pannocchie abbrustolite, purè, uova fritte, wurstel bolliti, eccetera. Carolyn e Buddy sono dei real estate dealers ( mediatori immobiliari ) ; sembra un lavoro decente, ma sono tutti dei truffatori, come i used car dealers ( commercianti di auto usate). In America il fuori è bello e il dentro è brutto.

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