martedì 27 agosto 2013

Chi semina vento raccoglie tempesta (Maurizio Murelli)

Riflessioni in ordine sparso sul delirio occidentale

L’11 settembre 2001 è stata cancellata per sempre dalla testa degli americani l’idea che nessuno al mondo sarebbe mai stato capace - e avrebbe osato - presentare il conto per il tipo di “politica” imposto dai suoi governi (ma meglio sarebbe dire “sistema”) ai popoli della Terra, una “politica” che ha nel progetto di egemonia economica, culturale e militare su tutto il Pianeta la sua chiave di volta. 



Dal 12 settembre i menestrelli filoamericani di tutte le latitudini (a maggioranza impegnati nei media, nella quasi totalità ex sessantottini che nei bei tempi andati vivevano di “erba”, “acido”, rock e di slogan all’insegna dell’ “Usa go home”) con il livore tipico dei neofiti e dei neoconvertiti hanno minacciato e denunciato come terrorista (o fiancheggiatore dei terroristi) chiunque osasse esternare sentimenti di avversione verso il modello civile, sociale, economico, in una parola, “politico” degli USA. Figuriamoci osare pensare che quanto accaduto a New York è la diretta conseguenza della politica praticata da cinquant’anni a questa parte in modo conclamato, da almeno un secolo se si considera il periodo in cui tale “politica” è stata condotta in modo meno sfacciato, perché non ancora sostenuto dal ributtante plauso di milioni di europei ormai definitivamente assicurato da mezzo secolo con allegra sottomissione.

Più di un servo imbecille si è lasciato andare reclamando il diritto di affermare che “siamo tutti americani”. E come se, dal momento che ad un pedofilo è stata sterminata in modo disumano la famiglia, qualcuno sostenesse che dobbiamo dichiararci tutti pedofili.
Io non sono e non mi sento nè americano, nè talebano: io sono e resto indoeuropeo (e più specificatamente italiano, lombardo, milanese) e rivendico la mia tradizione, la mia cultura, la pratica degli usi e dei costumi della mia schiatta che la “cultura” e quant’altro promosso dalla “civiltà” americana tende invece a massacrare. Si può anche sostenere che pure la civiltà islamica neghi i miei valori: resta il fatto che oggi è quella americana che mi opprime.

La politica americana era criminale prima, lo è anche adesso che ha subito quel che ha subito. Le ragioni dell’anti-americanismo esistenti prima restano intatte oggi, qualsiasi cosa l’America abbia subito, subisca o subirà a prescindere da tutti i suoi prezzolati cantori delle province dell’impero USA, dai suoi vassalli, valvassori, valvassini, mignotte e buffoni, cioè di quella scalcagnata e ributtante corte di cortigiani e servi sciocchi pronta, da che mondo è mondo, a prosternarsi davanti al potere del conquistatore.

Una delle ragioni per cui la “cultura” USA merita disprezzo deriva proprio dalla sua tipica concezione della guerra, dall’avere gli americani praticato per primi il bombardamento e lo sterminio della popolazione civile su scala industriale: in una sola notte tra Dresda e Amburgo furono incenerite – tra donne, bambini e vecchi – oltre 300.000 persone e in generale, nel corso di tutta la seconda guerra mondiale, mentre non ebbero una sola vittima in casa, gli americani inflissero alla popolazione civile europea milioni di morti civili grazie ai loro bombardamenti a tappeto. Per non parlare di Hiroshima e Nagasaki cancellate a guerra ormai finita dagli ordigni nucleari. Da allora a venire in qua, passando per il Vietnam, Panama (11 .000 morti per arrestare Noriega, una loro creatura ribelle), l’Iraq e la Serbia - tanto per citare storie che sono nella mente di lutti - il coinvolgimento della popolazione civile per gli USA è una costante. Ebbene, se per questo manifesto e conclamato disprezzo della popolazione inerme l’America è esecrabile, il sentimento di giubilo per l’umiliazione inflitta al “gendarme del mondo” che si vede colpito nei suoi simboli principali deve per forza di cose essere trattenuto per via del bagno di sangue dei civili. E pur vero che il Pentagono è tutt’altro che un obiettivo civile, cosi come i centri del potere economico finanziario di New York non sono innocenti rispetto alla devastante situazione in cui si trova gran parte della popolazione del Terzo Mondo; ed è altrettanto vero che chi ha eseguito materialmente il massacro, si è messo sullo stesso piano delle sue vittime (cosa che non fa il top gun che bombarda chirurgicamente il treno serbo o l’asilo iracheno), ma resta il fatto che si è trattato di uno sparo nel mucchio.”

Insomma, per un certo verso chi ha colpito è entrato nella logica culturale del suo nemico, si è messo sullo stesso piano, che è poi il piano dell’occhio per occhio...”.

Il dubbio che chiunque abbia materialmente compiuto gli attentati lo abbia potuto fare perché il risultato finale avrebbe fatto comodo a certe centrali di potere del sistema USA permane forte. Ci sono molti accadimenti che non sono facilmente spiegabili (a partire dalle elezioni di Bush e di Sharon e alla strana coincidenza che ventimila uomini di Sua Maestà Britannica si trovano già sul teatro di guerra perché - guarda caso - era stata programmata in quei luoghi un’esercitazione). Ma a parte la dietrologia, per la quale ci sarà tempo, è certo che gli autori degli attentati sono arabi e musulmani.

Il nostro ineffabile presidente del consiglio, come sempre gli capita quando apre bocca, ne ha infilata un’altra delle sue a proposito della superiorità della cultura occidentale rispetto a quella del resto del mondo. Abituato com’è a commerciare in prodotti della comunicazione alla stessa maniera di un proprietario di container che realizza profitti dal movimento dei suoi enormi scatoloni di ferro e al quale poco importa se dentro c’è oppio, pornografia o Spirito Santo, al Cavaliere non importa ciò che dice ma come lo dice. E siccome di suo non avrebbe niente da dire, dice quel che gli suggerisce il suo cappellano di Corte (Baget Bozzo) o che casualmente legge sui giornali. Il giorno prima delle dichiarazioni fatte a Berlino, sull’aereo che lo portava nella capitale tedesca ha letto l’articolo di uno dei pensatori di punta italiani (il che la dice lunga sulla qualità del nostro” pensiero) sul “Corriere”. Si tratta dell’articolo-editoriale di Panebianco del 26 settembre che, appunto, affrontando la questione dalla prospettiva relativista, tra le altre cose scrive: “Quando, ad esempio, si scrive, come fosse una verità inconfutabile, che le nostre “libertà” sono fondate sul benessere economico, a sua volta prodotto dallo sfruttamento dei non occidentali, non si dice solo una solenne sciocchezza (....): le nostre libertà, così come il nostro benessere, sono i frutti maturi di una millenaria evoluzione occidentale; le “libertà” occidentali sono state condizione indispensabile per la crescita della ricchezza e del benessere; e gran parte della povertà che alligna, per esempio, nei Paesi islamici si deve al clamoroso fallimento delle loro classi dirigenti”.

Certo Panehianco omette di dire che la gran parte di quelle classi dirigenti sono state imposte dall’Occidente o da esso corrotte, e che le “libertà” occidentali sono state portate a spasso per il mondo adagiandole graziosamente sulle bocche dei cannoni delle nostre navi da guerra. Per i proni filo-americani gli USA sono venuti in Europa nel corso della seconda guerra mondiale per combattere il Male e far vincere il Bene, mentre chi sa guardare con i propri occhi ben si accorge che qualunque cosa si voglia pensare del nazifascismo non è per liberarci da esso che sono venuti. E a partire da allora, sostituendosi agli inglesi, hanno cominciato a metter mano al Medio Oriente.. ovviamente come sanno fare loro, da bulli. In Iran, per esempio, con la CIA hanno imposto lo Scià, che il poi il popolo ad un certo punto ha mandato via. Allora hanno pensato bene di armare all’inverosimile l’Iraq e di scagliarlo contro l’Iran. Otto anni di guerra furiosa, che l’Iraq ha formalmente perso. Con il gioco delle tre carte gli si è fatto credere che per risarcirsi avrebbe potuto riprendersi il Kuwait, una invenzione inglese.

Come è andata a finire lo sappiamo bene. Oggi si fa girare la sciocchezza che Saddam non fu schiacciato del tutto e le truppe USA non entrarono a Bagdad “per non offendere gli arabi” che avrebbero dovuto risolvere da soli il problema. La realtà è che la non risoluzione del problema ha consentito agli americani di scusare la loro presenza nell’area di crisi, e segnatamente in Iraq e in Arabia Saudita alla quale hanno praticamente imposto l’ennesima base militare nell’Oriente medio ed estremo. Chiunque sappia appena appena cosa sia l’Islam (che nei suoi cromosomi ha, tra l’altro, elementi assolutamente irriducibili alla cultura occidentale, diversamente dagli altri due monoteismi, il cristianesimo e il giudaismo che di questo Occidente sono la matrice) deve necessariamente ben sapere che la presenza occidentale nelle vicinanze della Mecca è qualcosa che quanto meno “disturba” i musulmani. E se il sottoproletario (visto che qui di miliardari c’è solo Bin Laden e lo si dice con disprezzo) Bush questa cosa qui non la sa, come non la sa Panebianco-Berlusconi, qualcuno dovrebbe pur dirgliela. Così come si dovrebbe far notare a tutti i Panebianco che inzuppano il biscotto in questi eventi che di “libertà” l’Occidente se ne è presa un po’ troppa. A me non risulta che in USA ci siano basi militari arabe o islamiche, mentre mi pare che di basi americane dentro il territorio arabo-islamico ce ne siano più d’una. E Israele con le sue malefatte non avrebbe potuto tenersi in piedi senza lo zio.
Ma la “libertà” e il benessere degli USA esigono il controllo militare e strategico del deserto mediorientale che accidentalmente si estende sopra un mare di petrolio. Ci si è mai chiesti quant’è il ‘pizzo” che devono pagare i governi mediorientali agli USA per ogni dollaro di petrolio estratto?

Luttwak, che qui in Italia si ostinano a ritenere esperto collaboratore del Pentagono, mentre anche per le stupidaggini che dice è sicuramente l’ennesimo giornalista autoaccreditato, alla trasmissione di Santoro è giunto a dire: " I terroristi islamici hanno fatto questo e quell’altro e noi non abbiamo mai reagito, abbiamo portato pazienza. L’abbiamo portata anche quando hanno messo una bomba su un autobus in Cina... ma ora che hanno colpito sul nostro suolo... pagheranno questo e quell’ altro, anche le bombe messe sull’autobus in Cina". Nessuno in quella trasmissione ha avuto il buon senso di replicare che forse gli attentati su un autobus cinese sono affari interni della Cina e che forse quegli attentati hanno dato meno fastidio che non il bombardamento chirurgico dell’ambasciata cinese di Belgrado.

Tutto l’Occidente in fondo pensa quel che pensa Panebianco e che Berlusconi-containers dice: l’Occidente è superiore e quindi può seminare tutto il vento che vuole. La sinistra, che dopo le dichiarazioni di Berlusconi si è stracciata le vesti, è quella che più di chiunque altro è convinta della superiorità della cultura illuministica, e che graziosamente vorrebbe elargirla ad ogni essere vivente. In fondo l’Occidente definisce i valori e i diritti occidentali universali e quindi anche eventuali marziani dovranno assoggettarvisi.

L’ipocrisia diventa poi smaccata quando si comincia con l’operazione islam buono-Islam cattivo. E una storia già vista. Gli americani la conoscono meglio di ogni altro, perché con i Pellerossa ne hanno fatto un’epopea. Quelli che si assoggettavano e facevano da ‘guida’, spioni, infami e combattevano a fianco delle giacche blu erano buoni: quelli che non si arresero, da Toro Seduto a Geronimo, erano i cattivi. Che fine hanno fatto tanto i primi quanto i secondi forse lo sanno anche i musulmani.

Sarebbe stato più facile, invece che dirottare aerei e farli schiantare sul Pentagono e sui grattacieli, imbottire le metropolitane e i treni di tritolo.
Cento straccioni avrebbero potuto fare un bagno di sangue pauroso. Il bagno di sangue l’hanno compiuto egualmente, ma un po' di fatica per conseguire obiettivi complessi l’hanno pur compiuta. E questo significa, a rigor di logica, che il bagno di sangue è un “effetto collaterale” rispetto all’esigenza di colpire obiettivi simbolici. Ma per poter giustificare quel che gli americani hanno in testa di fare e che assicurerà loro il controllo dell’Asia centrale sovrastando Cina, Russia, Giappone ed Europa in un colpo solo (studiatevi bene l’atlante geopolitico e così capirete anche l’accanimento contro la Serbia) e che al momento in cui scrivo ancora non è cominciato, bisogna che il nuovo Satana dopo Hitler, Stalin, Khomeyni, Saddam Hussein, Milosevic sia ancor più schifoso e malvagio. Quindi Bin Laden ha la bomba atomica... anzi no, ha la bomba chimica e biologica e ci sono in giro per l’America e l’Europa dei pazzi che vogliono sterminare la popolazione civile. Tenete d’occhio i lavavetri rnarocchini, non si sa mai. E via a seminare altro vento, nell’illusione che dopo la tempesta non verrà.

Così noi che da bambini leggevamo Salgari e le avventure di Sandokan, la “tigre di Mompracem” che si batteva contro il colonizzatore inglese, perchè questi sono gli scrittori che un’Italia non americanizzata creava, oggi dobbiamo non solo sciropparci il predicozzo stucchevole e ributtante della Fallaci, ma il plauso che di quel delirio - chiaro segno di ipertrofia dell’io - fa il popolo minuto che vive a pane, Coca-Cola e Porta a porta. E la Fallaci, che vive a New York, decreta chi è un buon italiano e chi no, giungendo a lanciare anatemi contro chi non si concepisce italiano e leccaculo degli USA allo stesso tempo. Per quel che scrive lei e quel che dice Berlusconi, se la magistratura fosse veramente indipendente e l’azione penale veramente obbligatoria, allora si dovrebbe procedere contro i due e quanti ne condividono gli assiomi, secondo la “legge Mancino” che non ammette nessun tipo di discriminazione, neppure di ordine culturale. Sulla base di quella legge e per aver detto e scritto cose molto più moderate, cioè per aver rivendicato non la superiorità, ma la differenza, c’è gente che nell’Italia democratica ha scontato oltre un anno di carcere.

C’è modo e modo di essere talebani. Del resto l’America insegna. Il Pakistan era per la legge internazionale un “criminale” e soggetto a sanzioni per non aver rispettato l’imposizione dei trattati di non proliferazione nucleare e quindi per questo sottoposto ad embargo. E stato sufficiente che si allineasse alle prepotenze USA per diventare “semibuono” e sottrarsi all’embargo. Così tutti i governi che si allineano non lo fanno per una questione di princìpi e di valori, ma perché ci sono premi in abolizione di debiti, promesse di crediti e prestiti. Restando al Pakistan, vedremo come andrà a finire dal momento che
il Pakistan è in guerra con l’India e sosteneva i Talebani, mentre l’Iran sosteneva gli antitalebani (“Alleanza del Nord”) e non è benvoluto nè dal Pakistan nè dall’India. E poi c’è la Cina...
Insomma, chi pensa che la questione sia semplicemente un regolamento di conti tra Islam fanatico e Occidente sarebbe meglio che rivedesse il proprio schema e ricordasse che la storia vide già uno che mise in piedi un’invencible armada, un’armata che nessuno avrebbe potuto sconfiggere e che invece fu battuta addirittura nel prio giorno di battaglia. Non sarà così per la Grande Armata Occidentale, ma sulla invincibilità della sua logica a medio e lungo termine io, fossi tra i grandi strateghi del Pentagono, avrei qualche riserva. Del resto tra i miti di riferimento della religione occidentale (la cristiano-giudaica) c’è anche la storiella di Davide e Golia...

Non posso chiudere queste righe senza portare il mio pensiero su quanti. sopra tutto tra le file della destra radicale di matrice cattolico-tradizionalista e della Lega — ma non solo — in questi anni hanno messo in giro la storiella dell’America alleata con l’Islam (tout-court) per soggiogare l’Europa Cristiana. (Ho detto "non solo”: si veda per esempio, in questo stesso numero, il comunicato di Robert Steuckers per Synergies Europèennes, ricco di spunti geopolitici interessanti ma irrimediabilmente ancorato a una visione “noi-loro” assolutamente sganciata dalla realtà e anzi foriera di pericolosi falsamenti di prospettiva. Comunicato, va detto, che segna l’ormai indifferibile separazione della nostra strada da quella di Synergies Europèennes, con la quale si è fatto molto insieme, ma che oggi, segnatamente alla luce dei fatti più recenti, si colloca su un versante che non può e non deve essere il nostro.)

In conclusione, a me pare di vedere un Occidente di ispirazione cristiana totalmente americanizzato che, non pago delle umiliazioni inflitte all’Islam e al Terzo Mondo in generale, si prepara a praticare una guerra inconfessabile e che ha come obiettivo intermedio l’occidentalizzazione dell’Islam. Temo che l’Occidente si farà male e che le conseguenze maggiori le subirà l’Europa.
Chi semina vento raccoglie tempesta: e l’Occidente, che il vento lo fabbrica e lo semina da cinque o sei secoli, negli ultimi tempi si è fatto decisamente prendere la mano.


(tratto da Orion N°204)

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