Diventeremo tutti token?
Abbiamo pubblicato questo pezzo sulla rivista "Il Blast".
Tutti noi siamo entrati in un circo almeno una volta nella vita. Gli animali entrano nei cerchi, fanno cose che non sono tipiche degli animali e tutto grazie ai premietti e alla sofferenza. Durante il covid c’è stata una situazione circense simile: per molti è stato un periodo d’oro, molti si sono sentiti a proprio agio a far cose che non sono tipiche degli esseri umani, chiudendosi in gabbia e fuggendo dai propri simili. Chi è stato il nostro domatore? Siamo stati addestrati a rispondere agli input della rete neurale, tramite tanta sofferenza e qualche scarica di dopamina, così da sopportare la lenta atrofizzazione del nostro cervello.
Ma la mente deve pur avere un corpo, che è, diciamolo finalmente, il corpo capitalista, l’hardware, in fin dei conti un data center. Lo stato infantile o adolescenziale di consumatori di algoritmi in cui siamo finiti è coincidente con la forma tribale e animistica del cervello comune. Dice Mark Fisher
“Sotto il capitalismo, l’idea che i giocattoli siano privi di una forma di agentività risulta sempre meno sostenibile”.
E parlando del film Disney “Toy Story” ne fa notare la natura di iperfinzione: i giocattoli protagonisti del film, sono veri giocattoli da acquistare. Il desiderato, anche se ancora non esistente, è realizzabile e realizzato. Si potrà affermare facilmente che siamo di fronte alla mente del capitalismo, o meglio il capitalismo della mente, ossia il capitalismo che viene reso reale da quello che la mente desidera.
In un sistema del genere, comune, tribale, la politica, al nostro livello, svanisce.




