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lunedì 28 marzo 2016

I germogli di sangue (Francesco Boco)

Il suicidio di Mishima ed il suo significato nella modernità
Il rifiuto della modernità e la rivalutazione della Tradizione.
L’impetuosa potenza dello spirito travalica la materia.




Un uomo che a più di trent’anni dalla morte ancora scuote coscienze, sprona uomini, spinge all’azione, indica una via; un autore essenziale, una guida irrinunciabile, uno spirito eroico tra i più puri e tragici, poiché non v’è eroismo se non tragico. 


Analizzeremo brevemente nelle righe che seguono il significato del suo suicidio rituale avvenuto il 25 novembre 1970, un gesto di rifiuto e rivolta, un estremo segno di eroismo, la fredda lama dello spirito che trafigge il futuro! 



Ci piace tuttavia considerare l’ultimo decennio di attività letteraria come eroico; certamente la venatura estetizzante nelle sue opere non scomparve, è comunque doveroso ricordare quella che possiamo definire una reazione al mondo moderno, alla sua estetica ed alle sue leggi.

PROCLAMA di Yukio Mishima




Letto dallo scrittore il 25 novembre 1970, pochi istanti prima del seppuku - taglio del ventre - rituale

"Il valore della vita, nei confronti dell'assolvimento del proprio dovere, ha il peso di una piuma"Proverbio giapponese 





La nostra Tate-no Kai (1) si è sviluppata grazie al Jieitai (Forze di autodifesa) (2); così possiamo ben dire, il Jieitai è nostro padre e fratello maggiore. Perché mai corrispondiamo a tale debito di gratitudine con una azione tanto ingrata? Guardando al passato abbiamo ricevuto nelle Forze di Autodifesa, io per quattro anni, gli altri membri per tre anni, un trattamento quasi come soldati del Jieitai, e un addestramento completamente disinteressato. Noi amiamo sinceramente il Jieitai, perché lì abbiamo imparato a sognare il "vero" Giappone al di fuori delle caserme militari, e proprio lì, abbiamo conosciuto lacrime virili che non avevamo potuto conoscere nel nostro Paese del dopoguerra. Abbiamo versato qui sudore genuino; abbiamo corso insieme ai camerati per le vallate del monte Fuji, accomunati dallo stesso amore per la Patria.

venerdì 23 agosto 2013

Il Giappone nella guerra dei continenti (Vassili MOLODIAKOV)

Il nippologo russo Vassili Molodiakov ha scritto da Tokyo al nostro amico Dugin per precisargli certi fatti geopolitici relativi al Giappone. Questa lettera è apparsa nel numero 3 di Elementy, rivista russa.

Caro Alexandr Dugin,

Ho letto recentemente il suo studio "La grande guerra dei continenti" apparso sul giornale Dyeïnn che mi faccio inviare in Giappone da miei conoscenti. Vorrei esprimerle la mia ammirazione per l’audacia delle sue costruzioni, sovente molto complesse e che all’inizio, lo ammetto, mi avevano messo in una certa confusione e in una certa perplessità. Tuttavia, avendole esaminate tranquillamente e in dettaglio, non posso non riconoscere che questo modello “cospirologico” spiega effettivamente un buon numero di fatti in maniera logica e non è applicabile solamente alla storia della Russia e dell’Europa. Mi piacerebbe esprimere qui qualche giudizio personale e apportare qualche complemento al soggetto de « La guerra dei continenti » ; analisi nella quale, in particolare il « fronte del Pacifico » non è preso in considerazione, mentre gli avvenimenti che vi si svolgevano non erano né meno interessanti né meno drammatici di quelli ai quali si assisteva in Europa. Non posso per il momento parlare con sufficiente sicurezza che del Giappone (come formazione, sono nippologo e storico del Giappone) e solamente del periodo che va dal 1936 al 1960. Nel corso di questo periodo eccezionalmente importante dal punto di vista geopolitico, è precisamente il Giappone che è stato al centro di tutti gli avvenimenti nel Pacifico.