domenica 20 giugno 2021

Il percorso ideologico di Otto Strasser (Thierry Mudry)

Otto Strasser, Black Front, Fronte nero

Otto Strasser nasce il 10 settembre 1897 in una famiglia di funzionari bavaresi. Suo fratello Gregor (che sarà uno dei capi del partito nazista ed un serio concorrente di Hitler) è maggiore di cinque anni. L’uno e l’altro beneficiano di solidi antecedenti familiari: il padre Peter, che si interessa di economia politica e di storia, pubblica sotto lo pseudonimo di Paaul Weger un opuscolo intitolato Das neue Wesen, nel quale si pronuncia per un socialismo cristiano e sociale. Secondo Paul Strasser, fratello di Gregor e Otto, “in questo opuscolo si trova già abbozzato l’insieme del programma culturale e politico di Gregor e Otto, cioè un socialismo cristiano sociale, che è indicato come la soluzione alle contraddizioni e alle mancanze nate dalla malattia liberale, capitalista e internazionale dei nostri tempi.” Quando scoppia la Grande Guerra, Otto Strasser interrompe i suoi studi di diritto e di economia per arruolarsi il 2 agosto 1914 (è il più giovane volontario di Baviera). Il suo brillante comportamento al fronte gli varrà la Croce di Ferro di prima classe e la proposta per l’ Ordine Militare di Max-Joseph. Prima della smobilitazione nell’aprile/maggio 1919, partecipa con il fratello Gregor, nel Corpo Franco von Epp, all’assalto contro la Repubblica sovietica di Baviera. Ritornato alla vita civile Otto riprende i suoi studi a Berlino nel 1919 e fonda la “Associazione universitaria dei veterani socialdemocratici”.

Nel 1920, alla testa di tre “centurie proletarie” resiste nel quartiere operaio berlinese di Steglitz al putsch Kapp (putsch d’estrema destra). Lascia poco dopo la SPD (Partito social-democratico) quando questa rifiuta di rispettare l’accordo di Bielefeld concluso con gli operai della Ruhr (questo accordo prevedeva il non-intervento dell’esercito nella Ruhr, la repressione degli elementi contro-rivoluzionari e l’allontanamento di questi dall’apparato dello Stato, nonché la nazionalizzazione delle grandi imprese), spostandosi dunque a sinistra dell’SPD. Tornato in Baviera, Otto Strasser incontra Hitler e il generale Ludendorff presso il fratello, che lo invita a legarsi al nazionalsocialismo, ma Otto rifiuta. Corrispondente della stampa svizzera e olandese, Otto si occupa, il 12 ottobre 1920, del congresso dell’USPD (Partito social-democratico indipendente) ad Halle, dove incontra Zinovev. Scrive su “Das Gewissen”, la rivista di Moeller van den Bruck e Heinrich von Gleichen, un lungo articolo sul suo incontro con Zinovev. E’ così che fa la conoscenza di Moeller van den Bruck che lo farà avvicinare alle proprie idee. Otto Strasser entrerà poco dopo nel ministero per gli approvvigionamenti, prima di lavorare, a partire dalla primavera del 1923, in un consorzio di alcolici. Tra il 1920 e il 1925 si attua nello spirito di Strasser una lenta maturazione ideologica data da esperienze personali (esperienza del fronte e della guerra civile, incontro con Zinovev e Moeller, esperienza della burocrazia e del capitalismo privato) e di diverse influenze ideologiche.

mercoledì 16 giugno 2021

Un moderno nazional-bolscevismo contro il liberalismo 2.0 (Alexander Dugin)

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Da un punto di vista filosofico, il Nazionalbolscevismo è sorto a seguito del cambio di paradigma avvenuto con la nascita della Postmodernità.
Gli autori postmoderni, quasi tutti provenienti da ambienti di estrema sinistra, divennero molto critici nei confronti del comunismo di stampo sovietico e in parte del comunismo cinese, decidendo così di allearsi strategicamente e ideologicamente con i liberali di sinistra (che li portarono a diventare sempre più "anti-fascisti" oltre che nemici del nazional-bolscevismo).

Ciò ha portato il postmodernismo a diventare la piattaforma comune in cui gli ex comunisti sono diventati sempre più liberali (individualisti, edonisti, ecc.) e dove i liberali di sinistra hanno finito per adottare le teorie e le pratiche più estreme promosse dall'epistemologia d'avanguardia dei pensatori più radicali che ha cercato di liberare l'uomo da tutto: da leggi, norme, identità stabilite, gerarchie, confini, ecc. Questa è l'origine del liberalismo 2.0. Tuttavia, ci sono voluti più di 30 anni perché questa nuova ideologia politica liberale diventasse finalmente un'ideologia esplicita che avrebbe determinato la cultura politica. Il fenomeno del Trumpismo ha portato alla definitiva galvanizzazione del Liberalismo 2.0 e infine gli ha fatto acquisire una struttura coerente.

La caratteristica principale del liberalismo 2.0 è che riconosce l'esistenza di un nemico interno, una sorta di quinta colonna all'interno del liberalismo. A causa dell'assenza di un nemico ideologico coeso come i comunisti e i fascisti, i liberali, rimasti ormai soli, furono costretti a riconsiderare la stessa mappa politica: una mappa che mostrava che l'estensione del loro dominio era diventata globale. Da un punto di vista ideologico, la debole tendenza rosso-bruna era vista come una minaccia molto più grande di quanto si potesse giudicare alla vista: era in realtà un movimento che aveva un impatto molto trascurabile.

Tuttavia, se consideriamo il nazionalbolscevismo da una prospettiva molto più ampia, possiamo dire che il panorama politico è cambiato radicalmente.

martedì 15 giugno 2021

L'Esempio come forza antiborghese (Fidia Gambetti)

Fidia Gambetti è un fascista intransigente, capace di rinunciare ai gradi e partire per la guerra come semplice camicia nera. Da prigioniero dell'Urss passerà nelle fila del Partito Comunista e vi rimarrà per il resto della vita. Nel 1942 a 31 anni, pubblica il libro "Controveleno" così descritto da Ezra Pound: "Ho ricevuto in questi giorni il volume di Fidia Gambetti, Controveleno, libro di dottrina e più che di dottrina, di fede e di stile fascista, di fascista nato. [...] Ecco un libro senza paura. Un libro che delinea e riafferma delle verità che abbiamo capito, ma che non dobbiamo dimenticare. Un libro fascista e confuciano, dunque!".
Di seguito un paragrafo del libro, in cui l'autore si concentra sui pericoli dello spirito borghese. 

Spirito borghese, Gambetti, fascismo, comunismo, antiborghese

Il Fenomeno Borghese

Tutti sanno che il processo intentato dalla rivoluzione al fenomeno borghese, nel quale individua il nemico più tenace, l'anti-rivoluzione per eccellenza, non è diretto contro una categoria sociale, ma contro una categoria dello spirito, ben più difficile da circoscrivere e da combattere. Si tratta di una forma mentale e morale che alligna con eguale facilità nei soggetti di condizione e anche di educazione più disparata, che trova in ognuno di noi senza eccezioni, una naturale predisposizione. C’è colui che nasce segnato da codesto invincibile complesso, del quale non riuscirà mai a liberarsi, qualunque sia l’orientamento della sua vita: operaio, contadino o artista, tenderà costantemente ad evadere dal suo stato, nel quale non trova il punto d’equilibrio e di soddisfazione; aspirerà, nel primo caso, a lasciare l’officina e il mestiere per correre dietro al miraggio, verso cui lo sospinge la propria natura, di un posto di usciere o di piccolo impiegato; nel secondo caso, come per un primo passo, aspirerà al lavoro in fabbrica, ma soltanto, intendiamoci bene, sospinto e solleticato dalla illusione dei borghesi conforti urbani; nell’ultimo caso, l’incubo della ricchezza, del denaro, della celebrità che sono la negazione della vera arte e della vera gloria. Per costoro non v’è salvezza, poiché la natura umana non si può cambiare che in peggio.

Altri hanno facilità ad imborghesirsi: cioè, più precisamente, non sanno difendersi dal pericolo, si arrendono incapaci di combattere.

domenica 13 giugno 2021

Il Gruppo dei Nazionalisti Social-Rivoluzionari (Heinz Gollong)

Paetel, Gruppo dei nazionalisti Social Rivoluzionari

In un incontro pubblico a Berlino nel luglio 1929, il giornalista nazionalista Karl Otto Paetel invitò i partecipanti - attivisti di diversi gruppi radicali - a mettere da parte le differenze tra sinistra e destra e ad impegnarsi a formare un "Fronte giovanile anti-capitalista” unitario. L'organizzazione che risultò da questo appello fu l’
Arbeitsring Junge Front, un gruppo informale di giovani provenienti da una varietà di diverse associazioni politiche la cui principale preoccupazione era la costruzione di un riavvicinamento e di una sintesi ideologica tra l’estrema destra e l’estrema sinistra tedesche. Sebbene apparentemente un gruppo di pressione trasversale, la maggior parte dei principali attivisti dell’Arbeitsring condividevano un background comune nel Movimento giovanile tedesco, in particolare i gruppi giovanili Bündische di tendenza nazionalista come Adler und Falken, Deutsche Freischar, Artamanen, ecc. Inizialmente si concentrarono nel tentativo di agire come ponte intellettuale tra il NSDAP e il KPD, ma alla fine giunsero alla conclusione che il loro tempo sarebbe stato speso meglio nella propria organizzazione politica. A tal fine organizzarono un convegno dal 28 al 31 maggio 1930, in cui i rappresentanti di 20 associazioni nazional-rivoluzionarie minori si unirono per fondare un'organizzazione che, come si diceva, "fungesse da comunità politica di idee" promuovendo "Nazione e socialismo" e "lo Stato dei Consigli del Popolo". Questa organizzazione è stata battezzata "Gruppo dei nazionalisti social-rivoluzionari" (GNSR). Gran parte della leadership del GNSR (incluso Paetel) era a quel tempo nello staff della rivista nazional-rivoluzionaria Die Kommenden, e l'edizione della rivista del 26 giugno 1930 (n.26, vol.5) fu usata come veicolo per annunciare la fondazione del gruppo e per diffonderne la prospettiva e la posizione su una varietà di argomenti diversi. Nello stesso anno gli articoli di questo numero furono pubblicati di nuovo con il titolo Sozialrevolutionärer Nationalismus ("Nazionalismo social-rivoluzionario"); questo opuscolo sarebbe effettivamente servito come programma del gruppo fino alla pubblicazione del Manifesto nazionale bolscevico nel 1933. I due articoli seguenti sono un esempio di alcuni dei contenuti dell’opuscolo. Il primo è di Heinz Gollong (che rappresenta gli Eidgenossen, una divisione del gruppo giovanile völkisch Freischar Schill di Werner Laß), ed è stato l'articolo principale del Kommenden citato sopra. La seconda traduzione consiste nelle “Tesi” del GNSR, come concordate dai suoi membri.


Fondazione e posizione

Heinz Gollong


Le seguenti dichiarazioni sono estratti da una conferenza tenuta da Heinz Gollong per il consolidamento del "Gruppo dei nazionalisti social-rivoluzionari".


Camerati e Compagni!

Il circolo che si è formato nel “Gruppo dei nazionalisti social-rivoluzionari” è, per certi aspetti, più tipico di quanto possa sembrare a prima vista.

martedì 8 giugno 2021

L'antropologia del dono di Mauss contro il liberismo (Jean-Claude Michéa)

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Nel nocciolo della filosofia occidentale moderna (di cui il liberismo rappresenta la forma di sbandieramento teorico più radicale e più coerente),
c’è in primo luogo la convinzione che l’essere umano sia un individuo «indipendente per natura» (definito innanzitutto da quella assoluta priorità di se stesso che resta il fondamento profondo di tutte le altre forme di proprietà privata) e che quindi può cominciare a collaborare con i suoi simili solo se in tale collaborazione – di qualunque natura essa sia – intravvede un interesse personale (come per esempio quei «cittadini» britannici che, all’indomani della Brexit, si dichiaravano pronti a rinunciare alla loro nazionalità d’origine unicamente allo scopo di conservare i vantaggi pratici della cittadinanza europea). Da qui l’idea, contraria a qualunque insegnamento dell’antropologia moderna – e del resto anche della psicanalisi –, che il contratto sia l’unico modo autenticamente umano di allacciare legami con altri [a] (legami peraltro puramente temporanei, come nell’atto di scambio che lega un venditore e un compratore), e la conseguente riduzione di ogni comunità umana a un semplice mercato «popolato da particelle contraenti che, tra loro, hanno unicamente relazioni basate su un interesse preciso» [b]. Questo legame costitutivo tra l’individualismo «possessivo» liberale (nella situazione ideale – scriveva Renan – l’individuo integralmente moderno dovrebbe «nascere trovatello e morire celibe») e quella teoria dell’«egoismo razionale» (Ayn Rand) – che è il suo corollario naturale – è ciò che spiega, più di ogni altro aspetto, il fatto che ai nostri giorni i concetti di dono, di aiuto reciproco o di atto disinteressato (come anche quello di common decency [c]) vengono sistematicamente percepiti come ingenui e mistificanti dalla quasi totalità del clero mediatico e accademico [d]. Da questo punto di vista, il liberismo appare prima di tutto come una filosofia del sospetto e della decostruzione generalizzata (uno «scetticismo diventato istituzione», scriveva Pierre Manent). Il fatto che i romanzi gialli – dove a turno i vari personaggi vengono sospettati dagli inquirenti – siano diventati un genere tra i più creativi della letteratura moderna è indubbiamente un aspetto rivelatore. 

domenica 6 giugno 2021

Che significa Destra e Sinistra? Due essenze introvabili (Marco Tarchi)

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Qualunque manuale di scienze sociali insegna che il trattamento classificatorio dei concetti deve sempre seguire due regole: fondarsi su un unico criterio esplicito di distinzione e produrre categorie esaustive ed esclusive. Per usare le parole di un politologo, l'esaustività di una classificazione "implica che ogni unità debba essere attribuita ad una classe. L'esclusività richiede che nessuna unità sia attribuita a più di una classe". I molti tentativi di classificare scientificamente le ideologie e i comportamenti politici sulla base di categorie come destra, sinistra e - residualmente - centro non hanno quasi mai seguito questa elementare indicazione, ed ogni volta che hanno cercato di conformarvisi (ultimo il caso di Norberto Bobbio, col suo recente volumetto di grande successo) si sono invischiati in aporie indistricabili.

Il problema potrebbe essere aggirato convergendo su definizioni minimali e di più ristretto raggio esplicativo, che, senza alcuna pretesa di onnicomprensività, servissero ad indicare dei paletti di confine fra aree politico-culturali contigue e attraversabili ma pur sempre autonome e coerenti nella loro diversità di fondo. Ma anche su questo terreno, storici, sociologi, scienziati della politica e filosofi sono sin qui giunti a conclusioni assai poco confortanti.

Il quesito sui contenuti semantici dei termini destra e sinistra non è d'altronde nuovo. Chi legga l'opera che Zeev Sternhell ha dedicato alla febbrile ricerca di una "terza via" che percorse la società intellettuale francese tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del secolo successivo sa come proprio la ripulsa di queste categorie di appartenenza politico-parlamentare abbia costituito il precario punto di convergenza delle inquietudini dei "non conformisti degli anni Trenta" e dei loro precursori: sindacalisti rivoluzionari e boulangisti, nazionalisti populisti e socialisti aristocratici. E già questo dato testimonia la precoce diffusione di un sentimento di loro insufficienza od obsolescenza. D'altro canto, però, la sopravvivenza dei due concetti e la diffusione delle loro etichette in seno al grande pubblico - confrontata con i rovesci politici di chi riteneva di poterne prescindere - ci lancia un segnale inverso: di vitalità, di resistenza alla prova, confutato a sua volta dalla puntuale riemersione di polemiche e dubbi. Per non disperdersi in questo circolo vizioso, si rende urgente una ridiscussione teorica del significato e dell'utilità dei concetti in questione.

giovedì 3 giugno 2021

Jacques Doriot dal comunismo al fascismo (Erik Norling)

L'emancipation, Jacques Doriot, Parti Populaire Français, partito Popolare francese, unite totale de travailleurs

Figlio di un fabbro, Jacques Doriot nasce a Bresles in Francia nel dipartimento dell'Oise, il 26 settembre 1898. Proviene da un ambiente popolare, la sua famiglia è di origine operaia e contadina. Egli è, insieme a Mussolini, l'unico dirigente fascista di autentica estrazione proletaria di un movimento che per lo più è stato caratterizzato dell’origine borghese dei suoi dirigenti. Il padre di Doriot aveva origini italiane e sua madre era fiamminga, come molti degli immigrati di seconda generazione in Francia. Appena adolescente, nell'autunno del 1915, il giovane Jacques si trasferì da solo a Saint-Denis, una piccola città industriale a nord di Parigi, che oggi è un quartiere dormitorio della capitale francese. Lì lavora come manovale in vari lavori fino a specializzarsi come operaio metalmeccanico.

All'età di 18 anni si arruolò nel partito socialista a Saint-Denis, sezione fortemente influenzata dal sindacalismo rivoluzionario, ma fu chiamato alle armi poco dopo, nell'aprile 1917, e prestò servizio con coraggio durante la prima guerra mondiale sul fronte della Lorena, venendo poi trasferito nell'Armata d'Oriente, dove la Francia aveva rinomate truppe di pace, così Doriot poté essere presente in Ungheria allo scoppio della rivoluzione bolscevica di Bela Kun e a Fiume quando D'Annunzio si ribella in quel tentativo tragico-romantico di affermazione dell'italianità in questa città dell'Adriatico. Tutto ciò fa sicuramente una profonda impressione sul giovane idealista Doriot.

Nel 1920 tornò dall'esercito con un brillante curriculum di servizio ma sempre più convinto della necessità del pacifismo militante e degli orrori della guerra. Quando al Congresso di Tours avviene la scissione del Partito socialista, che sarà l'innesco per la creazione del Partito comunista francese, Doriot segue i dissidenti fedeli a Mosca. L'Internazionale Comunista aveva già notato questa giovane promessa e lo sostiene. Appoggiato dal Comintern, Jacques Doriot scala vertiginosamente il Partito. All'età di 26 anni è già membro del Comitato Centrale, leader della gioventù comunista dal 1922 e deputato, nonché delegato francese nel Comintern, che lo ha portato a visitare più volte l'URSS, per le sessioni plenarie di quell'organo di governo del comunismo mondiale, e di raggiungere la stessa Cina. Un vero agitatore professionista, educato nella più pura ortodossia del socialismo rivoluzionario, con molto in comune con il percorso di vita di Mussolini. La sua popolarità è innegabile, soprattutto tra i membri più giovani del partito, e le sue campagne a favore della smilitarizzazione della Ruhr, occupata dalla Francia dalla fine della prima guerra mondiale, o contro l'intervento francese nel Rif marocchino, lo tengono sotto i riflettori dei media.

martedì 1 giugno 2021

Chi è Karl Otto Paetel: biografia breve

Karl Otto Paetel, nemico del sistema

Quando pensiamo a Paetel non può non venirci in mente un avvenimento che ha di certo segnato la sua esistenza e che con la forza dell’immagine ci illustra meglio di tutto il resto il significato della sua lotta: dopo una manifestazione contro l’odioso trattato di Versailles davanti l’ambasciata francese, il nostro rivoluzionario tedesco si ritrova in una camionetta della polizia stretto fra altri due compagni di sventura: un giovane comunista e uno studente nazionalsocialista.

Karl Otto Paetel nasce il 23 novembre 1906 da una famiglia berlinese di classe media. Figlio di un libraio, Paetel sviluppò presto interessi letterari e intellettuali e, come la maggior parte dei giovani della sua generazione, il suo pensiero e la sua visione furono profondamente influenzati dall'esperienza della Grande Guerra e dei successivi travagli del dopoguerra tedesco. Anche il fiorente movimento giovanile tedesco ha avuto un forte impatto sul suo sviluppo: è stato il coinvolgimento di Paetel in vari gruppi giovanili che ha contribuito a rafforzare i suoi sentimenti nazionalisti, così come il suo apprezzamento per il cameratismo che derivava dall'attività in organizzazioni unite attorno a una causa comune.

venerdì 28 maggio 2021

Nicola Bombacci passione e rivoluzione (Beppe Niccolai)

Nicola Bombacci, Beppe Niccolai

In questo intervento del 1988 Beppe Niccolai, gigante della sinistra nazionale italiana, ricorda Nicolino Bombacci: le sue parole sono più che attuali, ancora oggi rimangono incomprensibili agli anfibi abitanti della palude liberale. Non è così per chi sente dentro di se la voglia di cambiare questa Italia e questa Europa. 

* * *
Nicola Bombacci o se si vuole, così come amava chiamarlo Mussolini, Nicolino Bombacci.

Risuonano, nel pronunciare il suo nome, tempi lontani ma per una contrapposizione che ha la forza di un urto violento; dentro coloro che quei tempi vissero e che questi tempi vivono; quel nome pone subito un confronto che, se ci fate caso è già, d'un colpo, tutto favorevole a Nicolino Bombacci e a coloro che 70-60-50-40 anni fa vissero, dalle varie sponde politiche, la passione del fare politica.

Il confronto fra quegli uomini di allora, gli uomini del Secolo delle Rivoluzioni e gli uomini di oggi; di questa Democrazia consociativa che, al posto delle idee si nutre di affari, di tangenti che, al posto delle passioni e delle idee, si accorda in ordine al motto «io da una cosa a Te e Tu dai una cosa a me», nel migliore dei casi perché, nel peggiore, la filosofia che oggi ispira la condotta politica e civile è quella della violenza.

Il cinismo ha demistificato tutto, al punto che i rapporti politici altro non sono che puri rapporti di forza per cui la mafia, in tutti i suoi comportamenti, non ultimo quello del linguaggio (il linguaggio ermetico dei politici che è fatto per ingannare) è divenuta cardine della vita politica italiana e Torino non è meno palermitana di Palermo.

Gli uomini politici dei tempi di Bombacci e quelli di Nicolazzi.

Cosa era la politica per Nicolino Bombacci? Un mestiere per fare soldi? Una professione? Una cultura, come si dice in giro?

Nulla di tutto questo. Era passione civile. La politica, lo scriverà senza vergognarsene, non era per lui cultura, ma, semplicemente, quella cosa per cui uno si occupa dei guai degli altri come se fossero propri.

E per quei guai è disposto a dare la vita.

giovedì 27 maggio 2021

Fronti chiari! (Karl Otto Paetel)

Reich Urss Flag, Comunisti, Germania, rivoluzione conservatrice, nazbol

Il seguente saggio è stato scritto dall'intellettuale social-nazionalista Karl Otto Paetel in quel breve periodo 1929-30 quando era organizzatore del "
Arbeitsring Junge Front", un gruppo di pressione informale il cui ideale guida era la promozione di legami più forti e una più stretta cooperazione tra gruppi radicali di estrema sinistra e l'estrema destra. La maggior parte degli sforzi di propaganda del Fronte Giovane era concentrata sul NSDAP, un partito che Paetel e i suoi associati consideravano all'epoca il veicolo più promettente per il raggiungimento di una rivoluzione che sarebbe stata sia socialista che nazionalista. Sebbene Paetel non sia mai stato un membro del NSDAP, nondimeno mantenne stretti legami con esso in questo periodo: molti dei suoi amici erano membri del ramo radicale di Berlino-Brandeburgo, e sia il Fronte dei giovani che la sua organizzazione successiva (il "Gruppo dei Nazionalisti social-rivoluzionari", fondata nel maggio 1930) attirava gran parte dei loro membri dagli insoddisfatti della fazione Strasser del NSDAP. Il rapporto di Paetel con i nazionalsocialisti era abbastanza forte da essere un frequente contributore alle pubblicazioni del Partito, principalmente quelle pubblicate dalla casa editrice Kampfverlag di proprietà di Strasser. L'articolo riprodotto di seguito ne è un buon esempio, poiché la sua pubblicazione originale era nel Nationalsozialistiche Briefe , una rivista teorica dell'editrice Kampfverlag. Pur non essendo tecnicamente una pubblicazione ufficiale del Partito (il Kampfverlag e la sua produzione furono mantenuti formalmente indipendenti al fine di distanziare la loro associazione da Hitler) l' NS-Briefe era, accanto al Nationalsozialistische Monatshefte ufficiale, la principale pubblicazione intellettuale del movimento nazionalsocialista tedesco, ed è stata letta abbastanza ampiamente dai radicali nazionalisti. L'articolo di Paetel invita questi lettori a non "travisare" il "fronte" rosso e a riconoscere che il sistema, piuttosto che il Partito comunista tedesco (KPD), è il vero nemico della rivoluzione tedesca. Le critiche dell'autore al KPD e la sua apparente fede nel NSDAP non dovevano durare. Entro la fine dell'anno, deluso dalla deriva "borghese" del NSDAP ed entusiasta dall'apparente corso "nazionalista" del KPD , Paetel si sarebbe avvicinato al KPD e avrebbe iniziato a sostenere una posizione più in linea con quella successivamente espressa nel suo Manifesto Nazional-Bolscevico.


Le coalizioni o gli accordi politici possono essere il prodotto di considerazioni razionali o misure tattiche, ma possono anche essere forniti dalla situazione politica stessa. Le opinioni su altre forze politiche hanno un valore reale solo per un movimento che in qualche modo sa di essere un esponente di una filosofia spirituale fondamentale che è la caratteristica del suo tempo (perché solo in tali movimenti si può pensare di essere costretti alla politica), se sono in una certa misura già nell'aria e rappresentano la concretizzazione essenziale della sua conoscenza ideale.

Il socialismo tedesco si trova oggi di fronte a due di queste determinazioni. Sul piano interno, si trova di fronte al problema: come dovrebbe comportarsi se un giorno l'attività sovversiva del KPD, che è sempre più chiaramente svolta in conformità delle direttive di Mosca, tenti di fomentare "disordini" da qualche parte come base per una rivoluzione proletaria, e allo stesso tempo i guardiani(1) di Weimar chiamano giovani e pistole a lottare per "pace e ordine", per affrontare il "bolscevismo", e così ancora una volta tirare fuori le castagne dal fuoco sotto le bandiere nero-bianco-rosse della dittatura di Weimar e Versailles?

Si dovrebbe essere decisamente chiari su una cosa: se il nazionalismo social-rivoluzionario e il suo esponente per le masse, la NSDAP, segue questi slogan, allora avrà fallito nella sua missione storica che è quella di reintegrare i proletari sfrattati nel comune destino tedesco attuando un sistema socialista-corporativista, basato sulla natura tedesca, attraverso il conflitto della lotta di classe del lavoro contro il capitale internazionale e antinazionale. Una falsa partenza nella politica interna in una situazione del genere - un esempio è il rispetto in qualsiasi circostanza degli slogan di "pace e ordine" - imprimerebbe invece il marchio di Caino una volta per tutte sui socialisti tedeschi, contrassegnandoli come volenterosi o creduloni portabandiera di quel capitale finanziario che domina il sistema attuale anche a giudizio del democratico Haas(2), e bloccando per sempre quell'accesso al proletariato produttivo che il socialismo richiede.

lunedì 24 maggio 2021

Claus Heim: il Presidente del Reich Nazional-bolscevico

Alto come una montagna, possente come una quercia, spalle gigantesche e un pugno terrificante: Claus Heim, il “generale contadino” è un eterno esempio di lotta contro il sistema.
Claus Heim, Landvolk, Nazional-bolscevismo,

Forse è solo un’illusione, ma la storia a volte fornisce grandi sorprese: e se nel 1932 Claus Heim fosse diventato Presidente del Reich? La nostra storia, la storia dell’Europa liberale di oggi, sarebbe stata molto diversa. I più grandi e attivi nazional-bolscevichi del tempo, parliamo di Ernst Niekisch, Otto Strasser, Karl Otto Paetel, Erich Ludendorff, i militanti dei gruppi Oberland e Werwolf tentarono di farne il proprio candidato alla presidenza, in un momento quasi magico in cui tutte le forze nazional-rivoluzionarie parevano potersi unire contro tutto e tutti. Purtroppo questa svolta storica non è mai avvenuta e il futuro si è avviato nell’automatismo che ci ha condotto alla decadenza odierna.

Claus Heim


Ma chi è Claus Heim? Nasce il 24 marzo 1884 a Sant’Anna comune nel distretto di Dithmarschen nella regione dello Schleswig-Holstein. Dopo studi agrari e una vita contadina vicina alla famiglia, per dissidi con questa finisce prima in Danimarca, poi espatria in Paraguay. Anche qui si occuperà di gestire la propria terra e i propri allevamenti finché non dovette partecipare alla prima guerra mondiale come ufficiale. Tornato in America Latina trovò la situazione in condizioni disastrose e quindi nel 1923 tornò in patria.

Qui cominciano i primi veri scontri con il sistema politico tedesco. Heim deve acquisire la vecchia fattoria di famiglia e prende sempre più coscienza della situazione precaria in cui vivono i contadini. Verso la fine degli anni venti è aderente allo Stahlhelm e ci sono le sue prime apparizioni pubbliche nelle proteste dei contadini, il popolo della terra, che si ritroverà proprio nel movimento di resistenza Landvolkbund. Al suo fianco alla guida delle proteste troviamo Wilhelm Hamkens, il primo contadino a finire in prigione, più moderato e abile oratore, dal quale negli anni si allontanerà accusandolo di essersi compromesso con il potere per interessi e ambizioni personali.

Heim invece non accetterà mai compromessi, con niente e nessuno: “Era una personalità impressionante sotto ogni aspetto:

domenica 23 maggio 2021

23 maggio, nasce e muore Ernst Niekisch (Alain De Benoist)

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Il 23 maggio è il doppio anniversario della nascita e della morte di una delle punte di diamante del pensiero nazional-bolscevico. Autore e politico originale e coraggioso, si è opposto a plutocrazie, vecchi privilegi e alla modernità malata presentatasi sotto forma di democrazie o dittature tecnocratiche. Nel nostro blog è possibile trovare articoli scritti di suo pugno o che parlano del suo pensiero e la sua vita. Di seguito invece una breve ricostruzione della sua vita dopo il 1945. 
Qui altri articoli di e su: Ernst Niekisch


Niekisch dopo il 1945 (Alain De Benoist)


La carriera politica di Niekisch non si conclude nel 1945. Ma l'uomo che i russi hanno liberato della sua cella non è ovviamente lo stesso di quello che più di dieci anni prima profetizzò l'avvento della Terza figura imperiale. Si definisce democratico e progressista. Resta, tuttavia, convinto di molte sue intuizioni e forse l'occupazione sovietica della Germania orientale lo porta a credere che la sintesi "prussiano-bolscevico" che ha sognato è, almeno in parte, in procinto di essere realizzata. Dal mese di agosto del 1945, entrò a far parte del Partito Comunista Tedesco (KPD) e, contemporaneamente, prende la direzione della Volkshochschule Wilmersdorf, situato nel settore britannico, dove continua a vivere. In autunno, lo troviamo come direttore dell'Ufficio della Lega per i Beni Culturali per il Rinnovamento democratico della Germania (Kulturbund zur demokratischen Erneuerung Deutechlands) e della Società di amicizia tedesco-sovietica. Diventò membro della SED nel mese di aprile 1946. Nel gennaio 1946, maliziosamente Junger scrisse: "Sembra che Niekisch sia completamente orientato verso est!". L'interessato rispose non semplificando le cose...

sabato 22 maggio 2021

Il Nazional Bolscevismo tedesco dal 1918 al 1932 (Karl Otto Paetel)

Il Nazional Bolscevismo tedesco, Karl Paetel, Junger, Van den Bruck, rivoluzione conservatrice

Questo resoconto è di fondamentale importanza: sia perché riesce a dare una panoramica completa dei protagonisti e i gruppi del nazional bolscevismo tedesco, sia perché scritto da uno di quei protagonisti; quel Karl Otto Paetel di cui abbiamo pubblicato il Manifesto e altro, che grazie all'esperienza diretta ci tramanda idee e visioni di prima qualità.


Al momento, quando nella Germania occidentale le tendenze politiche, i gruppi o gli individui sono descritti come "nazional-bolscevichi" (con l'intenzione di creare polemiche e una sfumatura peggiorativa, come per "trotzkisti" o "titisti"), intendiamo tendenze, gruppi o persone orientati verso l'Oriente e filo-russi, o almeno simpatizzanti. Ma questa definizione non basta a caratterizzare il movimento che, tra la fine della prima guerra mondiale e la presa del potere da parte di Hitler, attirò l'attenzione degli ambiti teorico-politici, all'"estrema destra" come all'"estrema sinistra" in molti modi e con lo stesso nome.

Dai due lati, il movimento si basava fondamentalmente su motivazioni politiche interne: i socialisti rivoluzionari si sono radunati attorno all'idea di nazione perché la vedevano come l'unico modo per mettere in pratica il socialismo. I nazionalisti convinti tendevano verso la "sinistra" perché, secondo loro, i destini della nazione potevano essere affidati solo tramite la fiducia a una nuova classe dirigente. Sinistra e destra si univano in un odio comune per tutto ciò che chiamavano imperialismo occidentale, il cui principale simbolo era il Trattato di Versailles e il garante, il "sistema di Weimar". Quindi era quasi inevitabile che ci rivolgessimo, in politica estera, alla Russia, che non aveva preso parte al Trattato di Versailles. I circoli "nazionali" lo fecero con l'intenzione di continuare la politica del barone von Stein, della convenzione di Tauroggen, e infine quella della "controassicurazione" di Bismarck; la sinistra dissenziente, da parte sua, nonostante le critiche spesso violente che formulava contro la politica comunista internazionale dell'Unione Sovietica, rimase convinta del carattere socialista, quindi ad essa correlato, dell'URSS, e attendeva la formazione di un fronte comune contro l'Occidente borghese e capitalista.

Il bolscevismo nazionale includeva quindi nelle sue fila nazionalisti e socialisti tedeschi che, introducendo una crescente intransigenza social-rivoluzionaria nella politica tedesca, contavano sull'aiuto russo per raggiungere i loro fini.

mercoledì 19 maggio 2021

Tusk: il rompighiaccio antiborghese oltre destra e sinistra (Bertrand Eeckhout)

Deutsche Jungenschaft 1.11., DJ.1.11.,Tusk,symbol,logo

Tra i movimenti della gioventù ce n'è uno che è particolarmente noto per il suo radicalismo antiborghese: la DJ.1.11. o la Deutsche Jungenschaft 1.11. (1 novembre, data della sua fondazione). Il radicalismo di questo movimento è dovuto essenzialmente alla personalità del suo capo e fondatore: Eberhard Koebel, detto "Tusk". Nato nel 1907 a Stoccarda, figlio di un alto funzionario, Eberhard aderirà molto giovane ai Wandervögel, più tardi passerà ai Freischar dei quali diverrà "Gaufuhrer" a Wurtember nel 1928. Questo piccolo uomo, nervoso ed energico non fu in alcun modo un teorico. Fu sopratutto un artista che rivoluzionò lo "stile" dei movimenti della gioventù dando un aspetto moderno alle sue riviste, conferendogli una grafica audace, moderna e pulita.La sua notorietà nel movimento e in tutta la Germania si deve sopratutto alle sue innovazioni. E queste non sono state solo di ordine grafico. Infaticabile viaggiatore, Koebel aveva visitato e vissuto con i lapponi, attraversato il nord della Russia europea, sbarcato in Novaja Zemlja. Dai suoi viaggi inediti e originali riporta indietro, oltre al suo soprannome "Tusk" ("Il tedesco" in scandinavo, la Kohte (tenda lappone), la balalaika e il banjo. Questa tenda nera e questi strumenti musicali saranno adottati con entusiasmo dai giovani. "Vivendo con intensità" Koebel percorre il suo paese in moto (un altro tratto di modernismo) per reclutare nuovi membri. Gli antiborghesi di Tusk si scinderanno dalla Freischar l'1 novembre 1929 riunendosi sotto la bandiera della DJ.1.11. Tusk imprimerà al suo movimento uno stile originale e un'etica nuova. Il suo stile e la sua etica si imporranno nel campo che organizzerà nel 1931 (Sühlager).

domenica 16 maggio 2021

I primi Gilet Gialli nel febbraio 1934: destra e sinistra unite contro la partitocrazia (M. Bozzi Sentieri)

6 febbraio 1934, La Rochelle, Brasillach, Francia, Gilet Gialli

Les derniers coups de feu continuent de briller
Dans le jour indistinct où sont tombés les nôtres.
Sur onze ans de retard, serai-je donc des vôtres ?
Je pense à vous ce soir, ô morts de février.

 

“I capi si mescolino fra di loro come hanno fatto i soldati. Perché i soldati, Clérence, si sono mescolati su quella piazza. Ho visto i comunisti vicino agli uomini dell’estrema destra; li guardavano, li osservavano turbati, con uno strano desiderio dipinto sul volto. Per un pelo non si sono incontrati, in un miscuglio stridente, tutti gli ardori della Francia. Capisci, Clérence? Corri dai giovani comunisti, indica loro il nemico comune di tutti i giovani, il vecchio radicalismo corruttore” – così Drieu La Rochelle, uno degli scrittori francesi del “Romanticismo fascista”, fa dire a Gilles, protagonista del romanzo omonimo, pubblicato, nel 1939, da Gallimard e censurato dal governo della III Repubblica. E’ il 6 Febbraio 1934, a Parigi, in Place de la Concorde, per la prima volta, si sono incontrati, in una grande manifestazione di protesta contro l’emblema della partitocrazia, il Palais-Bourbon (La Camera dei deputati), e contro il governo del radical-socialista Daladier, militanti dell’estrema destra e dell’estrema sinistra, i Camelots du Roi, gli attivisti dell’Action Francais (il movimento monarchico-tradizionalista di Charles Maurras) ed i giovani operai della “cintura rossa”, membri delle Jeunesses Patriotes e militanti comunisti, ex combattenti e disoccupati.