domenica 28 febbraio 2021

Prussia come principio (Paetel, Karl Otto)

Nazbol, nazional bolscevismo, bolscevismo, socialismo, Paetel, Stile Prussiano, Prussia

Dal Manifesto del Nazional Bolscevismo

C'è una cosa che il socialismo non può ignorare: la realtà della Prussia.

Là infatti, come sia Oswald Spengler che Moeller van den Bruck hanno identificato nello "stile prussiano", c'è il tipo di socialismo di Stato che auspichiamo sorga nei territori tedeschi; esiste già in questi in forma embrionale. C'è quella scelta per il “Noi” sull’ “Io”, per l'unità nella polarità, la già manifestata (in contrasto con la concezione marxista della società) auto-esistenza creativa, fondata nel sangue e nell'acciaio - e vissuta come una volontà, non come un'opportunità speciale. 

Certo, bisogna tenere presente che c'è un altro aspetto di queste cose: non è un caso che la sintesi sia diventata “Prussianesimo e Socialismo” *, ad es. La glorificazione di Spengler del "umano carnivoro". Anche il principio prussiano è oggi in pericolo di essere utilizzato in modo improprio.

Solo la Prussia è storicamente capace, vedendosi sempre come il correlato dell'eterno tedesco; solo la Prussia, che riprende l'antica tradizione Junker, soddisfa le richieste del barone von Stein di coinvolgere il Volk nella responsabilità dello Stato. 

martedì 23 febbraio 2021

Utopia liberale e capitalismo reale (Michéa, Jean-Claude)

Michéa, capitalismo, liberismo, analisi, cos'è il capitalismo?

L’idea che la concorrenza «libera e non falsata» sarebbe – secondo le parole di
Milton Friedman – l’unico mezzo conforme alle esigenze della libertà individuale di «coordinare l’attività di milioni di persone, ciascuna delle quali conosce solo il proprio interesse, in modo che la situazione di tutti ne risulti migliorata […] e senza la necessità che le persone si parlino o si amino» [a], costituisce, da Adam Smith, uno dei dogmi fondamentali del liberismo (ma si trova traccia delle primissime formulazioni fin dal XVII secolo, nell’opera pioneristica di Boisguilbert) [b]. Nondimeno, la realtà empirica è ben lontana dal corrispondere a questo schema ideale. 

Infatti, come sottolineava Orwell, «il guaio, con la concorrenza, è che c’è sempre un vincitore. Il professor Hayek nega che il capitalismo liberale porti necessariamente al monopolio, ma, all’atto pratico, tale sistema ha portato proprio a quello» [c].

Vedere in questa costante tendenza [d] del sistema capitalista a formare dei cartelli, dei trust e degli oligopoli un semplice tradimento del «vero» spirito liberale appare dunque serio più o meno come considerare il fatto che un giocatore finisce sempre per impadronirsi del viale dei Giardini e del parco della Vittoria come una distorsione rispetto allo spirito del vero Monopoli. Ma questa differenza costitutiva tra l’ideologia della libera concorrenza e le sue forme di esistenza storicamente concrete si spiega anche attraverso la differenza che esiste per definizione tra il punto di vista dell’ideologo liberale – quello che s’interessa soltanto, in quanto spettatore che si presuppone imparziale, alle condizioni dell’equilibrio generale del mercato – e quello di ogni soggetto economico preso singolarmente. In effetti, come osserva Pierre-Yves Gomez, «a pensarci bene, gli attori economici definiti attraverso l’antropologia liberale non hanno alcun interesse a essere in concorrenza. Quando sono in concorrenza guadagnano meno, niente profitti da monopolî, niente ricavi dovuti alla loro posizione di mercato, alla possibilità di alzare il prezzo senza subire la concorrenza. In realtà, un’azienda ha un solo desiderio: agire in monopolio; il responsabile di un’azienda ha un solo desiderio: quello di fare accordi coi concorrenti per mantenere, per esempio, dei prezzi elevati […]. Si ha sempre l’impressione che il mondo liberale sia composto da persone il cui unico desiderio è quello di essere in concorrenza, ma è vero il contrario, fin dalle premesse liberali. Per guadagnare di più, gli individui hanno interesse ad accordarsi, a organizzare collusioni allo scopo di limitare i costi e di aumentare di molto i guadagni» [e]. 

lunedì 22 febbraio 2021

I socialisti lasciano la NSDAP! (Otto Strasser)

Otto Strasser, nazi, nsdap, black front,

Il 4 luglio 1930 un titolo sorprendente salutò i lettori del quotidiano berlinese Der Nationale Sozialist: "I socialisti lasciano la NSDAP!" L'articolo, scritto dall'eminente radicale Dr. Otto Strasser e co-firmato dai suoi più fedeli alleati attivisti, delineava in dettaglio la loro insoddisfazione collettiva per lo sviluppo delle tattiche e dell'ideologia del NSDAP (Il partito nazional socialista) e i motivi delle loro rumorose dimissioni dal Partito. Il conflitto era scoppiato quasi dal primo ingresso di Strasser nel partito nel 1925. Ex socialdemocratico, Otto era un anticonformista sin dall'inizio, essendo stato uno dei protagonisti nel tentativo del 1926 di introdurre un nuovo programma di partito e di porre limiti all'autorità di Hitler, così come un critico aperto e aspro dell'abbandono del partito della sua strategia di "linea urbana" dopo il fallimento della conquista degli elettori proletari nelle elezioni del 1928. La sua pubblicazione di un altro programma radicale proposto ("Le 14 tesi della rivoluzione tedesca") alla vigilia del Reichsparteitag alla fine di luglio 1929 fu vista come un'ulteriore provocazione, così come i numerosi articoli critici successivi che scrisse diretti contro Hitler o la strategia elettorale del partito. La goccia che fece traboccare il vaso, tuttavia, fu molto più prosaica: la decisione di Otto nel marzo 1930 di pubblicare un'edizione berlinese del suo giornale Der Nationale Sozialist, direttamente contro gli ordini di Hitler e in aperta concorrenza con il tabloid berlinese di Goebbels Der Angriff. Un Goebbels infuriato chiese a Hitler di intercedere, e questo fu l'inizio della fine. Dopo un tentativo fallito di riavvicinamento da parte di Hitler all'Hotel Sanssouci, è del 30 giugno l'ordine ufficiale del Führer in cui si chiede l'espulsione dei ribelli rimasti. Otto sperava che la sua risposta pubblicata, l'articolo tradotto di seguito, avrebbe ispirato tutti coloro che erano insoddisfatti del Partito ad unirsi a lui e ai suoi seguaci nel loro esodo dal NSDAP. Rimarrà molto deluso. Circa 5000 membri del NSDAP al massimo seguirono Otto nel deserto politico, le reclute più significative erano diversi contingenti della Gioventù Hitleriana e alcuni degli organizzatori locali più radicali. Nessun Gauleiter di spicco o leader delle SA si unì ai ribelli e persino Gregor voltò le spalle a suo fratello (i due non avrebbero parlato di nuovo fino al 1933). i Kampfzeit di Otto, i suoi "anni di lotta", erano ora ufficialmente iniziati.


I socialisti lasciano il NSDAP!

Dr. Otto Strasser

Lettori, compagni di partito, amici! Da mesi seguiamo con profonda preoccupazione lo sviluppo del NSDAP, e con crescente apprensione siamo stati costretti a notare come, sempre più frequentemente e in questioni sempre più critiche, il Partito abbia violato l'Idea (1) del nazionalsocialismo.

Su numerose questioni di politica estera, di politica interna e, soprattutto, di politica economica, il Partito ha adottato una posizione che diventava sempre più difficile da conciliare con i 25 punti che abbiamo visto come programma esclusivo del Partito; ancora più difficile era l'impressione della crescente borghesizzazione del partito,

venerdì 19 febbraio 2021

Fascio e martello: Il fascismo come dittatura del proletariato (Antonio Pennacchi)

Pennacchi, fascismo, destra, sinistra, comunismo, proletariato

1 – Tra destra e sinistra

A me certe volte mi sa – soprattutto man mano che vado avanti con questo studio sulle bonifiche e sul fenomeno delle città nuove – certe volte mi sa, o mi viene il sospetto, che non è vero che il fascismo era di destra: era di sinistra. Dice: “Ma che non lo sapevi? Hai fatto la scoperta dell’America: lo sanno tutti che era di sinistra”. Sì, ho capito. Ma un paio di maniche è dirlo così, al bar: “Era di sinistra. Nino, portami un’altra grappa”. Un altro paio di maniche è dirlo per davvero, in sede storica, con tanto di argomentazioni, specie adesso che pure Ciampi ha detto che non si può dire: “Studiate quello che vi pare, ma guai al revisionismo”. Roba che uno dice: “Ma allora il fascismo ci sta adesso. E che madonna: prima ancora che comincio a cercare, tu già mi dici quello che posso o non posso trovare? Se trovo questo va bene, se trovo quell’altro lo rificco sotto?”. E quei quattro scemi, pur di stare al governo, gli hanno detto: “Sissignore. Che stiamo a scherzare? Il più grande statista era De Gasperi”. De Gasperi? Una testa d’alce che non è riuscito a governare nemmeno cinque anni filati. Se lo giocavano a palla, i suoi: Pella, Fanfani, Segni, Gronchi. Gli facevano fare la testa di turco. E nel ’53 lo hanno proprio preso a zampate ai fianchi. E poi ragioniamo: ma che lo aveva messo in piedi lui quel partito? I voti erano suoi? Se dietro non avesse avuto i preti non governava manco la Polisportiva del paesetto suo. M’avessi detto Togliatti, che alle masse gli faceva fare quello che voleva e quando, dopo l’attentato, lo stavano portando in camera operatoria – che già avevano chiamato le pompe funebri e proclamato l’insurrezione – gli ha detto ai suoi, sulla barella: “Nun state a fa’ i scemi”. E sono scattati sull’attenti.

In ogni caso è vero che non ho scoperto l’America: mica arrivo primo. Prima di tutti c’era già arrivato proprio Togliatti nel 1935, a sostenere che il fascismo “E’ un’ideologia eclettica. [Accanto alla] ideologia nazionalista esasperata vi sono numerosi frammenti che derivano da altrove. Per esempio dalla socialdemocrazia. L’ideologia corporativa [...] alla base della quale sta il principio della collaborazione di classe, non è un’invenzione del fascismo ma della socialdemocrazia [.] Ma si ruba anche al comunismo: i piani, ecc. [.] Io vi metto in guardia contro la tendenza a considerare l’ideologia fascista come qualcosa di saldamente costituito, finito, omogeneo”.

giovedì 18 febbraio 2021

Il Landvolk di Claus Heim (Ernst Von Salomon)

Landvolk, Claus Heim, Von Salomon, rivoluzione conservatrice, nazbol, nazional socialismo

Spesso Von Salomon ha parlato della conversione del fratello, Bruno von Salomon, al marxismo. Bruno, come Ernst, era un nazionalista, in particolare un aderente al "nuovo nazionalismo" prominente dopo la prima guerra mondiale. Bruno, prima di diventare marxista, passò per il movimento "Landvolk" - come fece Ernst, sebbene le conclusioni raggiunte delle loro esperienze fossero diverse. Il movimento Landvolk (Landvolkbewegung, Movimento della popolazione rurale, M. dei contadini) fu un fenomeno socio-politico iniziato alla fine degli anni '20 in cui i contadini dello Schleswig-Holstein, la provincia più settentrionale della Germania, si ribellarono all'autorità dello stato di Weimar. Vessati dalla terribile situazione finanziaria della Germania, dalle alte aliquote fiscali, dalla mancanza di protezionismo, da ciò che ritenevano fossero ingiusti sequestri di proprietà sui debiti fiscali e sui prestiti, dalla mancanza di una rappresentanza politica efficace, i contadini della provincia iniziarono a reagire. Organizzandosi come una classe, il Landvolk non era un partito organizzato; avevano una bandiera (nera, con una spada rossa e un aratro bianco) e dei leader (Claus Heim e Wilhelm Hamkens), ma entrambi erano informali, e non c'era una vera gerarchia, nessuna vera struttura organizzativa. Motivato da una comune visione del mondo pro-volkisch, anti-capitalista, anti-sistema, questo movimento di base ha iniziato una serie di vigorose proteste contro i funzionari di Weimar - proteste che sono diventate più selvagge e più violente nel tempo fino a quando, inevitabilmente, si sono trasformate in un vero e proprio terrorismo. Naturalmente, tutta questa attività ha attratto i radicali politici, ed è così che Bruno ed Ernst von Salomon sono finiti nella regione, insieme a innumerevoli altri nazionalisti, comunisti, fascisti e nazionalsocialisti che cercavano di trasformare le parole in azioni e combattere direttamente contro l'odiato stato di Weimar, aiutando i contadini nella loro lotta. I ricordi di Ernst von Salomon del coinvolgimento suo e di suo fratello nel movimento Landvolk da Der Fragebogen (Il Questionario, in italia pubblicato come "Io resto prussiano"), riprodotto di seguito, fornisce un ricordo piuttosto ironico e di prima mano di un segmento spesso trascurato del radicalismo di Weimar. Da questi si può vedere l'ispirazione della vita reale per molti degli eventi nel romanzo a tema Landvolk di von Salomon Die Stadt, che insieme a A Small Circus di Hans Fallada (Bauern, Bonzen, und Bomben) è uno dei migliori resoconti letterari della lotta dei contadini dello Schleswig-Holstein.


Da molti anni non vedevo né sentivo mio fratello Bruno. Era quasi scomparso. La nostra ultima lite era stata subito dopo il Putsch di Kapp. Approvava i putch, ma non Kapp, mentre io pensavo che in quei tempi difficili chiunque lo desiderasse aveva il diritto di fare il suo putsch.

martedì 16 febbraio 2021

Socialismo (Paetel, Karl Otto)

paetel, ultrastatalismo, nazionalizzazione, socialismo, nazbol

Tratto dal Manifesto Nazional Bolscevico

Ricapitoliamo:

Siamo socialisti.

Questo significa:

Al momento della rivoluzione, chiediamo:

1. Nazionalizzazione del territorio e del suolo.
Distribuzione dei latifondi. Tutta la proprietà terriera in futuro sarà il mandato della nazione.


2. Trasferimento di tutte le imprese industriali, bancarie, dei grandi magazzini, delle risorse minerarie, minerarie e dei trasporti di grandi e medie dimensioni nelle mani del Volk.


3. Economia pianificata dallo Stato con il monopolio del commercio estero.


4. Armi nelle mani di tutti: costituzione di una milizia popolare [Volksheeres].

martedì 9 febbraio 2021

Destra o sinistra? Destra E sinistra! (Hans Zehrer)

Hans Zehrer è una figura un poco conosciuta oggi, almeno in confronto a simili pensatori del movimento rivoluzionario nazionale tedesco come Ernst Niekisch e Karl Otto Paetel, entrambi i quali sono riusciti ad acquisire un maggior grado di celebrità moderna. Questo è forse ingiusto per Zehrer, che era senza dubbio più conosciuto di entrambi durante il periodo cruciale 1928-1933 in Germania; certamente era più influente. Nato nel 1899, Zehrer combatté la Grande Guerra e, dopo aver partecipato Putsch di Kapp del 1920, iniziò una vita di giornalismo politico di tutto rispetto. Ciò che ha reso famoso il nome di Zehrer è stata la sua direzione della rivista nazionale Die Tat ("Il Fatto"...) nell'ottobre 1929. Die Tat crebbe rapidamente sotto la guida di Zehrer fino a diventare il giornale politico più letto nel paese. Il fattore chiave del successo di Die Tat è stata la sua posizione politica unica. Zehrer e la sua cerchia di collaboratori hanno pubblicato critiche dettagliate del capitalismo, sostenendo la sua sostituzione con un sistema mercantilista di nazionalizzazione di massa, rigorosa autarchia e barriere tariffarie esclusive. Hanno rifiutato non solo il concetto di partiti, ma l'intera divisione sinistra-destra, sostenendo invece un'alleanza del "Terzo Fronte" tra tutte le forze militanti dall'estrema sinistra all'estrema destra. Erano anche elitari, rifiutando il NSDAP per le sue radici plebee e il suo carattere di "partito di massa", desiderando invece una "rivoluzione dall'alto" guidata dall'esercito e dal presidente. Il culmine per Zehrer probabilmente arrivò durante il governo di breve durata di Kurt von Schleicher, dove Zehrer divenne l'"uomo dietro il trono" ideologico del regime di Schleicher e Die Tat servì come una sorta di giornale non ufficiale di politica statale. 

destra e sinistra, die tat, hans zehrer, rivoluzione nazionale, rivoluzione conservatrice
Il breve articolo qui sotto, tratto da un'edizione del 1932 di Die Tat, è un esempio abbastanza tipico della posizione di Zehrer sulla questione 'Sinistra-Destra', invoca l'ideale unificante dello Volksgemeinschaft (Comunità di popoloe sottolinea la convinzione che in realtà solo superficiali qualità separano "l'uomo di destra" dall'"uomo di sinistra".



Ci poniamo quella domanda che ci viene imposta dall'era odierna e che ci appare di importanza decisiva: destra o sinistra?

lunedì 8 febbraio 2021

Consigli di Stato o Stato corporativo? (Paetel, Karl Otto)

Paetel, nazbol, nazionalbolscevismo, aquila, eagle

Tratto dal Manifesto Nazional Bolscevico

La questione fondamentale riguardo l'economia nel socialismo nazional-rivoluzionario può essere solo:

Tutto il potere nelle mani della nazione. Insieme c'è la richiesta parallela e concreta della struttura statale: lo stato è la nazione sovrana, i suoi organi legislativi ed esecutivi sono i mandatari del Volk.

Il che significa di conseguenza: Consigli di Stato.

Il principio di autogoverno espresso al suo interno non è in alcun modo "razzialmente straniero" ["Volksfremd"] o tipicamente russo, piuttosto è la vecchia "democrazia germanica".

mercoledì 27 gennaio 2021

La questione contadina in Germania (Paetel, Karl Otto)

questione contadina, Paetel, Nazbol, rivoluzione conservatrice, Claus heim

Il comunismo nazionale non può prendere in considerazione la predicazione di un "nazionalsocialismo riformato", ma non può nemmeno considerare di predicare un marxismo riformato.
I suggerimenti che il nazionalismo offre sul tema della questione contadina riguardano solo la necessità di non distruggere la categoria eterna del contadino legato alla terra; non potranno mai minare la pianificazione economica socialista.

Ma il dottor Rosikat (54) ha ragione quando afferma *:

“Il contadino tedesco non pensa affatto di rinunciare volontariamente alla sua economia autosufficiente. Il suo ideale non è come quello del proletario: l'autoabolizione come strato sociale. Al contrario, la sua è: autonomia a qualsiasi prezzo! I vantaggi che il comunismo gli promette non hanno alcun potere di vendita sul suo desiderio di lavorare in modo indipendente sul proprio suolo. 

“Ai comunisti piace fare riferimento alla Russia. Là i contadini seguirono il bolscevismo, quindi perché non potrebbero farlo anche in Germania un giorno? Per rispondere, posso indicare le seguenti differenze:

venerdì 15 gennaio 2021

Rivoluzione rurale? (Paetel, Karl Otto)

Landvolk, nazbol, Paetel, nazionalbolscevismo

Tratto dal Manifesto Nazional Bolscevico

Il nuovo nazionalismo, nato nel cuore di coloro che non hanno più alcun legame con lo stile di vita borghese per il chiaro riconoscimento che da esso non ci si può aspettare alcun dinamismo politico, inizia oggi a rivolgere il suo sguardo fiducioso alle forze della rivoluzione verso il Movimento Landvolk * - che da lì, dove la forza e la sostanza del popolo tedesco sono ancora radicate, si costruirà il domani.

E comincia a svilupparsi un romanticismo che, nutrito dal mito delle bandiere nere †, nutrito dal leggendario mito del nome Claus Heim ‡, si allontana sdegnosamente dalle masse metropolitane sradicate, si allontana con disprezzo dagli slogan materialistici del proletariato, credendo nella nuova rinascita della vita völkisch dal suolo e tenendo conto di poter fare a meno di lavoratori, città e asfalto.

Ma questa prospettiva trascura completamente che le forze trainanti dietro la volontà di resistere, specialmente nel caso dei contadini e di ogni tentativo di auto-aiuto del Landvolk, sono in realtà alla fine derivate esclusivamente dalla situazione personale degli individui in questione.

Là, dove la pace è parte dall'aia, il contratto d'affitto riscosso per costrizione, l'agricoltore prende la falce e atterra gli ufficiali giudiziari nel cortile. Là, dove l'ebreo fugge l'individuo, si risveglia l'autoaffermazione völkisch.

È in gran parte la stessa miseria che unisce anche il proletario sotto le bandiere rivoluzionarie.

martedì 12 gennaio 2021

Marxismo e questione nazionale (Paetel, Karl Otto)

Paetel, nazbol, nazionalcomunismo, bolscevismo nazionale

Tratto dal Manifesto Nazional Bolscevico

Che Lenin, in ogni caso, abbia visto questo come un obiettivo futuro è indiscutibile. Lo ha espresso in modo chiaro e inequivocabile: “È con orgoglio che possiamo dire: al Primo Congresso eravamo infatti solo propagandisti; stavamo solo proclamando le nostre idee fondamentali tra il proletariato mondiale; abbiamo solo lanciato l'appello a combattere; ci stavamo semplicemente chiedendo dove fossero le persone capaci di intraprendere questa strada. Ora il proletariato avanzato è ovunque. Ovunque c'è, anche se spesso mal organizzato, un esercito proletario, e se i nostri compagni internazionali ora ci aiuteranno a organizzare un esercito unito, nulla ci impedirà di portare a termine il nostro compito.

Questo compito è la rivoluzione proletaria mondiale, la creazione di una repubblica sovietica mondiale. "(47)

Anche Trotsky, nel suo opuscolo "Contro il comunismo nazionale", propone chiaramente lo slogan degli "Stati Uniti sovietici d'Europa".

O, come dice Lenin: “Il movimento socialista non può trionfare nel vecchio quadro nazionale. Crea nuove, più alte forme di convivenza umana, in cui i bisogni legittimi e le aspirazioni progressive delle masse lavoratrici di ogni nazionalità saranno, per la prima volta, soddisfatte attraverso l'unità internazionale, a condizione che le partizioni nazionali esistenti siano eliminate". (48)

Lenin dice inoltre: "Nell'era dell'imperialismo, non ci può essere altra salvezza per la maggior parte delle nazioni del mondo che attraverso le azioni rivoluzionarie intraprese dal proletariato delle grandi potenze, che si diffondono oltre i limiti della nazionalità, abbattono quei confini e rovesciano la borghesia internazionale. Se questo rovesciamento non si verifica, le Grandi Potenze continueranno ad esistere, cioè rimarrà l'oppressione dei nove decimi di tutte le nazioni del mondo. Ma se la caduta della borghesia si verificherà, accelererà enormemente la caduta di ogni singola divisione nazionale ... "(49)

Nelle sessioni del 16° Congresso (1930, giugno / luglio), Stalin si espresse inequivocabilmente sulla questione del futuro delle lingue nazionali:

sabato 2 gennaio 2021

Il fascismo e Lenin (Ernesto Giménez Caballero)

jons, la conquista del estado, rivoluzione conservatrice, caballero, ramiro, fascismo, lenin, comunismo

Tratto dal primo numero (14 de marzo de 1931) del periodico La Conquista del Estado. di cui l'autore è primo firmatario dopo il presidente Ramiro Ledesma Ramos capo delle J.O.N.S. Giunte di Offensiva Nazional-Sindacalista

Sono passati dieci anni da quando Il Secolo decise di inviare un ottimo giornalista - Luciano Magrini - per un mese in Russia per rivelare all'Italia che "in Russia bolscevica" tutto era fallito, compreso il bolscevismo del 1920. Era il vespro, con la luce della sera, che confondeva tutto, la sera, nell'aria italiana. Rantoli di fine guerra. Il pendolo della politica oscillava da un estremo all'altro. Destra-sinistra, sinistra-destra, come due mani nemiche che non riescono a conciliare al servizio integrale di un unico corpo. Anche la Russia era un crepuscolo. I più vistosi profeti del giudizio in Occidente erano limitati a formule mascherate: incomprensibile = enigma asiatico, caos slavo, abisso indefinibile ...

1920. L'Occidente non era per la contemplazione. La Russia bolscevica era un nuovo allarme nell'equilibrio sommario che "i vincitori" stavano cercando di ristabilire.

L'Occidente (Inghilterra, Francia) organizza forze di polizia di repressione e invia giornalisti e politici che portano in sé tutta la buona volontà, tranne quella dell'intesa. (Ad esempio, Wells. C'è qualcosa di più profondamente inutile - diremmo sciocco - della visione russa di Wells?). L'Occidente ha applicato la sua tipica mentalità - razionalista, demoliberale, individualista, scettica, sensuale - e tutto il resto ha scoperto che: un enigma , un caos. O come Magrini del Secolo: un fallimento del 1920.

Sono passati dieci anni. L'Inghilterra e la Francia non hanno cambiato molto la loro mentalità costitutiva, occidentale, europea. Per antonomasia, Francia, Inghilterra (e satelliti continentali centrali) sono ancora Europa. Ma qualcosa, qualcosa li ha fatti sentire che accanto a quell'Europa - o meglio dire, con Unamuno: contro quell'Europa - ce n'è un'altra, che non va considerata barbara. Un'altra Europa che ha cominciato a chiedere, a gridare, a diventare indipendente, a minacciare. Germania che dichiarando l'ovest intorpidito, delinea progetti di egemonia con la Russia, interpretando la Russia, approfittando della Russia. Spengler, Korherr, Keyserling ...: "Eurasia"; "Come Roma ha disciplinato il messianismo asiatico nella civiltà cattolica, così la Germania assimilerà, regolandolo, il nuovo messianismo orientale, che raggiunge l'Occidente attraverso la Russia".

martedì 29 dicembre 2020

La nazione come valore più alto (Paetel, Karl Otto)


Tratto dal Manifesto Nazional Bolscevico

In un passaggio dell'articolo di Hiller discusso in precedenza (rimaniamo su questo argomento perché sintomatico della disputa con la 'sinistra' in generale), si dice dei nazionalirivoluzionari che “vengono dal nazionalismo come qualcosa che deve essere superato”; altrove, con approvazione, dice che: "non rinunciano a un briciolo del "nucleo d'oro" dei loro sentimenti nazionali (qualcosa di estraneo a coloro che hanno un'anima paralizzata)." Queste due citazioni sembrano contraddittorie, ma in realtà sono abbastanza correlate. Hiller, come Marx, rispetta la nazione come esiste oggi, ed è anche disposto a concedere la continua esistenza del suo "nucleo d'oro", cioè i suoi aspetti culturali, la lingua, i costumi, il senso della patria; tuttavia, esattamente come Lenin ha detto in modo così chiaro nei suoi saggi sulla "questione nazionale", parallelamente allo svanire dello Stato, ci deve essere una fusione delle nazioni in una più alta unità.

C'è anche il punto di vista di Jaurès*, che non esaurisce il significato politico: "La nazione è quel tesoro del genio umano e del progresso, e sarebbe malvagio per il proletariato frantumare quei preziosi vasi della cultura umana".

Il concetto di sovranità gli è estraneo, come è estraneo a Lenin e Stalin, in un'analisi altrimenti superba della natura della nazione.(42)

lunedì 28 dicembre 2020

Libertà o felicità? (Paetel, Karl Otto)

Paetel, nazbol, nazionalbolscevismo, rossobruni

Dal Manifesto del Nazional Bolscevismo

Riguardo la questione se le decisioni debbano essere orientate dall'individuo o dal collettivo, un'altra delle domande del dottor Hiller troverà risposta. Hiller nel suo lavoro sul nazionalismo social-rivoluzionario cita la frase (che, per inciso, non proviene da Ernst Jünger, ma è un mio commento *):

"Siamo dalla parte del proletariato insurrezionale per il bene della nazione, non per il bene di poche idee di felicità umanitaria". Poi chiede:


"Questi portatori di miseria, questi bruti schietti, questi mostri che non nascondono di essere mostri, la loro nazione ideale richiede che i suoi membri siano infelici?"

No, dottor Hiller, no! Tuttavia: nel discorso di Saint-Just † contro Danton, ad esempio, c'è un passaggio che mostra cosa intendiamo:

L'amore per la Patria è una cosa grande e terribile. È senza pietà, senza paura, senza rispetto per l'individuo quando si tratta del bene pubblico. Questo amore ha portato Regolo a Cartagine e Marat al Pantheon. "

Siamo socialisti. Sosteniamo la rivoluzione, la lotta di classe, la socializzazione dei mezzi di produzione, la nazionalizzazione della terra e del suolo, una struttura statale sul principio dell'autogestione.

giovedì 26 novembre 2020

Guerra e Pace: Pacifismo e Nazione (Paetel, Karl Otto)

Paetel, nazionalbolscevismo, Nazbol, bolscevismo nazionale, nazional rivoluzionari

Dal Manifesto del Nazional Bolscevismo

La guerra e la pace non possono mai essere giudicate di per sé. La negazione o l'affermazione del loro valore e status è decisa solo in relazione alle esigenze della vita völkisch [völkischen Lebens], alla volontà nazionale di autodeterminazione e alle decisioni personali uniche che influenzano il destino nazionale che domina la vita degli individui. Coloro che non sono disposti a vedere e affrontare ogni problema dal punto di vista della loro esperienza individuale saranno in grado di esprimere un tale giudizio solo quando la loro relazione con questo aspetto sarà chiara. La guerra può essere approvata solo quando è definitivamente stabilito che è essenziale e inevitabile per il futuro, la libertà e la vitalità di un Volk, solo se il suo sperpero della sostanza del Volk [Volkssubstanz] è giustificato da un futuro più grande e più sicuro per la Volksgemeinschaft stessa.

Ma un Volk che, come oggi in Germania, è solo un oggetto della politica di altri Stati, può conoscere solo un'alternativa: prima la libertà, poi la pace.