1. Lo studio di queste memorie molto profonde e rese disponibili dalla casa editrice S. Fischer, sarà più semplice per chiunque sappia guardare attraverso gli occhi dell’autore. Trotsky è un razionalista, anche se un razionalista del tipo più determinato, che non si accontenta affatto dell’ordine delle cose così come appare nei limiti della conoscenza. Piuttosto, egli è sempre pronto a realizzare quest’ordine nel regno dell’Essere [diese Ordnung im Sein verwirklichen] – purché ci siano le condizioni necessarie, cioè se ne ha il potere.
Può sembrare strano associare questo nome, indissolubilmente legato a uno dei più grandi processi di distruzione della storia moderna, alla nozione di ordine. Eppure, è giustificato. I lettori che possono avere certi preconcetti sulla natura della rivoluzione russa, come quelli diffusi nel nostro Paese, saranno sorpresi di trovare una mente precisa, educata all’economia politica, alla filosofia occidentale e alla dialettica della lotta di classe, che in una discussione pomeridiana ha probabilmente cose accattivanti da dire anche sui romanzi francesi, sulla pittura impressionista e su diversi tipi di caccia alle anatre.
Per conoscere l’aspetto scita-barbara di questa rivoluzione, bisogna consultare altre fonti. Queste comprendono principalmente il suo quadro teorico, il suo metodo di preparazione segreto e aperto, e i suoi principi organizzativi di presa e mantenimento del potere. Non è un caso che sia toccato a Trotsky plasmare il pricipale strumento del suo potere, l’Armata Rossa, e che il compito di razionalizzare scientificamente – soprattutto l’elettrificazione dell’industria degli armamenti – gli sia stato assegnato quando sembrava che la sua posizione fosse a rischio.
In questi ruoli, ha compiuto imprese significative. Nella misura in cui la rivoluzione fu un evento occidentale, si può dire che fu il suo vero elemento. La sua stella, tuttavia, era destinata a spegnersi nella misura in cui l’aspetto essenzialmente russo di questo fenomeno cominciò a diventare più chiaro. Qui Trotsky si muove su un terreno sempre più incerto. Egli diventa sempre più cieco di fronte alle potenze che emergono dal sottosuolo, la cui comparsa sfugge ai suoi calcoli. Ciò che vede di esse è solo il loro aspetto personificato, cioè uomini nuovi che gradualmente ne prendono il controllo. Li disprezza come piccoli borghesi, nazionalisti, termidoriani e falsificatori delle idee marxiste e leniniste, eppure non può fare a meno di essere manovrato in un modo per lui inspiegabile.


