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lunedì 23 settembre 2024

Chandra Bose nostro eroe: podcast sul canale

Chandra Bose eroe della liberazione dell'India è un vero "rossobruno". Il nostro podcast sulla sua figura, i suoi ideali, il suo pensiero politico. L'impegno anticolonialista e rivoluzionario è un esempio ancora oggi. Il Canale youtube

Chandra Bose Nazbol


 

 

mercoledì 26 agosto 2020

Intervista al maestro Jean Thiriart / Domanda 13 (Imperialismo culturale)

Jean Thiriart, Usa, Stati Uniti, imperialismo culturale, Europa Nazione, Epitteto

DOMANDA 13

La cultura di lingua inglese, in particolare quella degli Stati Uniti, sembra così attraente per gli altri, specialmente per i giovani, con la sua musica pop, il cibo, le mode e altre forme di consumismo. Alcuni usano persino il termine "imperialismo culturale". Sei d'accordo e, in tal caso, come può l'Europa riprendere il controllo del proprio sviluppo culturale?

RISPOSTA

Il termine "imperialismo culturale americano" è puramente polemico, non avendo un'esistenza cosciente per se. Tuttavia, esiste una forma degenerata della società americana che si sta diffondendo in tutto il mondo sulla scia delle preoccupazioni commerciali e militari americane. Né possiamo dire che la cultura europea possa essere limitata esclusivamente all'Europa. È semplicemente la cultura delle persone civili ovunque, che si tratti di Tokyo, Mosca, Singapore o Pasadena. Non sono uno di quelli che sogna una cultura europea separata, introversa, separata dagli altri o negata agli altri.

Il tipo di cultura "europea" che si è diffuso in tutto il mondo e che è stato adottato per più o meno negli ultimi quattro secoli è quello del Rinascimento, quello dell'antico mondo greco-romano. A dire il vero, qui in Europa esistono differenze di opinione sull'enfasi o sull'orientamento dato a questa cultura europea in tutto il mondo. Alcuni vorrebbero che fosse più giudeo-cristiano. Scusami se devo dirti che sono fortemente contrario a questa tendenza. Altri, come io stesso, vorrei vederla orientata più verso un tipo di neo-stoicismo, cioè verso l'autodisciplina e l'autocontrollo. Perché quando si riesce a dominare se stessi, è facile dominare gli altri. Sfortunatamente, a volte ci vuole un'intera vita per imparare a dominare se stessi. E quando finalmente si raggiunge questo obiettivo, o ci si avvicina al raggiungimento, nessuno nelle generazioni più giovani vuole accettare l'eredità o il messaggio.

lunedì 20 luglio 2020

Comunitarismo e universalismo: resistenza all'imperialismo americano (intervista a Costanzo Preve)

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Intervista con il Prof. Costanzo Preve: a cura di L.Tedeschi

DOMANDA

Gli elementi caratterizzanti l'attuale fase storico politica dominata dall'impero americano e conseguentemente dal capitalismo, non sono più costituiti dalla dicotomia destra/sinistra, bensì dalla contrapposizione tra gli USA e i popoli e le nazioni che si oppongono al dominio americano.
Al modello capitalista si vuole contrapporre il comunitarismo, quale "difesa dello stato-nazione indipendente concepito in modo nazionalitario e non nazionalista, razzista e imperialista". Dato l'attuale "nichilismo nazionale" e la quasi assenza di valori e costumi identitari specialmente in Europa, quali sono i fondamenti filosofici e politici di un comunitarismo inteso quale modello politico e culturale diverso e migliore dell'individualismo liberale?

RISPOSTA 

Mentre 1'impero americano ed il tipo di "turbocapitalimo" che esso sostiene ed organizza sul piano geopolitico esistono e sono corpose realtà storiche e politiche, un "comunitarismo" che sappia essere ad un tempo anti-imperialista e democratico non esiste invece ancora, ed in questo momento resta ancora in larga misura un orizzonte astrattamente possibile. Vi è qui dunque una dolorosa asimmetria.
Così come la conosciamo storicamente la dicotomia Destra/Sinistra non è affatto universale come si pensa, ma è prevalentemente europea e latino-americana. In estrema sintesi essa e già passata attraverso tre fasi storiche fondamentali. In una prima fase (I789-1914 circa) questa dicotomia si è sovrapposta al conflitto sociale, politico ed economico fra democratici prima e socialisti poi (sinistra) ed un fronte vario e nobile di conservatori e di liberali (destra).

lunedì 1 giugno 2020

Bombe Buone su gente cattiva

Presentiamo una serie di citazioni di politici, militari, burocrati, mass media statunitensi e anglosassoni; tramite queste si può ben capire come sia ben costante e lineare nella storia e nella modalità d’azione degli Stati Uniti (e dell’anglo-america) l’utilizzo dei bombardamenti sui civili.

Questo non solo ha un’importanza fondamentale per comprendere eventi storici passati (varie “liberazioni”, dalla seconda guerra mondiale fino alla Serbia), ma anche per interpretare le future mosse della politica globale di Washington. Stupisce la coerenza di pensiero – l’idea della lotta del bene (Usa) contro il male (tutti gli altri) rappresentato anche da qualsiasi civile – e all’opposto la contraddizione con i veri e propri racconti creati dai mass media globali, sempre intenzionati a trovare colpevoli (e mali assoluti) che non siano appunto gli Usa…


Bombardamenti anglosassoni contro la Germania e i tedeschi:

“Siete autorizzati a usare le truppe senza restrizioni, le operazioni devono essere concentrate sul morale della popolazione civile nemica e in particolare sugli operai” Ministro dell’Aria 1942

“Circa la nuova direttiva di bombardamento: spero sia chiaro che i punti strategici devono essere le aree abitate e non, per esempio, i cantieri navali o le fabbriche di aerei…Bisogna che questo sia chiaro una volta per tutte, se non l’avete ancora capito” Capo dell’aeronautica maresciallo Portal, febbraio 1942

Liberamente tratto da "Addicted to War" di J. Andreas

I leader della rivoluzione americana che si ribellarono a Re Giorgio nel 1776 si espressero chiaramente riguardo il diritto di ciascuna nazione di determinare il proprio destino. "Quando per un popolo diventa necessario sciogliere i vincoli politici che l'hanno legato a un altro popolo, e assumere lo status che le leggi di Dio e della natura gli concedono…." Thomas Jefferson (Dichiarazione d'indipendenza, 1776). Sfortunatamente, dopo aver conquistato il diritto di determinare il proprio destino, pensarono di dover determinare anche quello degli altri! I leader della colonie indipendenti credevano di essere i prescelti a governare tutto il Nord America. La cosa era considerata talmente ovvia da venir definita "manifest destiny". "Dobbiamo marciare da oceano a oceano è destino della razza bianca" Giles, rappresentante del Maryland. Questo destino manifesto condusse presto a genocidi perpetrati ai danni dei nativi americani. L'ESERCITO USA occupò spietatamente i loro territori, spingendoli verso ovest e massacrando chi provò a resistere. Durante il secolo che seguì la rivoluzione americana, i popoli nativi americani furono sconfitti uno dopo l'altro e confinati in riserve e i loro territori occupati. Il numero dei morti non è mai stato stabilito, ma la perdita non riguardò solo le vite umane: lo stile di vita dei nativi americani venne devastato! "Ho ancora davanti gli occhi i corpi delle donne e dei bambini massacrati e ammucchiati lungo la valle. Ma nel fango morì anche qualcos'altro e fu sepolto nella tormenta. Là morì il sogno di un popolo. Era un bel sogno… il grido della nazione spezzato, massacrato" Alce Nero leader spirituale popolo Lakota e sopravvissuto al massacro di Wounded Knee. Nel 1848 gli Stati Uniti avevano occupato quasi la metà del Messico. Al congreso la guerra con il Messico fu giustificata con discorsi riguardanti l'espansione della "DEMOCRAZIA ANGLOSASSONE", discorsi in realtà ispirati dalla sete di terra degli schiavisti del sud e dalla brama dell'oro dell'Ovest. Con un dominio che si estendeva da costa a costa, i teorici del destino manifesto iniziarono a sognare un impero che si espandesse oltremare. Ambizioni alimentate da fattori economici: "La nostra situazione interna ci costringe all'espansione… ogni giorno che passa, la produzione supera i consumi… siamo alla ricerca di nuovi mercati, i più grandi mercati del mondo" Charles Denby magnate delle ferrovie. "Credo fermamente che quando qualsiasi territorio al di fuori degli attuali confini degli usa, divente necessario alla nostra difesa o per lo sviluppo commerciale, non dovremmo perdere tempo e cercare di farlo nostro" Orville Platt senatore del Connecticut 1894.