venerdì 23 agosto 2013

Il Giappone nella guerra dei continenti (Vassili MOLODIAKOV)

Il nippologo russo Vassili Molodiakov ha scritto da Tokyo al nostro amico Dugin per precisargli certi fatti geopolitici relativi al Giappone. Questa lettera è apparsa nel numero 3 di Elementy, rivista russa.

Caro Alexandr Dugin,

Ho letto recentemente il suo studio "La grande guerra dei continenti" apparso sul giornale Dyeïnn che mi faccio inviare in Giappone da miei conoscenti. Vorrei esprimerle la mia ammirazione per l’audacia delle sue costruzioni, sovente molto complesse e che all’inizio, lo ammetto, mi avevano messo in una certa confusione e in una certa perplessità. Tuttavia, avendole esaminate tranquillamente e in dettaglio, non posso non riconoscere che questo modello “cospirologico” spiega effettivamente un buon numero di fatti in maniera logica e non è applicabile solamente alla storia della Russia e dell’Europa. Mi piacerebbe esprimere qui qualche giudizio personale e apportare qualche complemento al soggetto de « La guerra dei continenti » ; analisi nella quale, in particolare il « fronte del Pacifico » non è preso in considerazione, mentre gli avvenimenti che vi si svolgevano non erano né meno interessanti né meno drammatici di quelli ai quali si assisteva in Europa. Non posso per il momento parlare con sufficiente sicurezza che del Giappone (come formazione, sono nippologo e storico del Giappone) e solamente del periodo che va dal 1936 al 1960. Nel corso di questo periodo eccezionalmente importante dal punto di vista geopolitico, è precisamente il Giappone che è stato al centro di tutti gli avvenimenti nel Pacifico.


1. Conformemente all’opinione di Mackinder, il Giappone è un impero di tipo continentale ed eurasiano, cosa confermata dall’assenza di distinzione tra la metropoli e le colonie: anche nel corso della II guerra mondiale, i Giapponesi si sono sforzati di integrare e di sviluppare i territori conquistati e non li hanno considerati come delle semplici « fonti di approvvigionamento » (di materie prime o di qualsiasi altra cosa). L'imperialismo giapponese è dello stesso tipo dell’imperialismo russo o germanico, cosa che sottolineava a giusto titolo Lenin (solo la parola-chiave non fu pronunciata, e non poteva d’altronde esserlo). Nei momenti salienti della storia giapponese, il “suolo” prevaleva sul “sangue”. La preponderanza del « sangue » non avrebbe potuto portare che ad una catastrofe.
2. Fino all’inizio degli anni 30, le posizioni degli atlantisti giapponesi erano assai forti; ciononostante essi non interpretavano un ruolo chiave nella politica. Il loro leader, Sidehara, ministro degli Esteri dal 1925 al 1927 e dal 1929 al 1931 era di orientamento nettamente filo-britannico e filo-americano. Egli fu estromesso dal potere, dai circoli militari la cui ottusa aggressività faceva spesso il gioco degli atlantisti (ricordiamoci del putsch ispirato dal ministro della Guerra, il generale Araki, nel 1932; così come del putsch degli ufficiali del 26 febbraio del 1936).
3. Il leader degli Eurasiani era il principe Konoe, uno dei politici più in vista del Giappone d’anteguerra, primo ministro dal 1937 al 1939 e dal 1940 al 1941; ministro di Stato nel 1939; membro di gabinetto nel 1945 del principe Hikasikuni (gabinetto che firmò la capitolazione e fu, pressoché interamente, arrestato dagli Americani). Konoe era sostenitore della maggiore integrazione possibile con la Cina, dell’unione con la Germania ed era un risoluto avversario della guerra contro l’Unione Sovietica (il patto di non aggressione fu firmato quando egli era primo ministro). Konoe odiava gli Americani e si suicidò nell’autunno del 1945 alla vigilia del suo arresto. Ancora oggi, egli gode di una grande notorietà in Giappone e la sua personalità suscita sempre rispetto.
4. Il più intimo amico personale, confidente e consigliere di Konoe fu, per parecchi anni, Ozaki, politologo, giornalista, specialista sulla Cina, riconosciuto come tale all’epoca dalla comunità scientifica giapponese e internazionale, specialista inoltre di relazioni sino-giapponesi e, nello stesso tempo, compagno di lotta di Richard Sorge. Konoe prendeva in considerazione le opinioni e i consigli di Ozaki e gli confidava molte cose. Vi è ragione di credere che Konoe sapesse per chi lavorava Ozaki e si augurava che la sua voce fosse ascoltata a Mosca. In fondo, erano entrambe degli eurasiani convinti e si aiutavano l’un l’altro, anche se non sempre in modo molto chiaro.
5. Nel suo libro Con la missione diplomatica a Berlino (Moscou, 1965), Valentin Berechkov, interprete di Stalin, menziona il turbamento, quasi il panico, e la disperazione di Ribbentrop quando trasmise la dichiarazione di guerra all’ambasciatore sovietico Dekanozov (Berechkov era l’interprete dell’ambasciatore). Egli dichiarò che era sempre stato contrario a quella guerra e domandò di farlo senz’altro sapere a Mosca. L'ambasciatore del Reich a Mosca, Schulenburg, era piombato in una disperazione simile. Tutto ciò completa peraltro la testimonianza di Arno Breker.
6. Nell’ottobre del 1941, i militaristi rovesciarono Konoe (nello stesso periodo, Sorge e i suoi compagni d’arme erano a loro volta tutti agli arresti). Tojo, ex ministro della Guerra e, in passato, generale del corpo dei carabinieri, divenne primo ministro. Tojo era un eurasiano onesto, ma limitato, che odiava congiuntamente il Komintern, gli USA e gli atlantisti, ma che non ebbe mai la forza di venire a capo della missione storica. E’ possibile che gli atlantisti, anche se non lo manipolavano, abbiano largamente approfittato di tutti i suoi errori.
7. Tojo fu "rovesciato" nel luglio del 1944 dal ministro del Commercio e dell’Industria, con il ministro all'Armamento del suo gabinetto, Kishi, capo del "dipartimento alle munizioni" giapponese durante gli anni di guerra e uno dei leader più importanti degli eurasiani. Ma era già tardi. A Yalta, Stalin aveva accettato l'Europa dell'Est dagli Alleati anglosassoni, lasciando loro la facoltà di disporre del Giappone a loro piacimento.
8. Dall’inizio dell’occupazione americana, Sidehara, tirato fuori dalla naftalina, diviene il primo Capo del governo sotto tutela USA (dall’ottobre del 1945 al maggio 1946). E’ durante il periodo del suo governo che furono arrestati i “criminali di guerra”, che furono emanate, dettate degli Americani, le prime leggi «democratiche», e che iniziò l’americanizzazione totale e un’affrettata ristrutturazione di ispirazione atlantista.
9. All’epoca del processo di Tokyo, Tojo fu considerato il responsabile principale, condannato a morte e impiccato. Konoe si suicidò prima del suo arresto. Kishi fu condannato all’ergastolo. Gli Americani fecero impiccare i generali, ma non gli uomini politici.
10. Esida, ex diplomatico, e non legato ai circoli militaristi, divenne primo ministro dal 1946 al 1954 (con qualche interruzione). Egli servì gli atlantisti pur essendo egli stesso piuttosto eurasiano. Le principali riforme « democratiche » americane furono realizzate durante il suo governo, tuttavia Esida si sforzò di conservare la maggior parte possibile dell’antico Giappone d’anteguerra e tradizionale. Egli è uno dei politici attualmente più rispettati in Giappone (tenendo del persistente disgusto dei Giapponesi per la politica e per i politici). Nel 1952, egli fece scarcerare i “criminali di guerra”.
11. Kishi, liberato nel 1952, s'impegnò attivamente in politica. Nel 1955, il Partito Liberale e il Partito Democratico, entrambi al potere, si fusero in un unico partito liberal-democratico (che governa ancora oggi). Kishi ne divenne il primo segretario generale. Nel 1956, il primo ministro Kamoyama, politico di limitata levatura, conveniente a tutte le fazioni e senza passato militare, ristabilì, senza alcun dubbio con l’assenso e il consenso dell’influente Kishi, le relazioni diplomatiche con l’URSS. Nel 1956, Kishi divenne ministro degli Esteri e, qualche mese più tardi (nel 1957), mentre conservava per un certo tempo questo ministero, Primo ministro. Egli fece una serie di incontri in Europa e intensificò le attività della diplomazia giapponese all’ONU che aveva ammesso l’Impero del Sol Levante. Bisogna menzionare in seguito, una missione in Africa del Sud e il ristabilimento delle relazioni con la maggior parte dei paesi conquistato dal Giappone durante la guerra.
Kishi iniziò il restauro dei templi shintoisti ed è durante il suo governo che furono gettate tutte le basi di quello che comunemente viene chiamato il « miracolo economico giapponese ». Nel 1960, egli firmò, nonostante le proteste dei « democratici » che quasi condurranno il paese alla guerra civile, il « Patto di sicurezza », patto storico, se non altro perché rendeva giuridicamente uguali le due nazioni, la giapponese e l’americana, (contrariamente all’Accordo di S.Francisco del 1951). Per questa ragione, Kishi fu costretto a ritirarsi e non occupò più importanti posti governativi, rimanendo tuttavia deputato al Parlamento e capo di una delle correnti del Partito Liberal-Democratico.
12. Rimane una questione territoriale tra il Giappone e l’URSS (la Russia). Per giungere ad un pacifico accordo ed alla possibilità di una unione eurasiana, Khrouchtchev avrebbe dovuto, nel 1956, cedere due isole, cosa che non fece a causa del suo atlantismo. Che cosa gli impedì di fare definitivamente la pace con il Giappone? Comunque sia, cedere oggi queste due isole non risolverebbe niente, è in effetti assai tardi.
13. Sorge, come tutti i membri del suo gruppo, era un eurasiano che privilegiava il "suolo" rispetto al “sangue". Egli era un altro analista e collaboratore della rivista geopolitica di Haushofer, cosa ignorata dalla maggior parte delle fonti occidentali e dall’insieme delle fonti sovietiche. Nonostante l’orientamento globale filo-atlantista, esisteva nel Komintern una lobby eurasiana. Sorge era uno dei suoi rappresentanti.
Naturalmente, io qui espongo delle brevi tesi, che potranno servire ulteriormente da canovaccio per una ricerca più vasta. Il suo metodo è non solo applicabile al Giappone ma, in più, gli apre nuove possibilità. Ma non dimentichiamo che le tendenze filo-eurasiane e filo-atlantiste erano già perfettamente avvertibili in diversi lavori svolti in passato dai nostri ricercatori. Personalmente, io adotto la sua teoria come “modello”.

Con tutti i miei rispetti.

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