martedì 27 agosto 2013

La pace ad ogni costo

Comunicato del movimento EURASIA sulla partecipazione della Russia ad azioni di guerra al fianco degli USA contro i Talibani afghani
18 settembre 2001




1) Gli USA progettano l'invasione dell'Afghanistan e di altri paesi islamici, la cui partecipazione agli attentati dell'11 settembre negli USA non è né provata né confermata da alcuno.

2) Il principale compito strategico degli USA in questa situazione è ribadire con chiarezza agli occhi della comunità mondiale la propria condizione di "leader", che si appropria il diritto di violare ogni norma internazionale e la sovranità statale di quei paesi che ostacolano gli interessi nazionali degli USA. Gli USA esigono pieno sostegno alla propria iniziativa da parte di tutti gli stati del mondo (particolarmente in Eurasia). L'offerta di tale sostegno verrà valutata quale riconoscimento del mondo unipolare, mentre il suo rifiuto - come una sfida diretta lanciata agli USA. Respingere la totalità delle richieste americane viene valutato dal governo USA come una "dichiarazione di guerra" e come "sostegno al terrorismo internazionale". Senza approfondire la questione dei veri esecutori degli attentati, occorre affermare senza mezzi termini: gli USA cercano di sfruttare la tragedia occorsa nel loro avido interesse e, sull'onda della solidarietà internazionale, dell'emozione e della compassione umana, erigere e consolidare il "nuovo ordine mondiale" strategico, insieme con la loro formale supremazia strategica, ideologica e politica all'interno di esso.

3) La scelta dell'Afghanistan quale obiettivo della rappresaglia (nonostante che l'iniziativa di Bin Laden nell'organizzazione degli attacchi sia solo presunta) combacia pienamente e perfettamente con la strategia di Zbigniew Brzeszinski mirante a disgregare l'Eurasia, separare la Russia dall'Asia Centrale, creare attorno ad essa una cintura di instabilità, un anello di guerre a bassa e media intensità. La strategia americana sfrutta l'eccezionalità della situazione al fine di accelerare i tempi di realizzazione dei propri piani strategici di supremazia planetaria.

4) Non molto tempo fa lo stesso movimento dei Talibani, creato dal Pakistan, dall'Arabia Saudita e dalla CIA per contrastare le truppe sovietiche ed i regimi filo-sovietici, serviva da strumento della strategia geopolitica USA nell'Asia Centrale. Oggi la situazione cambia al punto da offrire agli USA l'opportunità di inviare immediatamente delle truppe nella regione, rafforzando il controllo strategico su di essa. Tale situazione è di gran lunga la più conveniente per gli USA, dal momento che consente loro di non dipendere più dai loro stessi talebani-fantocci e di conquistare direttamente posizioni strategiche in Asia Centrale. Che la riflessione degli gli strateghi americani vada proprio in questa direzione è illustrato al meglio dal seguente esempio: il quotidiano londinese The Independent (17.9.01) riporta che nel 1998 Zbigniew Brzeszinski ammise: "Gli USA hanno preso parte alla guerra civile in Afghanistan fin dal suo, o addirittura prima - prima del suo inizio". Sempre Brzeszinski afferma: "Non abbiamo direttamente spinto i Russi ad intervenire in Afghanistan, ma intenzionalmente ed in ogni modo abbiamo fatto crescere la probabilità che quell'invasione avesse luogo. Quella operazione segreta fu un'idea eccellente. Come risultato abbiamo cacciato i Russi nella trappola afghana. E lei vuole che io provi rimorso per questo?". Ovviamente la ripetizione della "trappola afghana per i Russi" (che già una volta ha condotto al crollo dell'URSS ed alla vittoria degli USA nella "guerra fredda") sarebbe di nuovo assolutamente conveniente per gli USA, e mortale per la Russia. Oggi è proprio Brzeszinski che, più di altri, insiste sulla necessità di coinvolgere la Russia in operazioni di guerra. La situazione è decisamente chiara.

5) La pressione esercitata dagli USA sulla Russia e sui paesi della CSI [Comunità degli Stati Indipendenti], mirata - dietro il pretesto della "opposizione comune al terrorismo" - ad indebolire la sovranità geopolitica della Russia, priva quest'ultima della possibilità di perseguire in futuro una politica regionale autonoma. Il compito strategico degli USA nella regione dell'Asia Centrale è di prevenire il consolidamento di un blocco Eurasiatico strategico, politico, militare ed economico, al quale negli ultimi tempi i paesi della CIS erano quasi pervenuti.

6) Nell'immediato futuro il governo russo deve definire una risposta all'ultimatum de facto degli USA: partecipare o non partecipare ad operazioni di guerra contro i Talibani. La questione non può essere risolta in base a procedure puramente giuridiche - da qualsiasi punto di vista l'invasione degli USA e dei loro alleati non sarà legittima, dato che persino il governo ufficialmente riconosciuto della Repubblica di Afghanistan (presidente Rabbani, forze dell'Alleanza Settentrionale), acerrimo nemico dei Talibani, si oppone categoricamente all'invasione americana. La Russia deve prendere una decisione strategica, geopolitica, risoluta, storica, dalla quale dipenderà il futuro del nostro paese, del nostro popolo, dell'intera Eurasia.

7) E' noto che all'interno del governo russo esistono alcuni gruppi influenti che seguono una diversa logica geopolitica. Uno di questi preme in direzione di un orientamento filo-americano della Russia, del suo ingresso nel "club degli stati atlantici occidentali". Naturalmente questo gruppo insiste affinché la Russia fornisca agli USA basi militari da cui colpire l'Afghanistan ed entri al loro fianco nella "crociata" anti-islamica. Questa posizione è talora motivata con la "comune civiltà cristiana", l'appartenenza al "mondo moderno", ad un "patrimonio culturale comune". Questo gruppo oggigiorno gode di influenza molto minore rispetto ad un tempo, specie nella sfera politica, ma all'interno dei mass media e della intelligentsia urbana l'inclinazione filo-americana si è in qualche misura conservata. Ed ora hanno l'opportunità di uscire allo scoperto.

8) Un altro gruppo politico che nella situazione presente può esercitare un'influenza della stessa natura (cioè a favore della partecipazione a fianco degli USA nella guerra contro i Talibani ed altri regimi islamici) è composto da alcuni rappresentanti della corrente patriottica e dai capi di alcuni ministeri ed uffici legati alla difesa. Costoro motivano la loro scelta affermando che la Russia in tal caso avrebbe "mano libera" per contrastare duramente l'estremismo islamico all'interno della Russia stessa (nel Caucaso settentrionale e specialmente in Cecenia), bloccando così l'espansione aggressiva verso nord dei Talibani nell'Asia Centrale. La canzone della soppressione della minaccia dei Talibani è stata cantata dagli americani nel corso dei loro colloqui con il presidente dell'Uzbekistan. Questi "patriottici" partigiani della guerra al fianco degli USA sono guidati dai benefici a breve scadenza (e per lo più immaginari), non considerando (né comprendendo) il contesto geopolitico a più lungo termine. Pertanto gli stessi separatisti Ceceni, da parte loro, appoggiano questa posizione, avendo di recente intensificato le loro sortite terroriste. Questo aiuta a creare un'atmosfera che spinga il governo russo in direzione della variante americana.

9) Entrambi i gruppi menzionati, pur guidati da motivi differenti, portano di fatto nella medesima direzione, ossia ad un grave danno geopolitico per la Russia, in una prospettiva di breve e soprattutto di lungo periodo.

10) La sola decisione giusta della Russia in questa situazione sarà :
conservare la piena neutralità, cooperare con le organizzazioni internazionali di intelligence nella lotta contro gruppi ed organizzazioni terroriste, mantenersi fedele al modello mondiale multipolare, l'orientamento verso il quale è sancito nei più importanti documenti strategici (e particolarmente nella dottrina della sicurezza nazionale).
La partecipazione russa ad azioni di guerra a fianco degli USA significherebbe nella pratica rigettare il modello multipolare e riconoscere il mondo unipolare comandato dagli USA.

11) In questa situazione il movimento EURASIA considera proprio dovere rivolgersi al governo della Federazione Russa, ai rappresentanti dei ministeri e degli uffici legati alla difesa, a partiti politici e movimenti, all'opinione pubblica, ai mezzi di informazione, all'intelligentsia, alla gente comune: l'immagine del mondo futuro si decide in questi giorni.

12) Se accettiamo ora l'egemonia degli USA, la responsabilità storica di un tale atto liquidatorio ricadrà su di noi. Il mondo unipolare è crudele, iniquo, deforme, depravato. Guardiamo in faccia la verità: il mondo è sulla soglia della Terza Guerra Mondiale. E tuttavia abbiamo ancora la possibilità di evitare la catastrofe. Condannando il terrorismo di coloro che hanno organizzato la tragedia di New York, la Russia deve condannare la logica barbarica, indegna del Cristianesimo, dell' "occhio per occhio", del "terrore contro terrore". Oggi per noi tutti è più attuale che mai lo slogan innalzato dall'opinione pubblica americana in segno di protesta contro l'approssimarsi della guerra: "Kill them with love!" [Uccidiamoli con l'amore] - cioè, non con i missili.

13) Tutti gli sforzi compiuto nel rafforzare legami strategici, politici, economici e culturali in Eurasia possono crollare in tempi brevissimi.

14) Dobbiamo mantenerci saldi in questo momento difficile.

15) Il movimento EURASIA invita tutti i partiti e le forze sociali a stringersi attorno al Presidente, al Governo ed ai dirigenti militari del nostro paese.

16) Esprimiamo inoltre la nostra sincera solidarietà a tutti coloro che, coscientemente o istintivamente, guidati da consapevolezza geopolitica o soltanto dal buonsenso, premono oggi per la pace, per una posizione ponderata e riflessiva della Russia. Un elogio speciale merita la linea stoica e coerente adottata su questo tema dal Ministro della Difesa Sergej Ivanov, che ha dimostrato in questi giorni difficili una profonda e saggia consapevolezza geopolitica.

17) Oggi neutralità significa salvezza, valore, eroismo.
Auguriamo sinceramente al governo russo di mostrarsi valoroso.


Il Consiglio Politico del Movimento Politico-Sociale Panrusso EURASIA
Mosca, 18 settembre 2001

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