sabato 10 agosto 2013

La strategica geometria di Vladimir Putin (Pavel Karpov)

Un'analisi geopolitica

Inizio del grande gioco

Le definizioni fondate sullo spazio stanno sempre più spesso alle base delle supreme decisioni politiche in Russia. La logica inesorabile della realtà geopolitica è sempre più evidente nei passi mossi dal governo e dal Presidente. I profili dei nuovi progetti globali – preceduti dalle aspettative degli studiosi romantici, degli strateghi militari e degli analisti coraggiosi – iniziano lentamente, ma piuttosto precisamente a essere intravisti e anche a materializzarsi in progetti e decisioni concrete. Dopo avere provato a lungo la costrizione nel letto di Procuste del liberismo estremo e delle tendenze pro occidentali, la Russia inizia ad avvertire sempre più chiaramente la propria originalità e la propria collocazione speciale nel pianeta, e anche – non mi spaventa questo termine – la propria missione.

Collegati a ciò, due eventi primari, dal punto di vista della strategia geopolitica, portano il segno della giusta direzione: essi sono stati la firma a S.Pietroburgo del trattato tra Russia, India e Iran sull’apertura delle cosiddette “vie di trasporto meridionali” e naturalmente, largamente illustrata dalla stampa, la visita del nostro capo di stato in India. La svolta della Russia a Oriente, così a lungo discussa sia in patria che all’estero, è praticamente avvenuta.



Qui naturalmente le cose più importanti non sono i suadenti, patetici e superficiali riferimenti alla collaborazione strategica. Siamo sempre stati persuasi dove conducano tutte queste raffinatezze verbali – in pratica ad un puro esercizio di ammiccamenti. Ricordiamo anche di quanto a lungo la nostra diplomazia abbia dato vita alla costituzione di relazioni di partnership con Pechino, in pratica rimaste un vuoto gioco di parole e di immaginazione. E tutta questa spavalderia con vistose esternazioni sul mondo multipolare e qualsivoglia alternativa concettuale al Nuovo Ordine Mondiale guidato dagli USA sembrava, alla fine, confusa e manchevole sia di metodo che di concretezza. La NATO bombarda la Yugoslavia, i leader russi iniziano a riattivare un linguaggio patriottico da lungo tempo dimenticato. La NATO cessa i bombardamenti e il patriottismo istantaneamente scompare. E così via. Ad ogni modo, le iniziative di Vladimir Putin su questo piano differiscono radicalmente dai prevedibili e caotici attacchi del passato fatti dalle autorità russe.

Gli assi geopolitici – dei quali già a suo tempo parlava Evgeny Primakov – da linee virtuali, poco più che sensazioni, si trasformano in un fatto reale. Perché la formazione di una nuova costruzione geopolitica sul continente non passa semplicemente attraverso l’attivazione di contatti da parte di Mosca con Teheran e Delhi, ma anche per l’intensificazione delle connessioni tra questi ultimi due centri. Perciò, nella parte costiera meridionale del continente eurasiano sono apparsi i contorni della futura figura geopolitica in prospettiva – un trigono strategico, ai cui vertici stanno le capitali prima nominate.
Predestinazione storica

Come noto, la scelta di alleati è determinata dall’assenza di serie contraddizioni e dalla presenza di comuni interessi a breve e a lungo termine, determinati dalle condizioni geopolitiche di questo o quel paese. Su questo piano la situazione è al meglio. Le civiltà dell’Iran e dell’India appartengono ad un tipo continentale, i loro principi tradizionali sono forti. Entrambe i paesi sono situati in una zona costiera strategicamente significativa per la Russia ed hanno uno sbocco naturale sull’Oceano Indiano. Per lungo tempo sia l’Iran che l’India sono state sotto l’oppressione coloniale della Gran Bretagna. E il fatto piuttosto rimarchevole è che la Gran Bretagna perseguiva strettamente la strategia del contenimento della Russia, chiudendo le vie all’Oceano Indiano. Così, se l’India faceva pienamente parte dell’impero britannico, mentre l’Iran manteneva la sua indipendenza formale, l’Inghilterra riusciva a stabilire la sua influenza sulla parte meridionale del paese, in prossimità delle rive del Golfo Persico. Ogni tentativo dell’impero russo di avanzare in profondità nell’Asia Centrale e nel Vicino Oriente provocava una feroce resistenza degli Inglesi. In modo particolarmente geloso essi preservarono l’India. Già allora la Gran Bretagna fece di tutto per non permettere la realizzazione di una comunanza di interessi tra Russi e Indiani per evitare il pericolo, per l’impero britannico nella regione, di un avvicinamento dei due paesi. Il maggiore pericolo era la possibilità di un contatto tra Russia e India attraverso un comune paese confinante. Verso la fine del XIX secolo la Russia si era fortemente consolidata nel Turkestan e si era aperta la via per il confine con l’Afghanistan. A quel tempo l’Afghanistan era nemico dell’Inghilterra ed era costantemente in guerra con essa. Nonostante il fatto che durante queste guerra l’Afghanistan avesse perso vasti territori (che costituiscono circa 1/3 del moderno Pakistan), i Britannici, prendendo le province nord-orientali, non toccarono volutamente un piccolo tratto della provincia montana del Badakhshan, il cosiddetto corridoio di Vakhan, lasciandolo all’Afghanistan. Questa regione divenne una zona-cuscinetto naturale tra l’India e la Russia. In seguito, quando crollò la potenza coloniale britannica e l’India fu divisa fra l’attuale India e il Pakistan islamico, l’occidente fece il possibile al fine di mantenere quanta più distante possibile l’India indipendente dai suoi potenziali alleati in Eurasia. Come risultato di un conflitto di confine, il Pakistan, supportato e armato dagli USA e dai paesi occidentali, riuscì a stabilire il suo controllo sulla parte settentrionale degli stati del Jammu e del Kashmir, avendo così esteso la stessa barriera geografica tra l’URSS e l’India.

L’Iran, per lungo tempo dipendente dagli USA, in seguito alla rivoluzione islamica anti-occidentale iniziava a interpretare il ruolo di centro autonomo del Vicino Oriente. Le differenze ideologiche tra Iran e URSS svantaggiavano l’avvicinamento politico tra i due paesi. Gli enormi cambiamenti geopolitici accaduti nel mondo durante gli ultimi dieci anni hanno essenzialmente mutato questa situazione. Il vecchio equilibrio di potere nella regione è stato scosso. L’Iran si è ritrovato in un arco di instabilità. Attorno ai suoi confini soffiano venti di guerra (Iraq, Kurdistan, Karabakh, Afghanistan), la Turchia ed il Pakistan, rivali geopolitici dell’Iran nel Vicino Oriente e nell’Asia Meridionale, hanno intensificato il loro ruolo, concentrazioni di truppe americane e britanniche, nemiche dell’Iran, sono state schierate nei paesi della Penisola Arabica, lo status quo del Mar Caspio, ricco di petrolio, appare minacciato. L’ostilità dell’Occidente e l’instabilità attorno ai propri confini spingono l’Iran a ricercare nuove soluzioni strategiche per rafforzare le proprie posizioni e assicurare la propria salvaguardia. La Russia appare quel naturale alleato, predeterminato geopoliticamente, il legame con il quale risolvere la maggior parte dei problemi.
Primi passi sulla strada verso l’Eurasia

Un deciso stop è stato finalmente pronunciato nei confronti dei gran maestri del Council on Foreign Relations. La Russia è riuscita a superare le loro artificiose combinazioni, il cui scopo era di “rinchiudere” Mosca al Nord, avendola privata della sua indipendenza strategica e del suo spazio geografico per le mosse indispensabili.

Una delle principali linee strategiche dell’Occidente nei confronti della Russia era la politica di tagliarla fuori dalla sfera delle comunicazioni/trasporti, privandola del proprio status vitale di ponte geografico tra i “dragoni orientali” in rapido sviluppo e l’Europa avanzata. L’obiettivo dell’attacco è la Transiberiana in quanto struttura di comunicazione potenziale del continente, in grado di essere enormemente sviluppata e ramificata. E’ più che chiaro, che per la Russia in quanto potenza continentale, l’occupazione della posizione centrale in Eurasia, la perdita di una così naturale funzione geograficamente fondata, come collegamento di trasporti tramite il sistema di avanzate comunicazioni via terra attraverso gli spazi basilari del continente, avrebbe le conseguenze più negative. In questa logica è nato il progetto di una via tran-asiatica, la nuova “Via della Seta”, che nelle intenzioni dei suoi ideatori dovrebbe attraversare i paesi dell’Asia, incluse delle repubbliche dell’ex URSS intorno alla Russia e collegare Parigi a Shanghai. Questa via sarebbe più breve della Transiberiana e di una settimana più veloce. Parallelamente si proponevano di risolvere anche il problema di reindirizzare i basilari flussi di petrolio del Caspio e di gas turkmeno verso nuove condutture al di fuori del territorio russo. Comunque, sulla strada di questa trovata si trovano alcuni grossi problemi. Uno di questi è l’Iran islamico, avversario politico dell’Occidente, un altro è il Kurdistan e il suo leader ribelle Ochalan, ed anche la generale instabilità dei paesi attraverso i quali la parte asiatica della strada dovrebbe realmente passare. L’evanescenza del progetto era anche causata dall’enorme numero di paesi da attraversare, che in se stesso rende non redditizio e fisicamente pericoloso il trasporto di merci lungo la “Nuova Via della Seta”.

La risposta russa alla nuova sfida si è fatta attendere per degli anni. Ma meglio tardi che mai. Era evidente che era necessario intensificare il ruolo della Transberiana, sviluppare una via, per collegarla ad una direzione meridionale in prospettiva. Il primo ministro Michael Kazyanov ha firmato l’accordo decisivo nella capitale del Nord – S.Pietroburgo. Ora noi abbiamo il cosiddetto “Percorso di trasporto meridionale”, al quale sono collegate l’India e l’Iran! Le merci dall’India condotte verso i paesi europei ora non andranno più via mare attraverso il Canale di Suez e attraverso sistemi via terra: dal porto di Bombay per mare fino ai porti iraniani nel Golfo Persico, proseguiranno per ferrovia fino al Mar Caspio, per mare fino ad Astrakhan, e da lì per ferrovia fino in Europa. Nell’opinione di coloro che hanno elaborato la via, essa è molto più favorevole ed anche più veloce di una settimana almeno rispetto a quella vecchia. Inoltre, secondo Mikhail Kazyanov, la Russia può ricavare dal transito più di 500 milioni di dollari l’anno. E la cifra può anche aumentare in caso di crescita dello scambio di prodotti tra Europa e India, ed anche in caso di connessione alla via di altri paesi della regione, ad esempio il Pakistan e l’Irak. Nella stessa logica, la guida del governo russo ha espresso le sue intenzioni di modernizzare, con l’assistenza delle parti interessate, la linea Transiberiana, incrementandone la capacità ed anche il regime di velocità di 2-3 volte.

Su di un piano strategico, l’apertura di una via meridionale rafforza le connessioni con l’India e l’Iran, ed anche tra questi due paesi dell’Asia del Sud. La nuova comunicazione alternativa garantisce ai nostri partners meridionali un definito spazio operativo, rendendoli meno dipendenti dai collegamenti marittimi dell’Oceano Indiano, vulnerabili all’influenza USA e UK. Ora le flotte iraniana e indiana hanno un obiettivo in comune nel Golfo Persico – la verifica della sicurezza delle navi da carico, che obbligherà questi paesi a coordinare la loro attività navale nella regione, a scambiarsi informazioni ed anche ad agire in comune: cosa che risponderà nel modo più avanzato agli interessi geopolitici russi, ed anche alla concezione della costruzione di un blocco eurasista.

Su di un piano strategico, questa via dà alla Russia una possibilità di libero accesso alle acque del Golfo Persico, che significa veramente il fallimento della strategia occidentale che tendeva all’isolamento della Russia dalle zone costiere meridionali dell’Eurasia. Sul “Cordone Anaconda” si è aperta una breccia. Ma il gioco continua.
Dall’asse al trigono

L’asse virtuale che parte da Mosca e si conclude a Teheran e a Delhi è stato finalmente caricato di un contenuto materiale. Niente consolida lo spazio come le linee di comunicazione, attraverso le quali, come attraverso vasi sanguigni, circolano flussi di carichi e persone, aggiungendo un elemento di organizzazione a completare la composizione del paesaggio.

In ogni modo, nel sud dell’Eurasia, secondo gli interessi geopolitici della Russia e dei suoi partners meridionali, non è appropriato parlare di assi, ma di una concreta figura geometrica – un trigono strategico, in cui entrerebbero Russia, Iran e India. Dal momento che le connessioni della Russia con questi paesi separatamente, al di fuori di una concezione generale per il Sud dell’Eurasia, sarebbero prive di finalità logica e di doverosa efficacia.

Per la formazione di un trigono vi sono tutte le ragioni determinate non solo dai comuni interessi dei paesi, ma anche dalle concomitanti circostanze mondiali. Abbiamo un caso unico, in cui stati situati in prossimità uno all’altro hanno problemi similari nella regione, si confrontano con sfide comuni, ed hanno anche una posizione simile sui maggiori problemi di politica estera.

La figura di un trigono non viene scelta a caso. Non è un vuoto capriccio del suo autore, ma riflette una visione spaziale della connessione dei tre paesi nell’esistente struttura geopolitica del sud del continente. Tutti e tre i lati di questo trigono attraversano zone di instabilità all’interno dell’Eurasia, da cui derivano minacce diverse per dimensione e tipo. Tutte queste zone possono essere usate dall’Atlantismo contro i paesi continentali per destabilizzare le loro condizioni, risvegliando artificiosamente i centri di conflitti militari. In questa logica i lati del trigono geopolitico coincidono con i vettori di applicazione di forze congiunte dai paesi sopra nominati e sotto certe condizioni possono risolvere una moltitudine di problemi strategici.

Così, ad esempio, l’asse Mosca-Delhi corre attraverso le vaste regioni dell’Asia Centrale e Meridionale. Vi sono condizioni difficili in Tadjikistan, la guerra civile in Afghanistan, conflitti di confine dell’India con il Pakistan nel Kashmir, estremismo etnico-religioso, separatismo, circolazioni di droghe e armi, comuni all’intera regione. Se persistono le presenti tendenze, la situazione potrebbe diventare seriamente complicata in Uzbekistan, Turkmenistan, Kirghizia, nella regione autonoma del Sinkiang-Uigursk della Repubblica Popolare Cinese. Qui è evidente la precisa linea del Pakistan, e di conseguenza anche del suo principale partner, gli USA, nel rafforzare le proprie posizioni nell’Asia meridionale a spese di Russia, India e Iran. Per questo obiettivo esistono tutte le condizioni, la situazioni in Afghanistan, Tadjikistan e in Kashmir è turbolenta. Il tentativo è avviato, usando il fattore religioso, di creare una fonte costante di caos e instabilità, un centro di influenza geopolitica dell’Occidente, che sarà convenientemente usato per esercitare il controllo sulle zone costiere dell’Eurasia e per ostacolare robusti legami tra Russia, India e Iran.

Di fronte all’India sta il serio problema di riprendere sotto controllo la parte settentrionale dello stato del Kashmir, occupata dal Pakistan, per avvicinarsi al Badakhshan afghano, sulla cui stretta linea già si trovano le guardie di frontiera russe – lì si trova il ponte terrestre a lungo atteso verso la Russia, il collegamento di comunicazione in prospettiva Mosca-Delhi, ora già attraverso i paesi della CSI. Inoltre l’India potrebbe risolvere il problema del separatismo e dell’estremismo religioso in molte regioni di confine con il Pakistan. Qui gli interessi di India e Russia coincidono. Inoltre sono anche gli interessi dell’Iran.

Così, il Pakistan e l’Afghanistan appaiono essere circondati a nord dalle forze dell’opposizione anti-talebani e dalla presenza militare della Russia, a est dall’India e ad ovest dall’Iran. Questo significa praticamente isolamento geopolitico e paralisi delle forze filo-occidentali, impedendo la loro attività operativa nella regione. Una classica combinazione geopolitica, su cui scrisse un migliaio di anni fa lo stratega cinese Sun Bin nel suo trattato “Sun-Tsi” – l’accerchiamento strategico del rivale. Inoltre l’Iran, essendo un paese ad autorità islamica, può entro certe condizioni, agire come intermediario nelle regolazione dei conflitti religiosi sia in Asia Centrale che in India, cosa che toglierà all’estremismo la sua principale base ideologica, e bloccherà il gioco dell’uso degli slogan religiosi. Tale aspetto può diventare il più serio passo avanti nella geopolitica eurasiana.

L’asse geopolitico Mosca-Teheran non è in sè meno rilevante. Anch’esso risolve una serie di problemi piuttosto simili a quelli precedentemente descritti. La linea immaginaria attraverso il Nord della regione del Caucaso e la Transcaucasia – a esempio, coincide con la direzione strategica meridionale, dove in virtù della sua importanza sono schierate i più efficienti e diversi raggruppamenti di truppe russe. Nella zona di comuni interessi si trovano l’illegale internazionizzazione del Mar Caspio, l’assimilazione congiunta dei suoi giacimenti petroliferi; il contenimento delle mire ambiziose della Turchia, l’opposizione al panturchismo come linea politica anti-eurasista; la soluzione della questione curda su uno schema alternativo a quello occidentale. Inoltre, l’Iran è il più potente centro islamico nel Vicino Oriente, attorno al quale, a certe condizioni può svilupparsi l’integrazione dei paesi arabi, ad esempio la Siria, l’Irak, possibilmente il Libano. Sotto l’influenza dell’Iran si trovano movimenti in Palestina, in Algeria, in Egitto, i ribelli curdi, le forze di opposizione anti-talebani in Afghanistan.

La stretta interazione sulla linea Teheran-Delhi mostra un’ampia prospettiva. Essa indubbiamente corrisponde alla logica comune della costruzione di un blocco eurasiano, e completa nel modo migliore gli assi Mosca-Teheran e Mosca-Delhi, formando una conclusa e rigorosa figura. Come abbiamo già detto, i due paesi condividono molti interessi e problemi, che potrebbero essere agevolmente risolti da decisioni comuni. E questo si riferisce non solo alla pressione su Pakistan e Talebani, sebbene al presente questo sia il compito principale.

Piuttosto rilevante nei contatti tra i due paesi è la possibilità di passi coordinati mirati ad espellere le forze anglo-americane dal Golfo Persico e al controllo delle rotte marittime nell’Oceano Indiano. Nell’unione indo-iraniana l’Iran può occuparsi del Golfo Persico e del Mare Arabico ad ovest dell’India che è compreso nella zona di responsabilità della flotta occidentale delle forze marittime indiane. Questo permetterà all’India di dirigere verso sud i suoi sforzi basilari, senza preoccupazioni per il Pakistan. L’espansione a sud è una condizione indispensabile per trasformare l’India in una autentica superpotenza regionale. Questo è anche determinato dalla situazione geostrategica del paese. Minacce precise per l’India possono venire non solo dalle direzioni occidentale (Pakistan) e orientale (Cina), ma anche da sud. La base navale ed aerea anglo-americana di Diego Garcia, la maggiore della regione, è il collegamento chiave nella strategia del contenimento dell’Eurasia nell’Oceano Indiano, e un sicuro elemento di controllo sulle rotte marittime dalla regione asiatica del Pacifico verso l’Europa e l’Africa. In India questo è risaputo e, cosa più importante, la situazione è lungi dall'essere accettata. Tra i piani della leadership militare indiana già si parla della creazione, agli inizi del XXI secolo di una terza concentrazione navale all’interno della marina nazionale – la Flotta Meridionale, la cui zona di responsabilità includerà né più né meno che l’Oceano Indiano con tutte le sue rotte strategicamente rilevanti. E’ previsto che la Flotta Meridionale contrasti le forze anglo-americane ed ostacoli la loro operatività. Questo metterà fine al predominio americano nell’Oceano Indiano, riprendendone il legittimo diritto di possesso. Il controllo del blocco eurasista sui mari del sud e sulle rotte avrà le più serie conseguenze geopolitiche per il mondo intero.

L’Oceano Indiano deve anche diventare la più importante priorità a lungo termine dell’asse Teheran-Delhi e dell’intero trigono strategico.
Geometria del continente

Il trigono geopolitico Mosca-Teheran-Delhi non è la sola figura di una tale dimensione e significato. Il continente eurasiano riserba ancora in se stesso numerose differenti varianti di strutture spaziali che possano essere costruite con successo nello schema generale organizzativo dell’Heartland. Alla luce delle ultime iniziative del Kremlino e della generale tendenza evolutiva nella situazione della regione, la figura data rappresenta semplicemente il più maturo e, al presente, reale e significativo elemento.

E’ importante capire che assi, linee, trigoni e diverse figure strategiche acquistano aulla terra un differente significato. L’Eurasia è un continente a varietà e pluralità di forme. Le diversità di paesaggio sono complementari l’una all’altra, costituendo insieme un’unica armonia continentale di spazi, un crocevia di culture, civiltà e super-etnie – tutto questo costituisce nella sua totalità un disegno non ancora decifrato, forse mistico. La Russia giacendo al centro di questo disegno, potrebbe sempre essere un elemento chiave e la legge fondamentale di questa originale Eurasia geometrica. Ciò è predeterminato dalla geografia. Per preservare l’ordine sul continente, siamo semplicemente costretti a sentire sottilmente i suoi più leggeri impulsi, a prendere le direzioni dei vettori invisibili e degli sforzi politici, a indovinare i ritmi delle sue macchie etniche e le esplosioni di passionalità.

In questa logica il governo del paese e il Presidente agiscono in una corretta chiave geopolitica, generando salde speranze di risvegliare la verità della politica russa. Non è ancora chiaro se l’eurasismo sia l’ideologia segreta del Kremlino, avendo compreso il ruolo della Russia e il suo attuale posto nel mondo, la sua impegnativa missione organizzativa, o se questo processo viaggi a livello subconscio. In un modo o nell’altro, la riflessione sullo spazio da parte dell’establishment russo, la sua evoluzione dal punto di vista degli imperativi geopolitica non possono non suscitare approvazione e sostegno.

Rimane la speranza che la cooperazione con l’India e l’Iran vada proprio secondo lo schema da noi descritto, e non cada nel dimenticatoio come la “partnership strategica” di Evgeny Primakov con la Cina e l’India. Mosca, attivando acutamente le sue politiche in ogni direzione, dovrebbe avere più grandemente in vista l’Eurasia: essa ancora nasconde un gran numero di interessanti combinazioni geopolitiche e di figure in prospettiva, su cui possono poggiare le solide fondamenta del blocco eurasiano.

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