sabato 22 febbraio 2014

La Palestina del Terzo Millennio tra geografia sacra e geopolitica (Carlo Terracciano)

"Ho stretto un’Alleanza con i miei eletti, ho giurato a Davide mio servo: Sino all’eternità stabilirò il tuo seme, ed edificherò di generazione in generazione il tuo trono". Salmo LXXXVIII, 4-5

"La nuova voce ebraica parla per bocca dei fucili. Questa è la nuova Torah della terra di Israele. Il mondo è stato incatenato alla follia della forza fisica".
Judas Magnes Presidente dell’Università ebraica di Gerusalemme dal 1926




UN ABORTO ANNUNCIATO
All’avvento del XXI secolo e Terzo Millennio dell’era cristiana la questione Palestina rimane uno dei nodi irrisolti della politica mondiale. A 53 anni dalla proclamazione di Medinat Israel , lo Stato di Israele, avvenuta il 14 maggio del 1948, il conflitto divampa più sanguinoso che mai e si è ancora ben lontani dalla nascita di uno Stato Palestinese più volte annunciato. Uno stato che, comunque, si prospetta fin d’ora come una vera assurdità in termini geopolitici; un’entità politica ed economica dissezionata e già morta prima ancora di nascere, con pezzi della Cisgiordania (la Giudea e Samaria per gli ebrei), la striscia di Gaza (e non tutta), e mezza capitale a Gerusalemme, il tutto da collegarsi con strade attraverso Israele, che manterrebbe in ogni caso il controllo agli accessi con il restante mondo arabo. I geopolitici definiscono uno STATO POLIMERICO quello formato da parti territoriali separate e non confinanti: esempio tipico il Pakistan Orientale staccatosi dal nucleo principale d’occidente nel 1971 con il nome di Bangladesh, dopo una guerra cruenta e semisconosciuta in occidente, che costò milioni di vite umane e di profughi. Altro precedente storico emblematico fu quello della Prussia Orientale, staccata dal corpo territoriale della Germania per dare ai polacchi un corridoio con sbocco al mare, dopo la I Guerra Mondiale: e fu il casus belli della II° ! Nella situazione palestinese saremmo in presenza di un vero "aborto statuale", una creazione ufficiale che non potrebbe materialmente sopravvivere senza "l’aiuto" esterno. Si pensi solo al grande problema di questo secolo in Medio Oriente: l’acqua. E con milioni di palestinesi dei campi profughi da far tornare!



LA PALESTINA NELLA GEOSTRATEGIA CONTINENTALE
Nel passato XX secolo abbiamo avuto le due più grandi conflagrazioni belliche mondiali della storia terrestre, l’avvento ed il crollo di movimenti rivoluzionari della portata del comunismo e del fascismo, la perdita della centralità politica internazionale dell’Europa e la decolonizzazione, l’implosione ed il crollo dell’Unione Sovietica, e prima la fine del Giappone, l’affacciarsi della Cina e dell’India come grandi potenze d’Asia, per non citare che gli esempi più importanti tra mille guerre, nascite di nuove nazioni e disintegrarsi di altre, come la frantumazione balcanica recente. Ma soprattutto il secolo ventesimo dell’era cristiana può a ragione definirsi il "secolo americano". L’America ha imposto al mondo la propria egemonia e controllo, con due Guerre Mondiali, la seconda in particolare, e decine di interventi in ogni angolo del pianeta. Le navi, gli aerei, i satelliti col marchio USA dominano sui continenti, sugli oceani e nello spazio esterno; e la bandiera stellata è arrivata sulla Luna e su Marte. Ma soprattutto è la pseudo cultura americana ad essersi affermata ovunque, è il basic english statunitense a rappresentare la lingua di comunicazione planetaria, dagli aeroporti alla Borsa Mondiale, dai consessi internazionali a Internet. Gli Stati Uniti sono "i poliziotti mondiali", giudici e arbitri, che dominano governi ed istituzioni globali. E gli Stati Uniti sono i grandi sostenitori, gli sponsor dello stato di Israele dalla sua nascita, che peraltro ebbe anche la "benedizione" dell’URSS staliniana e dei suoi satelliti all’inizio della guerra fredda, quando le monarchie arabe reazionarie dipendevano ancora dai mandatari coloniali anglo-francesi. Le motivazioni profonde del rapporto organico imprescindibile tra Israele ed USA (la "Seconda Israele" per i fondamentalisti biblici americani) sono molteplici e qui proposte nei molteplici aspetti; non ultima la ovvia solidarietà e comunione d’intenti tra le lobbies ebraiche del Vecchio Mondo e di quello Nuovo. E’ stato più volte notato che quello israeliano NON è uno "stato come tutti gli altri", a parte ovviamente ogni pretesa degli interessati stessi di rappresentare il popolo di Dio, al quale lo Stesso avrebbe offerto in dono quella terra in particolare (facendone quindi uno STATO TEOCRATICO de facto che si avvia a divenirlo anche de jure). Con la famigerata "Legge del Ritorno" ogni ebreo, (figlio di madre ebrea) in qualsiasi parte del mondo ha per ciò stesso il diritto di "ritornare" (?) in Israele, anche se non ne professa la religione, non ne parla la lingua, non ha mai avuto rapporti col sionismo e gli Israeliti storici ecc… Si pensi soltanto al caso estremo dei "falshià" etiopi, letteralmente prelevati dalla loro terra d’origine con un ponte aereo. E nel mondo arabo, proprio la nascita dell’entità israeliana costrinse gli ebrei che avevano convissuto per secoli con gli arabi e mussulmani a far le valigie in tutta fretta. Mentre ai palestinesi che vi abitavano prima della cacciata è proprio la possibilità del ritorno che si nega oggi. E’ poi noto che senza la Shoah, od Olocausto che dir si voglia, i sionisti non avrebbero avuto la spinta determinante dell’opinione pubblica e dei governi, USA in testa, a fondare il loro insediamento in Palestina: "Il genocidio è un elemento di giustificazione ideologica per la creazione dello Stato di Israele" (Tom Segev, cit. da Roger Garaudy ne "I miti fondatori della politica israeliana"). Solo un serio confronto e dibattito tra storici e non l’isterica criminalizzazione del "Revisionismo" potrà portare un domani a qualcosa che si avvicini alla "verità storica". Ma è certo che i difensori aprioristici della "tesi sterminazionista" divengono per ciò stesso i migliori garanti ideologici del sionismo. NON si può credere nei "sei milioni", nelle "camere a gas" e nel "piano di sterminio" e sostenere contemporaneamente la causa palestinese! L’attuale tragedia della Palestina araba e islamica è il frutto avvelenato, diretto e conseguenziale del processo di Norimberga e di tutta l’annessa "mitologia", rinnovata quotidianamente fino all’ossessione in libri, film, conferenze e via elencando. Unita all’altro "mito fondatore" del Sionismo: "dare una terra senza popolo ad un popolo senza terra", cioè due menzogne in uno slogan, non essendo gli ebrei "senza terra" ma avendo anzi "tutta la Terra" a disposizione come cosmopoliti per vocazione (anche prima delle distruzioni del Tempio) e non essendo ovviamente la Palestina un deserto disabitato ma una fiorente terra di insediamento arabo, parte integrante dell’Umma Islamica.

U.S.A. e ISRAELE: LE VERE RAGIONI GEOPOLITICHE
La verità è che Israele rappresenta per gli Stati Uniti d’America un AVAMPOSTO GEOSTRATEGICO FONDAMENTALE, al centro delle masse continentali eurasiatiche e africane, nonché il punto centrale di controllo di Mediterraneo e Medio Oriente. Quinta potenza militare del mondo, unica potenza atomica non dichiarata, Israele è il BASTIONE DELL’IMPERIALISMO TALASSOCRATICO USA piantato nel baricentro della più estesa massa di terre emerse, l’Eurasia, e nel cuore della Nazione Araba e della Comunità Islamica, proprio nel punto di confluenza tra varie entità etno-storiche-culturali che la formano. L’alleanza fondamentale tra la grande potenza globale e la piccola entità sionista, cementata dalla comunanza etnica della parte trainante della popolazione statunitense, è indispensabile a entrambe. Lo è chiaramente per Israele che non sopravviverebbe senza i dollari e gli armamenti americani, ma anche senza la rete di alleanze della superpotenza mondiale, sia la NATO sia i patti bilaterali con i governi arabi collaborazionisti. Lo è in egual misura per gli USA, per i quali Israele è il pilastro fondamentale dell’ARCO DI FORZA con cui si congiungono le due masse continentali dell’Atlantico. La presenza sionista in Palestina è assolutamente indispensabile agli Stati Uniti d’America, cioè ai potentati economico-finanziario-militari dominanti, per avere il "SEA POWER" Mediterraneo, il contenimento della potenza egemone terrestre russa (ma anche il "ricatto" politico e finanziario sulla Germania riunificata, cioè sull’Europa) e contemporaneamente il controllo sul mondo arabo e sulle rotte petrolifere. Dal Golfo Persico partano le "rotte dell’energia", vitali al Giappone ad est (l’altro potenziale rivale economico) e, attraverso Mar Rosso e Mediterraneo, all’Europa. Il possesso di questo nodo gordiano strategico su base continentale assicurerà per buona parte il dominio globale planetario nel XXI secolo ineunte.

MANO ALLE CARTE
Basta guardare una carta geografica per rendersene conto. La Terra è formata per il 71% di acqua e per il restante di terre emerse, sostanzialmente suddivise tra due grandi concentrazioni principali: i tre continenti della geografia classica, Europa-Asia ed Africa + la propaggine australiana, contrapposti alle Americhe. Un vasto sistema di mari interni, collegati da stretti facilmente controllabili penetra profondamente all’interno del cosiddetto "Vecchio Mondo", consentendo una navigazione relativamente sicura e interscambi d’ogni tipo. Mediterraneo, Mar Rosso, Mar Nero sono stati la culla delle più antiche civiltà, spesso formatesi attorno a fiumi navigabili che rendevano ricche zone altrimenti desertiche. La Geopolitica per parte sua prende in considerazione Unità Geopolitiche Pluricontinentali intersecantesi e sovrapponentesi in alcune aree: l’Eurasia (cioè Europa + Russia), Mediterraneo (Europa Meridionale e Nordafrica + Vicino Oriente), Asia "gialla" sino-nipponica, subcontinente indiano ecc… La Palestina si trova dunque esattamente nel baricentro della nostra area geopolitica eurasiatico-mediterraneo-mediorientale! E’ il punto di convergenza dove si scaricano le forze contrapposte delle unità geopolitiche suddette. La sua posizione a cavallo tra i due mari interni (Mediterraneo-Mar Rosso) ad un passo dal canale di Suez e non lontana dal Golfo Persico, la rende inoltre strategicamente determinante per i collegamenti tra i due oceani Atlantico e Indiano, cioè sulla rotta dell’energia mondiale moderna. Già nell’antichità del resto la zona siro-palestinese rappresentava il terminale terrestre della "Via della Seta", il punto d’imbarco di sete, oro, spezie, schiavi ecc… per l’Europa. Non solo. La Palestina si trova anche perfettamente al centro di quell’arco territoriale definito dai geopolitici "Mezzaluna Fertile" o "Inner Crescent", cioè la striscia di terreno fertile e coltivabile dato dai sistemi fluviali Tigri-Eufrate, [che separa l’area desertica arabizzata dall’altopiano turcofono e da quello curdo-iranico, non distante dalle propaggini meridionali caucasiche], Giordano e delta nilotico. E’ proprio l’area di sviluppo delle grandi civiltà del passato: egizia, siro-babilonese, ellenistica. "Civiltà Potamiche Irrigue", come appunto le definisce la Geografia Politica che hanno favorito produzione e scambi in prossimità di mari chiusi, navigabili a vista, ma anche il formarsi di concentrazioni statuali di tipo autocratico, prodromo dei grandi imperi della storia. L’importanza dell’acqua potabile in aree aride a forte concentrazione abitativa è proprio uno dei fattori di destabilizzazione per il presente e il futuro. Non a caso il piano sionista originario, la "Grande Israele", andava proprio dall’Eufrate al Nilo! E comprendeva comunque entrambe le sponde del Giordano. C’è da aggiungere che lo stato sionista che è poi nato si colloca nel bel mezzo dell’Umma Islamica, (la Mezzaluna è anche il simbolo internazionale dell’Islam), tagliandola nettamente in due con la sua propaggine nel deserto del Negev, fino allo sbocco a Eliat sul Mar Rosso. E ne occupa una delle tre città sante (Gerusalemme/Al Qods per gli islamici, cioè appunto "la Santa"), come diremo poi. Quindi Israele rappresenta anche per gli alleati americani l’anello di congiunzione tra l’Alleanza Occidentale, in sostanza la NATO e i governi arabi alleati nella penisola arabica, a cominciare dalle monarchie giordana e saudita, tanto funzionali alla strategia globale americana, essendo confinanti o prospicienti ai nemici giurati degli USA: Siria, Iraq e Iran. La politica estera israeliana di mezzo secolo è sempre consistita in alleanze con avversari dei suoi confinanti per tenerli divisi, deboli e sottomessi all’occidente; Libano, Giordania, Egitto via via allargandosi a cerchi concentrici in tutta l’area. L’attuale strettissima alleanza politico-militare con la Turchia, in funzione anti-araba (leggi Siria ed Iraq, ma anche contro l’Iran della Rivoluzione islamica komeinista) rappresenta per Tel Aviv il coronamento di questa strategia di annientamento graduale, ma per gli Stati Uniti la saldatura tra i suoi vari sistemi di alleanze, essendo infatti la Turchia nient’altro che lo stato più orientale (e tra i meglio armati) dell’Alleanza Atlantica. Con Turchia e Israele, la talassocrazia americana penetra stabilmente nel cuore mediterraneo dell’Eurasia, completando l’accerchiamento del suo retroterra logistico russo-siberiano. L’esperienza cecena e l’Afghanistan, con il pesante contributo saudita non sono che gli aspetti più eclatanti di questa strategia di penetrazione continentale, che cede ancora e sempre il "Mare" contrapporsi alla "Terra", nell’accezione schmittiana dei termini.

GEOGRAFIA SACRA E GEOPOLITICA
E al centro di Israele Gerusalemme, Yerushalayim, Al-Qods; tre nomi, tre fedi religiose principali, molte identità, ma comunque un destino possibile solo come città unita. E al centro di Gerusalemme la Città Vecchia e la Spianata delle Moschee o, secondo la terminologia giudaica il Monte del Tempio. E lì la roccia sacra oggi coperta dalla cupola dorata, impropriamente definita "moschea di Omar", che con Al-Aksa compone il sacro quadrilatero su cui si concentra l’interesse del mondo. Per inciso al tempo delle crociate è proprio da qui che i Templari assunsero quel nome poi celebre in tutta Europa. E’ lo spuntone di roccia che fin dalle più remote età del bronzo rappresentò un punto sacrale e sacrificale di riferimento: sacrifici anche umani, come è chiaramente evidenziato dal racconto biblico del "sacrificio di Isacco" al quale dio stesso offre in sostituzione un capro. Gerusalemme è anche la città messianica, dell’attesa di un Messia di redenzione che i cristiani identificarono nel rabbi ebraico crocifisso. Ma è anche il luogo dove Maometto viene portato nel famoso volo notturno dalla Mecca su Al Barak (il Lampo), il cavallo dalle bianche ali, testa umana e coda di pavone, per ascendere al cielo e ricevere gli insegnamenti del Corano. La Palestina fu colonizzata quattromila anni prima di Cristo dai Canaei, popolazione semitica proveniente dalla penisola arabica (terra di Canaan, mentre il nome Palestina deriva dai Filistei, indoeuropei probabilmente arrivati dalla Grecia e dall’Egeo e famosi nella Bibbia per i continui conflitti con gli ebrei ). La stessa Gerusalemme non fu affatto una città ebraica bensì fu conquistata dal re Davide ai Jebusei, circa nel mille a.C. Il suo nome cananeo era Ursalim, la "Città della Pace"! Mai nome è stato meno appropriato per una città e una terra devastate da millenni di guerre e invasioni d’ogni tipo. La storia stessa di Israele, per quello che ce ne riferisce la Bibbia, è una continua storia di massacri perpetrati a danno delle varie tribù cananee e dei Filistei per appropriarsi della terra, delle città, ridurre i popoli in schiavitù (ma spesso massacrarli fino all’ultimo uomo e animale) ed imporre il proprio culto su tutti. Il destino di Gerusalemme, voluta da Davide come capitale del suo regno, è segnato dalla sua stessa geografia. Le colline di Gerusalemme infatti non sono che la parte centrale di una catena che dal monte Carmelo a nord, passando per l’Ebal e il Garizim (centro sacro ai Samaritani, che danno il nome alla regione) arriva fino alle colline di Giudea per degradare nella valla del sale, verso Dimona [il centro atomico israeliano] e il deserto del Negev fino allo sbocco nella striscia di Eliat. Da codesta posizione di centralità Gerusalemme domina da una parte la depressione del Giordano che dal Lago di Tiberiade (Mare di Galilea!), attraverso il Mar Morto arriva allo sbocco del golfo di Aqaba; dall’altra tutta la costa mediterranea. Sotto l’aspetto più "sacrale", anche il trionfo del cristianesimo in occidente e poi dell’Islam in Asia e Africa e parte d’Europa, ha posto in rilevanza nel mondo il ruolo centrale di Gerusalemme, obiettivo mistico e strategico delle crociate, della riconquista islamica, dell’Impero Ottomano, del colonialismo europeo e infine del sionismo e della rinascita islamica. Basti pensare che nelle mappe approssimative del Medioevo e Rinascimento , almeno fino al XIV-XV secolo, Gerusalemme è rappresentata come il centro del mondo, il punto di confluenza dei tre continenti allora conosciuti e sommariamente divisi tra un’Europa e un’Africa di pari dimensioni e un’Asia grande quanto entrambe messe insieme. Il tutto circondato dal "grande fiume Oceano". In Dante essa rappresenta l’esatto opposto fisico dell’Inferno più profondo. E comunque per tutte le religioni monoteiste dell’area mediorientale è la raffigurazione stessa in terra della città ideale e spirituale, la Gerusalemme Celeste. Spesso contrapposta a Roma imperiale (Nuova Babilonia) come esempio archetipico di civiltà contrapposte. A maggior dimostrazione dell’intrecciarsi storico tra motivazioni ideologiche, geopolitiche e di "geografia sacra". Nelle profezie antiche, riprese dai moderni fondamentalisti giudeo-cristiani , lo scontro finale tra Bene e Male, Luce e tenebre avverrà "in Armagheddon", nella pianura di Meghiddo, (valle di Izreel) Si tratta del nord di Israele, della depressione naturale che da Haifa scende trasversalmente fino al Giordano. A nord c’è la Galilea e poi il Golan occupato nel 1967 e il Lago di Tiberiade: da cui parte l’acquedotto Kinneret-Negev che convoglia le acque attraverso tutto l’Israele precedente la conquista della Cisgiordania. fino appunto al deserto meridionale ed alla striscia di Gaza anch’essa occupata durante la cosiddetta Guerra dei sei giorni. L’occupazione della parte occidentale del regno hashemita di Giordania fu allora giustificato dal governo di Tel Aviv come necessità strategica vitale data l’esiguità del territorio israeliano ridotto ad una striscia tra confine giordano e mare. Ma proprio la folgorante vittoria di allora e la sproporzione di mezzi militari e non ha dimostrato l’infondatezza di tale assunto strategico. L’unica volta che lo stato ebraico ha rischiato il tracollo fu nel ’73, "la guerra del Kippur" e l’attacco venne da nord e soprattutto dall’Egitto, cioè le parti in teoria più lontane dal centro vitale e meno attaccabili secondo gli strateghi. L’America risolse le sorti del conflitto a favore di Israele con un massiccio ponte aereo di forniture militari, con la sostanziale immobilità di Mosca.

QUALCHE CIFRA
Quando si parla di Palestina bisogna sempre tener presente che l’importanza di questa terra e dei suoi abitanti NON è data dalle dimensioni geografiche o demografiche, dallo SPAZIO, bensì dalla POSIZIONE; oltrechè, come abbiamo detto, da una serie di riferimenti storici, culturali e cultuali non misurabili in metri o chilometri, come quel "bello spirito" di diplomatico americano che recentemente si meravigliava di tutto il trambusto per pochi mq. di terra della Spianata delle Moschee ("bastava dare in cambio agli arabi un po’ più di terra altrove!!" ed ecco risolto il problema). Lo stato di Israele si estende su 20325 kmq. La Cisgiordania occupata ha 5878 kmq. Gerusalemme compresa, Gaza solo 362 kmq con una popolazione di un milione di abitanti! Una delle più alte concentrazioni di popolazione mondiale. L’altopiano del Golan annesso unilateralmente da Israele nel 1981 è di 1150 kmq., ma la sua importanza è soprattutto strategico militare dominando la pianura sottostante e quindi tutto il sud siriano, Damasco compresa. Per avere un’idea delle proporzioni la Toscana ha quasi 23.000 kmq di territorio, la Sicilia si avvicina a 26.000. Israele misura quindi meno di una regione media italiana! I Territori Occupati raggiungono appena i 6.000 kmq. (l’Umbria ne fa 8456!). Su questo territorio non certo florido, almeno nelle condizioni in cui è stata ridotta la parte araba, e con limitato accesso alle fonti idriche, vivono da un milione e mezzo a due milioni di palestinesi contro i 4 milioni e mezzo di israeliani, cui vanno aggiunti i palestinesi con documento israeliano, cittadini di serie B a tutti gli effetti e 100.000 drusi, beduini ecc… La spartizione finora prevista assegnerebbe solo il 90% circa di questo territorio ai legittimi abitanti, in una distribuzione a pelle di leopardo che lascerebbe agli insediamenti israeliani (annessioni dirette a Israele a parte) non solo le posizioni migliori, come le alture strategiche, ma anche il controllo delle frontiere e quindi della linea del Giordano, unico approvvigionamento idrico per tutti. Ed è su questi brandelli di territorio, vere "riserve indiane" del XXI secolo che dovrebbe sorgere il futuro stato Palestinese! Siamo quasi nell’ordine di dimensioni di un qualsiasi micro-stato dell’Oceania! Ed è solo su questa minima parte di "terra senza popolo", come la definiva il sionismo, che dovrebbe far ritorno il NON-popolo di almeno 5/6 milioni di profughi palestinesi, eredi delle "pulizie etniche" del 1948, 1967 e ’82 (Libano) attuate dal "popolo senza terra". Palestinesi che vivono da generazioni nei campi profughi, dispersi in tutto il medioriente, ma anche in Europa, America, ovunque nel mondo. Si pensi che rappresentano il 60% della popolazione dell’attuale Giordania. Israele si definisce da sempre l’unica vera democrazia del M.O. Una "democrazia" che però vale solo per gli ebrei, quelli israeliani e quelli che possono scegliere di diventarlo quando vogliono in base alla "legge del ritorno", rimanendo quasi sempre in possesso del doppio passaporto. Se si permettesse, e a ben maggior diritto, alle vittime arabe della Nuova Diaspora moderna di tornare alle proprie case, da cui furono cacciati con le guerre, il terrore, le espropriazioni, i palestinesi rappresenterebbero la maggioranza della popolazione e potrebbero democraticamente stabilire il destino della terra dei loro avi: la Palestina. Né vale l’obiezione per cui gli ebrei non avrebbero più patria ancora una volta nella storia. Sia perché sono oggi stabilmente insediati in quasi tutti i paesi del globo, dove godono di tutti i diritti e anzi rappresentano spesso le èlites economiche e mediatiche dei paesi di residenza. Sia perché potrebbero benissimo vivere da cittadini di uno stato palestinese, arabo ed islamico come fu per secoli in passato e com’è a tutt’oggi in tanti paesi islamici per le minoranze religiose ed etniche (si pensi all’Iran, alla Siria , al Libano ecc…) Del resto la grande maggioranza degli ebrei continua a vivere e prosperare fuori dai confini israeliani; ci sono quasi altrettanti ebrei nella sola New York (detta anche per questo Jew-York) che in tutta la Palestina sionistizzata. La verità è che per il mondo arabo l’occupazione sionista è stata giustamente considerata l’ultima invasione coloniale occidentale. Israele è l’ultima "colonia" rimasta nell’intero Vecchio Continente.

LA SOLUZIONE: ANCORA E SEMPRE "GUERRA ALLA GUERRA IMPERIALISTA"
Ed è una colonia non europea, ma americana, la punta di penetrazione dell’imperialismo capitalista made in USA in un’area strategica di così vitale importanza, come abbiamo più volte ripetuto. L’interesse americano, in particolare dell’amministrazione Clinton, supportata e/o ricattata dalla potente lobby ebraica statunitense (vedi "caso Lewinsky"), ad una rapida conclusione della pace imposta ad Arafat è la riprova dei reali interessi geostrategici di dominio degli Stati Uniti nell’area. E’ infatti evidente che l’egemonismo americano in questo settore planetario può essere sicuro soltanto con una garanzia di intoccabilità per Israele ed una sottomissione dei palestinesi al ruolo che è loro destinato nello stato sionista: braccia da lavoro schiavistico a basso prezzo e a rischio zero per il mantenimento dei padroni occupanti. In questa prospettiva che va ben oltre i ristretti confini di un piccolo stato, coloro che puntano alla "pace a tutti i costi", alla firma di un accordo comunque sia, sono ancora più deleteri e nemici della VERA PACE (che in quanto tale non può prescindere dalla giustizia), di quelli che almeno hanno l’onestà fanatica di dichiararsi "il vero popolo di dio, cui fu destinata tutta la terra tra il Giordano ed il mare" ed oltre, ed agiscono di conseguenza. Ma il gioco degli imperialisti è oramai così scoperto e il presunto "arbitro" degli accordi così apertamente schierato con una delle parti, che tutto il mondo, non solo arabo, ha ben compreso il trucco, il tranello. Dopo la Seconda Intifada, dopo che le pietre dei giovanissimi palestinesi hanno colpito più a fondo di tutti gli eserciti arabi in tutte le guerre di oltre mezzo secolo, la dirigenza palestinese e i governi arabi collaborazionisti devono e dovranno sempre più tenere conto della volontà popolare, oggi guidata dalle avanguardie islamiche rivoluzionarie. Del resto l’esempio di liberazione di Hezbollah libanese ha fatto scuola, dimostrando che Tsahal, l’esercito d’occupazione israeliano conosce solo il linguaggio della forza e si ritira solo di fronte ad una volontà più determinata della sua. Ragionando per iperboli, potremmo affermare che l’esistenza stessa dell’entità sionista d’occupazione in terra palestinese serve a smascherare il gioco dell’imperialismo americano-sionista nel Medio Oriente, in Eurasia, ovunque. E per inciso la Diaspora Palestinese ha creato, pur nella miseria e nella privazione, una classe dirigente giovane e determinata, colta e disperata, ma forte perché non ha più niente da perdere e tutto da guadagnare nella lotta di Liberazione, nazionale, sociale e culturale. Una miscela esplosiva che preoccupa, questa sì seriamente, non solo Israele e gli interessi americani dal Mediterraneo all’Oceano Indiano, dall’Europa all’Africa, ma anche tutti quei governi arabi rinnegati e collaborazionisti, i cui popoli vedono nella odierna lotta dei giovani palestinesi un esempio, una guida, un modello da seguire per liberarsi da dirigenti corrotti e venduti che hanno ridotto in miseria paesi altrimenti ricchissimi di risorse e materie prime. In quanto all’Europa, anch’essa occupata da oltre mezzo secolo dalle truppe d’invasione americane, è evidente quale sarebbe il proprio interesse geopolitico ed economico. Schierarsi senza indugio al fianco del popolo palestinese in lotta contro i padroni del mondo, i "Nemici dell’Uomo" per antonomasia, di tutti gli uomini e i popoli della Terra: il Mondialismo americano-sionista, di cui Eretz Israel non è che la punta affiorante di un icesberg di terrore e di morte.

1° gennaio 2001 d.C.

2 commenti:

  1. Quando visito qualche sito "nuovo"(per me) e nelle varie sezioni vedo segnato "nessun commento", i casi sono due: o non sono ammessi gli anonimi, o gli argomenti interessano poco i girovaghi della Rete. C'è anche una terza ipotesi: il sito è pletorico e vi si pubblicano troppe cose senza un piano preordinato.
    SCrivere troppo è come il parlare troppo: finisce che non ti bada più nessuno: Si parla "per la storia" è vero, ma la Storia è unaSfinge misteriosa e indifferente e ha il difetto di dare qualche risposta magari dopo secoli.

    RispondiElimina
  2. L'agonia del Popolo Palestinese alla quale il mondo assiste tra l'indifferente e l'impotente, prelude purtroppo alla tragedia universale della"palestinizzazione " dell'intero Orbe abitato.

    RispondiElimina