domenica 21 settembre 2014

Citazioni su Filippo Corridoni

Improvvisata una tribuna vi salì per primo certo Corridoni. Costui incominciò il suo discorso stigmatizzando la Commissione Esecutiva della Camera del Lavoro per avere essa impedito stamane l 'ingresso alla camera agli operai non muniti di tessera. L 'oratore si scagliò in special modo contro il Dell 'Avalle, che chiamò traditore. Un altro biasimo rivolse il Corridoni alla Commissione Esecutiva della Camera del Lavoro e ai dirigenti le sezioni metallurgiche, perché tanto l 'una come gli altri osteggiarono l 'idea dello sciopero. Continuando la sua violenta concione, il Corridoni propose un voto di protesta contro il giornale Il Tempo per il contegno da esso sostenuto nei riguardi della odierna agitazione. L 'oratore concluse proponendo che si formassero diverse squadre le quali nel pomeriggio avrebbero dovuto recarsi davanti ai diversi stabilimenti per impedire l 'entrata degli operai. L 'oratore fu applaudito.
Corriere della Sera 19 aprile 1907

A difendere una barricata proprio di fronte alla Camera del Lavoro stava Corridoni con alcuni amici. Ad un tratto, quando la difesa di quell' avamposto aveva il suo limite estremo, un ufficiale di cavalleria gli puntò contro la rivoltella gridandogli: "Vai via o sparo!" Leo Celvisio non si mosse. Rispose offrendo il petto: "Spara dunque, vigliacco".
Tullio Masotti, "Corridoni", Milano 1933, pag. 33



Nello sciopero di Parma emerse in pieno la figura di Corridoni, agitatore instancabile e appassionato propagandista.
Corridoni era un giovane di grandi qualità e capacità.
Giovanni Spadolini, "Lotta sociale in Italia", Firenze 1948, pag. 154

Egli fu invero più poverello del Poverello, al quale forse non mancò mai il nutrimento elementare. Era spettacolo strano vedere Pippo che in un certo momento comandò la ricca e prosperosa Milano con le ginocchia fuori dei pantaloni. Corridoni fu raro esempio di assoluto e pieno distacco dalle cose materiali, dalle necessità concrete e comuni della vita.
Tullio Masotti, op. cit., pag.39

Contro gli oratori socialisti parlò il rivoluzionario Corridoni il quale propugnò l 'astensionismo, dicendo che il proletariato non potrà ottenere le riforme con la conquista dei pubblici poteri, ma con la lotta di classe.
Corriere della Sera 18 gennaio 1911

La novità della riforma tecnica corridoniana non stava soltanto nell 'intuizione di una alternativa organizzativa, ma soprattutto nell 'aver trasportato la teoria sul piano della pratica quotidiana e della lotta Per Corridoni si trattava di fornire un sistema più razionale e più agile di organizzazione intermedia in funzione di un organismo nazionale della metallurgia e della metalmeccanica
Maurizio Antonioli, in "Ricerche storiche", gennaio-giugno 1975, anno V n.1, pag. 162

Confesso che non credevo che avrebbe potuto diventar mai un organizzatore. Propagandista ed agitatore, sì; organizzatore no. M 'accorsi dell 'errore di questo giudizio quando nel 1911 potei seguire l 'opera da lui svolta nello sciopero dei gasisti milanesi. Quel fanciullone ragionava ed agiva come un veterano dell 'organizzazione. Anche ora sono convinto che pochissimi di quelli che vanno per la maggiore nel giudizio di tutti, avrebbero saputo condurre un movimento così difficile con l 'abilità ed il tatto di Corridoni.
Alceste de Ambris

Filippo Corridoni, grande cuore e grande anima.
Pietro Nenni, "Lo spettro del comunismo (1914-1921)", Milano 1921, pag. 45

Dare del mestierante [scissionista] a Corridoni sarebbe stolido per uno che non lo conoscesse. Quando è Ciardi che lo dice è un 'azione disonesta e vergognosa che si compie. Perché Ciardi sa che se v 'è uno, per il quale la vita dell 'organizzazione è una missione di fede e di sacrificio, che si paga con molta galera e con molta fame e con le diffamazioni di tanta onesta gente che ha lo stomaco pieno e il domani sicuro, quest 'uno è Filippo Corridoni.
L 'Internazionale 22 marzo 1913

Il 31 marzo nacque l 'Unione Sindacale Milanese il cui prestigio nelle masse, grazie soprattutto alla figura adamantina di Corridoni, divenne subito notevole
Renzo De Felice, "Mussolini il rivoluzionario", Torino 1965, pag. 163

Egli era un nomade della vita, un pellegrino che portava nella sua bisaccia poco pane e moltissimi sogni e camminava così, nella sua tempestosa giovinezza, combattendo e prodigandosi, senza chiedere nulla Leviamoci un momento dalle bassure della vita parlamentare; allontaniamoci da questo spettacolo mediocre e sconfortante; andiamo altrove col nostro pensiero che non dimentica; portiamo altrove il nostro cuore, le nostre angosce segrete, le nostre speranze superbe, e inchiniamoci sulla pietra che, nella desolazione dell 'Altipiano di Trieste, segnò il luogo dove Filippo Corridoni cadde in un tumulto e in una rievocazione di vittoria.
Benito Mussolini , "Il Popolo d 'Italia", 23 ottobre 1917

Quelli che hanno vissuto vicino a lui le giornate di fuoco che precedevano i grandi cimenti, non dimenticheranno mai la fierezza superba che Egli sapeva trasfondere a quanti con lui si disponevano all 'azione Lo abbiamo visto attraversare a fronte alta con le manette ai polsi e circondato dagli sbirri, la folla dei borghesi di Milano che anelata di vendetta lo vituperava e lo percuoteva. Corridoni non abbassava lo sguardo, fissava invece nel bianco degli occhi i felloni che approfittavano ch 'Egli era ammanettato per insultarlo e li costringeva a sentire vergogna del gesto compiuto Ai poliziotti violenti come ai borghesi felloni, Corridoni sapeva infliggere l 'atroce umiliazione di metterli davanti alla loro coscienza nella trista veste di maramaldi stomachevoli. Ci siamo trovati vicino a lui nei momenti angosciosi della sconfitta e in quelli gioiosi della vittoria. Lo abbiamo ascoltato mentre esprimeva la sua intima esasperazione per l 'insuccesso delle lotte sostenute e mentre esaltava il significato delle vittorie e conquiste. Nel primo come nel secondo caso una sola visione dominava il suo spirito irrequieto e profondamente passionale, la visione di vedere il proletariato pienamente consapevole della sua forza e superbamente padrone dei suoi destini. Corridoni non ammetteva che una sconfitta patita od una sopraffazione subita poteva giustificare lo sbandamento o la democratizzazione delle masse. Ai lavoratori educati alla scuola del sacrificio, Egli diceva, non deve mai mancare l 'audacia e la forza per superare e vincere tutti gli ostacoli"
In "Corridoni, combattente indomabile", Sindacato Operaio, 11 giugno 1921

Noi anarchici, che partecipavamo al movimento operaio, nell 'opporci ai socialisti riformisti e giolittiani, ci trovavamo spesso a camminare a fianco coi cosiddetti sindacalisti A. Labriola, P. Orano, A.O. Olivetti, A. De Ambris, O. Dinale, G. Bitelli, A. Lanzillo, E. Leone, T. Casotti, P. Mantica, F. Corridoni, non furono mai considerati da noi anarchici e nessun anarchico si considerà mai sindacalista alla loro maniera. Noi partivamo da Bakunin. Essi partivano da Marx, per quanto un Marx riveduto e corretto da G. Sorel.
Armando Borghi, "Mezzo secolo di anarchia", pag. 92

Se il proletariato italiano avesse avuto l 'anima di Filippo Corridoni, non solo il fascismo non avrebbe avuto presa, ma non avrebbe avuto nemmeno la possibilità di nascere e di proseguire l 'opera sua.
A. O. Olivetti, "Sindacalismo", 29 aprile 1922

Il capolavoro mussoliniano in questa materia è stato però l 'usurpazione dei cadaveri e la profanazione dei sepolcri. Non c 'è chi possa dimenticare lo sfruttamento macabro di Corridoni consumato dal fascismo
Alceste De Ambris, "Mussolini, la leggenda e l 'uomo" in De Felice "Benito Mussolini. Quattro testimonianze", Firenze 1976, pag. 100

E ' un 'infame invenzione di Mussolini, -ripeteva (Giuseppe Di Vittorio) - Corridoni non sarebbe mai stato fascista. Era troppo onesto, coraggioso, leale, per mettersi al servizio degli agrari
A. Di Vittorio, "La mia vita con Di Vittorio", Firenze 1965, pag. 21

Gli apologeti del fascismo e di Mussolini per anni hanno voluto stabilire un naturale e perenne sodalizio fra il rivoluzionario di Predappio e il tribuno sindacalista di Pausula. Nessuno più di me sa quando tutto ciò si sia effettivamente verificato nel periodo che va dal novembre 1914 fino alla morte di Corridoni nella Trincea della Frasche; ma è anche vero che per i due anni precedenti una profonda gelosia ed un malcelato rancore avevano animato Mussolini contro il segretario della Unione Sindacale Milanese. Gli è che Mussolini, furbo di quattro cotte non osava rivelare i suoi intimi sentimenti Ma un giorno in cui Corridoni in tribunale, a difesa di un 'imputazione guadagnatasi durante uno sciopero disse che loro organizzatori sindacalisti erano un po ' come i termosifoni che avevano il compito di riscaldare l 'infreddolita anima operaia, questa espressione fu considerata da Mussolini come un 'interpretazione di grazia allo stato borghese Corridoni al quale riferii l 'allusione maligna, rimase assai amareggiato di quell 'attacco, lui che andava e veniva da S. Fedele al cellulare senza che avvocati di grido si commuovessero e benevoli giudici lo assolvessero
Cesare Rossi, "Trentatré vicende mussoliniane", Milano 1958, pag. 20

La pensione era posta al quarto piano di una casa di via Eustachi, nei nuovi quartieri fra Porta Venezia e Loreto. Oltre a Corridoni ed a me, s 'assidevano quotidianamente al desco della "pensione" Attilio Deffenu un piccolo sardo, morto anch 'egli eroicamente al fronte combattendo con la Brigata Sassari Michele Bianchi, Cesare Rossi, e mio fratello Amilcare, compagno di Corridoni nella dirigenza dell 'Unione Sindacale Milanese. Era un cenacolo rivoluzionario, la "pensione" di via Eustachi, e non mancava di carattere. L 'omogeneità politica di coloro che la componevano non escludeva più profonde diversità individuali. Ma fra quegli uomini di tutte le razze e di tutti i temperamenti, che s 'armonizzavano in una idealità comune, vigeva un 'amicizia, così sincera e fraterna da escludere perfino cosa estremamente rara nei cenacoli politici le meschine gelosie, le malignità e le maldicenze reciproche Essa era un po ' lo scalo del sindacalismo rivoluzionario italiano ed internazionale. Ben pochi degli agitatori più noti non sono passati nella saletta da pranzo della "pensione" di via Eustachi né non si sono assisi a quella tavola &A volte - sarebbe meglio dire: assai spesso attorno alla tavola che ci accoglieva due volte al giorno, c 'era qualche posto che rimaneva vuoto per delle lunghe settimane. Per lo più era quello di Filippo Corridoni; ma anche gli altri; di quando in quando, si assentavano; si trattava di villeggiature più o meno brevi al Cellulare"
Alceste De Ambris, "Filippo Corridoni", Piacenza 1922, pag. 24

Corridoni, già votatosi all 'interventismo, ricevette una cartolina a firma di Razza, Meledandri e Di Vittorio con un tacitiano: Piantala! ironico e sprezzante. Pippo rimase assai male nel leggere quelle tre sillabe che volevano assumere un significato di sconfessione del suo atteggiamento
Cesare Rossi, "Personaggi di ieri e di oggi", Milano 1952, pag. 420

Corridoni, giovane di 26 anni, alto, slanciato, oratore popolare immaginoso, "Pippo", come lo chiamavano i milanesi, non era uomo fatto per le attese ideologiche. Mussolini, oratore meno abile e meno popolare, ne crepava d 'invidia. Povero "Pippo"! Un giorno si seppe che era andato volontario. Di lì a poco cadde sul Carso. Che sarebbe stato di lui se fosse sopravvissuto? Nessuno saprebbe immaginarlo squadrista contro i lavoratori.
Armando Borghi , op. cit., pag. 163

Forse fu anche l 'esempio di Corridoni a sospingere Mussolini a rompere ogni indugio.
Edoardo Malusardi, "Filippo Corridoni ", Torino 1934, pag. 20

Ieri sera tutta Milano, tutto il popolo di questa magnifica città che seppe le asprezze della dominazione odiosa degli austriaci, salutò con il plauso immenso della grande anima generosa i volontari sovversivi che partivano per il fronte. Attorno a Filippo Corridoni si strinse più compatta ed entusiasta la folla. Tutti vogliono stringergli la mano, tutti vogliono gridargli il saluto e l 'augurio fervido.
In "La partenza dei volontari corridoniani", Il Popolo d 'Italia, 27 luglio 1915

Era la figura più popolare di Milano. I curiosi gli si accalcavano intorno plaudenti. Ad un tratto mi prese sotto braccio e svoltammo in silenzio fuor della ressa. Ci fermammo. Mi fissò un istante, e accennandomi la divisa disse: "Se tu sapessi quanto mi pesa!" Ma subito, con uno strappo nelle parole che era come lo scoccar d 'un arco soggiunse: "Ma è necessario". E tornammo ridendo tra gli amici, che volevano ammirare l 'eleganza della recluta.
Gian Capo, "Corridoni", Il Sindacalismo, 27 ottobre 1923

Da Parma, dal Borgo delle Carra, dalla trincea civica, prima che io precipitassi dalla rupe tarpea, voci crude si levarono a chiamarmi: "Vieni a vedere come profonde e ben difese le nostre trincee" Chiamavano colui che, nel bombardamento d 'interdizione, restava solo in piedi sul parapetto per mostrare ai suoi uomini accosciati che basta la muta e lunga sfida a respingere la morte? Gli operai furenti non si sentivano turbati e inebriati dall 'aroma geniale che certo spandevano nel taglio del santo suolo le radici recise o smosse della stirpe ond 'era pur sorto un uccisore di Cesare? Se Filippo Corridoni era con loro, impugnava egli quel fucile che fatalmente a Castelnuovo non fece fuoco? Guardava egli fisso gli assalitori forsennati, senza colpo ferire? Aveva egli tuttora nella gola aperta quel suo ultimo grido italiano? "Vittoria! Vittoria!" Potè egli ricadere nella trincea delle Carra come nella trincea delle Frasche? Anche con la sua ombra io ho parlato al mio capezzale. Ed egli ha contenuto il suo pianto perché io contenessi il mio sotto le palpebre piagate. Ma nel prossimo anniversario autunnale del suo sacrificio io eleggerò per lui il più vivace di questi lauri. Triumphali e stipite surgens Alta petit. La Vittoria, da lui invocata nell 'ultimo anelito, ha rotto il lenzuolo e non teme più l 'ago né il coltello né la baionetta né alcuna frode di veleno e di laccio.
Gabriele D 'Annunzio, "Per l 'Italia degli Italiani", Milano 1923, pag.165

Senza questa punta di estrema sinistra dell 'interventismo, senza gli operai sindacalisti che ruppero il fronte unico del neutralismo proletario e conquistarono come drappelli d 'assalto le grandi città e Milano prima fra tutte, senza Filippo Corridoni che di questo esercito fu il capo e l 'apostolo, la guerra italiana sarebbe stata impossibile ed impossibili gli eventi successivi.
A.O. Olivetti, "A proposito della commemorazione di Corridoni", Il Popolo d 'Italia, 24 ottobre 1926

Nato dal popolo e partecipe di tutti gli istinti, di tutte le violenze e di tutte la passioni del popolo, irrigidito fisicamente, come di un osso, di volontà e di ribellione, consumato dalla tisi e bruciato dalla febbre delle sue persuasioni quasi istintive, ora insofferente ora paziente di tutto, ricco di sogni come un pastore e torvo di risentimenti come un servo della gleba, Filippo Corridoni aveva l 'anima tumultuosa di un tribuno e gli occhi innocenti di un bambino. Ingenuo e prepotente, egli impersonava in modo vivo e terribile tutte la passioni del popolo: quand 'egli parlava alle maestranze nelle officine di Milano, nessuno aveva il coraggio di urlargli contro. Egli scagliava le parole come pietre. La sua forza era in quella sua tremenda innocenza, che domava le ciurme delle officine col peso di una fatalità, non di una volontà personale. La folla sentiva di non poter nulla contro di lui, solo, pallido e senz 'arme.
Curzio Malaparte, "L 'uomo napoleonico", in "Filippo Corridoni", Roma 1988, pag. 22

Scomparve nella mischia senza essere più ritrovato, come nelle storie leggendarie degli eroi.
Amilcare De Ambris, "Corridoni è oggi più vivo che mai", Il Lavoro metallurgico, ottobre 1940

"Sei tu Mussolini?", gli chiese un giorno un commilitone." "Sì". "Benone, ho una buona notizia da darti: hanno ammazzato Corridoni. Gli sta bene, ci ho gusto. Crepino tutti questi interventisti!"
R. De Felice, "Mussolini il rivoluzionario", Torino 1995, pag. 323

Oggi, la memoria di Pippo è più viva che mai in mezzo agli operai che egli tanto amò e al popolo per il quale offrì la vita. Se i tre Fratelli Corridoni rinascessero ripeterebbero per la loro Italia il sacrificio che diede alla nostra famiglia il più grande dolore ed il più grande titolo d 'orgoglio.
Maria Corridoni De Ambris, nella prefazione a "L 'arcangelo sindacalista" di Ivon De Begnac, luglio 1942

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