venerdì 23 agosto 2013

KARL HAUSHOFER (1869-1946) di Robert Steuckers

Nato il 27 agosto 1869 a Monaco, Karl Haushofer scelse la carriera militare a partire dal 1887. Ufficiale di artiglieria nell’esercito bavarese nel 1890, egli sposa l’8 luglio 1896, Martha Mayer-Doss, uscita da una famiglia di Monaco di origine israelita. Ella gli darà due figli, Albrecht (nato nel 1903) e Heinz (nato nel 1906). Salendo rapidamente tutti i gradi della gerarchia militare, Haushofer diviene professore all’Accademia di guerra nel 1904. Nel 1908 viene inviato in Giappone per organizzarvi l’esercito imperiale. Egli incontra in India Lord Kitchener, il quale gli predice che tutto il confronto tra Gran Bretagna e Germania costerà alle due potenze le loro posizioni nel Pacifico a vantaggio degli Stati Uniti e del Giappone; avvertimento profetico che Haushofer ricorderà sempre, soprattutto quando elaborerà le sue tesi sull’area pacifica. Dopo il suo lungo periplo, egli è destinato al Reggimento di artiglieria di campagna della 16^ Divisione giapponese. Il 19 novembre 1909, egli viene presentato all’Imperatore Mutsushito (1852-1912), iniziatore dell’era Meiji e all’Imperatrice Haruko. Nel ritorno in Germania, passa per la Siberia servendosi della transiberiana, si rende conto de visu delle immensità continentali dell’Eurasia russa. Nel 1913, compare la sua prima opera destinata al grande pubblico, Dai Nihon (Il Grande Giappone), bilancio della sua esperienza giapponese che conoscerà un grande successo. Nell’aprile del 1913, comincia a seguire i corsi di geografia all’Università di Monaco, in vista di ottenere il titolo di dottore che egli raggiungerà di fatto otto il patronato del Professor August von Drygalski.
Mobilitato nel 1914, egli parte dapprima per il fronte occidentale, dove combatterà in Lorena e in Piccardia. Nel 1915, è trasferito in Galizia per ritornare rapidamente in Alsazia e nella Champagne. Nel 1916, egli è sui Carpazi. Egli conclude la guerra in Alsazia. Durante le ostilità, si precisa il suo pensiero (geo)politico: gli storici inglesi Macaulay e Gibbon, il teorico tedesco della politica Albrecht Roscher gli forniscono il quadro in cui si inscriveranno le sue riflessioni storiche e politiche, mentre Ratzel e Kjellen gli procureranno l’armatura del suo pensiero geografico. Dopo l’armistizio, egli è nominato comandante della 1^ Brigata di Artiglieria bavarese. Si reiscrive all’università, presenta una tesi sui mari interni del Giappone (17 luglio 1919), è nominato professore di geografia a Monaco e tiene il suo primo corso sull’antropogeografia dell’Asia orientale. Egli fa la conoscenza di Rudolf Hess il 4 aprile 1919; un’amicizia indefettibile legherà i due uomini. In quanto dirigente nazionalsocialista, Hess estenderà sempre la sua ala protettrice sulla sposa di Haushofer, discendente da parte di padre da un'antico lignaggio sefardita, e sui suoi figli, considerati come "semi-giudei" dopo la promulgazione delle leggi di Norimberga.
Durante gli anni 20, Haushofer fonda la celebre Zeitschrift für Geopolitik (Rivista di geopolitica), destinata a fornire ai diplomatici tedeschi una conoscenza pratica dei movimenti politici, economici e sociali che animano il mondo. I più gradi specialisti di relazioni internazionali vi hanno collaborato, dalla comparsa del primo numero nel gennaio 1924. Parallelamente a questa attività, egli organizza un’associazione, la Verein für das Deutschtum im Ausland (Associazione per i Tedeschi all’estero), che si pone come obiettivo di difendere e illustrare la cultura delle minoranze tedesche al di fuori del Reich. Dal 1923, Haushofer accetta di organizzare i lavori preparatori per la fondazione di una “Accademia tedesca”, pendant delle accademie francese, italiana e svedese. Quest’accademia sarà ufficialmente fondata il 5 maggio 1925. Nel 1927, compare a Berlino il suo studio magistrale sulle frontiere. Durante questo decennio, Haushofer incontra parecchi importanti personaggi: Ludendorff, Spengler, i Colonnelli e diplomatici giapponesi Kashyi, Oshima e Koozuki, l'Ammiraglio Tirpitz, il Generale svizzero U. Wille, il Cardinale Schulte (Cologne), Konrad Adenauer, Hitler e il Conte Coudenhove-Kalergi, fondatore del concetto di "Paneuropa".
I suoi figli iniziano una brillante carriera; il primogenito, Albrecht, compie un viaggio in Brasile dopo aver acquisito il suo titolo di dottore in filosofia a Monaco. Egli sarà il segretario del padre durante i lavori preparatori alla fondazione dell’ “Accademia tedesca”, poi diventerà il segretario della Gesellschaft für Erdkunde (Società di geografia) di Berlino. Il figlio cadetto, Heinz, ottiene il diploma di ingegnere agronomo.
Nel 1930, Karl Haushofer deviene Membro dell’American Geographical Society. Egli effettua numerosi giri di conferenze in Austria, in Cecoslovacchia, in Polonia, in Italia e nei Paesi Baltici. Il 10 marzo 1933, un commando nazionalsocialista perquisisce la casa di Haushofer alla ricerca di armi. Godendo della protezione di Hess, che accorda loro una “lettera di protezione” il 19 agosto 1933, Haushofer e i suoi figli conservano i loro posti universitari e ne acquisiranno di nuovi, malgrado le proteste degli “arrabbiati” riguardo l’ascendenza della loro moglie e madre. L’11 marzo 1934, Haushofer è nominato Presidente dell’ “Accademia tedesca”. Egli vi resterà fino all’aprile del 1937. Nel corso di questo decennio caratterizzato dall’hitlerismo, Haushofer incontra, oltre ai dignitari del nuovo regime, tra cui lo stesso Hitler, lo storico Hans Kohn, il sindaco indipendentista indiano di Calcutta, Subra Chandra Bose, il Primo ministro ungherese Gömbös, l'ambasciatore a Roma Ulrich von Hassell, Monsignor Hudal, Pio XI, Konrad Henlein, leader dei Tedeschi dei Sudeti, l'ambasciatore del Giappone, il Conte Mushakoji, l'Ammiraglio Canaris, il Cardinale Pacelli, etc.
E’ soprattutto il suo primogenito, Albrecht Haushofer, che occupa un posto importante nella diplomazia tedesca a partire dal 1935. In quell’anno, da febbraio a dicembre, Albrecht effettua, per conto della diplomazia tedesca, sei viaggi in Inghilterra. Egli vi ritorna l’anno seguente. Sempre nel 1936, egli è inviato in “missione segreta” a Praga ed incontra Benes. Nel 1937, egli è negli Stati Uniti e in Giappone.
Quando scoppia la guerra, Haushofer entra in una profonda depressione: egli avrebbe voluto evitarla. Ma la sorte della famiglia è segnata quando Hess s’invola verso l’Inghilterra nel maggio 1941. Albrecht è arrestato a Berlino e Karl Haushofer è convocato alla Gestapo. Nel 1944, dopo il fallito attentato a Hitler del 20 luglio, la Gestapo perquisisce la casa del geopolitico e lo interna a Dachau. Albrecht Haushofer entra in clandestinità e non è arrestato che in dicembre. Heinz, il minore, viene incarcerato nella prigione di Moabit a Berlino con sua moglie. Il 22 o 23 aprile 1945, un commando uccide Albrecht con un colpo alla nuca. Heinz viene liberato.
Dopo il crollo del III Reich, Haushofer è interrogato da ufficiali americani, tra i quali il professor Walsh che tenta di proteggerlo. Il 21 novembre 1945, un decreto delle autorità di occupazione americane gli ritira il suo titolo di professore onorario e i suoi diritti alla pensione. Depressi, Martha e Karl Haushofer si suicidano il 10 marzo 1946. La geopolitica di Haushofer era essenzialmente anti-imperialista, nel senso che essa si opponeva agli intrighi di dominio delle potenze talassocratiche anglosassoni. Queste ultime impedivano l’armonioso sviluppo dei popoli da loro sottomessi e dividevano inutilmente i continenti. Affascinato dalle idee panasiatiche e paneuropee (Coudenhove-Kalergi), Haushofer intendeva superare i nazionalismi e voleva contribuire, con i suoi scritti, alla comparsa di “grandi spazi continentali” formati da nazioni solidali. In seguito, egli sostenne la collaborazione di Europei, Russi e Giapponesi in una grande alleanza eurasiana, chiusa alle influenze inglesi e americane.

Le frontiere e il loro significato geografico e politico (1927)

In questo studio generale sul fenomeno storico/geografici delle frontiere, Haushofer esorta i suoi compatrioti ad avere infine un’idea chiara e viva di quello che sono le loro frontiere. Una coscienza concreta, quasi istintuale, delle frontiere s’impone in modo completamente naturale presso i popoli forti, contro ò’assenza di forme territoriali che implicano le ideologie cosmopolite, astratte e che ignorano i fattori tempo e spazio. In concreto, le frontiere sono dei fatti biogeografici che fanno scricchiolare le ingessature giuridiche in cui si vogliano rinchiudere i flussi viventi. Le ingessature giuridiche, che corrispondono forse a delle antiche frontiere, sono dei residui, divenuti, con il passare del tempo, ostili alla Vita. Haushofer deduce la sua teoria delle frontiere dalle opere di Ratzel, Penck, Sieger, Volz e dai protagonisti della scuola inglese (Holdich, Curzon, Fawcett, Lyde) e francese (E. Ténot). Sir Thomas Holdich è colui che, agli occhi di Haushofer, ha meglio saputo teorizzare l’arte di disegnare frontiere giuste e durevoli. Il mare non separa, ma unisce, nel senso che il litorale opposto attira sempre, è l’attrazione provoca comunicazione.
Le frontiere biologicamente giuste sono quelle pensate, concepite e tracciate partendo da un approccio pluridisciplinare e non strettamente giuridico. L'approccio pluridsciplinare scientifico permette di concepire e tracciare frontiere stabili, in grado di corrispondere ai flussi del reale e, all’occorrenza di cambiare. Senza una concezione vivente delle frontiere, certi popoli, specialmente quelli che non hanno colonie, dunque senza riserve territoriali, sono costretti, talvolta, a ricorrere al controllo delle nascite in modo da mantenere costante il numero della loro popolazione. Haushofer denuncia l’egoismo delle nazioni colonialiste che condannano alla regressione e addirittura alla scomparsa i popoli che non hanno lasciato la loro area di stanziamento primario. Questa ineguaglianza dei popoli in materia di spazio è un’ingiustizia e, pertanto, bisogna ormai concepire i confini in uno spirito di evoluzione e non più statico/giuridico. Haushofer classifica i differenti tipi di frontiere (frontiere naturali, frontiere che sono il risultato di un equilibrio diplomatico, frontiere difensive, fluviali, litorali, etc.), insistendo, sulla scia del geografo francese Eugène Ténot, sulle frontiere smembrate che permettono la penetrazione militare del territorio del vicino ostile. La Francia e la Germania, senza la fascia dell’Alsazia-Lorena, hanno delle frontiere frazionate. Haushofer critica le volontà (specialmente la volontà francese, ereditata da Cesare) di voler stabilire frontiere stabili lungo i fiumi: i fiumi, come i mari, uniscono e non dividono. Uno studio oggettivo e geopolitico delle frontiere è utile per tutti gli uomini politici, quale che sia la loro appartenenza ideologica.

Geopolitica delle idee continentaliste (Geopolitik der Pan-Ideen) 1931

All’inizio degli anni 30, Haushofer si fa portavoce delle idee che cercano di promuovere de grandi raggruppamenti continentali, superando la limitatezza territoriale ed economica degli Stati di tipo classico. Come dimensioni, solo gli imperi mongoli, unificatori della massa continentale eurasiana, hanno già realizzato prima della sua formulazione, questa Panidea. Nel 1900, il continente australiano è unificato in un solo Stato ma senza il suo complemento insulare della Nuova Zelanda. L'idea panafricana si basa su una volontà di emancipazione razziale. L'idea panamericana si è data all’inizio del secolo delle strutture giuridiche (Dottrina di Monroe del 1823, assemblee regolari degli Stati americani, fondazione di un Ufficio panamericano). La Paneuropa non è rimasta che un sogno. La storia ha egualmente conosciuto delle Panidee “circum-marine” come Roma e l’Islam nel Mediterraneo. L'Impero britannico è “circum-marino” all’Oceano Indiano. Gli Stati Uniti da una parte, il Giappone dall’altra, tentano di unificare sotto la loro egida tutte le rive del Pacifico. Specialista di questioni nipponiche e del Pacifico, Haushofer insiste molto sulle sinergie in opera sulla circonferenza e sulle acque di questa immensità oceanica. L'idea panpacifica risale a 400 anni: Nunez de Balboa, nel 1513, la rivendica per la Corona di Spagna. Sir Francis Drake raccoglierà la sfida nel 1578, riducendo al nulla questa pretesa. Gli Americani prenderanno il testimone dagli Spagnoli nel XIX secolo, dopo che il Giappone aveva rinunciato a popolare la Micronesia, la Russia aveva abbandonato l’Alaska e il Mare di Bering e la tacita alleanza tra Russi e Spagnoli per contenere la potenza americana era fallita. Il Pacific Institute di Honolulu getta ormai le basi di una amministrazione americana della più grande zona oceanica del globo. Per Haushofer, l'organizzazione di un tale impero circum-marino è l’idea politica più grandiosa della storia. Ma essa segna allo stesso tempo il destino del Giappone che, per aver trascurato il popolamento della Micronesia, è giunto in corsa troppo tardi e dovrà opporsi agli Stati Uniti per acquisire libertà di movimento.
Le idee pan-pacifiche e panamericane sono evolutive, mentre le idee panasiatiche sono rivoluzionarie e sostenute dai movimenti comunisti russi o indipendentisti cinesi (Sun Ya-Tsen) e indiani (B.K. Sarkar; Rabindranath Tagore).
L'organizzazione in grande scala delle idee circum-marine non è stata possibile nell’antichità perché le tecniche di comunicazione erano insufficienti. Alessandro non poté mantenere il suo impero, non fu ingrado di assorbire lo spazio sarmatico-scita, popolato da nomadi ribelli ad ogni tentativo di organizzazione.
Quanto all’idea eurasiana, essa si suddivide in due correnti: la corrente grand-eurasiana, in cui l’Europa è considerata come una semplice penisola della grande massa territoriale che è l’Eurasia, e la corrente piccolo-eurasiana, nata in Russia, che intende semplicemente distogliere l’attenzione della Russia dall’Occidente e dirigere il flusso di energie russo verso Est. E’ impossibile tracciare una frontiera netta e definitiva tra l’Europa e l’Asia, poiché l’immenso territorio che si estende dalla Manciuria ai Carpazi, strada delle migrazioni, forma una unità indivisibile. Haushofer si ricollega in qualche modo agli Eurasiani russi (Nicolas S. Timachev e N. de Boubnov), sottolineando con essi che lo spazio ucraino polacco è una zona di transizione e di confronto tra la Russia a base sarmatica e l’Europa a base romano-germanica. L'Eurasia dei teorici “eurasiani” russi corrisponde in ultima istanza allo spazio che McKinder chiamava il “pernop centrale della storia”. Gli “Eurasiani” russi, spiega Haushofer, sviluppo un progetto geopolitico russo-sarmatico, ostile alle culture decadenti dell’Europa e dell’Asia, assimilabile al progetto autarchico, autoritario e collegiale dei Bolscevichi, salvo che nel dominio religioso, dove essi prevedono uno zar prescelto e un’adesione obbligatoria alla religione ortodossa. Di fronte a questa volontà dinamica, i Panasiatici cinesi e indiani oppongono un’altra volontà rivoluzionaria e la Paneuropa di Briand e di Coudenhove-Kalergi si rifugia troppo prudentemente nella difesa dello statu quo, sull’esempio della Santa Alleanza di Metternich. Il panislamismo, l'idea grand-araba, le idee panindiane e gran-cinese sono altre idee raggruppatrici che si muovono nello spazio eurasiano. Soluzione per evitare ogni conflitto ritardatore e divisore: conciliare le idee paneuropee, eurasiane e panasiatiche.
Per Haushofer, la marcia dell’umanità verso delle entità di dimensioni continentali è ineluttabile; una prima tappa potrebbero essere i raggruppamenti “subcontinentali”, teorizzati dal geografo E. Banse nel 1912. Questi parlava di 12 aree: Europa, Grande Siberia (Russia compresa), Australia, India, Asia orientale, “Nigrizia”, Mongolia (con accesso ai mari attraverso la Cina centrale, l’Indocina e l’Indonesia), Gran-California, Terre andine (rivolte verso il Pacifico), America (la parte di America del Nord rivolta verso l’Atlantico) e Amazzonia. Questa classificazione permette di pensare un’organizzazione dei popoli su base subcontinentale.
La dinamica che porta tutti questi progetti rende nulla la pretesa di voler irrigidire parti del mondo entro frontiere esigue e inviolabili.

Politica mondiale attuale (Weltpolitik von heute) 1934

Analisi delle grandi molle della politica mondiale del dopo Versailles, Weltpolitik von heute comincia col definire lo spazio centro-europeo (Mitteleuropa): per Haushofer come per Mackinder, la Mitteleuropa è l’adizione degli spazi renano e danubiano. Per i Francesi di Martonne, in risposta, essa è il cordone sanitario slavo-occidentale alleato alla Francia e strumentalizzato contro la Germania e la Russia. Questo cordone sanitario è una costruzione artificiale, afferma Hashofer, mantenuto in vita dalle regole astratte della Società delle Nazioni. Al di fuori dell’Europa, il mondo è stato europeizzato. L’America del Sud è stata “de-indigenizzata”; il Medio Oriente arabo-persiano è stato diviso in entità antagoniste a beneficio degli Inglesi; l’India è sotto tutela inglese, etc. Le principali conseguenze della prima guerra mondiale sono: 1) la divisione dell’Europa tra nazioni colonizzatrici e detentrici di vasti spazi di riserva, da una parte, e nazioni senza spazio di riserva, confinate sulla loro area iniziale di popolamento, dall’altra; 2) l'impero britannico si sfascia; 3) i popoli colonizzati d’Asia reclamano la loro indipendenza. Di fronte a questi dati, Haushofer preconizza una politica che miri a liberare dello spazio sul pianeta per gli Europei che ne sono privi (Tedeschi, Ungheresi, Polacchi, Cechi, Slovacchi, Greci, Bulgari e Yugoslavi, la cui sorte è legata a quella della Germania, a dispetto della “Piccola Intesa” teleguidata da Parigi; ad accelerare la decomposizione dell’impero britannico; a spalleggiare i colonizzati in rivolta contro i loro domitatori. Questa politica impone di opporre la lex feranda alla lex lata., il divenire naturale alla staticità dei paragrafi e dei trattati imposti da vincitori egoisti.
Per acquisire lo statuto di grande potenza, si deve, spiega Haushofer, mirare all’autarchia e rifiutare le monoculture. L'autarchia, realizzabile ormai nei grandi spazi federati e non più nel quadro troppo esiguo degli Stati Nazionali classici, permette l’indipendenza alimentare e industriale, grazie ad un’agricoltura e ad un’industria diversificate, rispondenti a tutti i bisogni della popolazione. La tentazione di costruire delle “monoculture” ulltraspecializzate deforma l’economia e la rende fragile in caso di crisi. Weltpolitik von heute definisce inoltre la notione di “grande potenza”, enumera i tipi di dipendenza politica (vassallaggio, clientelismo, protettorati virtuali, etc.), esplicita le forma di appropriazione di spazi non ancora dominati (i poli) e di dominazione degli spazi dalle difese smantellate (la Germania dopo Versailles).

Mari del mondo e potenze mondiali (Weltmeere und Weltmächte) 1937

Opera interamente dedicata al rapporto tra la dominazione delle zone oceaniche e la potenza politica e militare delle nazioni, Weltmeere und Weltmächte comincia col recensire i lavori di oceanografia fisica che hanno accresciuto il sapere dell’uomo sui mari. Queste conoscenze fattuali sono sfociate in una pratica politica di dominio degli oceani. L’alto mare, dopo i Greci e i Romani, è il “bene di tutti gli uomini” (koinon panton anthropon, diceva Teofo) o "per sua natura aperto a tutti" (mare omnibus natura patere). Sir Thomas Barclay inaugura il dibattito giuridico per sapere se il mare appartiene a tutti o a nessuno (se esso è res communis o res nullius).
Nel 1894, E.W. Hall nel suo Treatise on International Law, ricorda che, tra i principi indiscutibili del diritto internazionale moderno, vi è quello che interdice alle potenze di appropriarsi in esclusiva delle zone marittime (l'idea de mare liberum formulata da Hugo Grotius nel 1609). Per Haushofer, questa visione è ipocrita: quando la Gran Bretagna applica la sua strategia di blocco o si accaparra i cavi sottomarini delle telecomunicazioni, essa s’impadronisce di fatto di vaste porzioni del territorio marino. L'idea di mare libero, difesa dai giuristi inglesi, ha dunque condotto ad una dominazione quasi esclusiva dei mari del mondo da parte della Gran Bretagna, sola potenza in grado di utilizzare efficacemente l’arma del blocco. Le altre potenze sono di fatto delle emarginate in questa lotta per il controllo degli spazi marini.
La dominazione dei mari sopraggiunge quando una potenza arriva a dotarsi di “organi oceanici” efficaci (flotte). Le talassocrazie, come l’illustre esempio veneziano, dispiegano la loro potenza a partire da un territorio limitato e conquistano delle basi, delle fasce litorali, una sorta di “ventose aspiranti” collegate alla metropoli attraverso dei tentacoli mobili ed elastici. Le talassocrazie cominciano spesso dal dominio di mari interni (l’Egeo per Atene, il Mediterraneo per Roma, il Mar del Giappone per il Giappone moderno). Eeese sono sia degli Stati litorali sia degli Stati insulari. Le talassocrazie litorali sono più fragili, perché direttamente minacciate dal loro hinterland. Le talassocrazie insulari dispongono di più carte vincenti per passare dal dominio di un mare interno al controllo delle grandi vie di comunicazione transoceaniche. Le talassocrazie litorali sono delle costruzioni ibride, obbligate a condurre congiuntamente due tipi di politiche differenti, una continentale, l’altra marittima (Olanda, Portogallo), cosa che logora le loro risorse e fa loro perdere la competizione contro le talassocrazie insulari. Gli stati continentali, come la Germania, sono svantaggiati dalla loro geografia e non possono dare il meglio di se stessi in un mondo ormai chiuso, interamente esplorato, dove le talassocrazie hanno avuto una lunghezza di vantaggio per controllare delle basi d’oltremare, delle zone economiche che assicurino la sussistenza e degli spazi di colonizzazione dove poter riversare la loro popolazione eccedente.
La talassocrazia britannica è ostile ai canali interni e al taglio degli istmi perché queste opere relativizzano ipso facto l’importanza delle vie marittime che essa controlla. Lord Palmerston è stato contrario allo scavo del Canale di Suez perché la Francia ne aveva il dominio. L’Inghilterra ha egualmente criticat la costruzione del Canale di Midi, tra Bordeaux e il Mediterraneo, perché esso riduceva considerevolmente l’importanza strategica di Gibilterra.
Dal momento che la politica non può più essere altro che mondiale, i popoli che vogliono sopravvivere devono necessariamente ricorrere al largo, agli oceani, o organizzare i loro spazi continentali in modo da sfuggire alla dominazione dell’una o dell’altra potenza marittima. Questa organizzazione continentale passa attraverso la costruzione di strade, di vie ferroviarie, di sistemi di navigazione fluviale, etc., controllati dalle sole potenze continentali.

Il blocco continentale: Mitteleuropa, Eurasia, Giappone 1941

Redatto dopo il patto germano-sovietico, questo lavoro persegue due obiettivi: 1) gettare le basi di un’alleanza germano-italo-sovietico-nipponica, che riorganizzerà la massa continentale eurasiana e africana; e 2) rivendicare per la Germania la restituzione delle sue colonie africane, tolte dopo Versailles.
Analizzandi i testi editi dagli istituti britannici e americani, Haushofer vi scopre un timore ricorrente, specialmente in Lord Palmerston e nel geografo Homer Lea, di veder nascere un’alleanza tra la Germania, la Russia e il Giappone. Una tale alleanza sfuggirebbe totalmente al controllo delle talassocrazie britannica e americana. Le talassocrazie, scrive Haushofer, praticano la politica dell’anaconda: esse stringono le loro prede e le soffocano lentamente. La massa eurasiana, se è debitamente organizzata, è una preda troppo grande per l’anaconda anglo-americano, una massa territoriale tale, da sfuggire ad ogni blocco. L'idea di una tale alleanza è germogliata nelle menti russe e giapponesi, piuttosto che in quelle tedesche o europee. Al momento della guerra russo-giapponese del 1905, quando Britannici e Giapponesi uniscono le loro forze per tenere i Russi in iscacco, una parte del corpo diplomatico giapponese, tra cui l’Ambasciatore a Londra Hayashi, il Principe Ito, il Primo Ministro Katsura e il Conte Goto, sostiene un’alleanza tra Tedeschi, Russi e Giapponesi contro i tentativi inglesi di controllare tutto il traffico marittimo mondiale. Di fronte a tali propositi, la Germania di Guglielmo II, deplora Haushofer, resta prigioniera del mito del “pericolo giallo”, non avvertendo che gli Asiatici sono meno pericolosi per l’avvenire della Germania dei Britannici e degli Americani. In Russia, l’idea eurasiana è stata impersonata dal Ministro Witte, creatore della linea ferroviaria transiberiana e sostenitore di una pace separata con la Germania nel 1915. Il giapponese Goto parlava della necessità di una troïka, il cui cavallo centrale, più corpulento e più robusto, sarebbe stato la Russia, fiancheggiata dai due cavalli più snelli, la Germania e il Giappone.
In Africa, la pessima gestione britannica, ha lasciato andare a rotoli l’opera costruttrice degli agricoltori coloniali tedeschi; alla volontà di sviluppare culture alimentari, gli Inglesi hanno sostituito lo sfruttamento capitalista, provocando l’urbanizzazione delle masse africane, abbandonando l’agricoltura, cosa che provoca desertificazione e carestie. I Giapponesi, invece, hanno gestito molto bene la Micronesia ex tedesca.
La "troïka", completata dall’Italia mussoliniana, deve sostenere gli indipendentisti arabi e indù; la Russia, in particolare, si deve porre come la protettrice degli Armeni e dei Curdi in modo da collegare Mossul al blocco continentale in gestazione.

Bibliografia

Dai Nihon. Betrachtungen über Groß-Japans Wehrkraft und Zukunft, Berlino, 1913; Der deutsche Anteil an der geographischen Erschließung Japans und des subjapanischen Erdraums und deren Förderung durch den Einfluß von Krieg und Wehrpolitik, Monaco, 1914 (tesi); Grundeinrichtungen in der geographischen Entwicklung des Japanischen Reiches, Monaco, 1919; "Das Japanische Reich in seiner geographischen Entwicklung", in Dr. Grothe, Angewandte Geographie, Vienna, 1921; "Ostasien, Japanisches Reich, Mandschurei", in E. Banse, Lexikon der Geographie, Braunschweig, 1923; "Südostasiens Wiederaufstieg zur Selbstbestimmung", in K.A. v. Müller & O. Westphal, Geopolitik der Selbstbestimmung, Leipzig, 1923; Japan und die Japaner. Eine Landeskunde, Leipzig, 1923 (en fr.: Le Japon et les Japonais, Payot, 1937, traduzione e introduzione di Georges Montandon); Wehrhaftigkeit, Monaco, 1924 (pubblicazione di un discorso); Geopolitik des Pazifischen Ozeans, Heidelberg, 19241, 19282, 19373; "Politische Erdkunde und Geopolitik", in August von Drygalski, Freie Wege vergleichender Erdkunde, Monaco, 1925; Grenzen in ihrer geographischen und politischen Bedeutung, Berlin-Heidelberg, 1927, 2ième éd.: 1939; "Das Japanische Reich", in Gerbing, Erbbild der Gegenwart, Leipzig, 1927; Bausteine zur Geopolitik, Berlino 1927 (avec Lautensach, Maull et Obst); Der Rhein, sein Lebensraum, sein Schicksal, Berlino 1928; Großmächte vor und nach dem Weltkrieg, Leipzig, 1930 (pubblicazione di un’opera di Kjellen rielaborata da Haushofer e completa di cartine); Japans Reichserneuerung, Berlino, 1930; Geopolitik der Panideen, Berlino, 1931; Deutschlands Weg an der Zeitenwende, Monaco, 1931; Jenseits der Großmächte, Leipzig, 1932 (opera collettiva); Wehr-Geopolitik, Berlino, 1932; Mutsuhito, Kaiser von Japan, Lübeck, 1933; Japans Werdegang als Weltmacht und Empire, Berlino, 1933; Napoleon I., Lübeck, 1934; Der nationalsozialistische Gedanke in der Welt, Monaco 1934; Kitchener, Lubecca, 1934; Wehrwille als Volksziel, Stoccarda, 1934; Foch, Lubecca, 1935; Weltpolitik von heute, Berlino, 19341, 19352, 19373; Raumüberwindende Mächte, 1934 (opera collettiva); Geopolitische Grundlagen des N.S. Staates, Berlino, 1935; "Geopolitik", in Handbuch der neuzeitlichen Wehrwissenschaften, Berlino, 1936; Welt in Gärung, Lipsia, 1936 (en collaboration avec le Dr. Gustav Fochler-Hauke); Weltmeere und Weltmächte, Berlino, 1937; Alt-Japan, Berlino, 1937; Probleme der Weltpolitik in Wort und Bild, 1939 (in collaborazione con il Dr. Gustav Fochler-Hauke); Deutsche Kulturpolitik im Indo-Pazifischen Raum, Amburgo, 1939; Das Werden des deutschen Volkes von der Vielfalt der Stämme zur Einheit der Nation, Berlino, 1939 (in collaborazione con Hans Roeseler); Erdenmacht und Völkerschicksal, Stoccarda, 1940 (antologia di testi di Friedrich Ratzel, con prefazione di K.H.); Japan baut sein Reich, Berlino, 1941; Der Kontinentalblock. Mitteleuropa, Eurasien, Japan, Munico, 1941 (trad. Franc., cf. infra: Karl Haushofer, De la géopolitique); Japans Kulturpolitik, s.l., 1944; De la géopolitique, Fayard, 1986 (prefazione di Jean Klein e introduzione di Hans-Adolf Jacobsen).

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