venerdì 22 giugno 2018

22 giugno: lutto continentale

22 giugno, giornata di Lutto Continentale. Il 22 giugno anche quest'anno arriverà e passerà nell'indifferenza generale, senza che nessuno dai grandi canali dell'informazione e della cultura abbia né il coraggio né la forza di celebrarlo. Ma noi patrioti abbiamo il dovere di celebrarlo profondamente e spiritualmente con il rigore e la serietà che si conviene ad un evento così luttuoso. Infatti, il 22 giugno 1941, è la data di morte scolpita sulla tomba dell'Europa. Il giorno più nefasto della nostra storia, il giorno in cui siamo stati sconfitti. Sconfitti da noi stessi, dalla debolezza e dalla mancanza di coraggio e passione: è il giorno in cui la Germania del Terzo Reich e l'Impero Sovietico cominciano la loro guerra fratricida. L'atto che fulminò ogni speranza rivoluzionaria. In un suo scritto Dugin riporta un episodio interessante:Arno Breker, il famoso scultore tedesco, che conobbe benissimo Bormann, parlò a Parvulesco di una strana visita che ricevette da questi a Jackelsburg. "Il 22 giugno 1941, immediatamente dopo l'attacco della Germania di Hitler contro l'URSS, Bormann andò da lui senza precauzioni, in stato di shock, avendo lasciato il suo ufficio al Reichskanzlerei. Egli ripeteva continuamente la stesso misterioso giudizio: "Il Non Essere, in questo giorno di giugno, ha vinto sull'Essere…Tutto è finito…Tutto è perduto…" Quando lo scultore chiese che cosa volesse dire, Bormann tacque; poi, ormai alla porta, si volse per aggiungere qualcosa, poi decise di non farlo e se ne andò sbattendo la porta.

domenica 11 marzo 2018

La resistenza del nazionalboscevismo (di Luc Michel)



"Nazionalismo di liberazione ed anti-fascismo non possono né devono essere antagonisti" (Wolfgang VENOHR)



La storia della resistenza tedesca contro il terzo (IIIe) Reich ed il Nazismo è poco conosciuta. Un libro tuttavia gli è stato interamente dedicato da Gérard SANDOZ, a questo argomento, sotto il titolo "CES ALLEMANDS QUI ONT DEFIE HITLER" 1933-1943"(1), libro preceduto da uno scritto di Willy BRANDT, presidente della Socialista internazionale e grande resistente al IIIe Reich. L'autore comincia questo libro con la dedica seguente “Io dedico questo libro alla memoria dei miei amici tedeschi che hanno trovato la morte nella lotta contro l'animale hitlériano". La terza parte del libro è intitolata "QUELLI CHE non BISOGNA DIMENTICARE" e comprende un capitolo intitolato "il NAZIONAL-BOLSCEVISMO". Gérard SANDOZ rende così omaggio alla corrente politica che, per prima, fin dal 1932-1933, ha resistito al Nazismo e che ha avuto fra i suoi membri i più risoluti degli avversari dell’Hitlerismo, in particolare coloro che animarono la rete famosa conosciuta sotto il nome di "ORCHESTRE ROUGE".



L'AVVENTURA DEL NAZIONAL-BOLSCEVISMO COMINCIA NEL 1919

L'avventura del Nazional-Bolscevismo era cominciata nel 1919 ad Amburgo, allora in piena rivoluzione sovietica a seguito del crollo dello IIe Reich nel 1918. E’ in questo ambiente che doveva nascere una corrente nazional-bolscevica diretta da due capi della rivoluzione del 1918 in questa città, Heinrich LAUFENBERG e Friedrich WOLFFHEIM (2), che mostrarono posizioni nazional-comuniste. Fin dal 6 novembre 1918, LAUFENBERG proclamava ad Amburgo la "repubblica dei consigli socialista e grande tedesca" e diventava il presidente del "Consiglio operaio di Amburgo". Si trattava della dichiarazione di posizioni comuniste radicali in alleanza con tendenze nazionali (3). Dal 1919 al 1921, WOLFFHEIM e LAUFENBERG animarono tanto in Germania che nell'ambito della "terza internazionale" una corrente nazional-bolscevica conosciuta sotto il nome "di nazional-comunismo amburghese" e che faceva concorrenza ai Spartachisti che avevano appena costituito il “partito comunista tedesco",KPD. Cacciati nell'ottobre 1919 dal partito, ne fondarono immediatamente uno dissidente,KAPD, il "partito comunista operaio tedesco". Nell'ambito di tale partito, che sarà rappresentato fino al 1922 al "Komintern" (4), WOLFFHEIM e LAUFENBERG propugnavano l'idea di creare un'"Armata rossa tedesca" per riprendere la guerra contro i vincitori impérialisti di Versailles. Dopo il 1922, animarono una "lega dei comunisti". Si nota che questa corrente sviluppava, fin dall'inizio degli anni 20, un anti-americanismo virulento.

Uscire dal XX secolo. Un’idea nuova per il Terzo Millennio. Per una Quarta teoria politica (R. Pecchioli)


Saggio di Roberto Pecchioli per comprendere la prospettiva della Quarta Teoria Politica.



“Chi ha rinunciato alla sua terra, ha rinunciato anche al suo Dio”
(Fedor Dostoevskij- L’idiota)



Capitolo I. L’era delle ideologie
Modernità madre di tre ideologie
La modernità è stata l’era delle ideologie; la postmodernità dichiara di essere l’epoca del tramonto delle ideologie. La prima affermazione è vera, la seconda è una bugia travestita da verità. L’uomo europeo ed occidentale è stato protagonista delle due grandi rivoluzioni del XVIII secolo, quella americana e poi quella francese, figlie dell’illuminismo, poi ha assistito all’irruzione del nazionalismo nel XIX, ha creduto nelle “magnifiche sorti e progressive “ (T. Mamiani) dell’umanità modellata dal progresso scientifico e tecnico di quel secolo, ha vissuto la Rivoluzione Industriale e poi quella collettivista nella Russia del 1917, ha combattuto due tremende guerre nella prima metà del XX secolo, attraverso le quali ha scoperto la potenza distruttrice delle sue armi, prodotto della conoscenza delle legge fisiche e biologiche della natura.

martedì 13 febbraio 2018

Soltanto bolscevismo! (di A. Dugin)



Non esiste capitale "nazionale". L'essenza del capitale è internazionale. Esso ignora qualsiasi ostacolo sulla via del profitto economico. E questo profitto è ostacolato da ogni restrizione alla libertà di mercato. Ciò include divisioni di natura statale, nazionale, confessionale, ed altre. Il fascismo, per non aver compreso la propria stessa essenza riguardo alla necessità di combinare il nazionalismo proprio con il socialismo, cadde preda di questa mostruosa, imperdonabile illusione. Il nazionalismo non può essere liberale o fondarsi sul mercato. E' un'ideologia che fa appello ad una vita immateriale, collettiva, super-economica. La vita comunitaria è al centro tanto del nazionalismo, quanto del socialismo. Il capitalismo si fonda su una posizione radicalmente diversa, inconciliabile - il concetto di profitto materiale, efficienza, razionalizzazione del mondo presente, momentaneo, oggettivo. Non dimentichiamo che, in origine, il nazional-socialismo era fondato su una concezione, radicalmente socialista e rigorosamente antiborghese , di Ernst Junger - l'Operaio, Der Arbeiter.

giovedì 8 febbraio 2018

Sangue e Acciaio (Carlo Terracciano)

Stalin e la Russia del XX secolo - Introduzione a "Sangue e acciaio"


“Brindo al popolo russo innanzi tutto perché è quello che più si è distinto fra tutte le nazioni che compongono l’Unione Sovietica. Gli dedico questo brindisi perché esso ha meritato, fra tutti i popoli del nostro paese, di essere riconosciuto da tutti come la forza dirigente di questa guerra. Dedico questo brindisi al popolo russo non solo perché è un popolo dirigente, ma perché ha lo spirito chiaro, il carattere stoico e molta pazienza”.


[Al popolo russo , 24 maggio 1945]


Stalingrado è la famosa città industriale della Russia meridionale sull’ansa del Volga dove dall’agosto 1942 al gennaio ‘43 fu combattuta fra tedeschi e russi una delle più importanti battagli terrestri della IIª Guerra Mondiale. Forse la più decisiva in assoluto, dopo tre anni di trionfi delle armate del III Reich.

“Stalingrado” dichiarò Stalin “segnò l’inizio del tramonto dell’esercito fascista-tedesco”.

Con Leningrado, oggi ritornata all’antico nome di San Pietroburgo, e Mosca, la roccaforte del Volga rappresenta da sempre l’estrema linea di difesa russa dalle invasioni occidentali, proprio per la sua posizione strategica nel fronte sud.

Una linea retta trasversale quasi perfetta dal Baltico al Caspio.

Essa è situata infatti a ridosso dell’ampia ansa della maggiore via fluviale della pianura sarmatica, dove Volga appunto e Don sembrano quasi destinati ad unirsi, per poi piegare l’uno a sud-est fino al Caspio, l’altro verso sud-ovest al Mar d’Azov, a sua volta collegato al Mar Nero.

venerdì 26 gennaio 2018

La rivoluzione conservatrice russa (di Alexander Dugin)


1 La Russia rivoluzionario-conservatrice

Gli autori che hanno studiato la Rivoluzione Conservatrice tedesca o la Rivoluzione Conservatrice tout court (Armin Mohler, Alain de Benoist, Luc Pauwels, Robert Steuckers, ecc.) hanno sempre sottolineato il ruolo della Russia nel processo del divenire del pensiero conservatore-rivoluzionario (RC) e persino all'origine dell'uso del termine stesso - Juri Samarin, “Revolutsionnij conservatism”. Non è possibile inoltre dubitare della Ost-orientierung e di una certa russofilia, quasi obbligatoria, di questa corrente intellettuale, dai giovani-conservatori ai nazional-bolscevichi tedeschi, passando per i geopolitici della scuola di Haushofer. In questo senso, le celebri idee radicali di Jean Thiriart su "l'impero euro-sovietico da Vladivostok a Dublino" e i famosi aforismi di Alain de Benoist sulla preferenza per gli elmetti dell'Armata Rossa rispetto ai "berretti verdi" americani, restano nel tradizionale quadro della logica RC più stretta.

martedì 23 gennaio 2018

La metafisica del nazional-bolscevismo (Alexander Dugin)


SOMMARIO

1. La definizione rinviata

2. L'inestimabile contributo di Karl Popper

3. La sacra alleanza dell'oggettivo

4. La Metafisica del Bolscevismo (Marx, visto "da destra")

5. Metafisica della Nazione

6. Il tradizionalismo (Evola, visto "da sinistra")

7. Terza Roma - Terzo Reich - Terza Internazionale



1. La definizione rinviata

Il termine "nazional-bolscevismo" può indicare cose molto diverse fra loro. E' emerso pressoché simultaneamente in Russia e in Germania a significare l'intuizione, da parte di alcuni teorici politici, del carattere nazionale della Rivoluzione bolscevica del 1917, celato dalla fraseologia del marxismo internazionalista ortodosso. Nel contesto russo, "nazional-bolscevichi" fu la denominazione abituale di quei comunisti orientati alla conservazione dello Stato e - coscientemente o meno - continuatori della linea geopolitica della missione storica Grande-Russa. Ma nazional-bolscevichi russi si ritrovarono sia fra i Bianchi (Ustrjalov, smeno-vekhovtsij, Eurasisti di sinistra) sia fra i Rossi (Lenin, Stalin, Radek, Lezhnev, ecc.). (1) In Germania il fenomeno analogo si associò alle forme di nazionalismo di estrema sinistra degli anni '20 e '30, nelle quali aveva luogo una combinazione fra idee socialiste non ortodosse, idea nazionale e attitudine positiva nei confronti della Russia Sovietica. Fra i nazional-bolscevichi tedeschi, il più coerente e radicale fu senz'altro Ernst Niekisch; a questo movimento possono inoltre essere ricondotti alcuni rivoluzionari-conservatori come Ernst Juenger, Ernst von Salomon, August Winnig, Karl Petel, Harro Schulzen-Beysen, Hans Zehrer, i comunisti Laufenberg e Wolffheim, e persino alcuni esponenti dell'estrema ala sinistra del Nazional-socialismo, come Strasser e, per un certo periodo, Joseph Goebbels. In verità, il concetto di "nazional-bolscevismo" per ampiezza e profondità travalica le correnti politiche sopra elencate.

lunedì 28 marzo 2016

Ernst Niekisch: un rivoluzionario tedesco 1889-1967 (di J. C. Costa)


Ernst Niekisch è la figura più rappresentativa del complesso e multiforme panorama che offre il movimento nazional-bolscevico tedesco degli anni 1918-1933. In lui si incarnano con chiarezza le caratteristiche - e le contraddizioni -evocate dal termine nazional-bolscevico e che rispondono molto più ad uno stato d'animo, ad una disposizione attivista, che ad una ideologia dai contorni precisi o ad una unità organizzativa, poiché questo movimento era composto da una infinità di piccoli circoli, gruppi, riviste ecc. senza che ci fosse mai stato un partito che si fosse qualificato nazional-bolscevico. E’ curioso constatare come nessuno di questi gruppi o persone usò questo appellativo (se escludiamo la rivista di Karl Otto Paetel, "Die Sozialistische Nation") bensì che l’aggettivo fu impiegato in modo dispregiativo, non scevro di sensazionalismo, dalla stampa e dai partiti sostenitori della Repubblica di Weimar, deiquali tutti i nazional-bolscevichi furono feroci nemici non essendoci sotto questo punto di vista differenze fra gruppi d’origine comunista che assimilarono l’idea nazionale ed i gruppi nazionalisti disposti a perseguire scambi economici radicali e l’alleanza con l'URSS per distruggere l'odiato sistema nato dal Diktat di Versailles. Ernst Niekisch nacque il 23 maggio 1889 a Trebnitz (Slesia). Era figlio di un limatore che si trasferì a Nordlingen im Reis (Baviera-Svevia) nel 1891. Niekisch frequenta gli studi di magistero, che termina nel 1907, esercitando poi a Ries e Augsburg. Non era frequente nella Germania guglielmina - quello Stato in cui si era realizzata la vittoria del borghese sul soldato secondo Carl Schmitt - che il figlio di un operaio studiasse, per cui Niekisch dovette soffrire le burle e l’ostilità dei suoi compagni di scuola. Già in quel periodo era avido di sapere ("Una vita da nullità è insopportabile", dirà) e divorato da un interiore fuoco rivoluzionario; legge Hauptmann, Ibsen, Nietzsche, Schopenhauer, Kant, Hegel e Macchiavelli, alla cui influenza si aggiungerà quella di Marx, a partire dal 1915.

I germogli di sangue (Francesco Boco)

Il suicidio di Mishima ed il suo significato nella modernità
Il rifiuto della modernità e la rivalutazione della Tradizione.
L’impetuosa potenza dello spirito travalica la materia.




Un uomo che a più di trent’anni dalla morte ancora scuote coscienze, sprona uomini, spinge all’azione, indica una via; un autore essenziale, una guida irrinunciabile, uno spirito eroico tra i più puri e tragici, poiché non v’è eroismo se non tragico. 


Analizzeremo brevemente nelle righe che seguono il significato del suo suicidio rituale avvenuto il 25 novembre 1970, un gesto di rifiuto e rivolta, un estremo segno di eroismo, la fredda lama dello spirito che trafigge il futuro! 



Ci piace tuttavia considerare l’ultimo decennio di attività letteraria come eroico; certamente la venatura estetizzante nelle sue opere non scomparve, è comunque doveroso ricordare quella che possiamo definire una reazione al mondo moderno, alla sua estetica ed alle sue leggi.

PROCLAMA di Yukio Mishima




Letto dallo scrittore il 25 novembre 1970, pochi istanti prima del seppuku - taglio del ventre - rituale

"Il valore della vita, nei confronti dell'assolvimento del proprio dovere, ha il peso di una piuma"Proverbio giapponese 





La nostra Tate-no Kai (1) si è sviluppata grazie al Jieitai (Forze di autodifesa) (2); così possiamo ben dire, il Jieitai è nostro padre e fratello maggiore. Perché mai corrispondiamo a tale debito di gratitudine con una azione tanto ingrata? Guardando al passato abbiamo ricevuto nelle Forze di Autodifesa, io per quattro anni, gli altri membri per tre anni, un trattamento quasi come soldati del Jieitai, e un addestramento completamente disinteressato. Noi amiamo sinceramente il Jieitai, perché lì abbiamo imparato a sognare il "vero" Giappone al di fuori delle caserme militari, e proprio lì, abbiamo conosciuto lacrime virili che non avevamo potuto conoscere nel nostro Paese del dopoguerra. Abbiamo versato qui sudore genuino; abbiamo corso insieme ai camerati per le vallate del monte Fuji, accomunati dallo stesso amore per la Patria.

domenica 20 settembre 2015

La Cambogia di Pol Pot è metallica forma spartana (M. Lattanzio)


La Cambogia di Pol Pot è metallica forma spartana e devastante estetica nichilista, 'geometrico' ordine prussiano e oggettiva prassi bolscevica di uno stato popolare fondato sulla totale coesione comunitaria dei soldati khmer, dei contadini e degli operai, i quali procederanno al radicale 'sventramento' rivoluzionario del disordine borghese individualistico-occidentale.

Lo Stato popolare Khmer di Pol Pot

L’epilogo ciclico della decadenza occidentale è l'estenuazione razziale della forma antropologica e la 'teratologica' deformazione del tessuto sociale nel quale 'si agitano' lo masse degli individui 'pullulanti' nelle aree metropolitane dell'Occidente giudaico-plutocratico. II disordine degli individui 'posseduti' dalle pulsioni consumistico-mercantili correlate cori le dinamiche neocapitalistiche predominanti nelle democrazie usuraie accidentali - è l''approdo' terminale del processo di dissoluzione antropologica e di frammentazione sociale indotto dalla 'scomposizione' ontologica dell'ordine della razza. E' il maleolente e limaccioso 'flutto' antropoide della razza borghese, la quale ha patologicamente 'inciso' il ripugnante 'marchio' della inferiorità razziale sulla stessa immagine 'fisica' del `cittadino' occidentale: " Io soffro - scrive Piarre Drieu La Rochelle - per il corpo degli individui (...); che cosa orribile camminare per le strade ed incontrare tanto fallimento, tanta bruttezza, tanta imperfezione: schiene curve, spalle cadenti, ventri gonfi, cosce magre, visi flaccidi." E' Io sprezzante 'scarabocchio' descrittivo che 'rappresenta' la sotto-razza cittadina, 'affrescato' dai 'colpi di rasoio' della penna di Drieu La Rochelle.

lunedì 29 giugno 2015

Ad un bambino indigeno (Subcomandante Marcos)

Al bambino Miguel A. Vàzquez Valtierra
La Paz, Baja California Sur


Miguel,
tua mamma mi ha consegnato la lettera assieme alla foto in cui sei con il tuo cane. Approfitto del fatto che tua mamma ritorna al tuo paese per scriverti queste righe frettolose, che forse non riuscirai ancor a capire. Tuttavia sono sicuro che un giorno, un giorno come questo in cui ti scrivo, capirai che è possibile che esistano uomini e donne come noi, senza volto e senza nome, che lasciano tutto. Anche la vita stessa, perché altri bambini (bambini come te, ma che non sono come te) possano alzarsi ogni mattina senza parole da tacere e senza maschere per affrontare il mondo. Quando quel giorno arriverà, noi, quelli senza volto e senza nome, potremo finalmente riposare sotto terra... morti, certamente, ma contenti. La nostra professione: la speranza. Il giorno sta per morire e si fa cupo quando si veste da notte, poi nascerà il nuovo giorno, prima con un velo nero, quindi con il grigio o l' azzurro a seconda che gli venga voglia di illuminare o no la polvere e il fango del nostro cammino. Il giorno sta per morire tra le braccia notturne dei grilli e allora viene questa idea di scriverti per dirti qualcosa che giunge dai "professionisti della violenza", come ci hanno definito. Ed è così, siamo professionisti. Ma la nostra professione è la speranza. Un bel giorno abbiamo deciso di farci soldati perché un giorno non siano più necessari i soldati. Abbiamo cioè scelto una professione suicida perché è una professione il cui obiettivo è scomparire, soldati che sono soldati perché un giorno nessuno debba più essere un soldato.

Neoliberismo: la quarta guerra mondiale (Subcomandante Marcos)

Subcomandante Marcos
Comandante dell' Armata Zapatista di Liberazione Nazionale

Il neoliberismo, come sistema mondiale, e' una nuova guerra di conquista di territori. La fine della terza guerra mondiale, cioè la guerra fredda, significa che il mondo ha superato la bipolarità e ha trovato stabilità sotto l'egemonia del vincitore. Ma e' difficile dire chi sia: Gli Stati Uniti? L'Europa? Il Giappone? Tutti e tre? La caduta dell' "Impero del Male" apre nuovi mercati, la conquista dei quali e' causa della quarta guerra mondiale. Come tutti i conflitti, anche questo costringe gli Stati Nazionali a ridefinire la propria identità. Il mondo torna ai vecchi tempi della conquista dell'America, dell'Africa e dell'Oceania. Una strana modernità i cui avanzamenti ci costringono a tornare indietro. La fine del XX secolo assomiglia ai crudeli secoli precedenti molto più che al futuro razionale descritto da tanta fantascienza. Vasti territori, ricchezze e specialmente un'immensa forza lavoro a disposizione attendono il loro nuovo padrone. E molti sono i candidati a questo ruolo. Da qui, la nuova guerra tra coloro che si ritengono parte dell' "Impero del bene".

POVERA EUROPA! (Pierre Drieu La Rochelle)

Questo articolo di Drieu La Rochelle apparve su "Revolution Nationale" il 15 maggio 1944. In realtà sul giornale fu pubblicata solo una parte del suo scritto, poiché la censura tedesca ne tagliò quasi metà. Quella qui riportata, è la versione integrale. Lo spazio divisorio indica la parte che fu censurata.

Povera Europa, ti abbandoni ai quattro venti del tuo disastro. Vento asiatico, vento slavo, vento ebraico, vento americano. E non lo sai. Sarai morta senza saperlo. Questo perché non hai coscienza di te, o hai perso questa coscienza, o non l' hai ritrovata. Hai avuto una coscienza, ma ne hai perso man mano gli strumenti. Coscienza cristiana: coscienza per il papato, la Chiesa, i grandi ordini. Coscienza per l'espansione franca, per l'espansione germanica, per la feudalità, per l'Impero. Coscienza per l'arte francese, l'arte italiana, ancora l'arte francese, l'arte tedesca, l'arte inglese. Coscienza per i Rinascimenti, la Riforma, la Rivoluzione. Coscienza per la filosofia, la scienza. Coscienza per la monarchia, l'aristocrazia, la borghesia, il proletariato. Coscienza per il socialismo. Coscienza per la sofferenza del 1914-1918, coscienza per Ginevra. Coscienza per il fascismo e l'antifascismo, il comunismo e l'anticomunismo. Non hai ancora acquisito la tua nuova coscienza per l'internazionale delle nazioni, per la federazione delle tue potenze grandi e piccole che eleggevano una egemonia per l'unità del tuo socialismo. E, senza dubbio, l'acquisirai troppo tardi. Europa, tu che non sei un Impero, sei invasa da due Imperi. Quello russo e quello americano.

Un solo stendardo rosso: Attualità di Drieu La Rochelle (Claudio Mutti)

«La races des Aryens retrouve son union - Et reconnait son dieu à l'encolure fort»: così il poeta di Runes annuncia la prossima unificazione dell'Europa intorno all'Asse; ed evoca l'immagine del vessillo crociuncinato sventolante nel cuore del continente, non più bandiera del Reich tedesco, ma dell'Impero europeo: «Trecento milioni di uomini cantano in un solo campo. Un solo stendardo rosso sta sulla cima delle Alpi». Addirittura, nel marzo '42 enuncia chiaramente l'idea eurasiatista di un grande blocco composto fra l'Oceano e Vladivostok ("Idées", ripubbl. in "Chronique politique", parte V, "Les années passent").
«Un solo stendardo rosso»: ma, a mano a mano che si allontana la prospettiva della vittoria della Germania, non è più quello con la svastica a rappresentare le speranze di Drieu, bensì quello con la falce e il martello. Il 27 dicembre '42, mentre a Stalingrado infuria la battaglia che per l'Asse segnerà l'inizio della sconfitta, lo scrittore annota nel suo Diario: «Morirò con gioia selvaggia all'idea che Stalin sarà il padrone del mondo. Finalmente un padrone. È bene che gli uomini abbiano un padrone il quale faccia loro sentire l'onnipresenza feroce di Dio, l'inesorabile voce della legge».
Nella sua peraltro pregevole e approfondita "Introduzione al Diario '39-'45 di Drieu", Julien Hervier tenta di spiegarsi «l'origine di questa adorazione per un potere paterno, politico e divino» (p. 45) ricorrendo ai bolsi luoghi comuni del «rapporto col padre». La stessa «spiegazione», ovviamente, dovrebbe valere per l'auspicio che troviamo formulato in data 24 gennaio '43: «Ah, che muoiano pure tutti questi borghesi, se lo meritano. Stalin li sgozzerà tutti e dopo di loro sgozzerà gli ebrei... forse. Eliminati i fascisti, i democratici resteranno soli di fronte ai comunisti: pregusto l'idea di questo tête-à-tête. Esulterò nella tomba».