martedì 27 agosto 2013

Cinema e propaganda: Forrest Gump (John Kleeves)

Ma dietro l'angolo spunta Jean Seberg

La seguente è la mia recensione del film Forrest Gump (1994), regia di Robert Zemeckis, con Tom Hanks (Forrest Gump) e Robin Wright (Jenny Curran). Il film è stato prodotto per la Paramount dai signori Steve Tisch, Steve Starkey e Wendy Finerman. Come si vede è di cinque anni fa ma è talmente " speciale " da meritare una rivisitazione. Due premesse. La prima è la mia solita: io sostengo che la filmografia statunitense ("Hollywood") è una filmografia di Stato, controllata sin nei dettagli dalla United States Information Agency (USIA), un'Agenzia federale pubblica nell'esistenza, ma segreta nell'operatività (come la CIA) istituita nel 1953 allo scopo di creare nel pubblico internazionale una precisa ancorché falsa immagine degli Stati Uniti. L'Agenzia, che non si occupa solo di Hollywood, ora conta sui 30.000 dipendenti ed ha sede al 301 IV South West Street di Washington; il direttore si chiama Joseph Duffey.

Dio maledica l'America (Carlo Terracciano)

Dio maledica l'America, bestemmia vivente al nome d'ogni Dio
Jahvè maledica l'America, che usa il suo nome per sottomettere il mondo
Allah maledica l'America, che rende schiavi ed uccide i suoi figli
Brahman maledica l'America e il decimo Avatara di Vihsnu riporti l'Ordine sulla Terra
Amaterasu-o-Kami maledica l'America, che disintegrò i suoi figli in un fungo di fuoco
Manitù maledica l'America, che attuò il genocidio del suo popolo libero
Viracocha maledica l'America, che tiene schiavo il suo popolo
Horus maledica l'America, che ha fatto a pezzi il corpo dell'Egitto
Ahura-Mazda maledica l'America, che versò il sangue dei suoi figli sul Fuoco Sacro
Odino maledica l'America, che ha disonorato l'onore d'ogni guerriero
Zeus maledica l'America, nemica d'Europa nel Bello e nel Buono
Il Grande Cielo maledica l'America, che ha sporcato il mondo sopra e sotto di Lui
Ogni Bodhisattva maledica l'America, regno d'ogni menzogna, nemica d'ogni Verità
Gea maledica l'America, che sfigura e distrugge la Madre Terra
Ogni Dio, conosciuto e sconosciuto maledica l'America, regno del materialismo
Ogni essere vivente maledica l'America, che prepara l'annientamento del mondo
Satana maledica l'America, che ha usurpato persino il suo nome
Uomo maledici l'America, la Bestia Immonda nemica dell'Uomo.

Capitalisti con la pistola (John Kleeves)

Americani: Chi sono costoro ?
Definire il tipo psicologico medio dell’Americano non è così immediato. Cosa sono essenzialmente gli Americani, e quale è di conseguenza il campo a loro più congeniale, nel quale realmente eccellono ? Per molti grandi popoli della storia la risposta è spesso stata agevole : i Romani ad esempio erano senza dubbio dei soldati, i Greci erano degli artisti, i Fenici dei commercianti, gli Egiziani dei religiosi ( dei preti o degli occultisti a seconda ), i Cinesi dei filosofi, ed è facile vedere come ognuno abbia costruito la sua fortuna in base alla superiorità derivata da quel particolare talento, il quale anche andò a plasmare la sua civilizzazione. Gli Americani sono certamente un grande popolo ( se non altro per essere arrivati, ora come ora, a un passo dal dominio planetario ; poi si vedrà ) ma per loro si stenta a trovare una definizione. Benché siano sempre in guerra essi però non sono dei soldati, mancandogli i tratti fondamentali caratteristici, cioè il militarismo, l’attrazione per le uniformi, la propensione alla disciplina e soprattutto il valore : mai hanno vinto una guerra per le virtù militari, semmai per la tecnologia e la preponderanza numerica e materiale. Per quanto riguarda l’essere degli artisti, dei filosofi e dei religiosi non se ne parla neanche : pochi popoli disprezzano tali valori spirituali come gli Americani ; sembrerebbe non essere così per la religione, vista la sua pervasività nella vita e sui media americani ma chiunque è stato negli USA sa che è tutta apparenza, tutti riti messi in piedi per certi motivi utilitaristici. Anche la tipologia del commerciante non calza perfettamente all’Americano, che sembra qualche cosa di più ; e poi non spiega questa tipologia la numerosità delle guerre combattute : il commerciante puro ama la stabilità della pace.

Gli Stati Uniti: una nazione governata da multinazionali e multimilionari (Russ Kick)

Gli Stati Uniti sono governati da ex dirigenti di alto livello, molti dei quali sono multimilionari. (1) Il Presidente, il Vice Presidente, undici membri del Consiglio dei Ministri (su quattordici), numerosi membri a livello di Gabinetto, alcuni funzionari e consiglieri della Casa Bianca e una miriade di vice ministri e capi di dipartimento dispongono di patrimoni milionari, spesso del valore di decine di milioni. Molti altri hanno raggiunto posizioni di alto livello in grandi multinazionali, sebbene non dispongano di patrimoni a sei o sette zeri.

Fermiamo i delinquenti USA! (Alberto B. Mariantoni)

La storia si ripete

Guerra contro l’Iraq  

Esultiamo, gente! Rallegriamoci… Dopo quasi sessant’anni di parodia disneylandiana della storia… o, se preferite, di favole, documenti ed immagini sulla «supremazia delle regole del Diritto internazionale»; sul «ripudio della guerra come strumento di soluzione per le controversie tra gli Stati»; sul «diritto dei Popoli a disporre della propria libertà, indipendenza autodeterminazione e sovranità»; sul «rifiuto dell’ingerenza negli affari interni dei diversi Paesi del mondo», si ritorna alla «Legge della giungla»!

Yankees go home! (Alberto B. Mariantoni)

Grazie Boys: ci avete «liberato» abbastanza…

Checché ne possa dire o pensare, la maggioranza dei miei ingenui (oppure, ipocriti o, magari, in malafede?) ed ottenebrati compatrioti europei (che, per la maggior parte, sono ancora convinti di avere vinto - o contribuito a vincere… - la Seconda guerra mondiale, al seguito delle salmerie Anglo-Americane…), mediterranei (che ancora credono, con il loro sfrontato e bizantino servilismo nei confronti degli attuali “padroni del mondo”, di salvare “capra” e “cavoli” delle loro ufficialmente libere ed autonome Nazioni e/o dei loro Stati, formalmente indipendenti e sovrani…) e vicino-orientali (che, ancora oggi, continuano a “fare a gomitate” tra di loro, sia per tentare di mettersi in “bella vista” davanti ai loro abituali oppressori a stelle e strisce che per avere una qualunque chance di farsi confermare, da questi ultimi, nell’umiliante e vomitevole ruolo di valenti e rodati “mescaleros rinnegati” dei loro stessi popoli…), la sconfitta militare che, nel 1945, si è aspramente abbattuta sulle allora potenze dell’Asse, non ha solamente contribuito - in Europa - a debellare e detronizzare il Regime fascista italiano e quello nazional-socialista tedesco. Quella singolare disfatta, purtroppo, ha ugualmente spianato la strada a due particolari e drammatici “effetti collaterali”:

Introduzione di Carlo Terracciano alla "Dottrina Bush"

“L’ Impero del Bene” e i suoi piani per il futuro del mondo

“L’esercito americano è il miglior amico
degli indiani”- Generale Caster


Nel 1996 il grande storico inglese David Irving scrisse “Nuremberg, the last battle”, ora disponibile anche in italiano per le edizioni Settimo Sigillo col titolo “Norimberga ultima battaglia”. Oltre a descrivere, documentatissimo come al solito, la cronaca del processo ai vinti della II Guerra Mondiale da parte dei vincitori, i retroscena, gli interrogatori, le torture, l’occultamento di documenti fino all’infame epilogo delle condanne a morte per impiccagione, la tesi fondamentale del libro è che tutti i crimini di cui venivano incolpati i tedeschi erano stati ed erano a loro volta commessi da americani e russi, inglesi e francesi: “…intere popolazioni bombardate, assassinate, brutalizzate, assoggettate, deportate o messe in schiavitù, nazioni neutrali invase con l’inganno o con qualche pretesto, convenzioni internazionali ripetutamente violate".

U.S.A: United States of Assassination (Gian Franco Spotti)

Da troppi anni ci fanno credere, vedere e leggere che gli USA sono la “democrazia” per eccellenza, il punto più alto della libertà, il non plus ultra dei diritti umani, il paese delle opportunità, il faro della civiltà e il riparo dalle ingiustizie. Dopo oltre 50 anni di bufale, panzane e idiozie è venuto il momento di dire come stanno effettivamente le cose in quell’angolo di mondo guidato da una classe politico-finanziaria-affaristico-militare criminale e genocida. Gli attuali americani bianchi (definiti WASP – White Anglo-Saxon Protestants) non derivano da poveri miserabili emigranti, in fuga dall’Europa per cercare fortuna nel Nuovo Mondo, ma da una massa di persone, comprendenti probabilmente anche dei poveri cristi, ma in gran parte criminali, ladri, avanzi di galera, avventurieri senza scrupoli, gruppi di bigotti e fanatici religiosi. Tutti avevano qualcosa in comune, la fuga da qualcosa o da qualcuno e non solo dalla miseria, perché altrimenti, in quegli anni, tutta l’Europa avrebbe dovuto, teoricamente, emigrare. Tanti bordelli dell’epoca, in Europa, furono svuotati e “trasferiti” nel Nuovo Mondo per le brutali e primitive esigenze di uomini rudi che affrontavano un territorio non ancora idoneo per nuclei famigliari.

Un libro di cui si può fare a meno: "MADE IN USA. Le origini americane della Repubblica Italiana"

 di Ennio Caretto e Bruno Marolo, Rizzoli 1996

Subito dalla sovracopertina si capisce che questo è un libro di cui si può fare a meno. Tratta dei maneggi segreti degli americani in Italia dal 1943 al 1948, cosa che sembrerebbe promettere bene ma: 1) gli autori Caretto e Marolo sono rispettivamente ( o erano al momento ) il corrispondente da Washington del Corriere della Sera e il capo dei corrispondenti dal Nord America dell'ANSA; 2) i medesimi annunciano di fare discorsi se non rivelazioni in base a documenti segreti degli archivi di Washington poco prima resi disponibili al pubblico; 3) l'editore è Rizzoli. Anche essere l'ultimo dei giornalisti del Corriere della Sera e l'ultimo degli addetti dell'ANSA significa essere dei collaudati elementi di quell' apparato di regime che è l'establishment mediale italiano: figurarsi il corrispondente da Washington e il capo sezione per il Nord America.

Il vero Bush jr. (Alberto B. Mariantoni)

Nato un 6 Luglio del 1946, a New Haven (Connecticut) ed alternativamente chiamato «Dubya» (pronunciare: «Dobià» = lo «stupido»), «Dumbass» («Dombàss» = «l’asino scemo»), «el-Chimpy» («el-Cimpi» = lo «scimpanzé») o «Bananaboy» («bananaboi» = il «ragazzo-banana»), George Walker Bush jr. non è soltanto la tipica «marionetta» del gioco americano del potere… Come precisano le decine e decine di siti internet a lui dedicati negli USA (per sincerarsene, basta inserire il nome George W. Bush sulla finestra web di un qualunque motore di ricerca, e cliccare!), l’apparentemente scaltro e feroce «lupo» di Washington, è soprattutto un particolare, inconsueto, desolante ed affliggente «caso umano»! Dalle pagine Web in questione, ad esempio, si apprende che, in passato, l’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America è stato un patetico ed inveterato tossicomane (cocaina), nonché un incallito e commiserevole alcolista (whisky, qualità «Bourbon» + birra, marca «Lone Star»). O se si preferisce, un prostrato e psicolabile personaggio che a stento, verso la metà degli anni ‘70 - dopo avere subito un paio di arresti per guida in stato di avanzata ubriachezza, uno specifico fermo per detenzione abusiva di stupefacenti e numerose terapie intensive di disintossicazione presso dispendiose e confidenziali case di cura specializzate – sarebbe riuscito, in fine, apparentemente, a separarsi dall’increscioso ed inquietante stato di «duplice dipendenza» nel quale era sciaguratamente e miserevolmente sprofondato.
«Brain»: il «Cervello»!

La minaccia culturale americana (Robert Steuckers)

Quando esaminiamo la storia di questi ultimi due secoli, dobbiamo constatare che, malgrado i discorsi tranquillizzanti e minimizzanti, esiste un’opposizione radicale riguardo i principi fondamentali della politica, tra l'Europa e l'America. Fin dall’inizio della storia americana, della storia degli Stati Uniti in quanto Stato indipendente, vi è stato confronto con il vecchio continente. Quando le tredici colonie nord-americane hanno voluto staccarsi dall'Inghilterra, esse hanno voluto contemporaneamente staccarsi dall’Europa, rompere con il passato, la memoria, la fonte originaria che questa rappresenta per tutti i popoli di stirpe europea. Ma questa volontà di rottura era già insita nella società coloniale americana del 1776, la cui cultura era profondamente marcata dal pensiero utopico. I pellegrini del Mayflower, padri fondatori della nazione americana, erano dei dissidenti religiosi inglesi, dei gruppi umani che volevano realizzare l'utopia sulla terra facendo tabula rasa delle istituzioni nate dal passato. Opponendosi ai diversi strati dell'establishement britannico così come ai modi di vita ancestrali dei popoli germanici e celtici delle Isole Britanniche (la "buona vecchia Inghilterra"), i “ dissidenti " (Levellers, Diggers, Fifth Monarchists, Seekers, Ranters, Baptists, Quakers, Muggletonians, etc.) non ebbero più altra soluzione che emigrare in America, che installarsi su terre vergini dove essi potevano creare di sana pianta la società ideale secondo la loro aspirazione (Cfr. Christopher Hill, The World Turned Upside Down. Radical Ideas during the English Revolution, Penguin, Harmondsworth, 1975-76).

Divi di Stato (John Kleeves)

LE BALLE SPAZIALI DI HOLLYWOOD

La realtà degli Stati Uniti ha molti lati negativi, sia nei suoi aspetti attuali che storici. A chi la conosce, anche poco, ma quel poco con esattezza, immancabilmente capita prima o poi di notare come la filmografia di tale paese - per antonomasia Hollywood - sia al riguardo puntualmente mistificatoria. Non in modo plateale: i film di Hollywood non stravolgono completamente i fatti né fanno omissioni evidenti per i non iniziati. Con disinvoltura essi evitano di citare gli eventi più significativi, o dei particolari rivelatori, e distorcono i fatti quel tanto che basta per indurre lo spettatore a trarre conclusioni sbagliate su certe situazioni, o comunque a non trarre quelle giuste. Gli esempi sono infiniti. 

Lo stivale a stelle e strisce (Falco Accame)

Tutto il territorio italiano, da Aviano a Lampedusa, disseminato di basi americane
Tredicimila militari e quindicimila civili USA ospiti permanenti

Non è del tutto nota la quantità in America di personale impiegato nelle basi Usa e Nato in Italia, ma grosso modo si tratta di circa tredicimila militari e quindicimila civili. Vediamo dove si trovano alcune di queste basi, facendo una specie di giro d'Italia. Partiamo dalla Toscana. Tra Pisa e Livorno si trova la vastissima base di Camp Darby, un'immensa area attrezzata a depositi e magazzini presso cui opera l'ottavo gruppo di supporto Usa che garantisce il sostegno logistico a tutte le forze americane operanti a sud del Po ed ha una responsabilità sul bacino del Mediterraneo ed il Nord-Africa. A Camp Darby operano circa un migliaio di persone. Non lontano da Camp Darby, a Coltano, è installato un potente sistema di telecomunicazioni. Spostiamoci ora verso la Liguria. A La Spezia è installato il Centro antisommergibile di Saclant, che effettua studi oceanografici attinenti alla ricerca di sommergibili. Da La Spezia passiamo in Lombardia, a Ghedi, presso Brescia. Qui si trova un "munitions support squadron" per la conservazione di bombe nucleari. Da Ghedi dirigiamoci verso il Triveneto.

Capire gli Stati Uniti (John Kleeves)

Noi non viviamo in un tempo come un altro, in cui ognuno puo' prendersi il lusso di dedicarsi soltanto alle sue cose personali, al suo lavoro e ai suoi interessi particolari, perché tanto " il mondo va avanti lo stesso ". Il mondo ora sta correndo un pericolo e se nessuno fa niente non dico che finirà, ma certamente non andrà più avanti come prima. Il pericolo si chiama Stati Uniti d’America : tale federazione - in realtà un Paese unico e monolitico - è sul punto di ottenere il dominio planetario e questo è un pericolo perché gli USA non vogliono comandare il mondo allo scopo di governarlo, ma allo scopo di sfruttarlo. Gli USA non sono una riedizione dell’Impero Romano, come pure vogliono fare credere con la falsa modestia d’obbligo. Lo fossero qualcuno li potrebbe anche accettare, ma non lo sono : i Romani assoggettarono si' il mondo con la forza ma poi lo governarono, gli diedero cioè qualcosa in cambio, una amministrazione, degli ordinamenti, delle città edificate, delle infrastrutture ( ad esempio 85.000 chilometri di strade, quasi tutte in contrade che non le avevano mai viste prima ) ; agli Americani invece gli altri popoli interessano solo come fornitori di materie prime e di manodopera, come schiavi. Eventualmente come consumatori.

1900-1999: un secolo di aggressioni americane

Una lista di tutte le aggressioni compiute dagli Stati Uniti d'America

1890 - ?
Usa - South Dakota (28 dicembre)
Quattro squadroni di cavalleria massacrano 300 indiani Miniconjou nella valle di Wounded Knee (Chankpe Opi Wakpala). L'episodio segna emblematicamente la fine della libertà indiana e l'inizio del "secolo americano"

Argentina
Nel paese scoppia una grave crisi del regime parlamentare in seguito alla corruzione del presidente Celman, asservito agli interessi e alla politica USA: i militari americani intervengono.

Lo scorpione nel cespuglio (Carlo Terracciano)

Bush = Cespuglio, macchia boschiva, zona selvaggia e incolta (bush-fighter= franco tiratore; bush ranger= evaso, bandito).
Bush = provinciale, scadente, insignificante, di qualità inferiore.
Bush = rivestimento isolante.”
[ dal Dizionario Inglese-Italiano Zanichelli]


GURU MAGNETICI…
Comunque la pensiate, sembra proprio che il destino dell’ultimo presidente degli Stati Uniti d’America, eletto minoritariamente, con poche decine di voti su Al Gore in Florida, sia segnato dal suo nome; e non soltanto per essere figlio dell’altro Bush, il Senior, quello del bombardamento sulla popolazione inerme dell’Iraq, subito imitato dal figlio. E questo a cominciare dalla scelta degli uomini e donne del suo staff, che rappresentano il biglietto da visita della novella Amministrazione USA. Il professor Myron Magnet, ebreo americano di origine est europea, nato 56 anni or sono (appena in tempo per essere forse un “recuperato” dai …sei milioni?), è un personaggio dall’aspetto a metà tra Asimov ed il Cappellaio Matto di “Alice nel paese delle meraviglie”. E’ stato lui il “guru che ha forgiato Bush Junior”, “l’uomo più ascoltato dall’uomo più potente d’America”. Sembra infatti che il “cespuglio texano”, novello Saulo, sia rimasto folgorato, anzi, ci si scuserà il gioco di parole, “magnetizzato” dal libro “Il sogno e l’incubo” di Magnet, il teorizzatore del “compassionate conservatorisme”, qualunque cosa ciò stia a significare; tanto da definirlo “il libro più importante che ho letto, dopo la Bibbia”. Ancora e sempre è il “Bible & business” il collante d’America; per un ebreo newyorkese immigrato, come per un petroliere texano WASP, fondamentalista metodista, quale appunto è l’uomo più (in)potente degli USA. Che poi l’attuale Presidente non debba aver letto molto di più tra questi due testi, ce lo conferma senza volere (senza volere…?), lo stesso MM riportando le espressioni della stampa liberal americana che definiva Bush junior “un nano intellettuale”, per non dire un semideficiente: “Ma dico: se questo benedetto ragazzo (sic) è davvero un cretino [testuale]…com’è che non ha mai fatto un passo falso?”. Verrebbe spontaneo ricordare al “consiglieri–guru” che il “suo ragazzo” proprio non ne ha avuto il tempo materiale, dopo pochi mesi di presidenza effettiva, se non dovessimo subito ricrederci e smentirci, ricordando la catena di passi falsi del neo eletto: come l’incidente con la Cina per l’aereo spia, il disinteresse apparente per il Medio Oriente che ha contribuito a far precipitare gli eventi, la denuncia del trattato ABM con Mosca, la cacciata degli Stati Uniti, per la prima volta nella storia, dai maggiori consessi dell’Onu relativi ai diritti umani e alla difesa dell’ambiente, per la quale gli americani sono sotto accusa di tutto il mondo dopo il rifiuto di ratificare gli accordi di Kyoto. Per non parlare delle quisquilie come l’elezione dell’ambasciatore a Roma, i rapporti con Mosca e via elencando. E siamo solo all’inizio del mandato!

Concetti strategici degli USA dalla fine della guerra fredda

Da leader del Mondo Libero a potenza predatrice

Se il fondamento della politica estera degli Stati Uniti d'America nel periodo della guerra fredda era stato unico e in definitiva riducibile a tre semplici enunciati - "contenimento" (containment) dell'URSS, freno alla diffusione mondiale del "comunismo", promozione della crescita economica nel "mondo libero" sotto l'egida Americana - con la caduta del muro di Berlino si apre una fase caratterizzata da una pluralità di concezioni strategiche possibili.
Queste risultano appartenere a tre filoni principali, che gli strateghi statunitensi (tradizionalmente affezionati all'uso di espressioni-chiave) hanno definito come internazionalismo trionfante, neo-isolazionismo o disimpegno e neo-interventismo selettivo.

Una bibliografia sugli Stati Uniti d'America

· AA.VV. Ditelo a Sparta Serbia e Europa. Contro l'aggressione della N.A.T.O.
Ed. Graphos 1999

· Alliata V. InDigest Il meglio dell'America per un mondo migliore
Ed. La Pietra 1975

Occidente: fronte infame (Maurizio Murelli)

"L'appoggio che Osama Bin Laden riceve in Pakistan, Indonesia e Matalysia non mi stupisce. Quelli sono popoli convertiti all'Islam: per dirla brutalmente, non son arabi. E' la tipica nevrosi del convertito: dimostrare a tutti di essere un buon fedele. Più realista del re, insomma".

Lo dice il neo-premio Nobel per la letteratura sir Vidia Naipaul. Appunto, potremmo dire noi a proposito dei nostrani filoamericani. Anche noi non siamo yankees ma sbaviamo per essere buoni sudditi dello zio Sam e quindi, avanti con i deliri e gli sproloqui mediatici. Perché oggi la questione è appunto questa: che l'America sia un paese pericoloso, un paese predatore che intende subordinare alla propria legge e ai propri principi tutto il Pianeta, ebbene, questo non solo è palese e se vogliamo anche logico, al di là di tutte le menate sul concetto di libertà, democrazia, civiltà e quant'altro propinatoci dai nostri imbonitori mediatici: è naturale, è nella natura degli Stati. Ogni epoca vede una civiltà egemone che estende il suo potere culturale e militare sul mondo conosciuto.

11 settembre 2001: contenimento della Russia e debolezza dell'Europa (Robert Steuckers)

Intervista con Robert Steuckers. Domande di Olivier Chelmel.
Bruxelles, 31/01/2002

1. Secondo lei, Robert Steuckers, gli attentati dell’11 settembre 2001 sono il punto di partenza, simbolico e spettacolare, di un nuovo ordine mondiale che si cerca, quello del dopo guerra fredda, non considerando gli scorsi dieci anni che un periodo transitorio?

La pace ad ogni costo

Comunicato del movimento EURASIA sulla partecipazione della Russia ad azioni di guerra al fianco degli USA contro i Talibani afghani
18 settembre 2001

Chi semina vento raccoglie tempesta (Maurizio Murelli)

Riflessioni in ordine sparso sul delirio occidentale

L’11 settembre 2001 è stata cancellata per sempre dalla testa degli americani l’idea che nessuno al mondo sarebbe mai stato capace - e avrebbe osato - presentare il conto per il tipo di “politica” imposto dai suoi governi (ma meglio sarebbe dire “sistema”) ai popoli della Terra, una “politica” che ha nel progetto di egemonia economica, culturale e militare su tutto il Pianeta la sua chiave di volta. 

Citazioni Berto Ricci

"C'è in Italia un po' di gente, gente giovane - e cominciano ormai a conoscersi e a contarsi - che non si sente nata a far da fedelissimo a nessuno; che saggia, sonda, sposta la visuale, rasenta a volte l'eresia, e preferisce lo sbagliarsi al dondolarsi tra gli agevoli schemi; che parla un linguaggio proprio, e ha proprie e ben riconoscibili idee; che considera il presente unicamente in funzione del futuro; che ha buone gambe e una tremenda voglia di camminare". (Berto Ricci)

domenica 25 agosto 2013

Dal cuore d'America a quello d'Eurasia (Carlo Terracciano)

Aspetti geopolitici della crisi mondiale

Giuro a Dio che l'America non vivrà in pace finché la pace non regnerà in Palestina
e finché tutto l'esercito degli infedeli non avrà lasciato la terra di Mohammad, la pace sia con Lui "
Dal proclama di Osama bin Laden,
dopo l'aggressione americana all'Afghanistan.



E’ passato quasi un mese dall’azione dei martiri-suicidi contro le “Torri gemelle” e il Pentagono; cioè contro il cuore economico e quello militare strategico degli Stati Uniti d’America ed è alfine scattata la promessa risposta contro i presunti finanziatori e mandanti della più clamorosa operazione contro la superpotenza imperialista. L’attacco americano all’Afghanistan, richiesto a gran voce dall’opinione pubblica americana e voluta dal governo per placare la sete di sangue e vendetta degli sconvolti cittadini in piena isteria nazional-sciovinista, comincia comunque a delinearsi chiaramente, se non nelle sue linee e metodologie direttive d’attacco, perlomeno nei suoi obiettivi strategici e geopolitici a medio e lungo termine.

Chi semina vento? (Carlo Terracciano)

Intervento sugli attentati dell' 11.9.2001 negli USA



“Chi semina vento raccoglie tempesta”! Così dice la saggezza popolare. E la tempesta di fuoco e distruzione abbattutasi su New York, su Washington, su tutti gli Stati Uniti d’America è la conseguenza diretta di oltre cinquanta anni, mezzo secolo di guerre, di interventi militari, di embarghi commerciali, di propaganda occidentale condotta dagli USA e dai loro alleati più stretti, i sionisti israeliani e americani, in tutto il mondo; in particolare contro il mondo arabo, islamico, eurasiatico, ma non solo. Da sempre l’imperialismo americano dilaga per il pianeta come un fuoco distruttore; ed anche quando si presenta con la mano tesa degli aiuti umanitari, del benessere, della solidarietà, i suoi doni avvelenati si trasformano in miseria dei popoli, in corruzione, in schiavitù, in morte di uomini e civiltà. Tutto questo ha un nome ben preciso: Mondialismo, Globalizzazione, Capitalismo. Oggi le ultime vittime del vero Potere politico, economico, militare e ideologico mondiale, con centro sul continente americano, sono i suoi stessi cittadini. Certo non possiamo non dolerci, come tutti, per la perdita di vite umane innocenti, di semplici lavoratori, di vigili del fuoco o poliziotti, di donne e uomini d'America e non, i quali non hanno avuto altra colpa che quella di esser nati, di vivere o di lavorare nel centro dell’ ”impero”.

Dossier Iraq: per non dimenticare cosa successe

L'infamia dell'occidente.

Presentiamo una serie di articoli datati per ricostruire, capire analizzare cosa successe. E per rileggere la storia confrontandola con il presente. Ricordando che la storia si ripete, a volte in farsa.

E.Galoppini

L’embargo all'Iraq è un atto d'irresponsabilità internazionale contro l'indipendenza dei popoli

Tratto da "Italicum", anno XVIII - gennaio-febbraio 2003



Nel seguente articolo, sviluppando alcune sue precedenti riflessioni [1], l’Autore affronta il tema della «responsabilità internazionale»; idea richiamata più volte quando si tratta di dare equa soluzione ad importanti ed urgenti questioni, ma che risulta spesso astratta e malinconicamente povera di contenuti.

I mass media nelle riflessioni di Noam Chomsky

Il controllo dei media

Il ruolo dei mezzi di comunicazione nella politica contemporanea ci costringe a chiederci in che tipo di mondo e in che genere di società vogliamo vivere e in particolare cosa intendiamo per società democratica. Comincerò con il contrapporre due diverse concezioni di democrazia. Una definisce democratica la società in cui il popolo ha i mezzi per partecipare in modo significativo alla gestione dei propri interessi e in cui i media sono accessibili e liberi. Una definizione di questo tipo si trova anche sul dizionario.

La concezione alternativa è quella che prevede una società in cui al popolo è proibito gestire i propri interessi e i mezzi di comunicazione sono strettamente e rigidamente controllati. Questa può apparire una forma di democrazia improbabile, ma è importante comprendere che si tratta della concezione prevalente. E lo è da lungo tempo, non solo nella prassi, ma anche nella teoria. Una lunga storia, risalente alle prime rivoluzioni democratiche moderne nell'Inghilterra del XVII secolo, riflette questa ideologia.

Risposte di Carlo Terracciano a tre quesiti della redazione di Poljarnaja Zvezda

Intervista frutto del periodo successivo all'11 settembre e la conseguente aggressione all'Afganistan. Ma utile per capire la rotta che bisogna tenere per una sistemazione adeguata delle forze.

Quanto è attualmente profonda la contrapposizione degli USA e dell'Europa? E' attualmente una contrapposizione di sistema o una frizione temporanea destinata a scomparire in contemporanea con l'inizio delle operazioni militari in Iraq?

Dietro le operazioni di Berezovsky è visibile la nuova strategia della CIA

Il leader del Partito Politico «EURASIA», Aleksandr Dugin, risponde alle domande di Aleksandr Gelevic de “La Stella Polare”

Questa intervista ha avuto luogo prima del sequestro terroristico di ostaggi a Mosca il 22.10.2002 (mc) e ci aiuta a rimettere ordine e seguire il dibattito degli ultimi anni.

Intervista con Philippe Banoy: Densità, Pertinenza, Coerenza

Philippe Banoy, lei ha cominciato questa scuola di quadri di "Synergies Européennes", da poco più di un anno. Perché ha lanciato questa iniziativa? A quale scopo?

Nelle nostre società triviali, spoliticizzate, affogate nel consumismo, ogni tentativo di formare qualcosa di durevole, di lasciare in eredità un corpus coerente in grado di sfidare l’usura del tempo si basa alla fine su di una scuola di quadri. Non devo ricordare a lei, che ha conosciuto personalmente Jean Thiriart, che il corpus teorico del suo movimento "Jeune Europe" resta sempre d’attualità; per cogliere la politica in sé, bisogna ancora e sempre "sgobbarsi" Vilfredo Pareto, Gaetano Mosca, Julien Freund, Raymond Aron, Carl Schmitt, Sergei Tchakhotin, Max Weber, Nicolò Machiavelli, José Ortega y Gasset, etc. e ingurgitare la letteratura geopolitica giorno per giorno. Senza questo esercizio, senza questa ascesa permanente, si è condannati, come la maggior parte dei nostri contemporanei, a vagare come dei sonnambuli nelle nostre società non civili, nelle nostre società dei consumi che mandano in rovina e cercano deliberatamente di rovinare ogni riflesso di civiltà. Come a suo tempo Jean Thiriart, come lei e Guillaume Faye nei vostri rispettivi modi, come certi critici di sinistra o come l'équipe della rivista Catholica, io rimprovero alla "nouvelle droite" (canale storico), della quale ho letto quasi tutte le pubblicazioni, di non avere generato un chiaro filo conduttore, di non avere assorbito maggiormente i classici della politica (della “politica politica”, diceva Julien Freund) e di avere trascurato la geopolitica e l’analisi dei grandi movimenti planetari (spinti generalmente dagli Stati Uniti). La "nouvelle droite" (canale storico) non ha dato ai suoi membri, simpatizzanti e lettori, una spina dorsale (Ortega y Gasset) intellettuale, un nucleo comune accessibile a tutti, indipendentemente dalla loro formazione scolastica o universitaria. In effetti, se in realtà esiste una visione del mondo intellettualistica ed onirica propria alla "nouvelle droite" (canale storico), non vi è una visione del mondo pragmatica, nessuna utopia concreta e realizzabile che si libri chiaramente dalle migliaia di testi che essa ha prodotto.

Intervista con Gunter Maschke sulla miseria attuale della Germania

JS: Signor Maschke, in gioventù apparteneste alla sinistra più radicale e foste uno dei maggiori portavoce del ‘68. Secondo lei, attualmente le forze nazionaliste in Germania possono iniziare ad imitare la famosa lunga marcia dei sessantottini attraverso le istituzioni?

GM: Per iniziare vorrei ridimensionare alcuni miti. La forza rivoluzionaria della sinistra all’epoca si esprimeva in una forma estremamente “radical-chic”, e i modesti impulsi nazionalisti che qualche raro esponente del ‘68, come ad esempio Rudi Dutschke o Bernd Rabehl, aveva cercato di introdurre, furono rapidamente dimenticati. In quel periodo, è vero, la sinistra si sviluppò come un movimento critico verso il sistema, ed in particolare verso il sistema dei media, ma non aveva, in ultima istanza, una reale volontà rivoluzionaria; non fu altro che portatore di tendenze edoniste ancorate all’interno della RFA (Repubblica Federale Tedesca). Fu quindi per questa ragione che poté, senza incontrare grandi difficoltà, crescere in vari settori direzionali di molteplici campi. La sinistra del ’68 inoltre, fu trattata con riguardo dalle elites dell’epoca. Gli attivisti venivano allora considerati come dei giovani impazienti che volevano raggiungere più velocemente di altri, i posti di comando. Ma se ci prendessimo la briga di analizzare solo con un po’ più di attenzione le reali forze della potenza rivoluzionaria del ’68, non troveremmo granché. Una “lunga marcia attraverso le istituzioni” delle forze di destra potrebbe avvenire solo se le stesse istituzioni mostrassero una reale volontà in favore di quest’ultime forze e accettassero di creare una coalizione tra le forze del sistema e coloro che da destra insistono per partecipare al potere.
Nella Repubblica di Weimar, ci fu un’alleanza tra le vecchie forze reazionarie di centro-destra e giovani radicali di estrema destra. Uno schema così prefigurato ai giorni nostri è più che impensabile! Se difendessi oggi le posizioni del socialdemocratico Gustav Stresemann, mi ritroverei ben presto citato nei rapporti della sicurezza! (Verfassungschutz).

Rivolta contro il mondialismo moderno (Carlo Terracciano)

“E anche se non dovesse verificarsi la catastrofe temuta da alcuni in relazione all’uso delle armi atomiche, al compiersi di tale destino tutta questa civiltà di titani, di metropoli di acciaio, di cristallo e di cemento, di masse pullulanti, di algebre e macchine incatenanti le forze della materia, di dominatori di cieli e di oceani, apparirà come un mondo che oscilla nella sua orbita e volge a disciogliersene per allontanarsi e perdersi definitivamente negli spazi, dove non vi è più nessuna luce, fuor da quella sinistra accesa dall’accelerazione della sua stessa caduta”…potrebbe salvare l’occidente soltanto un ritorno allo spirito Tradizionale in una nuova coscienza unitaria europea”.
(Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno)

“E’ allora che anche sul piano dell’azione potrebbe venire in evidenza il lato positivo del superamento dell’idea di patria, sia come mito del periodo romantico borghese, sia come fatto naturalistico quasi irrilevante ad unità di diverso tipo: all’essere di una stessa patria o terra, si contrapporrà l’essere o non essere per una stessa Causa”.
(Julius Evola, Cavalcare la tigre)

Sentiero di Aquila

“e Gesù a lui: - In verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso.- “
(Luca 23,43)


Prologo
I resoconti di una guerra sono sempre poco affidabili. Ancora meno lo sono stati quelli dell’attuale II guerra del Golfo. Dico attuale perché, anche se essa sembra giunta al termine sul piano strettamente macro-militare, oramai il vaso di Pandora è stato aperto e, come dicono alcuni esperti, il cosiddetto dopoguerra potrebbe essere più cruento della guerra stessa . In ogni caso, nel corso del conflitto, i teatri delle operazioni erano impenetrabili al comune osservatore e le notizie che arrivavano all’esterno, prodotte o dai comandi militari e politici delle parti in causa, cioè da persone per cui poteva e può ancora essere vitale diffondere menzogne, oppure dagli addetti ai lavori, i giornalisti, della cui attendibilità è bene dubitare anche quando operano in buona fede. A noi sono stati mostrati solo gli aspetti più spettacolari dell’operazione e oggi i carri armati americani a Bagdad, i saccheggi e l’abbattimento delle statue del Dittatore ne sembrano l’apoteosi finale. Comunque ho grossi dubbi che leggeremo mai la vera storia di questo conflitto.

venerdì 23 agosto 2013

Dalla geografia sacra alla geopolitica (Aleksandr Dugin)

La geopolitica come scienza "intermedia"
Le concezioni geopolitiche sono divenute da molto tempo i maggiori fattori delle politiche moderne. Esse si muovono tenendo conto di principi generali per analizzare facilmente la situazione di un particolare paese o regione.
La geopolitica nella sua forma presente è senza dubbio una scienza di questo mondo, "profana", secolarizzata. Ma forse, tra tutte le scienze moderne, essa conserva in sé la maggiore connessione con la Tradizione e con le scienze tradizionali. René Guénon ha detto che la chimica moderna è l'esito della desacralizzazione di una scienza tradizionale - l'alchimia -- come la moderna fisica lo è della magia. Esattamente allo stesso modo uno potrebbe dire che la moderna geopolitica è il prodotto della laicizzazione e della desacralizzazione di un'altra scienza tradizionale - la geografia sacra. Ma poiché la geopolitica sostiene un ruolo speciale tra le scienze moderne, ed è spesso considerata come una "pseudo-scienza", la sua profanizzazione non è ancora così compiuta e irreversibile, come nel caso della chimica e della fisica. La connessione con la geografia sacra è qui visibile piuttosto distintamente. Perciò è possibile affermare che la geopolitica si trova in una posizione intermedia tra la scienza tradizionale (geografia sacra) e la scienza profana.

La guerra dei mondi (Carlo Terracciano)

Re Virara
“Si dice che siamo entrati nell’Era della Distruzione. E’ vero?
Yudhishthira:
“Vedo sorgere un altro mondo in cui re barbari sovrastano un mondo corrotto e vizioso.
Degli uomini malaticci, spaventati, duri, vivono vite miserabili. Già incanutiti a 16 anni si congiungono carnalmente come animali. Le loro donne, perfette puttane, si vendono con bocche avide. Vacche magre e sterili. Alberi rachitici, senza vita. Niente più fiori, niente più purezza.
Ambizione, corruzione, commercio. L’Era di Kaly. L’Epoca Nera.
Campagna deserta, città insediate dal crimine. Bestie che bevono sangue e dormono nelle vie.
Acque risucchiate dal cielo. Terra bruciante, ridotta in ceneri morte. Il fuoco devasta alimentato dal vento; il fuoco trafigge la terra, spacca per largo il mondo sotterraneo.
Vento e fuoco bruciano il mondo.
Nuvole immense si ammassano. Blu, gialle, rosse si inalberano quali mostri marini su città in rovina. Sferzata dalla folgore cade la pioggia: la pioggia cade ed allaga la Terra.
DODICI ANNI DI TEMPESTA.
Le montagne squarciano le acque. Non vedo più il mondo!
Allora, quando resta soltanto un mare grigio, privo di uomini, di animali, di alberi, il Creatore beve il vento terribile e si addormenta.
(Profezia di Yudhishthira nel “Mahabharata”)

L'Italia e il grande gioco asiatico (Valerio Ricci)

Ancora un contributo dei primi anni 2000 per approfondire e riflettere sul declino che abbiamo visto negli anni.

Il precedente della guerra del golfo
Obiettivi reali e obiettivi dichiarati nella guerra moderna
L'impero marittimo americano ed il controllo dell'Hearthland
La nuova via della droga. La battaglia degli oleodotti
L'importanza di una politica di potenza italiana ed europea.

La grande guerra dei continenti (Aleksandr Dugin)

Prima del 1945

INDICE

Geopolitica e forze segrete della storia
Le basi della geopolitica
“La Cospirazione degli Atlantisti”
La Cospirazione degli “eurasisti”
“Sangue e Suolo” - “Sangue o Suolo?”
Panslavismo contro eurasismo
Gli atlantisti e il razzismo
Chi è spia di chi?
Ha detto GRU, mister Parvulesco?
GRU contro KGB
Il patto Ribbentropp-Molotov e la susseguente rivincita degli atlantisti
Profilo della lobby atlantica
Il KGB al servizio della “Morte Danzante”
Convergenza dei servizi speciali e la “missione polare del GRU”
Ascesa ed eclissi del Sole eurasiano

Movimento Eurasia

Inseriamo il documento del Movimento Eurasia russo, dei primi anni duemila. Ci pare interessante anche come archivio di ricerca per i vari documenti prodotti in quegli anni.

Siamo entrati nel XXI secolo in un mondo conflittuale, complesso e contraddittorio, un mondo che vede non già la “fine della storia”, bensì la fine del suo tradizionale modello interpretativo. La confusione non riguarda soltanto noi Russi, ma tutti i popoli della terra, al di là di nostri confini. Risentiamo da tempo di un vuoto di visione del mondo, di ideologia. Di fronte a qualsiasi processo storico, a qualsiasi evento, talora spiacevole, grave e doloroso – quale ad esempio una guerra – alla gente manca quella base di speranza che può essere offerta soltanto da una adeguata spiegazione di quanto accade...

Contro il globalismo, riflessioni e strategie nuove (Marco Signori)

Ambiente, identità, socialità: punti di riferimento per una prospettiva strategica.
E' tempo di rifiutare schemi logori e di percorrere strade nuove.

Al linguaggio va dato il giusto peso, soprattutto nella scelta degli elementi significanti. "Globalizzazione" e "mondialismo" sono termini a volte sovrapposti o addirittura confusi, che invece indicano aspetti distinti pur nell'ambito dello stesso fenomeno.
La globalizzazione (corporate globalization) ci sembra si possa definire come "processo di liberalizzazione degli scambi economico-finanziari mirato alla costituzione di un mercato unico planetario".
Il mondialismo (global governance) crediamo si possa definire come "processo di omologazione socioculturale che afferma l'egemonia del pensiero unico neoliberista come modello universale e tende alla costituzione, in forme non necessariamente esplicite, di un dominio mondiale".

KARL HAUSHOFER (1869-1946) di Robert Steuckers

Nato il 27 agosto 1869 a Monaco, Karl Haushofer scelse la carriera militare a partire dal 1887. Ufficiale di artiglieria nell’esercito bavarese nel 1890, egli sposa l’8 luglio 1896, Martha Mayer-Doss, uscita da una famiglia di Monaco di origine israelita. Ella gli darà due figli, Albrecht (nato nel 1903) e Heinz (nato nel 1906). Salendo rapidamente tutti i gradi della gerarchia militare, Haushofer diviene professore all’Accademia di guerra nel 1904. Nel 1908 viene inviato in Giappone per organizzarvi l’esercito imperiale. Egli incontra in India Lord Kitchener, il quale gli predice che tutto il confronto tra Gran Bretagna e Germania costerà alle due potenze le loro posizioni nel Pacifico a vantaggio degli Stati Uniti e del Giappone; avvertimento profetico che Haushofer ricorderà sempre, soprattutto quando elaborerà le sue tesi sull’area pacifica. Dopo il suo lungo periplo, egli è destinato al Reggimento di artiglieria di campagna della 16^ Divisione giapponese. Il 19 novembre 1909, egli viene presentato all’Imperatore Mutsushito (1852-1912), iniziatore dell’era Meiji e all’Imperatrice Haruko. Nel ritorno in Germania, passa per la Siberia servendosi della transiberiana, si rende conto de visu delle immensità continentali dell’Eurasia russa. Nel 1913, compare la sua prima opera destinata al grande pubblico, Dai Nihon (Il Grande Giappone), bilancio della sua esperienza giapponese che conoscerà un grande successo. Nell’aprile del 1913, comincia a seguire i corsi di geografia all’Università di Monaco, in vista di ottenere il titolo di dottore che egli raggiungerà di fatto otto il patronato del Professor August von Drygalski.

Guerra d'Eurasia (Carlo Terracciano)

La penetrazione della talassocrazia americana nell’ “Heartland” eurasiatico

“La presenza di truppe Usa in Georgia non è una tragedia…Se è possibile negli stati dell’Asia centrale, perché non dovrebbe esser possibile in Georgia? Ogni stato ha il diritto di attuare la politica che crede nel campo della sicurezza. La Russia riconosce questo diritto”.
Alexander Putin, Presidente della Federazione Russa.

“Who rules East Europe commands the Heartland: who rules the Heartland commands the World-Island: who rules the World-Island commands the World” (Chi controlla l’Est Europa comanda l’Heartland [letteralmente: il Cuore della Terra]: chi controlla l’Heartland comanda l’Isola -Mondo [la massa terrestre eurasiatico-africana]: chi controlla l’Isola-Mondo comanda il mondo”.
(H. Mackinder)

Il Giappone nella guerra dei continenti (Vassili MOLODIAKOV)

Il nippologo russo Vassili Molodiakov ha scritto da Tokyo al nostro amico Dugin per precisargli certi fatti geopolitici relativi al Giappone. Questa lettera è apparsa nel numero 3 di Elementy, rivista russa.

Caro Alexandr Dugin,

Ho letto recentemente il suo studio "La grande guerra dei continenti" apparso sul giornale Dyeïnn che mi faccio inviare in Giappone da miei conoscenti. Vorrei esprimerle la mia ammirazione per l’audacia delle sue costruzioni, sovente molto complesse e che all’inizio, lo ammetto, mi avevano messo in una certa confusione e in una certa perplessità. Tuttavia, avendole esaminate tranquillamente e in dettaglio, non posso non riconoscere che questo modello “cospirologico” spiega effettivamente un buon numero di fatti in maniera logica e non è applicabile solamente alla storia della Russia e dell’Europa. Mi piacerebbe esprimere qui qualche giudizio personale e apportare qualche complemento al soggetto de « La guerra dei continenti » ; analisi nella quale, in particolare il « fronte del Pacifico » non è preso in considerazione, mentre gli avvenimenti che vi si svolgevano non erano né meno interessanti né meno drammatici di quelli ai quali si assisteva in Europa. Non posso per il momento parlare con sufficiente sicurezza che del Giappone (come formazione, sono nippologo e storico del Giappone) e solamente del periodo che va dal 1936 al 1960. Nel corso di questo periodo eccezionalmente importante dal punto di vista geopolitico, è precisamente il Giappone che è stato al centro di tutti gli avvenimenti nel Pacifico.

La visione eurasista

Principi basilari della piattaforma dottrinale eurasista

«Secondo il 71% dei cittadini russi intervistati, la Russia appartiene ad una civiltà peculiare – “eurasiana” o ortodossa – , perciò essa non segue il modo di sviluppo occidentale. Solo il 13% considera la Russia una civiltà occidentale»
(Inchiesta del VCIOM, Centro PanRusso per lo Studio della Pubblica Opinione, 2-5 novembre 2001)



Il respiro dell’epoca

Ogni epoca storica ha il proprio peculiare “sistema di coordinate” – politico, ideologico, economico e culturale.
Ad esempio, il XIX secolo si svolse in Russia sotto il segno della disputa tra “Slavofili” e “Pro-occidentali” [zapadniki]. Nel XX secolo lo spartiacque passava tra “Rossi” e “Bianchi”. Il XXI secolo diventerà il secolo dell’opposizione tra “atlantisti” [1] (i sostenitori del “globalismo unipolare” [2]) ed “eurasisti” [3]).

Fausto Brunelli su "Pensiero Nazionale"

"Se i partigiani proletari, se i fascisti proletari fraternizzassero - nel nome naturalmente dell'Italia e del socialismo, e non di questa o quella potenza straniera e della sua politica mondiale - e si unissero contro il capitalismo, questo verrebbe abbattuto, polverizzato e sulla sua cenere sorgerebbe una Italia libera ed indipendente. Noi ci battiamo per questo fine". (Fausto Brunelli su Pensiero Nazionale di Stanis Ruinas del 1948)

giovedì 22 agosto 2013

Tavola rotonda sugli Usa dopo l'11 settembre e la crisi economica

Presentiamo ancora dei materiali di analisi provenienti dalla rivista ZAVTRA, e datati 14-09-02. Importante per inquadrare il dibattito e tendere un filo fino ad oggi.

Il settimanale "Zavtra", collegato all’intelligence russa, pubblica nel suo ultimo numero, la trascrizione di una tavola rotonda sulla situazione mondiale dall’11 settembre dello scorso anno.

I partecipanti sono stati il vice editore di "Zavtra" Alexander Nagorny, l’analista strategico Generale Leonid Ivashov, l’esperto finanziario Mikhael Khazin, il noto commentatore televisivo russo Mikhail Leontyev e l’ex alto ufficiale del KGB Leonid Shebarshin.

La discussione contiene elementi interessanti su come alcuni osservatori russi, in posizione relativamente privilegiata, la pensano sulla presente situazione. Ecco alcuni brani (alcuni tra virgolette, altri parafrasati):

Ivashov: L’11 settembre è stato un’operazione interna agli Stati Uniti. É necessario riconoscere due forze operanti negli USA, "che hanno due diverse concezioni sull’uso della forza militare degli USA per creare un impero mondiale."

Il fantasma della dominazione mondiale (In Yu Shin)

Presentiamo un pezzo del 2002 per inquadrare la situazione nei primi anni duemila e capire meglio quello che succede oggi.


1. Ragioni geopolitiche

L’imminente guerra nel Golfo Persico iniziata dagli USA, allinea i suoi fattori geopolitici attorno a forti interazioni nelle seguenti direzioni:
USA e Iraq
USA e Israele
USA e Russia
USA e mondo.
É facile osservare che una stecca di queste interazioni sono gli USA, che formano attorno a sé una sorta di “quadrato magico” geopolitico. Cerchiamo di capire l’essenza di questo quadrato magico. All’inizio non spacchiamo il capello delle ragioni geoeconomiche che hanno indotto l’America a scegliere Bagdad come prossimo obiettivo. Sì, in quest’area il petrolio si trova alla superficie ma, in primo luogo, non tutto sta nel banale problema delle risorse energetiche e, secondo, dobbiamo capire che cosa – accanto al “petrolio” – spinge la Casa Bianca a tornare sempre in Iraq. La sequenza logica degli eventi, dal punto di vista della geopolitica, è la seguente: nell’autunno del 2001 gli USA proclamano l’inizio della lotta su scala mondiale contro il terrorismo internazionale e contro la mitica Al Qaeda, sotto tale cliché: noi cattureremo e fustigheremo quella dannata canaglia di Bin Laden che, "come tutti sanno", si nasconde tra le montagne dell’Afghanistan.

Testo della conferenza stampa tenuta dal Prof. C. Terracciano il 12/10/2002

Conferenza stampa tenuta dal Prof. Carlo Terracciano, il 12 ottobre 2002, dopo che era stato di fatto vietato il III Congresso di Storia Revisionista, che avrebbe dovuto tenersi a Verona, lo stesso giorno, nella sala di un Hotel cittadino, con la partecipazione di studiosi europei e del mondo islamico. (Dr. Ahmed Soroush-Direttore del "Neda Institute" Iran - Prof.Vincent Reynouord - Francia – Dr. Renè Louis Berlaz - Presidente dell’associazione "Veritè e Justice" - Svizzera - Cap. Ahmed Rani - Marocco)

Ecco la dichiarazione rilasciata dallo studioso italiano.

Se parliamo di coraggio lo facciamo a ragion veduta, specie dopo l’appello di vari rabbini del Centro Wiesenthal di Parigi, Los Angeles ecc.. rivolto al presidente del consiglio italiano Berlusconi, perché faccia arrestare e deportare i partecipanti a questo consesso di menti libere ed anticonformiste. Tra l’altro con il massimo disprezzo per l’indipendenza della magistratura, in questo caso Veronese, dal potere politico, interno ed internazionale, ai cui diktat dovrebbe sottostare. Conosco bene certi meccanismi visto che chi vi sta parlando ha subito a suo tempo anni di carcere, di persecuzioni e di censura proprio per aver scritto e parlato contro i poteri forti. Si vorrebbe forse intendere da parte di detto Centro straniero che i magistrati di Verona sono pronti ad obbedire a loro e al potere politico, contro l’espressione del libero pensiero pubblicamente espresso?
Siamo certi che le nostre istituzioni giuridiche sapranno rispondere a dovere a tanta presunzione e arroganza…O NO?!? E qui oggi si sarebbe parlato soltanto (per modo dire) delle vittime delle “democrazie”, in specie ovviamente le vittime di almeno tre secoli di imperialismo americano. Sembra infatti che oramai non soltanto il Revisionismo olocaustico delle correnti storiche anti-“sterminazioniste” debba essere criminalizzato in Italia ed in tutta Europa, ma persino gli avvenimenti più recenti, come l’abbattimento delle Torri Gemelle di New York e l’attacco al Pentagono dell’11 settembre 2001, debbano restare immuni da dubbi sulla matrice e gli scopi, per non parlare dei mandanti.

lunedì 12 agosto 2013

Guerra psicologica contro l’Europa (Doris Neujahr)

Per affermare la loro potenza nel mondo, gli Stati Uniti conducono una guerra psicologica contro l’Europa. Gli uomini politici europei non manifestano alcun interesse a consolidare una coscienza europea. Nel settimanale di Amburgo Die Zeit, il giornalista americano David Brooks, principale redattore del Weekly Standard, saggista presso il New York Times, il Washington Post e il New Yorker, ha appena scoperto un nuovo nemico globale dell’America: la "borghesofobia". Questa fobia è costituita da un rigetto patologico di tutto ciò che è « borghese »; essa ha iniziato ad imperversare verso il 1830, quando intellettuali francesi come Flaubert e Stendhal (e perché non anche Balzac?) diedero libero corso al loro odio per gli spregevoli commercianti, negozianti e uomini d’affari, un odio che essi giustificarono in nome dell’estetica e che diressero senza pietà contro i pionieri dello spirito capitalista. Brooks ritiene che questo sentimento fondamentale, nato in quella Francia del XIX secolo dove era ufficialmente condiviso da tutta l'intelligentsia francese, si sia trasposto oggi a Bagdad, a Ramallah e a Pechino.

La creazione del nemico islamico nel quadro della geopolitica nordamericana per il dominio mondiale

Riproduciamo di seguito la postfazione al libro di Tahir de la Nive, Les Croisés de l'Oncle Sam, uscito in Francia per Avatar éditions

La recente questione sulla pericolosità dell’Islam per l’Europa occidentale, sollevata dalle opinioni di Alexandre Del Valle e di Guillaume Faye, cui Tahir de la Nive reagisce in Les Croisés de l'Oncle Sam (ed. Avatar, nov. 2002) con adeguata vis polemica, interseca più piani che vanno distinti tra loro e ricondotti nella giusta prospettiva: quella degli attuali rapporti geopolitici tra il nostro continente e gli Stati Uniti d’America.

1 - Gli USA e la conquista dell’Europa
I rapporti tra l’Europa nel suo complesso e gli Stati Uniti sono, sino alla fine del XIX secolo, di reciproca indifferenza. E’ a partire dai primi anni del XX secolo che le relazioni cominciano a cambiare. Infatti, è con l’affermarsi delle teorie propagate dal think tank costituito in seno al gruppo inglese del Round Table e con il progressivo spostamento degli interessi finanziari britannici negli Usa che si manifesta l’interesse espansionistico delle lobbies anglo-americane a danno del Vecchio Continente e a delinearsi quindi una strategia che possiamo già definire mondialista.

Prefazione del libro "Les Croisés de l'Oncle Sam" (Claudio Mutti)

Nel Corano vi è qualcosa di guerriero e di forte,
qualcosa di virile, qualcosa che si può chiamare romano.
Maurice Bardèche, Qu’est-ce que le Fascisme?

“Osiamo proseguire ed esplorare le piste aperte da un visionario mattiniero, un certo Friedrich Nietzsche”: così ci esorta nel suo Archéofuturisme (Paris 1998) Guillaume Faye, il quale menziona Anticristo come uno dei due libri che lo hanno “segnato per sempre”. Ma, a quanto pare, nel teorico dell’archeofuturismo non ha lasciato una traccia molto profonda il paragrafo 60, in cui Nietzsche esalta la civiltà della Spagna musulmana, “a noi in fondo più affine, più eloquente al senso ed al gusto, che Roma e la Grecia” e fa suo il programma di Federico II di Svevia: “Pace, amicizia con l’Islam” (1). Una riflessione adeguata su queste pagine di Nietzsche avrebbe forse potuto indurre Guillaume Faye a meditare in maniera proficua circa il ruolo che ebbe l’Islam nella visione politica e metapolitica di questo Imperatore… archeofuturista, al quale i musulmani si rivolgevano con la formula di saluto riservata ai veri Credenti. Storici come Michele Amari, Ernst Kantorowicz e Raffaello Morghen si sono soffermati sulla “inclinazione all’islamismo” (2) del grande Staufen e sulla sua ammirazione per l’istituzione del Califfato, mostrando come l’Imperatore svevo, che “il coranico Re dei re, più che il Dio cristiano, aveva esaltato miracolosamente sopra tutti i principi della terra” (3), vagheggiasse un Impero teocratico simile a quello islamico, sicché non a torto gli avversari lo chiamavano “sultano battezzato”.

I temi della geopolitica e dello spazio russo nella vita culturale berlinese dal 1918 al 1945 (Robert Steuckers)

Karl Haushofer, Oskar von Niedermayer & Otto Hoetzsch

Intervento di Robert Steuckers alla 10^ Università d’estate di "Synergies Européennes", Bassa-Sassonia, agosto 2002. Analisi di Karl SCHLÖGEL, Berlin Ostbahnhof Europas - Russen und Deutsche in ihrem Jarhhundert, Siedler, Berlin, 368 S., DM 68, 1998.

Nel 1922, dopo l’effervescenza spartachista che ha appena scosso Berlino e Monaco, un anno prima dell’occupazione franco-belga della Ruhr, il Generale di artiglieria bavarese Karl Haushofer, laureato in geografia, è unanimemente e giustamente considerato uno specialista del Giappone e dello spazio oceanico del Pacifico. La sua esperienza di attaché militare nell’Impero del Sol Levante, prima del 1914, e la sua tesi universitaria presentata dopo il 1918, gli consentono di rivendicare questa qualifica. Haushofer entra così in contatto con due personalità sovietiche di primo piano: l'uomo del Komintern a Berlino, Karl Radek, e il Commissario agli Affari Esteri, Georgi Tchitchrin (che siglerà l’Accordo di Rapallo con Rathenau). In quale contesto ha luogo questo incontro? Il Giappone e l’URSS cercano di appianare le loro divergenze intavolando una serie di negoziati in cui i Tedeschi svolgono il ruolo di arbitri. Questi negoziati si basano essenzialmente sul controllo dell’isola di Sakhalin. Il Giappone reclama la presenza di Haushofer, al fine di avere dalla sua parte "una personalità obiettiva ed informata dei fatti". I Sovietici accettano che questo arbitro sia Karl Haushofer, perché i suoi scritti sullo spazio del Pacifico (trascurati in Germania dopo che questa ha perduto la Micronesia in seguito al Trattato di Versailles) sono letti con grande attenzione dalla giovane scuola diplomatica sovietica. In più, con la mania agiografica dei rivoluzionari bolscevichi, Haushofer ha conosciuto i fratelli Ulianov (Lenin) a Monaco prima della I guerra mondiale; gli piaceva parlarne e riferirà in seguito questo episodio nella sue memorie. L’interesse sovietico per la persona del Generale Haushofer durerà fino al 1938, quando, con un brusco cambio di atteggiamento al tempo dei grandi processi di Mosca, il Procuratore richiederà la condanna di Sergueï Bessonov, che accusa di essere una spia tedesca, in contatto, egli pretende, con Haushofer, Hess e Niedermayer (cf. infra). Le stesse accuse sono portate contro Radek, che finirà giustiziato, nel corso delle grandi purghe staliniane.

La lobby della globalizzazione (Agenzia Il Sagittario)

I veri padroni del mondo non sono più i governi, ma i dirigenti dei gruppi multinazionali finanziari o industriali, e delle istituzioni finanziarie opache (vedi FMI, Banca Mondiale, Wto, banche centrali ecc.). Questi responsabili non vengono eletti pubblicamente nonostante le loro decisioni abbiano un impatto, diretto o indiretto, sulla vita di tutti noi. Il potere di queste organizzazioni viene esercitato su scala planetaria, mentre il potere degli stati è limitato ad una dimensione nazionale. Inoltre, il peso delle società multinazionali nei flussi finanziari, ha da tempo sorpassato quello degli stati. A dimensione transnazionale, più ricche degli stati stessi, ma anche principali finanziatrici dei partiti politici di qualsiasi tendenza e nella maggior parte dei paesi, queste organizzazioni sono, di fatto, al di sopra delle leggi e del potere politico, al di sopra quindi della democrazia. Qui di seguito un elenco dei fatturati di alcune multinazionali, paragonati col PIL (Prodotto Interno Lordo) di alcuni paesi. Questo la dice lunga sul potere planetario che questi conglomerati stanno acquisendo.

La teoria dello stato eurasiano (Aleksandr Dugin)

Saggio su Nikolay Nikolaevic Alekseev

Uno dei tre migliori
Il nome di Nikolay Nikolaevic Alekseev non viene sempre menzionato nel novero delle principali figure eurasiste. È un’incomprensione irritante, che contrasta in modo netto con la qualità e la profondità di questo intellettuale, con la rilevanza dei suoi lavori e delle sue concezioni per l’intera visione del mondo eurasista. I nomi di Karsavin (un pensatore piuttosto ordinario) o di Suvchinsky (che nel complesso è più apprezzabile per il suo sostegno finanziario al movimento che per i suoi mediocri scritti) appaiono in prima fila nella graduatoria eurasista, mentre Alekseev viene dopo, trovandosi a volte semplicemente dimenticato.

Destra-sinistra: BASTA! con la «guerra» che non c’è più (Alberto B. Mariantoni)

Diciamo che comincio davvero a rompermi i “c…” ed a perdere la pazienza! Come dirlo altrimenti? Come esprimere diversamente, e gridare ai quattro venti, l’incontenibile rabbia ed il profondo senso di sdegno e di rivolta che mi straripano dal cuore, nel constatare l’assurdo ed anacronistico comportamento delle uniche frange della società che potrebbero in qualche modo contribuire - con il loro naturale attivismo - all’effettivo risveglio politico, economico, sociale e culturale dei nostri Popoli e delle nostre Nazioni? Mi riferisco a quelle “formazioni politiche” della cosiddetta “estrema destra” e della cosiddetta “estrema sinistra” che continuano sfacciatamente, inopportunamente ed abusivamente a contrabbandare per «Fascismo» o per «Antifascismo» ciò che, al massimo, potrebbe essere paragonato ad una soggettiva ed arbitraria riduzione ortogonale del più squallido e patologico degli psicodrammi individuali e collettivi.

La visione negativa dell'Europa dei neo-conservatori americani (GOTTFRIED)

L’anti-americanismo in Europa si sviluppa nello stesso modo in cui l’anti-europeismo si sviluppa negli Stati Uniti. Già da qualche anno, ed in particolare subito dopo l’attentato terroristico dell’11 Settembre 2001, la destra americana sta orchestrando una campagna d’insulti verso l’Europa e gli europei e la visita di George Bush in Germania, in Francia e in Italia non l’ha per niente arginata, al contrario. Nonostante Bush abbia scelto di passare da Berlino per dichiarare di aver abbandonato tutti i piani preparati per attaccare immediatamente l’Irak, non ha fatto altro che accrescere il risentimento della destra americana contro i “nani” europei.

Europa: corti “guinzagli” e… “cuscinetti a sfera” (Alberto B. Mariantoni)

Era troppo bello, per essere vero… Credetemi: mi era davvero sembrato un insperato e salutare “miracolo” che alcuni notori valvassori e valvassini della “vecchia Europa” - da sempre al soldo della politica di Washington - avessero in qualche modo deciso di reagire alle continue ed arroganti ingiunzioni e vessazioni dei loro tradizionali padroni statunitensi e, quindi, di assumere - sia al Consiglio di Sicurezza dell’ONU che al Comando integrato della NATO - una loro diversa ed originale posizione politico-diplomatica a proposito dell’iniquo, arbitrario e, tuttora in corso, cosiddetto «disarmo» dell’Iraq. 

Propaganda di guerra e costruzione del nemico (Michel Chossudovsky)

I pianificatori militari del Pentagono sono profondamente consapevoli del ruolo centrale della propaganda di guerra. Per iniziativa del Pentagono, del Dipartimento di Stato e della CIA, è stata lanciata una campagna di terrore e di disinformazione. La plateale distorsione della verità e la sistematica manipolazione delle fonti di informazione sono parte integrante della pianificazione bellica. In seguito all'11/9, il Segretario della Difesa Donald Rumsfeld ha creato l'Office of Strategic Influence (OSI), ovvero l'"Ufficio della Disinformazione", come è stato etichettato dai suoi critici: "Il Dipartimento della Difesa ha detto che avevano bisogno di farlo, e stavano realmente per impiantare storie che erano false in paesi stranieri - come sforzo per influenzare l'opinione pubblica mondiale." (1)

domenica 11 agosto 2013

L'impero d’Europa: la problematica imperiale e la costruzione europea (Frédéric KISTERS)

"L'Europa aspira all’Impero"
(Jean-Louis Feuerbach)

Prolegomeni
Chiunque conosca la storia, sa che gli imperi hanno svolto un ruolo essenziale nell’evoluzione dell’umanità. Tra il 50 e il 200 d. C., in effetti, quattro grandi imperi inglobavano l’insieme del mondo civilizzato: Roma, i Parti Arsacidi, il Kouchan e lo Stato degli Han orientali, formavano una fascia ininterrotta dalla Gran Bretagna al Mar Cinese, attorno alla quale non vivevano che dei barbari. Così uno storico come Toynbee, nella sua "Grande Avventura dell'Umanità", voleva mostrare come noi, poco a poco, siamo passati da un’era di civilizzazioni locali (che più spesso erano imperi) a un’insieme universale, dal momento che l'oekoumène ha finito per ricoprire la terra intera. Egli presenta all’inizio le prime civiltà isolate e pressoché senza contatti tra di loro. Poi, mostra come gli imperi in espansione, entrarono in contatto e dunque s’influenzarono reciprocamente. Il processo crebbe fino all’Era Moderna nel corso della quale tutte le civiltà furono collegate. L'Impero è dunque il principale agente di diffusione delle civiltà.

Il «Diritto internazionale»? Tutti «fregati»! (Alberto B. Mariantoni)

Inutile nascondercelo: con la decisione unilaterale, da parte degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, di attaccare militarmente l’Iraq (uno Stato fondatore e membro delle Nazioni Unite), con l’esplicito intento di rovesciarne il Governo (governo che - senza avere in nessuna maniera minacciato o compiuto atti ostili nei confronti di altri paesi – è pretestuosamente accusato di poterne sicuramente compiere in futuro!), siamo alla completa rimessa in discussione del concetto di «Diritto internazionale», quale era stato enunciato nel 1945 dai paesi vincitori del Secondo conflitto mondiale e fatto applicare, all’insieme degli Stati del Globo, nel corso degli ultimi 58 anni.

Dal 20 Marzo 2003 in poi, quindi – come è stato giustamente sottolineato dal Presidente russo, Vladimir Putin – “nessuno Stato al mondo potrà più sentirsi al sicuro all’interno delle sue frontiere”. In modo particolare, se i diversi Stati del nostro pianeta non avranno anticipatamente e precauzionalmente ricevuto l’autorizzazione o il consenso ad esercitare il loro potere e/o le loro prerogative da parte degli attuali “padroni del mondo”!

Irak (Michel Schneider)

Ancora un contributo per inquadrare e non dimenticare

Gli Stati Uniti e Israele contro il resto del mondo: verso una resistenza mondiale.

Dietro l’ambiguità dei pretesi fini della guerra americana, l’opinione pubblica mondiale scopre progressivamente gli obiettivi non dichiarati, perché non dichiarabili, degli Stati Uniti, nuovo impero di pretesa mondiale. Nel momento in cui gli Americani pensavano di poter commettere in piena impunità il primo grande crimine contro l’umanità del XXI secolo, un numero crescente di paesi membri dell’ONU, e non dei minori, entrano in rivolta e si oppongono sempre più apertamente alla volontà di guerra di Mr Bush. Alla grande domanda: l'Irak rappresenta una minaccia per la comunità internazionale? L'America risponde sì.

U.S.A. über alles. Guerra all'Iraq (G.F. Spotti)

Un contributo per reagire al racconto storico di parte affermatisi negli ultimi anni

Di una cosa siamo certi: l’attacco americano all’Irak è un’aggressione deliberata, arbitraria, barbara e incivile. Una guerra imperialista mascherata da falsi pretesti umanitari. Ciò rafforza ulteriormente la tesi (semmai ci fossero persone ancora incerte) che gli USA sono una nazione governata da una classe politico-affaristica criminale e genocida. Da quando essi sono rimasti l’unica superpotenza incontrastata sul pianeta, non fanno nemmeno attenzione a nascondere certe loro velleità di conquista, dando chiara prova di disprezzo nei confronti dell’ONU, dei suoi ispettori, dell’opinione pubblica contraria e maggioritaria, nonché delle più elementari norme del diritto internazionale. Quella piccola minoranza di persone che applaude l’intervento USA in Irak è patetica, oltre che ignorante.

La lezione afgana che gli Yankees non hanno imparato (Ivan Yurkovets)

Per chi vuole ricostruire la situazione in Russia e non solo subito dopo l'11 settembre

Gli eventi di Mosca dell’ottobre scorso, così come molte azioni simili di terrorismo in altre città russe, sono state per molti aspetti possibili perché la principale attenzione del governo russo era focalizzata non sulla liquidazione del proprio terrorismo, ma sulla “lotta contro il terrorismo internazionale”. Perfino nelle primissime ore dopo la cattura degli ostaggi da parte dei Ceceni in uno dei teatri della capitale, Putin per prima cosa, collegava quanto accaduto alle manovre di terroristi sullo sfondo. Il “terrorismo internazionale” per il leader del Cremlino è come un foruncolo sul naso: dovunque egli guardi, lo vede. Tale incidente non è accaduto improvvisamente, ma proprio dopo che Putin aveva cominciato a “ritagliare una finestra sull’America”.

Indipendenza e Sovranità (Alberto B. Mariantoni)

La situazione dopo l'aggressione all'Iraq e il bisogno di un fronte comune

Per l’Italia, l’Europa ed il resto dei paesi Mondo

La recente aggressione/invasione/occupazione militare dell’Iraq da parte degli Stati Uniti, ha direttamente o indirettamente favorito – in Italia, in Europa e nel mondo - la repentina e salutare apparizione di due particolari, antitetici ed inconciliabili schieramenti politici trasversali: quello dei cosiddetti «filoamericani» (estremamente minoritario) e quello dei cosiddetti «antiamericani» (largamente maggioritario).

Perché la Patria? (Alberto B. Mariantoni)

Parlare di Patria, in un mondo completamente atomizzato, distratto e subornato dall’illusione individualista, dall’invadente e devastante aggressione mondialista e dalle cosiddette ineluttabili esigenze della supremazia del denaro, non è certo cosa facile…

Come spiegare, infatti, alle frastornate ed ignare popolazioni del nostro superficiale ed avvilito presente, cosa voglia veramente dire o propriamente significare, sentirsi legato alla propria famiglia, alla stirpe d’estrazione, alla terra natale, al luogo d’origine, alla lingua, alla cultura, ai principi ed ai valori che da quelle scontate o fortuite contingenze continuano, ogni giorno, incessantemente ad emanare o a scaturire? Come far capire, a coloro che tendono psicologicamente a genuflettersi o fisicamente a mettersi in sottordine nei confronti dei contenuti delle proprie tasche, cosa voglia dire o significare, essere, esistere ed agire in correlazione e conformità con l’ambiente naturale che ci esprime e ci caratterizza? Come far comprendere, a degli uomini che hanno largamente dimenticato il senso della vita e dell’esistenza umana, l’importanza di possedere un nome ed un cognome, una maternità ed una paternità; di conoscere il luogo della propria nascita e l’ora in cui si è venuti al mondo; di rammentare a se stessi la contrada dove si sono compiuti i primi passi, scandite le prime parole, vagheggiati i primi amori, fantasticato le prime utopie, saggiato i primi malintesi, ottenuto i primi successi, sopportato o patito le prime sconfitte?

Chi comanda in Italia? (Alberto B. Mariantoni)

Come molti ancora non sanno, nei diversi paesi dell’Unione Europea, chiunque sia (o pretenda essere) alla guida degli specifici Governi nazionali, in realta’, «governa» solo a parole… Questo, per la semplice ragione che i nostri ex Stati sovrani non posseggono piu’ le due principali attribuzioni e prerogative del «Principe»: quella, cioè, del «monopolio della forza armata» e quella del «monopolio dell’emissione e del controllo del danaro».

Non bisogna dimenticare, infatti, che, con l’adesione (volontaria o meno…) alla N.A.T.O. (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico Nord), i nostri Governi nazionali hanno completamente delegato il comando e l’impiego delle loro Forze Armate ad un organismo politico-militare sopranazionale, per giunta politicamente controllato e militarmente disciplinato dagli USA (che, a loro volta, obbediscono agli indicibili ed inconfessabili voleri della Finanza internazionale); mentre con l’adesione al Trattato di Maastricht, del dicembre del 1991, gli stessi Governi hanno semplicemente e volontariamente rinunciato a «battere moneta», affidando il monopolio di quella loro essenziale e peculiare prerogativa, alla Banca Europea (BCE): cioe’, ad un semplice «istituto bancario privato», interamente controllato dalla Finanza cosmopolita internazionale.

Le lingue dell'occidente contro le lingue dell'Europa (Claudio Mutti)

In uno “speciale” dell’ ”Espresso” di quattro anni fa (19 novembre 1998) dedicato ai gerghi giovanili di fine millennio, un testo di Raffaele Simone terminava con un sommesso ma chiaro grido d'allarme: "Le ultime generazioni di giovani (...) hanno spostato, senza quasi che nessuno se ne accorgesse, alcune regole del gioco culturale. Noi siamo cresciuti nella convinzione che convenisse essere articolati, strutturati, che il linguaggio dovesse essere ricco, preciso e accorto; che le distinzioni dovessero essere sfumate, e che comunque distinguere fosse meglio che confondere, fondere o mescolare. Insomma, siamo cresciuti nella convinzione che una delle funzioni principali del linguaggio sia quella di aiutarci a essere articolati e precisi. (...) Oggi, invece, dall'universo della precisione stiamo regredendo verso quello del pressappoco: il linguaggio delle ultime leve giovanili (...) è generico (...) Rifiuta le messe a punto precise, le focalizzazioni rigorose: lascia tutto indefinito, in una sorta di insipido brodo di significati (che poi è forse proprio il brodo di cultura del New Age...)".

Adempiuta la formalità "pluralistica" di riservare una mezza paginetta anche al punto di vista critico, “L’Espresso” impostava però la sua inchiesta in tutt'altro senso, presentando ai lettori la neolingua "under-18" come "uno slang scherzoso, ludico, creativo e fantasioso". In ogni caso, se la concezione democratica della lingua proibisce ai lessicografi di orientare e li costringe a piegarsi all' "autorità dell'uso" e quindi a registrare supinamente, non sarà certo "L'Espresso" a dar lezioni di purismo...

Perchè il socialismo? Perché Nazionale? (Alberto B. Mariantoni)

Se indipendentemente da ogni attrazione o seduzione ideologica, predisposizione o inclinazione politica, mi si chiedesse - a freddo - cosa mi suscita o fa istintivamente provare o risentire la parola «Socialismo», sarei portato semplicemente a rispondere che quest’ultima, per associazione d’idee, mi lascia immediatamente e contemporaneamente richiamare alla mente ed inevitabilmente rinverdire nello spirito, sia il concetto ideale di «Polis» greca e di «Civitas» latina che le grandi linee o la sintesi accertata della loro configurazione pratica. Vale a dire: il modo di essere, di esistere e di agire, naturale ed umano, che era insito a quelle due società ed, allo stesso tempo, il loro tangibile ordinamento politico, economico, sociale, culturale e militare, così come la storia ce lo ha tramandato. Nei due casi: il modello e la struttura di società particolari che - prendendo ispirazione dall’ordine cosmico - tendevano ad identificarsi con le proporzioni geometriche che caratterizzavano quell’assetto, nonché ad esprimersi e ad agire in perfetta armonia con i principi ed i valori che, direttamente o indirettamente, emanavano da quell’equilibrio naturale.

Quelle società - come l’idea di «socialismo» a cui sto facendo riferimento - possedevano la particolare caratteristica di essere state immaginate, concepite e realizzate dall’uomo, per l’uomo, e vivacizzate da esseri umani, in linea di massima, «equilibrati» e «ragionevoli»: degli esseri, cioè che - per il loro bene individuale e collettivo, e nel rispetto delle loro diverse utilità o convenienze e delle loro differenti e variegate sensibilità - cercavano invariabilmente e consapevolmente di coesistere e di cooperare tra di loro, tentando assennatamente e coscientemente di anteporre o di privilegiare (autant que faire se peut) il loro interesse generale, sia all’interno delle loro società che in neutralità, rapporto, relazione, confronto o scontro con altre società!

Intellettuali & "Intellettuali" (Alberto B. Mariantoni)

Tra «Uomini, mezz'uomini, ominicchi, piglianculo e quaquaraquà»…

Generati direttamente dal verbo latino «intellegere» o «inter-legere» (scegliere tra, discernere, comprendere), i vocaboli «intellectio, onis» (senso, significato, comprensione), «intellectualitas, atis» (facoltà di comprensione) e «intellectus, us» (percezione, azione di discernere e/o di comprendere) ci permettono immediatamente di intuire il significato ed il senso della parola INTELLETTUALE («intellectualis, e»). E, allo stesso tempo, ci lasciano ugualmente individuare, facilmente identificare ed inequivocabilmente distinguere la peculiare caratteristica che emana o risulta da chi possiede la particolare facoltà (o la singolare e specifica inclinazione/propensione) di riuscire celermente a rendersi conto e, quindi, a capire o comprendere con rapidità e prontezza, perspicacia e disinvoltura.

Il potersi alacremente rendere conto ed il capire o comprendere agevolmente e spigliatamente, sono – in linea di massima – dei «doni» della natura. «Doni» che - grazie alla loro variabile ampiezza, differenziata intensità e variegata profusione – permettono al genere umano di diversificarsi, ed a certi uomini di distinguersi particolarmente da altri, in una naturale e spontanea scala gerarchica di qualità, capacità, abilità, ingegnosità e talenti.

Perché l'Indipendenza e la Sovranità? (Alberto B. Mariantoni)

Nell’epoca del «Liberismo mondialista» sovvertitore, devastatore e prevaricatore, parlare del possibile recupero dell’Indipendenza e della Sovranità per il nostro Popolo-Nazione e per l’insieme degli altri Popoli-Nazione della Terra, sembra davvero un anacronismo o un semplice non senso. Eppure, se riflettiamo un attimo, ci rendiamo immediatamente conto dell’essenzialità, dell’inderogabilità e dell’improrogabilità di quel tipo d’irrinunciabili prerogative.

Per comprendere ed assaporare ciò che sto tentando di trasmettervi, immaginiamo - per assurdo - di essere improvvisamente costretti a vivere questo tipo di scenario…

«Siamo stanchi, affaticati. Stiamo tornando a casa dopo una lunga ed estenuante giornata di lavoro. Giungiamo davanti a casa nostra. Ci dirigiamo apaticamente e meccanicamente in direzione del nostro parcheggio privato. Proviamo a stazionare la nostra vettura, ma il nostro parcheggio è già occupato da un’altra automobile. Parcheggiamo altrove e rientriamo a casa irritati.

All’ingresso, ci accorgiamo che un estraneo ha già depositato i suoi indumenti personali sull’abituale gruccia del nostro personale guardaroba. E che quello sconosciuto, senza per altro essere stato mai invitato da noi, ha preso addirittura posto – come un nostro abituale amico o un nostro familiare – all’interno della nostra abitazione. Questo, naturalmente, senza contare che si è già installato a tavola e si è precedentemente e prioritariamente fatto servire, al posto nostro, la frugale o doviziosa cena che nostra moglie, nostra madre o nostra sorella ci aveva gentilmente ed amorevolmente preparato.

Tutti liberi o tutti americani! (Alberto B. Mariantoni)

Esigere la libertà, l’indipendenza, l’autodeterminazione e la sovranità politica, economica, culturale e militare per l’Italia e per l’Europa, potrebbe sembrare una vanitosa pretesa particolarmente provocatoria ed ostile nei confronti degli USA. Potrebbe apparire come una premeditata azione di ritorsione antiamericana, da parte di chi – ideologicamente e politicamente – tende normalmente a considerarsi un inflessibile ed irriducibile nemico degli Stati Uniti, della sua politica e del suo modello di società. Potrebbe addirittura sembrare un controsenso o un irragionevole anacronismo, agli occhi di chi è intimamente convinto che gli Stati Uniti siano il migliore amico dell’Italia e dell’Europa, ed il più sicuro garante delle nostre istituzioni democratiche e liberali.

Per confutare e smentire categoricamente quel genere di soggettive ed arbitrarie illazioni o congetture, basta solamente rovesciare il discorso iniziale ed esigere unicamente, per l’Italia e per l’Europa, la loro semplice ed immediata annessione allo Stato Federale statunitense.

Americanisti di tutto il mondo, unitevi! (Claudio Mutti)

A volte mi è venuto da pensare che il povero Giuseppe Bottazzi, detto Peppone, deve rivoltarsi nella tomba, se in qualche modo è venuto a sapere che quello che fu il glorioso quotidiano del Partito Comunista Italiano, “L’Unità”, è attualmente diretto da Furio Colombo, che negli Stati Uniti i suoi compatrioti d’elezione chiamano “Mister FIAT”...

In realtà, non c’è niente di scandaloso in questa squallida fine del giornale fondato da Antonio Gramsci. Habent sua fata libelli. E anche le gazzette.

In una nota a pié di pagina dell’edizione del 1950 di Americanismo e fordismo (redatta probabilmente dal curatore Felice Platone) si ricorda che il senatore Giovanni Agnelli aveva fatto delle “avances” nei confronti del gruppo di Gramsci e Togliatti, in nome di una pretesa “concordanza di interessi tra gli operai della grande industria e i capitalisti dell’industria stessa”. Nel testo, lo stesso Gramsci parla in maniera sintetica e poco chiara di un “finanziamento di Agnelli” e di “tentativi di Agnelli di assorbire il gruppo dell’’Ordine Nuovo’” (1).

Strane riconciliazioni e... antifasc-isteria (Claudio Mutti)

“Il ventesimo secolo non finirà senza assistere a strane riconciliazioni”
Pierre Drieu La Rochelle



Il 27 dicembre 1942, mentre a Stalingrado infuria la battaglia che segnerà l’inizio della sconfitta dell’Asse, Drieu La Rochelle annota nel suo Diario: “Morirò con gioia selvaggia all’idea che Stalin sarà il padrone del mondo. Finalmente un padrone. È bene che gli uomini abbiano un padrone il quale faccia loro sentire l’onnipotenza feroce di Dio, l’inesorabile voce della legge”.

Un mese più tardi, in data 24 febbraio 1943, Drieu auspica: “Ah, che muoiano pure tutti questi borghesi, se lo meritano. Stalin li sgozzerà tutti e dopo di loro sgozzerà gli ebrei… forse. Eliminati i fascisti, i democratici resteranno soli di fronte ai comunisti: pregusto l’idea di questo tête-à-tête. Esulterò nella tomba”.

Il 3 marzo si augura la vittoria dei Russi, piuttosto che quella degli americani: “I russi hanno una forma, mentre gli americani non ne hanno. Sono una razza, un popolo; gli americani sono un’accolita di ibridi”.

La grande Europa ed il terrorismo intellettuale (Tomislav Sunic)

E’ il 16 Aprile, dopo il trionfante “sì” (83,8%) all’Unione Europea degli ungheresi, che viene “incoronata” ad Atene l’Europa dei 25, sancita da un trattato di 5.000 pagine, firmato dai vari Ministri in carica e con la benedizione di Kofi Annan, Segretario Generale dell’ONU, sotto l’egida del quale viene ad iscriversi la “Nuova Europa”.

Un patrocinio alquanto inquietante, in particolare per quanto concerne la libertà di espressione.

La polizia del pensiero è difficile da scovare perché essa si nasconde spesso dietro i rassicuranti concetti di “democrazia” e “diritti dell’uomo”. Se i Quindici mostrano volentieri le bellezze dei loro paragrafi costituzionali, raramente ammettono le ambiguità dei rispettivi Codici Penali.

Il migliore dei mondi secondo Washington (Noam Chomsky)

Per capire dove siamo finiti.

La guerra d'Iraq non è finita. Negli Stati Uniti, il presidente Bush ha dovuto ammettere che le sue accuse contro Bagdad a proposito dell'acquisto di uranio dal Niger erano false. Nel Regno Unito, il suicidio di David Kelly, che aveva denunciato le "esagerazioni" introdotte da Tony Blair nel suo rapporto sull'Iraq, rende fragile l'avvenire del primo ministro. Poco a poco, le "menzogne di Stato" dei dirigenti della "coalizione" sono rivelate al pubblico. Infine, sul territorio iracheno, le operazioni si moltiplicano contro le forze d'occupazione americane che subiscono perdite quotidiane. Il Consiglio di governo instaurato dall'amministrazione che dirige Paul Bremer sembra incapace di far uscire il paese dal caos.


Il mese di settembre 2002 è stato contrassegnato da importanti avvenimenti intimamente legati. Da una parte, gli Stati Uniti, lo Stato più potente della storia dell'umanità, hanno messo in campo una nuova strategia di sicurezza nazionale (1), annunciando che essi avrebbero mantenuto la loro egemonia mondiale in maniera permanente e che avrebbero risposto a qualsiasi sfida attraverso la forza, terreno sul quale non contano alcun rivale dopo la fine della guerra fredda.

Attacco globalizzato alla classe media (John Kleeves)

Per la classe media occidentale sembrerebbe iniziato un periodo di disgrazie: negli ultimi due-tre anni si è verificata una serie di rovesci finanziari di portata internazionale, attribuiti alle più varie origini e motivazioni ma che alla fine sono sempre e tutti ricaduti - appunto come disgrazie - sulle sue spalle, e solo sulle sue. Se si considerano però attentamente quelle vicende viene il sospetto che più che disgrazie forse sono truffe, truffe belle e buone eseguite premeditatamente sul ceto medio del cosiddetto " mondo occidentale ".

Consideriamo il clamoroso default del debito obbligazionario estero dell’Argentina, dichiarato il 1° gennaio 2002. Dai primi anni '90 l’Argentina era sotto la " tutela " del Fondo Monetario Internazionale e si poteva pensare che questi avrebbe messo in atto la solita truffa ai danni dei locali, quella chiamata del "dittatore pazzo". L’ha fatto, però nello schema è stata aggiunta una variante, una variante micidiale e fatta apposta per i ceti medi di alcuni Paesi europei.

Globalizzazione: istruzioni per (e contro) l'USA (Paolo Bogni)

Con il termine mondialismo si designa la progressiva estensione, a livello planetario, di un insieme di molteplici unicità. Il mondialismo è, al tempo stesso, una corrente di pensiero e una prassi economica, politica, sociale, tecnoscientifica, culturale, mediatica e militare originatasi circa tre secoli fa. Il mondialismo spiega, sostiene, diffonde e difende la moderna idea della trasformazione dell’intero pianeta terra in un unico villaggio globale. Con la globalizzazione (1) si indica, dunque, la descrizione di un progetto che prevede la formazione e l’affermazione a livello globale di un unico modello di sviluppo economico, di un unico modello di governo politico e di un’unica gamma di valori culturali, improntata all’egualitarismo libertario. Il padre della globalizzazione mondialista, che rappresenta l’ultimo tempo della più antica e vasta cultura europea, è l’illuminismo. La madre, presso la quale è inoculato il seme della ragione tecnoscientifica, è la rivoluzione industriale. Dal connubio tra questi due genitori viene alla luce progressivamente una nuova terra promessa che è aperta alla circolazione delle merci e dei denari e dove al suo interno fluttuano annualmente milioni di uomini. Questa megalopoli tende a distruggere tutte le specificità identitarie in nome della definitiva affermazione di una “civiltà” dell’unica massa di utenti, il cui principale fine è quello di consumare ventiquattr’ore al giorno i prodotti fornitigli dall’unico mercato mondiale. Questo sistema di molteplici unicità porta il nome di occidente. Quest’ultimo concetto non è da confondersi con la plurimillenaria cultura europea anteilluminista (2).

Domani quale Europa? (Tahir de la Nive)

Intervento di Tahir de la Nive, del Consiglio Islamico di Difesa Europea, autore de : « Les Croisés de l’Oncle Sam » Animatore di «Centurio» il 29 giugno 2003 a Parigi, Sale « Les Berthelots »  

Invitato da Thierry a farvi partecipi del mio pensiero su quale sarà o potrebbe essere l’Europa di domani, accade che io abbia appena riordinato un testo da conferenza in vista di stamparlo : Guénon, Clausewitz e la dottrina islamica del Tawhid, dimostrando le convergenze della dottrine clausewitziane e guénoniane con quella dell’Unità trascendentale o, meglio, come le prime due si integrino nella terza. Il colonnello Trinquier ha scritto che Clausewitz era il meno letto degli autori più spesso citati – allo stesso modo si potrebbe dire che il Corano è, tra tutti i libri sovente citati, quello che ha subito più falsificazioni, come ne ho dato dimostrazione nella mia opera « Les Croisés de l’Oncle Sam ».