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lunedì 23 settembre 2024

Chandra Bose nostro eroe: podcast sul canale

Chandra Bose eroe della liberazione dell'India è un vero "rossobruno". Il nostro podcast sulla sua figura, i suoi ideali, il suo pensiero politico. L'impegno anticolonialista e rivoluzionario è un esempio ancora oggi. Il Canale youtube

Chandra Bose Nazbol


 

 

lunedì 20 luglio 2020

Comunitarismo e universalismo: resistenza all'imperialismo americano (intervista a Costanzo Preve)

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Intervista con il Prof. Costanzo Preve: a cura di L.Tedeschi

DOMANDA

Gli elementi caratterizzanti l'attuale fase storico politica dominata dall'impero americano e conseguentemente dal capitalismo, non sono più costituiti dalla dicotomia destra/sinistra, bensì dalla contrapposizione tra gli USA e i popoli e le nazioni che si oppongono al dominio americano.
Al modello capitalista si vuole contrapporre il comunitarismo, quale "difesa dello stato-nazione indipendente concepito in modo nazionalitario e non nazionalista, razzista e imperialista". Dato l'attuale "nichilismo nazionale" e la quasi assenza di valori e costumi identitari specialmente in Europa, quali sono i fondamenti filosofici e politici di un comunitarismo inteso quale modello politico e culturale diverso e migliore dell'individualismo liberale?

RISPOSTA 

Mentre 1'impero americano ed il tipo di "turbocapitalimo" che esso sostiene ed organizza sul piano geopolitico esistono e sono corpose realtà storiche e politiche, un "comunitarismo" che sappia essere ad un tempo anti-imperialista e democratico non esiste invece ancora, ed in questo momento resta ancora in larga misura un orizzonte astrattamente possibile. Vi è qui dunque una dolorosa asimmetria.
Così come la conosciamo storicamente la dicotomia Destra/Sinistra non è affatto universale come si pensa, ma è prevalentemente europea e latino-americana. In estrema sintesi essa e già passata attraverso tre fasi storiche fondamentali. In una prima fase (I789-1914 circa) questa dicotomia si è sovrapposta al conflitto sociale, politico ed economico fra democratici prima e socialisti poi (sinistra) ed un fronte vario e nobile di conservatori e di liberali (destra).

lunedì 29 giugno 2015

PATRIA O MUERTE: Una lettura critica della figura di Ernesto "Che" Guevara (Eleuteros)

"La Rivoluzione si fa
attraverso l'uomo,
ma l'uomo deve
forgiare giorno
per giorno il suo
spirito rivoluzionario"
Ernesto "Che " Guevara
L' eroe di Santa Clara appartiene a quella categoria di personaggi che se scevri da schematismi preconfezionati, immediatamente affascina. Sfortunatamente però, gli schematismi ci sono e, soprattutto nel Belpaese, fondato sulla Resistenza e con l’eterna contrapposizione tra fascisti e antifascisti, costituiscono la regola. Tutti devono allora rientrare nelle gabbie ideologiche per poter essere facilmente etichettati, o da una parte o dall’altra. Che Guevara rappresenta, in questo campo, il classico caso da manuale. Da sempre definito comunista e da sempre “sbandierato” ad ogni raduno di piazza, è in realtà un personaggio anomalo, che differisce enormemente per pensiero e contenuti dalla sinistra europea di matrice comunista. Non prendendo in considerazione alcune biografie particolarmente agiografiche, secondo le quali leggeva Marx già alle elementari, possiamo affermare che la sua formazione politica avviene principalmente “sul campo”: i suoi lunghi pellegrinaggi lungo tutto il continente sudamericano lo portano a conoscere povertà e governi fantoccio, il cui responsabile è individuabile negli Stati Uniti e nella sua politica di sfruttamento. Del Cile, in Latinoamericana, scrive: «è un paese ricco di risorse, mai il suo futuro dipende dalla capacità di scrollarsi di dosso la dipendenza dagli Stati Uniti». Stesse considerazioni le farà per il Venezuela ed il Perù.

Creare due, tre, molti Vietnam...(Ernesto Che Guevara)

Sono passati ventun anni dalla fine dell'ultima guerra mondiale e molte pubblicazioni, in lingue diverse, celebrano l'avvenimento, di cui è simbolo la sconfitta del Giappone. Un clima di apparente ottimismo regna in molti settori degli avversi campi in cui è diviso il mondo. Ventun anni senza guerre mondiali, in questo tempo di grandi contrapposizioni, di scontri violenti e di trasformazioni repentine, sembrano molti. Ma, senza analizzare i risultati pratici (miseria, degradazione, sfruttamento sempre più intenso di enormi settori del mondo), di questa pace per la quale tutti noi ci dichiariamo disposti a lottare, bisogna chiedersi se essa è reale. Non è nostra intenzione, in queste note, fare la cronaca dei numerosi conflitti locali che si sono susseguiti dopo la resa del Giappone; né è nostro compito fare il resoconto delle lotte civili, numerose e sempre più intense, succedutesi durante questi anni di pretesa pace. È sufficiente portare come esempio, contro questo avventato ottimismo, la guerra di Corea. In essa, dopo anni di lotta feroce, la parte settentrionale del paese fu sottoposta alla più terribile devastazione che appaia negli annali della guerra moderna: crivellata di bombe, priva di fabbriche, scuole e ospedali; priva di qualsiasi tipo di abitazione per ospitare dieci milioni di persone. In quella guerra sono intervenuti, sotto la ingannevole bandiera delle Nazioni Unite, decine di Paesi guidati militarmente dagli Stati Uniti, con la partecipazione in massa di soldati nordamericani e l'impiego della popolazione sudcoreana, arruolata come carne da cannone. Nell'altro campo, l'esercito e il popolo coreano e i volontari della Repubblica popolare cinese contavano sulle forniture e sulla perversione dell'apparato militare sovietico. I nordamericani, da parte loro, sperimentarono ogni sorta di armi distruttive - eccetto le termonucleari, ma comprese le batteriologiche e chimiche, sia pure in scala ridotta.