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giovedì 12 settembre 2024

Eduard Limonov: le parole dell'occidente

 Di seguito una nostra lettura presa da "Grande Ospizio Occidentale", opera in cui il nazionalbolscevico Limonov analizza la natura purulenta del sistema occidentale e liberale.


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domenica 11 agosto 2024

Citazioni di Eduard Limonov

Eduard Limonov, il romanzo, il film, l'artista, il pazzo, il nazionalbolscevico. In molti ne hanno parlato e molti ne parleranno, ma solo noi possiamo considerarlo uno dei nostri. Ecco alcune sue citazioni. 

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"Se la violenza dura comporta essenzialmente la repressione fisica dell'individuo, quella morbida si basa sullo sfruttamento delle sue debolezze. La prima intende trasformare il mondo in una cella d'isolamento, l'altra vuol fare dell'uomo un animale domestico. In breve, un regime morbido non sa che farsene di uniformi nere, manganelli e tortura. Ha un arsenale diverso: la falsa idea del benessere materiale, la minaccia della disoccupazione e della crisi, il timore e la vergogna di essere più poveri - e, quindi, meno buoni – dei propri vicini, la pigrizia. L'uomo non è solo energia, ma anche inerzia. I suicidi tra i disoccupati offrono un esempio della grande presa della violenza morbida,

martedì 4 agosto 2020

Una visione Nazional Bolscevica (Karl O. Paetel)

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Capitolo introduttivo del Manifesto Nazional Bolscevico scritto da Karl Otto Paetel nel 1933

“Non spingiamo oltre la Rivoluzione, ma piuttosto le idee dormienti al suo interno che essa stessa non capisce. Vogliamo combinare idee rivoluzionarie con le idee conservatrici che si stanno ristabilendo eternamente, per renderle conservatrici-rivoluzionarie, in modo da poter raggiungere un insieme di condizioni in cui possiamo sperare di vivere di nuovo..."

Queste semplici frasi di Moeller van den Bruck dovrebbero essere utili a queste pagine. - Anche dove vanno oltre. Nessuna "confutazione" di alcun "ismo", nessun lavoro accademico. - Solo nella netta distinzione dei fronti - comprensione di sé - per una razza giovane che vuole ad ogni costo:


"Una Germania libera!
Anche se questo prezzo significa:
Rompere con ieri!
Quindi innalza quella sporca frase:
"Bolscevichi nazionali!"

lunedì 6 luglio 2020

Parvulesco: la stella di un Impero invisibile (di Alexander Dugin)

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Professione: visionario


Jean Parvulesco è un mistero vivente della letteratura europea. Mistico, poeta, romanziere, critico letterario, conoscitore di intrighi politici, rivoluzionario, amico e confidente di molte celebrità europee della seconda metà del XX secolo (da Ezra Pound e Julius Evola a Raymond Abellio e Arno Breker). La sua vera personalità rimane un mistero. Rumeno, fuggito in Occidente negli anni '40, è uno dei più brillanti stilisti francesi in prosa e poesia contemporanee. Ma non importa quanto diverse fossero le sue opere, dalle stanze tantriche ai complessi romanzi occulti alle biografie di eminenti amici (in particolare "Red Sun of Raymond Abellio"), la sua vera vocazione era - "visionario", diretto e ispirato contemplatore delle sfere spirituali, aperto al prescelto dietro l'aspetto cupo e banale del mondo profano contemporaneo.

domenica 24 maggio 2020

Sinistra, Destra, Superamento! (Costanzo Preve)

In primo luogo, con la stragrande maggioranza dei cosiddetti intellettuali comunisti e marxisti, ho dato per scontato per almeno un ventennio che la sinistra fosse l’unico luogo storico e culturale possibile non solo per la rivoluzione, ma anche per la razionalità e il progresso dell’umanità. Si trattava di un presupposto di autosufficienza che conteneva un aspetto parzialmente narcisistico, evidente oggi nella crociata antiberlusconiana di personaggi che approvano tutte le guerre imperiali americane, ma poi credono che il problema dei problemi sia il cattivo gusto delle televisioni private o il conflitto di interessi. Questo presupposto di autosufficienza mi spingeva ovviamente a condividere il "tabù dell’impurità" verso chiunque si dichiarasse di destra o di estrema destra. Non mi era chiaro, e non poteva esserlo ai miei coetanei ingannati, che il prolungamento di questa guerra civile simulata serviva soltanto a riprodurre un sistema politico consociativo (ancorché migliore di quello nato dopo il 1992 ad opera del colpo di stato giudiziario di Mani Pulite). In poche parole, per dirla in termini cartesiani, non ero stato ancora investito né dal dubbio metodico né tantomeno dal dubbio iperbolico.

In secondo luogo, ripeto quanto già scritto in molte altre sedi, e cioè che considero gli esiti storici del Sessantotto un episodio della storia dell’individualismo radicale contemporaneo (chi ha sostenuto con migliori argomenti questa tesi è stato il francese Lipovetsky). Il Sessantotto, almeno in Italia e Francia, si caratterizza per la compresenza di una spinta irresistibile alla modernizzazione post-borghese dei costumi, da un lato, e di una falsa coscienza ideologica che mascherava questa modernizzazione post-borghese con l’assunzione di una utopia comunista e libertaria, vissuta peraltro in buona fede in quasi tutti i casi. In quanto tale, il Sessantotto non è dunque la matrice dei partitini rivoluzionari del periodo 1969-1977 e neppure della lotta armata brigatista in Italia. L’ideologia di destra che fa questa equazione è del tutto fuori strada.