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sabato 5 marzo 2022

Europa-Russia-Eurasia: una geopolitica orizzontale (Carlo Terracciano)


In questo pezzo datato 2005, Carlo Terracciano espone in maniera limpida e da un punto di vista europeo e moderato la visione eurasiatista. Questo tipo di analisi, senza tempo, aiuta a decifrare costantemente gli avvenimenti di attualità e orienta senza dubbio ad una visione chiara ed esatta.

Carta Geopolitica, multipolare, Houshofer, Dugin, Terracciano, Eurasia
"L’idea eurasiatica rappresenta una fondamentale revisione della storia politica, ideologica, etnica e religiosa dell’umanità; essa offre un nuovo sistema di classificazione e categorie che sostituiranno gli schemi usuali. Così l’eurasiatismo in questo contesto può essere definito come un progetto dell’integrazione strategica, geopolitica ed economica del continente eurasiatico settentrionale, considerato come la culla della storia e la matrice delle nazioni europee."


Continenti e geopolitica


L’Eurasia è un continente “orizzontale”, al contrario dell’America che è un continente “verticale”. Cercheremo di approfondire poi questa perentoria affermazione analizzando la storia e soprattutto la geografia, in particolare eurasiatica. Terremo ben presente che in geopolitica la suddivisione dei continenti non corrisponde a quella accademica, ancor oggi insegnata nelle nostre scuole fin dalle elementari, e che, comunque, se un continente è “una massa di terre emerse e abitate, circondata da mari e/o oceani”, è evidente che l’Europa, come continente a sé stante (assieme ad Asia, Africa, America e Australia), non risponde neanche ai requisiti della geografia scolastica. Ad est infatti essa è saldamente unita all’Asia propriamente detta. La linea verticale degli Urali, di modesta altezza e degradanti a sud, è stata posta ufficialmente come la demarcazione trai due continenti, prolungata fino al fiume Ural ed al Mar Caspio; ma non ha mai rappresentato un vero confine, un ostacolo riconosciuto rispetto all’immensa pianura che corre orizzontalmente dall’Atlantico al Pacifico. La nascita e l’espansione della Russia moderna verso est, fino ad occupare e popolare l’intera Siberia, non è altro che la naturale conseguenza militare e politica di un dato territoriale: la sostanziale unità geografica della parte settentrionale della massa eurasiatica, la grande pianura che corre dall’Atlantico al Pacifico, distinta a sud da deserti e catene montuose che segnano il vero confine con l’Asia profonda.

Nel suo libro Pekino tra Washington e Mosca (Volpe, Roma, 1972) Guido Giannettini affermava: “Riassumendo, dunque, il confine tra il mondo occidentale e quello orientale non sta negli Urali ma sugli Altai”. Inseriva quindi anche la Russia con la Siberia in “occidente” e ne specificava di seguitole coordinate geografiche: “la penisola anatolica, i monti del Kurdistan, l’altopiano steppico del Khorassan, il Sinkiang, il Tchingai, la Mongolia, il Khingan, il Giappone”. Semplificando possiamo dire che il vero confine orizzontale tra le due grandi aree geopolitiche della massa continentale genericamente eurasiatica è quello che separa l’Europa (con la penisola di Anatolia) più la Federazione Russa, con tutta la Siberia fino a Vladivostok, dal resto dell’Asia “gialla” (Cina, Corea Giappone); nonché dalle altre aree geopoliticamente omogenee (omogenee per ambiente, storia, cultura, religione ed economia) dell’Asia (Vicino Oriente arabo-islamico, mondo turanico, Islam indoeuropeo dal Kurdistan all’Indo, subcontinente indiano, Sudest asiatico peninsulare e insulare fino all’Indonesia). Più che di un confine di tipo moderno si potrebbe parlare, specie nell’Asia centrale, di un limes in senso romano, di una fascia confinaria più o meno ampia che separa popoli e tradizioni molto differenti. In termini politici, specie dopo la dissoluzione dell’URSS, potremmo comunque porre questo confine asiatico attorno al 50° parallelo, per poi proseguire con gli attuali confini di stato tra Federazione Russa a nord e Cina-Mongolia-Giappone.

Del resto, in questo XXI secolo dell’era volgare la nuova concezione eurasiatista delle aree geopolitiche e geoeconomiche omogenee supera le concezioni politiche vetero­nazionaliste otto-novecentesche, basate su confini ritagliati a linee rette con squadra e compasso.

venerdì 26 gennaio 2018

La rivoluzione conservatrice russa (di Alexander Dugin)


1 La Russia rivoluzionario-conservatrice

Gli autori che hanno studiato la Rivoluzione Conservatrice tedesca o la Rivoluzione Conservatrice tout court (Armin Mohler, Alain de Benoist, Luc Pauwels, Robert Steuckers, ecc.) hanno sempre sottolineato il ruolo della Russia nel processo del divenire del pensiero conservatore-rivoluzionario (RC) e persino all'origine dell'uso del termine stesso - Juri Samarin, “Revolutsionnij conservatism”. Non è possibile inoltre dubitare della Ost-orientierung e di una certa russofilia, quasi obbligatoria, di questa corrente intellettuale, dai giovani-conservatori ai nazional-bolscevichi tedeschi, passando per i geopolitici della scuola di Haushofer. In questo senso, le celebri idee radicali di Jean Thiriart su "l'impero euro-sovietico da Vladivostok a Dublino" e i famosi aforismi di Alain de Benoist sulla preferenza per gli elmetti dell'Armata Rossa rispetto ai "berretti verdi" americani, restano nel tradizionale quadro della logica RC più stretta.

lunedì 23 dicembre 2013

Ascia è il mio nome (Alexander Dugin)

Dostoyevskiy e la metafisica di St. Pietroburgo

L’autore che ha scritto la Russia

Il principale scrittore della Russia è il romanziere Fyodor Mikhaylovich Dostoyevskiy. La cultura e la mentalità russe si concentrano in lui come in un punto magico. Tutto ciò che lo precede anticipa Dostoyevskiy, tutto ciò che lo segue deriva da lui. Senza dubbio egli è il più grande genio nazionale di Russia.
L’eredità lasciataci da Dostoyevskiy è immensa e quasi tutti i ricercatori sono d’accordo sull’importanza centrale del suo romanzo “Delitto e Castigo”. Se Dostoyevskiy è il principale autore della Russia, “Delitto e Castigo” è l’opera principale della letteratura russa e il testo fondamentale della storia russa.*
Conseguentemente, non vi è nulla di accidentale e arbitrario riguardo ad esso, e non potrebbe esserci. Certamente questo libro deve contenere una sorta di misterioso geroglifico, in cui è concentrato tutto il destino russo. Decifrare questo geroglifico equivale ad attingere alla conoscenza dell’insondabile Mistero russo.

La Terza Capitale – la Terza Russia

Il romanzo è ambientato a S. Pietroburgo. Questo fatto, in se stesso, ha un significato simbolico. Qual è la funzione sacra di Pietroburgo nella storia russa? Per comprendere questo, dobbiamo avvicinarci alla posizione di Dostoyevskiy.

venerdì 23 agosto 2013

La grande guerra dei continenti (Aleksandr Dugin)

Prima del 1945

INDICE

Geopolitica e forze segrete della storia
Le basi della geopolitica
“La Cospirazione degli Atlantisti”
La Cospirazione degli “eurasisti”
“Sangue e Suolo” - “Sangue o Suolo?”
Panslavismo contro eurasismo
Gli atlantisti e il razzismo
Chi è spia di chi?
Ha detto GRU, mister Parvulesco?
GRU contro KGB
Il patto Ribbentropp-Molotov e la susseguente rivincita degli atlantisti
Profilo della lobby atlantica
Il KGB al servizio della “Morte Danzante”
Convergenza dei servizi speciali e la “missione polare del GRU”
Ascesa ed eclissi del Sole eurasiano

La visione eurasista

Principi basilari della piattaforma dottrinale eurasista

«Secondo il 71% dei cittadini russi intervistati, la Russia appartiene ad una civiltà peculiare – “eurasiana” o ortodossa – , perciò essa non segue il modo di sviluppo occidentale. Solo il 13% considera la Russia una civiltà occidentale»
(Inchiesta del VCIOM, Centro PanRusso per lo Studio della Pubblica Opinione, 2-5 novembre 2001)



Il respiro dell’epoca


Ogni epoca storica ha il proprio peculiare “sistema di coordinate” – politico, ideologico, economico e culturale.
Ad esempio, il XIX secolo si svolse in Russia sotto il segno della disputa tra “Slavofili” e “Pro-occidentali” [zapadniki]. Nel XX secolo lo spartiacque passava tra “Rossi” e “Bianchi”. Il XXI secolo diventerà il secolo dell’opposizione tra “atlantisti” [1] (i sostenitori del “globalismo unipolare” [2]) ed “eurasisti” [3]).

sabato 10 agosto 2013

Principi fondamentali della politica eurasista (Aleksandr Dughin)

1. Tre modelli (sovietico, pro-occidentale, eurasista)

Nella Russia attuale esistono tre modelli basilari, reciprocamente in conflitto, di strategia per lo stato, sia per quanto riguarda la politica estera che quella interna. Questi tre modelli costituiscono il moderno sistema di coordinate politiche in cui si risolvono ogni decisione politica del governo russo, ogni passo internazionale, ogni serio problema sociale, economico o giuridico. Il primo modello rappresenta il cliché inerziale del periodo sovietico (principalmente tardo sovietico). In un modo o nell'altro esso ha posto le sue radici nella psicologia di alcuni sistemi organizzativi russi spingendoli, spesso inconsciamente, ad adottare tale o talaltra decisione sulla base delle precedenti. Questo modello è sostenuto con il "solido" argomento: "Si è lavorato prima e si lavorerà anche ora". Esso riguarda non solo quei leader politici che sfruttano coscientemente la complessione nostalgica dei cittadini russi. Il riferimento al modello sovietico è molto più ampio e profondo delle strutture del KPFR [Partito Comunista della Federazione Russa], che ora si trova ai margini del potere esecutivo, lontano dai centri decisionali. Ovunque, politici e ufficiali, che in alcun modo si identificano formalmente con il comunismo, sono guidati da questo modello. E' un effetto di educazione, esperienza di vita, formazione.