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sabato 3 ottobre 2020

Beppe Niccolai e Berto Ricci: fascio e martello (Mario Bernardi Guardi)

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«Non è importante la vita. Importante è ciò che si fa della vita»: la frase è di quelle che suggestionano e che sembrano fatte apposta per dare alimento alla rabbia dei duri e puri. E' di Beppe Niccolai, pisano, deputato missino per due legislature, animatore di una opposizione interna che, se non piaceva a Fini, era considerata con una certa diffidenza anche da Rauti: il fatto è che Niccolai voleva ripercorrere da cima a fondo la storia del partito dal '46 in poi, voleva ridiscuterne tutte le scelte politiche -da quella della Destra nazionale, presentabile nei salotti buoni dell'anticomunismo moderato, a quella di certo estremismo barricadiero, talora allevato in vitro o, quanto meno, fatto crescere dai servizi segreti-, voleva alzare la bandiera di un fascismo nazional-popolare o, se si preferisce, di un socialismo tricolore capace di ricucire lo strappo del '14. E cioè la lacerante separazione di Mussolini dai compagni, nel nome dell'Italia e dell'Intervento: due miti d'azione che per il futuro Duce dovevano essere strappati di bocca al nazionalismo reazionario.

Niccolai credeva a Sansepolcro e a Salò, e aveva preso l'abitudine di chiudere i suoi discorsi con l'immagine di Nicola (anzi, di Nicolino) Bombacci che, da comunista fuori dai ranghi, se ne va a morire al Nord sotto le insegne di Mussolini. Per Niccolai, l'anima del fascismo non era di Destra;

sabato 11 luglio 2020

Berto Ricci: la battaglia antiborghese di un fascista rosso (Bernardi Guardi)

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Fascista scomodo, fascista eretico, fascista di sinistra, bolscevico in camicia nera: di etichette a Berto Ricci, in vita e in morte, ne sono state affibbiate tante, e tutte, in qualche modo, se non giuste, quanto meno giustificate dal temperamento rivoluzionario, dagli umori e malumori sovversivi, dal furore antiborghese del fondatore de "l'Universale".

Nessuna definizione, però, è in grado di inquadrare, e men che meno di esaurire, una personalità ricca d'estro, di passione morale e di voglia di verità come quella di Ricci. Di lui Giovanni Ansaldo inizia così a tratteggiare il profilo nel suo "Dizionario degli italiani illustri e meschini": «Carattere risentito e fiero, non privo di una certa faziosità toscana, ma incapace di bassezze e di piccinerie, mente temprata dagli studi matematici e aperta ai più alti entusiasmi della poesia ...».
Fazioso ma leale, rigoroso perché matematico entusiasta perché poeta: Ansaldo coglie nel segno. E coglieva nel segno Maccari quando, anni fa -ero andato a intervistarlo sull'esperienza di "Strapaese" e del "Selvaggio"- così rievocava l'amico: «Berto? Entrò per naturale elezione nella nostra banda. Fu un sentimentale, un poeta, un dilettante pieno d'enfasi generosa e pronto a dir la sua entro quel sistema di rissa, di lotta tra quartieri, direi tra contrade, che era il fascismo a cui in fondo eravamo attaccati. Berto era un'anima pura, piena di nobili propositi e a quelli -magari sbagliando, ma sempre per eccesso di fede- si sacrificò».

martedì 27 agosto 2013

Citazioni Berto Ricci

"C'è in Italia un po' di gente, gente giovane - e cominciano ormai a conoscersi e a contarsi - che non si sente nata a far da fedelissimo a nessuno; che saggia, sonda, sposta la visuale, rasenta a volte l'eresia, e preferisce lo sbagliarsi al dondolarsi tra gli agevoli schemi; che parla un linguaggio proprio, e ha proprie e ben riconoscibili idee; che considera il presente unicamente in funzione del futuro; che ha buone gambe e una tremenda voglia di camminare". (Berto Ricci)