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sabato 9 aprile 2022

Lo spazio politico della resistenza tedesca (Ernst Niekisch)

Niekisch, resistenza, comunismo, russia, germania

In questo saggio del 1931, Ernst Niekisch indica il compito della resistenza all'occupazione occidentale della germania. Sono evidenti le incredibili similitudini  fra la Germania di Weimar (sotto il controllo di Versailles) e l’Europa di oggi, sottoposta alla gestione delle istituzioni EU e alla Nato. Allo stesso modo incredibili sono le similitudini con la nostra attuale società: la borghesia liberale non riesce più a rispettare le sue promesse di ricchezza, oggi come ieri. Doveva darci ricchezza, non crea altro che povertà e malessere. Quello che oggi non sta succedendo (almeno in apparenza...), a differenza di ieri, è la nascita e l'affermarsi di opposizioni alla società borghese morente: ma ecco qui un altro motivo di grande interesse per leggere Niekisch; si fa un gran parlare oggi di "rossobruni" e "nazbol", spesso per infangare queste posizioni e collegarle al nazismo o al comunismo. Ma ecco che un grande politico "rossobruno" come Niekisch critica aspramente i Partiti Partiti comunista e nazionalsocialista, indicando come non fanno altro che perpetuare i valori borghesi. Diverso è invece l'approccio realista che va seguito: La Russia sovietica è il bastione contro Versailles, quindi contro l'occidente. La Germania per resistere deve allearsi con la Russia e deve carezzare la forza tattica del socialismo. Lo stesso Lenin ha basato la sua idea sulla forza nazionale russa. Continuiamo a stupirci su come un autore della rivoluzione conservatrice come Niekisch riesca a parlarci e indicarci la giusta postura da tenere cento anni dopo. 

*

Dal 1918, in Germania, si è andati verso un punto in cui i bisogni vitali dello Stato si trovano in totale incompatibilità con quelli della società borghese, un punto in cui è divenuto necessario a tutti i costi decidersi per lo Stato o per la società borghese. Da allora non si può essere che borghesi o tedeschi. Essere un borghese tedesco equivale ad incarnare una contraddizione insolubile. Applicare una politica borghese e tedesca non è oggettivamente possibile. Necessariamente, essa risulterà sempre un tradimento nei confronti della Germania da parte della borghesia. Per ragioni di autoconservazione, la borghesia tedesca deve diventare “paneuropea”; per poter continuare ad esistere, deve integrare la Germania nella Pan-Europa. La società borghese, la cultura occidentale, la situazione creata da Versailles sono, dal 1918, aspetti diversi di una stessa realtà. Ma il vero senso di questa realtà è la sottomissione della Germania e l'estorsione di tributi imposti al popolo tedesco. Una politica tedesca, volendo soddisfare i bisogni vitali del Paese, non può che essere antiborghese, anticapitalista e antioccidentale. Se non lo sarà, inevitabilmente ricadrà sempre negli interessi della Francia.

La società borghese ha prodotto un tipo di uomo a sua perfetta immagine e somiglianza. È la "personalità liberale" che è tratta interamente dall'economia e occupa posti chiave nell'industria, nel commercio e nella finanza. L'economia è il suo destino sotto ogni punto di vista, ed egli intende la politica esclusivamente in funzione dell'economia. Il suo benessere, la percezione che ha della propria importanza,

sabato 26 marzo 2022

L'Oriente sta morendo: il veleno della civiltà (Ernst Niekisch)

Ernst Niekisch, est, germania, Oriente

Scritto nel 1929, questo articolo di Niekisch sottolinea quanto è ancora necessario affrontare oggi: la totale sovrapposizione fra ideologie politiche e dominio geopolitico, ossia come il liberalismo sia nient'altro che il vincolo occidentale e inoltre la postura e il carattere centrale della Germania: essa, come l'Europa può essere vincolata all'occidente politico, ma aspira alla libertà orientale. 

Un tempo l'Est era uno spazio che attirava i tedeschi, uno spazio in cui si diffondeva la loro cultura. Il popolo tedesco avanzò verso l'Est, conquistandolo, colonizzandolo, mettendoci le radici e creando un nuovo paese, dando così prova dell'inesauribile e generosa ricchezza del suo sangue. Il battito del cuore tedesco, forte e sicuro di sé, risuonò fino agli stati baltici. Grazie ai colonizzatori, che integrarono l'Est nel ritmo e nelle tradizioni e variazioni della loro esistenza, la forza viva della volontà di vita tedesca si estese quasi all'infinito. Assetata di imprimere la sua forma, ha sottomesso ciò che ha dimostrato, vicino e lontano, la legge della sua essenza. Un'audacia giovanile spingeva uomini temerari verso l'Oriente. Le loro avventure, le loro vittorie e le loro opere dello spirito inondarono le terre orientali, come una benedizione fruttuosa.

Quale profondo e brutale cambiamento è avvenuto da allora! La progressione tedesca verso l'Est divenne difensiva, e poi dalla difesa, alla ritirata. Per decenni, la Germania continuò a perdere il suolo che un tempo aveva conquistato. Nel 1918, la ritirata divenne una debacle fatale; nello stesso modo in cui crollò il fronte militare, così crollò ad est il fronte civile. Il flusso di slavi che premeva da dietro, impose al popolo tedesco delle frontiere insopportabili e da allora hanno continuato a stendere le mani verso il suolo tedesco. Stanchi della guerra, i tedeschi hanno lasciato i territori minacciati, fuggendo il dolore e le sofferenze delle regioni di confine. Noi diciamo che l'Est sta morendo. Oggi, ci sono solo due isole che lottano disperatamente per sopravvivere: Danzica e la Prussia orientale. Il Reich non fa nessun appello di incoraggiamento promettendo la fine del blocco; nessuna truppa è in marcia portando soccorso. Per il Reich, sono una situazione scomoda, un imbarazzo. "Accettare obblighi supplementari, perché?"

sabato 27 novembre 2021

Considerazioni su un viaggio in Russia (Ernst Niekisch)

Niekisch, viaggio in Russia, 1932, Comunismo, Nazbol, nazional bolscevismo

In questo saggio del 1932, Ernst Niekisch, riflette sulla natura del nuovo Stato Sovietico, indicandone lucidamente pregi e difetti. Da teorico naturale di un vero nazionalbolscevismo si rende subito conto dell'eccessivo materialismo che andrebbe corretto con le verità indicate dai teorici della rivoluzione conservatrice; allo stesso tempo evidenzia il carattere propriamente russo e titanico di questa realtà che considera ovviamente e naturalmente un'alleato della Germania.  

Si può camminare per le strade russe e non imbattersi nella minima manifestazione, istituzione o misura con cui la Russia vorrebbe – o potrebbe – sedurre. La gente è mal vestita, come se ci fossero solo proletari che escono dalla fabbrica e vi ritornano. Gli uomini indossano berretti, donne e ragazze portano sciarpe. Lo straniero viene riconosciuto in base al cappello che indossa. Le scarpe sono di scarsa qualità, i negozi quasi vuoti. Lì, prima della guerra, erano ammassate tutte le prelibatezze d'Oriente e d'Occidente, adesso ci sono alcune scatole di conserve, mucchietti di rape, cetrioli e patate. Nelle vetrine, l'oggetto più trasandato e superfluo cerca di attirare il cliente: tre o quattro boccette di profumo, un vecchio mandolino, un foulard rosso per rallegrare. Nel mezzo di queste tristi cianfrusaglie, il busto di Lenin o Stalin sta al centro e funge da foglia di fico. I negozi sulla Prospettiva Nevski o di fronte al Cremlino, un tempo celebrati da tutto il mondo, assomigliano oggi a piccoli mercatini delle pulci di un oscuro sobborgo. Forse in questo momento è questo il vero carattere di città come Leningrado o Mosca. Ovunque c'è questo cupo grigiore che prima si incontrava solo nei quartieri popolari. Lo splendore dei vecchi palazzi è scomparso. I poveri volti, scavati dal dolore, guardano attraverso le alte finestre. I miserabili, con la bocca sdentata, sono stipati nelle stanze dove un tempo l'élite conduceva una vita in pompa magna, aperta al mondo. Questa Russia è effettivamente proletaria. Ad ogni occhiata, questo viene confermato. Essa non vuole ingannare con villaggi Potëmkin. Forse non aveva nemmeno la fantasia e la leggerezza per erigere simili villaggi. Non abbellisce nulla della monotonia della vita quotidiana, e nulla impedisce allo straniero di vedere il paese così com'è. Se vogliamo intraprendere un viaggio di scoperta, con i suoi rischi e pericoli, non abbiamo ostacoli contro cui scagliarci.

La Russia vuole essere uno stato proletario, e lo è. Uomini o donne - bisogna far parte della popolazione attiva per avere diritti civili, e persino il diritto alla vita. Chi non è un lavoratore non ha la possibilità di partecipare a una cooperativa che riceve, anche se in quantità limitata, i beni di consumo e li distribuisce ai propri soci sulla tessera annonaria a prezzo calmierato. In epoca feudale era necessario avere la terra, nell'era borghese era fondamentale possedere il capitale per poter essere un esponente della classe dirigente. In questo momento, è necessario lavorare per essere riconosciuti socialmente e politicamente.

Da un punto di vista storico, si comprende come la nuova Russia sia nata sotto forma di Stato operaio: quando, nel 1917 e negli anni successivi, i saccheggiatori stranieri e gli sfruttatori capitalisti cercarono di dividere la Russia e di colonizzarla, fu usata con successo l'idea di marxismo contro di loro.

giovedì 30 settembre 2021

Il Wehrwolf e il possedismo (Fritz Kloppe)

Der Wehrwolf Fritz Kloppe

Sradicare un capitalismo rapace – Possedismo!” L'ideologia economica della lega paramilitare nazional-rivoluzionaria di Fritz Kloppe, il Wehrwolf


Il "Wehrwolf - Lega degli uomini tedeschi e combattenti del fronte" era probabilmente uno dei più caratteristici gruppi paramilitari attivi all'interno del campo nazional-rivoluzionario della Germania di Weimar. Fondato dall'insegnante e veterano dei Freikorps Fritz Kloppe nel maggio 1923 come braccio della lega giovanile dello Stahlhelm, il Wehrwolf si staccò presto dallo Stahlhelm considerato eccessivamente "borghese" e sviluppò rapidamente il proprio stile e la propria sottocultura nazionalista: uniformi grigio-verde, bracciali bianco-rossi, bandiere nere blasonate con simboli d'argento (una "W"; una testa di morto; una runa Wolfsangel) e un apparato organizzativo ragionevolmente esteso. Il gruppo stabilì anche la propria ideologia radicale, chiedendo un rovesciamento rivoluzionario del sistema di Weimar e la sua sostituzione con un Grande Terzo Reich "aristocratico" libero dalle tradizionali distinzioni di classe e dallo sfruttamento capitalista. A complemento di questa visione politica era l'ideale economico del gruppo ossia il "Possedismus" (dal latino Possedere), introdotto per la prima volta da Kloppe nel 1931.


Il possedismo al suo interno ruotava attorno a una riorganizzazione dei rapporti di proprietà: Kloppe sosteneva che nel capitalismo la concentrazione della proprietà in mani private causava un egoismo sfrenato e un disprezzo egoistico per il Volk,

domenica 19 settembre 2021

Manifesto Nazional Bolscevico (Karl Otto Paetel)

Siamo orgogliosi di presentare il primo volume totalmente prodotto da noialtri cameragni rossobruni: il Manifesto Nazional Bolscevico di Karl Paetel, acquistabile qui.

Libro Manifesto Nazional Bolscevico, Karl Otto Paetel, Amazon

Il testo è formato da due parti: la prima parte propone il vero e proprio “Manifesto Nazional Bolscevico” scritto da Karl Otto Paetel nel 1933, corredato da numerose note al testo che aiutano ad approfondire e capirne meglio storia e ideologia. E' lo sforzo principe che incorona un periodo magico nella storia dell'umanità: tramite questo appello vengono chiamati a raccolta, anche nel nome di Arthur Moeller van den Bruck, gli artefici della rivoluzione conservatrice tedesca, i nazional rivoluzionari e socialisti, personaggi immortali come Junger, Niekisch e molti altri che il lettore amerà, tutti capaci di perseguire senza tregua le proprie idee di superamento di destra e sinistra, opponendosi alle potenze liberali, ma anche al regime nazionalsocialista. Tutti capaci di sviluppare prima di altri, una visione geopolitica lucida di unità continentale. 

Nella seconda parte presentiamo altri scritti dello stesso Paetel, utili per approfondirne il pensiero e l'evoluzione politica, così da comprendere meglio il dibattito e la ricostruzione storica su cui si fonda il manifesto. Tutti i materiali sono comunque resi liberamente disponibili su questo sito (cliccando qui), anche se nella versione cartacea le traduzioni sono di qualità superiore e tutte le note di approfondimento sono state riportate in italiano. 



Pagina della versione cartacea su Amazon


Di seguito riportiamo il Sommario del volume

martedì 9 marzo 2021

Due citazioni di Karl Otto Paetel

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"Il marxismo è certamente realizzabile, però non è realizzabile se si dimentica la necessità della lotta di classe elevata a principio per il proletariato tedesco. Il proletariato tedesco è la parte che più ha sofferto a causa della Pace di Versailles; l’intellettuale nazionalista che si stacca dalle contingenze di classe per adottare una prospettiva passiva deve modificare le sue attitudini e appoggiare attivamente il combattimento del proletariato tedesco, perché un proletariato depotenziato debilita tutta la Nazione".

***

"La realizzazione dei nostri obiettivi conduce allo Stato popolare dei consigli, libero e tedesco, espressione dell’auto-amministrazione del popolo lavoratore[…]Il nazionalismo rivoluzionario vede nell’organizzazione dei consigli, […] la garanzia delle responsabilità politiche e del controllo economico della Comunità di Popolo, prefigurata dalle prime forme di governo germaniche".

venerdì 5 marzo 2021

La Tecnologia divoratrice di uomini (Ernst Niekisch)

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Ernst Niekisch
uno dei padri nobili del nazional bolscevismo attraverso questo articolo ci spiega una delle essenze di questa ideologia: l'individualismo moderno, prodotto dell'occidente liberale e tecnologico può essere sconfitto solo con il socialismo, prodotto della Tradizione e dello spirito. 

Lo scatenamento dell'individualismo e il perfezionamento della tecnologia sono due fenomeni paralleli. Inizialmente dolcemente, timidamente, l'uomo ha sollevato - con coscienza inquieta - il velo che copriva i segreti - e non è morto. Ha scoperto cose inaspettate. Ciò che era misterioso divenne naturale e spiegabile. Non ha avuto rispetto per l'ignoto e chi mancava di questo rispetto raccolse i suoi frutti. Il successo ottenuto lo ha incoraggiato a ricominciare. La sua visione scrutatrice andava nel profondo delle cose. Ha fatto sperimentazione e ricerca. Ma ogni nuova conoscenza acquisita è un mezzo per imporre alla natura una nuova servitù. Il perfezionamento della tecnologia ha aumentato la resa generale. L'aumento del consumo, il richiamo di possibilità illimitate richiedevano un cambiamento nell'organizzazione economica. In una certa fase di sviluppo, la tecnologia corrisponde sempre a una particolare forma di struttura economica. L'individuo attraversa passaggi successivi. Il sentimento della sua superiorità e la consapevolezza della sua forza aumentano. Mette in discussione le relazioni sociali tradizionali e conclude che, a causa della sua conoscenza avanzata, non possono più essere giustificate. Si ribella, avendo finalmente vinto la causa e trasformando in questo modo le condizioni sociali. La tendenza a oltrepassare i limiti segna tutta questa evoluzione. La tecnologia si crede finalmente all'altezza di tutti i compiti. La produzione industriale spinge a una crescita insondabile. L'individuo si sente liberato. In linea di principio, non riconosce più alcun limite. Le regole, l'ordine e l'armonia dell'insieme non derivano dalle cose. Eppure, nella misura in cui rispettiamo i confini, lo facciamo unicamente da un punto di vista esterno, cioè dal punto di vista della redditività. La tecnologia si rivolge a nuovi compiti quando vale la pena investire. Ha bisogno di capitale da mettere a sua disposizione nella speranza di riscuotere, un giorno, interesse. La produzione di beni è regolata dalle prospettive di profitto. Quando c'è una possibilità di profitto, il capitale scorre. Più il capitale funziona, più il dominio dell'uomo su queste cose si allarga. In generale, l'individuo usa la sua libertà nella misura in cui gli è utile. È tanto più "libero" in quanto rappresenta il capitale, in quanto è "ricco".

domenica 28 febbraio 2021

Prussia come principio (Paetel, Karl Otto)

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Dal Manifesto del Nazional Bolscevismo

C'è una cosa che il socialismo non può ignorare: la realtà della Prussia.

Là infatti, come sia Oswald Spengler che Moeller van den Bruck hanno identificato nello "stile prussiano", c'è il tipo di socialismo di Stato che auspichiamo sorga nei territori tedeschi; esiste già in questi in forma embrionale. C'è quella scelta per il “Noi” sull’ “Io”, per l'unità nella polarità, la già manifestata (in contrasto con la concezione marxista della società) auto-esistenza creativa, fondata nel sangue e nell'acciaio - e vissuta come una volontà, non come un'opportunità speciale. 

Certo, bisogna tenere presente che c'è un altro aspetto di queste cose: non è un caso che la sintesi sia diventata “Prussianesimo e Socialismo” *, ad es. La glorificazione di Spengler del "umano carnivoro". Anche il principio prussiano è oggi in pericolo di essere utilizzato in modo improprio.

Solo la Prussia è storicamente capace, vedendosi sempre come il correlato dell'eterno tedesco; solo la Prussia, che riprende l'antica tradizione Junker, soddisfa le richieste del barone von Stein di coinvolgere il Volk nella responsabilità dello Stato. 

lunedì 22 febbraio 2021

I socialisti lasciano la NSDAP! (Otto Strasser)

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Il 4 luglio 1930 un titolo sorprendente salutò i lettori del quotidiano berlinese Der Nationale Sozialist: "I socialisti lasciano la NSDAP!" L'articolo, scritto dall'eminente radicale Dr. Otto Strasser e co-firmato dai suoi più fedeli alleati attivisti, delineava in dettaglio la loro insoddisfazione collettiva per lo sviluppo delle tattiche e dell'ideologia del NSDAP (Il partito nazional socialista) e i motivi delle loro rumorose dimissioni dal Partito. Il conflitto era scoppiato quasi dal primo ingresso di Strasser nel partito nel 1925. Ex socialdemocratico, Otto era un anticonformista sin dall'inizio, essendo stato uno dei protagonisti nel tentativo del 1926 di introdurre un nuovo programma di partito e di porre limiti all'autorità di Hitler, così come un critico aperto e aspro dell'abbandono del partito della sua strategia di "linea urbana" dopo il fallimento della conquista degli elettori proletari nelle elezioni del 1928. La sua pubblicazione di un altro programma radicale proposto ("Le 14 tesi della rivoluzione tedesca") alla vigilia del Reichsparteitag alla fine di luglio 1929 fu vista come un'ulteriore provocazione, così come i numerosi articoli critici successivi che scrisse diretti contro Hitler o la strategia elettorale del partito. La goccia che fece traboccare il vaso, tuttavia, fu molto più prosaica: la decisione di Otto nel marzo 1930 di pubblicare un'edizione berlinese del suo giornale Der Nationale Sozialist, direttamente contro gli ordini di Hitler e in aperta concorrenza con il tabloid berlinese di Goebbels Der Angriff. Un Goebbels infuriato chiese a Hitler di intercedere, e questo fu l'inizio della fine. Dopo un tentativo fallito di riavvicinamento da parte di Hitler all'Hotel Sanssouci, è del 30 giugno l'ordine ufficiale del Führer in cui si chiede l'espulsione dei ribelli rimasti. Otto sperava che la sua risposta pubblicata, l'articolo tradotto di seguito, avrebbe ispirato tutti coloro che erano insoddisfatti del Partito ad unirsi a lui e ai suoi seguaci nel loro esodo dal NSDAP. Rimarrà molto deluso. Circa 5000 membri del NSDAP al massimo seguirono Otto nel deserto politico, le reclute più significative erano diversi contingenti della Gioventù Hitleriana e alcuni degli organizzatori locali più radicali. Nessun Gauleiter di spicco o leader delle SA si unì ai ribelli e persino Gregor voltò le spalle a suo fratello (i due non avrebbero parlato di nuovo fino al 1933). i Kampfzeit di Otto, i suoi "anni di lotta", erano ora ufficialmente iniziati.


I socialisti lasciano il NSDAP!

Dr. Otto Strasser

Lettori, compagni di partito, amici! Da mesi seguiamo con profonda preoccupazione lo sviluppo del NSDAP, e con crescente apprensione siamo stati costretti a notare come, sempre più frequentemente e in questioni sempre più critiche, il Partito abbia violato l'Idea (1) del nazionalsocialismo.

Su numerose questioni di politica estera, di politica interna e, soprattutto, di politica economica, il Partito ha adottato una posizione che diventava sempre più difficile da conciliare con i 25 punti che abbiamo visto come programma esclusivo del Partito; ancora più difficile era l'impressione della crescente borghesizzazione del partito,

mercoledì 27 gennaio 2021

La questione contadina in Germania (Paetel, Karl Otto)

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Il comunismo nazionale non può prendere in considerazione la predicazione di un "nazionalsocialismo riformato", ma non può nemmeno considerare di predicare un marxismo riformato.
I suggerimenti che il nazionalismo offre sul tema della questione contadina riguardano solo la necessità di non distruggere la categoria eterna del contadino legato alla terra; non potranno mai minare la pianificazione economica socialista.

Ma il dottor Rosikat (54) ha ragione quando afferma *:

“Il contadino tedesco non pensa affatto di rinunciare volontariamente alla sua economia autosufficiente. Il suo ideale non è come quello del proletario: l'autoabolizione come strato sociale. Al contrario, la sua è: autonomia a qualsiasi prezzo! I vantaggi che il comunismo gli promette non hanno alcun potere di vendita sul suo desiderio di lavorare in modo indipendente sul proprio suolo. 

“Ai comunisti piace fare riferimento alla Russia. Là i contadini seguirono il bolscevismo, quindi perché non potrebbero farlo anche in Germania un giorno? Per rispondere, posso indicare le seguenti differenze:

venerdì 15 gennaio 2021

Rivoluzione rurale? (Paetel, Karl Otto)

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Tratto dal Manifesto Nazional Bolscevico

Il nuovo nazionalismo, nato nel cuore di coloro che non hanno più alcun legame con lo stile di vita borghese per il chiaro riconoscimento che da esso non ci si può aspettare alcun dinamismo politico, inizia oggi a rivolgere il suo sguardo fiducioso alle forze della rivoluzione verso il Movimento Landvolk * - che da lì, dove la forza e la sostanza del popolo tedesco sono ancora radicate, si costruirà il domani.

E comincia a svilupparsi un romanticismo che, nutrito dal mito delle bandiere nere †, nutrito dal leggendario mito del nome Claus Heim ‡, si allontana sdegnosamente dalle masse metropolitane sradicate, si allontana con disprezzo dagli slogan materialistici del proletariato, credendo nella nuova rinascita della vita völkisch dal suolo e tenendo conto di poter fare a meno di lavoratori, città e asfalto.

Ma questa prospettiva trascura completamente che le forze trainanti dietro la volontà di resistere, specialmente nel caso dei contadini e di ogni tentativo di auto-aiuto del Landvolk, sono in realtà alla fine derivate esclusivamente dalla situazione personale degli individui in questione.

Là, dove la pace è parte dall'aia, il contratto d'affitto riscosso per costrizione, l'agricoltore prende la falce e atterra gli ufficiali giudiziari nel cortile. Là, dove l'ebreo fugge l'individuo, si risveglia l'autoaffermazione völkisch.

È in gran parte la stessa miseria che unisce anche il proletario sotto le bandiere rivoluzionarie.

martedì 12 gennaio 2021

Marxismo e questione nazionale (Paetel, Karl Otto)

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Tratto dal Manifesto Nazional Bolscevico

Che Lenin, in ogni caso, abbia visto questo come un obiettivo futuro è indiscutibile. Lo ha espresso in modo chiaro e inequivocabile: “È con orgoglio che possiamo dire: al Primo Congresso eravamo infatti solo propagandisti; stavamo solo proclamando le nostre idee fondamentali tra il proletariato mondiale; abbiamo solo lanciato l'appello a combattere; ci stavamo semplicemente chiedendo dove fossero le persone capaci di intraprendere questa strada. Ora il proletariato avanzato è ovunque. Ovunque c'è, anche se spesso mal organizzato, un esercito proletario, e se i nostri compagni internazionali ora ci aiuteranno a organizzare un esercito unito, nulla ci impedirà di portare a termine il nostro compito.

Questo compito è la rivoluzione proletaria mondiale, la creazione di una repubblica sovietica mondiale. "(47)

Anche Trotsky, nel suo opuscolo "Contro il comunismo nazionale", propone chiaramente lo slogan degli "Stati Uniti sovietici d'Europa".

O, come dice Lenin: “Il movimento socialista non può trionfare nel vecchio quadro nazionale. Crea nuove, più alte forme di convivenza umana, in cui i bisogni legittimi e le aspirazioni progressive delle masse lavoratrici di ogni nazionalità saranno, per la prima volta, soddisfatte attraverso l'unità internazionale, a condizione che le partizioni nazionali esistenti siano eliminate". (48)

Lenin dice inoltre: "Nell'era dell'imperialismo, non ci può essere altra salvezza per la maggior parte delle nazioni del mondo che attraverso le azioni rivoluzionarie intraprese dal proletariato delle grandi potenze, che si diffondono oltre i limiti della nazionalità, abbattono quei confini e rovesciano la borghesia internazionale. Se questo rovesciamento non si verifica, le Grandi Potenze continueranno ad esistere, cioè rimarrà l'oppressione dei nove decimi di tutte le nazioni del mondo. Ma se la caduta della borghesia si verificherà, accelererà enormemente la caduta di ogni singola divisione nazionale ... "(49)

Nelle sessioni del 16° Congresso (1930, giugno / luglio), Stalin si espresse inequivocabilmente sulla questione del futuro delle lingue nazionali:

martedì 29 dicembre 2020

La nazione come valore più alto (Paetel, Karl Otto)


Tratto dal Manifesto Nazional Bolscevico

In un passaggio dell'articolo di Hiller discusso in precedenza (rimaniamo su questo argomento perché sintomatico della disputa con la 'sinistra' in generale), si dice dei nazionalirivoluzionari che “vengono dal nazionalismo come qualcosa che deve essere superato”; altrove, con approvazione, dice che: "non rinunciano a un briciolo del "nucleo d'oro" dei loro sentimenti nazionali (qualcosa di estraneo a coloro che hanno un'anima paralizzata)." Queste due citazioni sembrano contraddittorie, ma in realtà sono abbastanza correlate. Hiller, come Marx, rispetta la nazione come esiste oggi, ed è anche disposto a concedere la continua esistenza del suo "nucleo d'oro", cioè i suoi aspetti culturali, la lingua, i costumi, il senso della patria; tuttavia, esattamente come Lenin ha detto in modo così chiaro nei suoi saggi sulla "questione nazionale", parallelamente allo svanire dello Stato, ci deve essere una fusione delle nazioni in una più alta unità.

C'è anche il punto di vista di Jaurès*, che non esaurisce il significato politico: "La nazione è quel tesoro del genio umano e del progresso, e sarebbe malvagio per il proletariato frantumare quei preziosi vasi della cultura umana".

Il concetto di sovranità gli è estraneo, come è estraneo a Lenin e Stalin, in un'analisi altrimenti superba della natura della nazione.(42)

lunedì 28 dicembre 2020

Libertà o felicità? (Paetel, Karl Otto)

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Dal Manifesto del Nazional Bolscevismo

Riguardo la questione se le decisioni debbano essere orientate dall'individuo o dal collettivo, un'altra delle domande del dottor Hiller troverà risposta. Hiller nel suo lavoro sul nazionalismo social-rivoluzionario cita la frase (che, per inciso, non proviene da Ernst Jünger, ma è un mio commento *):

"Siamo dalla parte del proletariato insurrezionale per il bene della nazione, non per il bene di poche idee di felicità umanitaria". Poi chiede:


"Questi portatori di miseria, questi bruti schietti, questi mostri che non nascondono di essere mostri, la loro nazione ideale richiede che i suoi membri siano infelici?"

No, dottor Hiller, no! Tuttavia: nel discorso di Saint-Just † contro Danton, ad esempio, c'è un passaggio che mostra cosa intendiamo:

L'amore per la Patria è una cosa grande e terribile. È senza pietà, senza paura, senza rispetto per l'individuo quando si tratta del bene pubblico. Questo amore ha portato Regolo a Cartagine e Marat al Pantheon. "

Siamo socialisti. Sosteniamo la rivoluzione, la lotta di classe, la socializzazione dei mezzi di produzione, la nazionalizzazione della terra e del suolo, una struttura statale sul principio dell'autogestione.

giovedì 26 novembre 2020

Guerra e Pace: Pacifismo e Nazione (Paetel, Karl Otto)

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Dal Manifesto del Nazional Bolscevismo

La guerra e la pace non possono mai essere giudicate di per sé. La negazione o l'affermazione del loro valore e status è decisa solo in relazione alle esigenze della vita völkisch [völkischen Lebens], alla volontà nazionale di autodeterminazione e alle decisioni personali uniche che influenzano il destino nazionale che domina la vita degli individui. Coloro che non sono disposti a vedere e affrontare ogni problema dal punto di vista della loro esperienza individuale saranno in grado di esprimere un tale giudizio solo quando la loro relazione con questo aspetto sarà chiara. La guerra può essere approvata solo quando è definitivamente stabilito che è essenziale e inevitabile per il futuro, la libertà e la vitalità di un Volk, solo se il suo sperpero della sostanza del Volk [Volkssubstanz] è giustificato da un futuro più grande e più sicuro per la Volksgemeinschaft stessa.

Ma un Volk che, come oggi in Germania, è solo un oggetto della politica di altri Stati, può conoscere solo un'alternativa: prima la libertà, poi la pace.

lunedì 2 novembre 2020

Perché non siamo nel Partito Comunista? (Paetel, Karl Otto)

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Dal Manifesto del Nazional Bolscevismo

Come dimostrano queste tesi, il nazionalismo rivoluzionario e il movimento comunista oggi sono indiscutibilmente dalla stessa parte del fronte politico nella lotta contro il fascismo e il capitale e per il socialismo e la liberazione nazionale.

Perché non siamo nel KPD?

Il nazionalismo rivoluzionario tedesco lotta, come suo obiettivo politico finale, per la nazione sovrana tedesca, esistente in una comunità di stati liberi di popoli [Völker] indipendenti l'uno dall'altro.

Il marxismo rivoluzionario - il KPD - si sforza, come suo obiettivo finale, per la società senza classi, che (attraverso la lenta morte dello stato e la fusione delle nazioni) unisce i popoli in una più alta unità.

Il nazionalismo rivoluzionario afferma la lotta di classe come uno sconvolgimento organico nella direzione del corpo del Volk, che sostituendo le classi dominanti obsolete riorienta il nuovo giovane stato a una leadership basata sulle funzioni politiche e sociali del tutto.

sabato 31 ottobre 2020

I padri del "nazional-comunismo" tedesco: Heinrich Laufenberg e Fritz Wolffheim (di Rebellion)

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L'espressione "nazional-bolscevismo" è portatrice di numerose ambiguità, derivanti dall'accostamento di due nozioni in apparenza totalmente opposte, utilizzate per definire due esperienze politiche spesso molto differenti tra loro. Le differenti interpretazioni del fenomeno, lungi dall'aver apportato una definizione più chiara, hanno comportato al contrario ancora più confusione.
Nel caso di Heinrich Laufenberg e Fritz Wolffheim, l'appellativo di "nazional-bolscevichi" gli fu attribuito dai loro avversari per discreditarli.
I due interessati per parte loro non lo accettarono mai, poiché dal loro punto di vista esso non rifletteva il vero significato del loro approccio politico che sarebbe stato piuttosto da intendersi, e noi sappiamo che la differenza è importante, come nazional-comunista.

La nascita di un comunismo nazionale

I due si incontrano nel 1912, e ciascuno di loro ha già una lunga esperienza militante alle spalle maturata nelle lotte del movimento socialista di prima della guerra.
Laufenberg è considerato uno dei migliori conoscitori del movimento operaio tedesco. Impegnato nei ranghi del socialismo rivoluzionario, egli rifiuta la linea riformista e parlamentare delle organizzazioni della sinistra dell'epoca. Gioca un ruolo attivo nella formazione rivoluzionaria dei gruppi radicali della Germania settentrionale, in particolare ad Amburgo dove dispone di numerosi sostenitori. La crescente minaccia di una guerra europea, lo porta a collaborare con un giornalista di recente tornato dagli Stati Uniti, Fritz Wolffheim. Questi ha seguito per numerosi anni l'evoluzione del sindacalismo americano. E tornò in patria profondamente colpito dal suo modo di funzionamento, convinto del carattere obsoleto delle vecchie forme di organizzazione operaia (in particolar modo della divisione dei compiti puramente arbitraria tra centrale sindacale e partito d'avanguardia).
I due si impegnano risolutamente contro la guerra, rifiutando di aderire alla "Sacra Unione" che ha portato, in Germania come in Francia, anche la sinistra ad associarsi alla grande follia della prima guerra civile europea. Se il loro attivismo contro il conflitto li spinse a richiedere l'immediata cessazione delle ostilità e una giusta pace tra i belligeranti, essi si mostreranno tuttavia ostili a qualsiasi forma di appello al sabotaggio della difesa nazionale, che per loro avrebbe significato soltanto fare il gioco dell'imperialismo avverso contro l'imperialismo "nazionale". Si noti che, a tal proposito, nessuno dei due si rifiuterà di essere mobilitato per andare a combattere sul fronte.
Il periodo della guerra farà maturare in loro l'idea che la nazione sia un "tutto", vale a dire una comunità legata da una cultura, una lingua, ma anche da un'economia.

venerdì 16 ottobre 2020

Comunismo nazionalista (Paetel, Karl Otto)

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Dal 
Manifesto del Nazional Bolscevismo

Fin dall'inizio, una serie di gruppi di "estrema destra" relativamente piccoli si sono tenuti a distanza dal NSDAP (i loro portavoce non si sono mai associati al Partito), che oggi si schiera consapevolmente contro di loro perché sono "nazional-comunisti" e anti-fascisti.

Tanto più diventa evidente che Adolf Hitler non è in grado di onorare le sue promesse - le promesse con cui tiene oggi sotto la propria bandiera le colonne della gioventù idealista anticapitalista (la giovane borghesia già completamente sradicata sociologicamente) accanto alle folle di persone ansiose di salvaguardare i propri interessi - tanto più si avvicina l'ora in cui in Germania la posizione a lungo derisa e disprezzata del 

comunismo nazionale

può essere realizzata.


Oggi siamo ancora "utopisti". Ma i lungimiranti tra i "conservatori" custodi del Graal vedono già all'orizzonte il pericolo per loro che si avvicina. Albrecht Erich Günther (23), il co-editore del Deutsche Volkstum, ha scritto: "Nella gioventù rivoluzionaria nazionale, che dà slancio all’'opposizione nazionale', sorge un profondo sospetto: un giorno saremo condotti come colonne di assalto “bianche” contro un'alluvione "rossa"? Queste e altre intuizioni risvegliano la sfiducia nei confronti della politica estera dei gruppi imprenditoriali assetati di credito, quindi è ragionevole decidere contro il "bianco", cioè per il "rosso": il bolscevismo nazionale...

mercoledì 30 settembre 2020

Nazionalsocialismo riformato? (Karl Otto Paetel)

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Qualche tempo fa giunse dalla stampa l'annuncio della fondazione di un "Partito socialista tedesco" * che si era posto l'obiettivo di unire i vari gruppi scissionisti e secessionisti nazionalsocialisti e, come una sorta di nazionalsocialismo purificato, onorare le promesse non mantenute da Adolf Hitler rioccupando la posizione politica che aveva abbandonato, anticipando che i veri nazionalsocialisti, dopo aver riconosciuto il tradimento dei loro precedenti leader, si sarebbero invece rivolti ai riformatori.

La pretesa di rappresentare il "vero nazionalsocialismo" non è nuova. Sia la Comunità combattente dei nazionalsocialisti rivoluzionari - che costituisce il nucleo del "Fronte nero" guidato dal dottor Otto Strasser (in realtà, sia il guscio che il nucleo sono identici! †) - così come il Movimento di combattimento nazionalsocialista indipendente di Germania del capitano Stennes, fanno simili dichiarazioni.

La debolezza numerica di questi gruppi non è un argomento contro le loro capacità politiche. L'evoluzione del partito Hitler ha reso le persone sufficientemente scettiche sulla superiorità dei "Big Boys" contro le "schegge".

Ma a seguito della funzione politica e sociale di tali formazioni frontali, ciò che rimane è l'indagine di base e, successivamente, la ricerca del punto di partenza storico per un "nazionalsocialismo riformato".

Il motivo principale per cui ogni tentativo di riforma (un approccio che mette in errore la loro missione fin dall'inizio) comporta il rivoltarsi contro il NSDAP è dovuto all'accusa di inadeguatezza personale nei confronti dei vecchi leader del partito, dalla deviazione dei leader dalla vecchia (e in linea di principio corretta) linea dei 25 punti, così come il loro perseguimento di misure tattiche sbagliate.

martedì 29 settembre 2020

IL GIOVANE NAZIONALISMO (Karl Otto Paetel)

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I giovani in Germania si trovano oggi di fronte a una decisione concreta
: o la jeunesse dorée, per essere l'ultimo contingente dell'età di ieri, nella chiara evidenza della situazione disperata della borghesia che ha fallito politicamente in ogni circostanza (la vergognosa capitolazione dei capitalisti nella Ruhrkampf prima del generale Dégoutte al momento in cui i sussidi statali furono tagliati è solo uno dei tanti esempi);

oppure, da socialisti, essere i custodi dei valori originari della storia tedesca e anche della cultura borghese, solidali con il proletariato nella loro lotta di classe senza sentimenti "Proletkult" (culto del proletariato). Non esiste una soluzione di compromesso.

Questa decisione non esclude i giovani tedeschi dalla storia del loro popolo. E i fatti, attorno ai quali deve orientarsi oggi ogni decisione politica, rendono la scelta abbastanza chiara:

  • La guerra persa, condannata a causa della sua intera struttura che giustificava una politica unvölkisch (franchigia a tre classi *), a causa della corruzione della borghesia nel tumulto commerciale - questo ci ha reso i più profondamente anti-borghesi.
  • La rivoluzione perduta, condannata a causa delle mezze misure e della mancanza di istinto da parte dei suoi leader, persa per cecità nei confronti del compito nazionale di sconvolgimento radicale - questo ci rese ancora più rivoluzionari.