Visualizzazione post con etichetta Niekisch. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Niekisch. Mostra tutti i post

sabato 9 aprile 2022

Lo spazio politico della resistenza tedesca (Ernst Niekisch)

Niekisch, resistenza, comunismo, russia, germania

In questo saggio del 1931, Ernst Niekisch indica il compito della resistenza all'occupazione occidentale della germania. Sono evidenti le incredibili similitudini  fra la Germania di Weimar (sotto il controllo di Versailles) e l’Europa di oggi, sottoposta alla gestione delle istituzioni EU e alla Nato. Allo stesso modo incredibili sono le similitudini con la nostra attuale società: la borghesia liberale non riesce più a rispettare le sue promesse di ricchezza, oggi come ieri. Doveva darci ricchezza, non crea altro che povertà e malessere. Quello che oggi non sta succedendo (almeno in apparenza...), a differenza di ieri, è la nascita e l'affermarsi di opposizioni alla società borghese morente: ma ecco qui un altro motivo di grande interesse per leggere Niekisch; si fa un gran parlare oggi di "rossobruni" e "nazbol", spesso per infangare queste posizioni e collegarle al nazismo o al comunismo. Ma ecco che un grande politico "rossobruno" come Niekisch critica aspramente i Partiti Partiti comunista e nazionalsocialista, indicando come non fanno altro che perpetuare i valori borghesi. Diverso è invece l'approccio realista che va seguito: La Russia sovietica è il bastione contro Versailles, quindi contro l'occidente. La Germania per resistere deve allearsi con la Russia e deve carezzare la forza tattica del socialismo. Lo stesso Lenin ha basato la sua idea sulla forza nazionale russa. Continuiamo a stupirci su come un autore della rivoluzione conservatrice come Niekisch riesca a parlarci e indicarci la giusta postura da tenere cento anni dopo. 

*

Dal 1918, in Germania, si è andati verso un punto in cui i bisogni vitali dello Stato si trovano in totale incompatibilità con quelli della società borghese, un punto in cui è divenuto necessario a tutti i costi decidersi per lo Stato o per la società borghese. Da allora non si può essere che borghesi o tedeschi. Essere un borghese tedesco equivale ad incarnare una contraddizione insolubile. Applicare una politica borghese e tedesca non è oggettivamente possibile. Necessariamente, essa risulterà sempre un tradimento nei confronti della Germania da parte della borghesia. Per ragioni di autoconservazione, la borghesia tedesca deve diventare “paneuropea”; per poter continuare ad esistere, deve integrare la Germania nella Pan-Europa. La società borghese, la cultura occidentale, la situazione creata da Versailles sono, dal 1918, aspetti diversi di una stessa realtà. Ma il vero senso di questa realtà è la sottomissione della Germania e l'estorsione di tributi imposti al popolo tedesco. Una politica tedesca, volendo soddisfare i bisogni vitali del Paese, non può che essere antiborghese, anticapitalista e antioccidentale. Se non lo sarà, inevitabilmente ricadrà sempre negli interessi della Francia.

La società borghese ha prodotto un tipo di uomo a sua perfetta immagine e somiglianza. È la "personalità liberale" che è tratta interamente dall'economia e occupa posti chiave nell'industria, nel commercio e nella finanza. L'economia è il suo destino sotto ogni punto di vista, ed egli intende la politica esclusivamente in funzione dell'economia. Il suo benessere, la percezione che ha della propria importanza,

sabato 26 marzo 2022

L'Oriente sta morendo: il veleno della civiltà (Ernst Niekisch)

Ernst Niekisch, est, germania, Oriente

Scritto nel 1929, questo articolo di Niekisch sottolinea quanto è ancora necessario affrontare oggi: la totale sovrapposizione fra ideologie politiche e dominio geopolitico, ossia come il liberalismo sia nient'altro che il vincolo occidentale e inoltre la postura e il carattere centrale della Germania: essa, come l'Europa può essere vincolata all'occidente politico, ma aspira alla libertà orientale. 

Un tempo l'Est era uno spazio che attirava i tedeschi, uno spazio in cui si diffondeva la loro cultura. Il popolo tedesco avanzò verso l'Est, conquistandolo, colonizzandolo, mettendoci le radici e creando un nuovo paese, dando così prova dell'inesauribile e generosa ricchezza del suo sangue. Il battito del cuore tedesco, forte e sicuro di sé, risuonò fino agli stati baltici. Grazie ai colonizzatori, che integrarono l'Est nel ritmo e nelle tradizioni e variazioni della loro esistenza, la forza viva della volontà di vita tedesca si estese quasi all'infinito. Assetata di imprimere la sua forma, ha sottomesso ciò che ha dimostrato, vicino e lontano, la legge della sua essenza. Un'audacia giovanile spingeva uomini temerari verso l'Oriente. Le loro avventure, le loro vittorie e le loro opere dello spirito inondarono le terre orientali, come una benedizione fruttuosa.

Quale profondo e brutale cambiamento è avvenuto da allora! La progressione tedesca verso l'Est divenne difensiva, e poi dalla difesa, alla ritirata. Per decenni, la Germania continuò a perdere il suolo che un tempo aveva conquistato. Nel 1918, la ritirata divenne una debacle fatale; nello stesso modo in cui crollò il fronte militare, così crollò ad est il fronte civile. Il flusso di slavi che premeva da dietro, impose al popolo tedesco delle frontiere insopportabili e da allora hanno continuato a stendere le mani verso il suolo tedesco. Stanchi della guerra, i tedeschi hanno lasciato i territori minacciati, fuggendo il dolore e le sofferenze delle regioni di confine. Noi diciamo che l'Est sta morendo. Oggi, ci sono solo due isole che lottano disperatamente per sopravvivere: Danzica e la Prussia orientale. Il Reich non fa nessun appello di incoraggiamento promettendo la fine del blocco; nessuna truppa è in marcia portando soccorso. Per il Reich, sono una situazione scomoda, un imbarazzo. "Accettare obblighi supplementari, perché?"

venerdì 31 dicembre 2021

Per una politica rivoluzionaria (Ernst Niekisch)

Rivoluzione nazionalbolscevismo, Niekisch

Le analisi di Niekisch come questa sono fondamentali per una serie di motivi: sono una ricostruzione storica lucida e di prim'ordine; parlano di un'occupazione politica e culturale dalla quale liberarsi, situazione che viviamo anche oggi; sottolineano l'importanza della geopolitica e della politica estera; indicano come filosofia occidentalista e dominio di potenze occidentali sia la stessa cosa. Anche se questo scritto è del 1926, abbiamo ancora
 tanto da imparare.

*

Ma bisogna dire questo: se firmiamo questa pace, ci porremo sotto la costrizione della forza. Nel nostro cuore, rifiutiamo questa pace” – Vorwärts, 8 maggio 1919


La politica tedesca in quanto tale non può avere altri obiettivi che la riconquista dell'indipendenza nazionale, la rottura dei vincoli imposti, e la ricostituzione di un'importante influenza globale. Dal punto di vista tedesco, che è naturalmente il nostro, non c'è niente di più importante di questi obiettivi. Tutta la nostra politica domestica, sociale, economica e culturale deve ricevere questo impulso, la sua linea generale e lo spirito che lo domina. Il sentimento di questa necessità è quasi onnipresente! Quante volte, lasciandoci pervadere dalle preoccupazioni della politica interna, la politica estera ha abbandonato il nostro campo visivo. Ci sono “grandi” giornali tedeschi che non parlano quasi mai di politica estera, come se questo la rendesse parte delle banalità della nostra esistenza nazionale. Al contrario, ogni ritardo alla modifica dell'insegna dell’erario, ancora in stile monarchico, li preoccupava in grande misura. Senza una parola da dire, nemmeno infastiditi, non avendo la coscienza tranquilla, si privano del gioco della politica globale, in ragione della nostra debolezza, imponendoci innumerevoli umiliazioni, ingiustizie e pericolosi attacchi contro il futuro del Reich. Così larghi strati della nostra gente cercano la causa della loro sventura esclusivamente nella situazione politica interna. Sperano che basti sostituire qualche alto funzionario, sciogliere un'organizzazione segreta, imporre dazi differenti alle importazioni, ridurre le tasse doganali, convocare o sciogliere il Reichstag, procedere con nuove elezioni, che tutto cambi all'interno del Paese. Ignorano il contenuto del Trattato di Versailles. Non sanno che il commissario incaricato dei risarcimenti è l'uomo più potente della Germania, che le nostre ferrovie e il nostro denaro sono nelle sue mani. Non hanno idea di prospettare i debiti che pesano su di noi e non capiscono che il Piano Dawes, in definitiva, è una questione che tocca gli stipendi dei tedeschi. Il tenore di vita del lavoratore tedesco si riduce nella misura in cui rimborsiamo gli obblighi del Piano Dawes. Il costo della vita per il lavoratore, da una parte, e il Piano Dawes accanto al Trattato di Versailles, dall'altra, sono incompatibili. Strappare questi trattati, revocare gli obblighi che impongono, rompere gli impegni sarebbe l'unica politica tedesca che salverebbe l'operaio da un assoggettamento irrimediabile. A questo punto le esigenze del lavoratore e gli interessi della Nazione coincidono: se egli oserà lottare per il suo spazio vitale e la sua libertà, guiderà, allo stesso tempo, la battaglia per la liberazione di tutta la Nazione. La missione nazionale a noi affidata e il modo in cui essa sarà adempiuta dipenderanno dalla sua futura posizione sociale e politica.

domenica 19 dicembre 2021

Un destino mancato (Ernst Niekisch)

Niekisch,nazbol,operai,fascismo,comunismo
Niekisch, lucidissimo padre del nazionalbolscevismo, in questo saggio ci dà prova della sua capacità analitica e della lucida saldezza emanata naturalmente da una visione socialista e patriottica: grazie ad una puntuale ricostruzione geopolitica Niekisch riesce a spiegare in un colpo solo i motivi di scontro fra fascismo e comunismo da rintracciare nella competizione nel campo della politica estera, e ricostruisce il significato di Versailles e della Repubblica di Weimar, sempre sottolineando la centralità delle relazioni fra Stati. Non sono scontri ideologici quelli che hanno creato le future coalizioni, bensì sono forze ancora più profonde legate alla scelta sul destino del mondo. Lo stesso destino dal quale la classe operaia, incapace di essere davvero prussiana, si è sottratta, non combattendo per la sua vocazione definitiva: la Germania. 




Il rovesciamento che ha avuto luogo in Germania e che si interpreta come "rivoluzione nazionale" o "rivolta nazionale" è certamente, prima di tutto, un evento di politica interna tedesca. Allo stesso tempo, considerando il suo obiettivo e orientamento, si è distinto, avendo travalicato la posizione abituale della Germania nella politica globale. Tuttavia non si è sviluppato esclusivamente sulle basi della politica estera, ma è stato direttamente provocato da alcune variazioni nelle relazioni internazionali esistenti.

"La Repubblica di Weimar è la forma sotto la quale la Germania si adatta più facilmente al regime di Versailles". Questo era un lieto luogo comune. Lo stato di Weimar era l'organo esecutivo che le potenze occidentali usavano contro il popolo tedesco. Questa repubblica si modellava sulle idee costituzionali della Francia. Così, fece della Germania una zona di influenza francese. La Francia era il vero beneficiario di Versailles. La sottomissione della Germania a questo regime apparve quindi come una sottomissione alla Francia.

La sottomissione fu effettuata sotto il velo della politica di conciliazione e dell'intesa franco-tedesca. In ogni caso, la Germania "andava d'accordo" con la Francia nella misura in cui si adeguava alla volontà di quest'ultima. Per la Repubblica di Weimar, l'unica politica estera era quella del "riavvicinamento franco-tedesco". Questa politica raggiunse il suo apogeo con il patto di Locarno. In questa occasione la Germania rinunciò, volontariamente e senza compensazione, all'Alsazia-Lorena. Ma gli accordi che erano all'origine di questa ignominia fecero credere al popolo tedesco che la revisione del diktat di Versailles era iniziata e che venisse stabilita una sincera relazione amichevole tra Germania e Francia. Locarno mise il popolo in uno stato di estrema euforia. Su tutti gli orizzonti, Stresemann apparve con ingannevoli richiami di speranza. La Germania celebrò una delle sue più pesanti sconfitte in materia di politica estera come una "vittoria". Credeva in un successo chimerico mentre era stata invece gravemente umiliata e ingannata. L'esultanza provocata da Locarno era in grottesca opposizione con la realtà dei fatti che i francesi non avevano perso di vista in nessun istante.

È vero che con il tempo non si poteva più nascondere che, a Locarno, la Germania aveva scambiato il suo diritto perpetuo sull'Alsazia-Lorena con un piatto di lenticchie e che lì aveva dichiarato il suo consenso a soffocare il suo desiderio di affermare se stessa e il suo orgoglio. La stessa linea collegava Erzberger, padre della risoluzione di pace e firmatario dell'armistizio, Hermann Müller e il "centrista" Bell, firmatari dell'atto di Versailles, a Stresemann, firmatario del patto di Locarno. Sono i tedeschi che hanno capitolato e hanno dato una mano ad espellere la Germania dalla storia. Con i piani Young e Dawes, il popolo tedesco ha dato ugualmente un titolo d'obbligo alla Francia, affinché Parigi non la disturbasse quando la cullava nelle illusioni di pace.

sabato 27 novembre 2021

Considerazioni su un viaggio in Russia (Ernst Niekisch)

Niekisch, viaggio in Russia, 1932, Comunismo, Nazbol, nazional bolscevismo

In questo saggio del 1932, Ernst Niekisch, riflette sulla natura del nuovo Stato Sovietico, indicandone lucidamente pregi e difetti. Da teorico naturale di un vero nazionalbolscevismo si rende subito conto dell'eccessivo materialismo che andrebbe corretto con le verità indicate dai teorici della rivoluzione conservatrice; allo stesso tempo evidenzia il carattere propriamente russo e titanico di questa realtà che considera ovviamente e naturalmente un'alleato della Germania.  

Si può camminare per le strade russe e non imbattersi nella minima manifestazione, istituzione o misura con cui la Russia vorrebbe – o potrebbe – sedurre. La gente è mal vestita, come se ci fossero solo proletari che escono dalla fabbrica e vi ritornano. Gli uomini indossano berretti, donne e ragazze portano sciarpe. Lo straniero viene riconosciuto in base al cappello che indossa. Le scarpe sono di scarsa qualità, i negozi quasi vuoti. Lì, prima della guerra, erano ammassate tutte le prelibatezze d'Oriente e d'Occidente, adesso ci sono alcune scatole di conserve, mucchietti di rape, cetrioli e patate. Nelle vetrine, l'oggetto più trasandato e superfluo cerca di attirare il cliente: tre o quattro boccette di profumo, un vecchio mandolino, un foulard rosso per rallegrare. Nel mezzo di queste tristi cianfrusaglie, il busto di Lenin o Stalin sta al centro e funge da foglia di fico. I negozi sulla Prospettiva Nevski o di fronte al Cremlino, un tempo celebrati da tutto il mondo, assomigliano oggi a piccoli mercatini delle pulci di un oscuro sobborgo. Forse in questo momento è questo il vero carattere di città come Leningrado o Mosca. Ovunque c'è questo cupo grigiore che prima si incontrava solo nei quartieri popolari. Lo splendore dei vecchi palazzi è scomparso. I poveri volti, scavati dal dolore, guardano attraverso le alte finestre. I miserabili, con la bocca sdentata, sono stipati nelle stanze dove un tempo l'élite conduceva una vita in pompa magna, aperta al mondo. Questa Russia è effettivamente proletaria. Ad ogni occhiata, questo viene confermato. Essa non vuole ingannare con villaggi Potëmkin. Forse non aveva nemmeno la fantasia e la leggerezza per erigere simili villaggi. Non abbellisce nulla della monotonia della vita quotidiana, e nulla impedisce allo straniero di vedere il paese così com'è. Se vogliamo intraprendere un viaggio di scoperta, con i suoi rischi e pericoli, non abbiamo ostacoli contro cui scagliarci.

La Russia vuole essere uno stato proletario, e lo è. Uomini o donne - bisogna far parte della popolazione attiva per avere diritti civili, e persino il diritto alla vita. Chi non è un lavoratore non ha la possibilità di partecipare a una cooperativa che riceve, anche se in quantità limitata, i beni di consumo e li distribuisce ai propri soci sulla tessera annonaria a prezzo calmierato. In epoca feudale era necessario avere la terra, nell'era borghese era fondamentale possedere il capitale per poter essere un esponente della classe dirigente. In questo momento, è necessario lavorare per essere riconosciuti socialmente e politicamente.

Da un punto di vista storico, si comprende come la nuova Russia sia nata sotto forma di Stato operaio: quando, nel 1917 e negli anni successivi, i saccheggiatori stranieri e gli sfruttatori capitalisti cercarono di dividere la Russia e di colonizzarla, fu usata con successo l'idea di marxismo contro di loro.

lunedì 24 maggio 2021

Claus Heim: il Presidente del Reich Nazional-bolscevico

Alto come una montagna, possente come una quercia, spalle gigantesche e un pugno terrificante: Claus Heim, il “generale contadino” è un eterno esempio di lotta contro il sistema.
Claus Heim, Landvolk, Nazional-bolscevismo,

Forse è solo un’illusione, ma la storia a volte fornisce grandi sorprese: e se nel 1932 Claus Heim fosse diventato Presidente del Reich? La nostra storia, la storia dell’Europa liberale di oggi, sarebbe stata molto diversa. I più grandi e attivi nazional-bolscevichi del tempo, parliamo di Ernst Niekisch, Otto Strasser, Karl Otto Paetel, Erich Ludendorff, i militanti dei gruppi Oberland e Werwolf tentarono di farne il proprio candidato alla presidenza, in un momento quasi magico in cui tutte le forze nazional-rivoluzionarie parevano potersi unire contro tutto e tutti. Purtroppo questa svolta storica non è mai avvenuta e il futuro si è avviato nell’automatismo che ci ha condotto alla decadenza odierna.

Claus Heim


Ma chi è Claus Heim? Nasce il 24 marzo 1884 a Sant’Anna comune nel distretto di Dithmarschen nella regione dello Schleswig-Holstein. Dopo studi agrari e una vita contadina vicina alla famiglia, per dissidi con questa finisce prima in Danimarca, poi espatria in Paraguay. Anche qui si occuperà di gestire la propria terra e i propri allevamenti finché non dovette partecipare alla prima guerra mondiale come ufficiale. Tornato in America Latina trovò la situazione in condizioni disastrose e quindi nel 1923 tornò in patria.

Qui cominciano i primi veri scontri con il sistema politico tedesco. Heim deve acquisire la vecchia fattoria di famiglia e prende sempre più coscienza della situazione precaria in cui vivono i contadini. Verso la fine degli anni venti è aderente allo Stahlhelm e ci sono le sue prime apparizioni pubbliche nelle proteste dei contadini, il popolo della terra, che si ritroverà proprio nel movimento di resistenza Landvolkbund. Al suo fianco alla guida delle proteste troviamo Wilhelm Hamkens, il primo contadino a finire in prigione, più moderato e abile oratore, dal quale negli anni si allontanerà accusandolo di essersi compromesso con il potere per interessi e ambizioni personali.

Heim invece non accetterà mai compromessi, con niente e nessuno: “Era una personalità impressionante sotto ogni aspetto:

domenica 23 maggio 2021

23 maggio, nasce e muore Ernst Niekisch (Alain De Benoist)

Ernst Niekisch, nazionalbolscevismo, rivoluzione conservatrice, nazionalismo

Il 23 maggio è il doppio anniversario della nascita e della morte di una delle punte di diamante del pensiero nazional-bolscevico. Autore e politico originale e coraggioso, si è opposto a plutocrazie, vecchi privilegi e alla modernità malata presentatasi sotto forma di democrazie o dittature tecnocratiche. Nel nostro blog è possibile trovare articoli scritti di suo pugno o che parlano del suo pensiero e la sua vita. Di seguito invece una breve ricostruzione della sua vita dopo il 1945. 
Qui altri articoli di e su: Ernst Niekisch


Niekisch dopo il 1945 (Alain De Benoist)


La carriera politica di Niekisch non si conclude nel 1945. Ma l'uomo che i russi hanno liberato della sua cella non è ovviamente lo stesso di quello che più di dieci anni prima profetizzò l'avvento della Terza figura imperiale. Si definisce democratico e progressista. Resta, tuttavia, convinto di molte sue intuizioni e forse l'occupazione sovietica della Germania orientale lo porta a credere che la sintesi "prussiano-bolscevico" che ha sognato è, almeno in parte, in procinto di essere realizzata. Dal mese di agosto del 1945, entrò a far parte del Partito Comunista Tedesco (KPD) e, contemporaneamente, prende la direzione della Volkshochschule Wilmersdorf, situato nel settore britannico, dove continua a vivere. In autunno, lo troviamo come direttore dell'Ufficio della Lega per i Beni Culturali per il Rinnovamento democratico della Germania (Kulturbund zur demokratischen Erneuerung Deutechlands) e della Società di amicizia tedesco-sovietica. Diventò membro della SED nel mese di aprile 1946. Nel gennaio 1946, maliziosamente Junger scrisse: "Sembra che Niekisch sia completamente orientato verso est!". L'interessato rispose non semplificando le cose...

sabato 22 maggio 2021

Il Nazional Bolscevismo tedesco dal 1918 al 1932 (Karl Otto Paetel)

Il Nazional Bolscevismo tedesco, Karl Paetel, Junger, Van den Bruck, rivoluzione conservatrice

Questo resoconto è di fondamentale importanza: sia perché riesce a dare una panoramica completa dei protagonisti e i gruppi del nazional bolscevismo tedesco, sia perché scritto da uno di quei protagonisti; quel Karl Otto Paetel di cui abbiamo pubblicato il Manifesto e altro, che grazie all'esperienza diretta ci tramanda idee e visioni di prima qualità.


Al momento, quando nella Germania occidentale le tendenze politiche, i gruppi o gli individui sono descritti come "nazional-bolscevichi" (con l'intenzione di creare polemiche e una sfumatura peggiorativa, come per "trotzkisti" o "titisti"), intendiamo tendenze, gruppi o persone orientati verso l'Oriente e filo-russi, o almeno simpatizzanti. Ma questa definizione non basta a caratterizzare il movimento che, tra la fine della prima guerra mondiale e la presa del potere da parte di Hitler, attirò l'attenzione degli ambiti teorico-politici, all'"estrema destra" come all'"estrema sinistra" in molti modi e con lo stesso nome.

Dai due lati, il movimento si basava fondamentalmente su motivazioni politiche interne: i socialisti rivoluzionari si sono radunati attorno all'idea di nazione perché la vedevano come l'unico modo per mettere in pratica il socialismo. I nazionalisti convinti tendevano verso la "sinistra" perché, secondo loro, i destini della nazione potevano essere affidati solo tramite la fiducia a una nuova classe dirigente. Sinistra e destra si univano in un odio comune per tutto ciò che chiamavano imperialismo occidentale, il cui principale simbolo era il Trattato di Versailles e il garante, il "sistema di Weimar". Quindi era quasi inevitabile che ci rivolgessimo, in politica estera, alla Russia, che non aveva preso parte al Trattato di Versailles. I circoli "nazionali" lo fecero con l'intenzione di continuare la politica del barone von Stein, della convenzione di Tauroggen, e infine quella della "controassicurazione" di Bismarck; la sinistra dissenziente, da parte sua, nonostante le critiche spesso violente che formulava contro la politica comunista internazionale dell'Unione Sovietica, rimase convinta del carattere socialista, quindi ad essa correlato, dell'URSS, e attendeva la formazione di un fronte comune contro l'Occidente borghese e capitalista.

Il bolscevismo nazionale includeva quindi nelle sue fila nazionalisti e socialisti tedeschi che, introducendo una crescente intransigenza social-rivoluzionaria nella politica tedesca, contavano sull'aiuto russo per raggiungere i loro fini.

mercoledì 19 maggio 2021

Tusk: il rompighiaccio antiborghese oltre destra e sinistra (Bertrand Eeckhout)

Deutsche Jungenschaft 1.11., DJ.1.11.,Tusk,symbol,logo

Tra i movimenti della gioventù ce n'è uno che è particolarmente noto per il suo radicalismo antiborghese: la DJ.1.11. o la Deutsche Jungenschaft 1.11. (1 novembre, data della sua fondazione). Il radicalismo di questo movimento è dovuto essenzialmente alla personalità del suo capo e fondatore: Eberhard Koebel, detto "Tusk". Nato nel 1907 a Stoccarda, figlio di un alto funzionario, Eberhard aderirà molto giovane ai Wandervögel, più tardi passerà ai Freischar dei quali diverrà "Gaufuhrer" a Wurtember nel 1928. Questo piccolo uomo, nervoso ed energico non fu in alcun modo un teorico. Fu sopratutto un artista che rivoluzionò lo "stile" dei movimenti della gioventù dando un aspetto moderno alle sue riviste, conferendogli una grafica audace, moderna e pulita.La sua notorietà nel movimento e in tutta la Germania si deve sopratutto alle sue innovazioni. E queste non sono state solo di ordine grafico. Infaticabile viaggiatore, Koebel aveva visitato e vissuto con i lapponi, attraversato il nord della Russia europea, sbarcato in Novaja Zemlja. Dai suoi viaggi inediti e originali riporta indietro, oltre al suo soprannome "Tusk" ("Il tedesco" in scandinavo, la Kohte (tenda lappone), la balalaika e il banjo. Questa tenda nera e questi strumenti musicali saranno adottati con entusiasmo dai giovani. "Vivendo con intensità" Koebel percorre il suo paese in moto (un altro tratto di modernismo) per reclutare nuovi membri. Gli antiborghesi di Tusk si scinderanno dalla Freischar l'1 novembre 1929 riunendosi sotto la bandiera della DJ.1.11. Tusk imprimerà al suo movimento uno stile originale e un'etica nuova. Il suo stile e la sua etica si imporranno nel campo che organizzerà nel 1931 (Sühlager).

martedì 20 aprile 2021

L'Ordine della Nazione (Paetel, Karl Otto)

Chi si batte oggi per la nazionalità attraverso la rivoluzione socialista non può - i motivi sono stati esposti qui - mirare alla distruzione del partito di massa marxista, né a un "accordo con il marxismo" dall'esterno. Probabilmente può ben credere che la realtà völkisch permea l'atto rivoluzionario, al contrario di dottrine false o semi vere, come la Russia mostra essere una possibilità concreta; dovrà lasciare quel giudizio, però, alla vita e alle sue leggi.

Il marxismo rivoluzionario sta già marciando per la rivoluzione e il socialismo. Il nuovo ordine che emerge dall'onda di questo sconvolgimento sarà, a nostro avviso, non l'umanità universale come anticipata dai suoi teorici, ma la comunità degli Stati socialisti sovrani.

Non il sentiero, ma l’indicazione è sbagliata.

venerdì 5 marzo 2021

La Tecnologia divoratrice di uomini (Ernst Niekisch)

tecnica, tecnologia, nazionalbolscevismo, nazbol, Niekisch

Ernst Niekisch
uno dei padri nobili del nazional bolscevismo attraverso questo articolo ci spiega una delle essenze di questa ideologia: l'individualismo moderno, prodotto dell'occidente liberale e tecnologico può essere sconfitto solo con il socialismo, prodotto della Tradizione e dello spirito. 

Lo scatenamento dell'individualismo e il perfezionamento della tecnologia sono due fenomeni paralleli. Inizialmente dolcemente, timidamente, l'uomo ha sollevato - con coscienza inquieta - il velo che copriva i segreti - e non è morto. Ha scoperto cose inaspettate. Ciò che era misterioso divenne naturale e spiegabile. Non ha avuto rispetto per l'ignoto e chi mancava di questo rispetto raccolse i suoi frutti. Il successo ottenuto lo ha incoraggiato a ricominciare. La sua visione scrutatrice andava nel profondo delle cose. Ha fatto sperimentazione e ricerca. Ma ogni nuova conoscenza acquisita è un mezzo per imporre alla natura una nuova servitù. Il perfezionamento della tecnologia ha aumentato la resa generale. L'aumento del consumo, il richiamo di possibilità illimitate richiedevano un cambiamento nell'organizzazione economica. In una certa fase di sviluppo, la tecnologia corrisponde sempre a una particolare forma di struttura economica. L'individuo attraversa passaggi successivi. Il sentimento della sua superiorità e la consapevolezza della sua forza aumentano. Mette in discussione le relazioni sociali tradizionali e conclude che, a causa della sua conoscenza avanzata, non possono più essere giustificate. Si ribella, avendo finalmente vinto la causa e trasformando in questo modo le condizioni sociali. La tendenza a oltrepassare i limiti segna tutta questa evoluzione. La tecnologia si crede finalmente all'altezza di tutti i compiti. La produzione industriale spinge a una crescita insondabile. L'individuo si sente liberato. In linea di principio, non riconosce più alcun limite. Le regole, l'ordine e l'armonia dell'insieme non derivano dalle cose. Eppure, nella misura in cui rispettiamo i confini, lo facciamo unicamente da un punto di vista esterno, cioè dal punto di vista della redditività. La tecnologia si rivolge a nuovi compiti quando vale la pena investire. Ha bisogno di capitale da mettere a sua disposizione nella speranza di riscuotere, un giorno, interesse. La produzione di beni è regolata dalle prospettive di profitto. Quando c'è una possibilità di profitto, il capitale scorre. Più il capitale funziona, più il dominio dell'uomo su queste cose si allarga. In generale, l'individuo usa la sua libertà nella misura in cui gli è utile. È tanto più "libero" in quanto rappresenta il capitale, in quanto è "ricco".

sabato 31 ottobre 2020

I padri del "nazional-comunismo" tedesco: Heinrich Laufenberg e Fritz Wolffheim (di Rebellion)

Wolffheim, Laufenberg, nazional comunismo, nazional bolscevismo

L'espressione "nazional-bolscevismo" è portatrice di numerose ambiguità, derivanti dall'accostamento di due nozioni in apparenza totalmente opposte, utilizzate per definire due esperienze politiche spesso molto differenti tra loro. Le differenti interpretazioni del fenomeno, lungi dall'aver apportato una definizione più chiara, hanno comportato al contrario ancora più confusione.
Nel caso di Heinrich Laufenberg e Fritz Wolffheim, l'appellativo di "nazional-bolscevichi" gli fu attribuito dai loro avversari per discreditarli.
I due interessati per parte loro non lo accettarono mai, poiché dal loro punto di vista esso non rifletteva il vero significato del loro approccio politico che sarebbe stato piuttosto da intendersi, e noi sappiamo che la differenza è importante, come nazional-comunista.

La nascita di un comunismo nazionale

I due si incontrano nel 1912, e ciascuno di loro ha già una lunga esperienza militante alle spalle maturata nelle lotte del movimento socialista di prima della guerra.
Laufenberg è considerato uno dei migliori conoscitori del movimento operaio tedesco. Impegnato nei ranghi del socialismo rivoluzionario, egli rifiuta la linea riformista e parlamentare delle organizzazioni della sinistra dell'epoca. Gioca un ruolo attivo nella formazione rivoluzionaria dei gruppi radicali della Germania settentrionale, in particolare ad Amburgo dove dispone di numerosi sostenitori. La crescente minaccia di una guerra europea, lo porta a collaborare con un giornalista di recente tornato dagli Stati Uniti, Fritz Wolffheim. Questi ha seguito per numerosi anni l'evoluzione del sindacalismo americano. E tornò in patria profondamente colpito dal suo modo di funzionamento, convinto del carattere obsoleto delle vecchie forme di organizzazione operaia (in particolar modo della divisione dei compiti puramente arbitraria tra centrale sindacale e partito d'avanguardia).
I due si impegnano risolutamente contro la guerra, rifiutando di aderire alla "Sacra Unione" che ha portato, in Germania come in Francia, anche la sinistra ad associarsi alla grande follia della prima guerra civile europea. Se il loro attivismo contro il conflitto li spinse a richiedere l'immediata cessazione delle ostilità e una giusta pace tra i belligeranti, essi si mostreranno tuttavia ostili a qualsiasi forma di appello al sabotaggio della difesa nazionale, che per loro avrebbe significato soltanto fare il gioco dell'imperialismo avverso contro l'imperialismo "nazionale". Si noti che, a tal proposito, nessuno dei due si rifiuterà di essere mobilitato per andare a combattere sul fronte.
Il periodo della guerra farà maturare in loro l'idea che la nazione sia un "tutto", vale a dire una comunità legata da una cultura, una lingua, ma anche da un'economia.

giovedì 17 settembre 2020

A proposito de "L'Operaio" di Ernst Junger (Ernst Niekisch)

Junger, Niekisch, L'operaio, the worker, nazbol, nazional bolscevismo, rivoluzione conservatrice, tecnica

Deve nascere l'idea dello Stato dell’operaio.. Ciò non significa, naturalmente, che d'ora in poi tutti debbano lavorare in una fabbrica o che solo gli operai di fabbrica debbano essere considerati aventi valore. La sua caratteristica essenziale sarebbe questa: la legge fondamentale di questo stato deciderebbe che il lavoro, l'adempimento di un compito (Leistung), dovrebbe essere sacro, ma sacro solo nella misura in cui tende a servire lo stato e dove gli dà significato . Un lavoro che, in un modo o nell'altro, sarebbe fondamentalmente svolto dal punto di vista dello Stato, sarebbe la pietra angolare della società e dello Stato operaio” (Ernst Niekisch, Gedanken über deutsche Politik, Widerstand, Dresden 1929)

Dal 1918, la Germania è stata imbavagliata dal mondo borghese e imperialista: la sua servitù deriva direttamente dalla logica di questo mondo borghese e capitalista. Eppure, la Germania sente di appartenere a questo mondo e intende continuare a farne parte. Meglio, appare responsabile della sopravvivenza di questo mondo, limitando così la scelta dei mezzi a sua disposizione per la lotta di liberazione. Si vieta di lottare per un ordine in cui la logica del mondo borghese e imperialista, che strangola la Germania, non abbia corso, perché questo mondo sarebbe stato completamente distrutto. Finché la Germania sarà al servizio del mondo borghese e imperialista e del suo mantenimento, rafforzerà la sua condizione di schiavitù. Inoltre, la sua appartenenza alla Società delle Nazioni è già un simbolo, poiché in questo caso si manifesta l'intangibilità dei rapporti di forza creati dal Trattato di Versailles.

giovedì 10 settembre 2020

L'ALTERNATIVA NAZIONAL-COMUNISTA (Luc Michel) / Parte 1

Luc Michel, comunitarismo, Thiriart, nazional comunismo, bolscevismo nazionale, nazbol, Europa

"
Rendete la causa della nazione la causa del popolo e la causa del popolo diventerà la causa della nazione". V.I. Lenin

Immaginiamo un laboratorio: in questo laboratorio prevale una materia, in questa materia prevale un big-bang e dentro questo big-bang, una catena di reazioni chimiche di straordinaria violenza. Alcune molecole si disfano, altre si formano e si sviluppa un formidabile processo di fissione, combustione, ricostruzione, combustione corpuscolare; al termine del quale appare una sintesi di prodotti di natura sconosciuta. Chi avrebbe potuto prevedere la sintesi del "nazionale" e del "sociale" nel 1920? Chi, prima di Barres, avrebbe potuto immaginare l'incontro, il semplice incontro, dei due termini? Perché, beh, è a questo punto che ci troviamo ora.

L'Europa "mutatis mutandis", è a questo punto. Non ritorna, inventa, non medita, improvvisa. Non ripete vecchie formule: le brucia, le trasforma in cenere e dai frammenti, combinati follemente, forma nuovi prodotti sconosciuti. Vi si trova il nazionalismo, certamente, così come frammenti di populismo, resti di antisemitismo e un po’ di buon vecchio comunismo, meno morto di quanto sembri. Tutti questi vengono miscelati e superati attraverso il test del big bang. Nel cuore del tumulto, anche se improbabile com'era a suo tempo, c'è la sintesi fascista. Questo è un mostro che la nuova Europa crepa sotto i nostri occhi, anche se per il momento lo fa alle nostre spalle. Non ha ancora nome, questo mostro, né ha una faccia. L'ipotesi è solo che esista o che un giorno esisterà". (B.H. Levy, "enser L’Europe" e "Le Monde des debats 1993").


Nell'estate del 1993, la grande stampa scoprì quella che chiamava la tentazione o il pericolo del nazional-bolscevismo. Da Parigi a Mosca, i nostri giornalisti sembravano aver scoperto un nuovo fenomeno. La loro flagrante mancanza di cultura non ha permesso loro di conoscere la straordinaria tesi sul nazional-bolscevismo scritta dal professor Louis Dupeux quindici anni fa (1).

Da "Liberation" (Parigi) a "Soir" (Bruxelles), passando per "Le Monde", si è aperto un vero dibattito sull'argomento. Si moltiplicarono articoli, spesso contraddicendosi sul tema del nazional-bolscevismo e della fusione tra nazionalisti e comunisti. Così, "Liberation" ha intitolato un articolo, "La galassia nazional bolscevica" e ha parlato della "straordinaria convergenza ideologica che ha avuto luogo in questi ultimi mesi tra alcuni intellettuali comunisti e l'estrema destra". Ha sottolineato che "l'avvicinamento è avvenuto grazie al comune odio per la sinistra socialista, l'America e il sionismo" (2). "Soir", d'altra parte, parlava di un'alleanza tra rossi e bruni e ha sottotitolato "Finzione politica o politica senza finzione?" (3).

Nonostante la sua prima espressione politica tra le due guerre mondiali, il nazional-bolscevismo era già diventato una realtà politica europea

lunedì 10 agosto 2020

A che punto siamo (Ernst Niekisch)

widerstand, niekisch, rivoluzione conservatrice, nazionalbolscevismo
Ernst Niekisch indica le differenze fra la sua visione e la socialdemocrazia, che così come i nazionalsocialisti, intende separare la liberazione nazionale dalla lotta sociale. Le accuse rivolte al rivoluzionario tedesco sono molto simili a quelle che i reazionari di destra e sinistra portano a chi anche oggi lega temi sociali a temi culturali e nazionali.

Un avvertimento contro “Widerstand” è stato rivolto ai lavoratori - e come avremmo potuto aspettarci qualcos'altro? - suggerendo che promuove "l'oscurantismo nazionalistico" nella coscienza della classe operaia con l'obiettivo di conquistare quella classe agli obiettivi socialmente reazionari della borghesia. È stato fatto riferimento a certe somiglianze terminologiche come se offrissero la prova di tali affermazioni; abbiamo fatto uso, si è detto, di alcune espressioni che si sentono anche fra i social-reazionari. Tali somiglianze terminologiche potrebbero infatti essere presenti; non possiamo farci nulla se tali persone parlano anche di necessità nazionali vitali per le quali è più una questione di portafoglio che una seria considerazione di queste necessità.

Naturalmente si presume che coloro che hanno “identificato” queste somiglianze terminologiche cerchino intenzionalmente di fraintenderci. Perché davvero non ci vuole molto per cogliere le tendenze essenziali che informano la nostra posizione. Siamo totalmente radicati nei sentimenti e nei sentimenti vitali dei lavoratori tedeschi; i loro bisogni e i loro istinti sono i nostri.

martedì 28 luglio 2020

Lotta di Classe (Ernst Niekisch)

Ernst Niekisch, Comunismo, Europa, rivoluzione conservatrice, Widerstand, lotta di classe, nazionalismo, nazbol
La differenza tra le classi e il loro antagonismo, che hanno ragioni oggettive, è un fatto ineluttabile, inerente alla natura umana. Oltre a ciò, è la conseguenza delle condizioni sociali e della struttura della società. Nell'epoca della "società organica", la differenza di classi era nascosta dietro le tensioni mai placate tra le diverse proprietà. Ricco e povero, nobile e umile, potente e debole, signore e servitore, impiegato e capo, ma anche aristocratico e borghese - non erano in nessun caso polarità complementari all'interno di un insieme armonioso. Questi opposti designano forze esplosive che la struttura sociale deve padroneggiare, contro le quali non deve mai smettere di difendersi.

Quando la sensazione di differenza sociale raggiunge il punto in cui vogliamo superarla, la differenza tra le classi si trasforma in lotta di classe. L'opposizione tra classi sociali è un fatto al di fuori della volontà umana. La lotta di classe è un'esacerbazione consapevole di questa opposizione che solo la volontà umana può provocare. La differenza tra le classi è data, la lotta di classe deve essere organizzata. La differenza è uno stato, la lotta è un'attività. La differenza tra le classi è un destino, la lotta di classe è una rivolta contro il destino.

La struttura sociale è verticale, va dall'alto verso il basso. Sulla base poggiano i carichi. Il peso dell'insieme poggia sulla "base". Più si va in alto, più si è "liberi". La libertà di movimento aumenta e, più in alto, è molto più facile raddrizzare le spalle e alzare la testa. La vista che va dal basso verso l'alto è molto diversa. Laggiù, non c'è nulla che quello in alto possa desiderare. Non ha motivo di "invidiare" l'altro che è più basso. Gode ​​della sua altezza, della sua "superiorità" non appena guarda in basso. Ma, vista dal basso, questa "altezza" appare come un destino privilegiato, come un destino più felice. Sono esclusi, quando si trovano in basso, dove soffrono e invidiano questa felicità.

martedì 14 luglio 2020

Walter Lass e Karl-Otto Paetel due nazional-bolscevichi tedeschi (Edouard Rix)

Meno noti di Ernst Niekisch, Werner Lass e Karl-Otto Paetel sono due figure atipiche del bolscevismo nazionale, descritto da Louis Dupeux come la corrente più affascinante della rivoluzione conservatrice.
Meno noti di Ernst Niekisch, Werner Lass e Karl-Otto Paetel sono due figure atipiche del bolscevismo nazionale

Nel cuore della gioventù Bündisch


Nato a Berlino il 20 maggio 1902, Werner Lass appartenne ai Wandervogel dal 1916 al 1920. Nel 1923, fu eletto capo del Bund Sturmvolk, di cui una parte si unì allo Schilljugend del famoso leader dei Freikorps Gehrardt Rossbach nel 1926. In 1927, Lass si staccò per fondare il Freischar Schill, un gruppo Bündisch di cui Ernst Jünger divenne rapidamente il mentore ("Schirmherr") e che pose il "combattimento per i confini", spedizioni escursionistiche e addestramento militare al centro delle sue attività .


Dall'ottobre 1927 al marzo 1928, Lass e Jünger si unirono per pubblicare la rivista Der Vormarsch ("L'offensiva"), creata nel giugno 1927 da un altro famoso protagonista dei Freikorps, il capitano Ehrhardt. Desiderando superare gli stretti limiti del movimento giovanile, fondò la Wehrjugendbewegung o Movimento giovanile per la difesa. Per questo ha agito per collegare la “durezza dell'impegno del soldato in prima linea con la forza di realizzazione e profondità del movimento giovanile” per creare un nuovo tipo di uomo.

martedì 23 giugno 2020

ERNST NIEKISCH: dalla nazione all'Eurasia (Daniele Perra)


PARTE I 
ERNST NIEKISCH E LA GEOPOLITICA

Perennemente ostracizzato e bollato con lo sprezzante appellativo di “rossobrunismo”, il pensiero di Ernst Niekisch, declinato nella sua dimensione geopolitica, può nuovamente indicare all’Europa la via per liberarsi da ogni forma di servitù nordatlantica.

“O siamo un popolo rivoluzionario, o cessiamo definitivamente di essere un popolo libero”. Così è scritto sulla targa posta nella sua vecchia abitazione a dieci anni dalla morte, avvenuta a Berlino Ovest nel 1967 in totale solitudine e abbandono. Un aforisma che in poche parole sintetizza l’impegno di una vita intera. Ed Ernst Niekisch ha speso ogni singolo attimo della sua esistenza nel tentativo di restituire alla Germania ed al suo popolo quel ruolo di centro e guida continentale che, nella sua prospettiva, geograficamente e filosoficamente le spettavano di diritto.

La Germania, di fatto, è il cuore dell’estensione peninsulare occidentale dell’Eurasia. Piaccia o meno, l’Europa non può fare a meno della Germania, la quale, al contrario della Gran Bretagna storicamente antieuropea, nel bene e nel male ha sempre svolto un ruolo attivo all’interno del continente, fin da quando gl’Imperatori della casa di Svevia dovettero scontrarsi con le pulsioni centrifughe dei Comuni ribelli nell’Italia settentrionale.

lunedì 28 marzo 2016

Ernst Niekisch: un rivoluzionario tedesco 1889-1967 (di J. C. Costa)


Ernst Niekisch è la figura più rappresentativa del complesso e multiforme panorama che offre il movimento nazional-bolscevico tedesco degli anni 1918-1933. In lui si incarnano con chiarezza le caratteristiche - e le contraddizioni -evocate dal termine nazional-bolscevico e che rispondono molto più ad uno stato d'animo, ad una disposizione attivista, che ad una ideologia dai contorni precisi o ad una unità organizzativa, poiché questo movimento era composto da una infinità di piccoli circoli, gruppi, riviste ecc. senza che ci fosse mai stato un partito che si fosse qualificato nazional-bolscevico. E’ curioso constatare come nessuno di questi gruppi o persone usò questo appellativo (se escludiamo la rivista di Karl Otto Paetel, "Die Sozialistische Nation") bensì che l’aggettivo fu impiegato in modo dispregiativo, non scevro di sensazionalismo, dalla stampa e dai partiti sostenitori della Repubblica di Weimar, deiquali tutti i nazional-bolscevichi furono feroci nemici non essendoci sotto questo punto di vista differenze fra gruppi d’origine comunista che assimilarono l’idea nazionale ed i gruppi nazionalisti disposti a perseguire scambi economici radicali e l’alleanza con l'URSS per distruggere l'odiato sistema nato dal Diktat di Versailles. Ernst Niekisch nacque il 23 maggio 1889 a Trebnitz (Slesia). Era figlio di un limatore che si trasferì a Nordlingen im Reis (Baviera-Svevia) nel 1891. Niekisch frequenta gli studi di magistero, che termina nel 1907, esercitando poi a Ries e Augsburg. Non era frequente nella Germania guglielmina - quello Stato in cui si era realizzata la vittoria del borghese sul soldato secondo Carl Schmitt - che il figlio di un operaio studiasse, per cui Niekisch dovette soffrire le burle e l’ostilità dei suoi compagni di scuola. Già in quel periodo era avido di sapere ("Una vita da nullità è insopportabile", dirà) e divorato da un interiore fuoco rivoluzionario; legge Hauptmann, Ibsen, Nietzsche, Schopenhauer, Kant, Hegel e Macchiavelli, alla cui influenza si aggiungerà quella di Marx, a partire dal 1915.