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domenica 5 settembre 2021

Transumanesimo per le élite: l'estrema religione del capitale (Jean Claude Michéa)

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Come spesso accade, è il mediaticissimo Raphaël Liogier – del quale tutti conoscono già le grandi capacità di predizione su qualsiasi tema relativo all’Islam – che ha saputo formulare con maggiore franchezza, o forse con più ingenuità, i postulati di base della nuova sinistra siliconista (per riprendere l’espressione di Pierre Musso). «È un po’ narcisistico – dichiarava nel 2015 – pensare che il meglio, l’assoluto, l’ideale, sia l’uomo così come esiste oggi […]. Chi lo dice? Giusto quel genere di uomo che, avendo molta paura di cambiare, ha bisogno di ritrarsi. Si potrebbe dire che è una forma equivalente al nazionalismo. Ci si ritrae nella propria identità, ma in questo caso si tratta della propria identità corporea» [a] (cfr. Peste islamiste, anthrax transhumaniste: le temps des inhumains, testo accessibile in rete sull’eccellente sito di Pièces et main-d’oeuvre, 2016). Di fronte a questa strana fascinazione per un uomo del futuro geneticamente modificato (variante liberista dell’uomo nuovo di san Paolo e di Stalin) [b], coperto dalla testa ai piedi di microchip, biologicamente liberato dal pesante fardello del sonnellino [c] e connesso in tempo reale a tutti i suoi cloni sparsi sul pianeta (deve servire un bel po’ di odio rivolto verso di sé per arrivare a voler cambiare l’identità fino a questo punto e non avere quindi più altro sogno che quello di diventare un puro e semplice individuo tecnologicamente assistito), viene inevitabilmente da pensare alla celebre battuta del critico americano: «Se i fascisti dovessero mai tornare tra noi, non avranno più la camicia nera o bruna, ma il camice bianco» [d].

giovedì 4 marzo 2021

Alexander Dugin: il grande Risveglio contro il grande Reset


Dugin il Maestro
: grande il suo sforzo di fornirci un piano filosofico nuovo che abbracci più aspetti della conoscenza tramite il quale combattere il pensiero unico liberale che ha ormai occupato quasi tutto il sapere. 

Ma anche Dugin il Condottiero: coerente con questo unico e grande obiettivo di rivolgimento percorre anche la via sinistra (della mano sinistra) della mondanità politica che lo porta a sporcarsi le mani in prima persona senza chiudersi nella torre d'avorio. E proprio per questo ci dispiega oggi un manifesto: Il Manifesto del grande risveglio, contro il grande Reset. 

Dugin si dice convinto che esista una sincera e vitale repulsione per gli ultimi sviluppi del sistema liberale, ma questa repulsione deve essere messa al sicuro dai trotzkisti di ieri e di oggi, di destra (sedicenti sovranisti) e di sinistra, che sarebbero capaci di trasformare una rivoluzione in una involuzione. Quindi coerente con la propria storia traccia una lucida analisi e ci fornisce delle soluzioni necessarie. 

Nel manifesto Alexander Dugin evidenzia le caratteristiche dell'ultimo stadio del liberalismo: 
"Il Grande Reset è un piano per l'eliminazione dell'umanità. Perché questa è precisamente la conclusione a cui conduce logicamente la linea del "progresso" liberamente inteso: sforzarsi di liberare l'individuo da tutte le forme di identità collettiva non può non sfociare nella liberazione dell'individuo da se stesso".
Alcuni fatti è utile sottolineare: l'ultimo stadio del liberismo è la logica conclusione dello sviluppo liberale stesso. Volente o nolente il liberalismo porta alla distruzione dell'umanità stessa. 

Quindi il filosofo russo vede con simpatia tutti gli ambienti che con istinto vitalistico si sono rivolti contro questa fase terminale dell'umanità, ma ben sapendo che costoro non vogliono altro che tornare allo stato precedente del capitalismo: e la logica conclusione di questo sarebbe un nuovo ritorno alla fase finale e globalizzata. Quindi l'interesse di Dugin è tattico, non ci chiede di parteggiare ideologicamente per strani personaggi americani: 
"La cospirazione è la malattia infantile dell'antiglobalizzazione". 

Quella reazione spontanea deflagrata con qAnon o i vari populisti yankee è solo l'evidenza che il carattere dell'uomo non è sopito. 

Ma che fare?

La soluzione è quella che conosciamo e che lo stesso Dugin ci ha più volte indicato. Bisogna schierarsi contro l'individualismo per le identità collettive. Per il multipolarismo contro l'unipolarismo Usa e delle elite liberali. Per la giustizia sociale e le tradizioni. Superando vecchi schemi politici tanto cari allo stesso sistema liberale. 
"L'emergere di un polo europeo del Grande Risveglio deve comportare la risoluzione di questi due compiti ideologici: il superamento definitivo del confine tra sinistra e destra (cioè il rifiuto obbligatorio di un "antifascismo" artificioso da parte di alcuni e di inventato "anticomunismo" da altri) e l'elevazione del populismo in quanto tale - populismo integrale - a un modello ideologico indipendente. Il suo significato e il suo messaggio dovrebbero essere una critica radicale del liberalismo e del suo stadio più alto, il globalismo, che allo stesso tempo combina la richiesta di giustizia sociale e la conservazione dell'identità culturale tradizionale."
E' necessario creare (perché finora c'è solo spontaneismo vetero capitalista) organizzare e guidare la rivoluzione conservatrice contro la fase terminale del liberalismo: questo sarà possibile solo se i popoli riusciranno a coordinarsi e levarsi in piedi contro il mostro annichilente. L'organizzazione geopolitica eurasiatica e multipolare è non solo necessaria, ma è il senso stesso della lotta:

"La multipolarità diventa il punto di riferimento più importante e la chiave della strategia del Grande Risveglio. Solo facendo appello a tutte le nazioni, culture e civiltà dell'umanità siamo in grado di raccogliere forze sufficienti per contrastare efficacemente il "Grande Reset" e l'orientamento verso la Singolarità."

Lo sforzo di comunità tradizionali come quella cinese:
"In effetti, la Cina è una società tradizionale con migliaia di anni di storia e un'identità stabile. E chiaramente intende rimanere tale in futuro. Ciò è particolarmente evidente nelle politiche dell'attuale leader cinese, Xi Jinping. È pronto a fare compromessi tattici con l'Occidente, ma è severo nel garantire che la sovranità e l'indipendenza della Cina crescano e si rafforzino."

quella russa: 
"L'impero è diventato il nostro destino. Anche nel XX secolo, con tutto il radicalismo delle riforme bolsceviche, la Russia è rimasta un impero contro ogni previsione, questa volta sotto le spoglie dell'impero sovietico."

il risveglio di un'Europa potenza sovrana, dell'islam tradizionale così profondamente estraneo alla globalizzazione, così come dell'America indiolatina e di un'Africa che si vuole unita e postcoloniale, della cultura indiana...

Solo questo potrà farci cogliere l'occasione che qualche contraddizione interna alla logica liberale ci ha dato. Solo con la sovranità delle nostre grandi comunità socialiste e tradizionali potremo difenderci e sbarazzarci dei nemici dell'uomo.

(Di seguito il manifesto)