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sabato 5 marzo 2022

Europa-Russia-Eurasia: una geopolitica orizzontale (Carlo Terracciano)


In questo pezzo datato 2005, Carlo Terracciano espone in maniera limpida e da un punto di vista europeo e moderato la visione eurasiatista. Questo tipo di analisi, senza tempo, aiuta a decifrare costantemente gli avvenimenti di attualità e orienta senza dubbio ad una visione chiara ed esatta.

Carta Geopolitica, multipolare, Houshofer, Dugin, Terracciano, Eurasia
"L’idea eurasiatica rappresenta una fondamentale revisione della storia politica, ideologica, etnica e religiosa dell’umanità; essa offre un nuovo sistema di classificazione e categorie che sostituiranno gli schemi usuali. Così l’eurasiatismo in questo contesto può essere definito come un progetto dell’integrazione strategica, geopolitica ed economica del continente eurasiatico settentrionale, considerato come la culla della storia e la matrice delle nazioni europee."


Continenti e geopolitica


L’Eurasia è un continente “orizzontale”, al contrario dell’America che è un continente “verticale”. Cercheremo di approfondire poi questa perentoria affermazione analizzando la storia e soprattutto la geografia, in particolare eurasiatica. Terremo ben presente che in geopolitica la suddivisione dei continenti non corrisponde a quella accademica, ancor oggi insegnata nelle nostre scuole fin dalle elementari, e che, comunque, se un continente è “una massa di terre emerse e abitate, circondata da mari e/o oceani”, è evidente che l’Europa, come continente a sé stante (assieme ad Asia, Africa, America e Australia), non risponde neanche ai requisiti della geografia scolastica. Ad est infatti essa è saldamente unita all’Asia propriamente detta. La linea verticale degli Urali, di modesta altezza e degradanti a sud, è stata posta ufficialmente come la demarcazione trai due continenti, prolungata fino al fiume Ural ed al Mar Caspio; ma non ha mai rappresentato un vero confine, un ostacolo riconosciuto rispetto all’immensa pianura che corre orizzontalmente dall’Atlantico al Pacifico. La nascita e l’espansione della Russia moderna verso est, fino ad occupare e popolare l’intera Siberia, non è altro che la naturale conseguenza militare e politica di un dato territoriale: la sostanziale unità geografica della parte settentrionale della massa eurasiatica, la grande pianura che corre dall’Atlantico al Pacifico, distinta a sud da deserti e catene montuose che segnano il vero confine con l’Asia profonda.

Nel suo libro Pekino tra Washington e Mosca (Volpe, Roma, 1972) Guido Giannettini affermava: “Riassumendo, dunque, il confine tra il mondo occidentale e quello orientale non sta negli Urali ma sugli Altai”. Inseriva quindi anche la Russia con la Siberia in “occidente” e ne specificava di seguitole coordinate geografiche: “la penisola anatolica, i monti del Kurdistan, l’altopiano steppico del Khorassan, il Sinkiang, il Tchingai, la Mongolia, il Khingan, il Giappone”. Semplificando possiamo dire che il vero confine orizzontale tra le due grandi aree geopolitiche della massa continentale genericamente eurasiatica è quello che separa l’Europa (con la penisola di Anatolia) più la Federazione Russa, con tutta la Siberia fino a Vladivostok, dal resto dell’Asia “gialla” (Cina, Corea Giappone); nonché dalle altre aree geopoliticamente omogenee (omogenee per ambiente, storia, cultura, religione ed economia) dell’Asia (Vicino Oriente arabo-islamico, mondo turanico, Islam indoeuropeo dal Kurdistan all’Indo, subcontinente indiano, Sudest asiatico peninsulare e insulare fino all’Indonesia). Più che di un confine di tipo moderno si potrebbe parlare, specie nell’Asia centrale, di un limes in senso romano, di una fascia confinaria più o meno ampia che separa popoli e tradizioni molto differenti. In termini politici, specie dopo la dissoluzione dell’URSS, potremmo comunque porre questo confine asiatico attorno al 50° parallelo, per poi proseguire con gli attuali confini di stato tra Federazione Russa a nord e Cina-Mongolia-Giappone.

Del resto, in questo XXI secolo dell’era volgare la nuova concezione eurasiatista delle aree geopolitiche e geoeconomiche omogenee supera le concezioni politiche vetero­nazionaliste otto-novecentesche, basate su confini ritagliati a linee rette con squadra e compasso.

lunedì 22 giugno 2020

JEAN THIRIART: PROFETA E MILITANTE (Carlo Terracciano)

“J’écris pour une espèce d’hommes qui n’existe pas ancore,
pour les Seigneurs de la Terre …
(F. Nietzsche, La Volontè de puissance).

“ Scrivo per una categoria di uomini che non esiste ancora,
per i Signori della Terra…”

L’improvvisa scomparsa di Jean Thiriart è stata per noi come un fulmine a ciel sereno; per noi, militanti europei che, nel corso di vari decenni, abbiano imparato ad apprezzare questo pensatore dell’azione, soprattutto dopo il suo ritorno alla politica attiva, dopo svariati anni di “esilio interiore” nel quale ha potuto meditare e riformulare le sue precedenti posizioni. A maggior ragione, la sua morte ha sorpresi noi, suoi amici italiani che lo abbiamo conosciuto personalmente nel suo viaggio a Mosca nel 1992, nel quale formavamo insieme una delegazione Europea-Occidentale in visita alle personalità più rappresentative del Fronte di Salvezza Nazionale. Questo fronte, grazie al lavoro dell’infaticabile Alexandre Dugin, animatore mistico e geopolitico della rivista Dyenn (il Giorno), iniziò a conoscere e a stimare gran parte degli aspetti del pensiero di Thiriart e li ha diffusi nei paesi dell’ex-URSS e in Europa Orientale. Personalmente, ho l’intenzione, nelle pagine che seguono, di onorare la memoria di Jean Thiriart sottolineando l’importanza che il suo pensiero ha avuto e ha ancora oggigiorno nel nostro paese; dagli anni ‘60/’70 nel campo della geopolitica. In Italia la sua fama riposa essenzialmente nel suo libro, il solo che ha realmente dato una coerenza organica alle sue idee nel campo della politica internazionale: “Un Impero di 400 milioni di uomini, l’Europa” edito da Giovanni Volpe nel 1965, quasi trent'anni or sono.

venerdì 1 maggio 2020

La dottrina delle tre liberazioni (Carlo Terracciano)



Libertà va cercando ch’è sì cara,
Come sa chi per Lei vita rifiuta.
Dante Alighieri

PREMESSA
La Libertà è parte stessa dell’Essenza e dell’esistenza di un uomo, come di un popolo; d’ogni Uomo e d’ogni Popolo in quanto tali.
Tant’è vero che viene oggi considerata un Diritto fondamentale di ogni cittadino e fin dalla più remota antichità la differenza sostanziale tra gli uomini era appunto rappresentata dalla facoltà o meno di poter disporre liberamente di se stessi e dei propri beni. In mancanza di essa si cadeva in schiavitù, nella disponibilità quindi di altri che potevano disporre a loro piacimento e spesso capriccio della persona dello schiavo, fino a privarlo della vita stessa.
La schiavitù nel mondo è stata abolita ufficialmente da meno di un secolo e mezzo, a parte casi più recenti, ma solo per essere spesso sostituita da forme più larvate e subdole di dominazione praticamente totale ed assoluta su uomini, popoli, nazioni, interi continenti, fino ad avviluppare l’intero globo. Dominazione militare, economica, politica, religiosa, psicologica, culturale ed al giorno d’oggi persino biologica, informatica, ambientale ecc…
Sulla natura ed il contenuto della libertà, come sui suoi limiti si sono misurati per millenni gli intelletti più acuti dei “filosofi”, nel senso etimologico del termine.

giovedì 8 febbraio 2018

Sangue e Acciaio (Carlo Terracciano)

Stalin e la Russia del XX secolo - Introduzione a "Sangue e acciaio"


“Brindo al popolo russo innanzi tutto perché è quello che più si è distinto fra tutte le nazioni che compongono l’Unione Sovietica. Gli dedico questo brindisi perché esso ha meritato, fra tutti i popoli del nostro paese, di essere riconosciuto da tutti come la forza dirigente di questa guerra. Dedico questo brindisi al popolo russo non solo perché è un popolo dirigente, ma perché ha lo spirito chiaro, il carattere stoico e molta pazienza”.


[Al popolo russo , 24 maggio 1945]


Stalingrado è la famosa città industriale della Russia meridionale sull’ansa del Volga dove dall’agosto 1942 al gennaio ‘43 fu combattuta fra tedeschi e russi una delle più importanti battagli terrestri della IIª Guerra Mondiale. Forse la più decisiva in assoluto, dopo tre anni di trionfi delle armate del III Reich.

“Stalingrado” dichiarò Stalin “segnò l’inizio del tramonto dell’esercito fascista-tedesco”.

Con Leningrado, oggi ritornata all’antico nome di San Pietroburgo, e Mosca, la roccaforte del Volga rappresenta da sempre l’estrema linea di difesa russa dalle invasioni occidentali, proprio per la sua posizione strategica nel fronte sud.

Una linea retta trasversale quasi perfetta dal Baltico al Caspio.

Essa è situata infatti a ridosso dell’ampia ansa della maggiore via fluviale della pianura sarmatica, dove Volga appunto e Don sembrano quasi destinati ad unirsi, per poi piegare l’uno a sud-est fino al Caspio, l’altro verso sud-ovest al Mar d’Azov, a sua volta collegato al Mar Nero.

sabato 22 febbraio 2014

La Palestina del Terzo Millennio tra geografia sacra e geopolitica (Carlo Terracciano)

"Ho stretto un’Alleanza con i miei eletti, ho giurato a Davide mio servo: Sino all’eternità stabilirò il tuo seme, ed edificherò di generazione in generazione il tuo trono". Salmo LXXXVIII, 4-5

"La nuova voce ebraica parla per bocca dei fucili. Questa è la nuova Torah della terra di Israele. Il mondo è stato incatenato alla follia della forza fisica".
Judas Magnes Presidente dell’Università ebraica di Gerusalemme dal 1926




UN ABORTO ANNUNCIATO
All’avvento del XXI secolo e Terzo Millennio dell’era cristiana la questione Palestina rimane uno dei nodi irrisolti della politica mondiale. A 53 anni dalla proclamazione di Medinat Israel , lo Stato di Israele, avvenuta il 14 maggio del 1948, il conflitto divampa più sanguinoso che mai e si è ancora ben lontani dalla nascita di uno Stato Palestinese più volte annunciato. Uno stato che, comunque, si prospetta fin d’ora come una vera assurdità in termini geopolitici; un’entità politica ed economica dissezionata e già morta prima ancora di nascere, con pezzi della Cisgiordania (la Giudea e Samaria per gli ebrei), la striscia di Gaza (e non tutta), e mezza capitale a Gerusalemme, il tutto da collegarsi con strade attraverso Israele, che manterrebbe in ogni caso il controllo agli accessi con il restante mondo arabo. I geopolitici definiscono uno STATO POLIMERICO quello formato da parti territoriali separate e non confinanti: esempio tipico il Pakistan Orientale staccatosi dal nucleo principale d’occidente nel 1971 con il nome di Bangladesh, dopo una guerra cruenta e semisconosciuta in occidente, che costò milioni di vite umane e di profughi. Altro precedente storico emblematico fu quello della Prussia Orientale, staccata dal corpo territoriale della Germania per dare ai polacchi un corridoio con sbocco al mare, dopo la I Guerra Mondiale: e fu il casus belli della II° ! Nella situazione palestinese saremmo in presenza di un vero "aborto statuale", una creazione ufficiale che non potrebbe materialmente sopravvivere senza "l’aiuto" esterno. Si pensi solo al grande problema di questo secolo in Medio Oriente: l’acqua. E con milioni di palestinesi dei campi profughi da far tornare!

martedì 27 agosto 2013

Dio maledica l'America (Carlo Terracciano)

Dio maledica l'America, bestemmia vivente al nome d'ogni Dio
Jahvè maledica l'America, che usa il suo nome per sottomettere il mondo
Allah maledica l'America, che rende schiavi ed uccide i suoi figli
Brahman maledica l'America e il decimo Avatara di Vihsnu riporti l'Ordine sulla Terra
Amaterasu-o-Kami maledica l'America, che disintegrò i suoi figli in un fungo di fuoco
Manitù maledica l'America, che attuò il genocidio del suo popolo libero
Viracocha maledica l'America, che tiene schiavo il suo popolo
Horus maledica l'America, che ha fatto a pezzi il corpo dell'Egitto
Ahura-Mazda maledica l'America, che versò il sangue dei suoi figli sul Fuoco Sacro
Odino maledica l'America, che ha disonorato l'onore d'ogni guerriero
Zeus maledica l'America, nemica d'Europa nel Bello e nel Buono
Il Grande Cielo maledica l'America, che ha sporcato il mondo sopra e sotto di Lui
Ogni Bodhisattva maledica l'America, regno d'ogni menzogna, nemica d'ogni Verità
Gea maledica l'America, che sfigura e distrugge la Madre Terra
Ogni Dio, conosciuto e sconosciuto maledica l'America, regno del materialismo
Ogni essere vivente maledica l'America, che prepara l'annientamento del mondo
Satana maledica l'America, che ha usurpato persino il suo nome
Uomo maledici l'America, la Bestia Immonda nemica dell'Uomo.

Introduzione di Carlo Terracciano alla "Dottrina Bush"

“L’ Impero del Bene” e i suoi piani per il futuro del mondo

“L’esercito americano è il miglior amico
degli indiani”- Generale Caster


Nel 1996 il grande storico inglese David Irving scrisse “Nuremberg, the last battle”, ora disponibile anche in italiano per le edizioni Settimo Sigillo col titolo “Norimberga ultima battaglia”. Oltre a descrivere, documentatissimo come al solito, la cronaca del processo ai vinti della II Guerra Mondiale da parte dei vincitori, i retroscena, gli interrogatori, le torture, l’occultamento di documenti fino all’infame epilogo delle condanne a morte per impiccagione, la tesi fondamentale del libro è che tutti i crimini di cui venivano incolpati i tedeschi erano stati ed erano a loro volta commessi da americani e russi, inglesi e francesi: “…intere popolazioni bombardate, assassinate, brutalizzate, assoggettate, deportate o messe in schiavitù, nazioni neutrali invase con l’inganno o con qualche pretesto, convenzioni internazionali ripetutamente violate".

Lo scorpione nel cespuglio (Carlo Terracciano)

Bush = Cespuglio, macchia boschiva, zona selvaggia e incolta (bush-fighter= franco tiratore; bush ranger= evaso, bandito).
Bush = provinciale, scadente, insignificante, di qualità inferiore.
Bush = rivestimento isolante.”
[ dal Dizionario Inglese-Italiano Zanichelli]


GURU MAGNETICI…
Comunque la pensiate, sembra proprio che il destino dell’ultimo presidente degli Stati Uniti d’America, eletto minoritariamente, con poche decine di voti su Al Gore in Florida, sia segnato dal suo nome; e non soltanto per essere figlio dell’altro Bush, il Senior, quello del bombardamento sulla popolazione inerme dell’Iraq, subito imitato dal figlio. E questo a cominciare dalla scelta degli uomini e donne del suo staff, che rappresentano il biglietto da visita della novella Amministrazione USA. Il professor Myron Magnet, ebreo americano di origine est europea, nato 56 anni or sono (appena in tempo per essere forse un “recuperato” dai …sei milioni?), è un personaggio dall’aspetto a metà tra Asimov ed il Cappellaio Matto di “Alice nel paese delle meraviglie”. E’ stato lui il “guru che ha forgiato Bush Junior”, “l’uomo più ascoltato dall’uomo più potente d’America”. Sembra infatti che il “cespuglio texano”, novello Saulo, sia rimasto folgorato, anzi, ci si scuserà il gioco di parole, “magnetizzato” dal libro “Il sogno e l’incubo” di Magnet, il teorizzatore del “compassionate conservatorisme”, qualunque cosa ciò stia a significare; tanto da definirlo “il libro più importante che ho letto, dopo la Bibbia”. Ancora e sempre è il “Bible & business” il collante d’America; per un ebreo newyorkese immigrato, come per un petroliere texano WASP, fondamentalista metodista, quale appunto è l’uomo più (in)potente degli USA. Che poi l’attuale Presidente non debba aver letto molto di più tra questi due testi, ce lo conferma senza volere (senza volere…?), lo stesso MM riportando le espressioni della stampa liberal americana che definiva Bush junior “un nano intellettuale”, per non dire un semideficiente: “Ma dico: se questo benedetto ragazzo (sic) è davvero un cretino [testuale]…com’è che non ha mai fatto un passo falso?”. Verrebbe spontaneo ricordare al “consiglieri–guru” che il “suo ragazzo” proprio non ne ha avuto il tempo materiale, dopo pochi mesi di presidenza effettiva, se non dovessimo subito ricrederci e smentirci, ricordando la catena di passi falsi del neo eletto: come l’incidente con la Cina per l’aereo spia, il disinteresse apparente per il Medio Oriente che ha contribuito a far precipitare gli eventi, la denuncia del trattato ABM con Mosca, la cacciata degli Stati Uniti, per la prima volta nella storia, dai maggiori consessi dell’Onu relativi ai diritti umani e alla difesa dell’ambiente, per la quale gli americani sono sotto accusa di tutto il mondo dopo il rifiuto di ratificare gli accordi di Kyoto. Per non parlare delle quisquilie come l’elezione dell’ambasciatore a Roma, i rapporti con Mosca e via elencando. E siamo solo all’inizio del mandato!

domenica 25 agosto 2013

Dal cuore d'America a quello d'Eurasia (Carlo Terracciano)

Aspetti geopolitici della crisi mondiale

Giuro a Dio che l'America non vivrà in pace finché la pace non regnerà in Palestina
e finché tutto l'esercito degli infedeli non avrà lasciato la terra di Mohammad, la pace sia con Lui "
Dal proclama di Osama bin Laden,
dopo l'aggressione americana all'Afghanistan.



E’ passato quasi un mese dall’azione dei martiri-suicidi contro le “Torri gemelle” e il Pentagono; cioè contro il cuore economico e quello militare strategico degli Stati Uniti d’America ed è alfine scattata la promessa risposta contro i presunti finanziatori e mandanti della più clamorosa operazione contro la superpotenza imperialista. L’attacco americano all’Afghanistan, richiesto a gran voce dall’opinione pubblica americana e voluta dal governo per placare la sete di sangue e vendetta degli sconvolti cittadini in piena isteria nazional-sciovinista, comincia comunque a delinearsi chiaramente, se non nelle sue linee e metodologie direttive d’attacco, perlomeno nei suoi obiettivi strategici e geopolitici a medio e lungo termine.

Chi semina vento? (Carlo Terracciano)

Intervento sugli attentati dell' 11.9.2001 negli USA



“Chi semina vento raccoglie tempesta”! Così dice la saggezza popolare. E la tempesta di fuoco e distruzione abbattutasi su New York, su Washington, su tutti gli Stati Uniti d’America è la conseguenza diretta di oltre cinquanta anni, mezzo secolo di guerre, di interventi militari, di embarghi commerciali, di propaganda occidentale condotta dagli USA e dai loro alleati più stretti, i sionisti israeliani e americani, in tutto il mondo; in particolare contro il mondo arabo, islamico, eurasiatico, ma non solo. Da sempre l’imperialismo americano dilaga per il pianeta come un fuoco distruttore; ed anche quando si presenta con la mano tesa degli aiuti umanitari, del benessere, della solidarietà, i suoi doni avvelenati si trasformano in miseria dei popoli, in corruzione, in schiavitù, in morte di uomini e civiltà. Tutto questo ha un nome ben preciso: Mondialismo, Globalizzazione, Capitalismo. Oggi le ultime vittime del vero Potere politico, economico, militare e ideologico mondiale, con centro sul continente americano, sono i suoi stessi cittadini. Certo non possiamo non dolerci, come tutti, per la perdita di vite umane innocenti, di semplici lavoratori, di vigili del fuoco o poliziotti, di donne e uomini d'America e non, i quali non hanno avuto altra colpa che quella di esser nati, di vivere o di lavorare nel centro dell’ ”impero”.

Risposte di Carlo Terracciano a tre quesiti della redazione di Poljarnaja Zvezda

Intervista frutto del periodo successivo all'11 settembre e la conseguente aggressione all'Afganistan. Ma utile per capire la rotta che bisogna tenere per una sistemazione adeguata delle forze.

Quanto è attualmente profonda la contrapposizione degli USA e dell'Europa? E' attualmente una contrapposizione di sistema o una frizione temporanea destinata a scomparire in contemporanea con l'inizio delle operazioni militari in Iraq?

Rivolta contro il mondialismo moderno (Carlo Terracciano)

“E anche se non dovesse verificarsi la catastrofe temuta da alcuni in relazione all’uso delle armi atomiche, al compiersi di tale destino tutta questa civiltà di titani, di metropoli di acciaio, di cristallo e di cemento, di masse pullulanti, di algebre e macchine incatenanti le forze della materia, di dominatori di cieli e di oceani, apparirà come un mondo che oscilla nella sua orbita e volge a disciogliersene per allontanarsi e perdersi definitivamente negli spazi, dove non vi è più nessuna luce, fuor da quella sinistra accesa dall’accelerazione della sua stessa caduta”…potrebbe salvare l’occidente soltanto un ritorno allo spirito Tradizionale in una nuova coscienza unitaria europea”.
(Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno)

“E’ allora che anche sul piano dell’azione potrebbe venire in evidenza il lato positivo del superamento dell’idea di patria, sia come mito del periodo romantico borghese, sia come fatto naturalistico quasi irrilevante ad unità di diverso tipo: all’essere di una stessa patria o terra, si contrapporrà l’essere o non essere per una stessa Causa”.
(Julius Evola, Cavalcare la tigre)

venerdì 23 agosto 2013

La guerra dei mondi (Carlo Terracciano)

Re Virara
“Si dice che siamo entrati nell’Era della Distruzione. E’ vero?
Yudhishthira:
“Vedo sorgere un altro mondo in cui re barbari sovrastano un mondo corrotto e vizioso.
Degli uomini malaticci, spaventati, duri, vivono vite miserabili. Già incanutiti a 16 anni si congiungono carnalmente come animali. Le loro donne, perfette puttane, si vendono con bocche avide. Vacche magre e sterili. Alberi rachitici, senza vita. Niente più fiori, niente più purezza.
Ambizione, corruzione, commercio. L’Era di Kaly. L’Epoca Nera.
Campagna deserta, città insediate dal crimine. Bestie che bevono sangue e dormono nelle vie.
Acque risucchiate dal cielo. Terra bruciante, ridotta in ceneri morte. Il fuoco devasta alimentato dal vento; il fuoco trafigge la terra, spacca per largo il mondo sotterraneo.
Vento e fuoco bruciano il mondo.
Nuvole immense si ammassano. Blu, gialle, rosse si inalberano quali mostri marini su città in rovina. Sferzata dalla folgore cade la pioggia: la pioggia cade ed allaga la Terra.
DODICI ANNI DI TEMPESTA.
Le montagne squarciano le acque. Non vedo più il mondo!
Allora, quando resta soltanto un mare grigio, privo di uomini, di animali, di alberi, il Creatore beve il vento terribile e si addormenta.
(Profezia di Yudhishthira nel “Mahabharata”)

Guerra d'Eurasia (Carlo Terracciano)

La penetrazione della talassocrazia americana nell’ “Heartland” eurasiatico

“La presenza di truppe Usa in Georgia non è una tragedia…Se è possibile negli stati dell’Asia centrale, perché non dovrebbe esser possibile in Georgia? Ogni stato ha il diritto di attuare la politica che crede nel campo della sicurezza. La Russia riconosce questo diritto”.
Alexander Putin, Presidente della Federazione Russa.

“Who rules East Europe commands the Heartland: who rules the Heartland commands the World-Island: who rules the World-Island commands the World” (Chi controlla l’Est Europa comanda l’Heartland [letteralmente: il Cuore della Terra]: chi controlla l’Heartland comanda l’Isola -Mondo [la massa terrestre eurasiatico-africana]: chi controlla l’Isola-Mondo comanda il mondo”.
(H. Mackinder)

giovedì 22 agosto 2013

Testo della conferenza stampa tenuta dal Prof. C. Terracciano il 12/10/2002

Conferenza stampa tenuta dal Prof. Carlo Terracciano, il 12 ottobre 2002, dopo che era stato di fatto vietato il III Congresso di Storia Revisionista, che avrebbe dovuto tenersi a Verona, lo stesso giorno, nella sala di un Hotel cittadino, con la partecipazione di studiosi europei e del mondo islamico. (Dr. Ahmed Soroush-Direttore del "Neda Institute" Iran - Prof.Vincent Reynouord - Francia – Dr. Renè Louis Berlaz - Presidente dell’associazione "Veritè e Justice" - Svizzera - Cap. Ahmed Rani - Marocco)

Ecco la dichiarazione rilasciata dallo studioso italiano.

Se parliamo di coraggio lo facciamo a ragion veduta, specie dopo l’appello di vari rabbini del Centro Wiesenthal di Parigi, Los Angeles ecc.. rivolto al presidente del consiglio italiano Berlusconi, perché faccia arrestare e deportare i partecipanti a questo consesso di menti libere ed anticonformiste. Tra l’altro con il massimo disprezzo per l’indipendenza della magistratura, in questo caso Veronese, dal potere politico, interno ed internazionale, ai cui diktat dovrebbe sottostare. Conosco bene certi meccanismi visto che chi vi sta parlando ha subito a suo tempo anni di carcere, di persecuzioni e di censura proprio per aver scritto e parlato contro i poteri forti. Si vorrebbe forse intendere da parte di detto Centro straniero che i magistrati di Verona sono pronti ad obbedire a loro e al potere politico, contro l’espressione del libero pensiero pubblicamente espresso?
Siamo certi che le nostre istituzioni giuridiche sapranno rispondere a dovere a tanta presunzione e arroganza…O NO?!? E qui oggi si sarebbe parlato soltanto (per modo dire) delle vittime delle “democrazie”, in specie ovviamente le vittime di almeno tre secoli di imperialismo americano. Sembra infatti che oramai non soltanto il Revisionismo olocaustico delle correnti storiche anti-“sterminazioniste” debba essere criminalizzato in Italia ed in tutta Europa, ma persino gli avvenimenti più recenti, come l’abbattimento delle Torri Gemelle di New York e l’attacco al Pentagono dell’11 settembre 2001, debbano restare immuni da dubbi sulla matrice e gli scopi, per non parlare dei mandanti.

sabato 10 agosto 2013

Terracciano risponde a Cresti

L'intervento che proponiamo di seguito è parte di un più ampio dibattito in corso sul sito del Centro Culturale Italicum sul tema: Le "appartenenze ideologiche" e le questioni politiche attuali


Doverosa risposta e precisazione ad Antonello Cresti

Ho letto con molto interesse lo scritto di Cresti a “Italicum”, in particolare “I felici paradossi di Carlo Terracciano”.
Ovviamente non posso condividere parte delle sue affermazioni nella precedente intervista di Luigi Tedeschi, ed in particolare quelle su Marx ed Evola.
Al contrario suo trovo oramai più superata l’analisi marxiana, relativa alla società industriale del nascente capitalismo ottocentesco, anche se alcune intuizioni furono certamente geniali ed ancor oggi applicabili. Quelle evoliane di Tradizione e Mondo moderno sono categorie aprioristiche atemporali che come tali si ripropongono in ogni epoca: una dicotomia essenziale ed esistenziale che rientra perfettamente nella concezione ciclica della Storia.
Ma non sono qui interessato ad un’analisi della filosofia evoliana e della visione che è poi quella delle tradizioni di tutti i popoli; Evola ha scritto centinaia di articoli e decine e decine di ponderosi tomi che basta andare a rileggersi.

Limiti geopolitici del Continente Eurasia (Carlo Terracciano)

Dopo l’improvviso crollo dell’Unione Sovietica e la fine della divisione politica dell’Europa in due blocchi contrapposti, a risorgere dalle ceneri di Yalta non è stato solo il Vecchio Continente ma anche la Geopolitica. Possiamo anche dire l’una in conseguenza dell’altro, in naturale simbiosi.
Dottrina ostracizzata e demonizzata nel dopoguerra come “pseudoscienza nazista”, oggi le analisi geopolitiche riempiono le pagine di giornali, periodici, rotocalchi, arrivando persino talvolta ad intrufolarsi, QUASI SEMPRE A SPROPOSITO, nei discorsi di politici e politologi.
Un termine geopolitico che, seppur molto a fatica, si sta facendo strada nelle analisi degli esperti, o presunti tali, è quello di EURASIA.
Forse uno dei più abusati nell’uso che se ne fa ora, quanto fumoso nei reali contorni storico-geografici.
Anche per le evidenti implicazioni di politica internazionale che esso rappresenta e sempre più rappresenterà nel futuro prossimo.

Patria o Muerte: il cammino dell'America Latina

L’America Latina, un continente ritenuto da decenni dagli americani del Nord il “cortile di casa”, ha rappresentato e rappresenta ancor oggi l’esempio più vivo e deciso di opposizione al Nuovo Ordine Mondiale e al progetto messianico di globalizzazione. La dottrina Monroe già nel 1823 aveva infatti messo in chiaro quali fossero le ambizioni statunitensi sull’America Latina: “L’America agli americani! […] e non solo nella metà centro-settentrionale, ma anche nella metà Sud del continente dove gli Usa hanno sempre svolto con successo la stessa politica di divisione e asservimento dei popoli continentali che fu propria in Europa alla “casa madre”, la Gran Bretagna” (1).

Importanza geopolitica di Cuba

Le mire statunitensi sui confinanti del Sud si fondano sul concetto di sea-power. Il controllo completo degli oceani Pacifico e Atlantico consentirebbe agli USA di divenire una fortezza inespugnabile estesa lungo tutto il continente Americano. Il progetto mondialista a quel punto avrebbe con molta probabilità raggiunto la sua tappa più importante: un enorme isola in grado di controllare i mari ed i passaggi di merci e capace di imporsi in ogni dove. Gli USA hanno tentato negli anni di imporsi in ogni modo nel continente Latino, si pensi al golpe Pinochet, alle azioni di polizia compiute dalla fondazione dell’Unione a oggi, alle imposizioni economiche, scontrandosi però con resistenze nazionali di popolo più o meno forti, più o meno estese. L’esempio più eclatante e più conosciuto è sicuramente Cuba. La piccola isola caraibica ha subito dal 1822 al 1933 ben otto interventi armati da parte statunitense, ciò ad indicarne l’importanza geopolitica e strategica per gli yankee. Il dominio su Cuba avrebbe permesso agli USA il controllo dei due mari ed aperto una linearità di contatto con la striscia di proprietà americana attorno al Canale di Panama (nel 1903 infatti gli USA ottennero la zona del Canale in affitto perpetuo). L’importanza di Cuba è quindi evidente, “è veramente la chiave che può aprire o chiudere le porte di due mari […], essa è perno marittimo e geografico attorno a cui ruota la Nuova Isola del Mondo e quindi il progetto mondialista planetario di cui essa è base geostrategica di partenza” (2).

La ruota e il remo (Carlo Terracciano)

Un giovane Carlo Terracciano
Geopolitica e "Dottrina delle Tre Liberazioni": una risposta al progetto Mondialista della globalizzazione

"Una grande tenebra avanza sul mondo e noi dobbiamo combatterla. Non ci saranno giovani o anziani nel nostro tempo; tutti dovranno maturare in fretta, se vogliono tornare a veder la Luce".

"Guai al popolo i cui capi, i gruppi dirigenti e le masse non riconoscano le ore decisive della Weltpolitik,…nella loro coscienza legata alla realtà geografica del suolo."
(Karl Haushofer; Weltpolitik von Heute)



Habitat e paesaggio
In migliaia e migliaia di anni l'uomo ha percorso le vie del mondo, per terra e per mare; ha attraversato i continenti da polo a polo, i fiumi, i mari, i tre grandi oceani del globo, scalando montagne e scendendo nelle profondità marine e nelle grotte, gettando ponti su fiumi e stretti, esplorando i più remoti e selvaggi angoli del pianeta, dai ghiacci eterni ai riarsi deserti. Oggi la sua sete di conoscenza e conquista lo lancia sulla Luna, su Marte, sui pianeti del sistema solare e, in prospettiva nel vuoto siderale. Ma nei secoli e nei millenni i popoli, seguendo quasi gli stessi percorsi tracciati dalla geografia, dai mari, dai monti, dagli stretti, dai grandi fiumi e laghi, hanno anche trovato spazi della Terra sui quali insediarsi, costruendo le proprie dimore, allevando bestiame, coltivando il terreno o scavandone le viscere delle montagne in relativa profondità; insomma modificando il paesaggio ed adattandolo alle proprie necessità di sopravvivenza e sviluppo. In Europa questa attività ha profondamente modificato la natura originaria della penisola. L'uomo è "animale sociale" per eccellenza. I popoli nella storia si sono organizzati in villaggi, in tribù, in federazioni di vario tipo, in città e stati, in nazioni ed imperi.A piedi o a cavallo, usando la ruota dei carriaggi o il remo delle piroghe e delle navi, i nostri lontani antenati hanno percorso in lungo ed in largo le vie del continente, i suoi mari interni, i suoi prospicenti oceani. Nel loro continuo MOVIMENTO, col passar del TEMPO, essi hanno occupato ciascuno un proprio SPAZIO vitale nel globo ed una POSIZIONE; geografica rispetto al territorio e politica rispetto alle altre entità umane circostanti. L'essere umano si è così adattato agli ambienti ed ai climi, anche estremi, i più diversi; dotandosi nel frattempo di usi e costumi, fedi religiose e politiche, lingue e culture che, nella loro multiforme varietà e continua diversificazione, hanno rappresentato fino ad oggi la vera ricchezza di questo minuscolo scoglio di terra ed acqua, ghiaccio e fuoco ruotante nel vuoto siderale, attorno ad un piccolo sole marginale di una delle tante galassie in allontanamento fra loro dall'esplosione primordiale.