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martedì 27 agosto 2013

Fermiamo i delinquenti USA! (Alberto B. Mariantoni)

La storia si ripete

Guerra contro l’Iraq  

Esultiamo, gente! Rallegriamoci… Dopo quasi sessant’anni di parodia disneylandiana della storia… o, se preferite, di favole, documenti ed immagini sulla «supremazia delle regole del Diritto internazionale»; sul «ripudio della guerra come strumento di soluzione per le controversie tra gli Stati»; sul «diritto dei Popoli a disporre della propria libertà, indipendenza autodeterminazione e sovranità»; sul «rifiuto dell’ingerenza negli affari interni dei diversi Paesi del mondo», si ritorna alla «Legge della giungla»!

domenica 25 agosto 2013

Dossier Iraq: per non dimenticare cosa successe

L'infamia dell'occidente.

Presentiamo una serie di articoli datati per ricostruire, capire analizzare cosa successe. E per rileggere la storia confrontandola con il presente. Ricordando che la storia si ripete, a volte in farsa.

E.Galoppini

L’embargo all'Iraq è un atto d'irresponsabilità internazionale contro l'indipendenza dei popoli

Tratto da "Italicum", anno XVIII - gennaio-febbraio 2003



Nel seguente articolo, sviluppando alcune sue precedenti riflessioni [1], l’Autore affronta il tema della «responsabilità internazionale»; idea richiamata più volte quando si tratta di dare equa soluzione ad importanti ed urgenti questioni, ma che risulta spesso astratta e malinconicamente povera di contenuti.

Risposte di Carlo Terracciano a tre quesiti della redazione di Poljarnaja Zvezda

Intervista frutto del periodo successivo all'11 settembre e la conseguente aggressione all'Afganistan. Ma utile per capire la rotta che bisogna tenere per una sistemazione adeguata delle forze.

Quanto è attualmente profonda la contrapposizione degli USA e dell'Europa? E' attualmente una contrapposizione di sistema o una frizione temporanea destinata a scomparire in contemporanea con l'inizio delle operazioni militari in Iraq?

Sentiero di Aquila

“e Gesù a lui: - In verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso.- “
(Luca 23,43)


Prologo
I resoconti di una guerra sono sempre poco affidabili. Ancora meno lo sono stati quelli dell’attuale II guerra del Golfo. Dico attuale perché, anche se essa sembra giunta al termine sul piano strettamente macro-militare, oramai il vaso di Pandora è stato aperto e, come dicono alcuni esperti, il cosiddetto dopoguerra potrebbe essere più cruento della guerra stessa . In ogni caso, nel corso del conflitto, i teatri delle operazioni erano impenetrabili al comune osservatore e le notizie che arrivavano all’esterno, prodotte o dai comandi militari e politici delle parti in causa, cioè da persone per cui poteva e può ancora essere vitale diffondere menzogne, oppure dagli addetti ai lavori, i giornalisti, della cui attendibilità è bene dubitare anche quando operano in buona fede. A noi sono stati mostrati solo gli aspetti più spettacolari dell’operazione e oggi i carri armati americani a Bagdad, i saccheggi e l’abbattimento delle statue del Dittatore ne sembrano l’apoteosi finale. Comunque ho grossi dubbi che leggeremo mai la vera storia di questo conflitto.

domenica 11 agosto 2013

Iraq (Michel Schneider)

Ancora un contributo per inquadrare e non dimenticare

Gli Stati Uniti e Israele contro il resto del mondo: verso una resistenza mondiale.

Dietro l’ambiguità dei pretesi fini della guerra americana, l’opinione pubblica mondiale scopre progressivamente gli obiettivi non dichiarati, perché non dichiarabili, degli Stati Uniti, nuovo impero di pretesa mondiale. Nel momento in cui gli Americani pensavano di poter commettere in piena impunità il primo grande crimine contro l’umanità del XXI secolo, un numero crescente di paesi membri dell’ONU, e non dei minori, entrano in rivolta e si oppongono sempre più apertamente alla volontà di guerra di Mr Bush. Alla grande domanda: l'Irak rappresenta una minaccia per la comunità internazionale? L'America risponde sì.

U.S.A. über alles. Guerra all'Iraq (G.F. Spotti)

Un contributo per reagire al racconto storico di parte affermatisi negli ultimi anni

Di una cosa siamo certi: l’attacco americano all’Irak è un’aggressione deliberata, arbitraria, barbara e incivile. Una guerra imperialista mascherata da falsi pretesti umanitari. Ciò rafforza ulteriormente la tesi (semmai ci fossero persone ancora incerte) che gli USA sono una nazione governata da una classe politico-affaristica criminale e genocida. Da quando essi sono rimasti l’unica superpotenza incontrastata sul pianeta, non fanno nemmeno attenzione a nascondere certe loro velleità di conquista, dando chiara prova di disprezzo nei confronti dell’ONU, dei suoi ispettori, dell’opinione pubblica contraria e maggioritaria, nonché delle più elementari norme del diritto internazionale. Quella piccola minoranza di persone che applaude l’intervento USA in Irak è patetica, oltre che ignorante.

Il migliore dei mondi secondo Washington (Noam Chomsky)

Per capire dove siamo finiti.

La guerra d'Iraq non è finita. Negli Stati Uniti, il presidente Bush ha dovuto ammettere che le sue accuse contro Bagdad a proposito dell'acquisto di uranio dal Niger erano false. Nel Regno Unito, il suicidio di David Kelly, che aveva denunciato le "esagerazioni" introdotte da Tony Blair nel suo rapporto sull'Iraq, rende fragile l'avvenire del primo ministro. Poco a poco, le "menzogne di Stato" dei dirigenti della "coalizione" sono rivelate al pubblico. Infine, sul territorio iracheno, le operazioni si moltiplicano contro le forze d'occupazione americane che subiscono perdite quotidiane. Il Consiglio di governo instaurato dall'amministrazione che dirige Paul Bremer sembra incapace di far uscire il paese dal caos.


Il mese di settembre 2002 è stato contrassegnato da importanti avvenimenti intimamente legati. Da una parte, gli Stati Uniti, lo Stato più potente della storia dell'umanità, hanno messo in campo una nuova strategia di sicurezza nazionale (1), annunciando che essi avrebbero mantenuto la loro egemonia mondiale in maniera permanente e che avrebbero risposto a qualsiasi sfida attraverso la forza, terreno sul quale non contano alcun rivale dopo la fine della guerra fredda.

Energia nucleare dell’Iran: un casus belli per Cheney? (Muriel Mirak-Weissbach)

Articolo datato 2003, ma importante per non dimenticare come sono andate le cose negli anni e chi ha sostenuto sempre posizioni esatte.

"Prima l’Iraq; poi vengono Siria ed Iran." Così procede l’agenda di numerose commissioni di esperti del mondo dei neoconservatori degli USA, che progettano il ridisegno radicale della carta dell’intera regione del Medio Oriente e del Golfo Persico. Che si tratti di Michael Ledeen dell’American Enterprise Institute, o di un ideologo dall’occhio truce dell’Hudson Institute, tra le molte “nazioni canaglia” del mondo che vengono dipinte da “assi del male”, la Repubblica Islamica dell’Iran è tra le primi della lista.

sabato 10 agosto 2013

Guerra all'Iraq e Nasiriyya (Claudio Mutti)

Una breve analisi per non dimenticare le logiche dietro la guerra in Iraq

Dopo l’undici settembre, gli Stati Uniti si sono resi conto che non possono più confidare nella indiscussa subalternità dell’Arabia Saudita e continuare a sfruttarne tranquillamente i giacimenti petroliferi; ma, in mancanza di un accordo con la Russia e con la Cina, non possono neanche accedere alle immense risorse energetiche del Caspio e dell’Asia centrale. Hanno quindi deciso di dare il via a un progetto grandioso: instaurare il loro totale controllo su quell’area geografica che costituisce la cerniera tra il Golfo Persico, la regione caucasica e quella caspica.