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domenica 8 marzo 2026

La mafia geopolitica: cosa sono i dazi per gli Usa

Leggiamo delle strane analisi riguardo il rapporto/scontro Usa-Eu.

Ma non c'è nessuno scontro. Oligarchi, dazi, pizzo geopolitico, sanzioni, sono dinamiche ben più lunghe che una determinata presidenza. Non c'è questione fra destra e sinistra.

Gli Usa chiedono che la residua capacità monetaria europea vada per acquistare armi americane e quindi continuare a bloccare la parte orientale del continente. E questo stanno facendo le classi dirigenti europeiste.

Il cambiamento di stile comunicativo non sta cambiando il rapporto di sudditanza totale che l’Europa ha verso gli Stati Uniti. Le basi militari, le bombe atomiche, l'occupazione militare yankee è lì a dimostrarlo. Chiunque dica il contrario mentre.

Un terribile sospetto sul debito USA


Ci sta venendo un atroce dubbio e per questo cerchiamo qualcuno in grado di risponderci e farci dormire tranquilli. Ma non fate come l’intelligenza artificiale, la risposta che cerchiamo non può essere “le cose vengono calcolate così”.

Vorremmo capire davvero il motivo, diremmo la filosofia, che c’è dietro un tipo di situazione del genere.

Procediamo rapidamente, per favore abbiate pazienza e aiutateci senza tergiversare.

Gli Stati Uniti (sempre loro, lo sapete siamo fissati) hanno un enorme debito pubblico e, soprattutto ultimamente, si lamentano vigorosamente del loro, a quanto dicono enorme, disavanzo commerciale.

Prendiamo per buoni questi dati: “Secondo i dati del Dipartimento del Commercio, nel 2024 le importazioni di beni e servizi sono cresciute del 6,6%, attestandosi a 4.100 miliardi di dollari, mentre le esportazioni sono aumentate del 3,9%, raggiungendo 3.190 miliardi di dollari. Di conseguenza, il deficit commerciale totale è salito a 918,4 miliardi di dollari nel 2024.”

Parliamo di una super potenza che facilmente potrebbe essere totalmente autarchica, autonoma: autonoma alimentarmente, con un’industria evoluta, autonoma da un punto di vista energetico essendo addirittura esportatrice netta. Ha in mano la moneta del Monopoli, il dollaro, utilizzata da tutti quelli che giocano all’occidente e non solo.

Bene. Arriviamo al punto.

martedì 23 febbraio 2021

Utopia liberale e capitalismo reale (Michéa, Jean-Claude)

Michéa, capitalismo, liberismo, analisi, cos'è il capitalismo?

L’idea che la concorrenza «libera e non falsata» sarebbe – secondo le parole di
Milton Friedman – l’unico mezzo conforme alle esigenze della libertà individuale di «coordinare l’attività di milioni di persone, ciascuna delle quali conosce solo il proprio interesse, in modo che la situazione di tutti ne risulti migliorata […] e senza la necessità che le persone si parlino o si amino» [a], costituisce, da Adam Smith, uno dei dogmi fondamentali del liberismo (ma si trova traccia delle primissime formulazioni fin dal XVII secolo, nell’opera pioneristica di Boisguilbert) [b]. Nondimeno, la realtà empirica è ben lontana dal corrispondere a questo schema ideale. 

Infatti, come sottolineava Orwell, «il guaio, con la concorrenza, è che c’è sempre un vincitore. Il professor Hayek nega che il capitalismo liberale porti necessariamente al monopolio, ma, all’atto pratico, tale sistema ha portato proprio a quello» [c].

Vedere in questa costante tendenza [d] del sistema capitalista a formare dei cartelli, dei trust e degli oligopoli un semplice tradimento del «vero» spirito liberale appare dunque serio più o meno come considerare il fatto che un giocatore finisce sempre per impadronirsi del viale dei Giardini e del parco della Vittoria come una distorsione rispetto allo spirito del vero Monopoli. Ma questa differenza costitutiva tra l’ideologia della libera concorrenza e le sue forme di esistenza storicamente concrete si spiega anche attraverso la differenza che esiste per definizione tra il punto di vista dell’ideologo liberale – quello che s’interessa soltanto, in quanto spettatore che si presuppone imparziale, alle condizioni dell’equilibrio generale del mercato – e quello di ogni soggetto economico preso singolarmente. In effetti, come osserva Pierre-Yves Gomez, «a pensarci bene, gli attori economici definiti attraverso l’antropologia liberale non hanno alcun interesse a essere in concorrenza. Quando sono in concorrenza guadagnano meno, niente profitti da monopolî, niente ricavi dovuti alla loro posizione di mercato, alla possibilità di alzare il prezzo senza subire la concorrenza. In realtà, un’azienda ha un solo desiderio: agire in monopolio; il responsabile di un’azienda ha un solo desiderio: quello di fare accordi coi concorrenti per mantenere, per esempio, dei prezzi elevati […]. Si ha sempre l’impressione che il mondo liberale sia composto da persone il cui unico desiderio è quello di essere in concorrenza, ma è vero il contrario, fin dalle premesse liberali. Per guadagnare di più, gli individui hanno interesse ad accordarsi, a organizzare collusioni allo scopo di limitare i costi e di aumentare di molto i guadagni» [e]. 

mercoledì 27 gennaio 2021

La questione contadina in Germania (Paetel, Karl Otto)

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Il comunismo nazionale non può prendere in considerazione la predicazione di un "nazionalsocialismo riformato", ma non può nemmeno considerare di predicare un marxismo riformato.
I suggerimenti che il nazionalismo offre sul tema della questione contadina riguardano solo la necessità di non distruggere la categoria eterna del contadino legato alla terra; non potranno mai minare la pianificazione economica socialista.

Ma il dottor Rosikat (54) ha ragione quando afferma *:

“Il contadino tedesco non pensa affatto di rinunciare volontariamente alla sua economia autosufficiente. Il suo ideale non è come quello del proletario: l'autoabolizione come strato sociale. Al contrario, la sua è: autonomia a qualsiasi prezzo! I vantaggi che il comunismo gli promette non hanno alcun potere di vendita sul suo desiderio di lavorare in modo indipendente sul proprio suolo. 

“Ai comunisti piace fare riferimento alla Russia. Là i contadini seguirono il bolscevismo, quindi perché non potrebbero farlo anche in Germania un giorno? Per rispondere, posso indicare le seguenti differenze:

venerdì 7 agosto 2020

Intervista al maestro Jean Thiriart / Domanda 7 (Usa ed Europa)

Thiriart, Usa, Europa, economia, rapporti transatlantici, geopolitica, pdf
DOMANDA 7

Vi sono crescenti problemi commerciali tra gli Stati Uniti e la Comunità europea. Prevedi una vera guerra commerciale? In tal caso, quali sarebbero le conseguenze per l'Europa?

RISPOSTA

Nello schema rivoluzionario delle cose, una guerra economica tra gli Stati Uniti e l'Europa non può che essere benefica. Questa guerra economica stimolerà la coscienza politica dell'Europa. L'escalation della guerra economica non può che essere positiva, di fatto auspicabile per la formazione politica dell'Europa. Il cinismo economico americano aprirà gli occhi a persone che inizialmente non vedevano gli Stati Uniti come il nemico geopolitico come invece lo considerano quelli di noi che sono consapevoli di essere europei.

Dal 1945 la “classe dominante” europea (ho messo la “classe dominante” tra virgolette perché sono tutt'altro che “dominanti”, in realtà sono la “classe proprietaria”) ha rinunciato a tutte le richieste di indipendenza politica europea. Ha accettato la leadership politica americana in cambio del permesso di fare soldi. La Germania di Bonn illustra perfettamente il mio punto: politicamente parlando, è una Germania totalmente castrata. In mancanza di un'esistenza storica, ha solo un'esistenza economica. 

venerdì 24 luglio 2020

Legge economica del socialismo tedesco: la concessione (Otto Strasser)

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LA CONCESSIONE (*)

La differenza (fra il socialismo tedesco e il marxismo) si basa sulla nostra visione (conservatrice) della natura (tedesca) degli esseri umani.

L'esperienza biologica e storica preclude la possibilità di qualsiasi cambiamento nella natura umana e persino dell'intenzione di cambiarla. Il nostro compito politico è quindi di studiare la natura umana così come esiste realmente nel suo stampo tedesco e di palesare tale natura nelle nostre istituzioni economiche e sociali. Non dobbiamo cercare di imporre una teoria economica ai tedeschi, ma, al contrario, dobbiamo dedurre una teoria economica dalla natura dei tedeschi e, più in particolare, dobbiamo quindi formulare un sistema economico in base al quale i tedeschi possano vivere e svilupparsi. (Se, in seguito, trattiamo esclusivamente i "tedeschi", ciò serve semplicemente a restringere il nostro campo e non a presumere eccessivamente.)

Prima di tutto, quindi, lasciatemi insistere sul fatto che il tedesco desidera il suo stile peculiare, che è per l'indipendenza, per la gioia nella responsabilità e la gioia nella creazione. La mancanza di possibilità di soddisfare questo desiderio costituisce il nucleo della mancanza di radici, del malcontento, della mancanza di scopo nell'esistenza del tedesco di oggi. Soffre, in una parola, del carattere proletario della sua vita, della sua mancanza di possedimenti, della prospettiva senza speranza della sua vecchiaia e della dipendenza del suo presente.

Deproletarizzare i tedeschi deve quindi essere il compito principale del socialismo tedesco.

Questa deproletarizzazione è possibile solo consegnando proprietà per ogni tedesco.

mercoledì 22 luglio 2020

Contro la proprietà privata (Otto Strasser)

Otto Strasser, socialismo tedesco, la germania domani, rivoluzione, black front, fronte nero, rivoluzione conservatrice
La trasformazione della politica economica attraverso l'istituzione dell'autarchia, un monopolio statale del commercio estero e un nostro standard valutario - sottoscritto nel termine globale di una "economia pianificata", è oggi considerato necessario da numerosi gruppi in Germania e altrove qui in Europa. Ma questo riconoscimento teorico dell'"economia pianificata" rimarrà sterile finché questi gruppi si aggrapperanno ancora alla legge economica capitalista prevalente che decreta che "la proprietà privata è sacra".

Con la massima enfasi possibile, quindi, il rivoluzionario conservatore deve a questo punto insistere (come indispensabile preliminare per un'economia pianificata genuina ed efficace) sull'abrogazione della legge economica prevalente della proprietà privata.

Chi prende posizione sul mantenimento della proprietà privata della terra, delle materie prime che si trovano sotto la superficie della terra e dei mezzi di produzione in generale, non sta solo ripudiando il socialismo tedesco, ma sta anche difendendo ciò che renderà l’economia pianificata impossibile - non importa quanto ardentemente in teoria possa desiderarla.

domenica 24 maggio 2020

Aspetti politici del pieno impiego (Michal Kalecki)

I
[La dottrina economica del pieno impiego]


I.1

Una solida maggioranza degli economisti è oggi dell’opinione che, anche in un sistema capitalista, il pieno impiego possa essere assicurato da un programma di spesa del Governo, purché siano disponibili impianti adeguati ad impiegare tutta la forza lavoro esistente, e purché sia possibile ottenere in cambio delle esportazioni forniture adeguate delle necessarie materie prime che devono essere importate dall’estero.

Se il Governo garantisce investimenti pubblici (ad esempio costruisce scuole, ospedali e autostrade) o sostiene con sussidi il consumo di massa (con gli assegni familiari, la riduzione delle imposte indirette, o con sussidi diretti a mantenere bassi i prezzi dei beni di prima necessità) e se, in più, queste spese sono finanziate con un maggiore indebitamento e non con la tassazione (che potrebbe avere un effetto negativo sugli investimenti e sui consumi privati) allora la domanda effettiva per beni e servizi può essere incrementata fino al punto che corrisponde al raggiungimento del pieno impiego.

Si noti che questa spesa del Governo incrementa l’occupazione non solo direttamente ma anche indirettamente, dal momento che i redditi più elevati che essa genera provocano a loro volta incrementi secondari della domanda di beni di consumo e di investimento.

giovedì 7 maggio 2020

Finanziarismo, fase suprema del capitalismo (A. Dugin)

1. In quale sistema di coordinate esaminare il fenomeno del "finanziarismo"

Il capitalismo finanziario rappresenta una variante casuale della sostanza comune dello sviluppo del sistema capitalistico? Oppure è l'estrema incarnazione di tutta la sua logica, il suo trionfo?
La risposta a questa domanda non si trova nei classici del pensiero economico, dato che il loro orizzonte era limitato alla fase industriale dello sviluppo, la tendenza generale e la pregnanza di senso economico della quale essi (soprattutto i marxisti) indagarono in modo corretto e completo. La società postindustriale costituisce per molti aspetti una realtà oscura. Nel suo studio non esistono classici riconosciuti, sebbene molti autori abbiano gettato uno sguardo molto approfondito su questo fenomeno. Allora, comprendere il "finanziarismo" tocca proprio a noi, che ci piaccia o no.
Perfino per potersi accingere ad un'adeguata disamina di questo tema, occorre gettare uno sguardo sulla storia del paradigma economico, ritrovarvi il posto del "finanziarismo" non semplicemente dal punto di vista della cronologia quantitativa, bensì dal punto di vista della rilevanza qualitativa di questo fenomeno nel contesto generale dello sviluppo dei modelli economici.
Ma già qui, allo stadio zero di impostazione del problema, ci imbattiamo in un'incertezza, che erode il quadro dell'analisi. Esiste davvero un'unica storia dell'economia?  Una tale storia è esistita, per di più in due (o tre?) versioni alternative. Questa storia dell'economia è riconosciuta così da posizione liberale (il capitalismo è l'espressione del moderno e più progressivo paradigma dell'economia), come da posizione marxista (il socialismo e il superamento del capitalismo sono il moderno e più progressivo paradigma dell'economia). Vi fu ancora un terzo indirizzo (cioè la "eterodossia economica"), la quale in assoluto rifiutava di valutare il paradigma economico secondo questa rozza formula (progressivo - non progressivo) come gli economisti classici. Ma questa scuola economica della "terza via" (della quale ho esposto una relazione nel quadro della "Collezione Economico-Filosofica"), nonostante la presenza nei suoi ranghi di economisti e filosofi di alta classe, rimase marginale.

lunedì 12 agosto 2013

La lobby della globalizzazione (Agenzia Il Sagittario)

I veri padroni del mondo non sono più i governi, ma i dirigenti dei gruppi multinazionali finanziari o industriali, e delle istituzioni finanziarie opache (vedi FMI, Banca Mondiale, Wto, banche centrali ecc.). Questi responsabili non vengono eletti pubblicamente nonostante le loro decisioni abbiano un impatto, diretto o indiretto, sulla vita di tutti noi. Il potere di queste organizzazioni viene esercitato su scala planetaria, mentre il potere degli stati è limitato ad una dimensione nazionale. Inoltre, il peso delle società multinazionali nei flussi finanziari, ha da tempo sorpassato quello degli stati. A dimensione transnazionale, più ricche degli stati stessi, ma anche principali finanziatrici dei partiti politici di qualsiasi tendenza e nella maggior parte dei paesi, queste organizzazioni sono, di fatto, al di sopra delle leggi e del potere politico, al di sopra quindi della democrazia. Qui di seguito un elenco dei fatturati di alcune multinazionali, paragonati col PIL (Prodotto Interno Lordo) di alcuni paesi. Questo la dice lunga sul potere planetario che questi conglomerati stanno acquisendo.

domenica 11 agosto 2013

Attacco globalizzato alla classe media (John Kleeves)

Per la classe media occidentale sembrerebbe iniziato un periodo di disgrazie: negli ultimi due-tre anni si è verificata una serie di rovesci finanziari di portata internazionale, attribuiti alle più varie origini e motivazioni ma che alla fine sono sempre e tutti ricaduti - appunto come disgrazie - sulle sue spalle, e solo sulle sue. Se si considerano però attentamente quelle vicende viene il sospetto che più che disgrazie forse sono truffe, truffe belle e buone eseguite premeditatamente sul ceto medio del cosiddetto " mondo occidentale ".

Consideriamo il clamoroso default del debito obbligazionario estero dell’Argentina, dichiarato il 1° gennaio 2002. Dai primi anni '90 l’Argentina era sotto la " tutela " del Fondo Monetario Internazionale e si poteva pensare che questi avrebbe messo in atto la solita truffa ai danni dei locali, quella chiamata del "dittatore pazzo". L’ha fatto, però nello schema è stata aggiunta una variante, una variante micidiale e fatta apposta per i ceti medi di alcuni Paesi europei.