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domenica 21 agosto 2022

La battaglia per il Rimland (Darya Dugina)

Darya Dugina, Alexander Dugin, Eurasia

Gli eventi delle ultime settimane hanno messo in luce gli assi di nuove alleanze geopolitiche e ricostruito completamente la mappa geopolitica del mondo. Così, lo spazio dell’Europa, situato tra il polo dell’Eurasia e quello degli USA (la civiltà del mare) e facendo parte di un’ampia zona, che in geopolitica è chiamata “Rimland” (“terra dell’arco”) ha finalmente perso la sua sovranità (e anche prima, in gran parte virtuale, piuttosto potenziale, che reale) e orientamento al continentalismo. Tutta l’Europa oggi è atlantista.

Il geopolitico Nicholas Spykman notò nel 1942 che proprio l’instaurazione del controllo su questo arco del “Rimland” (che comprende l’Europa, la Turchia, l’Iran, i paesi dell’Asia meridionale fino alla Cina e all’Indonesia) è la chiave della vittoria degli Stati Uniti nella battaglia per il dominio del mondo. Analizzando le reazioni al conflitto, si può notare che una parte significativa del Rimland si è ora spostata su una posizione (atlantica) più ferma, ma ciò porterà al predominio globale degli Stati Uniti o a un ridisegno della mappa geopolitica del mondo?

Sullo sfondo delle consistenti accuse statunitensi di aggressione russa, seguite molto prima dell’inizio dell’operazione speciale russa, l’UE si è ovviamente radicalizzata, i rappresentanti dei paesi europei hanno iniziato ad accusare la Russia di imperialismo e ad imporre sanzioni su tutto, dalla cooperazione economica, ai viaggi aerei agli eventi sportivi, fino al divieto di partecipazione dei gatti agli eventi internazionali.

Al blocco della “condanna” e del sostegno delle sanzioni si sono aggiunti anche i Paesi che si sono costituiti per cooperare con gli Stati Uniti sia nel continente africano (Ghana, Liberia), sia in Medio Oriente (Israele, Kuwait, Libano, Libia) e in Asia (Separatisti di Taiwan, Giappone, Corea del Sud). In generale, questi paesi, secondo i modelli geopolitici, sono proprio i componenti della fascia costiera che circonda la Russia (“Heartland”) da Ovest, Sud e Sud-Est. Ed erano questi paesi che erano una priorità per gli Stati Uniti come roccaforti per la costruzione di una rete di basi militari nei loro territori.

sabato 5 marzo 2022

Europa-Russia-Eurasia: una geopolitica orizzontale (Carlo Terracciano)


In questo pezzo datato 2005, Carlo Terracciano espone in maniera limpida e da un punto di vista europeo e moderato la visione eurasiatista. Questo tipo di analisi, senza tempo, aiuta a decifrare costantemente gli avvenimenti di attualità e orienta senza dubbio ad una visione chiara ed esatta.

Carta Geopolitica, multipolare, Houshofer, Dugin, Terracciano, Eurasia
"L’idea eurasiatica rappresenta una fondamentale revisione della storia politica, ideologica, etnica e religiosa dell’umanità; essa offre un nuovo sistema di classificazione e categorie che sostituiranno gli schemi usuali. Così l’eurasiatismo in questo contesto può essere definito come un progetto dell’integrazione strategica, geopolitica ed economica del continente eurasiatico settentrionale, considerato come la culla della storia e la matrice delle nazioni europee."


Continenti e geopolitica


L’Eurasia è un continente “orizzontale”, al contrario dell’America che è un continente “verticale”. Cercheremo di approfondire poi questa perentoria affermazione analizzando la storia e soprattutto la geografia, in particolare eurasiatica. Terremo ben presente che in geopolitica la suddivisione dei continenti non corrisponde a quella accademica, ancor oggi insegnata nelle nostre scuole fin dalle elementari, e che, comunque, se un continente è “una massa di terre emerse e abitate, circondata da mari e/o oceani”, è evidente che l’Europa, come continente a sé stante (assieme ad Asia, Africa, America e Australia), non risponde neanche ai requisiti della geografia scolastica. Ad est infatti essa è saldamente unita all’Asia propriamente detta. La linea verticale degli Urali, di modesta altezza e degradanti a sud, è stata posta ufficialmente come la demarcazione trai due continenti, prolungata fino al fiume Ural ed al Mar Caspio; ma non ha mai rappresentato un vero confine, un ostacolo riconosciuto rispetto all’immensa pianura che corre orizzontalmente dall’Atlantico al Pacifico. La nascita e l’espansione della Russia moderna verso est, fino ad occupare e popolare l’intera Siberia, non è altro che la naturale conseguenza militare e politica di un dato territoriale: la sostanziale unità geografica della parte settentrionale della massa eurasiatica, la grande pianura che corre dall’Atlantico al Pacifico, distinta a sud da deserti e catene montuose che segnano il vero confine con l’Asia profonda.

Nel suo libro Pekino tra Washington e Mosca (Volpe, Roma, 1972) Guido Giannettini affermava: “Riassumendo, dunque, il confine tra il mondo occidentale e quello orientale non sta negli Urali ma sugli Altai”. Inseriva quindi anche la Russia con la Siberia in “occidente” e ne specificava di seguitole coordinate geografiche: “la penisola anatolica, i monti del Kurdistan, l’altopiano steppico del Khorassan, il Sinkiang, il Tchingai, la Mongolia, il Khingan, il Giappone”. Semplificando possiamo dire che il vero confine orizzontale tra le due grandi aree geopolitiche della massa continentale genericamente eurasiatica è quello che separa l’Europa (con la penisola di Anatolia) più la Federazione Russa, con tutta la Siberia fino a Vladivostok, dal resto dell’Asia “gialla” (Cina, Corea Giappone); nonché dalle altre aree geopoliticamente omogenee (omogenee per ambiente, storia, cultura, religione ed economia) dell’Asia (Vicino Oriente arabo-islamico, mondo turanico, Islam indoeuropeo dal Kurdistan all’Indo, subcontinente indiano, Sudest asiatico peninsulare e insulare fino all’Indonesia). Più che di un confine di tipo moderno si potrebbe parlare, specie nell’Asia centrale, di un limes in senso romano, di una fascia confinaria più o meno ampia che separa popoli e tradizioni molto differenti. In termini politici, specie dopo la dissoluzione dell’URSS, potremmo comunque porre questo confine asiatico attorno al 50° parallelo, per poi proseguire con gli attuali confini di stato tra Federazione Russa a nord e Cina-Mongolia-Giappone.

Del resto, in questo XXI secolo dell’era volgare la nuova concezione eurasiatista delle aree geopolitiche e geoeconomiche omogenee supera le concezioni politiche vetero­nazionaliste otto-novecentesche, basate su confini ritagliati a linee rette con squadra e compasso.

mercoledì 16 febbraio 2022

Dugin e la geopolitica (Inimicizie)

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Di seguito ospitiamo un contributo pubblicato sul blog "Inimicizie" che invitiamo a seguire.

Sul nostro blog trovate altro materiale su e di Dugin a questo link.

Filosofo, geopolitico, ideologo, attivista, consigliere.

Aleksandr Dugin è tutto questo, ed altro.

Da subito oppositore di Gorbaciov e di Yeltsin, poi “compagno viaggiatore” di Putin che ha sia elogiato, che consigliato, che criticato, vedendo in lui la rinascita della missione geopolitica della Russia, benché ancora insufficiente.

Il principale testo in cui viene riassunto il pensiero geopolitico di Dugin è “L’ultima guerra dell’isola mondo“, originariamente pubblicato in russo nel 2012 con il titolo Geopolitika Rossii, quindi precedentemente alla guerra in Ucraina.

Proviamo a farne una sintesi, integrandolo con altri suoi scritti e dichiarazioni, senza la pretesa di essere esaustivi.

HEARTLAND

La geopolitica di Dugin discende da tutto il filone realista delle relazioni internazionali, in particolare dagli autori, anglosassoni e continentali che hanno focalizzato la loro analisi sullo scontro tra civiltà di terra e civiltà di mare, di cui abbiamo già parlato in un post precedente: MacKinder, Spykeman, Hausofer, Schmitt, De Benoist, Thiriart, Brezinski.

Due sono le idee principali intorno a cui ruota tutto il suo pensiero.
La prima è che le sorti geopolitiche del mondo

domenica 9 gennaio 2022

La dottrina Putin: verso la Quarta Teoria Politica (Alexander Dugin)

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La critica di Putin al capitalismo durante il discorso di Valdai, così come una serie di altre dichiarazioni ideologiche dai colori vivaci del capo dello Stato, è un evento molto serio. Putin è un pragmatico e un realista, e durante il suo regno ha cercato di stare il più lontano possibile dall'ideologia. Questo era il suo stile aziendale: nessuna preferenza ideologica e, al contrario, il contenimento di eventuali estremi ideologici. Ciò è legato, in particolare, alla completa indistinzione di Russia Unita, dove al posto dell'idea ostenta un buco nero su larga scala.

Fino a poco tempo fa, questo andava bene a Putin, se non altro perché funzionava e non interferiva con la sua gestione.
Ma ora Putin sta facendo affermazioni così dure e inequivocabili: il capitalismo moderno è un vicolo cieco, i valori liberali stanno distruggendo la società, è necessario un appello su larga scala al conservatorismo.

giovedì 7 ottobre 2021

L'umanità è stata quasi cancellata (Alexander Dugin)

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Il blocco globale di lunedì 4 ottobre è stato un vero grosso problema. In un certo senso, è paragonabile a una prova generale per la fine del mondo. Questo confronto sarebbe appropriato se vivessimo nella luce. Ma poiché viviamo nell'oscurità, sarebbe più esatto chiamarla la fine dell'oscurità.

Quando le reti globali sono crollate, miliardi di persone hanno appreso la cosa principale: che tutto ha una fine e questa fine, non importa quanto sia posticipata, arriva prima o poi. Questo non è solo un problema tecnico, è molto di più. La chiusura simultanea di tutte le principali reti ha mostrato quanto sia fragile, vulnerabile e inaffidabile l'intera civiltà tecnica.
In primo luogo, il coronavirus lo ha colpito, mostrando quanto valga un fittizio senso di sicurezza e un'orgogliosa fiducia che la scienza e la tecnologia moderne possano facilmente far fronte a qualsiasi malattia. Il vaccino è stato effettivamente prodotto abbastanza rapidamente, ma anche le vaccinazioni di massa non hanno cambiato praticamente nulla nel quadro allarmante della pandemia globale. Sia i vaccinati che i non vaccinati si ammalano e muoiono. La propaganda ufficiale sostiene che il vaccino salva. Le leggende metropolitane e le teorie del complotto insistono sull'esatto contrario: il vaccino uccide. Facebook, Twitter, Instagram e altri network hanno bloccato senza pietà dissidenti e non allineati. Ma poi le reti stesse sono cadute.

mercoledì 21 luglio 2021

Solo una dittatura socialista può salvare lo Stato dopo il coronavirus (Alexander Dugin)

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Alla vigilia del disastro.


La situazione con la pandemia di coronavirus in Russia sta gradualmente intensificandosi e diventando davvero critica, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche dal punto di vista politico ed economico. Si sentono più spesso voci in preda al panico, si moltiplicano previsioni catastrofiche e cresce la paura della gente man mano che le conseguenze iniziano a farsi sentire e le persone gradualmente riconoscono le peculiarità della quarantena.

Si delineano sempre più scenari di catastrofe politica a causa dell'incapacità del governo russo di far fronte alle sfide poste dalla pandemia. Alcune peculiarità del comportamento delle autorità - sia supreme, governative che regionali - hanno giustamente suscitato scalpore. È chiaro che Putin ha gestito male la situazione commettendo diversi errori significativi in ​​relazione alla quarantena iniziale che potrebbe diventare fatale. Il primo ministro Mishustin, dopo aver incluso le imprese a lui vicine (come i bookmaker di Fonbett) nel sistema di sostegno statale, si è tagliato fuori dal gioco per una sciocchezza tecnica, mentre il sindaco Sobyanin, partendo come un forte leader regionale, ha commesso un errore irreparabile con i controlli epidemiologicamente ingiustificati degli abbonamenti della metropolitana, che, combinato con la famigerata proposta alla vigilia della pandemia di effettuare tagli significativi all'industria medica, ha portato all'erosione di ogni fiducia pubblica. Altri governatori e autorità regionali hanno agito con diversi gradi di efficienza, ma si sentono sempre più abbandonati dal centro federale e devono rispondere essi stessi alla popolazione imbestialita. Non è stato dichiarato alcun completo regime di emergenza, sebbene molti processi siano in corso al di fuori del normale quadro giuridico. Le autorità economiche (il cluster Nabiullina), che inizialmente hanno cercato di commentare la situazione in qualche modo sono state reticenti, poiché ogni dichiarazione d'ora in poi non può che aggravare la situazione, che è già diventata decisamente esplosiva. Il quadro generale si sta rapidamente avvicinando al momento del crollo dell'URSS, quando Gorbaciov e il Comitato centrale del PCUS persero immediatamente il controllo del paese. Putin nel suo bunker è quasi come Gorbaciov a Foros. Del resto, anche all'epoca, le autorità hanno emesso un solo squillo: "è tutto sotto controllo, sono difficoltà tecniche". Dopo poco tempo, però, il Paese non c'era più: se la risposta alla sfida della pandemia sarà la stessa di adesso, una minaccia simile diventerà abbastanza urgente per la Federazione Russa.

domenica 18 luglio 2021

Karl Haushofer e il ritorno alla tradizione geopolitica radicale (Alexander Dugin)

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Il famoso geografo politico e teorico americano Nicholas J. Spykman disse una volta; “I ministri possono andare e venire, anche i dittatori muoiono, ma le catene montuose restano imperturbate”. È un dato di fatto che le condizioni geografiche, che si riferiscono al territorio fisico dello Stato, sono rimaste la vera determinante della Politica Internazionale. Per secoli, la geografia ha svolto un ruolo fondamentale nel determinare il potere statale e l'influenza nella politica internazionale. Ad esempio, l'antica Roma distrusse eroicamente Cartagine a causa della sua immensa e strategica geografia. Allo stesso modo, la sconfitta del grande guerriero europeo Napoleone in Russia è avvenuta a causa della sua mancanza di comprensione delle condizioni geografiche russe.

A questo proposito, uno degli antichi documenti riguardanti il ​​ruolo strategico della geografia può essere rintracciato negli scritti del famoso storico greco antico Tucidide, il cui libro "La storia della guerra del Peloponneso" dà un breve resoconto del ruolo della geografia nella vittoria delle guerre. Secondo il famoso storico americano ed esperto di geopolitica Robert D. Kaplan “Ogni Stato fronteggia l'ambiente esterno nel determinare la propria strategia”. Questo fu certamente il caso del tentativo di Napoleone di invadere la Russia.

Nel corso della storia, la realtà fisica dello Stato è sempre stata la pietra angolare dell'arte di governo e della grande strategia. Tuttavia, va tenuto presente che la condizione geografica dello Stato è un destino irreversibile. Qui, il termine "destino irreversibile" è la vera essenza della geopolitica, che è il vero volto della politica internazionale di oggi.

venerdì 9 luglio 2021

Michail Bakunin: il segreto dell'anarchismo russo (Alexander Dugin)

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Mikhail Bakunin nacque il 30 maggio 1814 e divenne un autore ripudiato da tutti in Russia. I conservatori lo disprezzavano perché attaccava la monarchia; i bolscevichi la rifiutarono perché odiava Marx ed era panslavista e nazionalista russo; I cristiani ortodossi erano inorriditi dalla sua empietà; gli atei lo consideravano un mistico che predicava la strana idea di un uomo interiore.

Nessuno di loro simpatizzava con l'anarchismo di Bakunin. Le sue idee non sono mai state realizzate. Le organizzazioni anarchiche (senza le quali la vittoria dei bolscevichi nel 1917 sarebbe stata impossibile) furono eliminate in tutta la Russia perché incompatibili con la dottrina marxista dello Stato rivoluzionario e con l'imposizione di una dittatura. Gli anarchici rifiutarono l'instaurazione di qualsiasi forma di potere organizzato e preferirono creare una federazione di liberi lavoratori composta principalmente da comunità rurali e contadine.

Ma Bakunin amava la Russia. Era disposto a qualsiasi sacrificio per lei: pensava di sacrificare gli altri, ma soprattutto pensava di sacrificare se stesso. Tali idee contrastano con i milioni di codardi che sono disposti a sottomettersi al potere per ottenere cibo e riparo senza mai sfidare Dio o il diavolo. Se una persona non trova alcuna differenza tra il bene e il male, allora possiamo dire che ciò che considera "buono" è semplicemente spazzatura. Quelli sono i veri codardi e non quelli che scelgono il male o qualcosa di molto simile al male come è successo con Bakunin. Il codardo è colui che sceglie di sottomettersi all'obbedienza cieca e non vuole essere libero.

Bakunin è, prima di tutto, un modello esistenziale.

martedì 6 luglio 2021

Mi inchino alla grandezza del Partito Comunista Cinese (Alexander Dugin)

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Innanzitutto, pensando che il campo ideologico nel mondo di oggi non sia molto chiaro, vorrei valutare il Partito Comunista Cinese dai risultati storici. Sia Mao Zedong che Deng Xiaoping erano sostenitori del marxismo, che da 70 anni a oggi ha svolto un ruolo molto importante nel governo del Partito Comunista Cinese.

La cosa grandiosa del Partito Comunista Cinese è che ha preservato la sovranità della Cina. Rispetto all'esperienza fallimentare del PCUS, il Partito Comunista Cinese ha molto successo. Nelle riforme, specialmente nelle riforme economiche e democratiche, il PCC ha ottenuto grandi risultati. Non ha portato alla distruzione del paese, ma ha reso il paese più prospero. Il Partito Comunista Cinese continua a svilupparsi e a rimanere saldo nel mondo, portando benessere al popolo cinese.

Allo stesso tempo, la sua ideologia è strettamente legata alla storia e alle tradizioni cinesi e alla cultura del popolo cinese, è una continuazione della civiltà cinese ed è avanzata e all'avanguardia in questo senso.

Oggi, il Partito Comunista Cinese, sotto la guida del presidente Xi Jinping, è un partito veramente avanzato e rappresenta anche l'indipendenza della Cina, che l'Unione Sovietica non ha raggiunto. La Cina ha effettivamente subito deviazioni, ma può correggere il proprio percorso di sviluppo nel tempo, quindi voglio inchinarmi davanti alla saggezza e alla grandezza del Partito Comunista Cinese. Invece di imitare il nostro percorso e dirigersi verso la distruzione, sono diventati più ricchi e prosperi.

mercoledì 16 giugno 2021

Un moderno nazional-bolscevismo contro il liberalismo 2.0 (Alexander Dugin)

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Da un punto di vista filosofico, il Nazionalbolscevismo è sorto a seguito del cambio di paradigma avvenuto con la nascita della Postmodernità.
Gli autori postmoderni, quasi tutti provenienti da ambienti di estrema sinistra, divennero molto critici nei confronti del comunismo di stampo sovietico e in parte del comunismo cinese, decidendo così di allearsi strategicamente e ideologicamente con i liberali di sinistra (che li portarono a diventare sempre più "anti-fascisti" oltre che nemici del nazional-bolscevismo).

Ciò ha portato il postmodernismo a diventare la piattaforma comune in cui gli ex comunisti sono diventati sempre più liberali (individualisti, edonisti, ecc.) e dove i liberali di sinistra hanno finito per adottare le teorie e le pratiche più estreme promosse dall'epistemologia d'avanguardia dei pensatori più radicali che ha cercato di liberare l'uomo da tutto: da leggi, norme, identità stabilite, gerarchie, confini, ecc. Questa è l'origine del liberalismo 2.0. Tuttavia, ci sono voluti più di 30 anni perché questa nuova ideologia politica liberale diventasse finalmente un'ideologia esplicita che avrebbe determinato la cultura politica. Il fenomeno del Trumpismo ha portato alla definitiva galvanizzazione del Liberalismo 2.0 e infine gli ha fatto acquisire una struttura coerente.

La caratteristica principale del liberalismo 2.0 è che riconosce l'esistenza di un nemico interno, una sorta di quinta colonna all'interno del liberalismo. A causa dell'assenza di un nemico ideologico coeso come i comunisti e i fascisti, i liberali, rimasti ormai soli, furono costretti a riconsiderare la stessa mappa politica: una mappa che mostrava che l'estensione del loro dominio era diventata globale. Da un punto di vista ideologico, la debole tendenza rosso-bruna era vista come una minaccia molto più grande di quanto si potesse giudicare alla vista: era in realtà un movimento che aveva un impatto molto trascurabile.

Tuttavia, se consideriamo il nazionalbolscevismo da una prospettiva molto più ampia, possiamo dire che il panorama politico è cambiato radicalmente.

martedì 4 maggio 2021

Giuseppe Stalin: il grande “SI” dell'esistenza (Alexander Dugin)

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"Ewig bin ich dein Ja
F. Nietszche

 

1. Stalin il despota

Stalin è una figura così imponente che qualsiasi riferimento alla sua personalità, alla sua funzione, alla sua missione storica ci pone immediatamente davanti a sfide immense. Si può parlare di Stalin dal punto di vista geopolitico – come del più grande eurasiatista in termini pratici; o dal punto di vista ideologico – come di un eminente, cruciale protagonista del socialismo mondiale; oppure dal punto di vista statale – come del fondatore del più potente impero nella storia mondiale. Spesso Stalin viene però associato all'emblematica, significativa idea della tirannia e del dispotismo. E da questo non è possibile prescindere neanche se ci interessano altri lati della sua personalità. Quali sono le radici profonde di questi tratti tirannici del grande protagonista della storia mondiale?

2. Stalin il sociologo

Stalin viene costantemente associato alle epurazioni, alle repressioni, all'espressione del terrore di Stato. Quando si tratta di spiegare la natura di questo fenomeno, ci scontriamo con spiegazioni primitive, che seguono i criteri di un pensiero banale e della ristrettezza mentale: paranoia personale, innato sadismo, crudeltà, megalomania patologica, natura disumana dell'ideologia bolscevica, e via dicendo. Sono banali bugie, e di conseguenza bisogna ricominciare tutto daccapo.

A chi servivano le purghe staliniste, dal punto di vista sociologico? Gli stessi leader dell'Unione Sovietica le hanno spiegate ogni volta in modo diverso, basandosi sull'“attualità del momento”. È evidente che si trattava di “linguaggio esopico”, e la sua particolareggiata e accurata decifrazione ci farebbe addentrare troppo nel labirinto dei dettagli storici. È evidente un fatto: le ondate permanenti di epurazioni ai vertici del potere sovietico. Non importa come di volta in volta si giustificassero, ma solo che si trattava di un fenomeno costante, evidentemente, strettamente connesso con la struttura sociologica della società sovietica nella prima metà del suo ciclo. Per spiegare il fenomeno delle “epurazioni” è più che mai utile ricorrere alla teoria del sociologo italiano Vilfredo Pareto, il quale ha formulato il principio della “circolazione delle élite”.

giovedì 4 marzo 2021

Alexander Dugin: il grande Risveglio contro il grande Reset


Dugin il Maestro
: grande il suo sforzo di fornirci un piano filosofico nuovo che abbracci più aspetti della conoscenza tramite il quale combattere il pensiero unico liberale che ha ormai occupato quasi tutto il sapere. 

Ma anche Dugin il Condottiero: coerente con questo unico e grande obiettivo di rivolgimento percorre anche la via sinistra (della mano sinistra) della mondanità politica che lo porta a sporcarsi le mani in prima persona senza chiudersi nella torre d'avorio. E proprio per questo ci dispiega oggi un manifesto: Il Manifesto del grande risveglio, contro il grande Reset. 

Dugin si dice convinto che esista una sincera e vitale repulsione per gli ultimi sviluppi del sistema liberale, ma questa repulsione deve essere messa al sicuro dai trotzkisti di ieri e di oggi, di destra (sedicenti sovranisti) e di sinistra, che sarebbero capaci di trasformare una rivoluzione in una involuzione. Quindi coerente con la propria storia traccia una lucida analisi e ci fornisce delle soluzioni necessarie. 

Nel manifesto Alexander Dugin evidenzia le caratteristiche dell'ultimo stadio del liberalismo: 
"Il Grande Reset è un piano per l'eliminazione dell'umanità. Perché questa è precisamente la conclusione a cui conduce logicamente la linea del "progresso" liberamente inteso: sforzarsi di liberare l'individuo da tutte le forme di identità collettiva non può non sfociare nella liberazione dell'individuo da se stesso".
Alcuni fatti è utile sottolineare: l'ultimo stadio del liberismo è la logica conclusione dello sviluppo liberale stesso. Volente o nolente il liberalismo porta alla distruzione dell'umanità stessa. 

Quindi il filosofo russo vede con simpatia tutti gli ambienti che con istinto vitalistico si sono rivolti contro questa fase terminale dell'umanità, ma ben sapendo che costoro non vogliono altro che tornare allo stato precedente del capitalismo: e la logica conclusione di questo sarebbe un nuovo ritorno alla fase finale e globalizzata. Quindi l'interesse di Dugin è tattico, non ci chiede di parteggiare ideologicamente per strani personaggi americani: 
"La cospirazione è la malattia infantile dell'antiglobalizzazione". 

Quella reazione spontanea deflagrata con qAnon o i vari populisti yankee è solo l'evidenza che il carattere dell'uomo non è sopito. 

Ma che fare?

La soluzione è quella che conosciamo e che lo stesso Dugin ci ha più volte indicato. Bisogna schierarsi contro l'individualismo per le identità collettive. Per il multipolarismo contro l'unipolarismo Usa e delle elite liberali. Per la giustizia sociale e le tradizioni. Superando vecchi schemi politici tanto cari allo stesso sistema liberale. 
"L'emergere di un polo europeo del Grande Risveglio deve comportare la risoluzione di questi due compiti ideologici: il superamento definitivo del confine tra sinistra e destra (cioè il rifiuto obbligatorio di un "antifascismo" artificioso da parte di alcuni e di inventato "anticomunismo" da altri) e l'elevazione del populismo in quanto tale - populismo integrale - a un modello ideologico indipendente. Il suo significato e il suo messaggio dovrebbero essere una critica radicale del liberalismo e del suo stadio più alto, il globalismo, che allo stesso tempo combina la richiesta di giustizia sociale e la conservazione dell'identità culturale tradizionale."
E' necessario creare (perché finora c'è solo spontaneismo vetero capitalista) organizzare e guidare la rivoluzione conservatrice contro la fase terminale del liberalismo: questo sarà possibile solo se i popoli riusciranno a coordinarsi e levarsi in piedi contro il mostro annichilente. L'organizzazione geopolitica eurasiatica e multipolare è non solo necessaria, ma è il senso stesso della lotta:

"La multipolarità diventa il punto di riferimento più importante e la chiave della strategia del Grande Risveglio. Solo facendo appello a tutte le nazioni, culture e civiltà dell'umanità siamo in grado di raccogliere forze sufficienti per contrastare efficacemente il "Grande Reset" e l'orientamento verso la Singolarità."

Lo sforzo di comunità tradizionali come quella cinese:
"In effetti, la Cina è una società tradizionale con migliaia di anni di storia e un'identità stabile. E chiaramente intende rimanere tale in futuro. Ciò è particolarmente evidente nelle politiche dell'attuale leader cinese, Xi Jinping. È pronto a fare compromessi tattici con l'Occidente, ma è severo nel garantire che la sovranità e l'indipendenza della Cina crescano e si rafforzino."

quella russa: 
"L'impero è diventato il nostro destino. Anche nel XX secolo, con tutto il radicalismo delle riforme bolsceviche, la Russia è rimasta un impero contro ogni previsione, questa volta sotto le spoglie dell'impero sovietico."

il risveglio di un'Europa potenza sovrana, dell'islam tradizionale così profondamente estraneo alla globalizzazione, così come dell'America indiolatina e di un'Africa che si vuole unita e postcoloniale, della cultura indiana...

Solo questo potrà farci cogliere l'occasione che qualche contraddizione interna alla logica liberale ci ha dato. Solo con la sovranità delle nostre grandi comunità socialiste e tradizionali potremo difenderci e sbarazzarci dei nemici dell'uomo.

(Di seguito il manifesto)

mercoledì 25 novembre 2020

L'Ultimo Presidente: l'Enigma Bill Clinton (A. Dugin)

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Breve saggio su William Jefferson Clinton

Clinton è l'ultimo Presidente USA del millennio. In un certo senso, è l'ultimo accordo di una cadenza - il presidente della "fine della storia" di Fukuyama. La sua immagine psicologica, politica, ideologica, è a modo suo un marchio del postmoderno. Egli rappresenta uno dei maggiori successi dell'Occidente sulla via del dominio mondiale totale.

Tuttavia il significato oggettivo di questa figura emblematica è radicalmente diverso dalla sua immagine complessiva. Non assomiglia affatto ad un eroe della civiltà, "il grande vincitore". Qui dobbiamo scavare nell'enigma di William Clinton - perché di enigma si tratta.
La sua banalità, la sua vaghezza, la sua prevedibilità falsamente spensierata, presentano in verità un contenuto più profondo.

Clinton divenne Presidente degli USA quando il Paese che aveva originariamente mostrato l'essenza del "dopo-storia" era pronto a dispiegare la sua dittatura civilizzata a tutto il resto dell'umanità. Oggi il pianeta terra è una sorta di colonia degli USA, e in questo scenario William Clinton è diventato "il padrone del mondo".

Dal punto di vista ideologico, Clinton presenta in sé tre distinti elementi che, riuniti un un unico grande insieme, fanno di lui il presidente ideale in un momento così importante per gli USA e per l'intero Occidente.

martedì 21 luglio 2020

SIBERIA (Alexander Dugin)

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1. Il ruolo della Siberia 


Nel quadro generale della geografia sacra le terre siberiane svolgono una funzione speciale. La Siberia, soprattutto la sua parte settentrionale, è stata l'unica area geografica che nel corso del Kali Yuga non abbia richiamato in maniera particolare l'attenzione della "civiltà", mentre tutti gli altri territori, in un momento o in un altro, sono stati sottoposti alla colonizzazione (colonizzazione culturale prima di tutto) di diversi popoli, dando così luogo a guerre e a conflitti. Invece la Siberia, nonostante nei suoi territori non vi sia nulla che ostacoli gli insediamenti (il punto di vista contrario è un mito profano che cerca di trovare una spiegazione post factum per fenomeni attinenti alla necessità ciclica e geosacrale), si è sempre mantenuta segreta e misteriosa, ai margini della storia, come se fosse stata protetta da qualche forza speciale del Destino, da qualche arcangelo sconosciuto. Solo nell'epoca sovietica, e in forma molto frammentaria, questi territori sono entrati in contatto con la profanazione aggressiva e il banditismo utilitaristico. 

Stando alle testimonianze dell'archeologia, nel corso del Paleolitico la Siberia era molto poco popolata, più o meno come l'Europa orientale e meridionale; ma in qualche remoto angolo di essa si sono trovati i resti di civiltà antichissime. In realtà, dunque, la Siberia non è un territorio vergine, una tabula rasa, come si è soliti credere, ma una terra rimasta provvidenzialmente occultata, che nasconde i propri segreti agli sguardi profani. 

mercoledì 15 luglio 2020

L'isola del tramonto (Alexander Dugin)

isola del tramonto, dugin alexander, nazbol1. Il continente occidentale nel quadro della geografia sacra 


Gli autori tradizionalisti - soprattutto quelli che si ispirano a René Guénon - e taluni storici delle religioni hanno sottolineato la fondamentale importanza che inerisce alla nozione di spazio qualitativo o spazio sacro del nostro pianeta; essi hanno inoltre scoperto l'influenza immensa e segreta esercitata dalle scienze tradizionali sull'immaginario collettivo dei popoli. Sembra però che questa fondamentale importanza sfugga alla maggior parte degli intellettuali che si occupano di geopolitica e di geoeconomia mondiali. Nei loro lavori, infatti, non figura quasi mai una seria analisi relativa all'impatto residuale degli archetipi della geografia sacra - sedimentati nell'immaginario collettivo - sulla struttura stessa del pensiero geopolitico e sulle modalità di comprensione, da parte dei popoli, di tale o talaltro evento planetario. Probabilmente è l'inerzia del pensiero razionalista e positivista a impedire agli Europei di apprezzare debitamente le scoperte dei tradizionalisti e degli storici delle religioni. 

Comunque sia, ci sembra estremamente importante procedere allo studio del problema americano - che diviene oggi il problema numero uno nella geopolitica mondiale - nel quadro di un mito originario centrato sulle funzioni dei continenti nel complessivo ambiente planetario e saldamente custodito nel profondo dell'anima dei popoli. 

L'America, su un piano simbolico, si identifica col Continente dei Dormienti, con la terra d'Occidente, che nella maggior parte delle mitologie era connessa al mondo sotterraneo, al paese dei morti, delle ombre, delle tenebre. 

lunedì 6 luglio 2020

Parvulesco: la stella di un Impero invisibile (di Alexander Dugin)

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Professione: visionario


Jean Parvulesco è un mistero vivente della letteratura europea. Mistico, poeta, romanziere, critico letterario, conoscitore di intrighi politici, rivoluzionario, amico e confidente di molte celebrità europee della seconda metà del XX secolo (da Ezra Pound e Julius Evola a Raymond Abellio e Arno Breker). La sua vera personalità rimane un mistero. Rumeno, fuggito in Occidente negli anni '40, è uno dei più brillanti stilisti francesi in prosa e poesia contemporanee. Ma non importa quanto diverse fossero le sue opere, dalle stanze tantriche ai complessi romanzi occulti alle biografie di eminenti amici (in particolare "Red Sun of Raymond Abellio"), la sua vera vocazione era - "visionario", diretto e ispirato contemplatore delle sfere spirituali, aperto al prescelto dietro l'aspetto cupo e banale del mondo profano contemporaneo.

martedì 30 giugno 2020

Lenin, l'avatar rosso dell'Eurasia (Alexander Dugin)

In questo articolo Dugin parla di come è cambiata la sua opinione riguardo Lenin. Dapprima considerato negativamente, poi coraggiosamente e grazie all'evidenza storica di nuovo eretto sul piedistallo dei Titani del Continente.
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Prima [Vladimir Ilyich] Lenin (1870–1924) non mi piaceva. Tutti intorno a me dicevano: "Lenin, Lenin..." La maggioranza ha sempre torto. Durante l'era sovietica, portavo mio figlio piccolo a sputare sulle statue di Ilyich. All'epoca, leggevo Evola e Malynsky e credevo che Lenin fosse il principale agente contro-iniziatico del "mondo moderno", che distrusse l'ultima roccaforte della tradizione: l'impero russo ortodosso.

Ho deriso Lenin e ho disprezzato i leninisti e, vedendo citazioni dalle sue opere, mi è venuta voglia di versare acqua bollente sugli autori che hanno usato queste citazioni. Ricordiamo che, a quei tempi, la stragrande maggioranza dei riformisti liberali di oggi erano entusiasti leninisti, glorificando Ilyich con le loro lingue sempre pronte, avvolgendosi nelle loro giacche, contorcendosi e strillando come in un buco umido e accogliente.

Sono nato troppo tardi per assistere a un periodo in cui le persone credevano sinceramente a Lenin (e Stalin) come divinità. Sono venuto a vivere in una Sovdepia in disgustosa decomposizione, dove nessuno sapeva o credeva più in qualcosa, chinandosi verso chiunque fosse al potere in quel momento. Ho pensato che Lenin fosse un idolo oscuro (tagut), violentando gli ultimi Untermenschen sovietici mentre grugnivano con piacere.

Mi sono sbagliato.

domenica 28 giugno 2020

Razzismo e occidentalismo (Alexander Dugin)

Uno stralcio di un articolo di Dugin, in cui spiegando il suo approcci oalla conoscenza evidenzia come il razzismo sia connaturato al sistema liberale e non come vogliono farci credere in tempi di Black Lives Matter una sua deviazione.

Un altro punto fondamentale è che non esiste, né può esistere, una gerarchia tra culture o popoli poiché i tre Logos si combinano tra loro in modi del tutto specifici e peculiari e il modo in cui lo fanno è proprio a ciascuna cultura. La nostra storia, la nostra identità, l’identità profonda di un popolo appartenente ad una cultura o religione corrisponde precisamente a questa combinazione, ad un particolare equilibrio di questi tre Logos. E poiché esiste un numero praticamente infinito di combinazioni, di mutamenti nelle proporzioni tra le forme dei tre Logos, il numero di società umane possibili è virtualmente illimitato. Ne consegue l’impossibilità di creare qualsivoglia tipo di gerarchia. Le società arcaiche vedranno la dominazione di uno dei tre Logos, le moderne di un altro, e viceversa, ma in ogni caso non vi è alcuna norma generale o universale.

giovedì 25 giugno 2020

L'impero sovietico e i nazionalismi nel periodo della perestrojka (Alexander Dugin)


Il valore dell'Impero


Per me personalmente, in quanto tradizionalista (nel senso che mi identifico, tra gli autori contemporanei, soprattutto nella linea di René Guénon e Julius Evola), l'Impero, l'idea di Impero, costituisce la forma positiva e profondamente sacra dello Stato tradizionale. Il nazionalismo, invece, non è che una tendenza sovversiva, profana, laica, che si dirige contro l'Unità dell'ordine sovranazionale dell'Impero, della forma ecumenica. D'altra parte, per me in quanto russo, l'Impero costituisce il modo di vita più idoneo e, in qualche maniera, più naturale. Noi siamo forse l'ultimo popolo imperiale rimasto al mondo. E' per questo che presso i Russi l'idea di nazione è strettamente legata all'idea di Impero, e il nostro «nazionalismo» ha in sé qualcosa di «imperiale». Quando diciamo «i Russi», noi vogliamo dire per lo più «i nostri», e vi includiamo la grande quantità dei popoli che abitano le nostre terre e condividono con noi l'immenso spazio geopolitico che è la Russia. Dostoevskij diceva che «essere russo significa essere l'uomo universale (vsëcelovek)». Indubbiamente questo particolare atteggiamento è responsabile del sentimento che anima oggi i Russi nei paesi baltici.. Essi hanno fatto del concetto di «nostri» una sorta di idea politica che trascende la questione della nazionalità, dell'ideologia politica ecc. «I nostri» per cui si battono e muoiono i difensori dell'unità dell'URSS in ogni angolo delle varie repubbliche non costituiscono un gruppo politico, sociale, nazionale o razziale, ma sono tutti coloro che, qualunque sia lo strato sociale o razziale cui appartengono, sono contrassegnati dalla presenza dell'istinto imperiale. Qui non si tratta né di demagogia politica, né di ipocrisia. Ad agire è la «coscienza imperiale», il sentimento quasi mistico di essere vsëcelovek, «uomo universale».

martedì 23 giugno 2020

Radici metafisiche delle ideologie politiche (Alexander Dugin)


Attualmente, nella sociologia, nelle scienze politiche e nelle discipline affini come la storia delle religioni, l'etnologia e l'antropologia (che negli ultimi tempi ha sottratto un certo spazio alla statistica e all'economia politica, regna il caos più completo per quanto concerne la definizione degli orientamenti ideologici fondamentali, quali possono essere il fascismo, il comunismo, il socialismo, la democrazia eccetera. Come se non bastasse il fatto che gli stessi comunisti, fascisti e democratici definiscono le loro posizioni in maniera confusa e spesso contraddittoria (il che è dovuto in gran parte a esigenze propagandistiche), l'eccessiva popolarità di cui gode la metodologia proposta dalla Nuova Sinistra ha provocato una confusione totale in questo campo, sicché «fascismo» è diventato sinonimo di «male assoluto», mentre «comunismo» (leggasi «libertà totale di desideri») è diventato sinonimo di «bene assoluto». D'altro canto, presso i democratici e i liberali centristi gode una grande fortuna un'altra formula. diffusa soprattutto dai sovietologi: «comunismo uguale fascismo». Se aggiungiamo altri fattori come la religione, il governo autoritario, le peculiarità nazionali o i cataclismi ecologici, allora le strutture logiche si sfasciano come un castello di cartapesta e le argomentazioni razionali cedono alle prese di posizione passionali, le emozioni, alle simpatie nazionali e personali e così via.

Tutto ciò si riflette in misura ancora più grande nella nostra politologia sovietica, la cui situazione, già caotica di per sé (indipendentemente dal caos che regna nella medesima branca in occidente) si aggrava sempre più a causa della cronica necessità di mentire e di occultare il proprio punto di vista, cosa che comporta come conseguenza logica il predominino assoluto di «osservazioni indirette», vale a dire di opinioni basate sui dogmi totalitari, i cui riti formali non possono essere abbandonati nemmeno per un attimo.