Visualizzazione post con etichetta Turchia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Turchia. Mostra tutti i post

giovedì 26 maggio 2022

Turchia, mediterraneo ed Europa (Jean Thiriart)

Europa in groppa a Zeus

Introduzione

La Geopolitica ha delle buone e larghe spalle


Il termine è in voga, anche tra i letterarati, e gli scribacchini ne usano e abusano. Mi sembra indispensabile chiarire quello che penso della geopolitica, a cosa è utile, perché è essenziale. Nella misura in cui essa pretende di essere scienza, il suo utilizzo deve essere universalmente indifferente e comune. Chimica, fisica, meccanica, biologia – e un centinaio di altre scienze – sono rigorosamente universali e condivise da tutti. Non vi è nessuna meccanica giapponese, fisica inglese, medicina tedesca. Tutte le scienze sono create e sviluppata dall’élite della razza umana, da Tokyo a Madrid, Francoforte, San Francisco, da Mosca a Londra. Create da tutti, utilizzate da tutti. La scienza è fondamentalmente cosmopolita; è ciò che l’ha resa grande. Bisogna entrare nel mondo delle superstizioni – intendo religioni – o delle fantasie ideologiche (il socialismo, l’umanitarismo, il razzismo, il marxismo, il fascismo, il nazionalismo, la democrazia), per trovare la razza umana divisa, frammentata da falsi problemi, suscitate da parte di polemiche grottesche.
La scienza geopolitica è una cosa, la geopolitica come argomento pseudo-razionale dei sogni nazionalisti è tutta un’altra cosa. Haushofer non è ai miei occhi uno scienziato della geopolitica. Ha usato questa etichetta per nascondere, piuttosto debolmente, il suo pangermanismo di ritorno. Scopriamo in Haushofer dei propositi inaccettabili, sotto la penna di un uomo che ci viene presentato, a volte, come uno scienziato. In Haushofer il disprezzo verso latini e slavi non è nascosto. Parla di “popoli ausiliari“, ignora il Mediterraneo (e non è il solo). Egli crede in una sorta di predestinazione storica germanica.
La cosa principale che si deve mettere a suo favore è la sua argomentazione sulla continuità geopolitica da Ostenda a Vladivostok. Mai, eppoi mai, Haushofer ha voluto, ha consigliato l’aggressione tedesca – nel 1941 – contro l’URSS, ma il contrario. Niekisch Ernest, nel frattempo, evocherà un “grande spazio da Vladivostok a Flessinga“, in cui il Mediterraneo è assente, in cui l’Inghilterra è esclusa.
Niekisch è un terricolo, non vede quella fonte di potenza che sono gli oceani e i mari. E scotomizza l’Inghilterra, si rifiuta di vederla.

Geopolitica e basi statuali

giovedì 16 luglio 2020

Considerazioni sulla geopolitica, sull'eurasiatismo e sul rapporto fra Turchia ed Europa (Costanzo Preve)

Preve, geopolitica, eurasia, tradizione turca, europa, nazbol
Il dibattito politico, economico e culturale in favore o contro l'ingresso della Turchia in Europa è molto vivace, ed è probabile che duri ancora a lungo. Recentemente ho letto due interventi decisamente contrari all'inserimento geopolitico ed economico della Turchia in Europa, Il primo di Maria Carotenuto (cfr. "Italicum", Gennaio-Febbraio 2005) , ed il secondo di Marco Tarchi (cfr. "Diorama Letterario", n. 268, Novembre-Dicembre 2004).

In particolare l'intervento di Tarchi non è solo contrario all'ipotesi dell'ingresso turco in Europa, ma è anche estremamente critico verso ogni ipotesi eurasiatica, definita sbrigativamente una "fantasia". Vale la pena proseguire la discussione. Qui mi limiterò, per ragioni di spazio, a toccare solo tre punti. Primo, la plausibilità o meno della ipotesi geopolitica cosiddetta "eurasiatica". Secondo, l'argomento per cui la Turchia non appartiene né geograficamente né storicamente né culturalmente all'Europa, e dunque non è bene che ne faccia parte. Terzo ed ultimo, infine, l'argomento per cui nelle attuali circostanze la Turchia non sarebbe che un ulteriore cavallo di Troia per l'egemonia americana sull'Europa, e quindi non è proprio il caso di fare regali alla già superpotente superpotenza che ci sovrasta. Esaminiamo questi tre punti separatamente.


I. Geopolitica ed eurasiatismo. Alcune note introduttive

Mi spiace iniziare con quello che per Gadda era il più "odioso" dei pronomi, e cioè "io", ma è bene che segnali la mia personale posizione in proposito alla cosiddetta teoria eurasiatica. Per decenni mi sono occupato quasi esclusivamente di filosofia antica, moderna e contemporanea, di marxismo e di questioni politiche dell'area definita di "estrema sinistra", e non sapevo neppure che cosa fosse la geopolitica e l'euroasiatismo.

venerdì 5 giugno 2020

Jean Thiriart e la Turchia (Claudio Mutti)

la prima edizione de "L'Europe: un empire de 400 millions d'hommes" è del 1964. Ma Jean Thiriart non è morto nel 1964; è morto nel 1992. Per tutto il resto della sua vita Jean Thiriart (che S. Francia chiama ironicamente "vate") rielaborò la propria visione geopolitica, scrivendo decine e decine di articoli, rilasciando interviste e redigendo scritti che sono rimasti inediti. Ignorare la produzione thiriartiana del trentennio successivo al 1964 significa dunque identificarsi con l'homo unius libri di oraziana memoria. Già nel 1964 Thiriart pubblicò su "Jeune Europe" (6 Marzo 1964, p. 173) un articolo intitolato Criminelle nocivité du petit-nationalisme: Sud-Tyrol et Chypre, nel quale, in un paragrafo intitolato "La Turchia è Europa", scriveva quanto segue. "(…) I nazionalisti (così essi si autodefiniscono) sono individui di scarsa immaginazione e scarsa ambizione. (…) Il nazionalismo - nella semantica attuale del termine - è una filosofia e uno stile di vita per vecchi, anche se magari hanno diciassette anni nel senso fisiologico. Quando mi è capitato di dichiarare che la Turchia è Europa, ho sollevato un diluvio di proteste pedanti. Ma come? E il Turco nemico ereditario? E il musulmano aborrito? Non è mancato niente in questo caleidoscopio, neanche l'oleografia del massacro di Chio. I nazionalisti hanno una visione estremamente sentimentale della storia: si potrebbe dire che hanno un'ottica rovesciata della realtà. Nel 1964 il problema politico-storico si pone nel modo seguente: i Turchi controllano l'accesso al Mediterraneo orientale, l'Europa deve controllare questo mare, dunque i Turchi sono Europei. Spetterà ai moralisti, agli scrittori, agli storici, in una parola agli intellettuali di aggiungere alle mie considerazioni realistiche gli ornamenti morali abitualmente richiesti dal galateo.