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giovedì 4 marzo 2021

Alexander Dugin: il grande Risveglio contro il grande Reset


Dugin il Maestro
: grande il suo sforzo di fornirci un piano filosofico nuovo che abbracci più aspetti della conoscenza tramite il quale combattere il pensiero unico liberale che ha ormai occupato quasi tutto il sapere. 

Ma anche Dugin il Condottiero: coerente con questo unico e grande obiettivo di rivolgimento percorre anche la via sinistra (della mano sinistra) della mondanità politica che lo porta a sporcarsi le mani in prima persona senza chiudersi nella torre d'avorio. E proprio per questo ci dispiega oggi un manifesto: Il Manifesto del grande risveglio, contro il grande Reset. 

Dugin si dice convinto che esista una sincera e vitale repulsione per gli ultimi sviluppi del sistema liberale, ma questa repulsione deve essere messa al sicuro dai trotzkisti di ieri e di oggi, di destra (sedicenti sovranisti) e di sinistra, che sarebbero capaci di trasformare una rivoluzione in una involuzione. Quindi coerente con la propria storia traccia una lucida analisi e ci fornisce delle soluzioni necessarie. 

Nel manifesto Alexander Dugin evidenzia le caratteristiche dell'ultimo stadio del liberalismo: 
"Il Grande Reset è un piano per l'eliminazione dell'umanità. Perché questa è precisamente la conclusione a cui conduce logicamente la linea del "progresso" liberamente inteso: sforzarsi di liberare l'individuo da tutte le forme di identità collettiva non può non sfociare nella liberazione dell'individuo da se stesso".
Alcuni fatti è utile sottolineare: l'ultimo stadio del liberismo è la logica conclusione dello sviluppo liberale stesso. Volente o nolente il liberalismo porta alla distruzione dell'umanità stessa. 

Quindi il filosofo russo vede con simpatia tutti gli ambienti che con istinto vitalistico si sono rivolti contro questa fase terminale dell'umanità, ma ben sapendo che costoro non vogliono altro che tornare allo stato precedente del capitalismo: e la logica conclusione di questo sarebbe un nuovo ritorno alla fase finale e globalizzata. Quindi l'interesse di Dugin è tattico, non ci chiede di parteggiare ideologicamente per strani personaggi americani: 
"La cospirazione è la malattia infantile dell'antiglobalizzazione". 

Quella reazione spontanea deflagrata con qAnon o i vari populisti yankee è solo l'evidenza che il carattere dell'uomo non è sopito. 

Ma che fare?

La soluzione è quella che conosciamo e che lo stesso Dugin ci ha più volte indicato. Bisogna schierarsi contro l'individualismo per le identità collettive. Per il multipolarismo contro l'unipolarismo Usa e delle elite liberali. Per la giustizia sociale e le tradizioni. Superando vecchi schemi politici tanto cari allo stesso sistema liberale. 
"L'emergere di un polo europeo del Grande Risveglio deve comportare la risoluzione di questi due compiti ideologici: il superamento definitivo del confine tra sinistra e destra (cioè il rifiuto obbligatorio di un "antifascismo" artificioso da parte di alcuni e di inventato "anticomunismo" da altri) e l'elevazione del populismo in quanto tale - populismo integrale - a un modello ideologico indipendente. Il suo significato e il suo messaggio dovrebbero essere una critica radicale del liberalismo e del suo stadio più alto, il globalismo, che allo stesso tempo combina la richiesta di giustizia sociale e la conservazione dell'identità culturale tradizionale."
E' necessario creare (perché finora c'è solo spontaneismo vetero capitalista) organizzare e guidare la rivoluzione conservatrice contro la fase terminale del liberalismo: questo sarà possibile solo se i popoli riusciranno a coordinarsi e levarsi in piedi contro il mostro annichilente. L'organizzazione geopolitica eurasiatica e multipolare è non solo necessaria, ma è il senso stesso della lotta:

"La multipolarità diventa il punto di riferimento più importante e la chiave della strategia del Grande Risveglio. Solo facendo appello a tutte le nazioni, culture e civiltà dell'umanità siamo in grado di raccogliere forze sufficienti per contrastare efficacemente il "Grande Reset" e l'orientamento verso la Singolarità."

Lo sforzo di comunità tradizionali come quella cinese:
"In effetti, la Cina è una società tradizionale con migliaia di anni di storia e un'identità stabile. E chiaramente intende rimanere tale in futuro. Ciò è particolarmente evidente nelle politiche dell'attuale leader cinese, Xi Jinping. È pronto a fare compromessi tattici con l'Occidente, ma è severo nel garantire che la sovranità e l'indipendenza della Cina crescano e si rafforzino."

quella russa: 
"L'impero è diventato il nostro destino. Anche nel XX secolo, con tutto il radicalismo delle riforme bolsceviche, la Russia è rimasta un impero contro ogni previsione, questa volta sotto le spoglie dell'impero sovietico."

il risveglio di un'Europa potenza sovrana, dell'islam tradizionale così profondamente estraneo alla globalizzazione, così come dell'America indiolatina e di un'Africa che si vuole unita e postcoloniale, della cultura indiana...

Solo questo potrà farci cogliere l'occasione che qualche contraddizione interna alla logica liberale ci ha dato. Solo con la sovranità delle nostre grandi comunità socialiste e tradizionali potremo difenderci e sbarazzarci dei nemici dell'uomo.

(Di seguito il manifesto)

lunedì 11 novembre 2019

Il Paradigma della fine (di Alexander Dugin)


L'ultimo grado di generalizzazione

L’analisi delle civiltà, delle loro correlazioni, del loro confronto, del loro sviluppo, della loro interdipendenza, è un problema talmente difficile che, a seconda del metodo impiegato e del livello di approfondimento della ricerca, è possibile ottenere risultati non solo differenti ma assolutamente opposti. Pertanto, persino per ottenere la più approssimativa delle conclusioni, si deve applicare il metodo riduzionista: vale a dire, ridurre la varietà dei criteri ad un unico modello semplificato. Il Marxismo preferisce il semplice approccio economico, che diventa il sostituto ed il comune denominatore di tutte le altre discipline. Lo stesso compie (seppure in modo meno esplicito) il Liberalismo.

La geopolitica, che rispetto alla varietà degli approcci economici è un metodo meno conosciuto e meno popolare, ma non meno efficace ed evidente nello spiegare la storia delle civiltà, suggerisce un metodo di riduzione qualitativamente diverso. Un altra versione del riduzionismo sta nelle diverse forme di approccio etico, che comprende le “teorie razziali” come suo aspetto estremo.

Infine, le religioni suggeriscono il loro proprio modello riduzionista della storia delle civiltà.

Questi quattro modelli sembrano essere i modi più famosi di generalizzazione; sebbene esistano diversi altri modelli, è ben difficile che questi possano reggere il confronto con i primi per popolarità, evidenza e semplicità.

venerdì 23 agosto 2013

Contro il globalismo, riflessioni e strategie nuove (Marco Signori)

Ambiente, identità, socialità: punti di riferimento per una prospettiva strategica.
E' tempo di rifiutare schemi logori e di percorrere strade nuove.

Al linguaggio va dato il giusto peso, soprattutto nella scelta degli elementi significanti. "Globalizzazione" e "mondialismo" sono termini a volte sovrapposti o addirittura confusi, che invece indicano aspetti distinti pur nell'ambito dello stesso fenomeno.
La globalizzazione (corporate globalization) ci sembra si possa definire come "processo di liberalizzazione degli scambi economico-finanziari mirato alla costituzione di un mercato unico planetario".
Il mondialismo (global governance) crediamo si possa definire come "processo di omologazione socioculturale che afferma l'egemonia del pensiero unico neoliberista come modello universale e tende alla costituzione, in forme non necessariamente esplicite, di un dominio mondiale".

lunedì 12 agosto 2013

La lobby della globalizzazione (Agenzia Il Sagittario)

I veri padroni del mondo non sono più i governi, ma i dirigenti dei gruppi multinazionali finanziari o industriali, e delle istituzioni finanziarie opache (vedi FMI, Banca Mondiale, Wto, banche centrali ecc.). Questi responsabili non vengono eletti pubblicamente nonostante le loro decisioni abbiano un impatto, diretto o indiretto, sulla vita di tutti noi. Il potere di queste organizzazioni viene esercitato su scala planetaria, mentre il potere degli stati è limitato ad una dimensione nazionale. Inoltre, il peso delle società multinazionali nei flussi finanziari, ha da tempo sorpassato quello degli stati. A dimensione transnazionale, più ricche degli stati stessi, ma anche principali finanziatrici dei partiti politici di qualsiasi tendenza e nella maggior parte dei paesi, queste organizzazioni sono, di fatto, al di sopra delle leggi e del potere politico, al di sopra quindi della democrazia. Qui di seguito un elenco dei fatturati di alcune multinazionali, paragonati col PIL (Prodotto Interno Lordo) di alcuni paesi. Questo la dice lunga sul potere planetario che questi conglomerati stanno acquisendo.

Propaganda di guerra e costruzione del nemico (Michel Chossudovsky)

I pianificatori militari del Pentagono sono profondamente consapevoli del ruolo centrale della propaganda di guerra. Per iniziativa del Pentagono, del Dipartimento di Stato e della CIA, è stata lanciata una campagna di terrore e di disinformazione. La plateale distorsione della verità e la sistematica manipolazione delle fonti di informazione sono parte integrante della pianificazione bellica. In seguito all'11/9, il Segretario della Difesa Donald Rumsfeld ha creato l'Office of Strategic Influence (OSI), ovvero l'"Ufficio della Disinformazione", come è stato etichettato dai suoi critici: "Il Dipartimento della Difesa ha detto che avevano bisogno di farlo, e stavano realmente per impiantare storie che erano false in paesi stranieri - come sforzo per influenzare l'opinione pubblica mondiale." (1)

domenica 11 agosto 2013

Globalizzazione: istruzioni per (e contro) l'USA (Paolo Bogni)

Con il termine mondialismo si designa la progressiva estensione, a livello planetario, di un insieme di molteplici unicità. Il mondialismo è, al tempo stesso, una corrente di pensiero e una prassi economica, politica, sociale, tecnoscientifica, culturale, mediatica e militare originatasi circa tre secoli fa. Il mondialismo spiega, sostiene, diffonde e difende la moderna idea della trasformazione dell’intero pianeta terra in un unico villaggio globale. Con la globalizzazione (1) si indica, dunque, la descrizione di un progetto che prevede la formazione e l’affermazione a livello globale di un unico modello di sviluppo economico, di un unico modello di governo politico e di un’unica gamma di valori culturali, improntata all’egualitarismo libertario. Il padre della globalizzazione mondialista, che rappresenta l’ultimo tempo della più antica e vasta cultura europea, è l’illuminismo. La madre, presso la quale è inoculato il seme della ragione tecnoscientifica, è la rivoluzione industriale. Dal connubio tra questi due genitori viene alla luce progressivamente una nuova terra promessa che è aperta alla circolazione delle merci e dei denari e dove al suo interno fluttuano annualmente milioni di uomini. Questa megalopoli tende a distruggere tutte le specificità identitarie in nome della definitiva affermazione di una “civiltà” dell’unica massa di utenti, il cui principale fine è quello di consumare ventiquattr’ore al giorno i prodotti fornitigli dall’unico mercato mondiale. Questo sistema di molteplici unicità porta il nome di occidente. Quest’ultimo concetto non è da confondersi con la plurimillenaria cultura europea anteilluminista (2).

sabato 10 agosto 2013

La ruota e il remo (Carlo Terracciano)

Un giovane Carlo Terracciano
Geopolitica e "Dottrina delle Tre Liberazioni": una risposta al progetto Mondialista della globalizzazione

"Una grande tenebra avanza sul mondo e noi dobbiamo combatterla. Non ci saranno giovani o anziani nel nostro tempo; tutti dovranno maturare in fretta, se vogliono tornare a veder la Luce".

"Guai al popolo i cui capi, i gruppi dirigenti e le masse non riconoscano le ore decisive della Weltpolitik,…nella loro coscienza legata alla realtà geografica del suolo."
(Karl Haushofer; Weltpolitik von Heute)



Habitat e paesaggio
In migliaia e migliaia di anni l'uomo ha percorso le vie del mondo, per terra e per mare; ha attraversato i continenti da polo a polo, i fiumi, i mari, i tre grandi oceani del globo, scalando montagne e scendendo nelle profondità marine e nelle grotte, gettando ponti su fiumi e stretti, esplorando i più remoti e selvaggi angoli del pianeta, dai ghiacci eterni ai riarsi deserti. Oggi la sua sete di conoscenza e conquista lo lancia sulla Luna, su Marte, sui pianeti del sistema solare e, in prospettiva nel vuoto siderale. Ma nei secoli e nei millenni i popoli, seguendo quasi gli stessi percorsi tracciati dalla geografia, dai mari, dai monti, dagli stretti, dai grandi fiumi e laghi, hanno anche trovato spazi della Terra sui quali insediarsi, costruendo le proprie dimore, allevando bestiame, coltivando il terreno o scavandone le viscere delle montagne in relativa profondità; insomma modificando il paesaggio ed adattandolo alle proprie necessità di sopravvivenza e sviluppo. In Europa questa attività ha profondamente modificato la natura originaria della penisola. L'uomo è "animale sociale" per eccellenza. I popoli nella storia si sono organizzati in villaggi, in tribù, in federazioni di vario tipo, in città e stati, in nazioni ed imperi.A piedi o a cavallo, usando la ruota dei carriaggi o il remo delle piroghe e delle navi, i nostri lontani antenati hanno percorso in lungo ed in largo le vie del continente, i suoi mari interni, i suoi prospicenti oceani. Nel loro continuo MOVIMENTO, col passar del TEMPO, essi hanno occupato ciascuno un proprio SPAZIO vitale nel globo ed una POSIZIONE; geografica rispetto al territorio e politica rispetto alle altre entità umane circostanti. L'essere umano si è così adattato agli ambienti ed ai climi, anche estremi, i più diversi; dotandosi nel frattempo di usi e costumi, fedi religiose e politiche, lingue e culture che, nella loro multiforme varietà e continua diversificazione, hanno rappresentato fino ad oggi la vera ricchezza di questo minuscolo scoglio di terra ed acqua, ghiaccio e fuoco ruotante nel vuoto siderale, attorno ad un piccolo sole marginale di una delle tante galassie in allontanamento fra loro dall'esplosione primordiale.