1. Il ruolo della Siberia
Nel quadro generale della geografia sacra le terre siberiane svolgono una funzione speciale. La Siberia, soprattutto la sua parte settentrionale, è stata l'unica area geografica che nel corso del Kali Yuga non abbia richiamato in maniera particolare l'attenzione della "civiltà", mentre tutti gli altri territori, in un momento o in un altro, sono stati sottoposti alla colonizzazione (colonizzazione culturale prima di tutto) di diversi popoli, dando così luogo a guerre e a conflitti. Invece la Siberia, nonostante nei suoi territori non vi sia nulla che ostacoli gli insediamenti (il punto di vista contrario è un mito profano che cerca di trovare una spiegazione post factum per fenomeni attinenti alla necessità ciclica e geosacrale), si è sempre mantenuta segreta e misteriosa, ai margini della storia, come se fosse stata protetta da qualche forza speciale del Destino, da qualche arcangelo sconosciuto. Solo nell'epoca sovietica, e in forma molto frammentaria, questi territori sono entrati in contatto con la profanazione aggressiva e il banditismo utilitaristico.
Stando alle testimonianze dell'archeologia, nel corso del Paleolitico la Siberia era molto poco popolata, più o meno come l'Europa orientale e meridionale; ma in qualche remoto angolo di essa si sono trovati i resti di civiltà antichissime. In realtà, dunque, la Siberia non è un territorio vergine, una tabula rasa, come si è soliti credere, ma una terra rimasta provvidenzialmente occultata, che nasconde i propri segreti agli sguardi profani.
