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giovedì 16 luglio 2020

La Guerra Santa di Johann von Leers (Claudio Mutti)

Von Leers, Mutti, germania, Russia, geopolitica, nazismo nazbol, rivoluzione conservatrice, nazionalbolscevismo
Sol Invictus

E queste Rocce, lo sapevo, erano state il centro dei riti solari germanici in un tempo immemorabile. (…) Qui, più di quattromila anni fa, i saggi e le guide spirituali delle tribù germaniche (…) si riunivano per salutare il primo levarsi del Sole nel giorno sacro di giugno.
Savitri Devi, Pilgrimage, Calcutta 1958.

Se dovessimo credere a certi cacciatori di nazisti alla disperata ricerca di “criminali di guerra”, il prof. dr. Johann von Leers sarebbe oggi, nell’anno 2004 dell’era volgare, ancor vivo e vegeto (1). E avrebbe la veneranda età di centodue anni. In realtà, il professor von Leers morì nel 1965, a sessantatré anni.

Nato il 25 gennaio 1902 a Vietlübbe nel Mecklenburg, Johann (Johannes) von Leers studiò nelle università di Kiel, Berlino e Rostock. Conseguì il dottorato in giurisprudenza, ma coltivò anche studi linguistici, occupandosi di slavistica; studiò il russo e il polacco, ma anche lo yiddish e perfino l’ungherese e il giapponese; come tanti altri intellettuali tedeschi della sua generazione, scriveva correntemente in latino. Non ebbe dunque torto Ernst Jünger (1895-1998) a definirlo “un genio linguistico” (2).

domenica 21 giugno 2020

Sulla questione ebraica (Karl Marx)

I

Bruno Bauer, La questione ebraica. Braunschweig, 1843.

Gli ebrei tedeschi chiedono l'emancipazione. Quale emancipazione essi chiedono? L'emancipazione civile, politica.

Bruno Bauer risponde loro: nessuno in Germania è politicamente emancipato. Noi stessi non siamo liberi. Come potremmo liberare voi? Voi ebrei siete egoisti se pretendete un'emancipazione particolare per voi in quanto ebrei. Voi dovreste, in quanto tedeschi, lavorare per l'emancipazione politica della Germania, in quanto uomini, per la emancipazione umana, e non sentire come un'eccezione alla regola il modo particolare della vostra oppressione e della vostra ignominia, ma piuttosto come conferma della regola.

Ovvero gli ebrei pretendono la parificazione con i sudditi cristiani? Ma così essi riconoscono come legittimo lo Stato cristiano, così riconoscono il regime dell'asservimento generale. Perché dispiace loro il proprio giogo particolare, se accettano il giogo generale? Perché il tedesco dovrebbe interessarsi alla liberazione dell'ebreo, se l'ebreo non si interessa alla liberazione del tedesco?

venerdì 5 giugno 2020

Aleksandr Dugin risponde

Dopo la pubblicazione sul numero 41 (10 Ottobre 1995) di “Knizhoe Obozrenie” (Rivista Libraria) di un’intervista ad Aleksandr Dugin, famoso filosofo, politologo e pubblicista, lo staff editoriale e la casa editrice di Dugin, la Arctogaia, hanno ricevuto un gran numero di lettere, fra incoraggiamenti, ‘vaffanculi’, e semplici domande riguardanti alcune questioni toccate nell’intervista. Oggi siamo lieti di pubblicare le risposte di Aleksandr Dugin ad alcune domande dei lettori, sperando che la pubblicazione di queste domande e risposte sia l’inizio di un dialogo intellettuale tra famosi scrittori, filosofi, pubblicisti ed il pubblico dei lettori.

 

1 . Perché non ama l’Occidente?

“Alexander Gelievic, da quanto ho capito hai un approccio negativo verso l’Occidente, specialmente l’America. Ma la loro cultura è più avanzata della nostra. Non solo il cibo e i prodotti industriali, ma i servizi e lo stile di vita. Non stai invocando il ritorno dei tempi dell’isolamento?”

(Anna Vasilievna Varennikova, Mosca)

Dugin:   Ho viaggiato molto in Europa, e parlo molte lingue europee. Ho avuto così modo di conoscerla non solo dall’esterno, ma anche dall’interno. Sotto la facciata patinata e gli scintillanti involucri c’è una realtà completamente differente – alienazione, dittatura economica, individualismo, caduta dell’unità collettiva, mutevolezza, perdita di tutti i valori spirituali. L’Occidente è completamente alieno a noi sia culturalmente che ideologicamente, quale che sia la situazione politica in Russia. Si leggano le opere di Dostoevsky o di Leskov. Entrambi odiarono l’Occidente e il sistema occidentale, e non furono certamente dei comunisti. Date uno sguardo alle opere di autori come Limonov, Medvedev, Maximov (R.I.P.), Zinoviev, Mamleyev.  Condussero una vita eccellente nel sistema occidentale, ma altrettanto presto si resero conto che l’emigrazione era stata un errore fatale, e che l’Occidente significa la morte per un russo. E’ orribile e penoso vedere il terrore negli occhi degli occidentali, quando aprono la loro cassetta delle lettere. Le infinite bollette, debiti, come debbano pagare per tutto – telefono, acqua, riscaldamento, fresco, aria.. Per l’anima russa, così come per l’intero carattere eurasiatico, il sentiero occidentale è angusto, oppressivo e non necessario. Non è per un puro caso che abbiamo voltato ad esso le spalle per mille anni, mantenendo il nostro stile di vita, il nostro spirito. Mi piacerebbe che i russi conoscessero l’Occidente per  esperienza personale – non c’è migliore vaccinazione patriottica o persino nazionalista sulla terra.

Comunque, non sono dell’opinione di troncare le relazioni con l’Occidente. Penso che esse dovrebbero essere mantenute a qualche livello.  Ma adesso la cosa più importante per la Russia è stare in piedi da sé e provare la sua indipendenza di fronte al volto aggressivo dell’Occidente che si erge di fronte a noi. Sta strisciando verso di noi – insieme alla NATO, alla sua pseudo-cultura aggressiva, alla sua bestiale economia. Sono completamente certo di questo, e mi dispiace davvero che il nostro popolo abbia ancora dei dubbi e delle illusioni in proposito.

Gli ebrei e l'Eurasia (Alexandr Dugin)

1.      Insufficienza degli schemi interpretativi

La questione ebraica continua ad eccitare le menti dei nostri contemporanei. Né l’ignorarla artificialmente, né le affrettate urla apologetiche, né la primitiva giudeofobia possono risolvere questo problema. Il popolo ebraico è un fenomeno unico nella storia mondiale. Esso segue chiaramente un sentiero etico-religioso completamente speciale, peculiare solo ad esso, portando avanti nei millenni una misteriosa e ambigua missione.

Qual’è il senso di questa missione? Come risolvere l’enigma degli Ebrei? In cosa consiste la mission des juifs, che così tanti pettegolezzi ispira?

E’ un tema troppo vasto per rischiare di coprirlo appieno. Perciò, dovremo limitarci soltanto al ruolo degli Ebrei nella storia Russa del XX secolo, dato che tale questione abbraccia dolorosamente un insieme di persone, indipendentemente dal campo ideologico cui esse appartengano.

Allo stesso tempo dovremo prestare attenzione al fatto che oggi non esiste alcuna trattazione di questo tema che sia convincente e completamente soddisfacente. Una parte degli storici è generalmente incline a negare la rilevanza del fattore ebraico nella storia Russa e Sovietica, il che è fare violenza alla verità. Sarà sufficiente guardare alla lista dei cognomi fra i principali bolscevichi e l’élite politica dello Stato Sovietico, e la sproporzionata quantità di nomi ebraici salterà all’occhio. Ignorare questo fatto, sviando a bella posta con affermazioni senza senso, è scorretto anche dal punto di vista puramente scientifico e storico.

La seconda versione concernente la funzione degli ebrei in Russia (URSS) nel XX secolo è caratteristica dei circoli nazional-patriottici di casa nostra. Qui il ruolo degli ebrei è rappresentato come qualcosa di esclusivamente negativo, sovversivo, di abbattimento.  E’ la famosa teoria della «cospirazione ebraica», che fu particolarmente popolare tra le Centurie Nere [chernosotenny], successivamente circoli delle «guardie bianche». Da questo punto di vista, gli ebrei, seguendo un’unica tradizione etnico-religiosa e chiusi in una solitaria comunità condannata dallo status messianico, hanno coscientemente organizzato il distruttivo movimento bolscevico, hanno tenuto in esso le posizioni dominanti e hanno ridotto in pezzi l’ultimo baluardo dello stato, della cultura e della tradizione cristiana. I giudeofobi conservatori duri a morire hanno trasferito lo stesso modello interpretativo alla distruzione dell’URSS, imputandone la colpa agli ebrei, riferendosi al gran numero di rappresentanti di origine ebraica fra i ranghi dei riformatori. La debolezza di questo concetto è data dal fatto che le stesse persone sono simultaneamente accusate di aver creato lo stato Sovietico e poi di averlo distrutto, essendo alla massima guida della concezione socialista e antiborghese e poi agendo come i maggiori apologi del capitalismo. Inoltre, una conoscenza non faziosa della sorte dei bolscevichi ebrei mostra la loro convinzione completamente sincera nell’ideologia comunista, nel sacrificare prontamente la propria vita, cosa che sarebbe impossibile da concepire se dovessimo seriamente accettare la versione che li descrive come un gruppo di «cinici e falsi sabotatori». Nel suo complesso, questa versione antisemita non convince, pur essendo più vicina alla verità della prima, dato che al contrario di essa, riconosce l’unicità del ruolo degli ebrei nel processo storico. E’ curioso che una simile ammissione trovi d’accordo gli antisemiti ed i più coscienziosi e conseguenti sionisti.

giovedì 7 maggio 2020

Stalin, Trotckij e l'alta finanza

Christian Georgjevic' Rakovskij (1873-?) nacque da una famiglia di grandi borghesi ebrei stanziati in Bulgaria. Il suo consanguineo e intimo amico Lev Davidovic' Braunstein (Trosckij) lo definisce "una delle figure più internazionali nei moti europei" (1). Infatti Rakovskij, dopo aver fatto propaganda marxista in Romania ed aver rappresentato i socialisti bulgari ai congresso dell'Internazionale di Zurigo, partecipò alla vita del partito socialista francese, entrò in contatto con l'ebrea Rosa Luxemburg, prese parte alla rivoluzione ebraico-bolscevica in Bessarabia, divenne uno dei capi della federazione dei soviet, uno dei fondatori dell'Internazionale comunista, presidente del soviet ucraino dei commissari del popolo, diplomatico dell'URSS in Inghilterra e in Francia, Nella lotta fra Trockij e Stalin, Rakovskij fu naturalmente al fianco del suo consanguineo, col quale organizzò la cosiddetta "opposizione di sinistra", che fu in realtà l'opposizione sionista al potere di Stalin. Il ruolo di Rakovskij in seno alla setta trockista è stato messo in rilievo dagli ebrei Deutscher e Schapiro (2), mentre un suo scritto antistalinista è stato pubblicato qualche anno fa dalla casa editrice Samonà e Savelli (3).

domenica 21 settembre 2014

Gli ebrei collaborazionisti con il Terzo Reich

Squadrone del Bétar in uniforme a Berlino nel 1936
La componente germanica fu essenziale nella formazione dell’ideologia sionista a seguito dell’importanza della comunità ebrea in seno ad altre comunità dell’Europa dell’Est (in particolare gli yiddish), anche se al contrario, il sionismo non ha influito per nulla nella comunità tedesca (…). L’influenza delle organizzazioni giovanili wandervögel, del militarismo prussiano, del patriottismo generato durante la I guerra mondiale, la nozione tedesca del "Blut und Boden" (sangue e suolo) hanno portato a considerare, durante un lungo periodo di tempo il sionismo tedesco, tanto da parte dei suoi detrattori quanto da parte dei suoi sostenitori, come una semplice copia dell’ideologia nazionalista tedesca. Durante gli anni 20, la comunità ebrea tedesca ha occupato un posto di preferenza nel movimento sionista mondiale, soprattutto attraverso la cosiddetta Zionistische Vereinigung für Deutschland (ZVfD), l’organizzazione sionista tedesca (...).

Molti dei militanti sionisti tedeschi erano ebrei provenienti dalla Russia e installati a Berlino, dove operavano intorno al Circolo della Gioventù Russa Sionista, intorno alla rivita Rassviet e alla Lega dei militanti Sionisti. I loro principali ideologi, Lichtheim e Jabotinsky, formarono il vertice esecutivo dell’Organizzazione Sionista Mondiale tra il 1921 e il 1923; anche se Jabotinsky fu allontanato dalla stessa per le tensioni che creò a causa delle sue tendenze secessioniste.