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venerdì 9 ottobre 2020

Mussolini tra Marx e Nietzsche (Mario Bernardi Guardi)

Marx, Nietzche, Mussolini, marxismo, fascismo

Rilettura di  
"Il giovane Mussolini. Marx e Nietzsche in Mussolini socialista" di Ernst Nolte


Mussolini tra Marx e Nietzsche

«... io odio il buon senso. E lo odio in nome della vita e del mio invincibile gusto per l'avventura... I cavalieri dell'alto medioevo che andavano cercando duelli e tornei; i santi che si ritiravano a macerarsi la carne nel deserto; i guerrieri, gli alchimisti, gli astrologi, gli stregoni e gli eretici e i fascinatori di popoli da Rolando di Roncisvalle a Pietro l'Eremita, da San Francesco d'Assisi a Ruystrock l'Ammirabile, dovettero lottare sino alla disperazione contro il buon senso che li consigliava al riposo, alla sosta, alla transazione, alla viltà... La società borghese ha creato l'uomo macchina, l'uomo funzionario, l'uomo orologio, l'uomo regola. Io sogno invece l'uomo eccezione... Voglio andare alla caccia del buon senso; lo voglio uccidere... Assumerà forme e maschere incessantemente diverse; sarà nero e rosso, conservatore e rivoluzionario, spavaldo e pusillanime, uomo e donna. Ma io... lo stenderò al suolo. Poi getterò il cadavere alle moltitudini e dirò: Cittadini, ho ucciso il vostro peggiore nemico. Intrecciamo, in segno di gioia, una matchiche infernale».
L'autore di questa prosa visionaria, attraversata da ebbrezze zarathustriane, è Benito Mussolini. Siamo nel 1913 e l'antico agitatore sovversivo, che per anni ha coniugato passione politica e fame, è diventato uno degli uomini più rappresentativi del partito socialista, una penna polemica tra le più note e amate, l'avversario più feroce di riformisti e massoni: e "l'Avanti!", sotto la sua guida, sta conoscendo una straordinaria espansione.
Ma nell'aprile del 1913, l'articolo «Caccia al "buon senso"» non compare sull'organo ufficiale dei socialisti ma sul settimanale "La folla", diretto da Paolo Valera. E Mussolini lo firma con il vecchio pseudonimo "L'homme qui cherche".
L'uomo politico più emblematico del secolo ventesimo è infatti un cercatore, un saggiatore di territori inesplorati, un avventuriero dello spirito che accoglie in sé le inquietudini del suo tempo, quasi attendendo la grande occasione per farle esplodere contro il sistema.
Intendiamoci: questo Mussolini è socialista e marxista, e null'altro per ora potrebbe essere con quello che si porta dietro e dentro per origini familiari, letture, esperienze di vita.

venerdì 1 maggio 2020

Comunismo anticomunismo

L'anticomunismo è una malattia difficile da combattere, come pure l'antifascismo; sono virus ormai diffusi e presenti in profondità in tutta la società occidentale. Essi vivono senza più motivo alcuno se non quello di essere utili alle oligarchie liberal-democratiche che li usano per saldare continuamente il loro potere.

Per quanto riguarda l'anticomunismo, la questione è un po' più complessa di quella che riguarda il gemello. Infatti la paura del rosso, oltre ad essere errata in sé, sembra anche ingiustificata a livello politico. Il comunismo puro oggi non esiste più, e oggetto dell'anti sono i comunisti, cioè i singoli individui che si dicono comunisti. Il comunismo forse verrà rievocato per il bene di tutti, ma oggi i comunisti (o molti di essi) dicono di essere tali essendo in realtà altro. Se essi percepissero correttamente la questione abbandonerebbero d'un tratto il loro antifascismo e gran parte del fosso sarebbe superato; invece pochi ambienti hanno questo coraggio. Certo la cosa sarebbe ancora più facile se anche da parte fascista o nazional-socialista si compissero passi del genere, invece anche in questi ambienti, ma qui qualcosa si muove, c'è poco coraggio.

domenica 11 agosto 2013

Strane riconciliazioni e... antifasc-isteria (Claudio Mutti)

“Il ventesimo secolo non finirà senza assistere a strane riconciliazioni”
Pierre Drieu La Rochelle



Il 27 dicembre 1942, mentre a Stalingrado infuria la battaglia che segnerà l’inizio della sconfitta dell’Asse, Drieu La Rochelle annota nel suo Diario: “Morirò con gioia selvaggia all’idea che Stalin sarà il padrone del mondo. Finalmente un padrone. È bene che gli uomini abbiano un padrone il quale faccia loro sentire l’onnipotenza feroce di Dio, l’inesorabile voce della legge”.

Un mese più tardi, in data 24 febbraio 1943, Drieu auspica: “Ah, che muoiano pure tutti questi borghesi, se lo meritano. Stalin li sgozzerà tutti e dopo di loro sgozzerà gli ebrei… forse. Eliminati i fascisti, i democratici resteranno soli di fronte ai comunisti: pregusto l’idea di questo tête-à-tête. Esulterò nella tomba”.

Il 3 marzo si augura la vittoria dei Russi, piuttosto che quella degli americani: “I russi hanno una forma, mentre gli americani non ne hanno. Sono una razza, un popolo; gli americani sono un’accolita di ibridi”.

sabato 10 agosto 2013

L'amblimoro antifascista (Claudio Mutti)

“Il peggior prodotto del fascismo
è stato l’antifascismo democratico”
Amadeo Bordiga



L’ossimoro, figura retorica che consiste nell’accostare in un’unica locuzione due parole esprimenti concetti contrari, è, come rivela l’etimo greco, una “acuta insensatezza” (oxy moron). Per esemplificare l’ossimoro, il Dizionario della lingua italiana di Devoto-Oli del 2000-2001 cita espressioni quali “ghiaccio bollente” o “convergenze parallele” (anche se quest’ultima potrebbe essere definita, più particolarmente, un… ossimoroteo).

Poi, però, vi sono anche dei casi in cui l’accostamento di due termini dal significato contrastante configura, a differenza dell’ossimoro, una insensatezza che non è affatto acuta, ma è, invece, decisamente ottusa, sicché un sintagma di tal genere lo potremmo battezzare, se ci fosse consentito l’ardire, con un neologismo di nostro conio: amblimoro (ambly moron), “ottusa insensatezza”.

Così alla categoria degli amblimori si potrebbero assegnare sintagmi quali “antifascismo antimperialista”, “antimperialismo antifascista”, “antifascismo e antimperialismo”, “antifascista e antimperialista” et similia.