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martedì 22 novembre 2022

Corporativismo e comunismo nel pensiero di Ugo Spirito (Luigi Punzo)

Ugo Spirito, fascismo, comunismo, corporativismo

Corporativismo e comunismo sono due termini che nel percorso, pur così frastagliato e complicato, del pensiero di Ugo Spirito, finiscono per esprimere, soprattutto se analizzati nella loro dimensione teoretica, la sostanziale continuità della sua concezione sociale ed esistenziale della vita degli uomini. Si tratta del resto di una continuità e di una contiguità più volte sottolineate dallo stesso Spirito in diversi suoi scritti. 

Può valere come esempio ciò che egli afferma nella relazione presentata al Congresso internazionale di filosofia di Roma del 1946, intitolata Il pensiero italiano di fronte al materialismo storico: "Non bisogna dimenticare che proprio dall'attualismo, il quale aveva preso le mosse da Marx, ebbe vita, tra il 1932 e il 1935, la prima formulazione di una dottrina comunista che sia stata formulata in Italia. Questa dottrina si ispirava ancora alla dialettica marxistica e cercava - sul fondamento dell'identificazione di individuo e Stato - di realizzare un tipo di società organizzato secondo i principi di una rigorosa economia programmatica"(1)

Ancora trent'anni dopo tornerà a ribadire la contiguità dialettica dei due termini: "Nel congresso di Ferrara del 1932, il mio quesito fu esplicito: fascismo o comunismo? La risposta, evidentemente, fu per il primo termine, ma il primo termine era pure carico del secondo. E allora fui perseguitato, infatti, come comunista. Il mio fascismo era il mio comunismo. Poi, quando il fascismo finì, mi ritrovai solo con il mio comunismo. Non avevo fatto un passo diverso, ma continuavo lungo la stessa strada. E nel 1970 ripubblicai, senza mutare neppure una virgola, i miei libri sul corporativismo. Ma pubblicai anche un grosso volume su Il comunismo (1965), inteso come precisazione e commento del passato. Perché, in effetti, non avevo nulla da modificare, ma soltanto da guardare e da proseguire in funzione delle nuove condizioni storiche"(2).

Si pone a questo punto la domanda se la continuità rivendicata da Spirito risponde solo all'esigenza di adeguare la sua riflessione alle mutate situazioni sociali e politiche, o se invece si fonda su una possibile identità di contenuti e, soprattutto, su una sostanziale, unitaria esigenza di ricerca, che caratterizza la sua riflessione sui temi della politica e, più in generale, tutto il suo pensiero.