1 – Tra destra e sinistra
A me certe volte mi sa – soprattutto man mano che vado avanti con questo studio sulle bonifiche e sul fenomeno delle città nuove – certe volte mi sa, o mi viene il sospetto, che non è vero che il fascismo era di destra: era di sinistra. Dice: “Ma che non lo sapevi? Hai fatto la scoperta dell’America: lo sanno tutti che era di sinistra”. Sì, ho capito. Ma un paio di maniche è dirlo così, al bar: “Era di sinistra. Nino, portami un’altra grappa”. Un altro paio di maniche è dirlo per davvero, in sede storica, con tanto di argomentazioni, specie adesso che pure Ciampi ha detto che non si può dire: “Studiate quello che vi pare, ma guai al revisionismo”. Roba che uno dice: “Ma allora il fascismo ci sta adesso. E che madonna: prima ancora che comincio a cercare, tu già mi dici quello che posso o non posso trovare? Se trovo questo va bene, se trovo quell’altro lo rificco sotto?”. E quei quattro scemi, pur di stare al governo, gli hanno detto: “Sissignore. Che stiamo a scherzare? Il più grande statista era De Gasperi”. De Gasperi? Una testa d’alce che non è riuscito a governare nemmeno cinque anni filati. Se lo giocavano a palla, i suoi: Pella, Fanfani, Segni, Gronchi. Gli facevano fare la testa di turco. E nel ’53 lo hanno proprio preso a zampate ai fianchi. E poi ragioniamo: ma che lo aveva messo in piedi lui quel partito? I voti erano suoi? Se dietro non avesse avuto i preti non governava manco la Polisportiva del paesetto suo. M’avessi detto Togliatti, che alle masse gli faceva fare quello che voleva e quando, dopo l’attentato, lo stavano portando in camera operatoria – che già avevano chiamato le pompe funebri e proclamato l’insurrezione – gli ha detto ai suoi, sulla barella: “Nun state a fa’ i scemi”. E sono scattati sull’attenti.
In ogni caso è vero che non ho scoperto l’America: mica arrivo primo. Prima di tutti c’era già arrivato proprio Togliatti nel 1935, a sostenere che il fascismo “E’ un’ideologia eclettica. [Accanto alla] ideologia nazionalista esasperata vi sono numerosi frammenti che derivano da altrove. Per esempio dalla socialdemocrazia. L’ideologia corporativa [...] alla base della quale sta il principio della collaborazione di classe, non è un’invenzione del fascismo ma della socialdemocrazia [.] Ma si ruba anche al comunismo: i piani, ecc. [.] Io vi metto in guardia contro la tendenza a considerare l’ideologia fascista come qualcosa di saldamente costituito, finito, omogeneo”.
