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sabato 10 aprile 2021

Combattere la Nato significa combattere per l'Europa (Jean Parvulesco)

Parvulesco, Kollontai, geopolitica, Usa, Nato, Groussouvre,Misteri
Le parole Jean Parvulesco hanno sempre un qualcosa di profondamente misterioso eppure evidente per chi è situato saldamente nella lotta per "L'Impero della Fine". In questo articolo del 2002, recensisce l'importante libro
"Parigi Berlino Mosca" di Henri de Grossouvre. Se alcune idee sembrano troppo legate all'inizio del secolo e da riformulare, altre -ed è proprio questa la forza incredibile della verità - risultano ancora più basilari e fondamentali. Lasciamo al lettore la gioia dell'avventura nel leggere Parvulesco.

Figlio di François de Grossouvre - che, durante le presidenze di François Mitterrand, era stato sotto la protezione del Grand Veneur de la République il responsabile presidenziale della condotta operativa di tutti i servizi di intelligence politici e militari francesi, e che, come ricordiamo, ha trovato una morte misteriosa e tragica all'interno del palazzo della Presidenza della Repubblica - il giovane Henri de Grossouvre ha appena pubblicato a Parigi, con L'Âge editions d'Homme, con un'importante prefazione del generale Pierre-Marie Gallois , un saggio sull'analisi geopolitica e la prospettiva dell'attualità più scottante, dal titolo Parigi-Berlino-Mosca.

"Il centro del mondo si sta muovendo verso est", ha scritto il generale Pierre-Marie Gallois nella sua prefazione. H. de Grossouvre, che vive e lavora a Vienna, è uno specialista dei problemi economici e politici della Germania, dell'Austria e dell'intero spazio geopolitico dell'Europa orientale, la vecchia Mitteleuropa. H. de Grossouvre è anche un partigiano attivista e un teorico dell'integrazione della "nuova Russia" di Vladimir Putin all'interno della grande Europa continentale, aperta ora ai progetti eurasiatici portati avanti dai gruppi geopolitici vicini all'immediato entourage del Presidente russo.

In quanto tale, il libro di H. de Grossouvre, Parigi-Berlino-Mosca, costituisce un documento politico estremamente rivelatore, offrendo le posizioni d'avanguardia di una certa corrente del pensiero geopolitico francese in azione e, tanto più, che H. de Grossouvre sarà senza dubbio presto chiamato ad assumere responsabilità politiche a livello europeo, nel quadro di una “comunità geopolitica Francia-Germania-Eurasia”, attualmente in via di costituzione. La tesi fondamentale del libro promuove la più che necessaria, d'ora innanzi, integrazione federale dell'unità continentale della Grande Europa attorno all'asse Parigi-Berlino-Mosca, dietro la quale si profila, implicitamente e in un futuro più lontano, l'asse transcontinentale della “Fortezza eurasiatica” Parigi-Berlino-Mosca-Nuova Delhi-Tokyo. Ciò richiede, in primo luogo, la “piena” integrazione, sia totale che immediata, della “Nuova Russia” di V. Putin all'interno della comunità dell'essere e del destino della Grande Europa.

I precedenti della dottrina geopolitica dell'asse Parigi-Berlino-Mosca


Ma H. de Grossouvre non si accontenta solo di porre il problema della Grande integrazione continentale europea così come si presenta attualmente, cerca nella storia europea recente questa visione geopolitica fondamentale, che si ripete oggi, nell'area dei combattimenti avanzati delle nostre attuali notizie storico-politiche in atto, i precedenti che l'hanno annunciato e che avevano già cercato di proiettarlo nella storia in movimento, che lo porteranno ad essere effettivamente realizzato.

lunedì 6 luglio 2020

Parvulesco: la stella di un Impero invisibile (di Alexander Dugin)

Shiva, Nazbol, rossobruni, Parvulesco, Dugin, Eurasia
Professione: visionario


Jean Parvulesco è un mistero vivente della letteratura europea. Mistico, poeta, romanziere, critico letterario, conoscitore di intrighi politici, rivoluzionario, amico e confidente di molte celebrità europee della seconda metà del XX secolo (da Ezra Pound e Julius Evola a Raymond Abellio e Arno Breker). La sua vera personalità rimane un mistero. Rumeno, fuggito in Occidente negli anni '40, è uno dei più brillanti stilisti francesi in prosa e poesia contemporanee. Ma non importa quanto diverse fossero le sue opere, dalle stanze tantriche ai complessi romanzi occulti alle biografie di eminenti amici (in particolare "Red Sun of Raymond Abellio"), la sua vera vocazione era - "visionario", diretto e ispirato contemplatore delle sfere spirituali, aperto al prescelto dietro l'aspetto cupo e banale del mondo profano contemporaneo.

giovedì 25 giugno 2020

L'impero sovietico e i nazionalismi nel periodo della perestrojka (Alexander Dugin)


Il valore dell'Impero


Per me personalmente, in quanto tradizionalista (nel senso che mi identifico, tra gli autori contemporanei, soprattutto nella linea di René Guénon e Julius Evola), l'Impero, l'idea di Impero, costituisce la forma positiva e profondamente sacra dello Stato tradizionale. Il nazionalismo, invece, non è che una tendenza sovversiva, profana, laica, che si dirige contro l'Unità dell'ordine sovranazionale dell'Impero, della forma ecumenica. D'altra parte, per me in quanto russo, l'Impero costituisce il modo di vita più idoneo e, in qualche maniera, più naturale. Noi siamo forse l'ultimo popolo imperiale rimasto al mondo. E' per questo che presso i Russi l'idea di nazione è strettamente legata all'idea di Impero, e il nostro «nazionalismo» ha in sé qualcosa di «imperiale». Quando diciamo «i Russi», noi vogliamo dire per lo più «i nostri», e vi includiamo la grande quantità dei popoli che abitano le nostre terre e condividono con noi l'immenso spazio geopolitico che è la Russia. Dostoevskij diceva che «essere russo significa essere l'uomo universale (vsëcelovek)». Indubbiamente questo particolare atteggiamento è responsabile del sentimento che anima oggi i Russi nei paesi baltici.. Essi hanno fatto del concetto di «nostri» una sorta di idea politica che trascende la questione della nazionalità, dell'ideologia politica ecc. «I nostri» per cui si battono e muoiono i difensori dell'unità dell'URSS in ogni angolo delle varie repubbliche non costituiscono un gruppo politico, sociale, nazionale o razziale, ma sono tutti coloro che, qualunque sia lo strato sociale o razziale cui appartengono, sono contrassegnati dalla presenza dell'istinto imperiale. Qui non si tratta né di demagogia politica, né di ipocrisia. Ad agire è la «coscienza imperiale», il sentimento quasi mistico di essere vsëcelovek, «uomo universale».

martedì 23 giugno 2020

Eurasia-Islam: il Reich del futuro (Martin Schwarz)

"L’imperialismo impone, l’Impero compone" Julius Evola


L’Eurasiatismo è una filosofia aperta, non dogmatica che può essere arricchita con nuovi contenuti: scoperte religiose, sociologiche ed etnologiche, ricerche geopolitiche, economiche, geografiche, culturali strategiche e politiche, ecc. Inoltre la filosofia eurasiatista offre soluzioni originali nei specifici contesti linguistici e culturali: l’Eurasiatismo russo non sarà lo stesso delle versioni francese, tedesca o iraniana. Tuttavia, la struttura fondamentale della filosofia rimarrà invariata“. Alexander Dugin, The Eurasian Idea (evrazia.org, 1)

L’idea (neo)eurasiatista, come presentata in una visionaria ma distinta struttura ideologica e geopolitica da Alexander Dugin, è nata nel centro del blocco continentale eurasiatico. L’integrazione dell’intero continente da Porto a Vladivostok può essere motivo d’ispirazione, l’importanza risiede nella realizzazione dell’imperativo anti-americano: fermare la crescita dell’influenza e del dominio atlantisti e farli regredire con misure culturali, economiche, politiche e – ovunque necessario – anche militari. I dettagli di una simile integrazione sono tuttavia legati alle circostanze locali. E per quanto appassionanti possano essere le bozze di A.Dugin riguardanti per esempio la saldatura dell’asse Mosca-Teheran, le prospettive e priorità da un punto di vista centroeuropeo e tedesco possono essere differenti, anche se potrebbero convergere in ultima istanza.

(Nota bene: da chi vive nel territorio degli USA l’idea eurasiatista può essere vista come un’alleata, nella misura in cui essi desiderano interrompere l’avventura imperialista (pseudo)messianica e perciò ridurre gli USA al loro territorio nazionale. In questo senso essi stessi possono seguire l’imperativo anti-americano.)

Il solo punto di partenza possibile per una ricostruzione ideologica dell’Europa Occidentale, essendo i paesi che la compongono non ortodossi, può essere la Reichsidee, l’idea del Imperium nella forma di evoluzione organica della storia europea. Come “Reich” può essere qui considerata un’unità sovranazionale che non imponga una struttura omogenea a genti, religioni e tradizioni, ma piuttosto le componga sotto una comune idea o meta. Ovviamente non è necessario utilizzare il termine “Reich” per avere un simile ordinamento.

lunedì 1 giugno 2020

Jean Thiriart, l'impero che verrà (Claudio Mutti)

L'ultimo ricordo che ho di Jean Thiriart è una lettera che mi scrisse alcuni mesi prima di morire: mi chiedeva di indicargli una località isolata sugli Appennini, dove potersi accampare un paio di settimane per fare qualche escursione sui monti. Quasi settantenne, era ancora pieno di vitalità: non si lanciava più col paracadute, però navigava con la barca a vela sul Mare del Nord.

Negli anni Sessanta, in qualità di giovanissimo militante della Giovane Europa, l'organizzazione da lui diretta, ebbi modo di vederlo diverse volte. Lo conobbi a Parma, nel 1964, accanto a un monumento che colpì in maniera particolare la sua sensibilità di "eurafricano": quello di Vittorio Bottego, l'esploratore del corso del Giuba. Poi lo incontrai in occasione di alcune riunioni della Giovane Europa e in un campeggio sulle Alpi. Nel 1967, alla vigilia dell'aggressione sionista contro l'Egitto e la Siria, fui presente a un'affollata conferenza che egli tenne in una sala di Bologna, dove spiegò perché l'Europa doveva schierarsi a fianco del mondo arabo e contro l'entità sionista. Nel 1968, a Ferrara, partecipai a un convegno di dirigenti della Giovane Europa, nel corso del quale Thiriart sviluppò a tutto campo la linea antimperialista: "Qui in Europa, la sola leva antiamericana è e resterà un nazionalismo europeo 'di sinistra' (…) Quello che voglio dire è che all'Europa sarà necessario un nazionalismo di carattere popolare (…) Un nazionalcomunismo europeo avrebbe sollevato un'ondata enorme di entusiasmo. (…) Guevara ha detto che sono necessari molti Vietnam; e aveva ragione. Bisogna trasformare la Palestina in un nuovo Vietnam". Fu l'ultimo suo discorso che ebbi modo di ascoltare.

Jean-François Thiriart era nato a Bruxelles il 22 marzo 1922 da una famiglia di cultura liberale originaria di Liegi. In gioventù militò attivamente nella Jeune Garde Socialiste Unifiée e nell'Union Socialiste Anti-Fasciste. Per un certo periodo collaborò col professor Kessamier, presidente della società filosofica Fichte Bund, una filiazione del movimento nazionalbolscevico amburghese; poi, assieme ad altri elementi dell'estrema sinistra favorevoli ad un'alleanza del Belgio col Reich nazionalsocialista, aderì all'associazione degli Amis du Grand Reich Allemand. Per questa scelta, nel 1943 fu condannato a morte dai collaboratori belgi degli Angloamericani: la radio inglese inserì il suo nome nella lista di proscrizione che venne comunicata ai résistants con le istruzioni per l'uso. Dopo la "Liberazione", nei suoi confronti fu applicato un articolo del Codice Penale belga opportunamente rielaborato a Londra nel 1942 dalle marionette belghe degli Atlantici. Trascorse alcuni anni in carcere e, quando uscì, il giudice lo privò del diritto di scrivere.

venerdì 26 gennaio 2018

La rivoluzione conservatrice russa (di Alexander Dugin)


1 La Russia rivoluzionario-conservatrice

Gli autori che hanno studiato la Rivoluzione Conservatrice tedesca o la Rivoluzione Conservatrice tout court (Armin Mohler, Alain de Benoist, Luc Pauwels, Robert Steuckers, ecc.) hanno sempre sottolineato il ruolo della Russia nel processo del divenire del pensiero conservatore-rivoluzionario (RC) e persino all'origine dell'uso del termine stesso - Juri Samarin, “Revolutsionnij conservatism”. Non è possibile inoltre dubitare della Ost-orientierung e di una certa russofilia, quasi obbligatoria, di questa corrente intellettuale, dai giovani-conservatori ai nazional-bolscevichi tedeschi, passando per i geopolitici della scuola di Haushofer. In questo senso, le celebri idee radicali di Jean Thiriart su "l'impero euro-sovietico da Vladivostok a Dublino" e i famosi aforismi di Alain de Benoist sulla preferenza per gli elmetti dell'Armata Rossa rispetto ai "berretti verdi" americani, restano nel tradizionale quadro della logica RC più stretta.

domenica 11 agosto 2013

L'impero d’Europa: la problematica imperiale e la costruzione europea (Frédéric KISTERS)

"L'Europa aspira all’Impero"
(Jean-Louis Feuerbach)

Prolegomeni

Chiunque conosca la storia, sa che gli imperi hanno svolto un ruolo essenziale nell’evoluzione dell’umanità. Tra il 50 e il 200 d. C., in effetti, quattro grandi imperi inglobavano l’insieme del mondo civilizzato: Roma, i Parti Arsacidi, il Kouchan e lo Stato degli Han orientali, formavano una fascia ininterrotta dalla Gran Bretagna al Mar Cinese, attorno alla quale non vivevano che dei barbari. Così uno storico come Toynbee, nella sua "Grande Avventura dell'Umanità", voleva mostrare come noi, poco a poco, siamo passati da un’era di civilizzazioni locali (che più spesso erano imperi) a un’insieme universale, dal momento che l'oekoumène ha finito per ricoprire la terra intera. Egli presenta all’inizio le prime civiltà isolate e pressoché senza contatti tra di loro. Poi, mostra come gli imperi in espansione, entrarono in contatto e dunque s’influenzarono reciprocamente. Il processo crebbe fino all’Era Moderna nel corso della quale tutte le civiltà furono collegate. L'Impero è dunque il principale agente di diffusione delle civiltà.