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sabato 12 settembre 2020

L'ALTERNATIVA NAZIONAL-COMUNISTA (Luc Michel) / Parte 2

Nazional comunista, Luc Michel, Strasser, Niekisch, Comunitarismo, Thiriart, Manifesto

Bolscevismo nazionale e fascismo.


È necessario ricordare le relazioni esistenti tra nazional-bolscevismo e fascismo, entrambi nati nello stesso periodo storico. Respingiamo in modo determinato la storiografia marxista che, essenzialmente per ragioni tattiche e poi propagandistiche, all'inizio degli anni '20 denunciava il fascismo come ideologia borghese e reazionaria.

È certo che il fascismo, proprio come il nazionalismo rivoluzionario, il nazional-bolscevismo o il marxista-leninismo, appartiene alla scuola socialista. In particolare è nato come il leninismo, dalle correnti blanquiste del XIX secolo.

Il fascismo nacque nella sinistra con Mussolini e sotto l'influenza di Georges Sorel. Era, infatti, il risultato di una revisione marxista e socialista; al che il ruolo svolto dalla classe lavoratrice nella lotta di classe fu sostituito dalla nazione.

giovedì 10 settembre 2020

L'ALTERNATIVA NAZIONAL-COMUNISTA (Luc Michel) / Parte 1

Luc Michel, comunitarismo, Thiriart, nazional comunismo, bolscevismo nazionale, nazbol, Europa

"
Rendete la causa della nazione la causa del popolo e la causa del popolo diventerà la causa della nazione". V.I. Lenin

Immaginiamo un laboratorio: in questo laboratorio prevale una materia, in questa materia prevale un big-bang e dentro questo big-bang, una catena di reazioni chimiche di straordinaria violenza. Alcune molecole si disfano, altre si formano e si sviluppa un formidabile processo di fissione, combustione, ricostruzione, combustione corpuscolare; al termine del quale appare una sintesi di prodotti di natura sconosciuta. Chi avrebbe potuto prevedere la sintesi del "nazionale" e del "sociale" nel 1920? Chi, prima di Barres, avrebbe potuto immaginare l'incontro, il semplice incontro, dei due termini? Perché, beh, è a questo punto che ci troviamo ora.

L'Europa "mutatis mutandis", è a questo punto. Non ritorna, inventa, non medita, improvvisa. Non ripete vecchie formule: le brucia, le trasforma in cenere e dai frammenti, combinati follemente, forma nuovi prodotti sconosciuti. Vi si trova il nazionalismo, certamente, così come frammenti di populismo, resti di antisemitismo e un po’ di buon vecchio comunismo, meno morto di quanto sembri. Tutti questi vengono miscelati e superati attraverso il test del big bang. Nel cuore del tumulto, anche se improbabile com'era a suo tempo, c'è la sintesi fascista. Questo è un mostro che la nuova Europa crepa sotto i nostri occhi, anche se per il momento lo fa alle nostre spalle. Non ha ancora nome, questo mostro, né ha una faccia. L'ipotesi è solo che esista o che un giorno esisterà". (B.H. Levy, "enser L’Europe" e "Le Monde des debats 1993").


Nell'estate del 1993, la grande stampa scoprì quella che chiamava la tentazione o il pericolo del nazional-bolscevismo. Da Parigi a Mosca, i nostri giornalisti sembravano aver scoperto un nuovo fenomeno. La loro flagrante mancanza di cultura non ha permesso loro di conoscere la straordinaria tesi sul nazional-bolscevismo scritta dal professor Louis Dupeux quindici anni fa (1).

Da "Liberation" (Parigi) a "Soir" (Bruxelles), passando per "Le Monde", si è aperto un vero dibattito sull'argomento. Si moltiplicarono articoli, spesso contraddicendosi sul tema del nazional-bolscevismo e della fusione tra nazionalisti e comunisti. Così, "Liberation" ha intitolato un articolo, "La galassia nazional bolscevica" e ha parlato della "straordinaria convergenza ideologica che ha avuto luogo in questi ultimi mesi tra alcuni intellettuali comunisti e l'estrema destra". Ha sottolineato che "l'avvicinamento è avvenuto grazie al comune odio per la sinistra socialista, l'America e il sionismo" (2). "Soir", d'altra parte, parlava di un'alleanza tra rossi e bruni e ha sottotitolato "Finzione politica o politica senza finzione?" (3).

Nonostante la sua prima espressione politica tra le due guerre mondiali, il nazional-bolscevismo era già diventato una realtà politica europea

domenica 11 marzo 2018

La resistenza del nazionalboscevismo (di Luc Michel)



"Nazionalismo di liberazione ed anti-fascismo non possono né devono essere antagonisti" (Wolfgang VENOHR)



La storia della resistenza tedesca contro il terzo (IIIe) Reich ed il Nazismo è poco conosciuta. Un libro tuttavia gli è stato interamente dedicato da Gérard SANDOZ, a questo argomento, sotto il titolo "CES ALLEMANDS QUI ONT DEFIE HITLER" 1933-1943"(1), libro preceduto da uno scritto di Willy BRANDT, presidente della Socialista internazionale e grande resistente al IIIe Reich. L'autore comincia questo libro con la dedica seguente “Io dedico questo libro alla memoria dei miei amici tedeschi che hanno trovato la morte nella lotta contro l'animale hitlériano". La terza parte del libro è intitolata "QUELLI CHE non BISOGNA DIMENTICARE" e comprende un capitolo intitolato "il NAZIONAL-BOLSCEVISMO". Gérard SANDOZ rende così omaggio alla corrente politica che, per prima, fin dal 1932-1933, ha resistito al Nazismo e che ha avuto fra i suoi membri i più risoluti degli avversari dell’Hitlerismo, in particolare coloro che animarono la rete famosa conosciuta sotto il nome di "ORCHESTRE ROUGE".



L'AVVENTURA DEL NAZIONAL-BOLSCEVISMO COMINCIA NEL 1919

L'avventura del Nazional-Bolscevismo era cominciata nel 1919 ad Amburgo, allora in piena rivoluzione sovietica a seguito del crollo dello IIe Reich nel 1918. E’ in questo ambiente che doveva nascere una corrente nazional-bolscevica diretta da due capi della rivoluzione del 1918 in questa città, Heinrich LAUFENBERG e Friedrich WOLFFHEIM (2), che mostrarono posizioni nazional-comuniste. Fin dal 6 novembre 1918, LAUFENBERG proclamava ad Amburgo la "repubblica dei consigli socialista e grande tedesca" e diventava il presidente del "Consiglio operaio di Amburgo". Si trattava della dichiarazione di posizioni comuniste radicali in alleanza con tendenze nazionali (3). Dal 1919 al 1921, WOLFFHEIM e LAUFENBERG animarono tanto in Germania che nell'ambito della "terza internazionale" una corrente nazional-bolscevica conosciuta sotto il nome "di nazional-comunismo amburghese" e che faceva concorrenza ai Spartachisti che avevano appena costituito il “partito comunista tedesco",KPD. Cacciati nell'ottobre 1919 dal partito, ne fondarono immediatamente uno dissidente,KAPD, il "partito comunista operaio tedesco". Nell'ambito di tale partito, che sarà rappresentato fino al 1922 al "Komintern" (4), WOLFFHEIM e LAUFENBERG propugnavano l'idea di creare un'"Armata rossa tedesca" per riprendere la guerra contro i vincitori impérialisti di Versailles. Dopo il 1922, animarono una "lega dei comunisti". Si nota che questa corrente sviluppava, fin dall'inizio degli anni 20, un anti-americanismo virulento.