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lunedì 29 giugno 2015

PATRIA O MUERTE: Una lettura critica della figura di Ernesto "Che" Guevara (Eleuteros)

"La Rivoluzione si fa
attraverso l'uomo,
ma l'uomo deve
forgiare giorno
per giorno il suo
spirito rivoluzionario"
Ernesto "Che " Guevara
L' eroe di Santa Clara appartiene a quella categoria di personaggi che se scevri da schematismi preconfezionati, immediatamente affascina. Sfortunatamente però, gli schematismi ci sono e, soprattutto nel Belpaese, fondato sulla Resistenza e con l’eterna contrapposizione tra fascisti e antifascisti, costituiscono la regola. Tutti devono allora rientrare nelle gabbie ideologiche per poter essere facilmente etichettati, o da una parte o dall’altra. Che Guevara rappresenta, in questo campo, il classico caso da manuale. Da sempre definito comunista e da sempre “sbandierato” ad ogni raduno di piazza, è in realtà un personaggio anomalo, che differisce enormemente per pensiero e contenuti dalla sinistra europea di matrice comunista. Non prendendo in considerazione alcune biografie particolarmente agiografiche, secondo le quali leggeva Marx già alle elementari, possiamo affermare che la sua formazione politica avviene principalmente “sul campo”: i suoi lunghi pellegrinaggi lungo tutto il continente sudamericano lo portano a conoscere povertà e governi fantoccio, il cui responsabile è individuabile negli Stati Uniti e nella sua politica di sfruttamento. Del Cile, in Latinoamericana, scrive: «è un paese ricco di risorse, mai il suo futuro dipende dalla capacità di scrollarsi di dosso la dipendenza dagli Stati Uniti». Stesse considerazioni le farà per il Venezuela ed il Perù.

Creare due, tre, molti Vietnam...(Ernesto Che Guevara)

Sono passati ventun anni dalla fine dell'ultima guerra mondiale e molte pubblicazioni, in lingue diverse, celebrano l'avvenimento, di cui è simbolo la sconfitta del Giappone. Un clima di apparente ottimismo regna in molti settori degli avversi campi in cui è diviso il mondo. Ventun anni senza guerre mondiali, in questo tempo di grandi contrapposizioni, di scontri violenti e di trasformazioni repentine, sembrano molti. Ma, senza analizzare i risultati pratici (miseria, degradazione, sfruttamento sempre più intenso di enormi settori del mondo), di questa pace per la quale tutti noi ci dichiariamo disposti a lottare, bisogna chiedersi se essa è reale. Non è nostra intenzione, in queste note, fare la cronaca dei numerosi conflitti locali che si sono susseguiti dopo la resa del Giappone; né è nostro compito fare il resoconto delle lotte civili, numerose e sempre più intense, succedutesi durante questi anni di pretesa pace. È sufficiente portare come esempio, contro questo avventato ottimismo, la guerra di Corea. In essa, dopo anni di lotta feroce, la parte settentrionale del paese fu sottoposta alla più terribile devastazione che appaia negli annali della guerra moderna: crivellata di bombe, priva di fabbriche, scuole e ospedali; priva di qualsiasi tipo di abitazione per ospitare dieci milioni di persone. In quella guerra sono intervenuti, sotto la ingannevole bandiera delle Nazioni Unite, decine di Paesi guidati militarmente dagli Stati Uniti, con la partecipazione in massa di soldati nordamericani e l'impiego della popolazione sudcoreana, arruolata come carne da cannone. Nell'altro campo, l'esercito e il popolo coreano e i volontari della Repubblica popolare cinese contavano sulle forniture e sulla perversione dell'apparato militare sovietico. I nordamericani, da parte loro, sperimentarono ogni sorta di armi distruttive - eccetto le termonucleari, ma comprese le batteriologiche e chimiche, sia pure in scala ridotta.

sabato 10 agosto 2013

Patria o Muerte: il cammino dell'America Latina

L’America Latina, un continente ritenuto da decenni dagli americani del Nord il “cortile di casa”, ha rappresentato e rappresenta ancor oggi l’esempio più vivo e deciso di opposizione al Nuovo Ordine Mondiale e al progetto messianico di globalizzazione. La dottrina Monroe già nel 1823 aveva infatti messo in chiaro quali fossero le ambizioni statunitensi sull’America Latina: “L’America agli americani! […] e non solo nella metà centro-settentrionale, ma anche nella metà Sud del continente dove gli Usa hanno sempre svolto con successo la stessa politica di divisione e asservimento dei popoli continentali che fu propria in Europa alla “casa madre”, la Gran Bretagna” (1).

Importanza geopolitica di Cuba

Le mire statunitensi sui confinanti del Sud si fondano sul concetto di sea-power. Il controllo completo degli oceani Pacifico e Atlantico consentirebbe agli USA di divenire una fortezza inespugnabile estesa lungo tutto il continente Americano. Il progetto mondialista a quel punto avrebbe con molta probabilità raggiunto la sua tappa più importante: un enorme isola in grado di controllare i mari ed i passaggi di merci e capace di imporsi in ogni dove. Gli USA hanno tentato negli anni di imporsi in ogni modo nel continente Latino, si pensi al golpe Pinochet, alle azioni di polizia compiute dalla fondazione dell’Unione a oggi, alle imposizioni economiche, scontrandosi però con resistenze nazionali di popolo più o meno forti, più o meno estese. L’esempio più eclatante e più conosciuto è sicuramente Cuba. La piccola isola caraibica ha subito dal 1822 al 1933 ben otto interventi armati da parte statunitense, ciò ad indicarne l’importanza geopolitica e strategica per gli yankee. Il dominio su Cuba avrebbe permesso agli USA il controllo dei due mari ed aperto una linearità di contatto con la striscia di proprietà americana attorno al Canale di Panama (nel 1903 infatti gli USA ottennero la zona del Canale in affitto perpetuo). L’importanza di Cuba è quindi evidente, “è veramente la chiave che può aprire o chiudere le porte di due mari […], essa è perno marittimo e geografico attorno a cui ruota la Nuova Isola del Mondo e quindi il progetto mondialista planetario di cui essa è base geostrategica di partenza” (2).