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domenica 8 marzo 2026

La mafia geopolitica: cosa sono i dazi per gli Usa

Leggiamo delle strane analisi riguardo il rapporto/scontro Usa-Eu.

Ma non c'è nessuno scontro. Oligarchi, dazi, pizzo geopolitico, sanzioni, sono dinamiche ben più lunghe che una determinata presidenza. Non c'è questione fra destra e sinistra.

Gli Usa chiedono che la residua capacità monetaria europea vada per acquistare armi americane e quindi continuare a bloccare la parte orientale del continente. E questo stanno facendo le classi dirigenti europeiste.

Il cambiamento di stile comunicativo non sta cambiando il rapporto di sudditanza totale che l’Europa ha verso gli Stati Uniti. Le basi militari, le bombe atomiche, l'occupazione militare yankee è lì a dimostrarlo. Chiunque dica il contrario mentre.

Un terribile sospetto sul debito USA


Ci sta venendo un atroce dubbio e per questo cerchiamo qualcuno in grado di risponderci e farci dormire tranquilli. Ma non fate come l’intelligenza artificiale, la risposta che cerchiamo non può essere “le cose vengono calcolate così”.

Vorremmo capire davvero il motivo, diremmo la filosofia, che c’è dietro un tipo di situazione del genere.

Procediamo rapidamente, per favore abbiate pazienza e aiutateci senza tergiversare.

Gli Stati Uniti (sempre loro, lo sapete siamo fissati) hanno un enorme debito pubblico e, soprattutto ultimamente, si lamentano vigorosamente del loro, a quanto dicono enorme, disavanzo commerciale.

Prendiamo per buoni questi dati: “Secondo i dati del Dipartimento del Commercio, nel 2024 le importazioni di beni e servizi sono cresciute del 6,6%, attestandosi a 4.100 miliardi di dollari, mentre le esportazioni sono aumentate del 3,9%, raggiungendo 3.190 miliardi di dollari. Di conseguenza, il deficit commerciale totale è salito a 918,4 miliardi di dollari nel 2024.”

Parliamo di una super potenza che facilmente potrebbe essere totalmente autarchica, autonoma: autonoma alimentarmente, con un’industria evoluta, autonoma da un punto di vista energetico essendo addirittura esportatrice netta. Ha in mano la moneta del Monopoli, il dollaro, utilizzata da tutti quelli che giocano all’occidente e non solo.

Bene. Arriviamo al punto.

La Guerra Usa-Europa


L’analisi che abbiamo fatto e continuiamo a fare è piuttosto lineare e chiara, di certo si può definire “basata”. Quello che non si può dire è che sia errata. Più passa il tempo e più si dimostra solida e inattaccabile. Ogni altro punto di vista, che sia portato avanti da antifascisti, anticomunisti, liberali di ogni sorta, accelerazionisti destroidi o sinistroidi (comunque droidi), prima o poi si contraddice e si contorce.

Di seguito elencheremo tre pezzi che abbiamo lasciato volutamente sulle pagine della Rivista Eurasia, che si occupa con coerenza di geopolitica da decenni.

Ma prima qualche appunto sparso.

Viviamo in una società ormai incapace di analisi, in cui i personaggi non giocanti esprimono le parole d’ordine scritte per loro dall’algoritmo: ci si schiera insultandosi fra “zecche rosse” e “fascisti”, facendo il tifo per le bandierine, senza nessun senso di realismo e critica.

Chi guida questa società occidentale sono ancora gli Stati Uniti d’America tramite appunto l’algoritmo distribuito nelle piattaforme online. Questi Stati Uniti d’America che non si stanno ripiegando nell’isolazionismo, bensì si stanno riposizionando ovunque: attaccano in Iran, in Nigeria, negli ultimi giorni in Venezuela. Aspettiamoci l’acquisizione più o meno ufficiale, poco importa, della Groenlandia.

Diceva nel 1985 Jean Thiriart:


domenica 6 luglio 2025

La grande politica richiede immaginazione: citazioni di Jean Thiriart


Ci sono alcune dinamiche politiche e geopolitiche che si ripropongono con chiarezza e costanza in vari luoghi e tempi, ma che a seconda del pensiero dominante dell'epoca vengono travisate e impiegate in qualche forma di propaganda o di guerra morbida nella maniera più utile a chi controlla media e cultura di massa.

Per resistere a questi incessanti tentativi di confusione vorremmo presentare alcune citazioni di Jean Thiriart trascelte dal suo ultimo libro L'impero Euro-sovietico da Vladivostok a Dublino, un inedito del 1986 pubblicato postumo dalle Edizioni all'insegna del Veltro. Nelle 250 pagine di questo libro, Thiriart porta a compimento il suo coerente percorso di analisi geopolitica, iniziato negli anni '60 col famoso Un impero di 400 milioni di uomini: l'Europa e proseguito con una incessante attività di militanza e di ricerca. Il "geopolitico militante" (se vogliamo riprendere la definizione che ne dà il suo biografo Yannick Sauveur) è davvero una bussola con la quale orientarsi per interpretare il presente. Come vedremo, le dinamiche della geopolitica, scienza "pesante" come la definisce l'autore, valgono per gli anni '80 come per i secoli precedenti e come per il periodo che stiamo vivendo. Per esempio, sarà sufficiente sostituire la sigla URSS con la parola Russia e avremo concetti chiari e solidi, fondamenta sulle quali mettere le idee a posto.


Nel 1986 Thiriart mostrava come il bellicismo antisovietico fosse una replica di quello che aveva coinvolto la Germania nel 1939. Oggi vediamo che questo bellicismo è ancora vivo e vitale; il Presidente della Repubblica Mattarella,

venerdì 28 marzo 2025

Uno scenario fantapolitico: l'esercito sovietico in Messico (Jean Thiriart)

Jean Thiriart, euro sovietico, nazional bolscevismo, rossobruni, nazbol, Europa nazione, europa potenza

Vogliamo presentare un breve estratto di un attualissimo libro scritto nel 1984 dal “geopolitico militante” Jean Thiriart. Perdonerete la lunga premessa, ma probabilmente qualche lettore non conosce ancora questo autore. E’ molto strano che Thiriart non sia molto famoso, lettura obbligatoria non solo nelle accademie, ma anche nelle scuole. E’ fondamentale per noi continuare a studiarlo e presentarlo a chi instancabilmente va cercando lumi in questa epoca oscura. Da un po’ di anni si legge molto e spesso proprio di illuminismo oscuro, oppure di pensatori che riflettono sulle moderne tecnologie, ma a questo appiattimento sul presente manca una base, una bussola.

Jean Thiriart è stato un Profeta, un Mago che ha davvero visto nel futuro e ne ha formato parte della grammatica. Il suo percorso ideologico e militante è fondamentale se si vuole comprendere l’attuale sistemazione europea nel mondo. Specialmente quando, come oggi, ma periodicamente, tornano alla ribalta i temi sulla centralità del nostro continente. Il profeta belga nasce politicamente all’estrema sinistra, continua a cercare gli stessi temi all’estrema destra, è quello che oggi sull’internet verrebbe chiamato rossobruno. Non ha mai rinnegato se stesso, ha solo cercato ovunque quell’idea ben precisa che anche noi cerchiamo.

domenica 21 agosto 2022

La battaglia per il Rimland (Darya Dugina)

Darya Dugina, Alexander Dugin, Eurasia

Gli eventi delle ultime settimane hanno messo in luce gli assi di nuove alleanze geopolitiche e ricostruito completamente la mappa geopolitica del mondo. Così, lo spazio dell’Europa, situato tra il polo dell’Eurasia e quello degli USA (la civiltà del mare) e facendo parte di un’ampia zona, che in geopolitica è chiamata “Rimland” (“terra dell’arco”) ha finalmente perso la sua sovranità (e anche prima, in gran parte virtuale, piuttosto potenziale, che reale) e orientamento al continentalismo. Tutta l’Europa oggi è atlantista.

Il geopolitico Nicholas Spykman notò nel 1942 che proprio l’instaurazione del controllo su questo arco del “Rimland” (che comprende l’Europa, la Turchia, l’Iran, i paesi dell’Asia meridionale fino alla Cina e all’Indonesia) è la chiave della vittoria degli Stati Uniti nella battaglia per il dominio del mondo. Analizzando le reazioni al conflitto, si può notare che una parte significativa del Rimland si è ora spostata su una posizione (atlantica) più ferma, ma ciò porterà al predominio globale degli Stati Uniti o a un ridisegno della mappa geopolitica del mondo?

Sullo sfondo delle consistenti accuse statunitensi di aggressione russa, seguite molto prima dell’inizio dell’operazione speciale russa, l’UE si è ovviamente radicalizzata, i rappresentanti dei paesi europei hanno iniziato ad accusare la Russia di imperialismo e ad imporre sanzioni su tutto, dalla cooperazione economica, ai viaggi aerei agli eventi sportivi, fino al divieto di partecipazione dei gatti agli eventi internazionali.

Al blocco della “condanna” e del sostegno delle sanzioni si sono aggiunti anche i Paesi che si sono costituiti per cooperare con gli Stati Uniti sia nel continente africano (Ghana, Liberia), sia in Medio Oriente (Israele, Kuwait, Libano, Libia) e in Asia (Separatisti di Taiwan, Giappone, Corea del Sud). In generale, questi paesi, secondo i modelli geopolitici, sono proprio i componenti della fascia costiera che circonda la Russia (“Heartland”) da Ovest, Sud e Sud-Est. Ed erano questi paesi che erano una priorità per gli Stati Uniti come roccaforti per la costruzione di una rete di basi militari nei loro territori.

giovedì 26 maggio 2022

Turchia, mediterraneo ed Europa (Jean Thiriart)

Europa in groppa a Zeus

Introduzione

La Geopolitica ha delle buone e larghe spalle


Il termine è in voga, anche tra i letterarati, e gli scribacchini ne usano e abusano. Mi sembra indispensabile chiarire quello che penso della geopolitica, a cosa è utile, perché è essenziale. Nella misura in cui essa pretende di essere scienza, il suo utilizzo deve essere universalmente indifferente e comune. Chimica, fisica, meccanica, biologia – e un centinaio di altre scienze – sono rigorosamente universali e condivise da tutti. Non vi è nessuna meccanica giapponese, fisica inglese, medicina tedesca. Tutte le scienze sono create e sviluppata dall’élite della razza umana, da Tokyo a Madrid, Francoforte, San Francisco, da Mosca a Londra. Create da tutti, utilizzate da tutti. La scienza è fondamentalmente cosmopolita; è ciò che l’ha resa grande. Bisogna entrare nel mondo delle superstizioni – intendo religioni – o delle fantasie ideologiche (il socialismo, l’umanitarismo, il razzismo, il marxismo, il fascismo, il nazionalismo, la democrazia), per trovare la razza umana divisa, frammentata da falsi problemi, suscitate da parte di polemiche grottesche.
La scienza geopolitica è una cosa, la geopolitica come argomento pseudo-razionale dei sogni nazionalisti è tutta un’altra cosa. Haushofer non è ai miei occhi uno scienziato della geopolitica. Ha usato questa etichetta per nascondere, piuttosto debolmente, il suo pangermanismo di ritorno. Scopriamo in Haushofer dei propositi inaccettabili, sotto la penna di un uomo che ci viene presentato, a volte, come uno scienziato. In Haushofer il disprezzo verso latini e slavi non è nascosto. Parla di “popoli ausiliari“, ignora il Mediterraneo (e non è il solo). Egli crede in una sorta di predestinazione storica germanica.
La cosa principale che si deve mettere a suo favore è la sua argomentazione sulla continuità geopolitica da Ostenda a Vladivostok. Mai, eppoi mai, Haushofer ha voluto, ha consigliato l’aggressione tedesca – nel 1941 – contro l’URSS, ma il contrario. Niekisch Ernest, nel frattempo, evocherà un “grande spazio da Vladivostok a Flessinga“, in cui il Mediterraneo è assente, in cui l’Inghilterra è esclusa.
Niekisch è un terricolo, non vede quella fonte di potenza che sono gli oceani e i mari. E scotomizza l’Inghilterra, si rifiuta di vederla.

Geopolitica e basi statuali

giovedì 19 maggio 2022

I primi saranno soli, terribilmente soli (Jean Thiriart)

Guerriero, Thiriart

Vi sono delle persone che davanti ad una rivoluzione, nella sua origine, si comportano esattamente come dei giovincelli davanti alla porta di una casa di malaffare: dandosi dei colpi vicendevolmente col gomito: “se vai tu, vado anch’io”. Per finire che non ci va nessuno dei due. Così di fronte alla proposta di una “lunga marcia politica” si dileguano con il pretesto che “gli altri non ci sono ancora”. Sono prigionieri di comportamenti gregari e non fanno se non ciò che gli “altri” fanno. Questo per quanto riguarda gli uomini presi individualmente.

Quando invece si osserva la condotta di gruppi politici che pretendono di essere concorrenti - in realtà non lo sono perché hanno obiettivi differenti – questi trovano un pretesto nel fatto che “ciò sarebbe un avvicinamento” per restare nella propria posizione e temporeggiare. La selezione di un piccolo numero si opera partendo da un grandissimo numero.

Accade così per i salmoni di cui pochissimi raggiungono l’età adulta. Accade così per le élites umane ed in particolare per le élites rivoluzionarie.
Accade lo stesso per i gruppi o gruppetti rivoluzionari. Un gruppo rivoluzionario è sempre stato in partenza – per forza di cose – un gruppetto. Per questo è un obbligo iniziare da “soli”. Attendere gli altri, desiderare gli “alleati” vuol dire comportarsi da seguace e non da precursore.

sabato 12 febbraio 2022

La strategia segreta alle origini della Nato

Usa prigione d'Europa

Di seguito proponiamo stralci di un pezzo tramite il quale Sergio Romano su un Limes di dicembre 2019 presenta un documento molto importante per capire le origini della Nato. 

Ma non solo. Il tema è così denso di significati da toccare altri temi, quali il significato di quella che diventerà Unione Europea e che serve per controllare lo spazio europeo; i motivi della nascita di UE e della Nato in funzione anticomunista e di nuovo per il controllo geopolitico; la decolonizzazione, sostituita da una colonizzazione di mercato, più raffinata, a guida Usa.

Nel dicembre del 1947 Ernest Bevin, ministro degli Esteri britannico, prese spunto dal fallimento delle ultime conversazioni ministeriali con i sovietici per sollevare con il segretario di Stato americano, George Marshall, la prospettiva di un’«intesa sostenuta dalla potenza, dal denaro e da un’azione risoluta» per proteggere la sicurezza dell’Europa occidentale dalla minaccia dell’Urss. Wilson D. Miscamble, autore di un recente studio su George F. Kennan e la politica estera americana dal 1947 al 1950, sottolinea che Bevin parlò agli americani di understanding (intesa), non di alleanza. Ma dopo quel primo cenno si mise alacremente al lavoro per creare le condizioni di un patto militare europeo di cui avrebbero fatto parte, con la Gran Bretagna e la Francia, il Belgio, l’Olanda e il Lussemburgo. Il 17 marzo 1948 i cinque paesi firmarono a Bruxelles il Trattato dell’Unione Europea. È probabile che l’America, nel disegno originale di Bevin, dovesse assumere, senza impegni formali, la parte del protettore e del garante. Ma la sua conversazione con Marshall suscitò l’interesse del dipartimento di Stato e in particolare di John D. Hickerson, capo della divisione degli Affari europei, che intravide immediatamente nel cenno di Bevin le grandi linee di un’alleanza regionale estesa alle due coste dell’Atlantico. «Non m’interessa», disse in quei giorni a un suo collaboratore, «che il “groviglio delle alleanze” (“entangling alliances”) sia stato considerato, da George Washington in poi, peggio del peccato originale.

Dobbiamo negoziare un’alleanza militare con l’Europa occidentale in tempo di pace e dobbiamo farlo rapidamente».

Le idee di Hickerson si scontrarono con quelle di Kennan, direttore del Policy Planning Staff. Dal giorno del febbraio 1946 in cui aveva inviato al dipartimento di Stato un lungo telegramma sugli obiettivi della politica dell’Urss, Kennan andava ripetendo al segretario di Stato e ai maggiori esponenti dell’amministrazione che la minaccia sovietica era politica, non militare, e che ben difficilmente Mosca avrebbe corso il rischio d’una guerra. Un’alleanza militare gli appariva quindi inutile e pericolosa. Avrebbe bruscamente peggiorato il clima internazionale, «militarizzato» i rapporti con l’Urss, coinvolto gli Stati Uniti in una rischiosa strategia globale. Ne nacquero due negoziati: il primo fra l’America e i suoi maggiori alleati europei per esplorare la possibilità di un trattato, il secondo fra Kennan e gli esponenti dell’amministrazione che Hickerson era riuscito a trarre dalla sua parte.

Dopo il colpo di Praga del 25 febbraio 1948 e l’inizio del blocco di Berlino nel giugno dello stesso anno, Kennan fu costretto a fare una battaglia di retroguardia. Accettò il principio del trattato, ma cercò di limitarne l’estensione territoriale opponendosi all’ingresso dell’Italia. Vi sarebbe riuscito, probabilmente,

sabato 10 aprile 2021

Combattere la Nato significa combattere per l'Europa (Jean Parvulesco)

Parvulesco, Kollontai, geopolitica, Usa, Nato, Groussouvre,Misteri
Le parole Jean Parvulesco hanno sempre un qualcosa di profondamente misterioso eppure evidente per chi è situato saldamente nella lotta per "L'Impero della Fine". In questo articolo del 2002, recensisce l'importante libro
"Parigi Berlino Mosca" di Henri de Grossouvre. Se alcune idee sembrano troppo legate all'inizio del secolo e da riformulare, altre -ed è proprio questa la forza incredibile della verità - risultano ancora più basilari e fondamentali. Lasciamo al lettore la gioia dell'avventura nel leggere Parvulesco.

Figlio di François de Grossouvre - che, durante le presidenze di François Mitterrand, era stato sotto la protezione del Grand Veneur de la République il responsabile presidenziale della condotta operativa di tutti i servizi di intelligence politici e militari francesi, e che, come ricordiamo, ha trovato una morte misteriosa e tragica all'interno del palazzo della Presidenza della Repubblica - il giovane Henri de Grossouvre ha appena pubblicato a Parigi, con L'Âge editions d'Homme, con un'importante prefazione del generale Pierre-Marie Gallois , un saggio sull'analisi geopolitica e la prospettiva dell'attualità più scottante, dal titolo Parigi-Berlino-Mosca.

"Il centro del mondo si sta muovendo verso est", ha scritto il generale Pierre-Marie Gallois nella sua prefazione. H. de Grossouvre, che vive e lavora a Vienna, è uno specialista dei problemi economici e politici della Germania, dell'Austria e dell'intero spazio geopolitico dell'Europa orientale, la vecchia Mitteleuropa. H. de Grossouvre è anche un partigiano attivista e un teorico dell'integrazione della "nuova Russia" di Vladimir Putin all'interno della grande Europa continentale, aperta ora ai progetti eurasiatici portati avanti dai gruppi geopolitici vicini all'immediato entourage del Presidente russo.

In quanto tale, il libro di H. de Grossouvre, Parigi-Berlino-Mosca, costituisce un documento politico estremamente rivelatore, offrendo le posizioni d'avanguardia di una certa corrente del pensiero geopolitico francese in azione e, tanto più, che H. de Grossouvre sarà senza dubbio presto chiamato ad assumere responsabilità politiche a livello europeo, nel quadro di una “comunità geopolitica Francia-Germania-Eurasia”, attualmente in via di costituzione. La tesi fondamentale del libro promuove la più che necessaria, d'ora innanzi, integrazione federale dell'unità continentale della Grande Europa attorno all'asse Parigi-Berlino-Mosca, dietro la quale si profila, implicitamente e in un futuro più lontano, l'asse transcontinentale della “Fortezza eurasiatica” Parigi-Berlino-Mosca-Nuova Delhi-Tokyo. Ciò richiede, in primo luogo, la “piena” integrazione, sia totale che immediata, della “Nuova Russia” di V. Putin all'interno della comunità dell'essere e del destino della Grande Europa.

I precedenti della dottrina geopolitica dell'asse Parigi-Berlino-Mosca


Ma H. de Grossouvre non si accontenta solo di porre il problema della Grande integrazione continentale europea così come si presenta attualmente, cerca nella storia europea recente questa visione geopolitica fondamentale, che si ripete oggi, nell'area dei combattimenti avanzati delle nostre attuali notizie storico-politiche in atto, i precedenti che l'hanno annunciato e che avevano già cercato di proiettarlo nella storia in movimento, che lo porteranno ad essere effettivamente realizzato.

martedì 1 settembre 2020

Intervista al maestro Jean Thiriart / Domanda 14 (Filosofia, radici culturali)

Jean Thiriart, Europa Nazione, Europa, Filosofia

DOMANDA 14

Un'ultima domanda personale. Tieni traccia delle tue radici familiari per i 150 anni dello stato belga indipendente. Il cognome "Thiriart" è un tipico nome vallone? O era originariamente tedesco in quanto uno dei tuoi nonni era tedesco? Credo che tu abbia anche menzionato che la tua storia familiare risale al passato dei vichinghi danesi. Dico bene?

RISPOSTA

Thiriart non è un nome "vallone". A mio avviso questa etichetta vallona è spregevole, di fatto offensiva. I valloni e i fiamminghi parlano due lingue diverse ma sono identici dal punto di vista razziale. Inoltre, Thiriart ha una radice germanica, gotica. Siamo chiamati Theurwald in Danimarca, Thiriart in Germania e Belgio e Thierry in Francia. Ma tutto ciò non ha alcun significato storico. È un interessante discorso da bar, niente di più.

Mio padre aveva gli occhi azzurri. Anche io, come anche mio figlio Philippe. Tutti e tre siamo molto nordici. Quando viaggio nei paesi arabi o mediterranei, anche prima di aprire la bocca e dire una sola sillaba, sono preso per un tedesco o un americano. Per via della mia struttura e del mio tipo. E anche i miei capelli corti. Anche così, la storia dei "tre cugini vichinghi" è divertente da raccontare. C'è il cugino americano, il vichingo che si è trasferito da Gotland, nel sud della Svezia, in Normandia, poi da Hastings a Londra e infine in America. Poi c'è il cugino che non si è mosso affatto ma è rimasto tra Stoccolma e Liegi. Questi includono il Thiriart per esempio. Thiriart è il vichingo continentale occidentale. Una divisione delle SS portava il suo nome. La divisione SS Viking. Gli alti biondi dagli occhi blu, come i soldati russi in Afghanistan oggi: un ramo meno conosciuto, ma altrettanto importante, è la parte orientale del continente europeo: i Variaghi.

mercoledì 26 agosto 2020

Intervista al maestro Jean Thiriart / Domanda 13 (Imperialismo culturale)

Jean Thiriart, Usa, Stati Uniti, imperialismo culturale, Europa Nazione, Epitteto

DOMANDA 13

La cultura di lingua inglese, in particolare quella degli Stati Uniti, sembra così attraente per gli altri, specialmente per i giovani, con la sua musica pop, il cibo, le mode e altre forme di consumismo. Alcuni usano persino il termine "imperialismo culturale". Sei d'accordo e, in tal caso, come può l'Europa riprendere il controllo del proprio sviluppo culturale?

RISPOSTA

Il termine "imperialismo culturale americano" è puramente polemico, non avendo un'esistenza cosciente per se. Tuttavia, esiste una forma degenerata della società americana che si sta diffondendo in tutto il mondo sulla scia delle preoccupazioni commerciali e militari americane. Né possiamo dire che la cultura europea possa essere limitata esclusivamente all'Europa. È semplicemente la cultura delle persone civili ovunque, che si tratti di Tokyo, Mosca, Singapore o Pasadena. Non sono uno di quelli che sogna una cultura europea separata, introversa, separata dagli altri o negata agli altri.

Il tipo di cultura "europea" che si è diffuso in tutto il mondo e che è stato adottato per più o meno negli ultimi quattro secoli è quello del Rinascimento, quello dell'antico mondo greco-romano. A dire il vero, qui in Europa esistono differenze di opinione sull'enfasi o sull'orientamento dato a questa cultura europea in tutto il mondo. Alcuni vorrebbero che fosse più giudeo-cristiano. Scusami se devo dirti che sono fortemente contrario a questa tendenza. Altri, come io stesso, vorrei vederla orientata più verso un tipo di neo-stoicismo, cioè verso l'autodisciplina e l'autocontrollo. Perché quando si riesce a dominare se stessi, è facile dominare gli altri. Sfortunatamente, a volte ci vuole un'intera vita per imparare a dominare se stessi. E quando finalmente si raggiunge questo obiettivo, o ci si avvicina al raggiungimento, nessuno nelle generazioni più giovani vuole accettare l'eredità o il messaggio.

martedì 25 agosto 2020

Intervista al maestro Jean Thiriart / Domanda 12 (Futuro degli Usa)

Jean Thiriart, Europa Nazione, Lisbona, geopolitica, Stati Uniti
DOMANDA 12

Gli Stati Uniti stanno cambiando rapidamente. Quali sfide prevedi per gli Stati Uniti nei prossimi anni?

RISPOSTA

A lungo termine i vostri collegamenti con l'Asia sono condannati. Sono condannati strategicamente. In nessun caso la Cina del 21° secolo vi tollererà a Manila o Singapore. Il vostro attuale controllo del Mar Cinese è indiscusso, ma appartiene alla prospettiva attuale, non alla prospettiva storica. È solo un concetto ideato da banchieri, finanzieri, commercianti e giornalisti. Venezia fece lo stesso errore in passato. Eppure, non appena emerse una potenza continentale come l'impero ottomano, Venezia crollò rapidamente. Una Cina imperialista del 21° o 22° secolo non vi tollererà mai nelle Filippine, non più di quanto l'impero turco possa tollerare i veneziani a Creta.

L'attuale espansione militare economica americana in Giappone e nelle Filippine è il risultato di circostanze piuttosto che di realtà geopolitiche o geostrategiche. Il Vietnam è stato un colpo di avvertimento. Non illuderti: ai giapponesi non piacete e non dimenticheranno presto Hiroshima. La mia biblioteca contiene ancora numerosi libri della mia adolescenza; atlanti dell'era 1935-1939. Cosa rimane oggi di quegli imperi francese, inglese, belga, olandese, portoghese e italiano? In meno di 50 anni tutto è cambiato; tutto è andato perduto. Cosa rimarrà dell'impero americano entro il 2035?

mercoledì 19 agosto 2020

Intervista al maestro Jean Thiriart / Domande 10/11 (Africa, geopolitica)

Thiriart, Africa, geopolitica, Europa, Stati Uniti
DOMANDA 10

Nel tuo primo libro, “L'Europa: un impero di 400 milioni di uomini”, hai scritto che un'Europa unita dovrebbe esistere in "simbiosi" con l'Africa. È ancora vero, visti i problemi post-indipendenza dell'Africa?

RISPOSTA

Semplicemente non credo in un destino separato per l'Africa. L'Africa non può farcela senza tutela economica. Il Sudafrica è stato descritto dal generale von Lohausen come il punto di Archimede [la nemesi] della vostra attuale strategia navale. L'Europa non può tollerare la vostra presenza in Sudafrica non più di quanto voi possiate tollerare uno stato argentino come satellite dell'URSS di oggi (o dell'impero euro-sovietico di domani).

giovedì 13 agosto 2020

Intervista al maestro Jean Thiriart / Domanda 9 (Giappone, India, Cina)

Jean Thiriart, Eurasia, geopolitica, Europa Nazione, Usa, Cina, India, Giappone, Soviet, Nazbol,
DOMANDA 9

Quali relazioni prevedi che l'Europa avrà in futuro con altri centri di potere strategici come il Giappone e l'India?

RISPOSTA


Il ruolo del Giappone come potere indipendente è finito. Dal 1945 il Giappone è stato un'appendice dell'America. Domani dovrà scegliere tra l'adesione alla Cina, che è molto improbabile, o l'adesione all'Eurasia, cioè all'impero euro-sovietico. Il mondo come lo vediamo oggi può influenzare eccessivamente il nostro concetto di come potrebbe essere domani. Il Giappone è un'unità industriale magnifica ed efficiente. In tempi di pace partecipa da vicino all'imperialismo plutocratico americano. In una guerra calda il Giappone verrà immediatamente tagliato fuori dagli Stati Uniti.

Demograficamente, il Giappone rappresenta meno di un quinto della popolazione cinese. La situazione tra Cina e Giappone dal 1935 al 1945 non esiste più e non tornerà più. La Cina è ancora una volta unita e Mao ha avuto successo dove Chaing-Kai-Chek ha fallito. Spetta alla Cina realizzare la sua modernizzazione industriale ed economica, e prima o poi avverrà. In Asia il 21° secolo sarà la Cina, non il Giappone.

lunedì 10 agosto 2020

Intervista al maestro Jean Thiriart / Domanda 8 (Usa, Europa e America Latina)

Thiriart, Spagna, Geopolitica, Usa, Stati Uniti, Nazbol, nazionalbolscevismo, Europa Nazione
DOMANDA 8

La Spagna è ora membro della Comunità europea. Rappresenta la cultura materna di gran parte del Nuovo Mondo. Un'Europa unita avrà forti legami con l'America Latina? Prevedi tali legami in conflitto con gli interessi degli Stati Uniti nell'emisfero occidentale?

RISPOSTA

Prima di tutto, lascia che ti ricordi che ero un caro amico di Peron durante il suo esilio a Madrid. Ormai Skorzeny si era fatto una nuova vita in Spagna come civile. Era un importatore di attrezzature industriali (prima di diventare un ufficiale delle SS Waffen, era stato un ingegnere qualificato in Austria).

Abbiamo formato un trio amichevole, incontrandoci spesso nella magnifica villa di Peron o nel ristorante Horcher di Madrid, che per noi due era un promemoria, oltre che un simbolo alquanto romantico, dei "begli anni" - i nostri ovviamente. All'inizio, Peron venne in contatto con me quando venne a sapere della mia posizione anti-americana attraverso Skorzeny. Ho pubblicato lettere e interviste con Peron (a vostra disposizione). Quando si trattava di discutere degli Stati Uniti, eravamo decisamente sulla stessa lunghezza d'onda. A Madrid, pellegrini politici provenienti da tutto il Sud America, non solo dall'Argentina, venivano quotidianamente a trovare Peron. C'è stato un flusso continuo di visitatori. Era il simbolo della dignità latinoamericana.

Quando ci ritrovammo per quella piacevole cena nel gennaio 1987, ti dissi, nella biblioteca dell'Hilton di Bruxelles, che un'Europa unita potrebbe adottare come lingua comune l'inglese (una soluzione pragmatica) o lo spagnolo (una soluzione politica).

venerdì 7 agosto 2020

Intervista al maestro Jean Thiriart / Domanda 7 (Usa ed Europa)

Thiriart, Usa, Europa, economia, rapporti transatlantici, geopolitica, pdf
DOMANDA 7

Vi sono crescenti problemi commerciali tra gli Stati Uniti e la Comunità europea. Prevedi una vera guerra commerciale? In tal caso, quali sarebbero le conseguenze per l'Europa?

RISPOSTA

Nello schema rivoluzionario delle cose, una guerra economica tra gli Stati Uniti e l'Europa non può che essere benefica. Questa guerra economica stimolerà la coscienza politica dell'Europa. L'escalation della guerra economica non può che essere positiva, di fatto auspicabile per la formazione politica dell'Europa. Il cinismo economico americano aprirà gli occhi a persone che inizialmente non vedevano gli Stati Uniti come il nemico geopolitico come invece lo considerano quelli di noi che sono consapevoli di essere europei.

Dal 1945 la “classe dominante” europea (ho messo la “classe dominante” tra virgolette perché sono tutt'altro che “dominanti”, in realtà sono la “classe proprietaria”) ha rinunciato a tutte le richieste di indipendenza politica europea. Ha accettato la leadership politica americana in cambio del permesso di fare soldi. La Germania di Bonn illustra perfettamente il mio punto: politicamente parlando, è una Germania totalmente castrata. In mancanza di un'esistenza storica, ha solo un'esistenza economica. 

mercoledì 5 agosto 2020

Intervista al maestro Jean Thiriart / Domanda 6 (NATO ed Europa)

Thiriart, nazionalcomunismo, Nato, Usa, Urss, Europa, Geopolitica
DOMANDA 6

L'alleanza NATO ha ormai quasi quattro decenni. Quali sono le condizioni che vedi affinché le forze militari americane lascino l'Europa occidentale?

RISPOSTA

Non dirò come immaginerei personalmente la partenza delle forze americane dall'Europa. La mia opzione, la mia scelta, è il risultato di una lunga maturazione delle mie idee: il corso della storia deve essere accelerato e la fusione tra Europa occidentale e Unione Sovietica deve essere preparata. La seguente risposta, anziché essere mia, sarà una soluzione ragionevole e convenzionale. Traccerò per te una soluzione non radicale. Immaginiamo per il momento che io diventi di nuovo un borghese liberale illuminato e amante della pace. Dico amante della pace piuttosto che pacifista.

Per noi europei la decisione di premere il pulsante che porterebbe alla catastrofe nucleare non può assolutamente rimanere nelle mani degli americani. La politica estera americana è spesso avventurista. Il recente bombardamento della Libia non ha avuto giustificazioni storiche: Gheddafi non è una vera minaccia; non sta facendo nulla in Europa. L'avventurismo americano contrasta nettamente con le fredde deliberazioni delle politiche del Cremlino. Al contrario, gli errori della politica estera americana sono troppo numerosi per essere menzionati. Ricorda la debacle americana in Iran. L'altro ieri Carter si è preso gioco di se stesso a Teheran. Ieri, per così dire, Reagan ha seguito l'esempio a Tripoli.

lunedì 3 agosto 2020

Intervista al maestro Jean Thiriart / Domanda 5 (Cina e Geopolitica)

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DOMANDA 5

Come prevedi lo sviluppo delle relazioni tra Unione Sovietica e Cina nel prossimo decennio?

RISPOSTA

Ho già parzialmente risposto a questa domanda in un'intervista che mi hai fatto. Era il luglio 1984 e la domanda era: “Cosa ne pensi di un conflitto tra Russia e Cina?” Leggi di nuovo la mia risposta. Il concetto di Asia come insegnato ai bambini in età scolare nelle classi di geografia non ha alcun valore quando si tratta di geopolitica. Gli Urali non esistono; gli Urali non sono una costa né una frontiera. La Siberia è russa, il che significa che è europea. La vera frontiera tra Cina ed Europa (la Russia è una provincia dell'Europa) fu stabilita chiaramente e apertamente dal più potente imperatore cinese, Shih Huang-Ti (III secolo a.C.). In linea generale, questa muraglia [la Grande Muraglia cinese] definisce i limiti del continente europeo (Il continente eurasiatico, da Ostenda a Vladivostok - la pianura eurasiatica).

giovedì 30 luglio 2020

Intervista al maestro Jean Thiriart / Domanda 4 (Geopolitica dei mari)

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DOMANDA 4

L'Unione Sovietica non è più solo una potenza terrestre. "L'orso ha imparato a nuotare", avendo sviluppato una marina oceanica grazie all'ammiraglio Gorshkov. Qual è il significato del potere navale sovietico se l'Europa e l'Unione Sovietica dovessero allearsi più strettamente in futuro?

Risposta 

L'interesse della Russia per la Marina è iniziato con Pietro il Grande. In gioventù, ha giocato con una piccola barca a vela. Più tardi, da adulto e dopo essere diventato zar, trascorse del tempo in Olanda imparando a conoscere la costruzione navale. All'epoca, l'Olanda aveva la seconda più grande marina al mondo. Nel mondo di oggi, la flotta sovietica è ancora svantaggiata perché purtroppo manca di una rete di buona qualità di basi navali. Ricorda che la flotta britannica era sostenuta da un'estremità all'altra del Mediterraneo dalle basi navali di Gibilterra, Malta e Cipro, e la flotta veneziana aveva basi sulla costa dalmata, così come a Creta e in Grecia. La flotta sovietica oggi si trova in una posizione simile a quella di Guglielmo II nel 1914; con una dolorosa assenza di una rete mondiale di basi di sostegno del territorio. Nel 1939 la flotta sottomarina tedesca era totalmente impreparata alla guerra. Non divenne efficace fino all'inizio del 1942, ma era troppo tardi.


L'URSS non sta commettendo lo stesso errore. È in uno stato di costante disponibilità con la sua flotta sottomarina. Le portaerei di oggi valgono poco più degli incrociatori da battaglia del 1941-42 nel Pacifico. L'ammiraglio Rickover, il creatore del sottomarino a propulsione nucleare, dichiarò al momento del suo ritiro nel 1982: tutte le portaerei americane sarebbero durate circa due giorni se fosse scoppiata la guerra. Anche così, i sottomarini sovietici dovrebbero comunque avere un facile accesso in alto mare. Questo non è il caso al momento a causa della rete di basi NATO che si estende da Narvik a Istanbul. In materia di strategia navale, occorre fare una chiara distinzione tra guerra fredda e guerra calda. In tempi di guerra fredda, la presenza visibile della Marina sovietica gioca un ruolo importante nel mondo. È uno strumento politico.

lunedì 27 luglio 2020

Intervista al maestro Jean Thiriart / Domanda 2 (Rossobruni e Ribbentrop Molotov)

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Queste domande sono state sottoposte a Jean Thiriart il 21 gennaio 1987 da un gruppo di giornalisti americani della rivista “The Plain Truth” guidati da Gene H. Hogberg. Prima effettuarono un’intervista televisiva che fu poi precisata con le risposte che vi presentiamo. 

DOMANDA 2

Pensando in termini di geopolitica, quali principali errori strategici ha commesso Adolf Hitler nella seconda guerra mondiale?


RISPOSTA di Jean Thiriart

In primo luogo, dobbiamo rinunciare all'approccio semplicistico in bianco e nero che considera il comunismo e il socialismo nazionale come poli opposti l'uno rispetto all'altro. Erano concorrenti molto più di quanto fossero nemici. Questo è il motivo per cui il trattato tedesco-sovietico totalmente inaspettato nell'estate del 1939, per la prima volta, mise i pedoni nei loro posti giusti sulla scacchiera.


Il vero fascismo non è sicuramente di destra. (Cfr. Le analisi di Zeev Stemhell, lo storico israeliano). Le radici "di sinistra" del socialismo nazionale sono numerose. Dopo aver lasciato la prigione, sono riuscito a incontrare e intervistare l'ultimo fratello Strasser sopravvissuto, Otto. Intorno al 1962, la mia rivista pubblicò due interviste personali con Otto Strasser. Le SA (camicie brune) erano talvolta soprannominate "bistecche". In effetti, la maggior parte dei SA erano comunisti che erano andati con Hitler. Bruno all'esterno, ma rosso all'interno. Nella Germania orientale, verso il 1950, molti di questi divennero di nuovo rossi anche all'esterno.


A partire dal 1943, divenne evidente che il Terzo Reich non poteva vincere su due fronti. Era necessario provare a negoziare una pace separata con una parte. Goebbels non esitò: "le trattative devono essere fatte con Stalin". Nel 1986 è uscito uno studio storico sull'occupazione tedesca del Belgio: La Belgique sous la botte [Belgio sotto lo stivale], di Jacques Willequet (Editions Universitaires, Parigi). A pagina 75, lo storico belga pubblica un abstract delle analisi fatte dalla Chiesa cattolica (Canon Van de Elst - segretario del cardinale-primate Van Roey) relative al modo in cui la gente pensava in Germania all'epoca: "Le SS sono filo-sovietiche: i circoli intellettuali e le classi medie si inclinano verso Occidente." Questa conclusione viene da un'analisi delle possibilità di una pace separata all'inizio del 1944. Vorrei citare Michel Heller e Aleksandr Nekrich, autori sovietici che arrivarono in Occidente. Aprendo il loro libro L'Utopie au pouvoir [Utopia al potere], leggiamo: "Hitler, da parte sua, ha detto ai suoi compagni della sua convinzione che un comunista potrebbe sempre essere un buon nazista, mentre un socialdemocratico non potrebbe mai".