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venerdì 5 giugno 2020

Gli ebrei e l'Eurasia (Alexandr Dugin)

1.      Insufficienza degli schemi interpretativi

La questione ebraica continua ad eccitare le menti dei nostri contemporanei. Né l’ignorarla artificialmente, né le affrettate urla apologetiche, né la primitiva giudeofobia possono risolvere questo problema. Il popolo ebraico è un fenomeno unico nella storia mondiale. Esso segue chiaramente un sentiero etico-religioso completamente speciale, peculiare solo ad esso, portando avanti nei millenni una misteriosa e ambigua missione.

Qual’è il senso di questa missione? Come risolvere l’enigma degli Ebrei? In cosa consiste la mission des juifs, che così tanti pettegolezzi ispira?

E’ un tema troppo vasto per rischiare di coprirlo appieno. Perciò, dovremo limitarci soltanto al ruolo degli Ebrei nella storia Russa del XX secolo, dato che tale questione abbraccia dolorosamente un insieme di persone, indipendentemente dal campo ideologico cui esse appartengano.

Allo stesso tempo dovremo prestare attenzione al fatto che oggi non esiste alcuna trattazione di questo tema che sia convincente e completamente soddisfacente. Una parte degli storici è generalmente incline a negare la rilevanza del fattore ebraico nella storia Russa e Sovietica, il che è fare violenza alla verità. Sarà sufficiente guardare alla lista dei cognomi fra i principali bolscevichi e l’élite politica dello Stato Sovietico, e la sproporzionata quantità di nomi ebraici salterà all’occhio. Ignorare questo fatto, sviando a bella posta con affermazioni senza senso, è scorretto anche dal punto di vista puramente scientifico e storico.

La seconda versione concernente la funzione degli ebrei in Russia (URSS) nel XX secolo è caratteristica dei circoli nazional-patriottici di casa nostra. Qui il ruolo degli ebrei è rappresentato come qualcosa di esclusivamente negativo, sovversivo, di abbattimento.  E’ la famosa teoria della «cospirazione ebraica», che fu particolarmente popolare tra le Centurie Nere [chernosotenny], successivamente circoli delle «guardie bianche». Da questo punto di vista, gli ebrei, seguendo un’unica tradizione etnico-religiosa e chiusi in una solitaria comunità condannata dallo status messianico, hanno coscientemente organizzato il distruttivo movimento bolscevico, hanno tenuto in esso le posizioni dominanti e hanno ridotto in pezzi l’ultimo baluardo dello stato, della cultura e della tradizione cristiana. I giudeofobi conservatori duri a morire hanno trasferito lo stesso modello interpretativo alla distruzione dell’URSS, imputandone la colpa agli ebrei, riferendosi al gran numero di rappresentanti di origine ebraica fra i ranghi dei riformatori. La debolezza di questo concetto è data dal fatto che le stesse persone sono simultaneamente accusate di aver creato lo stato Sovietico e poi di averlo distrutto, essendo alla massima guida della concezione socialista e antiborghese e poi agendo come i maggiori apologi del capitalismo. Inoltre, una conoscenza non faziosa della sorte dei bolscevichi ebrei mostra la loro convinzione completamente sincera nell’ideologia comunista, nel sacrificare prontamente la propria vita, cosa che sarebbe impossibile da concepire se dovessimo seriamente accettare la versione che li descrive come un gruppo di «cinici e falsi sabotatori». Nel suo complesso, questa versione antisemita non convince, pur essendo più vicina alla verità della prima, dato che al contrario di essa, riconosce l’unicità del ruolo degli ebrei nel processo storico. E’ curioso che una simile ammissione trovi d’accordo gli antisemiti ed i più coscienziosi e conseguenti sionisti.

giovedì 8 febbraio 2018

Sangue e Acciaio (Carlo Terracciano)

Stalin e la Russia del XX secolo - Introduzione a "Sangue e acciaio"


“Brindo al popolo russo innanzi tutto perché è quello che più si è distinto fra tutte le nazioni che compongono l’Unione Sovietica. Gli dedico questo brindisi perché esso ha meritato, fra tutti i popoli del nostro paese, di essere riconosciuto da tutti come la forza dirigente di questa guerra. Dedico questo brindisi al popolo russo non solo perché è un popolo dirigente, ma perché ha lo spirito chiaro, il carattere stoico e molta pazienza”.


[Al popolo russo , 24 maggio 1945]


Stalingrado è la famosa città industriale della Russia meridionale sull’ansa del Volga dove dall’agosto 1942 al gennaio ‘43 fu combattuta fra tedeschi e russi una delle più importanti battagli terrestri della IIª Guerra Mondiale. Forse la più decisiva in assoluto, dopo tre anni di trionfi delle armate del III Reich.

“Stalingrado” dichiarò Stalin “segnò l’inizio del tramonto dell’esercito fascista-tedesco”.

Con Leningrado, oggi ritornata all’antico nome di San Pietroburgo, e Mosca, la roccaforte del Volga rappresenta da sempre l’estrema linea di difesa russa dalle invasioni occidentali, proprio per la sua posizione strategica nel fronte sud.

Una linea retta trasversale quasi perfetta dal Baltico al Caspio.

Essa è situata infatti a ridosso dell’ampia ansa della maggiore via fluviale della pianura sarmatica, dove Volga appunto e Don sembrano quasi destinati ad unirsi, per poi piegare l’uno a sud-est fino al Caspio, l’altro verso sud-ovest al Mar d’Azov, a sua volta collegato al Mar Nero.

domenica 21 settembre 2014

Gli ebrei collaborazionisti con il Terzo Reich

Squadrone del Bétar in uniforme a Berlino nel 1936
La componente germanica fu essenziale nella formazione dell’ideologia sionista a seguito dell’importanza della comunità ebrea in seno ad altre comunità dell’Europa dell’Est (in particolare gli yiddish), anche se al contrario, il sionismo non ha influito per nulla nella comunità tedesca (…). L’influenza delle organizzazioni giovanili wandervögel, del militarismo prussiano, del patriottismo generato durante la I guerra mondiale, la nozione tedesca del "Blut und Boden" (sangue e suolo) hanno portato a considerare, durante un lungo periodo di tempo il sionismo tedesco, tanto da parte dei suoi detrattori quanto da parte dei suoi sostenitori, come una semplice copia dell’ideologia nazionalista tedesca. Durante gli anni 20, la comunità ebrea tedesca ha occupato un posto di preferenza nel movimento sionista mondiale, soprattutto attraverso la cosiddetta Zionistische Vereinigung für Deutschland (ZVfD), l’organizzazione sionista tedesca (...).

Molti dei militanti sionisti tedeschi erano ebrei provenienti dalla Russia e installati a Berlino, dove operavano intorno al Circolo della Gioventù Russa Sionista, intorno alla rivita Rassviet e alla Lega dei militanti Sionisti. I loro principali ideologi, Lichtheim e Jabotinsky, formarono il vertice esecutivo dell’Organizzazione Sionista Mondiale tra il 1921 e il 1923; anche se Jabotinsky fu allontanato dalla stessa per le tensioni che creò a causa delle sue tendenze secessioniste.

sabato 22 febbraio 2014

Appunti sul sionismo (Franco Morini)

Appunti sul sionismo 1)

Il 9 dicembre 1946 si tenne a Basilea, primo nel dopoguerra, il XXII° Congresso Sionistico.
I congressisti dovevano dibattere principalmente i seguenti argomenti:
- creazione della Stato ebraico in una parte della Palestina;
- creazione di uno Stato ebraico in tutta la Palestina;
- costituzione di uno stato binazionale basato sull'uguaglianza delle popolazioni araba ed ebraica;
- elezione del nuovo Presidente dell'Organizzazione Sionistica Mondiale, contemporaneamente Capo della Jewish Agency e del nuovo Esecutivo da eleggere.
Dopo quattro giorni di animate discussioni il Congresso sionista di Basilea decise a maggioranza che:
a) la Palestina fosse costituita come uno Stato Ebraico integrato nel mondo democratico;
b) le porte della Palestina fossero aperte all'immigrazione ebraica;
c) la Jewish Agency fosse investita del controllo dell'immigrazione ebraica e dell'autorità necessaria per la ricostruzione del paese.
Per quanto concerne l'elezione del nuovo Presidente, tale carica venne lasciata vacante per non riconfermare né umiliare l'ex Presidente, Chaim Weizmann, considerato troppo moderato nei confronti dell'Inghilterra e pertanto avverso alle azioni terroristiche anti-britanniche che si svolgevano in Palestina. In quel contesto Ben Gurion venne nominato Presidente-ombra dell'Esecutivo Sionista nella veste di primus inter pares di tale organismo.

Che cos'è l'antisemitismo? (Michael Neumann)

Un articolo interessante e divertente di Michael Neumann, professore di filosofia alla Trent University, Ontario, Canada, uscito per la prima volta su Counterpunch il 4 giugno 2002.


Ogni tanto, qualche intellettuale ebreo di sinistra tira un profondo respiro, spalanca il proprio grande cuore, e ci annuncia che la critica a Israele o al sionismo non è antisemitismo. In silenzio, queste persone si complimentano con se stesse per il proprio coraggio. Con un lieve sospiro, cancellano ogni ombra della preoccupazione che forse ai goyim – per non parlare degli arabi – non sia il caso di mettere in mano questa pericolosa informazione.

Qualche volta sono i gentili al loro seguito, il cui ethos, se non la cui identità, aspira all’ebraicità, a sobbarcarsi questo compito. Per non sbilanciarsi troppo, si affrettano poi a ricordarci che l’antisemitismo resta comunque qualcosa da prendere molto sul serio. Il fatto che Israele, con l’approvazione di una nutrita maggioranza di ebrei, stia combattendo una guerra – una guerra razziale, contro i Palestinesi – è proprio la ragione principale per stare in guardia. Chi lo sa? Si potrebbe sempre sollevare qualche ombra di risentimento!

La Palestina del Terzo Millennio tra geografia sacra e geopolitica (Carlo Terracciano)

"Ho stretto un’Alleanza con i miei eletti, ho giurato a Davide mio servo: Sino all’eternità stabilirò il tuo seme, ed edificherò di generazione in generazione il tuo trono". Salmo LXXXVIII, 4-5

"La nuova voce ebraica parla per bocca dei fucili. Questa è la nuova Torah della terra di Israele. Il mondo è stato incatenato alla follia della forza fisica".
Judas Magnes Presidente dell’Università ebraica di Gerusalemme dal 1926




UN ABORTO ANNUNCIATO
All’avvento del XXI secolo e Terzo Millennio dell’era cristiana la questione Palestina rimane uno dei nodi irrisolti della politica mondiale. A 53 anni dalla proclamazione di Medinat Israel , lo Stato di Israele, avvenuta il 14 maggio del 1948, il conflitto divampa più sanguinoso che mai e si è ancora ben lontani dalla nascita di uno Stato Palestinese più volte annunciato. Uno stato che, comunque, si prospetta fin d’ora come una vera assurdità in termini geopolitici; un’entità politica ed economica dissezionata e già morta prima ancora di nascere, con pezzi della Cisgiordania (la Giudea e Samaria per gli ebrei), la striscia di Gaza (e non tutta), e mezza capitale a Gerusalemme, il tutto da collegarsi con strade attraverso Israele, che manterrebbe in ogni caso il controllo agli accessi con il restante mondo arabo. I geopolitici definiscono uno STATO POLIMERICO quello formato da parti territoriali separate e non confinanti: esempio tipico il Pakistan Orientale staccatosi dal nucleo principale d’occidente nel 1971 con il nome di Bangladesh, dopo una guerra cruenta e semisconosciuta in occidente, che costò milioni di vite umane e di profughi. Altro precedente storico emblematico fu quello della Prussia Orientale, staccata dal corpo territoriale della Germania per dare ai polacchi un corridoio con sbocco al mare, dopo la I Guerra Mondiale: e fu il casus belli della II° ! Nella situazione palestinese saremmo in presenza di un vero "aborto statuale", una creazione ufficiale che non potrebbe materialmente sopravvivere senza "l’aiuto" esterno. Si pensi solo al grande problema di questo secolo in Medio Oriente: l’acqua. E con milioni di palestinesi dei campi profughi da far tornare!