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domenica 6 luglio 2025

La grande politica richiede immaginazione: citazioni di Jean Thiriart


Ci sono alcune dinamiche politiche e geopolitiche che si ripropongono con chiarezza e costanza in vari luoghi e tempi, ma che a seconda del pensiero dominante dell'epoca vengono travisate e impiegate in qualche forma di propaganda o di guerra morbida nella maniera più utile a chi controlla media e cultura di massa.

Per resistere a questi incessanti tentativi di confusione vorremmo presentare alcune citazioni di Jean Thiriart trascelte dal suo ultimo libro L'impero Euro-sovietico da Vladivostok a Dublino, un inedito del 1986 pubblicato postumo dalle Edizioni all'insegna del Veltro. Nelle 250 pagine di questo libro, Thiriart porta a compimento il suo coerente percorso di analisi geopolitica, iniziato negli anni '60 col famoso Un impero di 400 milioni di uomini: l'Europa e proseguito con una incessante attività di militanza e di ricerca. Il "geopolitico militante" (se vogliamo riprendere la definizione che ne dà il suo biografo Yannick Sauveur) è davvero una bussola con la quale orientarsi per interpretare il presente. Come vedremo, le dinamiche della geopolitica, scienza "pesante" come la definisce l'autore, valgono per gli anni '80 come per i secoli precedenti e come per il periodo che stiamo vivendo. Per esempio, sarà sufficiente sostituire la sigla URSS con la parola Russia e avremo concetti chiari e solidi, fondamenta sulle quali mettere le idee a posto.


Nel 1986 Thiriart mostrava come il bellicismo antisovietico fosse una replica di quello che aveva coinvolto la Germania nel 1939. Oggi vediamo che questo bellicismo è ancora vivo e vitale; il Presidente della Repubblica Mattarella,

domenica 7 novembre 2021

Leo Schlageter, il viandante del nulla (Karl Radek)

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Questo è il discorso del politico sovietico Karl Radek del 20 giugno 1923, contenente un elogio di Albert Leo Schlageter, un nazionalista tedesco che, per aver resistito all'occupazione della Ruhr da parte dei francesi, era stato da questi fucilato il 26 maggio. Il discorso di Radek fu pubblicato con il titolo
Leo Schlageter, il viandante del nulla (Leo Schlageter, der Wanderer ins Nichts) o, secondo un'altra traduzione meno letterale, il pellegrino del nulla, ed è anche noto semplicemente come discorso Schlageter (Schlageter-Rede). Da qui quella "linea Schlageter" del Partito Comunista tedesco che tenterà di coniugare istanze sociali a istanze nazionaliste.

Io non posso né integrare né perfezionare la vasta ed esauriente relazione della nostra onorevole leader, compagna Zetkin, sul fascismo internazionale, questo martello destinato a schiacciare la testa del proletariato, ma che prima si abbatterà sulla classe dei piccoli borghesi, che sono manipolati nell'interesse del grande capitale. Io non posso neanche seguirla pedissequamente, poiché davanti ai miei occhi aleggia il corpo del fascista tedesco, il nostro nemico di classe, che è stato condannato a morte e fucilato dai mercenari dell'imperialismo francese, quest'altra potente sezione del nostro nemico di classe. Durante tutto il discorso della compagna Zetkin sulle contraddizioni all'interno del fascismo, il nome di Schlageter e il suo tragico destino erano nella mia testa. Noi dovremmo ricordarlo qui nel mentre ci accingiamo a definire il nostro atteggiamento nei confronti del fascismo. La storia di questo martire della Germania nazionalista non va dimenticata né relegata ad una mera espressione di circostanza. Essa ha molto da dirci, e molto da dire al popolo tedesco.Noi non siamo dei sentimentali romantici che dimenticano l'amicizia quando il suo oggetto è morto, né siamo dei diplomatici che dicono: dalla tomba non si dice nulla di buono, o si rimane in silenzio. Schlageter, questo coraggioso soldato della contro-rivoluzione, merita di essere sinceramente onorato da noi, i soldati della rivoluzione. Freksa, che ha condiviso le sue idee, ha pubblicato nel 1920 una novella nella quale ha descritto la vita di un ufficiale che cadde nella lotta contro Spartaco. Freska ha intitolato la sua novella "Il viandante nel Nulla".

Se questi fascisti tedeschi, che hanno onestamente pensato di servire il popolo tedesco, non riusciranno a comprendere il significato del destino di Schlageter, Schlageter sarà morto invano, e sulla sua tomba dovremmo leggere: "Il viandante nel Nulla".

martedì 12 gennaio 2021

Marxismo e questione nazionale (Paetel, Karl Otto)

Paetel, nazbol, nazionalcomunismo, bolscevismo nazionale

Tratto dal Manifesto Nazional Bolscevico

Che Lenin, in ogni caso, abbia visto questo come un obiettivo futuro è indiscutibile. Lo ha espresso in modo chiaro e inequivocabile: “È con orgoglio che possiamo dire: al Primo Congresso eravamo infatti solo propagandisti; stavamo solo proclamando le nostre idee fondamentali tra il proletariato mondiale; abbiamo solo lanciato l'appello a combattere; ci stavamo semplicemente chiedendo dove fossero le persone capaci di intraprendere questa strada. Ora il proletariato avanzato è ovunque. Ovunque c'è, anche se spesso mal organizzato, un esercito proletario, e se i nostri compagni internazionali ora ci aiuteranno a organizzare un esercito unito, nulla ci impedirà di portare a termine il nostro compito.

Questo compito è la rivoluzione proletaria mondiale, la creazione di una repubblica sovietica mondiale. "(47)

Anche Trotsky, nel suo opuscolo "Contro il comunismo nazionale", propone chiaramente lo slogan degli "Stati Uniti sovietici d'Europa".

O, come dice Lenin: “Il movimento socialista non può trionfare nel vecchio quadro nazionale. Crea nuove, più alte forme di convivenza umana, in cui i bisogni legittimi e le aspirazioni progressive delle masse lavoratrici di ogni nazionalità saranno, per la prima volta, soddisfatte attraverso l'unità internazionale, a condizione che le partizioni nazionali esistenti siano eliminate". (48)

Lenin dice inoltre: "Nell'era dell'imperialismo, non ci può essere altra salvezza per la maggior parte delle nazioni del mondo che attraverso le azioni rivoluzionarie intraprese dal proletariato delle grandi potenze, che si diffondono oltre i limiti della nazionalità, abbattono quei confini e rovesciano la borghesia internazionale. Se questo rovesciamento non si verifica, le Grandi Potenze continueranno ad esistere, cioè rimarrà l'oppressione dei nove decimi di tutte le nazioni del mondo. Ma se la caduta della borghesia si verificherà, accelererà enormemente la caduta di ogni singola divisione nazionale ... "(49)

Nelle sessioni del 16° Congresso (1930, giugno / luglio), Stalin si espresse inequivocabilmente sulla questione del futuro delle lingue nazionali:

sabato 31 ottobre 2020

I padri del "nazional-comunismo" tedesco: Heinrich Laufenberg e Fritz Wolffheim (di Rebellion)

Wolffheim, Laufenberg, nazional comunismo, nazional bolscevismo

L'espressione "nazional-bolscevismo" è portatrice di numerose ambiguità, derivanti dall'accostamento di due nozioni in apparenza totalmente opposte, utilizzate per definire due esperienze politiche spesso molto differenti tra loro. Le differenti interpretazioni del fenomeno, lungi dall'aver apportato una definizione più chiara, hanno comportato al contrario ancora più confusione.
Nel caso di Heinrich Laufenberg e Fritz Wolffheim, l'appellativo di "nazional-bolscevichi" gli fu attribuito dai loro avversari per discreditarli.
I due interessati per parte loro non lo accettarono mai, poiché dal loro punto di vista esso non rifletteva il vero significato del loro approccio politico che sarebbe stato piuttosto da intendersi, e noi sappiamo che la differenza è importante, come nazional-comunista.

La nascita di un comunismo nazionale

I due si incontrano nel 1912, e ciascuno di loro ha già una lunga esperienza militante alle spalle maturata nelle lotte del movimento socialista di prima della guerra.
Laufenberg è considerato uno dei migliori conoscitori del movimento operaio tedesco. Impegnato nei ranghi del socialismo rivoluzionario, egli rifiuta la linea riformista e parlamentare delle organizzazioni della sinistra dell'epoca. Gioca un ruolo attivo nella formazione rivoluzionaria dei gruppi radicali della Germania settentrionale, in particolare ad Amburgo dove dispone di numerosi sostenitori. La crescente minaccia di una guerra europea, lo porta a collaborare con un giornalista di recente tornato dagli Stati Uniti, Fritz Wolffheim. Questi ha seguito per numerosi anni l'evoluzione del sindacalismo americano. E tornò in patria profondamente colpito dal suo modo di funzionamento, convinto del carattere obsoleto delle vecchie forme di organizzazione operaia (in particolar modo della divisione dei compiti puramente arbitraria tra centrale sindacale e partito d'avanguardia).
I due si impegnano risolutamente contro la guerra, rifiutando di aderire alla "Sacra Unione" che ha portato, in Germania come in Francia, anche la sinistra ad associarsi alla grande follia della prima guerra civile europea. Se il loro attivismo contro il conflitto li spinse a richiedere l'immediata cessazione delle ostilità e una giusta pace tra i belligeranti, essi si mostreranno tuttavia ostili a qualsiasi forma di appello al sabotaggio della difesa nazionale, che per loro avrebbe significato soltanto fare il gioco dell'imperialismo avverso contro l'imperialismo "nazionale". Si noti che, a tal proposito, nessuno dei due si rifiuterà di essere mobilitato per andare a combattere sul fronte.
Il periodo della guerra farà maturare in loro l'idea che la nazione sia un "tutto", vale a dire una comunità legata da una cultura, una lingua, ma anche da un'economia.

domenica 25 ottobre 2020

Il volto del comunismo nazionale (Paetel, Karl Otto)

Paetel, nazional comunismo, manifesto, bolscevismo nazionale

A grandi linee, il comunismo nazionale tedesco proclama che:


Riconosciamo la necessità della rivoluzione socialista tedesca. È la trasformazione spirituale che determina le caratteristiche economiche, politiche e culturali del nostro tempo; è in effetti la rivoluzione degli operai, dei contadini e delle classi medie proletarizzate.

Ci impegniamo per la nazione. È il nostro ultimo valore politico come espressione fatidica della comunità völkisch*.

Ci impegniamo per il Volk come comunità culturale etnica naturale†, in contrasto con la civiltà occidentale etnicamente distruttiva.

Ci impegniamo per il significato intrinseco del folkdom tedesco‡.

Ci impegniamo per un'economia socialista pianificata che, dopo aver infranto l'ordine capitalista, lega Volk e Nazione in una struttura economica organica e come una economia sociale costituisce il fondamento della sovranità statale.

Il raggiungimento dei nostri obiettivi è il Consiglio-Stato dei Popoli della Grande Germania Libera§ come espressione dell'autogoverno del Volk produttivo.

I mezzi di produzione devono essere trasferiti alla nazione come proprietà comune e deve essere dichiarata la proprietà nazionale della terra e del suolo. 

venerdì 16 ottobre 2020

Comunismo nazionalista (Paetel, Karl Otto)

Nazional Comunismo, Paetel, Poster comunismo, DDR, bolscevismo nazionale

Dal 
Manifesto del Nazional Bolscevismo

Fin dall'inizio, una serie di gruppi di "estrema destra" relativamente piccoli si sono tenuti a distanza dal NSDAP (i loro portavoce non si sono mai associati al Partito), che oggi si schiera consapevolmente contro di loro perché sono "nazional-comunisti" e anti-fascisti.

Tanto più diventa evidente che Adolf Hitler non è in grado di onorare le sue promesse - le promesse con cui tiene oggi sotto la propria bandiera le colonne della gioventù idealista anticapitalista (la giovane borghesia già completamente sradicata sociologicamente) accanto alle folle di persone ansiose di salvaguardare i propri interessi - tanto più si avvicina l'ora in cui in Germania la posizione a lungo derisa e disprezzata del 

comunismo nazionale

può essere realizzata.


Oggi siamo ancora "utopisti". Ma i lungimiranti tra i "conservatori" custodi del Graal vedono già all'orizzonte il pericolo per loro che si avvicina. Albrecht Erich Günther (23), il co-editore del Deutsche Volkstum, ha scritto: "Nella gioventù rivoluzionaria nazionale, che dà slancio all’'opposizione nazionale', sorge un profondo sospetto: un giorno saremo condotti come colonne di assalto “bianche” contro un'alluvione "rossa"? Queste e altre intuizioni risvegliano la sfiducia nei confronti della politica estera dei gruppi imprenditoriali assetati di credito, quindi è ragionevole decidere contro il "bianco", cioè per il "rosso": il bolscevismo nazionale...

sabato 12 settembre 2020

L'ALTERNATIVA NAZIONAL-COMUNISTA (Luc Michel) / Parte 2

Nazional comunista, Luc Michel, Strasser, Niekisch, Comunitarismo, Thiriart, Manifesto

Bolscevismo nazionale e fascismo.


È necessario ricordare le relazioni esistenti tra nazional-bolscevismo e fascismo, entrambi nati nello stesso periodo storico. Respingiamo in modo determinato la storiografia marxista che, essenzialmente per ragioni tattiche e poi propagandistiche, all'inizio degli anni '20 denunciava il fascismo come ideologia borghese e reazionaria.

È certo che il fascismo, proprio come il nazionalismo rivoluzionario, il nazional-bolscevismo o il marxista-leninismo, appartiene alla scuola socialista. In particolare è nato come il leninismo, dalle correnti blanquiste del XIX secolo.

Il fascismo nacque nella sinistra con Mussolini e sotto l'influenza di Georges Sorel. Era, infatti, il risultato di una revisione marxista e socialista; al che il ruolo svolto dalla classe lavoratrice nella lotta di classe fu sostituito dalla nazione.

giovedì 10 settembre 2020

L'ALTERNATIVA NAZIONAL-COMUNISTA (Luc Michel) / Parte 1

Luc Michel, comunitarismo, Thiriart, nazional comunismo, bolscevismo nazionale, nazbol, Europa

"
Rendete la causa della nazione la causa del popolo e la causa del popolo diventerà la causa della nazione". V.I. Lenin

Immaginiamo un laboratorio: in questo laboratorio prevale una materia, in questa materia prevale un big-bang e dentro questo big-bang, una catena di reazioni chimiche di straordinaria violenza. Alcune molecole si disfano, altre si formano e si sviluppa un formidabile processo di fissione, combustione, ricostruzione, combustione corpuscolare; al termine del quale appare una sintesi di prodotti di natura sconosciuta. Chi avrebbe potuto prevedere la sintesi del "nazionale" e del "sociale" nel 1920? Chi, prima di Barres, avrebbe potuto immaginare l'incontro, il semplice incontro, dei due termini? Perché, beh, è a questo punto che ci troviamo ora.

L'Europa "mutatis mutandis", è a questo punto. Non ritorna, inventa, non medita, improvvisa. Non ripete vecchie formule: le brucia, le trasforma in cenere e dai frammenti, combinati follemente, forma nuovi prodotti sconosciuti. Vi si trova il nazionalismo, certamente, così come frammenti di populismo, resti di antisemitismo e un po’ di buon vecchio comunismo, meno morto di quanto sembri. Tutti questi vengono miscelati e superati attraverso il test del big bang. Nel cuore del tumulto, anche se improbabile com'era a suo tempo, c'è la sintesi fascista. Questo è un mostro che la nuova Europa crepa sotto i nostri occhi, anche se per il momento lo fa alle nostre spalle. Non ha ancora nome, questo mostro, né ha una faccia. L'ipotesi è solo che esista o che un giorno esisterà". (B.H. Levy, "enser L’Europe" e "Le Monde des debats 1993").


Nell'estate del 1993, la grande stampa scoprì quella che chiamava la tentazione o il pericolo del nazional-bolscevismo. Da Parigi a Mosca, i nostri giornalisti sembravano aver scoperto un nuovo fenomeno. La loro flagrante mancanza di cultura non ha permesso loro di conoscere la straordinaria tesi sul nazional-bolscevismo scritta dal professor Louis Dupeux quindici anni fa (1).

Da "Liberation" (Parigi) a "Soir" (Bruxelles), passando per "Le Monde", si è aperto un vero dibattito sull'argomento. Si moltiplicarono articoli, spesso contraddicendosi sul tema del nazional-bolscevismo e della fusione tra nazionalisti e comunisti. Così, "Liberation" ha intitolato un articolo, "La galassia nazional bolscevica" e ha parlato della "straordinaria convergenza ideologica che ha avuto luogo in questi ultimi mesi tra alcuni intellettuali comunisti e l'estrema destra". Ha sottolineato che "l'avvicinamento è avvenuto grazie al comune odio per la sinistra socialista, l'America e il sionismo" (2). "Soir", d'altra parte, parlava di un'alleanza tra rossi e bruni e ha sottotitolato "Finzione politica o politica senza finzione?" (3).

Nonostante la sua prima espressione politica tra le due guerre mondiali, il nazional-bolscevismo era già diventato una realtà politica europea

martedì 28 luglio 2020

Lotta di Classe (Ernst Niekisch)

Ernst Niekisch, Comunismo, Europa, rivoluzione conservatrice, Widerstand, lotta di classe, nazionalismo, nazbol
La differenza tra le classi e il loro antagonismo, che hanno ragioni oggettive, è un fatto ineluttabile, inerente alla natura umana. Oltre a ciò, è la conseguenza delle condizioni sociali e della struttura della società. Nell'epoca della "società organica", la differenza di classi era nascosta dietro le tensioni mai placate tra le diverse proprietà. Ricco e povero, nobile e umile, potente e debole, signore e servitore, impiegato e capo, ma anche aristocratico e borghese - non erano in nessun caso polarità complementari all'interno di un insieme armonioso. Questi opposti designano forze esplosive che la struttura sociale deve padroneggiare, contro le quali non deve mai smettere di difendersi.

Quando la sensazione di differenza sociale raggiunge il punto in cui vogliamo superarla, la differenza tra le classi si trasforma in lotta di classe. L'opposizione tra classi sociali è un fatto al di fuori della volontà umana. La lotta di classe è un'esacerbazione consapevole di questa opposizione che solo la volontà umana può provocare. La differenza tra le classi è data, la lotta di classe deve essere organizzata. La differenza è uno stato, la lotta è un'attività. La differenza tra le classi è un destino, la lotta di classe è una rivolta contro il destino.

La struttura sociale è verticale, va dall'alto verso il basso. Sulla base poggiano i carichi. Il peso dell'insieme poggia sulla "base". Più si va in alto, più si è "liberi". La libertà di movimento aumenta e, più in alto, è molto più facile raddrizzare le spalle e alzare la testa. La vista che va dal basso verso l'alto è molto diversa. Laggiù, non c'è nulla che quello in alto possa desiderare. Non ha motivo di "invidiare" l'altro che è più basso. Gode ​​della sua altezza, della sua "superiorità" non appena guarda in basso. Ma, vista dal basso, questa "altezza" appare come un destino privilegiato, come un destino più felice. Sono esclusi, quando si trovano in basso, dove soffrono e invidiano questa felicità.

lunedì 27 luglio 2020

Intervista al maestro Jean Thiriart / Domanda 2 (Rossobruni e Ribbentrop Molotov)

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Queste domande sono state sottoposte a Jean Thiriart il 21 gennaio 1987 da un gruppo di giornalisti americani della rivista “The Plain Truth” guidati da Gene H. Hogberg. Prima effettuarono un’intervista televisiva che fu poi precisata con le risposte che vi presentiamo. 

DOMANDA 2

Pensando in termini di geopolitica, quali principali errori strategici ha commesso Adolf Hitler nella seconda guerra mondiale?


RISPOSTA di Jean Thiriart

In primo luogo, dobbiamo rinunciare all'approccio semplicistico in bianco e nero che considera il comunismo e il socialismo nazionale come poli opposti l'uno rispetto all'altro. Erano concorrenti molto più di quanto fossero nemici. Questo è il motivo per cui il trattato tedesco-sovietico totalmente inaspettato nell'estate del 1939, per la prima volta, mise i pedoni nei loro posti giusti sulla scacchiera.


Il vero fascismo non è sicuramente di destra. (Cfr. Le analisi di Zeev Stemhell, lo storico israeliano). Le radici "di sinistra" del socialismo nazionale sono numerose. Dopo aver lasciato la prigione, sono riuscito a incontrare e intervistare l'ultimo fratello Strasser sopravvissuto, Otto. Intorno al 1962, la mia rivista pubblicò due interviste personali con Otto Strasser. Le SA (camicie brune) erano talvolta soprannominate "bistecche". In effetti, la maggior parte dei SA erano comunisti che erano andati con Hitler. Bruno all'esterno, ma rosso all'interno. Nella Germania orientale, verso il 1950, molti di questi divennero di nuovo rossi anche all'esterno.


A partire dal 1943, divenne evidente che il Terzo Reich non poteva vincere su due fronti. Era necessario provare a negoziare una pace separata con una parte. Goebbels non esitò: "le trattative devono essere fatte con Stalin". Nel 1986 è uscito uno studio storico sull'occupazione tedesca del Belgio: La Belgique sous la botte [Belgio sotto lo stivale], di Jacques Willequet (Editions Universitaires, Parigi). A pagina 75, lo storico belga pubblica un abstract delle analisi fatte dalla Chiesa cattolica (Canon Van de Elst - segretario del cardinale-primate Van Roey) relative al modo in cui la gente pensava in Germania all'epoca: "Le SS sono filo-sovietiche: i circoli intellettuali e le classi medie si inclinano verso Occidente." Questa conclusione viene da un'analisi delle possibilità di una pace separata all'inizio del 1944. Vorrei citare Michel Heller e Aleksandr Nekrich, autori sovietici che arrivarono in Occidente. Aprendo il loro libro L'Utopie au pouvoir [Utopia al potere], leggiamo: "Hitler, da parte sua, ha detto ai suoi compagni della sua convinzione che un comunista potrebbe sempre essere un buon nazista, mentre un socialdemocratico non potrebbe mai".

Intervista al maestro Jean Thiriart / Domanda 1

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Queste domande sono state sottoposte a Jean Thiriart il 21 gennaio 1987 da un gruppo di giornalisti americani della rivista “The Plain Truth” guidati da Gene H. Hogberg. Prima effettuarono un’intervista televisiva che fu poi precisata con le risposte che vi presentiamo.

DOMANDA 1

Sin dai tuoi primi scritti negli anni '60, hai studiato le opere dei grandi pensatori geopolitici del passato, uomini come Sir Halford Mackinder, il professor Nicholas Spykman e il generale Karl Haushofer. In che modo le loro teorie hanno influenzato il tuo pensiero?


RISPOSTA


Le radici della geopolitica risalgono a molto prima dei tempi di Mackinder, Spykman e Haushofer. Per alcuni, la geopolitica è iniziata con Dietrich von Bulow, mentre per altri questa era solo una fase del suo sviluppo. Nel 1799 Von Bulow pubblicò Der Geist Des Neueren Kriegssystems [Lo spirito della guerra moderna], esso si era pienamente reso conto che a causa del moderno sistema militare (l'apparizione improvvisa del nuovo stile di guerra introdotto dai massicci eserciti rivoluzionari della Prima Repubblica francese ) l'età dei piccoli Stati era finita. Nel suo libro descrive logicamente ciò che l'Europa diverrà, in effetti, dal 1871 in poi, in particolare che sia l'Italia che la Germania sarebbero stati paesi unificati. (Nel 1799 molti avevano sorriso o riso a un simile concetto.)

Tra i pensatori della scuola geopolitica, dobbiamo anche citare Friedrich List. Nel 1841 List (1789-1846) pubblicò il suo libro Systeme National d'Economie Politique [Sistema nazionale di economia politica], conosciuto in tutto il mondo. Ciò che molti non sanno è che nel 1827, negli Stati Uniti, aveva pubblicato un altro libro: Elements de I'Economie Politique Americaine [Outlines of American Political Economy]. List visse negli Stati Uniti e divenne cittadino americano. Per volere di Andrew Jackson fu nominato console in Germania, dove prestò servizio dal 1832 al 1845. List aveva sofferto profondamente e personalmente a causa della divisione e della miseria politica della Germania che aveva conosciuto durante la sua giovinezza. Fino alla sua morte è rimasto un tedesco nel cuore, sia in modo appassionato che realistico. La potenza viene prima della ricchezza. In effetti, la ricchezza è inutile senza l'unità e la potenza della nazione.

martedì 14 luglio 2020

Walter Lass e Karl-Otto Paetel due nazional-bolscevichi tedeschi (Edouard Rix)

Meno noti di Ernst Niekisch, Werner Lass e Karl-Otto Paetel sono due figure atipiche del bolscevismo nazionale, descritto da Louis Dupeux come la corrente più affascinante della rivoluzione conservatrice.
Meno noti di Ernst Niekisch, Werner Lass e Karl-Otto Paetel sono due figure atipiche del bolscevismo nazionale

Nel cuore della gioventù Bündisch


Nato a Berlino il 20 maggio 1902, Werner Lass appartenne ai Wandervogel dal 1916 al 1920. Nel 1923, fu eletto capo del Bund Sturmvolk, di cui una parte si unì allo Schilljugend del famoso leader dei Freikorps Gehrardt Rossbach nel 1926. In 1927, Lass si staccò per fondare il Freischar Schill, un gruppo Bündisch di cui Ernst Jünger divenne rapidamente il mentore ("Schirmherr") e che pose il "combattimento per i confini", spedizioni escursionistiche e addestramento militare al centro delle sue attività .


Dall'ottobre 1927 al marzo 1928, Lass e Jünger si unirono per pubblicare la rivista Der Vormarsch ("L'offensiva"), creata nel giugno 1927 da un altro famoso protagonista dei Freikorps, il capitano Ehrhardt. Desiderando superare gli stretti limiti del movimento giovanile, fondò la Wehrjugendbewegung o Movimento giovanile per la difesa. Per questo ha agito per collegare la “durezza dell'impegno del soldato in prima linea con la forza di realizzazione e profondità del movimento giovanile” per creare un nuovo tipo di uomo.

lunedì 1 giugno 2020

Jean Thiriart, l'impero che verrà (Claudio Mutti)

L'ultimo ricordo che ho di Jean Thiriart è una lettera che mi scrisse alcuni mesi prima di morire: mi chiedeva di indicargli una località isolata sugli Appennini, dove potersi accampare un paio di settimane per fare qualche escursione sui monti. Quasi settantenne, era ancora pieno di vitalità: non si lanciava più col paracadute, però navigava con la barca a vela sul Mare del Nord.

Negli anni Sessanta, in qualità di giovanissimo militante della Giovane Europa, l'organizzazione da lui diretta, ebbi modo di vederlo diverse volte. Lo conobbi a Parma, nel 1964, accanto a un monumento che colpì in maniera particolare la sua sensibilità di "eurafricano": quello di Vittorio Bottego, l'esploratore del corso del Giuba. Poi lo incontrai in occasione di alcune riunioni della Giovane Europa e in un campeggio sulle Alpi. Nel 1967, alla vigilia dell'aggressione sionista contro l'Egitto e la Siria, fui presente a un'affollata conferenza che egli tenne in una sala di Bologna, dove spiegò perché l'Europa doveva schierarsi a fianco del mondo arabo e contro l'entità sionista. Nel 1968, a Ferrara, partecipai a un convegno di dirigenti della Giovane Europa, nel corso del quale Thiriart sviluppò a tutto campo la linea antimperialista: "Qui in Europa, la sola leva antiamericana è e resterà un nazionalismo europeo 'di sinistra' (…) Quello che voglio dire è che all'Europa sarà necessario un nazionalismo di carattere popolare (…) Un nazionalcomunismo europeo avrebbe sollevato un'ondata enorme di entusiasmo. (…) Guevara ha detto che sono necessari molti Vietnam; e aveva ragione. Bisogna trasformare la Palestina in un nuovo Vietnam". Fu l'ultimo suo discorso che ebbi modo di ascoltare.

Jean-François Thiriart era nato a Bruxelles il 22 marzo 1922 da una famiglia di cultura liberale originaria di Liegi. In gioventù militò attivamente nella Jeune Garde Socialiste Unifiée e nell'Union Socialiste Anti-Fasciste. Per un certo periodo collaborò col professor Kessamier, presidente della società filosofica Fichte Bund, una filiazione del movimento nazionalbolscevico amburghese; poi, assieme ad altri elementi dell'estrema sinistra favorevoli ad un'alleanza del Belgio col Reich nazionalsocialista, aderì all'associazione degli Amis du Grand Reich Allemand. Per questa scelta, nel 1943 fu condannato a morte dai collaboratori belgi degli Angloamericani: la radio inglese inserì il suo nome nella lista di proscrizione che venne comunicata ai résistants con le istruzioni per l'uso. Dopo la "Liberazione", nei suoi confronti fu applicato un articolo del Codice Penale belga opportunamente rielaborato a Londra nel 1942 dalle marionette belghe degli Atlantici. Trascorse alcuni anni in carcere e, quando uscì, il giudice lo privò del diritto di scrivere.

lunedì 11 novembre 2019

Il Paradigma della fine (di Alexander Dugin)


L'ultimo grado di generalizzazione

L’analisi delle civiltà, delle loro correlazioni, del loro confronto, del loro sviluppo, della loro interdipendenza, è un problema talmente difficile che, a seconda del metodo impiegato e del livello di approfondimento della ricerca, è possibile ottenere risultati non solo differenti ma assolutamente opposti. Pertanto, persino per ottenere la più approssimativa delle conclusioni, si deve applicare il metodo riduzionista: vale a dire, ridurre la varietà dei criteri ad un unico modello semplificato. Il Marxismo preferisce il semplice approccio economico, che diventa il sostituto ed il comune denominatore di tutte le altre discipline. Lo stesso compie (seppure in modo meno esplicito) il Liberalismo.

La geopolitica, che rispetto alla varietà degli approcci economici è un metodo meno conosciuto e meno popolare, ma non meno efficace ed evidente nello spiegare la storia delle civiltà, suggerisce un metodo di riduzione qualitativamente diverso. Un altra versione del riduzionismo sta nelle diverse forme di approccio etico, che comprende le “teorie razziali” come suo aspetto estremo.

Infine, le religioni suggeriscono il loro proprio modello riduzionista della storia delle civiltà.

Questi quattro modelli sembrano essere i modi più famosi di generalizzazione; sebbene esistano diversi altri modelli, è ben difficile che questi possano reggere il confronto con i primi per popolarità, evidenza e semplicità.

giovedì 8 febbraio 2018

Sangue e Acciaio (Carlo Terracciano)

Stalin e la Russia del XX secolo - Introduzione a "Sangue e acciaio"


“Brindo al popolo russo innanzi tutto perché è quello che più si è distinto fra tutte le nazioni che compongono l’Unione Sovietica. Gli dedico questo brindisi perché esso ha meritato, fra tutti i popoli del nostro paese, di essere riconosciuto da tutti come la forza dirigente di questa guerra. Dedico questo brindisi al popolo russo non solo perché è un popolo dirigente, ma perché ha lo spirito chiaro, il carattere stoico e molta pazienza”.


[Al popolo russo , 24 maggio 1945]


Stalingrado è la famosa città industriale della Russia meridionale sull’ansa del Volga dove dall’agosto 1942 al gennaio ‘43 fu combattuta fra tedeschi e russi una delle più importanti battagli terrestri della IIª Guerra Mondiale. Forse la più decisiva in assoluto, dopo tre anni di trionfi delle armate del III Reich.

“Stalingrado” dichiarò Stalin “segnò l’inizio del tramonto dell’esercito fascista-tedesco”.

Con Leningrado, oggi ritornata all’antico nome di San Pietroburgo, e Mosca, la roccaforte del Volga rappresenta da sempre l’estrema linea di difesa russa dalle invasioni occidentali, proprio per la sua posizione strategica nel fronte sud.

Una linea retta trasversale quasi perfetta dal Baltico al Caspio.

Essa è situata infatti a ridosso dell’ampia ansa della maggiore via fluviale della pianura sarmatica, dove Volga appunto e Don sembrano quasi destinati ad unirsi, per poi piegare l’uno a sud-est fino al Caspio, l’altro verso sud-ovest al Mar d’Azov, a sua volta collegato al Mar Nero.

domenica 20 settembre 2015

La Cambogia di Pol Pot è metallica forma spartana (M. Lattanzio)


La Cambogia di Pol Pot è metallica forma spartana e devastante estetica nichilista, 'geometrico' ordine prussiano e oggettiva prassi bolscevica di uno stato popolare fondato sulla totale coesione comunitaria dei soldati khmer, dei contadini e degli operai, i quali procederanno al radicale 'sventramento' rivoluzionario del disordine borghese individualistico-occidentale.

Lo Stato popolare Khmer di Pol Pot

L’epilogo ciclico della decadenza occidentale è l'estenuazione razziale della forma antropologica e la 'teratologica' deformazione del tessuto sociale nel quale 'si agitano' lo masse degli individui 'pullulanti' nelle aree metropolitane dell'Occidente giudaico-plutocratico. II disordine degli individui 'posseduti' dalle pulsioni consumistico-mercantili correlate cori le dinamiche neocapitalistiche predominanti nelle democrazie usuraie accidentali - è l''approdo' terminale del processo di dissoluzione antropologica e di frammentazione sociale indotto dalla 'scomposizione' ontologica dell'ordine della razza. E' il maleolente e limaccioso 'flutto' antropoide della razza borghese, la quale ha patologicamente 'inciso' il ripugnante 'marchio' della inferiorità razziale sulla stessa immagine 'fisica' del `cittadino' occidentale: " Io soffro - scrive Piarre Drieu La Rochelle - per il corpo degli individui (...); che cosa orribile camminare per le strade ed incontrare tanto fallimento, tanta bruttezza, tanta imperfezione: schiene curve, spalle cadenti, ventri gonfi, cosce magre, visi flaccidi." E' Io sprezzante 'scarabocchio' descrittivo che 'rappresenta' la sotto-razza cittadina, 'affrescato' dai 'colpi di rasoio' della penna di Drieu La Rochelle.