Il famoso geografo politico e teorico americano Nicholas J. Spykman disse una volta; “I ministri possono andare e venire, anche i dittatori muoiono, ma le catene montuose restano imperturbate”. È un dato di fatto che le condizioni geografiche, che si riferiscono al territorio fisico dello Stato, sono rimaste la vera determinante della Politica Internazionale. Per secoli, la geografia ha svolto un ruolo fondamentale nel determinare il potere statale e l'influenza nella politica internazionale. Ad esempio, l'antica Roma distrusse eroicamente Cartagine a causa della sua immensa e strategica geografia. Allo stesso modo, la sconfitta del grande guerriero europeo Napoleone in Russia è avvenuta a causa della sua mancanza di comprensione delle condizioni geografiche russe.
A questo proposito, uno degli antichi documenti riguardanti il ruolo strategico della geografia può essere rintracciato negli scritti del famoso storico greco antico Tucidide, il cui libro "La storia della guerra del Peloponneso" dà un breve resoconto del ruolo della geografia nella vittoria delle guerre. Secondo il famoso storico americano ed esperto di geopolitica Robert D. Kaplan “Ogni Stato fronteggia l'ambiente esterno nel determinare la propria strategia”. Questo fu certamente il caso del tentativo di Napoleone di invadere la Russia.
Nel corso della storia, la realtà fisica dello Stato è sempre stata la pietra angolare dell'arte di governo e della grande strategia. Tuttavia, va tenuto presente che la condizione geografica dello Stato è un destino irreversibile. Qui, il termine "destino irreversibile" è la vera essenza della geopolitica, che è il vero volto della politica internazionale di oggi.
