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domenica 21 agosto 2022

La battaglia per il Rimland (Darya Dugina)

Darya Dugina, Alexander Dugin, Eurasia

Gli eventi delle ultime settimane hanno messo in luce gli assi di nuove alleanze geopolitiche e ricostruito completamente la mappa geopolitica del mondo. Così, lo spazio dell’Europa, situato tra il polo dell’Eurasia e quello degli USA (la civiltà del mare) e facendo parte di un’ampia zona, che in geopolitica è chiamata “Rimland” (“terra dell’arco”) ha finalmente perso la sua sovranità (e anche prima, in gran parte virtuale, piuttosto potenziale, che reale) e orientamento al continentalismo. Tutta l’Europa oggi è atlantista.

Il geopolitico Nicholas Spykman notò nel 1942 che proprio l’instaurazione del controllo su questo arco del “Rimland” (che comprende l’Europa, la Turchia, l’Iran, i paesi dell’Asia meridionale fino alla Cina e all’Indonesia) è la chiave della vittoria degli Stati Uniti nella battaglia per il dominio del mondo. Analizzando le reazioni al conflitto, si può notare che una parte significativa del Rimland si è ora spostata su una posizione (atlantica) più ferma, ma ciò porterà al predominio globale degli Stati Uniti o a un ridisegno della mappa geopolitica del mondo?

Sullo sfondo delle consistenti accuse statunitensi di aggressione russa, seguite molto prima dell’inizio dell’operazione speciale russa, l’UE si è ovviamente radicalizzata, i rappresentanti dei paesi europei hanno iniziato ad accusare la Russia di imperialismo e ad imporre sanzioni su tutto, dalla cooperazione economica, ai viaggi aerei agli eventi sportivi, fino al divieto di partecipazione dei gatti agli eventi internazionali.

Al blocco della “condanna” e del sostegno delle sanzioni si sono aggiunti anche i Paesi che si sono costituiti per cooperare con gli Stati Uniti sia nel continente africano (Ghana, Liberia), sia in Medio Oriente (Israele, Kuwait, Libano, Libia) e in Asia (Separatisti di Taiwan, Giappone, Corea del Sud). In generale, questi paesi, secondo i modelli geopolitici, sono proprio i componenti della fascia costiera che circonda la Russia (“Heartland”) da Ovest, Sud e Sud-Est. Ed erano questi paesi che erano una priorità per gli Stati Uniti come roccaforti per la costruzione di una rete di basi militari nei loro territori.

sabato 12 febbraio 2022

La strategia segreta alle origini della Nato

Usa prigione d'Europa

Di seguito proponiamo stralci di un pezzo tramite il quale Sergio Romano su un Limes di dicembre 2019 presenta un documento molto importante per capire le origini della Nato. 

Ma non solo. Il tema è così denso di significati da toccare altri temi, quali il significato di quella che diventerà Unione Europea e che serve per controllare lo spazio europeo; i motivi della nascita di UE e della Nato in funzione anticomunista e di nuovo per il controllo geopolitico; la decolonizzazione, sostituita da una colonizzazione di mercato, più raffinata, a guida Usa.

Nel dicembre del 1947 Ernest Bevin, ministro degli Esteri britannico, prese spunto dal fallimento delle ultime conversazioni ministeriali con i sovietici per sollevare con il segretario di Stato americano, George Marshall, la prospettiva di un’«intesa sostenuta dalla potenza, dal denaro e da un’azione risoluta» per proteggere la sicurezza dell’Europa occidentale dalla minaccia dell’Urss. Wilson D. Miscamble, autore di un recente studio su George F. Kennan e la politica estera americana dal 1947 al 1950, sottolinea che Bevin parlò agli americani di understanding (intesa), non di alleanza. Ma dopo quel primo cenno si mise alacremente al lavoro per creare le condizioni di un patto militare europeo di cui avrebbero fatto parte, con la Gran Bretagna e la Francia, il Belgio, l’Olanda e il Lussemburgo. Il 17 marzo 1948 i cinque paesi firmarono a Bruxelles il Trattato dell’Unione Europea. È probabile che l’America, nel disegno originale di Bevin, dovesse assumere, senza impegni formali, la parte del protettore e del garante. Ma la sua conversazione con Marshall suscitò l’interesse del dipartimento di Stato e in particolare di John D. Hickerson, capo della divisione degli Affari europei, che intravide immediatamente nel cenno di Bevin le grandi linee di un’alleanza regionale estesa alle due coste dell’Atlantico. «Non m’interessa», disse in quei giorni a un suo collaboratore, «che il “groviglio delle alleanze” (“entangling alliances”) sia stato considerato, da George Washington in poi, peggio del peccato originale.

Dobbiamo negoziare un’alleanza militare con l’Europa occidentale in tempo di pace e dobbiamo farlo rapidamente».

Le idee di Hickerson si scontrarono con quelle di Kennan, direttore del Policy Planning Staff. Dal giorno del febbraio 1946 in cui aveva inviato al dipartimento di Stato un lungo telegramma sugli obiettivi della politica dell’Urss, Kennan andava ripetendo al segretario di Stato e ai maggiori esponenti dell’amministrazione che la minaccia sovietica era politica, non militare, e che ben difficilmente Mosca avrebbe corso il rischio d’una guerra. Un’alleanza militare gli appariva quindi inutile e pericolosa. Avrebbe bruscamente peggiorato il clima internazionale, «militarizzato» i rapporti con l’Urss, coinvolto gli Stati Uniti in una rischiosa strategia globale. Ne nacquero due negoziati: il primo fra l’America e i suoi maggiori alleati europei per esplorare la possibilità di un trattato, il secondo fra Kennan e gli esponenti dell’amministrazione che Hickerson era riuscito a trarre dalla sua parte.

Dopo il colpo di Praga del 25 febbraio 1948 e l’inizio del blocco di Berlino nel giugno dello stesso anno, Kennan fu costretto a fare una battaglia di retroguardia. Accettò il principio del trattato, ma cercò di limitarne l’estensione territoriale opponendosi all’ingresso dell’Italia. Vi sarebbe riuscito, probabilmente,

mercoledì 5 agosto 2020

Intervista al maestro Jean Thiriart / Domanda 6 (NATO ed Europa)

Thiriart, nazionalcomunismo, Nato, Usa, Urss, Europa, Geopolitica
DOMANDA 6

L'alleanza NATO ha ormai quasi quattro decenni. Quali sono le condizioni che vedi affinché le forze militari americane lascino l'Europa occidentale?

RISPOSTA

Non dirò come immaginerei personalmente la partenza delle forze americane dall'Europa. La mia opzione, la mia scelta, è il risultato di una lunga maturazione delle mie idee: il corso della storia deve essere accelerato e la fusione tra Europa occidentale e Unione Sovietica deve essere preparata. La seguente risposta, anziché essere mia, sarà una soluzione ragionevole e convenzionale. Traccerò per te una soluzione non radicale. Immaginiamo per il momento che io diventi di nuovo un borghese liberale illuminato e amante della pace. Dico amante della pace piuttosto che pacifista.

Per noi europei la decisione di premere il pulsante che porterebbe alla catastrofe nucleare non può assolutamente rimanere nelle mani degli americani. La politica estera americana è spesso avventurista. Il recente bombardamento della Libia non ha avuto giustificazioni storiche: Gheddafi non è una vera minaccia; non sta facendo nulla in Europa. L'avventurismo americano contrasta nettamente con le fredde deliberazioni delle politiche del Cremlino. Al contrario, gli errori della politica estera americana sono troppo numerosi per essere menzionati. Ricorda la debacle americana in Iran. L'altro ieri Carter si è preso gioco di se stesso a Teheran. Ieri, per così dire, Reagan ha seguito l'esempio a Tripoli.

domenica 11 agosto 2013

Chi comanda in Italia? (Alberto B. Mariantoni)

Come molti ancora non sanno, nei diversi paesi dell’Unione Europea, chiunque sia (o pretenda essere) alla guida degli specifici Governi nazionali, in realta’, «governa» solo a parole… Questo, per la semplice ragione che i nostri ex Stati sovrani non posseggono piu’ le due principali attribuzioni e prerogative del «Principe»: quella, cioè, del «monopolio della forza armata» e quella del «monopolio dell’emissione e del controllo del danaro».

Non bisogna dimenticare, infatti, che, con l’adesione (volontaria o meno…) alla N.A.T.O. (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico Nord), i nostri Governi nazionali hanno completamente delegato il comando e l’impiego delle loro Forze Armate ad un organismo politico-militare sopranazionale, per giunta politicamente controllato e militarmente disciplinato dagli USA (che, a loro volta, obbediscono agli indicibili ed inconfessabili voleri della Finanza internazionale); mentre con l’adesione al Trattato di Maastricht, del dicembre del 1991, gli stessi Governi hanno semplicemente e volontariamente rinunciato a «battere moneta», affidando il monopolio di quella loro essenziale e peculiare prerogativa, alla Banca Europea (BCE): cioe’, ad un semplice «istituto bancario privato», interamente controllato dalla Finanza cosmopolita internazionale.