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giovedì 3 settembre 2020

Omaggio a Jean Thiriart (Robert Steuckers)

Nelson, eagle, Thiriart, born death, biografy, steuckersOmaggio a Jean Thiriart (1922-1992) 


Il 23 novembre 1992, Jean Thiriart, fondatore e animatore del movimento politico «Jeune Europe» negli anni 60, si spegne improvvisamente, colpito in piena salute ed in piena attività. Dopo Jean van der Taelen, che apprende la notizia dal loro comune legale, Jean-Pierre de Clippele, io sono il primo a saperlo. Jean mi chiama subito, verso le ore 20 e 30, mentre sto lavorando a mettere in ordine dei vecchi documenti nella mia cantina. Con il morale a terra, salgo i gradini quattro a quattro: l'invincibile, lo sportivo, l'incarnazione dell’energia, l’imperatore romano, il burlone, il vecchio miscredente, è appena stato portato via dalla “Grande Falciatrice”

Ci si aspettava la scomparsa di molti altri, più sofferenti, meno vigili, più anziani, non la sua. Ben presto, il telefono squilla e odo voci costernate, lacrime, da Parigi a Mosca, passando per Milano o Marsiglia. Per alcune idee ben articolate, Jean Thiriart ha dato un impulso nuovo a questa sfera che si qualifica «nazional-rivoluzionaria» e che sfugge a tutte le classificazioni semplicistiche, tanto le sue preoccupazioni, le sue varianti sono vaste e differenziate. Thiriart ha anche enunciato dei principi d’azione che conservano tutta la loro validità, non solo per questo microcosmo NR, ma anche per ogni praticante della politica, quale che sia l’orientamento ideologico del suo impegno. 

Nato nel 1956, io non potei osservare in azione Jeune Europe, sull’ondata della decolonizzazione, subito prima del maggio 68. Avendo acquisito le mie prime convinzioni politiche verso i 14-15 anni, cioè nel 1970-71, constatando ben presto le turpitudini del regime, le sue chiusure che impediscono al cittadino normale, senza legami di parte, confessionali o associativi, di partecipare attivamente alla vita della città, coltivai le mie idee al di fuori di ogni organizzazione o associazione fino all’età di 24 anni, quando scoprii le attività della «Nuova Destra».

domenica 19 ottobre 2014

L'itinerario di Knut Hamsun (Robert Steuckers)

Knut Hamsun: una vita che attraversa circa un secolo intero, che si estende dal 1859 al 1952, una vita che ha camminato tra le prime manifestazioni dei ritmi industriali in Norvegia e l’apertura macabra dell’era atomica, la nostra, che comincia a Hiroshima nel 1945. Hamsun è dunque il testimone di straordinari cambiamenti e, soprattutto un uomo che insorge contro l’inesorabile scomparsa del fondo europeo, del Grund in cui si sono poggiati tutti i geni dei nostri popoli: il mondo contadino, l’umanità che è cullata dalle pulsazioni intatte della Vita naturale.

"una fibra nervosa
che mi unisce all’universo"

Questo secolo di attività letteraria, di ribellione costante, ha permesso allo scrittore norvegese di brillare in ogni maniera: di volta in volta, egli è stato poeta idilliaco, creatore di epopee potenti o di un lirismo di situazione, critico audace delle disfunzioni sociali dello "stupido XIX secolo". Nella sua opera multi-sfaccettata, si percepiscono pertanto al primo sguardo alcune costanti principali: un’adesione alla Natura, una nostalgia dell’uomo originario, dell’uomo di fronte all’elementare, una volontà di liberarsi dalla civilizzazione moderna essenzialmente meccanicista. In una lettera che egli scrive all’età di ventinove anni, scopriamo questa frase così significativa: "Il mio sangue intuisce che ho in me una fibra nervosa che mi unisce all’universo, agli elementi".
Hamsun nasce a Lom-Gudbrandsdalen, nel sud della Norvegia, ma trascorre la sua infanzia e la sua adolescenza a Hammarøy nella provincia del Nordland, al largo delle Isole Lofoten e al di là del Circolo Polare Artico, una patria da lui mai rinnegata e che sarà lo sfondo di tutta la sua immaginazione romanzesca. È una vita rurale, in un paesaggio formidabile, impressionante, unico, con gigantesche falesie, fiordi grandiosi e luci boreali; sarà anche l’influenza negativa di uno zio pietista che condurrà assai presto il giovane Knut a condurre una vita di simpatico vagabondo,di itinerante che esperimenta la vita in tutte le sue forme.

sabato 22 febbraio 2014

La diplomazia di Stalin (Robert Steuckers)

La storia del nostro secolo viene insegnata dal punto di vista americano. Questo vale per la Seconda Guerra mondiale, per la Guerra Fredda e per la Guerra del Golfo. Nell’ottica americana, il XX secolo è il “secolo americano”, in cui si deve instaurare e mantenere un ordine mondiale conforme agli interessi americani, il quale è simultaneamente la « fine della storia », il punto d’arrivo dell’avventura umana, la sintesi definitiva della dialettica della storia. Francis Fukuyama, alla vigilia della Guerra del Golfo, affermava che con la caduta della Cortina di ferro e la fine dell’ « hegelismo di sinistra » rappresentato dall’URSS, un solo modello, quello del liberalismo americano, sarebbe esistito nei secoli. Senza più uno sfidante all’orizzonte. Da qui la missione americana di reagire rapidamente, mobilitando il massimo dei mezzi, contro ogni velleità di costruire un ordine politico alternativo. Qualche anno prima di Fukuyama, un autore germano-americano, Theodore H. von Laue, pretendeva che la sola autentica rivoluzione nel mondo e nella storia era quella dell’occidentalizzazione e che tutte le rivoluzioni politiche non occidentaliste, tutti i regimi basati su altri principi rispetto a quelli in voga in America, erano reliquie del passato che potevano solo allettare reazionari perversi che la potenza economica e militare americana avrebbe allegramente spazzato via per dare campo libero ad un iper-liberalismo di stampo anglosassone, sbarazzato da ogni concorrente.

Le opposizioni americane alla guerra di Roosevelt (Robert Steuckers)

La storia delle opposizioni americane alla seconda guerra mondiale è molto interessante. Essa ci introduce alle idee degli isolazionisti e neutralisti degli Stati Uniti, i soli alleati oggettivi e fedeli che noi possiamo avere oltre Atlantico, a parte, naturalmente, i patrioti dell’America ispanica. Affrontare questo argomento implica formulare alcune avvertenze preliminari.

- La storia contemporanea è inquadrata all’interno di un’angolazione propagandistica. Quale ? Quella che è stata orchestrata dai guerrafondai americani, coalizzati attorno al Presidente Roosevelt. Il compito della storia è dunque quello di ritrovare la realtà al di là della cortina fumogena propagandistica.

- La storia contemporanea è determinata dalla prospettiva roosveltiana, dove:
a) gli Stati Uniti sono l’avanguardia, la terra di elezione della libertà e della democrazia ;
b) gli Stati Uniti devono agire in modo che il mondo si allinei sulle loro posizioni;
c) Per via della loro ideologia messianica, interventista e mondialista, gli Stati Uniti si pongono come il braccio armato di Yahvé, sono chiamati ad unificare il mondo sotto l’autorità di Dio. Il loro presidente è il vicario di Yahvé in Terra (e non più il Papa di Roma).

martedì 27 agosto 2013

La minaccia culturale americana (Robert Steuckers)

Quando esaminiamo la storia di questi ultimi due secoli, dobbiamo constatare che, malgrado i discorsi tranquillizzanti e minimizzanti, esiste un’opposizione radicale riguardo i principi fondamentali della politica, tra l'Europa e l'America. Fin dall’inizio della storia americana, della storia degli Stati Uniti in quanto Stato indipendente, vi è stato confronto con il vecchio continente. Quando le tredici colonie nord-americane hanno voluto staccarsi dall'Inghilterra, esse hanno voluto contemporaneamente staccarsi dall’Europa, rompere con il passato, la memoria, la fonte originaria che questa rappresenta per tutti i popoli di stirpe europea. Ma questa volontà di rottura era già insita nella società coloniale americana del 1776, la cui cultura era profondamente marcata dal pensiero utopico. I pellegrini del Mayflower, padri fondatori della nazione americana, erano dei dissidenti religiosi inglesi, dei gruppi umani che volevano realizzare l'utopia sulla terra facendo tabula rasa delle istituzioni nate dal passato. Opponendosi ai diversi strati dell'establishement britannico così come ai modi di vita ancestrali dei popoli germanici e celtici delle Isole Britanniche (la "buona vecchia Inghilterra"), i “ dissidenti " (Levellers, Diggers, Fifth Monarchists, Seekers, Ranters, Baptists, Quakers, Muggletonians, etc.) non ebbero più altra soluzione che emigrare in America, che installarsi su terre vergini dove essi potevano creare di sana pianta la società ideale secondo la loro aspirazione (Cfr. Christopher Hill, The World Turned Upside Down. Radical Ideas during the English Revolution, Penguin, Harmondsworth, 1975-76).

11 settembre 2001: contenimento della Russia e debolezza dell'Europa (Robert Steuckers)

Intervista con Robert Steuckers. Domande di Olivier Chelmel.
Bruxelles, 31/01/2002

1. Secondo lei, Robert Steuckers, gli attentati dell’11 settembre 2001 sono il punto di partenza, simbolico e spettacolare, di un nuovo ordine mondiale che si cerca, quello del dopo guerra fredda, non considerando gli scorsi dieci anni che un periodo transitorio?

venerdì 23 agosto 2013

KARL HAUSHOFER (1869-1946) di Robert Steuckers

Nato il 27 agosto 1869 a Monaco, Karl Haushofer scelse la carriera militare a partire dal 1887. Ufficiale di artiglieria nell’esercito bavarese nel 1890, egli sposa l’8 luglio 1896, Martha Mayer-Doss, uscita da una famiglia di Monaco di origine israelita. Ella gli darà due figli, Albrecht (nato nel 1903) e Heinz (nato nel 1906). Salendo rapidamente tutti i gradi della gerarchia militare, Haushofer diviene professore all’Accademia di guerra nel 1904. Nel 1908 viene inviato in Giappone per organizzarvi l’esercito imperiale. Egli incontra in India Lord Kitchener, il quale gli predice che tutto il confronto tra Gran Bretagna e Germania costerà alle due potenze le loro posizioni nel Pacifico a vantaggio degli Stati Uniti e del Giappone; avvertimento profetico che Haushofer ricorderà sempre, soprattutto quando elaborerà le sue tesi sull’area pacifica. Dopo il suo lungo periplo, egli è destinato al Reggimento di artiglieria di campagna della 16^ Divisione giapponese. Il 19 novembre 1909, egli viene presentato all’Imperatore Mutsushito (1852-1912), iniziatore dell’era Meiji e all’Imperatrice Haruko. Nel ritorno in Germania, passa per la Siberia servendosi della transiberiana, si rende conto de visu delle immensità continentali dell’Eurasia russa. Nel 1913, compare la sua prima opera destinata al grande pubblico, Dai Nihon (Il Grande Giappone), bilancio della sua esperienza giapponese che conoscerà un grande successo. Nell’aprile del 1913, comincia a seguire i corsi di geografia all’Università di Monaco, in vista di ottenere il titolo di dottore che egli raggiungerà di fatto otto il patronato del Professor August von Drygalski.

lunedì 12 agosto 2013

I temi della geopolitica e dello spazio russo nella vita culturale berlinese dal 1918 al 1945 (Robert Steuckers)

Karl Haushofer, Oskar von Niedermayer & Otto Hoetzsch

Intervento di Robert Steuckers alla 10^ Università d’estate di "Synergies Européennes", Bassa-Sassonia, agosto 2002. Analisi di Karl SCHLÖGEL, Berlin Ostbahnhof Europas - Russen und Deutsche in ihrem Jarhhundert, Siedler, Berlin, 368 S., DM 68, 1998.

Nel 1922, dopo l’effervescenza spartachista che ha appena scosso Berlino e Monaco, un anno prima dell’occupazione franco-belga della Ruhr, il Generale di artiglieria bavarese Karl Haushofer, laureato in geografia, è unanimemente e giustamente considerato uno specialista del Giappone e dello spazio oceanico del Pacifico. La sua esperienza di attaché militare nell’Impero del Sol Levante, prima del 1914, e la sua tesi universitaria presentata dopo il 1918, gli consentono di rivendicare questa qualifica. Haushofer entra così in contatto con due personalità sovietiche di primo piano: l'uomo del Komintern a Berlino, Karl Radek, e il Commissario agli Affari Esteri, Georgi Tchitchrin (che siglerà l’Accordo di Rapallo con Rathenau). In quale contesto ha luogo questo incontro? Il Giappone e l’URSS cercano di appianare le loro divergenze intavolando una serie di negoziati in cui i Tedeschi svolgono il ruolo di arbitri. Questi negoziati si basano essenzialmente sul controllo dell’isola di Sakhalin. Il Giappone reclama la presenza di Haushofer, al fine di avere dalla sua parte "una personalità obiettiva ed informata dei fatti". I Sovietici accettano che questo arbitro sia Karl Haushofer, perché i suoi scritti sullo spazio del Pacifico (trascurati in Germania dopo che questa ha perduto la Micronesia in seguito al Trattato di Versailles) sono letti con grande attenzione dalla giovane scuola diplomatica sovietica. In più, con la mania agiografica dei rivoluzionari bolscevichi, Haushofer ha conosciuto i fratelli Ulianov (Lenin) a Monaco prima della I guerra mondiale; gli piaceva parlarne e riferirà in seguito questo episodio nella sue memorie. L’interesse sovietico per la persona del Generale Haushofer durerà fino al 1938, quando, con un brusco cambio di atteggiamento al tempo dei grandi processi di Mosca, il Procuratore richiederà la condanna di Sergueï Bessonov, che accusa di essere una spia tedesca, in contatto, egli pretende, con Haushofer, Hess e Niedermayer (cf. infra). Le stesse accuse sono portate contro Radek, che finirà giustiziato, nel corso delle grandi purghe staliniane.