Omaggio a Jean Thiriart (1922-1992)
Il 23 novembre 1992, Jean Thiriart, fondatore e animatore del movimento politico «Jeune Europe» negli anni 60, si spegne improvvisamente, colpito in piena salute ed in piena attività. Dopo Jean van der Taelen, che apprende la notizia dal loro comune legale, Jean-Pierre de Clippele, io sono il primo a saperlo. Jean mi chiama subito, verso le ore 20 e 30, mentre sto lavorando a mettere in ordine dei vecchi documenti nella mia cantina. Con il morale a terra, salgo i gradini quattro a quattro: l'invincibile, lo sportivo, l'incarnazione dell’energia, l’imperatore romano, il burlone, il vecchio miscredente, è appena stato portato via dalla “Grande Falciatrice”.
Ci si aspettava la scomparsa di molti altri, più sofferenti, meno vigili, più anziani, non la sua. Ben presto, il telefono squilla e odo voci costernate, lacrime, da Parigi a Mosca, passando per Milano o Marsiglia. Per alcune idee ben articolate, Jean Thiriart ha dato un impulso nuovo a questa sfera che si qualifica «nazional-rivoluzionaria» e che sfugge a tutte le classificazioni semplicistiche, tanto le sue preoccupazioni, le sue varianti sono vaste e differenziate. Thiriart ha anche enunciato dei principi d’azione che conservano tutta la loro validità, non solo per questo microcosmo NR, ma anche per ogni praticante della politica, quale che sia l’orientamento ideologico del suo impegno.
Nato nel 1956, io non potei osservare in azione Jeune Europe, sull’ondata della decolonizzazione, subito prima del maggio 68. Avendo acquisito le mie prime convinzioni politiche verso i 14-15 anni, cioè nel 1970-71, constatando ben presto le turpitudini del regime, le sue chiusure che impediscono al cittadino normale, senza legami di parte, confessionali o associativi, di partecipare attivamente alla vita della città, coltivai le mie idee al di fuori di ogni organizzazione o associazione fino all’età di 24 anni, quando scoprii le attività della «Nuova Destra».

