Le cose buone che accadono nel mondo ottengono in Spagna solo una pallida eco. Al contrario, quelle terribili risultano incredibilmente efficaci e qui acquisiscono intensità maggiore che altrove. Ultimamente l’Europa ha subito una grave svalutazione della cortesia e, contemporaneamente, in Spagna si è giunti al trionfo della scortesia. La nostra razza malaticcia si sente lusingata quando è invitata ad assumere una condotta plebea, alla stessa stregua di un corpo immobilizzato al quale venga permesso di allungarsi a suo piacimento. Il plebeismo, trionfante in tutto il mondo, la fa da tiranno in Spagna. E siccome ogni tirannia è insopportabile, sarebbe auspicabile preparassimo la rivoluzione contro il plebeismo, il più insopportabile di tutti i tiranni.
Dobbiamo ringraziare per l’avvento di una così irritante monarchia il trionfo sulla democrazia. Al riparo di questa nobile idea, la perversa affermazione di tutto ciò che è basso e volgare si è insidiata nella coscienza pubblica.
Quante volte capita! La bontà di una cosa travolge gli uomini, e messisi questi al suo servizio si dimenticano facilmente che ci sono molte altre cose buone con le quali è necessario far convivere la prima, sotto pena di trasformarla in pessima e funesta. La democrazia, in quanto tale, intesa cioè nel senso stretto ed esclusivo di norma del diritto politico, sembra essere un’ottima cosa. Però la democrazia esasperata e al di fuori dei suoi limiti, la democrazia nella religione o nell’arte, nel pensiero e nell’azione, la democrazia nel cuore e nell’abitudine è il peggior morbo che può affliggere una società
Tanto più ridotta è la sfera di azione di un'idea, tanto più perturbatrice sarà la sua influenza se si pretende proiettarla sulla totalità della vita.
Immaginatevi quello che succederebbe se un vegetariano convinto aspirasse a guidare il mondo dall’alto del suo vegetarianesimo culinario: in arte censurerebbe tutto ciò che non fosse paesaggio orticolo; l’economia nazionale sarebbe prevalentemente agricola; la religione ammetterebbe solo arcaiche divinità cerealicole; la scelta dell’abbigliamento oscillerebbe solo tra canapa, lino e iuta e, in filosofia, si ostinerebbe a propagandare una botanica trascendentale.
Ebbene non appare meno assurdo l’uomo che, come ce ne sono tanti oggi, ci viene accanto e ci dice: “lo sono innanzitutto un democratico”.

