Visualizzazione post con etichetta Nazionalrivoluzionari. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nazionalrivoluzionari. Mostra tutti i post

sabato 9 aprile 2022

Lo spazio politico della resistenza tedesca (Ernst Niekisch)

Niekisch, resistenza, comunismo, russia, germania

In questo saggio del 1931, Ernst Niekisch indica il compito della resistenza all'occupazione occidentale della germania. Sono evidenti le incredibili similitudini  fra la Germania di Weimar (sotto il controllo di Versailles) e l’Europa di oggi, sottoposta alla gestione delle istituzioni EU e alla Nato. Allo stesso modo incredibili sono le similitudini con la nostra attuale società: la borghesia liberale non riesce più a rispettare le sue promesse di ricchezza, oggi come ieri. Doveva darci ricchezza, non crea altro che povertà e malessere. Quello che oggi non sta succedendo (almeno in apparenza...), a differenza di ieri, è la nascita e l'affermarsi di opposizioni alla società borghese morente: ma ecco qui un altro motivo di grande interesse per leggere Niekisch; si fa un gran parlare oggi di "rossobruni" e "nazbol", spesso per infangare queste posizioni e collegarle al nazismo o al comunismo. Ma ecco che un grande politico "rossobruno" come Niekisch critica aspramente i Partiti Partiti comunista e nazionalsocialista, indicando come non fanno altro che perpetuare i valori borghesi. Diverso è invece l'approccio realista che va seguito: La Russia sovietica è il bastione contro Versailles, quindi contro l'occidente. La Germania per resistere deve allearsi con la Russia e deve carezzare la forza tattica del socialismo. Lo stesso Lenin ha basato la sua idea sulla forza nazionale russa. Continuiamo a stupirci su come un autore della rivoluzione conservatrice come Niekisch riesca a parlarci e indicarci la giusta postura da tenere cento anni dopo. 

*

Dal 1918, in Germania, si è andati verso un punto in cui i bisogni vitali dello Stato si trovano in totale incompatibilità con quelli della società borghese, un punto in cui è divenuto necessario a tutti i costi decidersi per lo Stato o per la società borghese. Da allora non si può essere che borghesi o tedeschi. Essere un borghese tedesco equivale ad incarnare una contraddizione insolubile. Applicare una politica borghese e tedesca non è oggettivamente possibile. Necessariamente, essa risulterà sempre un tradimento nei confronti della Germania da parte della borghesia. Per ragioni di autoconservazione, la borghesia tedesca deve diventare “paneuropea”; per poter continuare ad esistere, deve integrare la Germania nella Pan-Europa. La società borghese, la cultura occidentale, la situazione creata da Versailles sono, dal 1918, aspetti diversi di una stessa realtà. Ma il vero senso di questa realtà è la sottomissione della Germania e l'estorsione di tributi imposti al popolo tedesco. Una politica tedesca, volendo soddisfare i bisogni vitali del Paese, non può che essere antiborghese, anticapitalista e antioccidentale. Se non lo sarà, inevitabilmente ricadrà sempre negli interessi della Francia.

La società borghese ha prodotto un tipo di uomo a sua perfetta immagine e somiglianza. È la "personalità liberale" che è tratta interamente dall'economia e occupa posti chiave nell'industria, nel commercio e nella finanza. L'economia è il suo destino sotto ogni punto di vista, ed egli intende la politica esclusivamente in funzione dell'economia. Il suo benessere, la percezione che ha della propria importanza,

venerdì 31 dicembre 2021

Per una politica rivoluzionaria (Ernst Niekisch)

Rivoluzione nazionalbolscevismo, Niekisch

Le analisi di Niekisch come questa sono fondamentali per una serie di motivi: sono una ricostruzione storica lucida e di prim'ordine; parlano di un'occupazione politica e culturale dalla quale liberarsi, situazione che viviamo anche oggi; sottolineano l'importanza della geopolitica e della politica estera; indicano come filosofia occidentalista e dominio di potenze occidentali sia la stessa cosa. Anche se questo scritto è del 1926, abbiamo ancora
 tanto da imparare.

*

Ma bisogna dire questo: se firmiamo questa pace, ci porremo sotto la costrizione della forza. Nel nostro cuore, rifiutiamo questa pace” – Vorwärts, 8 maggio 1919


La politica tedesca in quanto tale non può avere altri obiettivi che la riconquista dell'indipendenza nazionale, la rottura dei vincoli imposti, e la ricostituzione di un'importante influenza globale. Dal punto di vista tedesco, che è naturalmente il nostro, non c'è niente di più importante di questi obiettivi. Tutta la nostra politica domestica, sociale, economica e culturale deve ricevere questo impulso, la sua linea generale e lo spirito che lo domina. Il sentimento di questa necessità è quasi onnipresente! Quante volte, lasciandoci pervadere dalle preoccupazioni della politica interna, la politica estera ha abbandonato il nostro campo visivo. Ci sono “grandi” giornali tedeschi che non parlano quasi mai di politica estera, come se questo la rendesse parte delle banalità della nostra esistenza nazionale. Al contrario, ogni ritardo alla modifica dell'insegna dell’erario, ancora in stile monarchico, li preoccupava in grande misura. Senza una parola da dire, nemmeno infastiditi, non avendo la coscienza tranquilla, si privano del gioco della politica globale, in ragione della nostra debolezza, imponendoci innumerevoli umiliazioni, ingiustizie e pericolosi attacchi contro il futuro del Reich. Così larghi strati della nostra gente cercano la causa della loro sventura esclusivamente nella situazione politica interna. Sperano che basti sostituire qualche alto funzionario, sciogliere un'organizzazione segreta, imporre dazi differenti alle importazioni, ridurre le tasse doganali, convocare o sciogliere il Reichstag, procedere con nuove elezioni, che tutto cambi all'interno del Paese. Ignorano il contenuto del Trattato di Versailles. Non sanno che il commissario incaricato dei risarcimenti è l'uomo più potente della Germania, che le nostre ferrovie e il nostro denaro sono nelle sue mani. Non hanno idea di prospettare i debiti che pesano su di noi e non capiscono che il Piano Dawes, in definitiva, è una questione che tocca gli stipendi dei tedeschi. Il tenore di vita del lavoratore tedesco si riduce nella misura in cui rimborsiamo gli obblighi del Piano Dawes. Il costo della vita per il lavoratore, da una parte, e il Piano Dawes accanto al Trattato di Versailles, dall'altra, sono incompatibili. Strappare questi trattati, revocare gli obblighi che impongono, rompere gli impegni sarebbe l'unica politica tedesca che salverebbe l'operaio da un assoggettamento irrimediabile. A questo punto le esigenze del lavoratore e gli interessi della Nazione coincidono: se egli oserà lottare per il suo spazio vitale e la sua libertà, guiderà, allo stesso tempo, la battaglia per la liberazione di tutta la Nazione. La missione nazionale a noi affidata e il modo in cui essa sarà adempiuta dipenderanno dalla sua futura posizione sociale e politica.

domenica 19 dicembre 2021

Un destino mancato (Ernst Niekisch)

Niekisch,nazbol,operai,fascismo,comunismo
Niekisch, lucidissimo padre del nazionalbolscevismo, in questo saggio ci dà prova della sua capacità analitica e della lucida saldezza emanata naturalmente da una visione socialista e patriottica: grazie ad una puntuale ricostruzione geopolitica Niekisch riesce a spiegare in un colpo solo i motivi di scontro fra fascismo e comunismo da rintracciare nella competizione nel campo della politica estera, e ricostruisce il significato di Versailles e della Repubblica di Weimar, sempre sottolineando la centralità delle relazioni fra Stati. Non sono scontri ideologici quelli che hanno creato le future coalizioni, bensì sono forze ancora più profonde legate alla scelta sul destino del mondo. Lo stesso destino dal quale la classe operaia, incapace di essere davvero prussiana, si è sottratta, non combattendo per la sua vocazione definitiva: la Germania. 




Il rovesciamento che ha avuto luogo in Germania e che si interpreta come "rivoluzione nazionale" o "rivolta nazionale" è certamente, prima di tutto, un evento di politica interna tedesca. Allo stesso tempo, considerando il suo obiettivo e orientamento, si è distinto, avendo travalicato la posizione abituale della Germania nella politica globale. Tuttavia non si è sviluppato esclusivamente sulle basi della politica estera, ma è stato direttamente provocato da alcune variazioni nelle relazioni internazionali esistenti.

"La Repubblica di Weimar è la forma sotto la quale la Germania si adatta più facilmente al regime di Versailles". Questo era un lieto luogo comune. Lo stato di Weimar era l'organo esecutivo che le potenze occidentali usavano contro il popolo tedesco. Questa repubblica si modellava sulle idee costituzionali della Francia. Così, fece della Germania una zona di influenza francese. La Francia era il vero beneficiario di Versailles. La sottomissione della Germania a questo regime apparve quindi come una sottomissione alla Francia.

La sottomissione fu effettuata sotto il velo della politica di conciliazione e dell'intesa franco-tedesca. In ogni caso, la Germania "andava d'accordo" con la Francia nella misura in cui si adeguava alla volontà di quest'ultima. Per la Repubblica di Weimar, l'unica politica estera era quella del "riavvicinamento franco-tedesco". Questa politica raggiunse il suo apogeo con il patto di Locarno. In questa occasione la Germania rinunciò, volontariamente e senza compensazione, all'Alsazia-Lorena. Ma gli accordi che erano all'origine di questa ignominia fecero credere al popolo tedesco che la revisione del diktat di Versailles era iniziata e che venisse stabilita una sincera relazione amichevole tra Germania e Francia. Locarno mise il popolo in uno stato di estrema euforia. Su tutti gli orizzonti, Stresemann apparve con ingannevoli richiami di speranza. La Germania celebrò una delle sue più pesanti sconfitte in materia di politica estera come una "vittoria". Credeva in un successo chimerico mentre era stata invece gravemente umiliata e ingannata. L'esultanza provocata da Locarno era in grottesca opposizione con la realtà dei fatti che i francesi non avevano perso di vista in nessun istante.

È vero che con il tempo non si poteva più nascondere che, a Locarno, la Germania aveva scambiato il suo diritto perpetuo sull'Alsazia-Lorena con un piatto di lenticchie e che lì aveva dichiarato il suo consenso a soffocare il suo desiderio di affermare se stessa e il suo orgoglio. La stessa linea collegava Erzberger, padre della risoluzione di pace e firmatario dell'armistizio, Hermann Müller e il "centrista" Bell, firmatari dell'atto di Versailles, a Stresemann, firmatario del patto di Locarno. Sono i tedeschi che hanno capitolato e hanno dato una mano ad espellere la Germania dalla storia. Con i piani Young e Dawes, il popolo tedesco ha dato ugualmente un titolo d'obbligo alla Francia, affinché Parigi non la disturbasse quando la cullava nelle illusioni di pace.

giovedì 30 settembre 2021

Il Wehrwolf e il possedismo (Fritz Kloppe)

Der Wehrwolf Fritz Kloppe

Sradicare un capitalismo rapace – Possedismo!” L'ideologia economica della lega paramilitare nazional-rivoluzionaria di Fritz Kloppe, il Wehrwolf


Il "Wehrwolf - Lega degli uomini tedeschi e combattenti del fronte" era probabilmente uno dei più caratteristici gruppi paramilitari attivi all'interno del campo nazional-rivoluzionario della Germania di Weimar. Fondato dall'insegnante e veterano dei Freikorps Fritz Kloppe nel maggio 1923 come braccio della lega giovanile dello Stahlhelm, il Wehrwolf si staccò presto dallo Stahlhelm considerato eccessivamente "borghese" e sviluppò rapidamente il proprio stile e la propria sottocultura nazionalista: uniformi grigio-verde, bracciali bianco-rossi, bandiere nere blasonate con simboli d'argento (una "W"; una testa di morto; una runa Wolfsangel) e un apparato organizzativo ragionevolmente esteso. Il gruppo stabilì anche la propria ideologia radicale, chiedendo un rovesciamento rivoluzionario del sistema di Weimar e la sua sostituzione con un Grande Terzo Reich "aristocratico" libero dalle tradizionali distinzioni di classe e dallo sfruttamento capitalista. A complemento di questa visione politica era l'ideale economico del gruppo ossia il "Possedismus" (dal latino Possedere), introdotto per la prima volta da Kloppe nel 1931.


Il possedismo al suo interno ruotava attorno a una riorganizzazione dei rapporti di proprietà: Kloppe sosteneva che nel capitalismo la concentrazione della proprietà in mani private causava un egoismo sfrenato e un disprezzo egoistico per il Volk,

martedì 29 giugno 2021

Paetel e il Programma della sinistra Nazionalsocialista

Paetel,aquila,eagle,german,germania,nazbol,nazismo

Paetel e il Programma della Sinistra Social-Rivoluzionaria del NSDAP
Una bozza di programma per il NSDAP scritto da Paetel nel 1929


Come i lettori del nostro sito sanno Karl Otto Paetel è oggi più noto per il suo Manifesto nazionale bolscevico del 1933. Il Manifesto è stato scritto in un periodo in cui Paetel era leader del "Gruppo dei nazionalisti social-rivoluzionari" (GSRN), un'organizzazione che, ispirata al programma "nazional-comunista" del Partito Comunista di Germania (KPD) del 1930 e a riviste nazionaliste come Aufbruch, ha incentrato gran parte del suo attivismo sull'incoraggiare i nazionalisti a creare legami con la sinistra rivoluzionaria. L'orientamento fortemente pro-comunista del GSRN derivava in parte da precedenti tentativi infruttuosi di Paetel di riformare il movimento nazionalsocialista. Prima che il GSRN fosse fondato il giorno dell'Ascensione del 1930, Paetel era coinvolto in un gruppo informale chiamato "Arbeitsring Junge Front". Pur essendo ancora concentrato sulla promozione della cooperazione tra sinistra e destra, il Fronte dei Giovani all'epoca considerava il NSDAP (Partito nazional socialista tedesco dei lavoratori) come la fonte chiave per il potenziale cambiamento socio-rivoluzionario, dirigendo la maggior parte delle sue energie verso il sostegno dell'opposizione di "sinistra" all'interno del NSDAP e incoraggiando il dibattito interno al Partito sulle sue politiche e orientamenti. Fu a questo scopo che Paetel e altri membri dell'Arbeitsring Junge Front scrissero la breve bozza del programma riprodotto di seguito. Una versione rivista dei 25 punti originali del NSDAP (alcuni elementi sono letteralmente identici), il progetto di programma del Fronte Giovani è più esplicitamente social-rivoluzionario, comprese le richieste di nazionalizzazione di massa, espropriazione della terra e l’alleanza tedesco sovietica. Il programma fu distribuito clandestinamente per la prima volta al Congresso del Partito a Norimberga dell'agosto 1929 prima della sua pubblicazione formale sulla rivista nazionalista Das Junge Volk il 1° ottobre. Il documento, inevitabilmente, ebbe scarso impatto reale: nel maggio 1926, sulla scia della Conferenza di Bamberg, Hitler aveva già dichiarato ufficialmente "inalterabili" i 25 punti e il programma del Fronte non fece progressi nell'incoraggiare il dibattito tra le leadership. Tuttavia, ha generato interesse tra alcuni membri della base del Partito, portando a legami più forti con i membri del NSDAP, molti dei quali in seguito avrebbero formato il nucleo del GSRN.


Nazionalismo social-rivoluzionario:


una proposta per la revisione del programma del Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori (NSDAP)

Pubblicato la prima volta nel Das Junge Volk , XI, 1° ottobre 1929.



Il NSDAP è un partito nazionalista. Il suo obiettivo è la nazione tedesca libera.

Il NSDAP è un partito socialista. Sa che la nazione tedesca libera può sorgere solo attraverso la liberazione delle masse lavoratrici della Germania da ogni forma di sfruttamento e di oppressione.

Il NSDAP è un partito dei lavoratori. Professa la lotta di classe dei produttivi contro i parassiti di tutte le razze e credi.

Il NSDAP pertanto richiede:

1. L'integrazione di tutti i tedeschi, sulla base del diritto dei popoli all'autodeterminazione, in un Grande Reich Tedesco;

2. Parità di status per il Volk tedesco con le altre nazioni; l'annullamento di tutti i trattati, obblighi e debiti del precedente governo capitalista;

domenica 20 giugno 2021

Il percorso ideologico di Otto Strasser (Thierry Mudry)

Otto Strasser, Black Front, Fronte nero

Otto Strasser nasce il 10 settembre 1897 in una famiglia di funzionari bavaresi. Suo fratello Gregor (che sarà uno dei capi del partito nazista ed un serio concorrente di Hitler) è maggiore di cinque anni. L’uno e l’altro beneficiano di solidi antecedenti familiari: il padre Peter, che si interessa di economia politica e di storia, pubblica sotto lo pseudonimo di Paaul Weger un opuscolo intitolato Das neue Wesen, nel quale si pronuncia per un socialismo cristiano e sociale. Secondo Paul Strasser, fratello di Gregor e Otto, “in questo opuscolo si trova già abbozzato l’insieme del programma culturale e politico di Gregor e Otto, cioè un socialismo cristiano sociale, che è indicato come la soluzione alle contraddizioni e alle mancanze nate dalla malattia liberale, capitalista e internazionale dei nostri tempi.” Quando scoppia la Grande Guerra, Otto Strasser interrompe i suoi studi di diritto e di economia per arruolarsi il 2 agosto 1914 (è il più giovane volontario di Baviera). Il suo brillante comportamento al fronte gli varrà la Croce di Ferro di prima classe e la proposta per l’ Ordine Militare di Max-Joseph. Prima della smobilitazione nell’aprile/maggio 1919, partecipa con il fratello Gregor, nel Corpo Franco von Epp, all’assalto contro la Repubblica sovietica di Baviera. Ritornato alla vita civile Otto riprende i suoi studi a Berlino nel 1919 e fonda la “Associazione universitaria dei veterani socialdemocratici”.

Nel 1920, alla testa di tre “centurie proletarie” resiste nel quartiere operaio berlinese di Steglitz al putsch Kapp (putsch d’estrema destra). Lascia poco dopo la SPD (Partito social-democratico) quando questa rifiuta di rispettare l’accordo di Bielefeld concluso con gli operai della Ruhr (questo accordo prevedeva il non-intervento dell’esercito nella Ruhr, la repressione degli elementi contro-rivoluzionari e l’allontanamento di questi dall’apparato dello Stato, nonché la nazionalizzazione delle grandi imprese), spostandosi dunque a sinistra dell’SPD. Tornato in Baviera, Otto Strasser incontra Hitler e il generale Ludendorff presso il fratello, che lo invita a legarsi al nazionalsocialismo, ma Otto rifiuta. Corrispondente della stampa svizzera e olandese, Otto si occupa, il 12 ottobre 1920, del congresso dell’USPD (Partito social-democratico indipendente) ad Halle, dove incontra Zinovev. Scrive su “Das Gewissen”, la rivista di Moeller van den Bruck e Heinrich von Gleichen, un lungo articolo sul suo incontro con Zinovev. E’ così che fa la conoscenza di Moeller van den Bruck che lo farà avvicinare alle proprie idee. Otto Strasser entrerà poco dopo nel ministero per gli approvvigionamenti, prima di lavorare, a partire dalla primavera del 1923, in un consorzio di alcolici. Tra il 1920 e il 1925 si attua nello spirito di Strasser una lenta maturazione ideologica data da esperienze personali (esperienza del fronte e della guerra civile, incontro con Zinovev e Moeller, esperienza della burocrazia e del capitalismo privato) e di diverse influenze ideologiche.

domenica 13 giugno 2021

Il Gruppo dei Nazionalisti Social-Rivoluzionari (Heinz Gollong)

Paetel, Gruppo dei nazionalisti Social Rivoluzionari

In un incontro pubblico a Berlino nel luglio 1929, il giornalista nazionalista Karl Otto Paetel invitò i partecipanti - attivisti di diversi gruppi radicali - a mettere da parte le differenze tra sinistra e destra e ad impegnarsi a formare un "Fronte giovanile anti-capitalista” unitario. L'organizzazione che risultò da questo appello fu l’
Arbeitsring Junge Front, un gruppo informale di giovani provenienti da una varietà di diverse associazioni politiche la cui principale preoccupazione era la costruzione di un riavvicinamento e di una sintesi ideologica tra l’estrema destra e l’estrema sinistra tedesche. Sebbene apparentemente un gruppo di pressione trasversale, la maggior parte dei principali attivisti dell’Arbeitsring condividevano un background comune nel Movimento giovanile tedesco, in particolare i gruppi giovanili Bündische di tendenza nazionalista come Adler und Falken, Deutsche Freischar, Artamanen, ecc. Inizialmente si concentrarono nel tentativo di agire come ponte intellettuale tra il NSDAP e il KPD, ma alla fine giunsero alla conclusione che il loro tempo sarebbe stato speso meglio nella propria organizzazione politica. A tal fine organizzarono un convegno dal 28 al 31 maggio 1930, in cui i rappresentanti di 20 associazioni nazional-rivoluzionarie minori si unirono per fondare un'organizzazione che, come si diceva, "fungesse da comunità politica di idee" promuovendo "Nazione e socialismo" e "lo Stato dei Consigli del Popolo". Questa organizzazione è stata battezzata "Gruppo dei nazionalisti social-rivoluzionari" (GNSR). Gran parte della leadership del GNSR (incluso Paetel) era a quel tempo nello staff della rivista nazional-rivoluzionaria Die Kommenden, e l'edizione della rivista del 26 giugno 1930 (n.26, vol.5) fu usata come veicolo per annunciare la fondazione del gruppo e per diffonderne la prospettiva e la posizione su una varietà di argomenti diversi. Nello stesso anno gli articoli di questo numero furono pubblicati di nuovo con il titolo Sozialrevolutionärer Nationalismus ("Nazionalismo social-rivoluzionario"); questo opuscolo sarebbe effettivamente servito come programma del gruppo fino alla pubblicazione del Manifesto nazionale bolscevico nel 1933. I due articoli seguenti sono un esempio di alcuni dei contenuti dell’opuscolo. Il primo è di Heinz Gollong (che rappresenta gli Eidgenossen, una divisione del gruppo giovanile völkisch Freischar Schill di Werner Laß), ed è stato l'articolo principale del Kommenden citato sopra. La seconda traduzione consiste nelle “Tesi” del GNSR, come concordate dai suoi membri.


Fondazione e posizione

Heinz Gollong


Le seguenti dichiarazioni sono estratti da una conferenza tenuta da Heinz Gollong per il consolidamento del "Gruppo dei nazionalisti social-rivoluzionari".


Camerati e Compagni!

Il circolo che si è formato nel “Gruppo dei nazionalisti social-rivoluzionari” è, per certi aspetti, più tipico di quanto possa sembrare a prima vista.

martedì 1 giugno 2021

Chi è Karl Otto Paetel: biografia breve

Karl Otto Paetel, nemico del sistema

Quando pensiamo a Paetel non può non venirci in mente un avvenimento che ha di certo segnato la sua esistenza e che con la forza dell’immagine ci illustra meglio di tutto il resto il significato della sua lotta: dopo una manifestazione contro l’odioso trattato di Versailles davanti l’ambasciata francese, il nostro rivoluzionario tedesco si ritrova in una camionetta della polizia stretto fra altri due compagni di sventura: un giovane comunista e uno studente nazionalsocialista.

Karl Otto Paetel nasce il 23 novembre 1906 da una famiglia berlinese di classe media. Figlio di un libraio, Paetel sviluppò presto interessi letterari e intellettuali e, come la maggior parte dei giovani della sua generazione, il suo pensiero e la sua visione furono profondamente influenzati dall'esperienza della Grande Guerra e dei successivi travagli del dopoguerra tedesco. Anche il fiorente movimento giovanile tedesco ha avuto un forte impatto sul suo sviluppo: è stato il coinvolgimento di Paetel in vari gruppi giovanili che ha contribuito a rafforzare i suoi sentimenti nazionalisti, così come il suo apprezzamento per il cameratismo che derivava dall'attività in organizzazioni unite attorno a una causa comune.

lunedì 24 maggio 2021

Claus Heim: il Presidente del Reich Nazional-bolscevico

Alto come una montagna, possente come una quercia, spalle gigantesche e un pugno terrificante: Claus Heim, il “generale contadino” è un eterno esempio di lotta contro il sistema.
Claus Heim, Landvolk, Nazional-bolscevismo,

Forse è solo un’illusione, ma la storia a volte fornisce grandi sorprese: e se nel 1932 Claus Heim fosse diventato Presidente del Reich? La nostra storia, la storia dell’Europa liberale di oggi, sarebbe stata molto diversa. I più grandi e attivi nazional-bolscevichi del tempo, parliamo di Ernst Niekisch, Otto Strasser, Karl Otto Paetel, Erich Ludendorff, i militanti dei gruppi Oberland e Werwolf tentarono di farne il proprio candidato alla presidenza, in un momento quasi magico in cui tutte le forze nazional-rivoluzionarie parevano potersi unire contro tutto e tutti. Purtroppo questa svolta storica non è mai avvenuta e il futuro si è avviato nell’automatismo che ci ha condotto alla decadenza odierna.

Claus Heim


Ma chi è Claus Heim? Nasce il 24 marzo 1884 a Sant’Anna comune nel distretto di Dithmarschen nella regione dello Schleswig-Holstein. Dopo studi agrari e una vita contadina vicina alla famiglia, per dissidi con questa finisce prima in Danimarca, poi espatria in Paraguay. Anche qui si occuperà di gestire la propria terra e i propri allevamenti finché non dovette partecipare alla prima guerra mondiale come ufficiale. Tornato in America Latina trovò la situazione in condizioni disastrose e quindi nel 1923 tornò in patria.

Qui cominciano i primi veri scontri con il sistema politico tedesco. Heim deve acquisire la vecchia fattoria di famiglia e prende sempre più coscienza della situazione precaria in cui vivono i contadini. Verso la fine degli anni venti è aderente allo Stahlhelm e ci sono le sue prime apparizioni pubbliche nelle proteste dei contadini, il popolo della terra, che si ritroverà proprio nel movimento di resistenza Landvolkbund. Al suo fianco alla guida delle proteste troviamo Wilhelm Hamkens, il primo contadino a finire in prigione, più moderato e abile oratore, dal quale negli anni si allontanerà accusandolo di essersi compromesso con il potere per interessi e ambizioni personali.

Heim invece non accetterà mai compromessi, con niente e nessuno: “Era una personalità impressionante sotto ogni aspetto:

domenica 9 maggio 2021

Gioventù nazional-rivoluzionaria contro Weimar e nazismo (Thierry Mudry)

nazional rivoluzionari, bolscevismo nazionale, bundisch

Dal 1924-'25 fino alle elezioni legislative del settembre 1930, che proiettarono bruscamente in primo piano il partito nazionalsocialista, la militanza nazionalista in Germania è stata rappresentata principalmente dai gruppi paramilitari (Wherverbände) eredi dei
corpi franchi, e dalle leghe della gioventù (Bünd).(1) Sotto l'effetto della crisi economica gli elementi più radicali di questi gruppi e delle leghe nazionali evolvettero verso il nazional-socialismo rivoluzionario (tendenza Strasser) o il nazional-bolscevismo, mentre gli altri (cioè la maggioranza dei membri e dei capi delle leghe) si adeguarono alla situazione creando nuovi partiti come il Partito dello Stato Tedesco (prodotto della fusione del Partito Democratico e del Giovane Ordine Tedesco di Arthur Mahraun) e il Partito Popolare Conservatore (formato da cristiano-sociali e elementi provenienti dal partito di estrema destra DNVP) cercando invano di renderli strumenti validi per il rinnovamento della Germania.

Il socialismo bündisch

I membri delle leghe della gioventù opteranno per il socialismo bündisch, variante del "socialismo tedesco" alla quale si unirono numerosi ambienti sociali e professionali e gruppi politici della Germania di Weimar. Il socialismo bündisch era molto vicino al "socialismo militaresco" che professavano la maggior parte dei gruppi paramilitari. In entrambi i casi, il loro socialismo era il più radicale degli altri, non solo nel Bünd o nel gruppo militarizzato, ma anche nella Volksgemeinschaft (la comunità di popolo) alla quale serve il Bünd e nella quale esso è inserito (2). Mentre il socialismo militaresco dei più grandi si basava sull'esperienza della guerra e sullo spirito cameratesco del fronte, il socialismo bündisch dei più giovani si appoggiava sull'esperienza delle escursioni attraverso la Germania, sul contatto con il popolo tedesco, sull'esperienza comunitaria della lega e sullo spirito cameratesco che si viveva in essa. Con la crisi e la radicalizzazione crescente della gioventù delle leghe il socialismo bündisch si trasformerà in un socialismo nazional-rivoluzionario favorevole alla nazionalizzazione totale o parziale dei mezzi di produzione e all'autarchia tedesca e centro-europea.

lunedì 2 novembre 2020

Perché non siamo nel Partito Comunista? (Paetel, Karl Otto)

Manifesto Nazional Bolscevico, Paetel, Nazbol, Marxismo
Dal Manifesto del Nazional Bolscevismo

Come dimostrano queste tesi, il nazionalismo rivoluzionario e il movimento comunista oggi sono indiscutibilmente dalla stessa parte del fronte politico nella lotta contro il fascismo e il capitale e per il socialismo e la liberazione nazionale.

Perché non siamo nel KPD?

Il nazionalismo rivoluzionario tedesco lotta, come suo obiettivo politico finale, per la nazione sovrana tedesca, esistente in una comunità di stati liberi di popoli [Völker] indipendenti l'uno dall'altro.

Il marxismo rivoluzionario - il KPD - si sforza, come suo obiettivo finale, per la società senza classi, che (attraverso la lenta morte dello stato e la fusione delle nazioni) unisce i popoli in una più alta unità.

Il nazionalismo rivoluzionario afferma la lotta di classe come uno sconvolgimento organico nella direzione del corpo del Volk, che sostituendo le classi dominanti obsolete riorienta il nuovo giovane stato a una leadership basata sulle funzioni politiche e sociali del tutto.

domenica 24 maggio 2020

La rivoluzione conservatrice in Germania (Armin Mohler)


1918-1932 I "Nationalrevolutionäre" e l'Est

Il vecchio schema [destra-sinistra, NdE] cade per quel che concerne non solo la politica interna, ma anche quella estera. Il modello nazionalrivoluzionario fa sorgere nuove prospettive. Finora "nazionale" è stato identificato con "antibolscevico" e quindi con "antirusso". Ciò vale genericamente sia per i "Voelkischen" che per gli "Jungkonservativen", anche se questi ultimi espressero l'idea d'una copertura alle spalle, con una certa diffidenza però, da parte dell'Unione Sovietica. I "Nazionalrivoluzionari" occupano una posizione ben diversa: tra di essi il nazionalboiscevismo ha i suoi maggiori fautori. Nel 1929 venne edito il libro di Ernst von Salomon Die Geächten (i proscritti), opera molto significativa per i "Nazionalrivoluzionari" : "Là dove, dopo la disfatta, si trovavano uomini che non volevano abdicare, si ridestò una indeterminata speranza nei confronti dell'Est. I primi che osarono pensare al "Reich" futuro anelavano istintivamente che l'esito della guerra avesse rotto ogni legame della Germania con l'Occidente". Nella Russia non viene visto dunque soltanto il nemico di Versailles. Essa è terra di miseria e di fame, alla ricerca di un sistema anticapitalistico e con caratteristiche nazionali. Schauwecker, in Deutsche allein [1931, NdE], fa dire ad un comunista russo: "Ho fatto la grande scoperta che la Russia esiste... tra dieci anni molti uomini in Russia lo diranno e molti già oggi lo sanno, perciò Trotzky dovette andarsene. Perchè è marxista, un vero marxista! Ma questo non è niente per la Russia! Il bolscevismo, questa è la Russia!".