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giovedì 12 settembre 2024

Eduard Limonov: le parole dell'occidente

 Di seguito una nostra lettura presa da "Grande Ospizio Occidentale", opera in cui il nazionalbolscevico Limonov analizza la natura purulenta del sistema occidentale e liberale.


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domenica 11 agosto 2024

Citazioni di Eduard Limonov

Eduard Limonov, il romanzo, il film, l'artista, il pazzo, il nazionalbolscevico. In molti ne hanno parlato e molti ne parleranno, ma solo noi possiamo considerarlo uno dei nostri. Ecco alcune sue citazioni. 

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"Se la violenza dura comporta essenzialmente la repressione fisica dell'individuo, quella morbida si basa sullo sfruttamento delle sue debolezze. La prima intende trasformare il mondo in una cella d'isolamento, l'altra vuol fare dell'uomo un animale domestico. In breve, un regime morbido non sa che farsene di uniformi nere, manganelli e tortura. Ha un arsenale diverso: la falsa idea del benessere materiale, la minaccia della disoccupazione e della crisi, il timore e la vergogna di essere più poveri - e, quindi, meno buoni – dei propri vicini, la pigrizia. L'uomo non è solo energia, ma anche inerzia. I suicidi tra i disoccupati offrono un esempio della grande presa della violenza morbida,

lunedì 4 settembre 2023

Eduard Limonov: noi siamo l'Europa

Limonov, Nazbol

«Nell’ultimo anno la società russa è cambiata radicalmente. Abbiamo vissuto più di due decenni di umiliazioni, come Paese e come popolo. Abbiamo subìto sconfitta dopo sconfitta. Il Paese che i russi avevano costruito, l’Unione Sovietica, si è suicidato. È stato un suicidio assistito da stranieri interessati. Per 23 anni siamo stati in piena depressione collettiva. Il popolo di un grande Paese ha un costante bisogno di vittorie, non necessariamente militari, ma deve vedersi vincente. La riunione della Crimea alla Russia è stata vista dai russi come la vittoria che ci era mancata per così tanto tempo. Finalmente. È stata qualcosa di paragonabile alla Reconquista spagnola».

È stato tutto nella sua vita, Eduard Veniaminovich Savenko, alias Eduard Limonov. Teppista di periferia, giornalista, forse agente del Kgb, mendicante, vagabondo, maggiordomo di un nababbo progressista americano, poeta, scrittore à la page nei salon parigini, dissidente, irresistibile seduttore, cecchino nelle Tigri di Arkan durante la decomposizione della Jugoslavia, leader politico, fondatore del Partito nazional-bolscevico, prima di vederlo sciolto e di creare L’Altra Russia.

Ma Limonov, aspro come l’agrume da cui viene il suo pseudonimo, è soprattutto un antieroe,

sabato 9 aprile 2022

Lo spazio politico della resistenza tedesca (Ernst Niekisch)

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In questo saggio del 1931, Ernst Niekisch indica il compito della resistenza all'occupazione occidentale della germania. Sono evidenti le incredibili similitudini  fra la Germania di Weimar (sotto il controllo di Versailles) e l’Europa di oggi, sottoposta alla gestione delle istituzioni EU e alla Nato. Allo stesso modo incredibili sono le similitudini con la nostra attuale società: la borghesia liberale non riesce più a rispettare le sue promesse di ricchezza, oggi come ieri. Doveva darci ricchezza, non crea altro che povertà e malessere. Quello che oggi non sta succedendo (almeno in apparenza...), a differenza di ieri, è la nascita e l'affermarsi di opposizioni alla società borghese morente: ma ecco qui un altro motivo di grande interesse per leggere Niekisch; si fa un gran parlare oggi di "rossobruni" e "nazbol", spesso per infangare queste posizioni e collegarle al nazismo o al comunismo. Ma ecco che un grande politico "rossobruno" come Niekisch critica aspramente i Partiti Partiti comunista e nazionalsocialista, indicando come non fanno altro che perpetuare i valori borghesi. Diverso è invece l'approccio realista che va seguito: La Russia sovietica è il bastione contro Versailles, quindi contro l'occidente. La Germania per resistere deve allearsi con la Russia e deve carezzare la forza tattica del socialismo. Lo stesso Lenin ha basato la sua idea sulla forza nazionale russa. Continuiamo a stupirci su come un autore della rivoluzione conservatrice come Niekisch riesca a parlarci e indicarci la giusta postura da tenere cento anni dopo. 

*

Dal 1918, in Germania, si è andati verso un punto in cui i bisogni vitali dello Stato si trovano in totale incompatibilità con quelli della società borghese, un punto in cui è divenuto necessario a tutti i costi decidersi per lo Stato o per la società borghese. Da allora non si può essere che borghesi o tedeschi. Essere un borghese tedesco equivale ad incarnare una contraddizione insolubile. Applicare una politica borghese e tedesca non è oggettivamente possibile. Necessariamente, essa risulterà sempre un tradimento nei confronti della Germania da parte della borghesia. Per ragioni di autoconservazione, la borghesia tedesca deve diventare “paneuropea”; per poter continuare ad esistere, deve integrare la Germania nella Pan-Europa. La società borghese, la cultura occidentale, la situazione creata da Versailles sono, dal 1918, aspetti diversi di una stessa realtà. Ma il vero senso di questa realtà è la sottomissione della Germania e l'estorsione di tributi imposti al popolo tedesco. Una politica tedesca, volendo soddisfare i bisogni vitali del Paese, non può che essere antiborghese, anticapitalista e antioccidentale. Se non lo sarà, inevitabilmente ricadrà sempre negli interessi della Francia.

La società borghese ha prodotto un tipo di uomo a sua perfetta immagine e somiglianza. È la "personalità liberale" che è tratta interamente dall'economia e occupa posti chiave nell'industria, nel commercio e nella finanza. L'economia è il suo destino sotto ogni punto di vista, ed egli intende la politica esclusivamente in funzione dell'economia. Il suo benessere, la percezione che ha della propria importanza,

venerdì 31 dicembre 2021

Per una politica rivoluzionaria (Ernst Niekisch)

Rivoluzione nazionalbolscevismo, Niekisch

Le analisi di Niekisch come questa sono fondamentali per una serie di motivi: sono una ricostruzione storica lucida e di prim'ordine; parlano di un'occupazione politica e culturale dalla quale liberarsi, situazione che viviamo anche oggi; sottolineano l'importanza della geopolitica e della politica estera; indicano come filosofia occidentalista e dominio di potenze occidentali sia la stessa cosa. Anche se questo scritto è del 1926, abbiamo ancora
 tanto da imparare.

*

Ma bisogna dire questo: se firmiamo questa pace, ci porremo sotto la costrizione della forza. Nel nostro cuore, rifiutiamo questa pace” – Vorwärts, 8 maggio 1919


La politica tedesca in quanto tale non può avere altri obiettivi che la riconquista dell'indipendenza nazionale, la rottura dei vincoli imposti, e la ricostituzione di un'importante influenza globale. Dal punto di vista tedesco, che è naturalmente il nostro, non c'è niente di più importante di questi obiettivi. Tutta la nostra politica domestica, sociale, economica e culturale deve ricevere questo impulso, la sua linea generale e lo spirito che lo domina. Il sentimento di questa necessità è quasi onnipresente! Quante volte, lasciandoci pervadere dalle preoccupazioni della politica interna, la politica estera ha abbandonato il nostro campo visivo. Ci sono “grandi” giornali tedeschi che non parlano quasi mai di politica estera, come se questo la rendesse parte delle banalità della nostra esistenza nazionale. Al contrario, ogni ritardo alla modifica dell'insegna dell’erario, ancora in stile monarchico, li preoccupava in grande misura. Senza una parola da dire, nemmeno infastiditi, non avendo la coscienza tranquilla, si privano del gioco della politica globale, in ragione della nostra debolezza, imponendoci innumerevoli umiliazioni, ingiustizie e pericolosi attacchi contro il futuro del Reich. Così larghi strati della nostra gente cercano la causa della loro sventura esclusivamente nella situazione politica interna. Sperano che basti sostituire qualche alto funzionario, sciogliere un'organizzazione segreta, imporre dazi differenti alle importazioni, ridurre le tasse doganali, convocare o sciogliere il Reichstag, procedere con nuove elezioni, che tutto cambi all'interno del Paese. Ignorano il contenuto del Trattato di Versailles. Non sanno che il commissario incaricato dei risarcimenti è l'uomo più potente della Germania, che le nostre ferrovie e il nostro denaro sono nelle sue mani. Non hanno idea di prospettare i debiti che pesano su di noi e non capiscono che il Piano Dawes, in definitiva, è una questione che tocca gli stipendi dei tedeschi. Il tenore di vita del lavoratore tedesco si riduce nella misura in cui rimborsiamo gli obblighi del Piano Dawes. Il costo della vita per il lavoratore, da una parte, e il Piano Dawes accanto al Trattato di Versailles, dall'altra, sono incompatibili. Strappare questi trattati, revocare gli obblighi che impongono, rompere gli impegni sarebbe l'unica politica tedesca che salverebbe l'operaio da un assoggettamento irrimediabile. A questo punto le esigenze del lavoratore e gli interessi della Nazione coincidono: se egli oserà lottare per il suo spazio vitale e la sua libertà, guiderà, allo stesso tempo, la battaglia per la liberazione di tutta la Nazione. La missione nazionale a noi affidata e il modo in cui essa sarà adempiuta dipenderanno dalla sua futura posizione sociale e politica.

domenica 19 dicembre 2021

Un destino mancato (Ernst Niekisch)

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Niekisch, lucidissimo padre del nazionalbolscevismo, in questo saggio ci dà prova della sua capacità analitica e della lucida saldezza emanata naturalmente da una visione socialista e patriottica: grazie ad una puntuale ricostruzione geopolitica Niekisch riesce a spiegare in un colpo solo i motivi di scontro fra fascismo e comunismo da rintracciare nella competizione nel campo della politica estera, e ricostruisce il significato di Versailles e della Repubblica di Weimar, sempre sottolineando la centralità delle relazioni fra Stati. Non sono scontri ideologici quelli che hanno creato le future coalizioni, bensì sono forze ancora più profonde legate alla scelta sul destino del mondo. Lo stesso destino dal quale la classe operaia, incapace di essere davvero prussiana, si è sottratta, non combattendo per la sua vocazione definitiva: la Germania. 




Il rovesciamento che ha avuto luogo in Germania e che si interpreta come "rivoluzione nazionale" o "rivolta nazionale" è certamente, prima di tutto, un evento di politica interna tedesca. Allo stesso tempo, considerando il suo obiettivo e orientamento, si è distinto, avendo travalicato la posizione abituale della Germania nella politica globale. Tuttavia non si è sviluppato esclusivamente sulle basi della politica estera, ma è stato direttamente provocato da alcune variazioni nelle relazioni internazionali esistenti.

"La Repubblica di Weimar è la forma sotto la quale la Germania si adatta più facilmente al regime di Versailles". Questo era un lieto luogo comune. Lo stato di Weimar era l'organo esecutivo che le potenze occidentali usavano contro il popolo tedesco. Questa repubblica si modellava sulle idee costituzionali della Francia. Così, fece della Germania una zona di influenza francese. La Francia era il vero beneficiario di Versailles. La sottomissione della Germania a questo regime apparve quindi come una sottomissione alla Francia.

La sottomissione fu effettuata sotto il velo della politica di conciliazione e dell'intesa franco-tedesca. In ogni caso, la Germania "andava d'accordo" con la Francia nella misura in cui si adeguava alla volontà di quest'ultima. Per la Repubblica di Weimar, l'unica politica estera era quella del "riavvicinamento franco-tedesco". Questa politica raggiunse il suo apogeo con il patto di Locarno. In questa occasione la Germania rinunciò, volontariamente e senza compensazione, all'Alsazia-Lorena. Ma gli accordi che erano all'origine di questa ignominia fecero credere al popolo tedesco che la revisione del diktat di Versailles era iniziata e che venisse stabilita una sincera relazione amichevole tra Germania e Francia. Locarno mise il popolo in uno stato di estrema euforia. Su tutti gli orizzonti, Stresemann apparve con ingannevoli richiami di speranza. La Germania celebrò una delle sue più pesanti sconfitte in materia di politica estera come una "vittoria". Credeva in un successo chimerico mentre era stata invece gravemente umiliata e ingannata. L'esultanza provocata da Locarno era in grottesca opposizione con la realtà dei fatti che i francesi non avevano perso di vista in nessun istante.

È vero che con il tempo non si poteva più nascondere che, a Locarno, la Germania aveva scambiato il suo diritto perpetuo sull'Alsazia-Lorena con un piatto di lenticchie e che lì aveva dichiarato il suo consenso a soffocare il suo desiderio di affermare se stessa e il suo orgoglio. La stessa linea collegava Erzberger, padre della risoluzione di pace e firmatario dell'armistizio, Hermann Müller e il "centrista" Bell, firmatari dell'atto di Versailles, a Stresemann, firmatario del patto di Locarno. Sono i tedeschi che hanno capitolato e hanno dato una mano ad espellere la Germania dalla storia. Con i piani Young e Dawes, il popolo tedesco ha dato ugualmente un titolo d'obbligo alla Francia, affinché Parigi non la disturbasse quando la cullava nelle illusioni di pace.

domenica 19 settembre 2021

Manifesto Nazional Bolscevico (Karl Otto Paetel)

Siamo orgogliosi di presentare il primo volume totalmente prodotto da noialtri cameragni rossobruni: il Manifesto Nazional Bolscevico di Karl Paetel, acquistabile qui.

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Il testo è formato da due parti: la prima parte propone il vero e proprio “Manifesto Nazional Bolscevico” scritto da Karl Otto Paetel nel 1933, corredato da numerose note al testo che aiutano ad approfondire e capirne meglio storia e ideologia. E' lo sforzo principe che incorona un periodo magico nella storia dell'umanità: tramite questo appello vengono chiamati a raccolta, anche nel nome di Arthur Moeller van den Bruck, gli artefici della rivoluzione conservatrice tedesca, i nazional rivoluzionari e socialisti, personaggi immortali come Junger, Niekisch e molti altri che il lettore amerà, tutti capaci di perseguire senza tregua le proprie idee di superamento di destra e sinistra, opponendosi alle potenze liberali, ma anche al regime nazionalsocialista. Tutti capaci di sviluppare prima di altri, una visione geopolitica lucida di unità continentale. 

Nella seconda parte presentiamo altri scritti dello stesso Paetel, utili per approfondirne il pensiero e l'evoluzione politica, così da comprendere meglio il dibattito e la ricostruzione storica su cui si fonda il manifesto. Tutti i materiali sono comunque resi liberamente disponibili su questo sito (cliccando qui), anche se nella versione cartacea le traduzioni sono di qualità superiore e tutte le note di approfondimento sono state riportate in italiano. 



Pagina della versione cartacea su Amazon


Di seguito riportiamo il Sommario del volume

mercoledì 21 luglio 2021

Solo una dittatura socialista può salvare lo Stato dopo il coronavirus (Alexander Dugin)

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Alla vigilia del disastro.


La situazione con la pandemia di coronavirus in Russia sta gradualmente intensificandosi e diventando davvero critica, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche dal punto di vista politico ed economico. Si sentono più spesso voci in preda al panico, si moltiplicano previsioni catastrofiche e cresce la paura della gente man mano che le conseguenze iniziano a farsi sentire e le persone gradualmente riconoscono le peculiarità della quarantena.

Si delineano sempre più scenari di catastrofe politica a causa dell'incapacità del governo russo di far fronte alle sfide poste dalla pandemia. Alcune peculiarità del comportamento delle autorità - sia supreme, governative che regionali - hanno giustamente suscitato scalpore. È chiaro che Putin ha gestito male la situazione commettendo diversi errori significativi in ​​relazione alla quarantena iniziale che potrebbe diventare fatale. Il primo ministro Mishustin, dopo aver incluso le imprese a lui vicine (come i bookmaker di Fonbett) nel sistema di sostegno statale, si è tagliato fuori dal gioco per una sciocchezza tecnica, mentre il sindaco Sobyanin, partendo come un forte leader regionale, ha commesso un errore irreparabile con i controlli epidemiologicamente ingiustificati degli abbonamenti della metropolitana, che, combinato con la famigerata proposta alla vigilia della pandemia di effettuare tagli significativi all'industria medica, ha portato all'erosione di ogni fiducia pubblica. Altri governatori e autorità regionali hanno agito con diversi gradi di efficienza, ma si sentono sempre più abbandonati dal centro federale e devono rispondere essi stessi alla popolazione imbestialita. Non è stato dichiarato alcun completo regime di emergenza, sebbene molti processi siano in corso al di fuori del normale quadro giuridico. Le autorità economiche (il cluster Nabiullina), che inizialmente hanno cercato di commentare la situazione in qualche modo sono state reticenti, poiché ogni dichiarazione d'ora in poi non può che aggravare la situazione, che è già diventata decisamente esplosiva. Il quadro generale si sta rapidamente avvicinando al momento del crollo dell'URSS, quando Gorbaciov e il Comitato centrale del PCUS persero immediatamente il controllo del paese. Putin nel suo bunker è quasi come Gorbaciov a Foros. Del resto, anche all'epoca, le autorità hanno emesso un solo squillo: "è tutto sotto controllo, sono difficoltà tecniche". Dopo poco tempo, però, il Paese non c'era più: se la risposta alla sfida della pandemia sarà la stessa di adesso, una minaccia simile diventerà abbastanza urgente per la Federazione Russa.

martedì 29 giugno 2021

Paetel e il Programma della sinistra Nazionalsocialista

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Paetel e il Programma della Sinistra Social-Rivoluzionaria del NSDAP
Una bozza di programma per il NSDAP scritto da Paetel nel 1929


Come i lettori del nostro sito sanno Karl Otto Paetel è oggi più noto per il suo Manifesto nazionale bolscevico del 1933. Il Manifesto è stato scritto in un periodo in cui Paetel era leader del "Gruppo dei nazionalisti social-rivoluzionari" (GSRN), un'organizzazione che, ispirata al programma "nazional-comunista" del Partito Comunista di Germania (KPD) del 1930 e a riviste nazionaliste come Aufbruch, ha incentrato gran parte del suo attivismo sull'incoraggiare i nazionalisti a creare legami con la sinistra rivoluzionaria. L'orientamento fortemente pro-comunista del GSRN derivava in parte da precedenti tentativi infruttuosi di Paetel di riformare il movimento nazionalsocialista. Prima che il GSRN fosse fondato il giorno dell'Ascensione del 1930, Paetel era coinvolto in un gruppo informale chiamato "Arbeitsring Junge Front". Pur essendo ancora concentrato sulla promozione della cooperazione tra sinistra e destra, il Fronte dei Giovani all'epoca considerava il NSDAP (Partito nazional socialista tedesco dei lavoratori) come la fonte chiave per il potenziale cambiamento socio-rivoluzionario, dirigendo la maggior parte delle sue energie verso il sostegno dell'opposizione di "sinistra" all'interno del NSDAP e incoraggiando il dibattito interno al Partito sulle sue politiche e orientamenti. Fu a questo scopo che Paetel e altri membri dell'Arbeitsring Junge Front scrissero la breve bozza del programma riprodotto di seguito. Una versione rivista dei 25 punti originali del NSDAP (alcuni elementi sono letteralmente identici), il progetto di programma del Fronte Giovani è più esplicitamente social-rivoluzionario, comprese le richieste di nazionalizzazione di massa, espropriazione della terra e l’alleanza tedesco sovietica. Il programma fu distribuito clandestinamente per la prima volta al Congresso del Partito a Norimberga dell'agosto 1929 prima della sua pubblicazione formale sulla rivista nazionalista Das Junge Volk il 1° ottobre. Il documento, inevitabilmente, ebbe scarso impatto reale: nel maggio 1926, sulla scia della Conferenza di Bamberg, Hitler aveva già dichiarato ufficialmente "inalterabili" i 25 punti e il programma del Fronte non fece progressi nell'incoraggiare il dibattito tra le leadership. Tuttavia, ha generato interesse tra alcuni membri della base del Partito, portando a legami più forti con i membri del NSDAP, molti dei quali in seguito avrebbero formato il nucleo del GSRN.


Nazionalismo social-rivoluzionario:


una proposta per la revisione del programma del Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori (NSDAP)

Pubblicato la prima volta nel Das Junge Volk , XI, 1° ottobre 1929.



Il NSDAP è un partito nazionalista. Il suo obiettivo è la nazione tedesca libera.

Il NSDAP è un partito socialista. Sa che la nazione tedesca libera può sorgere solo attraverso la liberazione delle masse lavoratrici della Germania da ogni forma di sfruttamento e di oppressione.

Il NSDAP è un partito dei lavoratori. Professa la lotta di classe dei produttivi contro i parassiti di tutte le razze e credi.

Il NSDAP pertanto richiede:

1. L'integrazione di tutti i tedeschi, sulla base del diritto dei popoli all'autodeterminazione, in un Grande Reich Tedesco;

2. Parità di status per il Volk tedesco con le altre nazioni; l'annullamento di tutti i trattati, obblighi e debiti del precedente governo capitalista;

domenica 20 giugno 2021

Il percorso ideologico di Otto Strasser (Thierry Mudry)

Otto Strasser, Black Front, Fronte nero

Otto Strasser nasce il 10 settembre 1897 in una famiglia di funzionari bavaresi. Suo fratello Gregor (che sarà uno dei capi del partito nazista ed un serio concorrente di Hitler) è maggiore di cinque anni. L’uno e l’altro beneficiano di solidi antecedenti familiari: il padre Peter, che si interessa di economia politica e di storia, pubblica sotto lo pseudonimo di Paaul Weger un opuscolo intitolato Das neue Wesen, nel quale si pronuncia per un socialismo cristiano e sociale. Secondo Paul Strasser, fratello di Gregor e Otto, “in questo opuscolo si trova già abbozzato l’insieme del programma culturale e politico di Gregor e Otto, cioè un socialismo cristiano sociale, che è indicato come la soluzione alle contraddizioni e alle mancanze nate dalla malattia liberale, capitalista e internazionale dei nostri tempi.” Quando scoppia la Grande Guerra, Otto Strasser interrompe i suoi studi di diritto e di economia per arruolarsi il 2 agosto 1914 (è il più giovane volontario di Baviera). Il suo brillante comportamento al fronte gli varrà la Croce di Ferro di prima classe e la proposta per l’ Ordine Militare di Max-Joseph. Prima della smobilitazione nell’aprile/maggio 1919, partecipa con il fratello Gregor, nel Corpo Franco von Epp, all’assalto contro la Repubblica sovietica di Baviera. Ritornato alla vita civile Otto riprende i suoi studi a Berlino nel 1919 e fonda la “Associazione universitaria dei veterani socialdemocratici”.

Nel 1920, alla testa di tre “centurie proletarie” resiste nel quartiere operaio berlinese di Steglitz al putsch Kapp (putsch d’estrema destra). Lascia poco dopo la SPD (Partito social-democratico) quando questa rifiuta di rispettare l’accordo di Bielefeld concluso con gli operai della Ruhr (questo accordo prevedeva il non-intervento dell’esercito nella Ruhr, la repressione degli elementi contro-rivoluzionari e l’allontanamento di questi dall’apparato dello Stato, nonché la nazionalizzazione delle grandi imprese), spostandosi dunque a sinistra dell’SPD. Tornato in Baviera, Otto Strasser incontra Hitler e il generale Ludendorff presso il fratello, che lo invita a legarsi al nazionalsocialismo, ma Otto rifiuta. Corrispondente della stampa svizzera e olandese, Otto si occupa, il 12 ottobre 1920, del congresso dell’USPD (Partito social-democratico indipendente) ad Halle, dove incontra Zinovev. Scrive su “Das Gewissen”, la rivista di Moeller van den Bruck e Heinrich von Gleichen, un lungo articolo sul suo incontro con Zinovev. E’ così che fa la conoscenza di Moeller van den Bruck che lo farà avvicinare alle proprie idee. Otto Strasser entrerà poco dopo nel ministero per gli approvvigionamenti, prima di lavorare, a partire dalla primavera del 1923, in un consorzio di alcolici. Tra il 1920 e il 1925 si attua nello spirito di Strasser una lenta maturazione ideologica data da esperienze personali (esperienza del fronte e della guerra civile, incontro con Zinovev e Moeller, esperienza della burocrazia e del capitalismo privato) e di diverse influenze ideologiche.

mercoledì 16 giugno 2021

Un moderno nazional-bolscevismo contro il liberalismo 2.0 (Alexander Dugin)

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Da un punto di vista filosofico, il Nazionalbolscevismo è sorto a seguito del cambio di paradigma avvenuto con la nascita della Postmodernità.
Gli autori postmoderni, quasi tutti provenienti da ambienti di estrema sinistra, divennero molto critici nei confronti del comunismo di stampo sovietico e in parte del comunismo cinese, decidendo così di allearsi strategicamente e ideologicamente con i liberali di sinistra (che li portarono a diventare sempre più "anti-fascisti" oltre che nemici del nazional-bolscevismo).

Ciò ha portato il postmodernismo a diventare la piattaforma comune in cui gli ex comunisti sono diventati sempre più liberali (individualisti, edonisti, ecc.) e dove i liberali di sinistra hanno finito per adottare le teorie e le pratiche più estreme promosse dall'epistemologia d'avanguardia dei pensatori più radicali che ha cercato di liberare l'uomo da tutto: da leggi, norme, identità stabilite, gerarchie, confini, ecc. Questa è l'origine del liberalismo 2.0. Tuttavia, ci sono voluti più di 30 anni perché questa nuova ideologia politica liberale diventasse finalmente un'ideologia esplicita che avrebbe determinato la cultura politica. Il fenomeno del Trumpismo ha portato alla definitiva galvanizzazione del Liberalismo 2.0 e infine gli ha fatto acquisire una struttura coerente.

La caratteristica principale del liberalismo 2.0 è che riconosce l'esistenza di un nemico interno, una sorta di quinta colonna all'interno del liberalismo. A causa dell'assenza di un nemico ideologico coeso come i comunisti e i fascisti, i liberali, rimasti ormai soli, furono costretti a riconsiderare la stessa mappa politica: una mappa che mostrava che l'estensione del loro dominio era diventata globale. Da un punto di vista ideologico, la debole tendenza rosso-bruna era vista come una minaccia molto più grande di quanto si potesse giudicare alla vista: era in realtà un movimento che aveva un impatto molto trascurabile.

Tuttavia, se consideriamo il nazionalbolscevismo da una prospettiva molto più ampia, possiamo dire che il panorama politico è cambiato radicalmente.

domenica 13 giugno 2021

Il Gruppo dei Nazionalisti Social-Rivoluzionari (Heinz Gollong)

Paetel, Gruppo dei nazionalisti Social Rivoluzionari

In un incontro pubblico a Berlino nel luglio 1929, il giornalista nazionalista Karl Otto Paetel invitò i partecipanti - attivisti di diversi gruppi radicali - a mettere da parte le differenze tra sinistra e destra e ad impegnarsi a formare un "Fronte giovanile anti-capitalista” unitario. L'organizzazione che risultò da questo appello fu l’
Arbeitsring Junge Front, un gruppo informale di giovani provenienti da una varietà di diverse associazioni politiche la cui principale preoccupazione era la costruzione di un riavvicinamento e di una sintesi ideologica tra l’estrema destra e l’estrema sinistra tedesche. Sebbene apparentemente un gruppo di pressione trasversale, la maggior parte dei principali attivisti dell’Arbeitsring condividevano un background comune nel Movimento giovanile tedesco, in particolare i gruppi giovanili Bündische di tendenza nazionalista come Adler und Falken, Deutsche Freischar, Artamanen, ecc. Inizialmente si concentrarono nel tentativo di agire come ponte intellettuale tra il NSDAP e il KPD, ma alla fine giunsero alla conclusione che il loro tempo sarebbe stato speso meglio nella propria organizzazione politica. A tal fine organizzarono un convegno dal 28 al 31 maggio 1930, in cui i rappresentanti di 20 associazioni nazional-rivoluzionarie minori si unirono per fondare un'organizzazione che, come si diceva, "fungesse da comunità politica di idee" promuovendo "Nazione e socialismo" e "lo Stato dei Consigli del Popolo". Questa organizzazione è stata battezzata "Gruppo dei nazionalisti social-rivoluzionari" (GNSR). Gran parte della leadership del GNSR (incluso Paetel) era a quel tempo nello staff della rivista nazional-rivoluzionaria Die Kommenden, e l'edizione della rivista del 26 giugno 1930 (n.26, vol.5) fu usata come veicolo per annunciare la fondazione del gruppo e per diffonderne la prospettiva e la posizione su una varietà di argomenti diversi. Nello stesso anno gli articoli di questo numero furono pubblicati di nuovo con il titolo Sozialrevolutionärer Nationalismus ("Nazionalismo social-rivoluzionario"); questo opuscolo sarebbe effettivamente servito come programma del gruppo fino alla pubblicazione del Manifesto nazionale bolscevico nel 1933. I due articoli seguenti sono un esempio di alcuni dei contenuti dell’opuscolo. Il primo è di Heinz Gollong (che rappresenta gli Eidgenossen, una divisione del gruppo giovanile völkisch Freischar Schill di Werner Laß), ed è stato l'articolo principale del Kommenden citato sopra. La seconda traduzione consiste nelle “Tesi” del GNSR, come concordate dai suoi membri.


Fondazione e posizione

Heinz Gollong


Le seguenti dichiarazioni sono estratti da una conferenza tenuta da Heinz Gollong per il consolidamento del "Gruppo dei nazionalisti social-rivoluzionari".


Camerati e Compagni!

Il circolo che si è formato nel “Gruppo dei nazionalisti social-rivoluzionari” è, per certi aspetti, più tipico di quanto possa sembrare a prima vista.

martedì 1 giugno 2021

Chi è Karl Otto Paetel: biografia breve

Karl Otto Paetel, nemico del sistema

Quando pensiamo a Paetel non può non venirci in mente un avvenimento che ha di certo segnato la sua esistenza e che con la forza dell’immagine ci illustra meglio di tutto il resto il significato della sua lotta: dopo una manifestazione contro l’odioso trattato di Versailles davanti l’ambasciata francese, il nostro rivoluzionario tedesco si ritrova in una camionetta della polizia stretto fra altri due compagni di sventura: un giovane comunista e uno studente nazionalsocialista.

Karl Otto Paetel nasce il 23 novembre 1906 da una famiglia berlinese di classe media. Figlio di un libraio, Paetel sviluppò presto interessi letterari e intellettuali e, come la maggior parte dei giovani della sua generazione, il suo pensiero e la sua visione furono profondamente influenzati dall'esperienza della Grande Guerra e dei successivi travagli del dopoguerra tedesco. Anche il fiorente movimento giovanile tedesco ha avuto un forte impatto sul suo sviluppo: è stato il coinvolgimento di Paetel in vari gruppi giovanili che ha contribuito a rafforzare i suoi sentimenti nazionalisti, così come il suo apprezzamento per il cameratismo che derivava dall'attività in organizzazioni unite attorno a una causa comune.

giovedì 27 maggio 2021

Fronti chiari! (Karl Otto Paetel)

Reich Urss Flag, Comunisti, Germania, rivoluzione conservatrice, nazbol

Il seguente saggio è stato scritto dall'intellettuale social-nazionalista Karl Otto Paetel in quel breve periodo 1929-30 quando era organizzatore del "
Arbeitsring Junge Front", un gruppo di pressione informale il cui ideale guida era la promozione di legami più forti e una più stretta cooperazione tra gruppi radicali di estrema sinistra e l'estrema destra. La maggior parte degli sforzi di propaganda del Fronte Giovane era concentrata sul NSDAP, un partito che Paetel e i suoi associati consideravano all'epoca il veicolo più promettente per il raggiungimento di una rivoluzione che sarebbe stata sia socialista che nazionalista. Sebbene Paetel non sia mai stato un membro del NSDAP, nondimeno mantenne stretti legami con esso in questo periodo: molti dei suoi amici erano membri del ramo radicale di Berlino-Brandeburgo, e sia il Fronte dei giovani che la sua organizzazione successiva (il "Gruppo dei Nazionalisti social-rivoluzionari", fondata nel maggio 1930) attirava gran parte dei loro membri dagli insoddisfatti della fazione Strasser del NSDAP. Il rapporto di Paetel con i nazionalsocialisti era abbastanza forte da essere un frequente contributore alle pubblicazioni del Partito, principalmente quelle pubblicate dalla casa editrice Kampfverlag di proprietà di Strasser. L'articolo riprodotto di seguito ne è un buon esempio, poiché la sua pubblicazione originale era nel Nationalsozialistiche Briefe , una rivista teorica dell'editrice Kampfverlag. Pur non essendo tecnicamente una pubblicazione ufficiale del Partito (il Kampfverlag e la sua produzione furono mantenuti formalmente indipendenti al fine di distanziare la loro associazione da Hitler) l' NS-Briefe era, accanto al Nationalsozialistische Monatshefte ufficiale, la principale pubblicazione intellettuale del movimento nazionalsocialista tedesco, ed è stata letta abbastanza ampiamente dai radicali nazionalisti. L'articolo di Paetel invita questi lettori a non "travisare" il "fronte" rosso e a riconoscere che il sistema, piuttosto che il Partito comunista tedesco (KPD), è il vero nemico della rivoluzione tedesca. Le critiche dell'autore al KPD e la sua apparente fede nel NSDAP non dovevano durare. Entro la fine dell'anno, deluso dalla deriva "borghese" del NSDAP ed entusiasta dall'apparente corso "nazionalista" del KPD , Paetel si sarebbe avvicinato al KPD e avrebbe iniziato a sostenere una posizione più in linea con quella successivamente espressa nel suo Manifesto Nazional-Bolscevico.


Le coalizioni o gli accordi politici possono essere il prodotto di considerazioni razionali o misure tattiche, ma possono anche essere forniti dalla situazione politica stessa. Le opinioni su altre forze politiche hanno un valore reale solo per un movimento che in qualche modo sa di essere un esponente di una filosofia spirituale fondamentale che è la caratteristica del suo tempo (perché solo in tali movimenti si può pensare di essere costretti alla politica), se sono in una certa misura già nell'aria e rappresentano la concretizzazione essenziale della sua conoscenza ideale.

Il socialismo tedesco si trova oggi di fronte a due di queste determinazioni. Sul piano interno, si trova di fronte al problema: come dovrebbe comportarsi se un giorno l'attività sovversiva del KPD, che è sempre più chiaramente svolta in conformità delle direttive di Mosca, tenti di fomentare "disordini" da qualche parte come base per una rivoluzione proletaria, e allo stesso tempo i guardiani(1) di Weimar chiamano giovani e pistole a lottare per "pace e ordine", per affrontare il "bolscevismo", e così ancora una volta tirare fuori le castagne dal fuoco sotto le bandiere nero-bianco-rosse della dittatura di Weimar e Versailles?

Si dovrebbe essere decisamente chiari su una cosa: se il nazionalismo social-rivoluzionario e il suo esponente per le masse, la NSDAP, segue questi slogan, allora avrà fallito nella sua missione storica che è quella di reintegrare i proletari sfrattati nel comune destino tedesco attuando un sistema socialista-corporativista, basato sulla natura tedesca, attraverso il conflitto della lotta di classe del lavoro contro il capitale internazionale e antinazionale. Una falsa partenza nella politica interna in una situazione del genere - un esempio è il rispetto in qualsiasi circostanza degli slogan di "pace e ordine" - imprimerebbe invece il marchio di Caino una volta per tutte sui socialisti tedeschi, contrassegnandoli come volenterosi o creduloni portabandiera di quel capitale finanziario che domina il sistema attuale anche a giudizio del democratico Haas(2), e bloccando per sempre quell'accesso al proletariato produttivo che il socialismo richiede.

lunedì 24 maggio 2021

Claus Heim: il Presidente del Reich Nazional-bolscevico

Alto come una montagna, possente come una quercia, spalle gigantesche e un pugno terrificante: Claus Heim, il “generale contadino” è un eterno esempio di lotta contro il sistema.
Claus Heim, Landvolk, Nazional-bolscevismo,

Forse è solo un’illusione, ma la storia a volte fornisce grandi sorprese: e se nel 1932 Claus Heim fosse diventato Presidente del Reich? La nostra storia, la storia dell’Europa liberale di oggi, sarebbe stata molto diversa. I più grandi e attivi nazional-bolscevichi del tempo, parliamo di Ernst Niekisch, Otto Strasser, Karl Otto Paetel, Erich Ludendorff, i militanti dei gruppi Oberland e Werwolf tentarono di farne il proprio candidato alla presidenza, in un momento quasi magico in cui tutte le forze nazional-rivoluzionarie parevano potersi unire contro tutto e tutti. Purtroppo questa svolta storica non è mai avvenuta e il futuro si è avviato nell’automatismo che ci ha condotto alla decadenza odierna.

Claus Heim


Ma chi è Claus Heim? Nasce il 24 marzo 1884 a Sant’Anna comune nel distretto di Dithmarschen nella regione dello Schleswig-Holstein. Dopo studi agrari e una vita contadina vicina alla famiglia, per dissidi con questa finisce prima in Danimarca, poi espatria in Paraguay. Anche qui si occuperà di gestire la propria terra e i propri allevamenti finché non dovette partecipare alla prima guerra mondiale come ufficiale. Tornato in America Latina trovò la situazione in condizioni disastrose e quindi nel 1923 tornò in patria.

Qui cominciano i primi veri scontri con il sistema politico tedesco. Heim deve acquisire la vecchia fattoria di famiglia e prende sempre più coscienza della situazione precaria in cui vivono i contadini. Verso la fine degli anni venti è aderente allo Stahlhelm e ci sono le sue prime apparizioni pubbliche nelle proteste dei contadini, il popolo della terra, che si ritroverà proprio nel movimento di resistenza Landvolkbund. Al suo fianco alla guida delle proteste troviamo Wilhelm Hamkens, il primo contadino a finire in prigione, più moderato e abile oratore, dal quale negli anni si allontanerà accusandolo di essersi compromesso con il potere per interessi e ambizioni personali.

Heim invece non accetterà mai compromessi, con niente e nessuno: “Era una personalità impressionante sotto ogni aspetto:

domenica 23 maggio 2021

23 maggio, nasce e muore Ernst Niekisch (Alain De Benoist)

Ernst Niekisch, nazionalbolscevismo, rivoluzione conservatrice, nazionalismo

Il 23 maggio è il doppio anniversario della nascita e della morte di una delle punte di diamante del pensiero nazional-bolscevico. Autore e politico originale e coraggioso, si è opposto a plutocrazie, vecchi privilegi e alla modernità malata presentatasi sotto forma di democrazie o dittature tecnocratiche. Nel nostro blog è possibile trovare articoli scritti di suo pugno o che parlano del suo pensiero e la sua vita. Di seguito invece una breve ricostruzione della sua vita dopo il 1945. 
Qui altri articoli di e su: Ernst Niekisch


Niekisch dopo il 1945 (Alain De Benoist)


La carriera politica di Niekisch non si conclude nel 1945. Ma l'uomo che i russi hanno liberato della sua cella non è ovviamente lo stesso di quello che più di dieci anni prima profetizzò l'avvento della Terza figura imperiale. Si definisce democratico e progressista. Resta, tuttavia, convinto di molte sue intuizioni e forse l'occupazione sovietica della Germania orientale lo porta a credere che la sintesi "prussiano-bolscevico" che ha sognato è, almeno in parte, in procinto di essere realizzata. Dal mese di agosto del 1945, entrò a far parte del Partito Comunista Tedesco (KPD) e, contemporaneamente, prende la direzione della Volkshochschule Wilmersdorf, situato nel settore britannico, dove continua a vivere. In autunno, lo troviamo come direttore dell'Ufficio della Lega per i Beni Culturali per il Rinnovamento democratico della Germania (Kulturbund zur demokratischen Erneuerung Deutechlands) e della Società di amicizia tedesco-sovietica. Diventò membro della SED nel mese di aprile 1946. Nel gennaio 1946, maliziosamente Junger scrisse: "Sembra che Niekisch sia completamente orientato verso est!". L'interessato rispose non semplificando le cose...

sabato 22 maggio 2021

Il Nazional Bolscevismo tedesco dal 1918 al 1932 (Karl Otto Paetel)

Il Nazional Bolscevismo tedesco, Karl Paetel, Junger, Van den Bruck, rivoluzione conservatrice

Questo resoconto è di fondamentale importanza: sia perché riesce a dare una panoramica completa dei protagonisti e i gruppi del nazional bolscevismo tedesco, sia perché scritto da uno di quei protagonisti; quel Karl Otto Paetel di cui abbiamo pubblicato il Manifesto e altro, che grazie all'esperienza diretta ci tramanda idee e visioni di prima qualità.


Al momento, quando nella Germania occidentale le tendenze politiche, i gruppi o gli individui sono descritti come "nazional-bolscevichi" (con l'intenzione di creare polemiche e una sfumatura peggiorativa, come per "trotzkisti" o "titisti"), intendiamo tendenze, gruppi o persone orientati verso l'Oriente e filo-russi, o almeno simpatizzanti. Ma questa definizione non basta a caratterizzare il movimento che, tra la fine della prima guerra mondiale e la presa del potere da parte di Hitler, attirò l'attenzione degli ambiti teorico-politici, all'"estrema destra" come all'"estrema sinistra" in molti modi e con lo stesso nome.

Dai due lati, il movimento si basava fondamentalmente su motivazioni politiche interne: i socialisti rivoluzionari si sono radunati attorno all'idea di nazione perché la vedevano come l'unico modo per mettere in pratica il socialismo. I nazionalisti convinti tendevano verso la "sinistra" perché, secondo loro, i destini della nazione potevano essere affidati solo tramite la fiducia a una nuova classe dirigente. Sinistra e destra si univano in un odio comune per tutto ciò che chiamavano imperialismo occidentale, il cui principale simbolo era il Trattato di Versailles e il garante, il "sistema di Weimar". Quindi era quasi inevitabile che ci rivolgessimo, in politica estera, alla Russia, che non aveva preso parte al Trattato di Versailles. I circoli "nazionali" lo fecero con l'intenzione di continuare la politica del barone von Stein, della convenzione di Tauroggen, e infine quella della "controassicurazione" di Bismarck; la sinistra dissenziente, da parte sua, nonostante le critiche spesso violente che formulava contro la politica comunista internazionale dell'Unione Sovietica, rimase convinta del carattere socialista, quindi ad essa correlato, dell'URSS, e attendeva la formazione di un fronte comune contro l'Occidente borghese e capitalista.

Il bolscevismo nazionale includeva quindi nelle sue fila nazionalisti e socialisti tedeschi che, introducendo una crescente intransigenza social-rivoluzionaria nella politica tedesca, contavano sull'aiuto russo per raggiungere i loro fini.

domenica 9 maggio 2021

Gioventù nazional-rivoluzionaria contro Weimar e nazismo (Thierry Mudry)

nazional rivoluzionari, bolscevismo nazionale, bundisch

Dal 1924-'25 fino alle elezioni legislative del settembre 1930, che proiettarono bruscamente in primo piano il partito nazionalsocialista, la militanza nazionalista in Germania è stata rappresentata principalmente dai gruppi paramilitari (Wherverbände) eredi dei
corpi franchi, e dalle leghe della gioventù (Bünd).(1) Sotto l'effetto della crisi economica gli elementi più radicali di questi gruppi e delle leghe nazionali evolvettero verso il nazional-socialismo rivoluzionario (tendenza Strasser) o il nazional-bolscevismo, mentre gli altri (cioè la maggioranza dei membri e dei capi delle leghe) si adeguarono alla situazione creando nuovi partiti come il Partito dello Stato Tedesco (prodotto della fusione del Partito Democratico e del Giovane Ordine Tedesco di Arthur Mahraun) e il Partito Popolare Conservatore (formato da cristiano-sociali e elementi provenienti dal partito di estrema destra DNVP) cercando invano di renderli strumenti validi per il rinnovamento della Germania.

Il socialismo bündisch

I membri delle leghe della gioventù opteranno per il socialismo bündisch, variante del "socialismo tedesco" alla quale si unirono numerosi ambienti sociali e professionali e gruppi politici della Germania di Weimar. Il socialismo bündisch era molto vicino al "socialismo militaresco" che professavano la maggior parte dei gruppi paramilitari. In entrambi i casi, il loro socialismo era il più radicale degli altri, non solo nel Bünd o nel gruppo militarizzato, ma anche nella Volksgemeinschaft (la comunità di popolo) alla quale serve il Bünd e nella quale esso è inserito (2). Mentre il socialismo militaresco dei più grandi si basava sull'esperienza della guerra e sullo spirito cameratesco del fronte, il socialismo bündisch dei più giovani si appoggiava sull'esperienza delle escursioni attraverso la Germania, sul contatto con il popolo tedesco, sull'esperienza comunitaria della lega e sullo spirito cameratesco che si viveva in essa. Con la crisi e la radicalizzazione crescente della gioventù delle leghe il socialismo bündisch si trasformerà in un socialismo nazional-rivoluzionario favorevole alla nazionalizzazione totale o parziale dei mezzi di produzione e all'autarchia tedesca e centro-europea.

giovedì 22 aprile 2021

Possiamo aspettare (Paetel, Karl Otto)

Nazionalbolscevismo, Germania, rivoluzione conservatrice, guerra, soldato

Siamo diventati scettici nei confronti dei molti strateghi rivoluzionari che hanno immediatamente predetto la rivoluzione tedesca.

È vero, le premesse oggettive per farla sono effettivamente presenti in questo periodo di crisi economica sempre più evidente.

Ma mancano tutti i presupposti più soggettivi. La sola fame non è sufficiente.

Oggi non c'è nessuna forza dinamica in Germania che agisca da motore della rivoluzione; questo, per quanto amaro possa essere, deve essere riconosciuto.

Alcuni saranno scoraggiati,
Alcuni quindi si smarriranno.

Non hanno importanza.

In Germania oggi spetta alle poche migliaia di giovani che possono aspettare, i quali, accesi del mito della "Germania", possono prepararsi per il giorno in cui il nascente

Ordine della nazione

sarà chiaramente visibile, isseranno così lo stendardo della Germania eterna che è stato ripiegato dai loro padri e formeranno le colonne del comunismo nazionalista tedesco nel campo della rivoluzione.

Ci chiamano! Queste pagine sono per loro.

Appartengono a noi.

Siamo certi che troveranno la loro strada per raggiungerci.

martedì 20 aprile 2021

L'Ordine della Nazione (Paetel, Karl Otto)

Chi si batte oggi per la nazionalità attraverso la rivoluzione socialista non può - i motivi sono stati esposti qui - mirare alla distruzione del partito di massa marxista, né a un "accordo con il marxismo" dall'esterno. Probabilmente può ben credere che la realtà völkisch permea l'atto rivoluzionario, al contrario di dottrine false o semi vere, come la Russia mostra essere una possibilità concreta; dovrà lasciare quel giudizio, però, alla vita e alle sue leggi.

Il marxismo rivoluzionario sta già marciando per la rivoluzione e il socialismo. Il nuovo ordine che emerge dall'onda di questo sconvolgimento sarà, a nostro avviso, non l'umanità universale come anticipata dai suoi teorici, ma la comunità degli Stati socialisti sovrani.

Non il sentiero, ma l’indicazione è sbagliata.