Visualizzazione post con etichetta Bombacci. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bombacci. Mostra tutti i post

venerdì 28 maggio 2021

Nicola Bombacci passione e rivoluzione (Beppe Niccolai)

Nicola Bombacci, Beppe Niccolai

In questo intervento del 1988 Beppe Niccolai, gigante della sinistra nazionale italiana, ricorda Nicolino Bombacci: le sue parole sono più che attuali, ancora oggi rimangono incomprensibili agli anfibi abitanti della palude liberale. Non è così per chi sente dentro di se la voglia di cambiare questa Italia e questa Europa. 

* * *
Nicola Bombacci o se si vuole, così come amava chiamarlo Mussolini, Nicolino Bombacci.

Risuonano, nel pronunciare il suo nome, tempi lontani ma per una contrapposizione che ha la forza di un urto violento; dentro coloro che quei tempi vissero e che questi tempi vivono; quel nome pone subito un confronto che, se ci fate caso è già, d'un colpo, tutto favorevole a Nicolino Bombacci e a coloro che 70-60-50-40 anni fa vissero, dalle varie sponde politiche, la passione del fare politica.

Il confronto fra quegli uomini di allora, gli uomini del Secolo delle Rivoluzioni e gli uomini di oggi; di questa Democrazia consociativa che, al posto delle idee si nutre di affari, di tangenti che, al posto delle passioni e delle idee, si accorda in ordine al motto «io da una cosa a Te e Tu dai una cosa a me», nel migliore dei casi perché, nel peggiore, la filosofia che oggi ispira la condotta politica e civile è quella della violenza.

Il cinismo ha demistificato tutto, al punto che i rapporti politici altro non sono che puri rapporti di forza per cui la mafia, in tutti i suoi comportamenti, non ultimo quello del linguaggio (il linguaggio ermetico dei politici che è fatto per ingannare) è divenuta cardine della vita politica italiana e Torino non è meno palermitana di Palermo.

Gli uomini politici dei tempi di Bombacci e quelli di Nicolazzi.

Cosa era la politica per Nicolino Bombacci? Un mestiere per fare soldi? Una professione? Una cultura, come si dice in giro?

Nulla di tutto questo. Era passione civile. La politica, lo scriverà senza vergognarsene, non era per lui cultura, ma, semplicemente, quella cosa per cui uno si occupa dei guai degli altri come se fossero propri.

E per quei guai è disposto a dare la vita.

venerdì 14 maggio 2021

Mussolini, Bombacci, Silvestri: tre socialisti riscrivono l'Italia

Mussolini, Bombacci, Silvestri, Giramondo, tricolore, fascio e martello

La Repubblica Sociale Italiana sarebbe dovuta essere, ad avviso di Mussolini, una “Repubblica Socialista Italiana” e non solo nel nome, anche nei fatti.
L’ultimo Mussolini infatti, ritrova tutta la verve socialista rivoluzionaria degli anni giovanili; questo è ben visibile dalla legge del febbraio 1944 detta “della socializzazione”: la legge socialmente più avanzata della storia d’Italia grazie alla quale gli operai entrerebbero direttamente nella gestione delle aziende. La legge in questione, benché approvata, non entrerà in vigore davvero a causa dei nazisti, impegnati nella guerra e a quel punto molto più vicini ai borghesi che al Duce.

In questo scenario di ritorno al socialismo, hanno grandissima importanza le poche persone che frequentavano il Duce assiduamente: fra queste soprattutto Nicola Bombacci e Carlo Silvestri. Il primo fondatore del Partito Comunista il secondo esponente del socialismo riformista. Questi tre socialisti italiani s’incontravano spesso e nel segreto dello studio di Mussolini, passavano ore in speculazioni che purtroppo non potremo mai apprezzare.

lunedì 29 giugno 2020

La rivoluzione russa è una rivoluzione socialista? (Nicola Bombacci)

Proponiamo in versione scaricabile in file pdf l'articolo “Dalla Rivoluzione di Ottobre alla nuova costituzione di Stalin” capitolo del libro (raccolta di brevi saggi) di Nicola Bombacci titolato “Il mio pensiero sul Bolscevismo” edito dalle sue edizioni “La Verità”. 


Da questo breve saggio si possono cogliere interessanti spunti. Superando senza problemi l'intenzione propagandistica anti russa vigente nell'Italia del 1937 è evidente la forma mentis marxista di Bombacci che critica prima Lenin (pur considerandolo geniale) poi Stalin per non aver proseguito le intenzioni originali del comunismo ossia la rivoluzione internazionale. Esso riconosce come Stalin

venerdì 5 giugno 2020

Nicola Bombacci da Lenin a Mussolini (E. Norling)

"Il 29 aprile '45 furono passati per le armi i gerarchi fascisti per mano dei partigiani comunisti. Cosa curiosa, fra questi c'era una delle massime figure del comunismo italiano, né più né meno che Nicola Bombacci, il fondatore del Partito Comunista Italiano (PCI), amico personale di Lenin, col quale stette in URSS durante la Rivoluzione d'Ottobre. Soprannominato il "Papa Rosso" e, finalmente, incondizionato sostenitore di Mussolini al quale si unì negli ultimi mesi del suo regime. La sua vita fu la storia di una conversione o di una tradizione? O fu per caso, l'evoluzione naturale di un nazional-bolscevismo? La pubblicazione in Italia di una biografia di Bombacci ha riaperto il dibattito sulla ideologia rivoluzionaria del fascismo mussoliniano".

Nicola Bombacci nacque in seno ad una famiglia cattolica della Romagna il 24 ottobre 1879, a pochi chilometri da Predappio, ove nascerà, pochi anni dopo, quello che sarebbe stato il fondatore del fascismo, in una regione in cui la lotta operaia si distinse per la sua durezza. Entra in gioventù nel Partito Socialista Italiano e prende il diploma di maestro (nuovamente le somiglianze con il Duce sono evidenti) per dedicarsi subito, anima e corpo, alla rivoluzione socialista. Per la sua capacità di lavoro e le sue doti organizzative, fu incaricato di dirigere gli organi di stampa socialisti; qui aumenta il suo potere in seno alle organizzazioni operaie e conosce Mussolini che, non dimentichiamolo, fu la grande promessa del socialismo italiano prima di divenire nazional-rivoluzionario.

lunedì 29 giugno 2015

L'entusiasmo di Bombacci per l'Italia proletaria

Molti storici e giornalisti hanno illustrato in negativo, a fosche tinte, la personalità e la vicenda umana e politica di Nicola Bombacci. Per esempio, l'illustre storico inglese Frederick W. Deakin, nel secondo volume della storia della Repubblica di Salò edita dalla Einaudi, così si esprime occupandosi del ruolo da lui svolto durante i drammatici seicento giorni della Repubblica sociale italiana: " Il suo sconclusionato entusiasmo per un'Italia "proletaria", eternamente in lotta contro l'imperialismo capitalistico, trovò un'eco debole, ma positiva nella neonata repubblica. Il suo bagaglio ideologico fatto di slogan e di parole d'ordine propagandistiche, riecheggiava quello dello stesso Mussolini e con tutta la tenacia di un rinnegato che si sente andare alla deriva, bombardava il suo collega ritrovato dopo tanto tempo con memoriali e consigli. Ne possiamo trovare indubbie tracce nel documento finale trasmesso dalla segreteria di Mussolini al partito". Parole dure come pietre. Tanto più dure in quanto qui all'odio dell'antifascista si aggiunge quello dell'inglese. Da ciò, da questa naturale commistione, una condanna senza appello. Tuttavia, se proviamo a leggerle in filigrana ci accorgiamo che l'immagine dell'ex seguace di Bordiga, ne esce meno compromessa di quanto appaia ove delibata nella forma con la quale viene proposta. Tentiamo una rapida analisi del testo. "L'entusiasmo" per l'Italia "proletaria", contrapposta permanentemente "all' imperialismo capitalistico", per quanto "sconclusionato" è sincero. Se non lo fosse, il

Deakin sarebbe stato ben lieto di infliggere alla memoria del vecchio rivoluzionario di Forlì una ulteriore deturpazione. Non lo fa, e ciò vuol dire che - storico serio ancorché di parte e implacabile - non ne è persuaso. Non trova riscontri nella documentazione che gli è messa a disposizione. Del resto, la buona fede di "Nicolino" [nella foto 
Imola, settembre 1919. I delegati al Congresso socialista di Bologna si radunano nella sede del partito. Alla sinistra di Bombacci, Angelica Balabanoff] - così era familiarmente chiamato negli ambienti sovversivi - è provata dalla sempiterna povertà che afflisse la sua vita e della famiglia. Perfino nel momento in cui la sua linea fu fatta dichiaratamente propria da Mussolini, il tenore di vita non tracimò i limiti di una estrema parcatezza.