In un passaggio dell'articolo di Hiller discusso in precedenza (rimaniamo su questo argomento perché sintomatico della disputa con la 'sinistra' in generale), si dice dei nazionalirivoluzionari che “vengono dal nazionalismo come qualcosa che deve essere superato”; altrove, con approvazione, dice che: "non rinunciano a un briciolo del "nucleo d'oro" dei loro sentimenti nazionali (qualcosa di estraneo a coloro che hanno un'anima paralizzata)." Queste due citazioni sembrano contraddittorie, ma in realtà sono abbastanza correlate. Hiller, come Marx, rispetta la nazione come esiste oggi, ed è anche disposto a concedere la continua esistenza del suo "nucleo d'oro", cioè i suoi aspetti culturali, la lingua, i costumi, il senso della patria; tuttavia, esattamente come Lenin ha detto in modo così chiaro nei suoi saggi sulla "questione nazionale", parallelamente allo svanire dello Stato, ci deve essere una fusione delle nazioni in una più alta unità.
C'è anche il punto di vista di Jaurès*, che non esaurisce il significato politico: "La nazione è quel tesoro del genio umano e del progresso, e sarebbe malvagio per il proletariato frantumare quei preziosi vasi della cultura umana".
Il concetto di sovranità gli è estraneo, come è estraneo a Lenin e Stalin, in un'analisi altrimenti superba della natura della nazione.(42)
